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L’ESPOSIZIONE A RUMORE NELLE NAVI ADIBITE A TRASPORTO MERCI/PASSEGGERI autrice |
Riassunto
Negli
anni dal 1996 al 2003 sono stati rilevati i livelli sonori registrabili
nei locali a bordo di oltre 40 navi adibite al trasporto merci e/o
passeggeri, ove operano i lavoratori marittimi. I
dati sono stati accorpati, ove possibile, per gruppi di lavoratori con
qualifiche omogenee, e rielaborati in funzione delle postazioni di
lavoro nonché delle mansioni specifiche, sia abituali che occasionali. Dopo
l’entrata in vigore del D.Lgs. 271/99, è stata effettuata anche
valutazione specifica del rischio di esposizione a rumore, che ha
dimostrato l’estrema variabilità di esposizione per le differenti
figure professionali nel comparto marittimo.
Introduzione
In
Italia, le norme generali dell’Igiene del Lavoro tuttora cogenti
(D.P.R. 303/56) non definiscono con esattezza indici di riferimento per
il rumore inteso come fonte di rischio per danni all'udito, prescrivendo
genericamente – all’art.24 – che nelle lavorazioni che producono rumori dannosi ai lavoratori devono
adottarsi i provvedimenti consigliati dalla tecnica per diminuirne
l’intensità. Recependo
la Direttiva 86/188/CEE, il Legislatore con l'emanazione del D.Lgs.
277/91 ha fissato come limite inferiore di rischio per l'esposizione a
rumore il livello di 80 dB.A e come limite superiore il livello di 90
dB.A, al di sopra del quale il rischio è considerato elevato, modulando
le norme comportamentali per il Datore di Lavoro e per il Lavoratore
nell’intervallo compreso fra questi valori. Come
noto, i suddetti valori-limite non sono riferiti al singolo evento
sonoro, bensì devono
essere intesi come LEp.d (Livello di Esposizione
Personale) calcolato e riferito comunque alle 8 ore giornaliere di
lavoro, ovvero settimanale LEp-w,
in caso di lavorazioni che comportino variazione dell’esposizione nel
corso della stessa giornata lavorativa ovvero da una giornata
all’altra, come d’altronde prevalentemente si verifica nei fatti. La
formula di valutazione dell'Esposizione Personale,integralmente
riportata all’art.39 del cit. D.Lgs. 277/91, è comunemente conosciuta
con la terminologia di “fattore di scambio pari a 3”: Tale
espressione sta a significare che “3” è l’incremento numerico in
dB.A che comporta dimezzamento del tempo di esposizione a parità di
rischio di danno uditivo. Ricordiamo la definizione dei termini rischio e danno, talvolta
confusi nell’accezione comune: il danno
–nell’ambito dell’udito- è un reale deficit funzionale, mentre il rischio è la
percentuale di danno insorgente in soggetti esposti allo specifico
rischio, rispetto al totale del medesimo danno riscontrabile in soggetti
non esposti. In
altri termini, la presenza del fattore di rischio non comporta
necessariamente l’insorgenza del danno da esso derivabile, il cui
effettivo riscontro resta legato a evidenze multifattoriali che, nella
fattispecie del rumore, trovano origine nelle caratteristiche
intrinseche dell'agente nocivo (peso in frequenza) e del soggetto
esposto (ipersuscettibilità individuale). A livello internazionale,
ricordiamo che la Raccomandazione ISO/R/1989 definisce come danno
uno spostamento permanente della soglia uditiva pari o superiore a –25
dB.A, intesi come media delle perdite sulle frequenze dei 500, 1.000 e
2.000 Hz, riportando la percentuale di rischio in funzione del livello
equivalente continuo in dB.A, riferito a 8 ore di lavoro giornaliere per
40 ore settimanali per tutta la vita lavorativa di un soggetto. Tanto
premesso, dalla valutazione dell'esposizione personale al rischio rumore
resta escluso ipso jure il Personale Navigante, atteso che l'art.
2 del D.Lgs. 277/91(cfr.) espressamente detta: “Attività escluse.
