|
3 |
MURATURE E COMPORTAMENTO AL FUOCO a cura di |
|
1 - INTRODUZIONE Una nota pubblicità
riguardante i materiali in laterizio recita: "Fatto solo con terra,
acqua, aria e fuoco". Se da un lato questa azzeccata definizione
evidenzia quanto il mattone sia un materiale "sano" ed
ecologico, dall'altro non rende purtroppo l'idea di "quanto
fuoco" sia necessario per produrre un elemento in laterizio.
Infatti, durante la fase di cottura di un mattone (che avviene
normalmente in forni a tunnel di lunghezza pari a circa 80/100 m ed
oltre) la temperatura raggiunta nella zona centrale del forno varia,
dipendentemente dal tipo di argilla e dalle modalità di funzionamento
dell'impianto, tra i 950°C ed i 1050°C. 2 - DEFINIZIONI In generale per comportamento al fuoco si intende quell'insieme di trasformazioni fisico-chimiche conseguenti all'esposizione, di un materiale o di un sistema costruttivo, all'azione del fuoco. All'interno di questa "generica" definizione, la normativa italiana attualmente in vigore introduce e distingue due fondamentali concetti: - la reazione al fuoco (D.M. 26/6/1964: "Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi"); - la resistenza al fuoco ("Norme di sicurezza per la protezione contro il fuoco dei fabbricati a struttura in acciaio destinati ad uso civile" - Circolare Ministeriale n. 91 - Ministero dell'Interno). Reazione al fuoco e resistenza al fuoco sono due aspetti del comportamento al fuoco dei materiali o delle strutture tra loro molto diversi. Pur tenendo conto che nel campo delle pareti in laterizio, ciò che più interessa è sicuramente la resistenza al fuoco, riteniamo sia opportuno, fin da ora, riportare una definizione precisa di questi due fondamentali concetti. 2.1 - LA REAZIONE AL FUOCO Per reazione al fuoco di
un materiale si intende: La classe di reazione al fuoco fornisce quindi un giudizio sulla attitudine del materiale a contribuire o meno al carico di incendio. Il D.M. 14/1/1985 (all'art. 1) attribuisce ai materiali di seguito elencati classe di reazione 0: - materiali da
costruzione, compatti od espansi a base di ossidi metallici (ossido di
calcio, magnesio, silicio, alluminio ed altri) o di composti inorganici
(carbonati, solfati, silicati di calcio ed altri) privi di leganti
organici; Anche se l'affermazione può sembrare scontata, vale la pena precisare che il laterizio (normale od alleggerito - quest'aspetto è del tutto ininfluente nell'ambito della reazione al fuoco) è un materiale non combustibile e quindi di classe 0, in quanto rientra nella prima categoria dei materiali da costruzione prima riportata. 2.2 - LA RESISTENZA AL FUOCO La resistenza al fuoco è
definita come: Analizzando questa definizione più in dettaglio, la norma stabilisce quanto segue: a) la stabilità R è l'attitudine di un elemento da costruzione a conservare la propria resistenza meccanica sotto l'azione dell'incendio; b) la tenuta E è la capacità di un elemento da costruzione di non lasciar passare (nè tantomeno produrre) fiamme, vapori o gas caldi dal lato esposto a quello non esposto; c) l'isolamento I è l'attitudine di un elemento costruttivo a ridurre, entro determinati limiti, la trasmissione del calore. Il valore di resistenza al fuoco REI è espresso in unità di misura "tempo" (per la precisione in minuti) e rappresenta il tempo al di sotto del quale l'elemento costruttivo è in grado di mantenere e garantire la propria stabilità, tenuta ed isolamento. Da un punto di vista generale, quindi, il valore REI è determinato dal più basso valore di uno dei tre parametri: R, E ed I (anch'essi, ovviamente, misurati in minuti). La definizione di REI è di solito "interpretata" in funzione dell'elemento costruttivo che si intende analizzare. Per esempio, nel caso di un pilastro in calcestruzzo, i termini E ed I perdono di significato in quanto risulta decisivo il solo valore R (cioè l'attitudine a conservare la capacità portante). Per contro, nel caso di un muro tagliafuoco non portante oltre all'aspetto della tenuta E, sarà necessario valutare anche quello dell'isolamento I. Al contrario del caso del pilastro, il parametro R giocherà un ruolo marginale nella definizione del REI del muro tagliafuoco. Per valutare la REI di un singolo elemento costruttivo è necessario fare riferimento a quanto indicato all'interno della Circolare n. 91 del Ministero degli Interni, del 14/9/1961 ("Norme di sicurezza per la protezione contro il fuoco dei fabbricati a struttura in acciaio destinati ad uso civile"). Anche se il titolo può trarre in inganno, il campo di applicabilità della Circolare è stato esteso, nel corso degli anni, anche ai fabbricati in calcestruzzo armato e/o precompresso, in legno, a struttura mista, in muratura, ecc., di destinazione anche diversa da quella di uso civile. 3 - LA CIRCOLARE N. 91 Da un punto di vista logico la Circolare n. 91 può essere suddivisa in tre parti, ognuna delle quali affronta i seguenti argomenti: 1)
