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Movimentazione manuale degli ospiti e rischio biologico nelle strutture assistenziali per anziani: orientamenti per la prevenzione autore |
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Indice 1 - Introduzione 2 - L'informazione e la formazione 2.1 - Aspetti generali 2.2 Informazione/formazione (IF): orientamenti 3 - Movimentazione manuale degli assistiti 3.1.Percorsi esterni 3.2.Percorsi interni 3.3.Locali di degenza e soggiorno 3.4.Servizi igienici 3.5.Locali di servizio 4 - Rischio biologico 4.1 - Problemi generali 4.2 - Prevenzione delle malattie trasmissibili per via ematica 5 - Smaltimento biancheria 6 - Rischi particolari 6.1 Rischio di infezione tubercolare 6.2 - Scabbia BIBLIOGRAFIA Allegati : Procedure suggerite al medico competente
1 - Introduzione Il rischio da movimentazione manuale degli ospiti e quello biologico rappresentano i due problemi di igiene occupazionale più rilevanti per le strutture che prestano assistenza agli anziani, specie se totalmente o parzialmente non autosufficienti. Come Unità Funzionali di PISLL e ISP della zona Sud Est e zona Mugello della ASL 10 di Firenze abbiamo voluto sperimentare un modello conoscitivo e propositivo allo scopo di attivare un canale di confronto e collaborazione con le direzioni aziendali, con i rappresentanti dei lavoratori, con i medici competenti di queste realtà lavorative, per affrontare insieme i temi suddetti ed elaborare indicazioni mirate per omogeneizzare le procedure all'interno delle strutture appartenenti al territorio di nostra pertinenza. Per
conoscere meglio il contesto lavorativo, oggetto della nostra ricerca,
nel corso del 2002- 2003 sono state coinvolte 25 strutture presenti sul
territorio delle due zone presso le quali operano 421 addetti
all'assistenza degli anziani, sono stati inviati alle direzioni
aziendali dei questionari ad hoc la cui compilazione, insieme alla
lettura del documento di valutazione dei rischi, ci ha permesso di
acquisire informazioni essenziali riguardanti la dimensione e la
composizione della popolazione lavorativa e di quella assistita, la
tipologia e l'entità delle prestazioni, gli ambienti, gli arredi, gli
spazi disponibili, gli ausili, l'effettuazione o meno della formazione e
la verifica periodica della stessa, il protocollo sanitario dei
dipendenti, i dispositivi di prevenzione utilizzati, l'adozione di
procedure interne, il controllo sugli impianti. Tali dati sono stati poi
verificati attraverso l'effettuazione di sopralluoghi a campione,
portati in discussione con gli attori del processo preventivo (RLS,
datori di lavoro, medici competenti) e riportati in una relazione
preliminare diffusa a tutti i soggetti interessati. L'introduzione
del D. lgs 626/94 rappresenta un preciso orientamento verso una logica
partecipativa della gestione della salute e della sicurezza nei luoghi
di lavoro. A tal proposito, bisogna anche sottolineare, che, all'interno delle strutture, molte attività vengono affidate a personale non dipendente direttamente dalle RSA , per cui il processo di prevenzione diventa ancora più complesso, in quanto può riguardare figure di diverse imprese. 2 - L'informazione e la formazione 2.1 - Aspetti generali Tra i
principali problemi riscontrati, secondo quanto verificato, emergono l'
informazione e la formazione, pertanto, in primis, vengono presi in
considerazione questi aspetti che, per il contenimento e la gestione del
rischio, come delineato dal titolo V del DLGS 626/94, non possono
prescindere dai momenti di bonifica di cui anzi rappresentano un
presupposto essenziale.