1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai lavoratori
della navigazione marittima e aerea.”. Questa
esclusione, che poteva apparire ingiustamente discriminante nelle more
dell'emanazione di specifica normazione relativa all'intera categoria
professionale dei marittimi, desta ancor più sospetto di probabile
incostituzionalità alla luce dell'entrata in vigore del D.Lgs. 271/99,
che ancora una volta non specifica i livelli di esposizione tollerati,
ovvero consigliati, per i lavoratori della navigazione inserendo solo il
“rumore” tout-court nella Classificazione
dei fattori di fatica relativi alla nave, giusto quanto riportato nell’Allegato I, punto 3.1.2.. Questo
lavoro riferisce sui livelli sonori misurati negli ambienti di vita e di
lavoro a bordo delle navi e presenta l'esito delle stime di valutazione
dell'esposizione personale a rumore per le diverse categorie di
lavoratori marittimi, ascrivibili alla definizione di gruppi omogenei
ex art. 17 c.6 del D. Lgs. 277/91 Materiali
e metodi
Negli
anni dal 1996 al 2004 sono state eseguite numerose misurazioni
fonometriche a bordo di navi italiane o comunque operanti nei
dipartimenti marittimi italiani, tecnicamente appartenenti alle
tipologie riportate in Tabella I.
Tabella
I Sono
stati monitorati i livelli sonori nelle zone e locali con presenza anche
discontinua di personale, per 1252 postazioni -fisse o mobili-
monitorate sia durante la
fase di ormeggio in porto (n°808 misurazioni) che in costanza di
navigazione (n°444 misurazioni), all'interno dei locali a diversa
destinazione presenti sulle navi, secondo lo schema riepilogativo in
Tabella II.
Tabella
II Le
misurazioni sono stati eseguite con strumentazione conforme ai requisiti
previsti dal D.Lgs. 277/91; in alcuni casi è stata eseguita anche
analisi spettrale in terza di banda d'ottava. Alcune unità sono state
sottoposte a più tornate di monitoraggio, e in tali casi i dati oggetto
del presente lavoro sono i più recenti. Le misurazioni, di durata
estremamente variabile (fino a 32' di monitoraggio), sono state
effettuate in accordo alle norme UNI, in particolare per quanto riguarda
la stabilizzazione del LAeq su postazioni mobili,
predisponendo planimetria di massima delle installazioni
presenti. Per
quanto riguarda le caratteristiche costruttive, segnatamente la
dislocazione dei Comandi Macchina, il 26% delle navi esaminate non
presentano locale confinato ed insonorizzato in prossimità
dell'Apparato Motore; tra queste, il 4 % non è provvisto di sistemi
elettronici di comando a distanza.
Risultati
Tutti i
risultati delle misure sono stati elaborati in relazione alle macrozone
di rilievo e alle condizioni della nave -ormeggio o navigazione- durante
il monitoraggio. In
particolare, per ciascuno dei raggruppamenti di dati si è proceduto al
calcolo del livello sonoro equivalente teorico di area,
integrando i singoli livelli equivalenti ottenuti sperimentalmente,
con l'intento di definire un livello sonoro ragionevolmente
attribuibile a locali assimilabili su altre navi. Si
sottolinea che tale procedura è stata suggerita anche dal fatto che il
personale marittimo assai raramente opera su una sola nave, anzi è
d'uso che si effettui turnazione sulle varie navi che di solito
compongono le flotte
facenti capo ad unico armatore o gruppo armatoriale .
In Figura 1 sono graficamente raffigurati i valori ottenuti, dove
appare subito evidente che la soglia di rischio di 80 dB.A è superata
ampiamente nei locali di installazione dei motori di propulsione e
ausiliari elettrogeni e aree di lavoro ad essi correlate, nonché nei
locali garages durante le operazioni di caricazione e scaricazione
veicoli:
Figura 1 In
particolare, sulla base di precedenti studi, si è proceduto a
rielaborare ulteriormente i dati sperimentali, rilevati in ciascuna
macrozona, relativamente sia alla fase di ormeggio che alla fase di
navigazione, per valutare l'incidenza che le condizioni di navigazione
hanno sui livelli sonori, e questo anche in osservanza delle indicazioni
emanate dalla IMO (International Maritime Organization) che alle
condizioni di navigazione assegna valenza prioritaria per le misure di
rumorosità, o dei livelli sonori ambientali comunque rilevati. In
Figura 2, poi, è evidenziata l'incidenza delle condizioni di
navigazione rispetto alle condizioni di sosta portuale e ormeggio; si
sottolinea che in ambito marittimo la "produzione" è
proporzionale alla navigazione, e dunque i tempi di sosta sono
consuetamente contenuti al minimo indispensabile (rifornimenti, scarico
e carico merci).
