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PROBLEMI DI IGIENE E SICUREZZA CONNESSI CON LE OPERAZIONI DI SALDATURA autore |
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1. Introduzione La presente relazione ha lo scopo di esporre i principali temi tecnici riguardanti l’impiego in sicurezza delle principali tecnologie di saldatura. 2. Aspetti legislativi in tema di igiene e sicurezza in saldatura Dal punto di vista
tecnico l’avvento della Legge 626/94 non ha apportato sostanziali
modifiche ai contenuti delle preesistenti disposizioni, riassunte
principalmente dai ben noti DPR 547/55 e 303/56. 2.1 Macchine ed attrezzature di saldatura Come si è già avuto modo di osservare, uno dei principali riferimenti in ambito italiano è costituito dal DPR 547, del quale si riportano di seguito i punti maggiormente significativi.
Particolarmente
importante è anche il riferimento costituito dalla norma CEI 26.13: "Prescrizioni
di sicurezza per le apparecchiature di saldatura ad arco (parte 1 -
sorgenti di corrente di saldatura). Non si applica pertanto a sorgenti di corrente per saldatura manuale per uso limitato che sono dedicate all’uso da parte di persone non addestrate (hobbistica). Si segnala che l’Istituto Italiano della Saldatura:
2.2 Posti di lavoro E’ vietato eseguire operazioni di saldatura in condizioni di pericolo (DPR 547, art. 250); in particolare:
I cavi di saldatura devono essere posizionati in modo tale da non costituire pericolo o intralciare i passaggi (DPR 547, art. 283). Occorre predisporre adeguati mezzi di estinzione; le manichette impiegate per l’estrazione localizzata dei fumi ed i cavi per l’illuminazione ottenuta con lampade portatili devono essere fabbricati con materiale autoestinguente (DPR 547, art. 33, 34). E’ necessario provvedere ad un efficace ricambio dell’aria nei locali chiusi (DPR 303, art. 9). La captazione di gas e polveri deve avvenire immediatamente vicino alla fonte e in modo da non dover spostare continuamente la bocca della manichetta (DPR 303, artt. 20, 21). Le radiazioni elettromagnetiche prodotte devono essere schermate con idonei dispositivi (DPR 547, art. 259; DPR 303, art. 22). Qualora si eseguano operazioni di saldatura a bordo di navi o galleggianti, devono essere rispettati i Regolamenti emanati dalle Capitanerie di Porto. 2.3 Lavoratori interessati ad operazioni di saldatura e/o affini I lavoratori, in generale, devono usare e conservare con cura i dispositivi di sicurezza messi a loro disposizione o comunque forniti dal Datore di lavoro (DPR 547, art. 6); inoltre:
Il lavoratore, prima dell’inizio delle operazioni di saldatura, deve comunque essere sicuro di conoscere le norme di sicurezza da osservare ed è tenuto successivamente al loro scrupoloso rispetto. Qualora le operazioni di saldatura siano effettuate in locali o spazi stretti o angusti è necessario garantire (DPR 547, art. 250 e segg.) le seguenti condizioni:
2.4 Visite mediche La tutela della salute dei lavoratori è considerata nell’ambito dell’art. 33 del DPR 303; il datore di lavoro, a questo proposito, deve sottoporre a visite mediche preventive e periodiche i lavoratori addetti a lavorazioni particolari; essi, d’altra parte sono tenuti a sottoporsi a tali visite, come peraltro ribadito dal DL 277/91. 3. Rischi connessi con l’impiego dei principali processi di saldatura 3.1 Aspetti generali Le operazioni di saldatura e affini e quelle ad esse eventualmente collegate presentano la possibilità di generare un ampio spettro di pericoli per quanti effettuino le operazioni stesse o si trovino nelle immediate vicinanze; per quanto gli aspetti generali legati a tali operazioni siano largamente noti, si riportano di seguito alcune osservazioni di carattere introduttivo per facilitare l’approccio alla materia a chi non la conosca a fondo. Alle operazioni di saldatura sono comunque associabili:
3.2 Rischi da agenti chimici L’esposizione ad agenti
chimici risulta fortemente legata al tipo di processo di saldatura
impiegato, al materiale base e d’apporto utilizzato, all’ambiente
nel quale si effettuano le operazioni; l’apparato respiratorio è
indubbiamente la via d’accesso preferenziale nell’organismo umano
per gli agenti chimici, i quali possono successivamente distribuirsi all’intero
organismo, determinando pertanto stati di intossicazione generalizzati.