Riteniamo
fondamentale che debba essere attivato all'interno delle strutture, un
sistema in cui ognuno è adeguatamente formato per essere in grado di
operare correttamente e divenire formatore di altri , preferibilmente
costituendo un gruppo che oltre a svolgere la docenza, realizzi contatti
continuativi con i soggetti interessati: (RLS, datore di lavoro,
lavoratori). 2.2 Informazione/formazione (IF): indicazioni La IF deve essere attuata in relazione ai fattori di rischio presenti nell'ambito lavorativo al momento dell'assunzione e ripetuta durante lo svolgimento dell'attività in rapporto con ogni modifica di mansione o dell'attività nell'ambito della mansione; deve coinvolgere tutte le figure che la valutazione redatta ai sensi dell'art. 4 del D.lgs 626/94, ha definito a rischio. Riferimenti legislativi: D.P.R. 303/56, D.P.R. 547/55, D. lgs 626/94, Decreto interministeriale 16/01/97; La IF deve essere effettuata in orario lavorativo. I contenuti della IF devono essere correlati alla valutazione del rischio ( se questa è stata effettuata in modo adeguato). L'IF deve vertere su aspetti e condizioni direttamente dipendenti dall'operato dei lavoratori (uso appropriato dei DPI, uso corretto degli ausili…), non su problemi di tipo impiantistico o organizzativo (manutenzione apparecchiature, organizzazione e gestione dei turni…) che competono alla direzione della struttura. Da un punto di vista metodologico devono essere individuate priorità, devono essere perseguiti obiettivi, questi ultimi devono appartenere alle seguenti categorie:
L'IF deve
essere condotta con corsi, incontri, lezioni in cui sia privilegiata la
partecipazione attiva dei soggetti da formare, su argomenti di ordine
teorico e pratico. Nel percorso
informativo/formativo i lavoratori devono in primo luogo conoscere i
rischi a cui sono sottoposti ed i danni che possono riceverne, devono
poi conoscere e saper attuare le procedure per operare concretamente nei
limiti del rischio più basso possibile, devono conoscere e saper usare
i dispositivi di protezione individuale e gli ausili appropriati
all'attività svolta. 3 - Movimentazione manuale degli assistiti Nelle
residenze assistite l'attività di movimentazione manuale dei carichi si
identifica principalmente nella movimentazione degli anziani.
Tuttavia
l'effettuazione di manovre corrette e l'impiego di dispositivi tecnici
(ausili), durante le attività di sollevamento e di spostamento del
paziente, richiedono la disponibilità di spazi adeguati e di idonee
caratteristiche dimensionali degli ambienti. (Le caratteristiche obbligatorie sono indicate con il riferimento legislativo. Le caratteristiche consigliate sono in corsivo) 3.1.Percorsi esterni Larghezza minima di 90 cm con allargamenti di percorso per inversione di manovra ogni 10 m di percorso lineare (DM 236/89) Pendenza massima 5% (DM 236/89) La pendenza trasversale massima ammissibile è dell'1% (DM 236/89) I pavimenti dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto. I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione (art.8 DPR 547/55) Sostegni: è necessaria una adeguata dotazione. 3.2.Percorsi interni 3.2.1.Percorsi orizzontali e corridoi Larghezza minima di 100 cm con allargamenti di percorso per inversione di manovra (DM 236/89) Dimensioni degli spazi antistanti una porta ( vedi schemi riportati nel DM 236/89) I pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione (art.8 DPR 547/55) Larghezza sufficiente per consentire il transito di carrozzine/barelle affiancate e per consentire manovre agevoli con le stesse Sostegni: è necessaria una adeguata dotazione. 3.2.2.Percorsi verticali (scale) Le rampe di scale devono avere larghezza minima di 1,20 m. I gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata ( pedata minima 30 cm) (DM 236/89) Il parapetto che costituisce la difesa verso il vuoto deve avere un'altezza minima di 1,00 m. (DM 236/89) Il corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0,09/1,00 m. Il corrimano deve essere installato su entrambi i lati. (DM 236/89) Sostegni: è necessaria una adeguata dotazione. 3.2.3.Rampe Sono vietate rampe per il superamento di un dislivello superiore a 320 cm (DM 236/89) La larghezza
