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LA SICUREZZA ATTIVA NELLA MOVIMENTAZIONE DEI CONTAINER
LE POTENZIALITA’ DEL SIMULATORE NEL TRAINING DEI GRUISTI

autore
Dott. Ing. Massimiliano Serci

   
   

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

FACOLTA’ DI INGEGNERIA

Dipartimento di Ingegneria del Territorio

Sezione di Trasporti

 

LA SICUREZZA ATTIVA NELLA MOVIMENTAZIONE DEI CONTAINER

LE POTENZIALITA’ DEL SIMULATORE NEL TRAINING DEI GRUISTI

 

Tesi di laurea di

Massimiliano Serci

 

Relatori:

Prof. Ing. Paolo Fadda

Ing. Gianfranco Fancello  

 

A.A. 2001-2002

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1. Introduzione e obiettivi della tesi

Negli ultimi anni il traffico containers mondiale ha avuto, non solo una consistente conferma dei traguardi ottenuti nei precedenti decenni, imponendosi grazie alle sue peculiari caratteristiche come metodo privilegiato per il trasporto delle merci via mare, ma dati alla mano continua, di anno in anno, a vedere un incremento dei flussi tanto che le previsioni confermano un trend in continua crescita per i prossimi decenni. Di fatto, si presume che il traffico containers crescerà ad un tasso di circa il 5-6 % l'anno e si pensa triplicherà per il 2025, questo perché se alcune aree possono essere considerate già mature dal punto di vista economico, altre in virtù di scelte di ordine politico internazionale oggi più che mai trovano le condizioni migliori per il loro sviluppo. Così se consideriamo che sono all'incirca una sessantina i porti in tutto il mondo che movimentano più di un milione di teus l’anno, fra i quali troviamo realtà che ormai possono considerarsi consolidate come Hong Kong, Los Angeles, Long Beach, Rotterdam, ecc..., e che tutti questi presentano dei trend di sviluppo orientati ad una crescita ancora superiore, abbiamo già un quadro di quale potrà essere la portata del fenomeno. Se a questo affianchiamo "il caso" Cina, che ormai da tempo in previsione dell'entrata nel WTO opera una politica in grado di innalzarne il potenziale economico, ci imbattiamo in realtà come il porto di Shanghai che nel 2000 ha avuto un tasso di crescita del 33.8 % e nel 2001 ha superato i 6 milioni di containers movimentati. Se da una parte tali risultati non intaccano la leadership mondiale di Hong Kong, forte dei suoi 17.9 milioni di teus nel 2001, dall'altra ne fanno il 4° porto al mondo davanti a Rotterdam. In quest'ottica la concorrenza va intesa secondo schemi globali, dato che globale è il campo d'azione del trasporto containerizzato, e si pensa che nei prossimi vent'anni le compagnie di navigazione forniranno trasporti ad un mondo commerciale completamente diverso da quello attuale. Il riflesso di questa crescita e della conseguente concorrenza determina una continua corsa alla massimizzazione delle prestazioni, così che le dimensioni e le capacità delle navi porta containers sono in continuo aumento. Con loro crescono di pari passo le dimensioni dei terminal che le devono ospitare. In questi ultimi devono trovare posto nei porti gru con capacità di effettuare più movimentazioni, ad una velocità più alta e con un maggior grado di precisione. E’ evidente come un’evoluzione in tal senso porti ad un incremento dei livelli di affaticamento a carico degli operatori che, come nel caso dei gruisti, si trovano a dover eseguire delle mansioni ripetitive in tempi sempre più ridotti.
Nasce come conseguenza a ciò la necessità di garantire che la ricerca volta alla
ottimizzazione dei risultati di tipo puramente economico sia affiancata da una ricerca indirizzata al miglioramento delle condizioni di operatività, sicurezza e salute della componente uomo all'interno dei terminal container. Si ritiene di fondamentale importanza considerare l’uomo stesso come elemento centrale del sistema e non come un elemento periferico obbligato ad adattare le proprie caratteristiche al tipo di ruolo che si trova ad occupare. Oggi è proprio al "fattore umano" che è necessario dedicare più attenzione perché proprio in questo campo si individuano grandi spazi di miglioramento, mentre fino ad oggi gli investimenti in tale direzione sono spesso stati considerati più un vincolo ed una spesa che un’opportunità di potenziamento. Il consolidamento della cultura della sicurezza è un traguardo importante per il cui raggiungimento è necessario applicare tutti gli strumenti che scienze come quella dei fattori umani ci mettono a disposizione. Per questo è sempre più importante considerare le macchine utilizzate dagli operatori come sistemi che si debbano adattare all'uomo e non viceversa, sviluppandole in modo che l'uomo possa operare senza essere soggetto a situazioni al limite delle proprie possibilità psico-fisiche. Infatti se queste si ripetono nel tempo possono portare l'operatore a compiere degli errori con conseguenze più o meno gravi ma che rappresentano sempre un costo elevato quando si tratta della salute e della vita delle persone.
Questa tesi punta ad analizzare il fattore sicurezza nella movimentazione dei containers,