Valutazione del carico d'incendio e conseguente classificazione degli
edifici Nella pratica l'attribuzione della classe di un edificio avviene non solo sulla base del semplice metodo di calcolo illustrato nella Circolare n. 91 (e quindi sul valore del carico di incendio virtuale), ma tenendo conto anche di una serie di altri fattori, forse meno evidenti del carico d'incendio, ma altrettanto significativi (si pensi, per esempio, all'influenza che può avere - nella determinazione della classe di un edificio - la vicinanza o meno dell'edificio ad una caserma dei vigili del fuoco. E' evidente che il tempo d'intervento dei vigili del fuoco influisce in modo significativo sulla classe da attribuire all'edificio). 2)
Definizione della resistenza al fuoco per varie tipologie di elementi
costruttivi 3) Modalità di
prova per la determinazione sperimentale della resistenza al fuoco di un
elemento costruttivo 1) si costruisce su un apposito telaio di acciaio un pannello di muratura di dimensioni minime pari a 2 x 2 m e lo si lascia stagionare per almeno tre mesi; 2) terminata la fase di stagionatura si monta il provino sull'attrezzatura di prova (vedi fig. 1) formata da un forno all'interno del quale è possibile impostare l'andamento di temperatura di fig. 2; per temperatura del forno si intende la media di almeno tre misure eseguite ad una distanza di 10 cm dal provino; 3) sulla faccia esterna vengono posizionate almeno tre termocoppie che hanno lo scopo di rilevare la temperatura della superficie non esposta; 4) una volta iniziata la prova, e quindi impostata la curva di temperatura nel forno, il valore di resistenza al fuoco REI è determinato, nel caso di pareti tagliafuoco non portanti, in corrispondenza di uno dei seguenti eventi: - passaggio di fuoco o
fumi dall'interno (forno) verso l'esterno (crisi di tenuta E); 5) se nessuno degli eventi più sopra citati si verifica durante un tempo di 180 min la prova viene interrotta (in altre parole il valore massimo di REI classificabile è pari a 180 min). 3.1 - ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA TABELLA 2 DELLA CIRCOLARE N. 91: SPESSORI DELLE PARETI TAGLIAFUOCO Si riporta di seguito la
"Tabella 2" della Circolare n. 91, relativa allo spessore
minimo dei muri tagliafuoco (vedi tabella 1).
Passando da una "prima impressione" ad un'analisi più approfondita del contenuto della tabella si può evidenziare quanto segue: a) gli spessori indicati per le varie classi di resistenza sono considerati al netto dell'intonaco; b) per quanto riguarda gli spessori degli intonaci è necessario, inoltre, fare riferimento a quanto indicato nella "Tabella 5" della Circolare n. 91 che, per chiarezza di esposizione, riportiamo di seguito (vedi tabella 2); c) la tabella distingue tra mattoni pieni e forati senza però dare indicazioni in merito alla percentuale di foratura degli uni e degli altri. Cercando di interpretare i dati della "Tabella 2" e ipotizzando che per intonaco normale si intenda un intonaco non isolante (e quindi non a base di gesso, vermiculite, perlite o simili) e che per forato si intenda un mattone non pieno, si ricava quanto segue: - una parete in mattoni forati di spessore 10 cm intonacata su entrambe le facce con intonaco normale di sabbia, calce e cemento di spessore pari ad 1.5 cm offre una resistenza al fuoco di soli 30 minuti; oppure: - per ottenere una resistenza di 90 minuti è necessario disporre di una parete in laterizio forato di spessore pari a 30 cm intonacata su entrambe le facce. E' evidente che si tratta di valori di resistenza del tutto differenti da quelli che si riescono ad ottenere utilizzando i blocchi in laterizio pieni o forati attualmente in commercio. Una considerazione
particolare merita la nota relativa alla "Tabella 2" ed il
conseguente rimando alla "Tabella 5". Nel caso si utilizzino
pareti in mattoni pieni, lo spessore dell'intonaco da considerare potrà
essere la metà che nel caso di pareti in laterizio forato. Il che si
traduce, per esempio, in una situazione di questo tipo: Francamente, data l'estrema approssimazione della materia, appare del tutto fuori luogo indicare al decimo di millimetro lo spessore dell'intonaco. Tabella 2 -