minima deve essere: La pendenza massima non deve superare l'8% (DM 236/89) Ogni 10 m di lunghezza deve essere previsto un piano orizzontale di dimensioni pari a 150X150 cm (DM 236/89) Sostegni: è necessaria una adeguata dotazione. 3.3.Locali di degenza e soggiorno 3.3.1.Porte Porta di accesso dall'esterno di luce netta pari ad almeno 80 cm (DM 236/89) Altre porte di luce netta pari ad almeno 75 cm (DM 236/89) Spazi antistanti e retrostanti da porta( vedi schemi riportati nel DM 236/89) Apertura porta verso l'esterno (ove vi siano corridoi di dimensioni idonee) 3.3.2.Pavimenti Non devono presentare dislivello superiore a 2,5 cm(DM 236/89) Devono essere dotati di superficie antisdrucciolo (DM 236/89) Devono avere superficie compatta senza asperità e connessioni (DPR 303/56) 3.3.3.Balconi e terrazze Il parapetto deve avere un'altezza minima di 1,00 m. (DM 236/89) Per permettere il cambio di direzione, dovranno avere almeno uno spazio entro il quale sia inscrivibile una circonferenza di diametro 1,40 m. (DM 236/89) 3.3.4.Arredi fissi La disposizione degli arredi fissi deve essere tale da consentire l'agevole utilizzazione di tutte le attrezzature. Deve essere data preferenza ad arredi non taglienti e privi di spigoli vivi. (DM 236/89) Non devono costituire ingombro o ostacolo alle manovre di attrezzature/ausili Adeguato ingombro degli arredi fissi o amovibili e dei comodini (profondità < 30 cm) 3.3.5.Attrezzature ed ausili Sollevapazienti: 1 ogni 8 pazienti non collaboranti o almeno 1 per "coppia" di operatori addetti alla m.m.p.. Letti: preferibilmente a tre snodi, altezza variabile con comando elettrico, ruote frenabili, spazio tra letto e pavimento superiore /uguale a 15 cm.. Spazio di 90 cm tra i letti e/o letto e parete ( non sono ammessi letti con un lato completamente addossato ad una parete). Spazio di 120 cm tra fondo letto e parete Poltrone per i pazienti: altezza della seduta superiore/uguale a 50 cm. Carrozzine: in numero uguale al 100% del numero dei pazienti non autosufficienti presenti in reparto ed almeno il 50% di queste deve avere i braccioli estraibili agevolmente. Inoltre
le carrozzine devono avere se seguenti indispensabili caratteristiche: Barelle/barelle-doccia: altezza variabile. Sostegni: è necessaria una adeguata dotazione nelle stanze di degenza. 3.4.Servizi igienici Spazi di
manovra atti a consentire l'uso degli apparecchi e lo spostamento alle
persone con impedita capacità motoria: 3.5.Locali di servizio La
superficie di guardaroba, spazi e locali di deposito ausili/attrezzature
o rifiuti, ect., deve essere tale da consentire la corretta
movimentazione di carichi e attrezzature. 4 - Rischio biologico 4.1 - Problemi generali Le infezioni
correlate all'assistenza sanitaria rappresentano un evento frequente e
grave, associato a costi elevati per le strutture sanitarie, che
interessa, anche se in misura diversa, sia i pazienti che gli operatori
sanitari. Le case di riposo, costituiscono una specifica realtà, priva di chiari parametri di riferimento, che presenta alcuni aspetti tipici di una struttura sanitaria tradizionalmente intesa, ma che da questa si discosta per le caratteristiche dell'utenza, delle dimensioni della struttura, delle professionalità coinvolte (medici competenti, medici curanti, eventuali medici della struttura e cooperative operanti nella struttura). Il rischio di infezione da patogeni è un fenomeno ben riconosciuto ed è riconducibile essenzialmente a tre modalità:
Il presente documento, affrontando principalmente il rischio tubercolosi e la trasmissione per via ematica dei virus epatitici HBV e HCV, intende definire raccomandazioni utili per contenere le infezioni sulla base delle informazioni scientifiche e della nostra esperienza nel campo delle R.S.A. In
particolare:
4.2 - Prevenzione delle malattie trasmissibili per via ematica Occorre che l'operatore metta in atto comportamenti di prevenzione per sé e per gli altri, che abbia sviluppato la percezione del rischio in termini qualitativi e quantitativi, in modo tale da incidere sul livello di sicurezza della prestazione che eroga. 4.2.1 Precauzioni universali: Prima di
tutto è necessario operare correttamente il lavaggio delle mani.