In relazione alla rapidità e all’intensità dei fenomeni si possono distinguere:
Sono comunque forme rare ma da non trascurare, essendo comunque presenti nei soggetti interessati livelli superiori (rispetto alla popolazione) di tracce di sostanze inalate (cromo urinario nel caso di saldatori di acciai speciali); in particolare:
Non si hanno segnalazioni di pericolo per W, Ti, Si, Sn, Mg. A titolo di curiosità, si ricorda che l’uso del latte come mezzo di protezione dalle intossicazioni dovute ai fumi di saldatura non ha alcun fondamento di carattere scientifico, trattandosi di un problema di inalazione più che di ingestione di agenti nocivi. 3.3 Rischi da agenti fisici Con riferimento al problema del rumore, sono ormai note le patologie derivanti dall’esposizione ad elevati livelli di inquinamento acustico; analogamente, per quanto concerne le radiazioni elettromagnetiche, occorre mettere in relazione la loro pericolosità - tra l’altro - con l’intensità, la durata dell’esposizione e il tipo di tessuto interessato.
3.5 Rischi connessi con l’impiego di specifici processi di saldatura Come si è già avuto modo di osservare, dal punto di vista dell’igiene e della sicurezza del lavoro le operazioni di saldatura risultano fortemente legate alla tipologia di processo e, nell’ambito del processo stesso, alle particolari condizioni con cui questo è impiegato; è pertanto indispensabile fornire indicazioni specifiche, fermo restando il fatto che nella pratica industriale sono contemporaneamente applicati, nella stessa realtà produttiva, solo alcuni dei processi sotto descritti. 3.5.1 Saldatura con fiamma ossiacetilenica ed ossitaglio
Data la pericolosità del
combustibile utilizzato (l’acetilene), la legge prevede disposizioni
particolari per le distanze minime tra gli impianti di combustione o gli
apparecchi a fiamma ed i generatori o gasometri, con particolare
riferimento alla formazione di fiamme libere o alla presenza di corpi
incandescenti (DPR 547, art. 252). Inoltre, per quanto riguarda le
derivazioni di gas acetilene sono richiamati in modo esplicito i
dispositivi di sicurezza da installare e le loro caratteristiche minime
(DPR 547, art. 253). Nelle operazioni di ossitaglio si verifica un sensibile arricchimento dell’ossigeno ambientale in quanto il 30% circa dell’ossigeno di taglio è rilasciato nell’ambiente; l’ossigeno è inodore e diviene pertanto estremamente pericoloso effettuare tali operazioni senza un’adeguata ventilazione ambientale. 3.5.2 Saldatura all’arco elettrico
3.5.2.1 Elettrodo rivestito (SMAW)
3.5.2.2 Saldatura sotto protezione gassosa (MIG/MAG)
3.5.2.3 Saldatura ad elettrodo infusibile (TIG)
3.5.2.4 Saldatura con fili animati (FCAW)
3.5.2.5 Saldatura con arco sommerso
3.6 Saldatura a resistenza (RW)
Nel caso di processo mal regolato possono proiettarsi alte quantità si particelle metalliche. 3.7 Saldatura e taglio al plasma (PAW)
3.8 Saldobrasatura alla fiamma Prevede l’impiego di sorgenti a fiamma ossiacetilenica, ossipropanica od ossidrica con l’apporto di leghe brasanti a base rame e piccole percentuali di Ni, Si, Mn, Fe, Sn, Al e Pb; sono inoltre utilizzate paste flussanti a base di borace.