La "Tabella 5" della Circolare n. 91 - Tipi e spessore dei
rivestimenti (1) escluso - (2) non occorre - (3) sufficiente La necessità di aggiornare i valori di resistenza riportati nella "Tabella 2" della Circolare n. 91, ha spinto l'ANDIL ad intraprendere, in collaborazione con il Centro Studi ed Esperienze Antincendio del Ministero dell'Interno (Roma - Capannelle) una vasta campagna sperimentale sul comportamento al fuoco delle pareti laterizio. Sulla base dei risultati ottenuti è stata stilata una proposta di revisione della "Tabella 2" che, in tempi brevi, dovrebbe essere recepita dalle competenti autorità e, quindi, tramutata in norma. I dati sperimentali ottenuti, che di seguito riportiamo, consentiranno di svolgere, inoltre, una serie di considerazioni di carattere quantitativo e qualitativo relativamente al problema della resistenza delle pareti in laterizio. In breve, il lavoro di ricerca ha comportato quanto segue: 1) l'esecuzione di 17 prove su pareti in mattoni o blocchi in laterizio (tutte non intonacate); 2) l'impiego, nella confezione dei provini, di diverse tipologie di mattoni e blocchi (sono stati utilizzati elementi pieni, semipieni e forati - secondo la definizione data dal D.M. 20/11/1987 - e di tipo leggero); sono state inoltre provate pareti di spessore compreso tra 8 e 25 cm; 3) la valutazione dell'andamento delle temperature non solo sulle due superfici estreme del provino (superficie esposta e non esposta al fuoco) ma anche internamente alla parete; 4) le prove (che, si ricorda, sono state svolte presso il Centro Studi ed Esperienze Antincendio del Ministero dell'Interno - Roma Capannelle) hanno fornito i risultati riportati, in ordine crescente di spessore di parete, in tabella 3. Tabella 3 - Risultati della ricerca ANDIL sul comportamento al fuoco di pareti in laterizio
Il significato delle colonne della tabella è il seguente: - Dimensioni elemento (cm): ovvero lunghezza, profondità (spessore), altezza del mattone o blocco utilizzato per la confezione del muro; - Percentuale di foratura: rapporto percentuale tra area dei fori ed area lorda della faccia del blocco (vedi D.M. 20/11/1987 al punto 1.2.2); - Spessore (cm): spessore della parete (si ricorda ancora che tutte le pareti di prova erano non intonacate); - Tipo di elemento: tipo di impasto cotto utilizzato per la produzione del blocco: normale (peso specifico circa 1800 kg/m3) od alleggerito (peso specifico circa 1450 kg/m3); - Sigla:nome, in codice, della prova; - Valore di REI: valore di resistenza al fuoco in minuti. La stessa tabella 3 può essere compilata in modo più "intelligente" portando in colonna le classi di resistenza REI ed in riga il tipo di elementi resistenti (vedi tabella 4). Tabella 4 - Risultati della ricerca ANDIL sul comportamento al fuoco di pareti in laterizio
Per completezza si ricorda che la distinzione tra elementi pieni, semipieni, forati e leggeri fa riferimento alla percentuale di foratura f come riportato in tabella 5.
4.1 - INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI SPERIMENTALI Al di là dei semplici
valori numerici di resistenza al fuoco, la ricerca ha consentito di
individuare alcuni aspetti qualitativi del comportamento al fuoco delle
pareti in laterizio. Un altro aspetto importante riguarda la modalità di sviluppo della resistenza relativamente al parametro isolamento. In tal senso si possono distinguere tre diversi tipi di comportamento (vedi fig. 3).
Figura 3 - Andamento della temperatura sulla faccia esterna della parete: tre diversi tipi di comportamento. a) La curva
A (parete a bassa inerzia termica):
contraddistingue il comportamento di una parete di spessore modesto
(6-8-10 cm) in elementi resistenti di tipo leggero; in altre parole le
classiche tramezze a fori orizzontali in laterizio normale. b) La curva
B (parete a media inerzia termica):
individua il comportamento di una parete più pesante delle tradizionali
tramezzature, anche se di spessore ancora piuttosto contenuto (12-14-16
cm). c) La curva
C (parete ad alta inerzia termica):
contraddistingue il comportamento di una parete in laterizio di spessore
maggiore-uguale a circa 16 cm. In questo caso la resistenza REI è
sempre superiore a 180 min (tempo massimo di durata della prova). In conclusione, dall'analisi dei risultati sperimentali è emerso che il valore di REI dipende, oltre che dallo spessore della parete, dall'inerzia termica della stessa. Ed è proprio sulla base di questa considerazione che è stata stilata la proposta di modifica della "Tabella 2" della Circolare n. 91 riportata in tabella 6.