4.2.1.1.Lavaggio e cura delle mani Lavaggio
delle mani
Negli ultimi due casi è consigliabile un sapone antisettico. Si suggeriscono le seguenti modalità di lavaggio delle mani (lavaggio sociale):
Cura delle mani:
Norme comportamentali in caso di contaminazione (contatto accidentale con sangue o altri liquidi organici), procedere a:
4.2.1.2.Misure barriera Guanti Indumenti di
protezione L'utilizzatore
dovrà verificare personalmente integrità e pulizia dell'indumento e
adeguatezza delle taglie, dovrà chiedere il cambio dell'indumento
qualora questo risulti imbrattato. Sistemi per
la protezione del volto 4.2.2 - Rischi legati all'uso di strumentazione sanitaria - Eliminazione di aghi e taglienti Gli
strumenti appuntiti, affilati e taglienti devono essere considerati
pericolosi, quindi devono essere maneggiati con cura per evitare ferite
accidentali. - Manovra di pulizia di strumenti e attrezzature Se l'operatore non adotta tutte le particolari misure di protezione, le manovre di lavaggio dello strumentario risultano essere particolarmente a rischio, salvo casi estremi in cui non è possibile evitare la manipolazione, è opportuno effettuare il lavaggio con mezzi meccanici. 4.2.3 -Infortunio biologico In caso di sospetta contaminazione per infortunio da puntura o taglio con possibile esposizione accidentale ad agenti biologici trasmissibili per via ematica, occorre procedere come segue:
In caso di infortunio da contaminazione:
Schema per la gestione dell'infortunio biologico Informare dell'accaduto il responsabile della struttura, il coordinatore o altra figura di riferimento della struttura in cui si opera che provvederà a inviare l'infortunato quanto prima, e non oltre 4 ore dall'infortunio, al Pronto Soccorso di riferimento per i provvedimenti del caso. Contestualmente è opportuno informare dell'accaduto il medico competente. 6 - Smaltimento biancheria La biancheria contaminata da sangue o, altro materiale organico, deve essere immessa, utilizzando guanti monouso e camice monouso, in un sacco idrosolubile e posto all'interno di un sacco rosso o comunque identificabile per essere avviato ad un ciclo di lavaggio specifico. 6 - Rischi particolari 6.1 Rischio di infezione tubercolare I soggetti anziani ospiti di case di riposo e di lunga degenza fanno parte dei gruppi a rischio per infezione tubercolare (Linee Guida per il controllo della malattia tubercolare emanate dalla conferenza Stato-Regioni su proposta del Ministero della Sanità - Provv. 17/12/98 - suppl. G.U. 18/02/99 n.40 ). Il rischio che vengano ammessi nelle strutture ospiti affetti da patologia tubercolare, con i quali il contatto successivo nella maggior parte dei casi è non breve, deriva dalla mancata selezione in entrata. - Al fine di contenere il rischio di contrarre l'infezione al più basso livello possibile, si suggeriscono le seguenti procedure che dovranno essere gestite in stretta collaborazione con il medico competente.
Problema della accettazione degli ospiti Poiché le strutture assistenziali per anziani non sempre hanno medici che attuano procedure di accettazione, sarebbe auspicabile una collaborazione con i medici curanti per il rilascio da parte loro di una certificazione attestante lo stato di salute dell'ospite in ingresso e per l'applicazione di quanto previsto dalle linee guida regionali sulla Tb relativamente all'accertamento RX cui gli ospiti devono essere sottoposti al momento in cui vengono accolti nelle RSA. Dato l'attuale andamento epidemiologico della malattia, prevalente oggi nella popolazione anziana, si fa rilevare l'opportunità che a tutti gli ospiti in entrata che presentano uno dei seguenti sintomi: tosse e catarro da almeno <= 2 settimane, emoftoe, astenia, dolori al torace con gli atti respiratori, febbricola serotina >= 37,5 °C, dimagrimento non altrimenti giustificato, sia praticata una radiografia del torace ed un esame microscopico per BK , particolare attenzione va posta in caso di alcolisti, diabetici insulinodipendenti, immunocompromessi per patologie o trattamenti terapeutici. 6.2 - Scabbia Si è potuto
constatare che i casi di scabbia sono frequenti nelle R.S.A.