con specifico riferimento alla figura dell’operatore che svolge la propria mansione sulle gru di banchina. Per poter intervenire su tale problematica è necessario definire l’ambito in cui tale operatore è chiamato ad operare. Analizzando, infatti, i cicli operativi che rappresentano le varie fasi della movimentazione all’interno del terminal, i macchinari che vengono utilizzati per effettuare tali operazioni e le varie categorie di operatori specializzati, è possibile comprendere come queste componenti intervengano nella definizione dell’operatività del terminal container. E’ chiaro come le varie operazioni che nel complesso portano i contenitori dalle zone di stoccaggio all’imbarco sulle navi full-containers e viceversa presentano una serie dei rischi legati all’utilizzo di mezzi atti al sollevamento e al trasporto di carichi di notevole entità. Di fondamentale importanza risulta quindi focalizzare l’attenzione su quelle circostanze che portano gli operatori a commettere degli errori che si ripercuotono sulla sicurezza del personale operante nel terminal. Infatti, sia che questi siano dettati da una ridotta visibilità dell’area di lavoro, da un eccessivo carico di lavoro, da una sovraesposizione ad alti livelli di vibrazioni e rumore o da una mancanza di concentrazione, è necessario intervenire in modo da ridurre al minimo le cause che possano influenzare negativamente le capacità cognitive e decisionali degli operatori.
In quest’ottica si può quindi indirizzare la propria attenzione verso gli specifici casi. Qui
in particolare, descrivendo le condizioni in cui il gruista si trova ad operare sia dal punto di vista della specifica mansione sia per quanto riguarda le caratteristiche dell’ambiente in cui la deve esercitare, si vogliono mettere in luce le criticità che a lungo andare possono modificare le prestazioni dell’operatore gruista e determinare l’insorgenza di patologie come conseguenza di una prolungata esposizione a situazioni ambientali non ottimali.
Rivolgendo quindi l’attenzione all’ambito della sicurezza attiva, fondamentale
importanza riveste il training, inteso sia come strumento necessario per la formazione del gruista sia come strumento di verifica delle sue capacità. Questo strumento consente infatti di monitorare i livelli di attenzione degli operatori e verificare la possibilità che le loro prestazioni possano subire un livellamento verso il basso in ragione di un’acquisita abitudinarietà allo svolgimento della propria mansione. Proprio in considerazione di tale ipotesi i cicli di training per gruisti già formati ed operativi rappresentano un notevole aiuto al miglioramento delle condizioni di sicurezza durante la movimentazione. In questo contesto si fa avanti l’enorme potenzialità rappresentata dai simulatori, che permettono di testare le capacità degli operatori in condizioni che vadano il più possibile a rispondere alla complessità dei casi in cui ci si può trovare ad operare. Nondimeno la possibilità di simulare condizioni particolari, che possano rappresentare la classica "eccezione", oppure estremizzare variabili ambientali come quelle meteorologiche, può far emergere le criticità esistenti nello svolgimento delle attività del gruista. Una fondamentale spinta alla ricerca nel campo della sicurezza, può essere quindi fornita da questo tipo di tecnologia che in altri settori, come quello aeronautico, è già ampiamente utilizzata. Per ottenere i migliori risultati possibili è necessario utilizzare i simulatori sfruttando al massimo il potenziale che questi possono esprimere. Purtroppo nel campo del trasporto containerizzato l’applicazione di tali sistemi rappresenta ancora un’eccezione e a fronte di una notevole quantità di parametri che i software possono elaborare spesso, per varie ragioni, ci si limita ad un utilizzo minimo di tali possibilità e diretto per lo più alla formazione dell’operatore.
L’obbiettivo che si pone questa tesi è quello di indicare le potenzialità della simulazione
per determinare quali siano quelle variabili che più incidono sulle prestazioni degli operatori, creando le condizioni perché questi compiano degli errori che si ripercuotono sulla sicurezza delle operazioni. Per far ciò ci si baserà su una serie di dati relativi a corsi di formazione svolti, attraverso l'uso di un simulatore di portainer, presso il centro CFLI situato nel Voltri Terminal Europa. Questi dati sono i risultati di una serie di corsi nei quali gli operatori vengono sottoposti a varie tipologie di test di diversa difficoltà, in modo da associare alla prestazione una valutazione finale in base al numero di container movimentati e agli errori commessi. Verrà quindi effettuata un’analisi multidimensionale e delle corrispondenze multiple mediante il software Spad.N, in modo da individuare quali siano le variabili che all’interno degli scenari simulati rivestono un ruolo di maggiore significatività per ciò che concerne gli obiettivi di questa ricerca. Questo permetterà di determinare la loro influenza nel numero e nella tipologia di errori commessi durante le prove. La caratterizzazione di tali relazioni darà quindi la possibilità di individuare delle specifiche aree di intervento allo scopo migliorare l’efficacia della simulazione ai fini della sicurezza.