5 - INFLUENZA DELL'INTONACO Tutte le prove svolte nell'ambito della ricerca presentata sono state svolte su pareti non intonacate realizzate con giunti di malta orizzontali e verticali continui. I valori di REI ottenuti sono stati poi confrontati con una serie di dati sperimentali preesistenti, alcuni dei quali relativi a pareti dello stesso tipo di quelle utilizzate per la ricerca ma intonacate su entrambe le facce, al fine di valutare l'incremento di resistenza dovuto alla presenza dell'intonaco. Tale confronto ha evidenziato quanto segue: a) la presenza dell'intonaco influenza in modo molto evidente soprattutto la resistenza offerta da pareti di spessore modesto (6-8-10 cm), nelle quali il grado di isolamento può venire compromesso dalla comparsa, sulla superficie a contatto con il forno, di fessure causate da fenomeni di dilatazione termica. Lo strato di intonaco svolge in questo caso una prima azione di "protezione" che va evidentemente oltre il semplice contributo offerto dalla sua resistenza termica; b) il contributo offerto alla resistenza al fuoco dipende quasi esclusivamente dall'intonaco presente sulla faccia esposta al fuoco; c) l'incremento di REI ottenuto su pareti intonacate dipende sia dallo spessore che dal tipo di intonaco utilizzato. Questa constatazione risulta già presente all'interno della Circolare n. 91 (vedi "Tabella 5" della Circolare). Sulla base dell'analisi dei dati ottenuti su pareti intonacate e tenendo conto di quanto evidenziato in precedenza, è stato possibile stilare la tabella 7 all'interno della quale, in funzione del tipo di intonaco presente sulla faccia direttamente esposta al fuoco, sono riportati i DREI di resistenza al fuoco da sommare al valore di REI della parete non intonacata.
Per esempio: nel caso della parete TA3 in laterizio alleggerito di 8 cm di spessore sarà possibile ottenere un valore di REI pari a 90 min semplicemente intonacandola con malta cementizia o bastarda di spessore pari a 2 cm:
6 - RESISTENZA AL FUOCO DI PARETI A PIU' STRATI: ALCUNE REGOLE UTILI IN FASE DI PROGETTO In fase di progetto, il
tecnico è molto spesso chiamato a valutare la resistenza al fuoco di
pareti composite (a più strati, oppure con intercapedini, oppure
composte da blocchi forati, ecc.) per le quali non esistono o comunque
non è agevole reperire dati sperimentali attendibili. T.Z. Harmathy,
della Divisione di Ricerca sulle Costruzioni del Consiglio Nazionale di
Ricerca del Canada, presenta in "Ten Rules of Fire Endurance
Rating" una serie di regole, di chiara derivazione sperimentale,
che si ritiene possano essere molto utili in fase di progetto della
resistenza al fuoco di una struttura. - Regola 1 La
resistenza al fuoco di una struttura costituita da una serie di strati
di materiali diversi, è superiore alla somma delle singole resistenze
al fuoco rilevate su ogni componente. - Regola 2 La
resistenza al fuoco di una struttura non diminuisce con l'aggiunta di
ulteriori strati di materiali. - Regola 3 La
resistenza al fuoco di strutture che contengono intercapedini o cavità
è superiore alla resistenza di strutture simili e dello stesso peso ma
senza intercapedini. - Regola 4 Più un'intercapedine è posta distante dalla superficie esposta al fuoco e più positivo è il suo effetto nei confronti della resistenza al fuoco. - Regola 5 La resistenza al fuoco non può essere incrementata aumentando lo spessore dell'intercapedine d'aria. Questa regola è di chiara derivazione sperimentale. E' stato dimostrato che aumentando lo spessore delle intercapedini oltre gli 1.75 cm non si ottengono incrementi significativi di resistenza al fuoco. - Regola 6 Eventuali strati a bassa conducibilità termica sono meglio utilizzati se vengono posti dalla parte in cui esiste una maggiore probabilità di incendio. - Regola 7 La
resistenza al fuoco di strutture non simmetriche dipende dalla direzione
del flusso di calore. - Regola 8 La
presenza di umidità, se non è causa di scheggiature esplosive, aumenta
la resistenza al fuoco. Sempre T.Z. Harmathy propone, per la fase di progetto del valore di REI di pareti in laterizio, l'impiego del grafico riportato in fig. 4. Il diagramma in
questione, pur non riferendosi a tipologie murarie italiane (nel nostro
Paese non si usano infatti pareti di blocchi forati riempiti di malta),
fornisce, relativamente alla sola curva delle pareti in mattoni forati,
valori di REI in buon accordo con i dati sperimentali prima riportati.