Figura 2 Nella
Tabella III riportiamo i Livelli Equivalenti di Area, nonché gli altri
dati statisticamente rilevanti emersi dai monitoraggi.
Tabella
III Si
segnala che, di solito, nelle fasi di ormeggio portuale le navi sostano
con i Motori Principali disattivati; inoltre, le navi-traghetto
disattivano anche uno o più elettrogeni, per la riduzione di richiesta
di energia a sbarco passeggeri ultimato. È
opportuno ricordare in questa sede che, ai sensi della più recente
normativa, il numero massimo di ore di lavoro a bordo non può superare
le 72 ore in sette giorni, ovvero le 14 ore al giorno, con periodi di
riposo non inferiori a 77 ore in sette giorni ovvero non inferiore a 10
ore quotidiane. Nei fatti, su tutte le navi oggetto del presente studio
i lavoratori marittimi osservano, di norma, un orario di lavoro
di 8 ore, suddivise in due turni di 4 ore ciascuno, intervallati
da due periodi di riposo di 8 ore per il personale di coperta e di
macchina. I sei turni di lavoro giornalieri, consuetamente definiti
"guardie", hanno inizio alle ore 0:00, si susseguono ogni
quattro ore e sono assegnati tradizionalmente secondo il grado ricoperto
a bordo e/o l'anzianità: ciò che, di fatto, consente a ciascun
lavoratore di svolgere una metà orario in ore diurne e l'altra metà in
ore notturne. Nelle Navi dotate di Comando Macchine elettronico,
consuetamente in orario notturno non è previsto il presidio dei Locali
Apparato Motore, se non in caso eccezionale di malfunzionamento e/o
condizioni meteo particolarmente avverse. Il
personale di macchina risulta distinto in graduati (Ufficiali di
Macchina e sottufficiali) e comuni. Consuetamente, la guardia ai comandi
è svolta dall'Ufficiale in turno sotto la supervisione del Direttore di
Macchina, mentre la sorveglianza e la manutenzione ordinaria e
straordinaria degli impianti è materialmente svolta dai sottufficiali e
dai comuni. Ciò nonostante, non è infrequente che l'Ufficiale, in caso
di guasto o segnalazione di allarme di qualche componente, si porti
all'impianto per sovrintendere alle pratiche di ripristino funzionale;
nelle situazioni particolarmente complesse è il Direttore di Macchina,
nella qualità di Ufficiale Superiore, a ispezionare e sovrintendere le
attività. Pertanto,
interpolando i tempi di operatività dichiarati dai Comandi Nave e/o
dalle maestranze all’atto delle misurazioni, è ragionevole stimare
che il Personale di Macchina abbia tempi di permanenza nelle macrozone
ad alta rumorosità, prima identificate, variabili da 2 a 3 ore al
giorno per 7 giorni alla settimana per il Personale Graduato e da 4 a 7
ore al giorno per 7 giorni alla settimana per il Personale Comune, in
funzione del tipo di nave e soprattutto del tipo di navigazione. Al
proposito si segnala che: -
la navigazione costiera avviene prevalentemente negli
orari considerati diurni, ovvero dalle ore 6:00 alle ore 22:00,
con soste frequenti per gli approdi -
la navigazione nazionale su rotte di collegamento con le
isole maggiori avviene invece preferenzialmente in orari notturni
(navi-traghetto) e soste portuali negli orari diurni, e
l’effettuazione di doppia corsa giornaliera è limitata usualmente a
periodi di alta stagione turistica (agosto) -
la navigazione internazionale -soprattutto per il
trasporto merci- è continuativa per tutto il tragitto
interportuale, con durate variabili in funzione delle distanze da
coprire e della velocità di crociera della nave.