2. La sicurezza nei sistemi di trasporto

La problematica della sicurezza nei sistemi di trasporto è un argomento di notevole ampiezza ed interesse per il gran numero di implicazioni con le quali questi si inseriscono e modificano il tessuto sociale. L’impatto di tali sistemi, infatti, non si limita al semplice trasporto delle merci e delle persone ma riveste un ruolo in grado di mutare gli scenari legati alle attività umane che, direttamente o indirettamente, ne captano i vantaggi come gli svantaggi. Questo avviene non solo da un punto di vista puramente fisico ma anche sul piano del pensiero quando questo vada a cogliere le enormi potenzialità che un sistema di trasporto in continua evoluzione, in tutte le sue componenti, possa apportare allo sviluppo della società. Basta, infatti, pensare ad ambienti dinamici ed in continua evoluzione come possono essere gli agglomerati urbani. La complessità delle relazioni che li caratterizzano, indissolubilmente legate alle decisioni che gli individui prendono con lo scopo di migliorare le loro condizioni di vita, difficilmente restano inerti alle variazioni del sistema di trasporto. Queste se pianificate in relazione al raggiungimento di un preciso obiettivo sono capaci di influenzare le scelte della collettività sia nel breve che nel lungo periodo. Una caratteristica propria dei sistemi di trasporto è quindi quella di inserirsi in ambiti complessi che necessitano di un tipo di approccio capace di esplicitare le relazioni esistenti fra le varie componenti che intervengono nel processo. Considerando inoltre l’uomo come fulcro del sistema di trasporto è logica conseguenza agire in modo che le varie componenti, oltre che scambiare informazioni fra di loro, debbano essere direttamente relazionate ad esso. Le componenti che in un sistema si trasporto vengono considerate allo scopo di descrivere il fenomeno e studiarne le implicazioni sono: il sistema di gestione, il mezzo e le infrastrutture, l’ambiente e l’uomo. Queste interagiscono fra di loro in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Il procedimento che permette di agire sul sistema considerato per il raggiungimento di tale obiettivo si articola in una serie di fasi:
• La descrizione chiara e consapevole dell’obiettivo da raggiungere
• L’analisi del sistema attraverso lo studio delle relazioni funzionali fra le varie
componenti
• La sintesi dell’analisi e la scelta della soluzione.