Attivazione di procedure ed interventi:
BIBLIOGRAFIA Culotta A. et al. "Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro". Milano Pirola Lavoro 1996 Guzzanti et al. "L'autorizzazione e l'accreditamento nelle realtà delle strutture ospedaliere e delle tecnologie sanitarie in Italia: considerazioni e proposte". Ricerca sui servizi sanitari; 2:3-24 1998 Takala E.P. "The handling of patients on geriatric wrads ApplIed Ergonomics; 18:17-22-1987 M.G.Ricci, N. Battevi, D. Panciera, O. Menoni. "Le strategie preventive per la riduzione del rischio da movimentazione pazienti" (Unità di ricerca EPM ICP CEMOC Milano) Panciera D. et al. "Criteri di valutazione nella scelta degli ausili per la movimentazione dei pazienti" La medicina del lavoro, vol. 90, n. 2 - 1999 Feltrin G., Cecchetti R., Magni M., Maroni P., Maspero A., Traina G.). "Case di Riposo: la Sorveglianza Sanitaria (Atti 61° Congresso SIMLII Genova-1999) G. Zecchi, E. Venturi, M. Martinelli, T. Farina. "Rischio e danni da Movimentazione Manuale dei pazienti in strutture protette e socio assistenziali. Proposta di linee guida di prevenzione Lavoro e salute" n°5 Ausl Reggio Emilia 2002. S. Porru, D. Placidi, L. Alessio "Informazione e formazione sui rischi nella sanità" Atti Seminario Nazionale "La protezione collettiva ed individuale nella sanità :rischi biologici e chimici" Sondrio 1999 L. Turco, M .Mechi, A. Cecchi, M. Leporatti. Procedura Aziendale sulla gestione del rischio biologico Asl 10 di Firenze 2002. Pnlg (Piano Nazionale Linee Guida): www.pnlg.it M. Bugiani) Proposta di protocollo per la prevenzione della trasmissione della tubercolosi tra i lavoratori della sanità. In applicazione al DLGs 626/94 e successive modificazioni. La Medicina del lavoro Volume 88, n.3 -1997. Conferenza Stato Regioni su proposta del Ministero della Sanità. Linee Guida per il controllo della malattia tubercolare. Provv. 17/12/88 - suppl. G.U. 18/02/99 A. Franchi, M.B. Banfi, G. Franco "Appropriatezza degli interventi di prevenzione e controllo dell'infezione tubercolare nelle strutture sanitarie: revisione delle raccomandazioni ATS, CDC, OSHA" Medicina del Lavoro, vol. 94, n. 6, nov-dic 2003 M.G. Santini e altri "Il controllo della tubercolosi nell'area fiorentina" Toscana Medica Luglio-Agosto 2003 V. Puro, P. Scognamiglio, G. Ippolito "Trasmissione di HIV, HBV o HCV da operatore sanitario infetto a paziente" Medicina del Lavoro, vol. 94, n. 6 nov. dic. 2003 Baglioni "Caratteristiche ambientali del reparto di degenza e loro interazioni con la movimentazione dei pazienti. La Medicina del Lavoro, vol. 90, n. 2 1999 D.M. 19/06/89 n. 2 Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità e l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. G.U. 1989, S.O. al n. 145 - Roma Allegati: Procedure suggerite al medico competente Allegato 1: Infezione tubercolare
Valutazione dei risultati
Controllo dei contatti (l'opportunità che sia il medico competente ad attivare questa fase è da discutere, infatti ci può essere sovrapposizione con l'inchiesta che svolge l'ISP dopo essere stata informata mediante referto ospedaliero o del m. curante) Contatti: operatori che hanno lavorato per almeno un turno nell'ambiente dove è stato presente un soggetto affetto da Tb Qui dobbiamo distinguere tra contatti con pazienti a bassa e alta contagiosità*: 1 Bassa
contagiosità : i micobatteri vengono individuati nell'espettorato
del paziente solo dopo esame colturale; 2 Alta
contagiosità: i micobatteri vengono individuati all'esame
microscopico diretto nell'espettorato del paziente;
se il test
è negativo: interruzione della sorveglianza; Sarà comunque compito del medico competente informare gli operatori dei casi di patologia tubercolare individuati nella struttura e farsi segnalare le sintomatologie di allerta quali:
se almeno 2 dei suddetti sintomi risultano presenti, il soggetto dovrà essere inviato allo specialista. Punti di riferimento utili:
All. 2 : Epatite virale tipo B Valutare le condizioni di immunità all'epatite virale tipo B eseguendo il test HBsAb a tutti gli operatori della struttura; praticare la vaccinazione anti HBV agli HBsAb negativi, terminato il ciclo vaccinale verificare dopo circa 1 mese l'avvenuta sieroconversione, in caso di negatività praticare una IV dose e dopo un mese verificare nuovamente l'avvenuta sieroconversione, in caso di ulteriore negatività considerare il soggetto non responder e informarlo della sua condizione. All. 3 : Scabbia Il medico competente:
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autore |
"In
primo piano" giugno 2004 |
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