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RUMORE

   

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Le tecniche di insonorizzazione industriale e civile

autore
Fabrizio Avenati
membro della Commissione Acustica dell'UNI

 
       

Questa brevissima esposizione delle Tecniche di Insonorizzazione ha il duplice scopo di illustrare i criteri di massima dei metodi di progettazione e, soprattutto, di segnalare gli strumenti a disposizione dell'Utente per verificare l'efficienza acustica di quanto acquistato.

Nel corso degli ultimi anni le tecniche di insonorizzazione hanno fatto progressi molto sensibili.
Lo sviluppo di nuovi materiali e le conferme di ben collaudati know-how ci consentono di affermare che la quasi totalità dei problemi di rumore non solo ha una valida soluzione, ma è stata già risolta in modo soddisfacente.

Rimane un problema: quale è, tra le varie possibilità che l'acustica applicata ci mette a disposizione, l'intervento migliore?
È evidente che la scelta dipende da una serie di fattori in cui quella acustica è solo una delle componenti: entrano infatti in gioco, e con ruoli ugualmente importanti, anche la funzionalità, il costo e, soprattutto nel campo dell'acustica edilizia, l'estetica della soluzione proposta.
Per questi motivi è sempre opportuno, se non in qualche caso indispensabile, affidarsi ad un Tecnico/Consulente e/o Fornitore altamente qualificato.

Gli interventi insonorizzanti si posso raggruppare in due grandi famiglie: quelli attivi e quelli passivi.
Per attivo si intende quell'intervento che annulla o riduce un segnale disturbante eliminandone o modificandone la causa d'origine.
L'intervento passivo invece riduce o elimina il segnale dopo la sua emissione, realizzando nell'intorno della sorgente un sistema isolato oppure facendo in modo che essa operi in un ambiente molto dissipativo.

Però, per consentire un più corretto esame dei vari interventi insonorizzanti, è opportuno prima ricordare una caratteristica dell'unità di misura più usata, il deciBell (dB).
Il dB è un'unità di misura logaritmica, relativa, e non lineare, e quindi una riduzione espressa in dB non coincide, né in termini numerici né come sensazione soggettiva, con un'eguale riduzione di energia: infatti ad ogni diminuzione di 3 dB equivale un dimezzamento dell'energia acustica corrispondente.
È questo un nettissimo miglioramento, che però non possiamo apprezzare perché il nostro orecchio, mediamente, comincia ad avvertire riduzioni solo a partire da 4-5 dB (pari a circa il 70% di energia dissipata), mentre rileva facilmente dai 10 dB (il 90% di energia dissipata) in poi.
Ne consegue che:

  • il confronto tra costo e rendimento va sempre fatto in termini lineari: un intervento insonorizzante da 20 dB a costo 100 è più economico di un analogo da 15 dB a costo 50. Per questo è importante definire esattamente l'entità della riduzione necessaria e pretendere chiarezza dal fornitore sia per quanto riguarda il risultato (garanzie) che per le modalità di collaudo. Su questo argomento, come vedremo, sono disponibili Norme UNI relative al collaudo di tutti gli interventi;

  • a livello soggettivo, deve essere chiara l'aspettativa del risultato. Attendersi l'eliminazione totale della sorgente non è né realistico né conveniente: infatti, quando è tecnicamente possibile, non solo ha costi proibitivi, ma spesso non è neppure necessaria a causa della presenza di altre sorgenti vicine che non sono oggetto di intervento.

Con questa premessa passiamo ad esaminare i diversi tipi di insonorizzazione che la tecnica ci mette a disposizione.

Gli interventi attivi

La finalità di questo tipo di interventi è, come si è detto, quella di eliminare il disturbo agendo direttamente sulla sua causa.
È evidente che la loro applicazione ideale è in fase di progettazione di impianto o di edificio, soprattutto oggi, in presenza di Leggi che prescrivono sia la valutazione preventiva di impatto acustico (Legge Quadro sul Rumore n. 447/95) che l'utilizzo di macchinari meno rumorosi possibile (Decreto Legge n. 277/91), in relazione ai progressi della tecnica.
Sull'esistente solo alcuni di questi interventi sono davvero giustificati, in quanto i costi reali salgono a causa di oneri aggiuntivi, quali il fermo impianto o la ridotta produttività o l'aumento del consumo di alcune parti: spesso esistono, in alternativa, interventi di tipo passivo che garantiscono ottimi risultati a costi globali inferiori.
In ogni caso, l'intervento attivo efficace deve essere sempre frutto della collaborazione tra il costruttore, il tecnico acustico e l'utilizzatore.