Lo spessore equivalente può inoltre comprendere la presenza dell'intonaco.
Figura 4 - Curve di progetto per la resistenza al fuoco di pareti in mattoni forati riempiti di malta e non. Per esempio, uno spessore equivalente di 6 cm (che consente di ottenere un REI pari a circa 80 min) può essere dato dalla somma di una parete di spessore nominale 8 cm confezionata con blocchi aventi una percentuale di foratura pari al 50% più lo spessore equivalente di 1 cm di intonaco normale (coefficiente di equivalenza pari ad 1) su entrambe le facce; oppure utilizzando direttamente una parete di spessore nominale 12 cm confezionata con blocchi aventi percentuale di foratura pari al 50%. 7 - VALUTAZIONE ANALITICA DELLA RESISTENZA AL FUOCO DI UNA PARETE IN MATTONI DI LATERIZIO L'UNI ha recentemente emanato una serie di norme (UNI 9502, 9503, 9504) per la determinazione analitica della resistenza al fuoco (limitatamente al parametro R) di elementi strutturali in acciaio, calcestruzzo e legno. Il grande interesse che tali norme hanno suscitato è legato soprattutto al fatto che esse possono essere usate in alternativa alla prova sperimentale. Durante lo svolgimento
della ricerca illustrata è stata valutata la possibilità di approntare
(questa volta relativamente alla sola valutazione del parametro I)
un'analoga normativa per le pareti in laterizio. 1) la calcolazione del REI avrebbe senso solo per pareti in laterizio di spessore inferiore a 15-16 cm e quindi per pareti che presentano la maggiore dispersione dei risultati sperimentali. Si ricorda che, per pareti di spessore ridotto (a bassa inerzia termica), l'influenza della fase di evaporazione dell'umidità di equilibrio del provino, nello sviluppo della REI, è molto elevata. In tal senso si ritiene che sarebbe comunque non corretto trascurare questa caratteristica di comportamento come impone la UNI 9502 per il calcestruzzo e, d'altra parte, la trattazione teorica ed il conseguente inquadramento all'interno di un algoritmo di calcolo del fenomeno di evaporazione, presenta notevoli difficoltà. In altre parole, operando con la UNI 9502, si finirebbe inevitabilmente per sottostimare il valore di REI; 2) i risultati dell'analisi numerica devono poi essere inquadrati nelle classi di resistenza previste dalla Circolare n. 91; ciò comporta un'ulteriore perdita di significato dell'analisi; infatti, calcolare una resistenza di 46 min o di 59 sarebbe la stessa identica cosa; 3) la determinazione numerica del valore di REI potrebbe assumere più significato per pareti composte e quindi a più strati di materiali diversi, oppure costruite utilizzando mattoni o blocchi "speciali". Pur restando ancora valide le perplessità illustrate al punto 1), si deve però tenere conto che basta molto poco (per esempio la semplice applicazione di un intonaco) per garantire valori di REI maggiori di 180 (massima classe prevista) e quindi per rendere inutile l'analisi numerica. In conclusione, la determinazione analitica del valore di I (e quindi REI) di pareti in laterizio non sembra assumere un particolare significato come invece accade per le strutture in calcestruzzo. L'interesse per l'analisi numerica è infatti giustificato solo in presenza di strutture a geometria complessa o per le quali risulti difficoltosa l'esecuzione di prove sperimentali in forno. Le pareti in laterizio sono, da un punto di vista geometrico, quanto di più semplice possa esistere; esse possono essere, inoltre, facilmente testate in laboratorio in qualsiasi condizione di carico. La soluzione più logica per la determinazione del valore di REI per questi tipi di strutture è rappresentata, quindi, dalla prova sperimentale; la fase di progetto può infine essere semplicemente risolta utilizzando una serie di valori tabellati in funzione dello spessore e del tipo di muro. |
|
|
a cura di |
|
|
ANDIL - ASSOLATERIZI |
"In
primo piano" |
| Sicurezzaonline declina ogni e qualsiasi responsabilità per possibili errori od omissioni, | |
| nonché per eventuali danni derivanti dall'uso dei testi sopra riportati. | |
|
Home page | In primo piano | Legislazione | Enti normativi | Norme tecniche | Aziende | Forum | Faq | Special links | Come abbonarsi |
|