In relazione a quest’ultimo punto appare chiaro che non si tratta più di cercare la soluzione "ottimale", ma la soluzione di "miglior compromesso" che tiene conto della complessità del sistema e delle attese dell’uomo considerato come individuo e collettività. 
La definizione dei parametri atti alla descrizione del fenomeno in studio ci permette, quindi, di individuare gli effetti che le scelte progettuali determinano sugli utilizzatori del sistema, sia che questi rivestano il ruolo di operatori che più semplicemente quello di utenti. In quest’ottica la caratterizzazione del progetto di un sistema di trasporto è fortemente condizionata dalla sicurezza poiché questa, esplicandosi con modalità differenti a seconda dei soggetti che ne sono interessati, si presenta sotto molteplici forme che necessitano, ognuna, di un adeguato approfondimento. Proprio in relazione alla sicurezza è noto coma esista un’ampia casistica di eventi ledenti, di varia entità, che possono essere ricondotti all’operato dell’uomo. Il settore dei trasporti in particolare è uno dei più investiti da questo tipo di eventi e dalle statistiche degli incidenti che interessano indistintamente tutti i modi di trasporto emerge come la gravità delle conseguenze sia solo l’aspetto più evidente della diffusa esigenza di rendere i servizi sempre più compatibili con le aspettative degli utilizzatori. Analizzando tali statistiche, per le quali l’industria presenta oltre il 75% degli incidenti attribuiti all’errore umano, il 65% nel settore dell’aeronautica commerciale, il 90% in quella militare e oltre l’80% nei sistemi di trasporto terrestri sia individuali che collettivi si determina l’esigenza di individuare a quale fattore primitivo sia siano da attribuire gli incidenti stessi. Questo perché l’uomo, come ormai ampiamente accertato, soprattutto se sottoposto a adeguati e ripetuti cicli di training, non commette errori riconducibili al fatto di essersi distolto dalle procedure specifiche della propria mansione. Sono proprio tali considerazioni che hanno fatto sì che il ruolo dei "fattori umani", intesi come quella disciplina che si occupa del progetto dei sistemi che hanno coesistenza con le capacità, i limiti, le trasformazioni e gli stereotipi delle persone che li utilizzeranno, sia diventato fondamentale nello sviluppo dei sistemi stessi, delle loro componenti (veicolo, infrastrutture, gestione) e sub-componenti (intese come le apparecchiature utilizzate per fornire il servizio). L’uomo in ragione dell’importanza che riveste all’interno dei sistemi in cui deve operare diventa una componente effettiva del sistema. Ed è chiaro come la grande variabilità delle reazioni umane di fronte ad una serie di stimoli, implica la necessità di effettuare notevoli sforzi ed investimenti nella ricerca per da comprendere in quale modo tali reazioni siano legate a fattori come età, sesso, cultura, consuetudini ecc.
Ai fini della progettazione dei sistemi di trasporto l’uomo, in relazione alle sue
caratteristiche e ai suoi comportamenti, può essere considerato come singolo individuo o come parte di una collettività. All’area di meta "collettività" fa riferimento quella parte di applicazioni che riguardano il dimensionamento delle reti di trasporto e lo studio degli effetti sulla mobilità determinati dalla relazione fra il territorio, attività su di esso localizzate ed offerta di trasporto. All’area di meta "individuo" si possono invece ricondurre le applicazioni tese a mettere in luce le specifiche caratteristiche del singolo che viene studiato in classi di individui dalle caratteristiche omogenee. In questo secondo caso vengono coinvolte discipline quali antropometria, ergonomia, biomeccanica, fattori umani, automazione e scienza delle comunicazioni che rivestono un ruolo importante nello studio della sicurezza sia attiva che passiva. Proprio quest’ultima differenziazione fra sicurezza passiva e attiva permette di approfondire aspetti che vanno ad incidere in maniera differente sul sistema di trasporto. La sicurezza passiva studia gli accorgimenti atti a ridurre le conseguenze sull’uomo derivanti dal verificarsi degli eventi ledenti. La ricerca in questo campo si basa sull’analisi degli eventi ledenti stessi, allo scopo di porre in luce quei fattori che contribuiscono sia a provocare gli incidenti che a determinare le lesività specifiche che ne seguono. Ora mentre da una parte l’evento è la conseguenza dell’interazione fra "operatore"-"mezzo"-"ambiente esterno", la lesività specifica dipende dal cinematismo uomo-ambiente interno del mezzo e dalle risposte meccaniche delle due componenti "uomo" e "mezzo" alle sollecitazioni trasmesse dall’esterno. L’analisi degli incidenti permette quindi di individuare le cause dell’evento, i cinematismi, le forze in gioco e i comportamenti del sistema e di descrivere le tipologie degli eventi ledenti secondo varie classi in funzione di diversi parametri quali la frequenza, le conseguenze ecc. Questa tipo di procedimento presuppone la conoscenza di una serie di variabili legate sia ai processi dinamici in studio, sia alle caratteristiche biomeccaniche del corpo umano e a quelle dei materiali utilizzati. La sicurezza attiva si occupa di analizzare quelli che sono i fattori che vanno ad incidere sulle prestazioni degli operatori e che sono alla base degli errori commessi da questi ultimi. Secondo questa prospettiva l‘uomo assume il ruolo di componente del sistema di trasporto che si va progettando. Di fondamentale importanza ai fini della sicurezza risulta lo studio della compatibilità delle mansioni richieste con le caratteristiche, le capacità e i limiti del sub-sistema uomo-macchina, questo perché il miglioramento delle condizioni operative ha un’incidenza nettamente maggiore rispetti ad altri fattori. Lo sviluppo della sicurezza attiva riveste quindi una notevole importanza dal momento che le mansioni svolte dagli operatori diventano sempre più complesse, in particolare per la riduzione dei tempi di elaborazione delle informazioni e l’assunzione delle decisioni richieste dalla mansione stessa.
Nel considerare gli elementi di un sistema che possono indurre l’uomo all’errore
abbiamo:
• L’interfaccia uomo-macchina
• Le pratiche operative e di gestione della mansione
• La formazione e i suoi limiti
Nell’analisi degli incidenti è frequentemente difficile separare i tre aspetti, tuttavia oggi è
diventato sempre più evidente come attraverso un buon progetto dell’interfaccia uomomacchina si possano migliorare le condizioni di sicurezza del sistema di trasporto. Bisogna quindi, in fase di progetto, tener conto di quelle che sono le caratteristiche peculiari dell’essere umano e della macchina in modo da ottimizzare le relazioni che li legano. Il vantaggio principale dell’uomo è la creatività e la flessibilità nelle situazioni impreviste, che si manifesta mediante decisioni dirette e prevalentemente manuali. La macchina, viceversa, possiede la caratteristica di poter effettuare delle attività ripetitive con precisione e senza errori. Diventa fondamentale quindi conciliare la flessibilità dell’uomo, che per contro non può produrre costantemente una performance di alto livello qualitativo, con la precisione e la costanza di rendimento della macchina che però risulta rigida e difficilmente adattabile alle situazioni impreviste. Nell’analisi di queste due componenti è necessario perciò definire le loro abilità specifiche nelle varie fasi di acquisizione di input, immagazzinamento dati, elaborazione e di produzione di output. Questo permette di comparare le diverse soluzioni attraverso una prima analisi qualitativa tesa alla verifica della rispondenza fra attività richieste al sistema ed i requisiti della componente a cui ne è affidata l’esecutività. La gestione del sistema di trasporto rappresenta un altro importante aspetto legato alla sicurezza, dal momento che una mancata ottimizzazione della gestione stessa non solo incide in maniera negativa sul servizio che viene fornito, ma può generare dei rischi a carico degli utenti e degli operatori.
Per quanto riguarda la formazione, questa deve essere preceduta da una selezione del
personale basata sia sulle esigenze di compatibilità antropometrica con gli spazi di stazionamento e di lavoro, sia con la compatibilità degli stereotipi degli operatori con i requisiti dell’interfaccia. Tale selezione deve essere mirata all’individuazione delle persone che possiedono caratteristiche consone alla possibilità di svolgere adeguatamente la mansione, scartando quelle che per motivi legati a stereotipi o per incompatibilità caratteriale siano potenzialmente soggetti ad incorrere in errori. Alla formazione viene poi demandato il compito di far sì che l’operatore già dalle prime fasi del ciclo quotidiano di lavoro possa fornire un livello di prestazione adeguato. Tale finalità risulta tanto più importante quanto più aumenta la complessità delle procedure, per far sì che l’operatore non venga colto impreparato anche in situazioni, che per la loro eccezionalità, possono verificarsi anche una sola volta nella vita lavorativa dell’operatore stesso. Ci si deve, quindi, assicurare che la risposta dell’uomo sia corretta e contenuta nei tempi compatibili per il controllo dell’emergenza. Per mezzo del training bisogna inoltre formare gli operatori in modo tale possano svolgere le proprie mansioni in modo tale da non raggiungere il punto di decadimento delle loro prestazioni durante la giornata. Questo per permettere loro di svolgere la loro mansione in completa sicurezza. Molto importanti sono inoltre le sessioni di training svolte periodicamente dagli operatori, che permettono di mantenere le prestazioni ai livelli richiesti dal compito, rinfrescando procedure raramente utilizzate ed introducendone delle nuove a seguito di modifiche dell’interfaccia.