Discussione
e conclusioni
Sono state elaborate Valutazioni delle Esposizioni Personali a rumore per i gruppi omogenei rappresentati da addetti di macchina graduati e non graduati, alle condizioni standard di operatività, quindi con impianti e motori perfettamente funzionanti (cioè senza necessità di stazionamento per riparazioni o interventi tecnici), imputando a base di calcolo i tempi medi di permanenza alle sole postazioni verificati durante le numerose misure. La valutazione è stata formulata per le due diverse tipologie di Comando Macchine prima descritte, poiché la presenza di Sala Controllo Propulsione, adiacente ma fisicamente segregata dal resto dei Locali Apparato Motore, modifica sensibilmente il disimpegno delle mansioni dei lavoratori addetti. Gli esiti sono riportati nella Tabella IV . È evidente che tutti i livelli di esposizione così risultano ben al di sopra della soglia di rischio di 90 dB.A; tale significativo fattore di rischio di danno all’udito risulta comunque confermato anche nell’ipotesi di imputare a base di calcolo il valore medio -anziché quello integrato- di quelli sperimentalmente misurati, come riportato in Tabella V. In
figura 3 sono rappresentate graficamente le differenze registrabili tra
livelli integrati e livelli medi nelle diverse macrozone delle navi.
Tabella
IV
Tabella V
Figura 3 Una più
puntuale evidenza del rischio di danno all'udito cui sono soggetti i
lavoratori marittimi del reparto Macchina è però dimostrabile dal
calcolo del Livello di esposizione settimanale ottenuto imputando a base
di calcolo i soli livelli equivalenti minimi registrati durante i
monitoraggi da noi eseguiti, che rappresentano l'ipotesi di una nave ideale
in condizioni ideali durante percorsi ideali, dove in ogni
caso resta superiore a 90 dB.A l'esposizione per tutto il Personale di
Macchina Comune, con eccezione delle navigazioni costiere. Tale ipotesi,
nella realtà, è impraticabile, atteso che anche nelle unità a
propulsione elettrica, dove sono stati registrati i minimi livelli
sonori prodotti dai Motori Propulsori Principali durante il
funzionamento, la produzione di tale energia resta
affidata a generatori diesel di enorme potenza, che infatti hanno
fatto registrare livelli sonori tra i più rimarchevoli. Ciò
che più conta, a nostro avviso, è che -anche nell'ipotesi di livelli
espositivi quotidiani inferiori a 90 dB.A ma superiori a 88.6 dB.A- il
livello di esposizione personale dei lavoratori marittimi è in realtà
maggiorato di un fattore +1.4 ¸
+1.5 rispetto al livello di esposizione quotidiana, a causa della
durata settimanale dell'esposizione,
e pertanto riconducibile alla 3^ Fascia di Rischio come definita
dall'ISPESL per tutti gli altri lavoratori. La
discontinuità delle esposizioni, inoltre, è assolutamente
imprevedibile, in quanto legata non alle tecniche e modalità di
produzione, come avviene per i lavoratori non naviganti, bensì alle
condizioni meccaniche ed ambientali dell'ambiente di lavoro: si pensi
soltanto che nel presente studio non sono state prese in considerazione
le esposizioni cui è soggetto il Personale di Macchina nell'eventualità
di mal funzionamento di qualche motore, generatore o di propulsione,
durante la navigazione. Questa condizione, non infrequente specie nelle
navi più vecchie e in ogni caso correlata alle condizioni di esercizio,
può costringere i lavoratori impegnati nella riparazione anche a più
di otto ore di permanenza in ambienti con livelli sonori ben superiori a
105 dB.A. Nelle unità di più recente costruzione, infine, alcuni
cantieri navali hanno installato "cuffie" fonocoibenti agli
Apparati Motore, ma l'assoluta necessità di ispezione visiva degli
stessi per la sicurezza della navigazione non consente al momento
l'impiego di materiali con capacità isolanti superiori a 8¸10
dB.A, e dunque in situazioni di malfunzionamento anche la parziale
insonorizzazione risulta vanificata dalla necessità di rimozione
temporanea delle "cuffie" per procedere alle riparazioni. Si
conclude dunque che il rumore non può essere considerato ulteriormente
come un fattore di fatica ma esso costituisce un vero fattore di rischio
per il personale navigante, legato indissolubilmente all'ambiente di
lavoro. Bibliografia
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autrice |
"In
primo piano" agosto 2004 |
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