3.9 Brasatura dolce E’ largamente applicata dall’industria elettronica. Essendo impiegate leghe brasanti Sn-Pb con flussi attivi a base di resine (meno pericolosi di quelli ormai in disuso a base di cloruro di Zn) è necessario garantire l’estrazione dei fumi inquinati dal Pb ed evitare la contaminazione di sostanze alimentari provvedendo ad un’accurata pulitura delle mani dell’operatore. 4. Settori di intervento per la bonifica ed il miglioramento delle condizioni di lavoro In considerazione di quanto esposto nei paragrafi precedenti risulta evidente la complessità della materia per chi debba affrontarla dal punto di vista dell’ottimizzazione delle condizioni di lavoro in termini di igiene e sicurezza; per conferire alla trattazione l’organicità necessaria si riportano in questo paragrafo le principali azioni da intraprendere, in relazione ai potenziali rischi presenti durante le operazioni. 4.1 Aspirazione ed abbattimento dei fumi in saldatura Le azioni specifiche devono essere di tipo preventivo (minimizzazione della quantità e della tossicità dei fumi) e di tipo protettivo. Le possibili forme di protezione assumono carattere:
La bonifica dell’ambiente si attua attraverso le fasi:
Gli impianti di ventilazione sono fondamentalmente di tipo localizzato o generale. La ventilazione
localizzata deve essere per legge effettuata il più vicino
possibile alla sorgente; presenta una notevole efficacia, con minori
volumi di aria movimentata rispetto alla ventilazione generale. Sono
invece di norma superiori i costi di primo impianto per il piping e la
captazione. La ventilazione generale (bonifica ambientale) prevede la diluizione delle sostanze inquinanti, con notevoli quantità d’aria movimentate; si può impiegare questa tecnica per bassi livelli di tossicità degli inquinanti oppure in modo complementare alla ventilazione localizzata. Attraverso il DM 12/07/1990 si hanno i limiti per le concentrazioni dei singoli inquinanti espressi in funzione del flusso di massa emesso:
L’attuale tecnologia consente di ottemperare tali limiti con l’impiego di sistemi di filtrazione a umido (scrubber) o a secco (filtri a maniche, elettrostatici) per il particellato, abbinati a sistemi di assorbimento o adsorbimento di gas e vapori. 4.2 Il campionamento e l’analisi dei fumi In termini generali, la
valutazione dell’esposizione ad agenti chimici (D. Lgs. 277) deve
essere effettuata qualora non si possa escludere con certezza la loro
presenza. 4.2.1 Particellato in sospensione Deriva dalla
condensazione e dall’aggregazione dei vapori prodotti durante la
fusione (dimensioni nell’ordine del mm) oppure da lavorazioni eseguite
nelle vicinanze (molatura, scalpellatura), con maggiori granulometrie. 4.2.2 Campionamento ed analisi dei gas Avviene con modalità analoghe a quello del particellato, sfruttando il fenomeno dell’assorbimento o dell’adsorbimento in soluzioni idonee. E’ possibile anche l’impiego di sistemi portatili che consentono di effettuare sul posto sia la campionatura che l’analisi successiva. 4.2.3 Determinazione dei fumi totali prodotti Si tratta di un metodo per la valutazione del rischio proposto dagli USA, dalla Svezia e dalla Francia; prevede la captazione di tutti i fumi mediante un filtro mediante un potente aspiratore (qualche m3/minuto). Non consente tanto la valutazione dell’esposizione del singolo lavoratore in modo assoluto quanto l’esame comparativo di diversi tipi di lavorazione. 4.2.4 Valutazione del rischio e valori limite Si basa sulla correlazione fra agente di rischio e malattia, stabilita scientificamente in termini statistici. Per quanto la soluzione ottimale sia la minimizzazione dell’esposizione agli agenti nocivi, è possibile stimare la dose del singolo agente che può provocare un danno alla salute, essendo comunque sempre presenti, nella realtà almeno piccole quantità di inquinanti. Gli Enti e le Organizzazioni internazionali che operano nel settore esprimono la dose in termini di valori limite di esposizione: è la massima quantità di agente nocivo cui può essere esposto, ogni giorno, il lavoratore sano senza subire effetti negativi. Come anche richiesto dalle leggi, la quantità di agenti nocivi, quando ciò sia tecnicamente possibile, deve essere mantenuta ai minori valori possibili, e quindi anche al di sotto delle quantità che rappresentano le massime dosi di esposizione. In questo settore, la più nota tabella dei valori limite di riferimento è quella del TLV (Threshold Limit Value) dell’American Conference of Governmental Industrial Hygienist (ACGIH). I valori riportati sono quelli inseriti da oltre dieci anni, in Italia, nei Contratti Nazionali di Lavoro. Sono particolarmente importanti e note le Direttive della Comunità Europea, recepite anche dall’Italia, in materia di asbesto, piombo e rumore (D. Lgs. 277). A differenza di quanto previsto dalle tabelle TLV, l’Europa tende a definire una serie di livelli di rischio (limite di azione, di rischio, di allarme) cui corrispondono diversi gradi di intervento. Si osservi come la validità di quanto sopra è limitata esclusivamente ai rischi derivanti dall’inalazione di agenti nocivi. Data la complessità della materia, le analisi e relative valutazioni devono comunque essere interpretate da un esperto di Igiene Industriale, cui spetta, in definitiva, tracciare il limite tra il tollerabile e l’intollerabile. 4.3 Uso dispositivi di protezione individuali (DPI) Come previsto dalla vigente legge italiana e da quella europea, il DPI deve essere messo a disposizione del lavoratore per la tutela della sua salute e deve possedere tutti i requisiti necessari allo scopo. E’ d’altra parte dovere del lavoratore provvedere all’impiego corretto del DPI. La legislazione vigente,