Gli interventi passivi

Si realizzano una volta emesso il segnale e sono tutti riconducibili alle seguenti grandi famiglie

  • quelli che risolvono il problema isolando la sorgente disturbante all'interno di un CABINATO

  • quelli che isolano la zona disturbata; in questo caso è l'uomo, all'interno di una CABINA, ad essere protetto dall'ambiente rumoroso

  • quelli che, grazie ad un TRATTAMENTO AMBIENTALE, fanno sì ché il locale ospite sia il più assorbente possibile, migliorandone il comfort

  • quelli che separano la sorgente dalla zona disturbata mediante SCHERMATURE

  • i SILENZIATORI, usati esclusivamente per quei segnali generati o associati a fenomeni aerodinamici

Il cabinato per macchinari

È senz'altro il sistema insonorizzante più applicato e tende a realizzare un sistema isolato che contenga la sorgente disturbante; proprio per questo motivo consente il raggiungimento di isolamenti molto elevati.
È chiaro che la presenza di aperture e discontinuità ne limita l'efficienza: in questi casi è opportuno dimensionare il potere fonoisolante complessivo proprio in funzione del suo punto più debole, a meno che altre circostanze, come una particolare posizione della zona di stazionamento del personale, non suggeriscano diversamente.
Le difficoltà nella progettazione di un cabinato stanno non solo nella parte acustica (ogni pacchetto di frequenze ha un proprio sistema isolante ideale, e più e bassa la frequenza, più è difficile la sua concreta applicazione) ma anche, e spesso in maniera preponderante, nelle conseguenze funzionali e gestionale che la presenza del cabinato comporta.
Salvo che per isolamenti di modesta entità (10-15 dB ca.), per i quali esistono pannellature standard prodotte a livello industriale, ogni intervento è quindi oggetto di uno studio a sé.
Si applica generalmente il principio della Legge della Massa (più è pesante, più isola) insieme a quello delle Pareti Multiple, in cui entrano in gioco, al fine di ridurre i pesi, sia l'intercapedine d'aria che la possibilità di ciascuna parete di vibrare in modo indipendente.
Per i sistemi di collaudo si rimanda alle

  • UNI EN ISO 11546:1997 - Acustica. Determinazione delle prestazioni acustiche di cappottature.
      - Parte 1: Misurazioni di laboratorio (ai fini della dichiarazione)
      - Parte 2: Misurazioni in opera (ai fini dell'accettazione e della verifica

  • UNI 10343:1994 - Acustica. Valutazione delle prestazioni acustiche di cabinati e cabine mediante l'indice unico di valutazione.

La cabina per l'uomo

È generalmente realizzata quando l'impianto rumoroso è ad alto livello di automazione e necessita solo di controlli periodici, mentre la gestione ordinaria è fatta attraverso una consolle di controllo e/o telecamere.
È questo forse il tipo di intervento insonorizzante che presenta meno problemi di natura acustica, in quanto, avendo poche necessità funzionali (aperture di ingresso e di uscita dei materiali, facile smontabilità per esigenze di manutenzione, ecc.), risulta facilmente realizzabile ed utilizzabile a pieno anche per alti livelli di isolamento.
È invece molto importante valutare in via preventiva quanto la cabina sia realmente utilizzata nell'arco del turno di lavoro e se il tempo di permanenza al suo interno sia sufficiente a rispettare i limiti di esposizione imposti dalla citata Legge 277.
Il Decreto in questione stabilisce infatti che, ai fini della valutazione del rischio da rumore, venga presa in considerazione la quantità di energia acustica assorbita nell'arco dell'intera giornata lavorativa, e, per alcune particolari attività, nella settimana, dai singoli addetti, pause comprese.
Per le tecniche di progettazione si applica quanto già detto per i Cabinati.

Per i collaudi si applica sempre la UNI 10343:1994, sopra richiamata, e la UNI EN ISO 11957:1998 - Acustica - Determinazione della prestazione di isolamento acustico di cabine - Misurazioni in laboratorio e in sito.

Il trattamento fonoassorbente ambientale

Questo è un sistema indiretto, in quanto non prende in considerazione le emissioni delle singole sorgenti, ma piuttosto l'ambiente che le ospita e nel quale operano gli addetti.
Rendendo tale ambiente molto dissipativo (l'effetto si ottiene riducendo drasticamente le riflessioni dell'onda acustica sulle superfici che lo comprendono) si fa si che il personale assorba energia acustica in quantità molto minore.
Ha limiti oggettivi di efficacia (massime riduzioni attese di 6-8 dB per un impianto davvero efficiente) ma ha il grande vantaggio di non toccare i macchinari.
La sua progettazione è senza dubbio più complessa in quanto entrano in gioco molte variabili la cui valutazione non è sempre molto semplice, come il libero percorso medio delle onde emesse oppure la definizione ed il conseguente valore del decremento dell'energia all'aumentare della distanza dalla sorgente; oltre a questo, dato che è l'intervento che richiede solitamente il maggior investimento iniziale, è indispensabile che sia preventivamente accertata la sua validità tecnica, e quindi dimostrata l'opportunità della scelta, in termini di sufficiente riduzione di energia assorbita.
Per questo motivo è sconsigliabile, più che per gli altri interventi, il "fai da te" oppure il ricorso a Tecnici non di provata esperienza.
Per i sistemi di collaudo è disponibile la UNI 10844:1999 - Acustica - Determinazione della capacità di fonoassorbimento degli ambienti chiusi.
Mi si permetta due parole in più sulla UNI 10844, della quale a suo tempo sono stato Relatore. In questa norma sono stati definiti due diversi metodi di prova dipendenti dalla forma geometrica degli ambienti da sottoporre a prova:

  • per ambienti di forma compatta (cioè con le tre dimensioni paragonabili tra di loro) si suggerisce la misurazione del tempo di riverberazione, cioè in quanto tempo l'energia si riduce di una quantità nota ; in tal modo si individua il valore del coefficiente di Assorbimento di Sabine.

  • per gli altri casi si suggerisce invece la misurazione del decadimento dell'energia all'aumento della distanza dalla sorgente, e cioè in quanto spazio l'energia si riduce di una quantità nota; in questo caso si individua il valore del Coefficiente di Assorbimento Reale

I due coefficienti non sono direttamente confrontabili tra di loro in quanto il primo è una grandezza empirica il cui valore tende all'infinito, mentre il secondo è una grandezza reale compresa tra 0 e 1: esiste comunque una formula di conversione.
La Norma contiene cinque appendici che illustrano le apparecchiature necessarie ad applicare correttamente ciascun metodo specifico, la metodologia da seguire, le grandezze rilevate e quelle calcolate.

Schermature

Le loro condizioni di utilizzo in ambienti chiusi sono simili a quelle dei cabinati, ma con minor impatto ambientale e minore efficienza acustica: hanno senso solo quando è necessario proteggere una postazione o un'area ben delimitata. Sono molto utilizzate anche schermature mobili: in questo caso "seguono" il personale durante le attività rumorose in ambiente silenzioso oppure, al contrario, durante attività non rumorose, come una manutenzione a macchina ferma, in ambiente in attività.
All'esterno si usano quando sia la sorgente che l'area disturbata sono fisse e facilmente individuabili.
Dato che il principio applicato per il loro dimensionamento è mutuato dall'ottica (si tratta di intercettare la linea ideale che unisce la sorgente con il punto di ricezione), è indispensabile minimizzare l'effetto delle riflessioni.
Per questo motivo la maggiore efficienza di questo tipo di intervento si ottiene all'aperto, in campo libero, dove le sole riflessioni possibili sono di tipo orizzontale (generalmente sul corpo di un edificio in prossimità del ricettore): strade e linee ferroviarie sono l'esempio sotto gli occhi di tutti.
Al chiuso, per simulare il campo libero, è indispensabile un buon trattamento ambientale a soffitto, a volte esteso anche alle pareti quando la geometria del locale lo richiede.
Le schermature, soprattutto quelle per strade e linee ferroviarie, possono essere realizzate nelle forme e con i materiali più disparati.

Per i collaudi abbiamo le:

  • UNI EN ISO 11821:1999 - Acustica - Misurazione dell'attenuazione sonora in sito di uno schermo mobile

  • SS UNI U20.00.050.0 - Acustica - Schermi acustici. Determinazione delle caratteristiche acustiche in campo libero.

  • UNI 9435:1989 - Acustica - Sistemi schermanti. Misura dell'attenuazione acustica degli schermi sottili in campo libero simulato.

  • UNI EN 1793-1:1999 - Acustica - Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale - Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica - Caratteristiche intrinseche di assorbimento acustico

  • UNI EN 1793-2:1999 - Acustica - Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale - Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica - Caratteristiche intrinseche di isolamento acustico per via aerea

Silenziatori

Sono utilizzati per ridurre tutti i segnali legati a fenomeni di tipo aerodinamico, tipo violente espansioni oppure uscite d'aria ad elevata velocità.
Possono essere sia di tipo reattivo (accordati su una particolare frequenza) che di tipo passivo a setti che misto e necessitano, soprattutto per quelli di grande dimensione ed alte temperature e velocità dei fluidi, di una grande professionalità per il loro calcolo.
Per i casi più comuni, tipo aspirazione o mandata di impianti di condizionamento, sono disponibili modelli standard.
Le norme di collaudo:

Come è evidente, la scelta del miglior intervento insonorizzante non è facile: molti fattori in gioco, e spesso con pesi difficilmente valutabili a priori.
Per questo la raccomandazione è quella di acquistare non un particolare materiale messo in opera in un certo modo, ma una soluzione al proprio problema, soluzione garantita e precedentemente definita nelle sue modalità di collaudo.

       

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autore
Fabrizio Avenati
membro della Commissione Acustica dell'UNI
(Pubblicato sul Supplemento "Rumore" al quindicinale Ambiente & Sicurezza n. 12 datato 25/06/2002)

"In primo piano"
luglio 2002

 

  
                    
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