Gli strumenti che ci permettono di studiare come l’uomo attraverso il suo apparato
sensoriale recepisce gli stimoli provenienti dall’esterno, elabora le informazioni e prende decisioni relativamente allo svolgimento delle mansioni cui è preposto, passano per l’applicazione dei modelli biodinamici, di teoria dell’informazione e della decisione. Questo permette di approfondire le tematiche che consentono di raggiungere sempre migliori risultati nella progettazione dell’interfaccia uomo-macchina. I modelli biodinamici permettono di studiare in che modo il sistema sensoriale umano percepisce gli stimoli provenienti dall’esterno i quali rappresentano gli input che l’operatore dovrà elaborare nello svolgimento della propria mansione. Se per esempio si studia l’acquisizione delle informazioni attraverso l’organo della vista ci si basa sull’organizzazione del campo di visuale di un operatore distinguendo i segnali obiettivo dai segnali distrattori. I primi rappresentano gli input necessari che devono essere colti rapidamente, mentre i secondi rappresentano informazioni non necessarie che si sovrappongono nel campo di visuale. I modelli così strutturati si basano sul calcolo dei tempi necessari per cogliere i messaggi e sul carico richiesto da un ciclo di lavoro all’interno del quale l’attività studiata si ripete costantemente. L’importanza di tali studi risulta evidente se si pensa alla necessità in particolari situazioni di rischio di garantire all’operatore del sistema di trasporto la più chiara e rapida percezione degli input. Il modello di teoria dell’informazione è finalizzato alla messa a punto dell’organizzazione degli input da trasmettere alla componente uomo e conseguentemente come layout per il progetto dell’interfaccia per quanto attiene ai fattori umani. Questo modello costituisce l’anello di congiunzione fra i modelli biodinamici e quelli della teoria della decisione. La sua importanza deriva dalle notevoli implicazioni che sul progetto ha il sistema informativo prescelto, proprio perché la qualità del progetto stesso passa per l’ottimizzazione del flusso di informazioni che investe l’operatore nello svolgimento delle proprie mansioni. Bisogna in questo senso considerare la pluralità dei canali di trasferimento degli input, studiando quindi non solo le informazioni che provengono dalla macchina ma anche quelle che arrivano dall’ambiente, il modo in cui variano le forme di invio delle informazioni ed i processi cognitivi con cui le stesse vengono immagazzinate. Tutti questi fattori condizionando le risposte e le reazioni dell’uomo ed hanno un ruolo decisivo sulla possibilità di compiere errori. I modelli di teoria della decisione sono studiati per individuare il più razionale ed efficiente comportamento che ci si dovrebbe attendere da persone con determinate caratteristiche psico-attitudinali e socio-culturali. Il progetto degli strumenti di un sistema di interfaccia deriva dall’analisi finalizzata a mettere in luce il processo decisionale adottato dalla componente uomo.
Alla base di queste analisi abbiamo due assunti:

• L’uomo assume le decisioni col fine di ottimizzare il proprio benessere
individuale o della collettività di cui è parte.
• Il perdurare di stimoli ed associazioni connesse alla decisione modificano il
comportamento naturale dell’uomo; gli stereotipi costituiscono in maniera eloquente e visibile la conseguenza di tali modificazioni.
Quindi per progettare un sistema di interfaccia è necessario conoscere come le persone
prendono una decisione, quali limitazioni vi siano in tale processo, quali siano gli elementi che rallentano il processo decisionale e quali accorgimenti si possono assumere nel progetto per aiutare l’uomo nel prendere la decisione giusta. (continua)  

Tesi completa in formato . zip (5.22 MB - 176 pagine)

         
  

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Autore:

 

Dott. Ing. Massimilliano Serci

''In primo piano''
giugno 2006

        
      
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