in ambito europeo, si basa sulla direttiva 89/391/CEE (salute e
sicurezza dei lavoratori) e sulla direttiva 89/656/CEE (uso dei DPI sul
luogo di lavoro). I possibili rischi, come già osservato, riguardano i saldatori o gli operatori e quanti concorrano indirettamente alle operazioni di saldatura. Oltre ai rischi direttamente o indirettamente collegati alle operazioni di saldatura esistono anche quelli legati al luogo e alle condizioni di lavoro (caduta di oggetti, schiacciamento degli arti, impigliamento degli arti in parti in movimento, lavori in quota etc.) ed al tipo di attrezzatura impiegata (elettricità, bombole di gas, tubazioni etc.). Le operazioni di saldatura, brasatura, ossitaglio richiedono sostanzialmente gli stessi tipi di dispositivo per la protezione del corpo ad eccezione degli occhi (grado di protezione in funzione del processo di saldatura). La dotazione personale si compone generalmente di:
Per quanto concerne inoltre i rischi relativi al luogo ed alle condizioni di lavoro:
I nuovi DPI devono recare il marchio CE (D. Lgs. 475) a partire dal 30.06.1995; è consentito l’uso di eventuali giacenze a magazzino di prodotti che ne siano sprovvisti. I DPI impiegati per la saldatura rientrano nelle categorie II e (in alcuni casi ) nella III. 4.4 L’automazione come mezzo di miglioramento delle condizioni di sicurezza Gli importanti sviluppi nella direzione di una sempre più spinta automazione, oltre a modificare profondamente i principali parametri legati alla qualità ed alla quantità della produzione, hanno consentito consistenti progressi anche nel campo dell’igiene e della sicurezza in saldatura; in funzione della complessità degli impianti realizzati è stato possibile:
4.5 Caratteristiche del posto di lavoro ed aspetti ergonomici In tema di progettazione del posto di lavoro ha ormai raggiunto una certa notorietà il documento VIII-1565-91 presentato dallo svedese Roland Kadefors alla Commissione VIII dell’IIW nel 1991 dal titolo "Reference Workplace for Manual Welding". Il Documento presenta varie soluzioni di posti di lavoro realizzati tutti con apparecchiature ed equipaggiamenti esistenti in commercio e reperibili sul mercato. Per quanto concerne gli aspetti strettamente ergonomici, così come avviene per altre tipologie di lavorazione, è possibile individuare alcune caratteristiche fondamentali che sono di seguito sintetizzate:
4.6 Azioni informative e formative Il D. Lgs. 626, così come accadeva peraltro anche in precedenza, prevede che il datore di lavoro provveda (art. 21) a compiere un'adeguata attività informativa nei confronti di ogni lavoratore in relazione ai rischi connessi con lo svolgimento delle sue attività in tema di salute e sicurezza. Ad integrazione di quanto sopra, il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori ricevano anche una formazione sufficiente (art. 22) ed adeguata in materia di sicurezza e di salute, con particolare riferimento al proprio posto di lavoro e alle proprie mansioni. Le prime pubblicazioni nel campo dell’igiene e della sicurezza in saldatura che consentano una visione sufficientemente esaustiva risalgono agli anni ‘50, nei quali il Welding Institute definì una pubblicazione intitolata "Health and safety in welding and in allied processes", della quale è stata ultimata nel 1991 la quarta edizione a cura della Abington Publishing. Analogamente l’American Welding Society (AWS) ha emesso a partire dal 1979 varie raccolte di recensioni di letteratura tecnica, elaborate e commentate nell’ambito delle sue Commissioni di ricerca (Safety and health Committee), dal titolo "Effects of welding on health". Un ulteriore ed
importante riferimento è costituito dalle "Schede di
informazione sui fumi di salatura" redatte dalla Commissione
VIII dell’Istituto Internazionale della Saldatura (IIW); tali schede
sono state tradotte in italiano dalla Sottocommissione III della
Commissione "Saldature" dell’UNI e sono riportate in
Allegato alla presente relazione. L'Istituto Italiano della
Saldatura, secondo quanto previsto dal proprio Statuto e nell'intento di
ampliare ulteriormente lo spettro dei servizi offerti all'Industria, ha
definito recentemente, in collaborazione con L'Istituto di Medicina
Legale dell'Università di Genova, una specifica attività di formazione
ed addestramento nel campo della sicurezza del lavoro e dell’Igiene
industriale. Per una visione completa delle pubblicazioni e dei riferimenti normativi esistenti si rimanda comunque al paragrafo successivo. 5. Bibliografia e riferimenti normativi
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autore |
"In primo
piano" gennaio 2001 |
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