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La
Valutazione dEI FATTORI PSICOSOCIALI di |
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Introduzione
Nella maggior parte dei paesi industrializzati le continue
trasformazioni economiche e lavorative hanno sollevato una nuova domanda
di salute con cui gli operatori della prevenzione si trovano oggi a
confrontarsi (11). Infatti, se la patologia da lavoro tradizionale ad
eziologia monofattoriale (esposizione lavorativa abnorme a polveri,
fumi, gas e vapori etc.) è in diminuzione, sono invece in aumento il
disagio lavorativo e le patologie di tipo aspecifico, attribuibili ad
una origine multifattoriale.
Le
caratteristiche culturali e organizzative del lavoro acquistano
crescente significatività per l'interpretazione del rapporto
ambiente-individuo nell'eziologia delle malattie cronico-degenerative
legate soprattutto alla sfera psichica, agli apparati cardiovascolare,
locomotore e digerente.
Ciò premesso,
il nuovo campo di ricerca della medicina del lavoro e delle scienze
psicosociali sarà necessariamente orientato allo studio delle
work-related diseases o malattie “lavoro-associate” a genesi
multifattoriale. In questo contesto, la terziarizzazione delle attività
produttive suggerisce ricerche sulle relazioni tra organizzazione del
lavoro, stress occupazionale e malattie degenerative emergenti.
A tutt’oggi
il modello fisio-patologico più studiato è quello delle malattie
coronariche e, al proposito, sono stati invocati due distinti meccanismi
di difesa: uno diretto e l'altro indiretto (9, 10).
Il meccanismo
diretto presuppone distinti processi di attivazione e inibizione:
l’attivazione corrisponde alla risposta “lotta/fuga” e alla
reazione di coping attivo
(ossia di far fronte) che si associa ad aumento dell’attività
motoria, della gittata cardiaca e della secrezione di catecolamine e di
cortisolo. In questo caso, gli esiti negativi della reazione da stress
potrebbero essere favoriti da situazioni lavorative dove sia mantenuta
nel tempo un’ attivazione generalizzata (arousal) (corrispondente alla
mobilitazione energetica di lotta/fuga). Può essere il caso di mansioni
sedentarie, caratterizzate da vari tipi di carico psicologico: eccesso
di responsabilità, conflitti di ruolo, orari pesanti, irregolari o
notturni, esposizione a rumore etc..
Anche un basso livello di stimolazione in relazione a compiti
monotoni e ripetitivi è stato indicato come fattore di stress
(sottocarico). Il meccanismo diretto (di inibizione) corrisponde ad una
risposta passiva allo stress, definita come playing
dead reaction (giocare a fare il morto) che si associa ad un aumento
dello stato di allerta associato a inibizione dell’attività motoria,
con vasocostrizione muscolare ed aumento della stimolazione vagale (coping
passivo). Particolare attenzione è stata prestata all’identificazione
degli hot reactors, ovvero
soggetti con iperreattività biologica agli stimoli stressanti, che
sarebbero i più esposti a sviluppare ipertensione arteriosa.
Il meccanismo
indiretto si riferisce ad influenze dello stress riferibili
all’induzione, mantenimento o peggioramento di abitudini di vita
dannose come i disordini dietetici, il fumo di sigaretta, la scarsa
attività fisica, i disturbi del sonno, etc.: fenomeni d’altra parte
correlati ad un aumento dell’ansia.
Questo lavoro
ha lo scopo di fornire ai ricercatori e agli operatori italiani il
modello ed il metodo proposto da R.A.Karasek. per la rilevazione dei
fattori di rischio psicosociale. 1.
MODELLI DI STUDIO DELLO STRESS OCCUPAZIONALE 1.1
Considerazioni
generali
Il termine stress
viene utilizzato sotto diversi aspetti: •
come condizione ambientale •
come valutazione di una condizione ambientale •
come risposta ad una condizione ambientale (definizione di Selye) •
come discrepanza percepita tra le richieste ambientali e la capacità di
farvi fronte, dove le conseguenze del fallimento sono percepite come
importanti dal soggetto.
Molti autori
hanno cercato di identificare i fattori che possono rappresentare degli stressors,
cioè quegli eventi o condizioni ambientali che provocano stress.
Questi fattori possono riguardare condizioni oggettive (turni,
disoccupazione ed altro) e soggettive (percezione di eccessivo carico di
lavoro, conflitti, ambiguità di ruolo, etc.).
Altri autori
hanno cercato di definire le caratteristiche essenziali del lavoro
stressante. Un esempio ci viene dalla lista di Kasl che individua come
aspetti caratteristici: •
la tendenza alla cronicità delle problematiche di lavoro •
il difficile adattamento alla situazione cronicizzata •
il fallimento nel rispondere alle richieste ambientali che porta a
drastiche conseguenze (es: frustrazioni) •
il ruolo e le difficoltà lavorative che influenzano altre aree
d’interazione umana (es: rapporti familiari), aumentando il rischio
per la salute psicofisica.
In questi
ultimi venti anni sono stati
sviluppati modelli teorici
di studio che tentano di concettualizzare
la dinamica eziologica dello stress.
Tra questi è opportuno ricordare il Person
Environment Fit Model di French, Caplan e Van Harrison (13).
Questo modello, come quello di Karasek, è basato sulla
definizione di Mc Grath della discrepanza tra ambiente e
persona.
Il Person
Environment Fit Model di
French, Caplan e Van
Harrison è stato sviluppato da un gruppo di psicologi sociali e del
lavoro dell' Institute for Social Research dell' Università del
Michigan, e si inscrive nella teoria del campo psicologico di
derivazione "lewiniana" in cui il comportamento umano è
funzione degli aspetti personali ed ambientali.
Infatti, per comprendere e descrivere il fenomeno stress,
si tiene conto non solo delle abilità, aspettative, motivazioni
o rappresentazioni sociali della persona (P), ma anche dei fattori e
delle variabili connessi all'ambiente lavorativo (E). Il
modello di French, Caplan e Van Harrison ha il merito di equilibrare la
valutazione personale e soggettiva degli eventi stressanti con le
dimensioni organizzative e le caratteristiche oggettive (competenze,
attitudini, abilità professionali) delle risorse umane. Il
modello P/E analizza i fenomeni secondo due punti di vista: il soggetto
e l'ambiente. Dal
punto di vista del lavoratore viene studiata la relazione esistente tra
i bisogni, le aspettative della persona e la possibilità che
l'organizzazione ha di soddisfarli. Dal punto di vista
dell'organizzazione vengono analizzate le capacità che ha il lavoratore
di far fronte alle richieste lavorative. Il modello opera quindi una
distinzione tra la valutazione soggettiva dell'individuo nei riguardi
dell'ambiente in cui è inserito e della propria immagine lavorativa,
rispetto alla valutazione oggettiva delle caratteristiche intrinseche al
lavoro ed alla persona stessa. Il
modello ipotizza lo sviluppo di strain
(simile alla nostra sollecitazione
inteso come manifestazione a breve termine di stress a livello
fisiologico, psicologico e/o comportamentale), quando c'è discrepanza
tra le richieste dell'ambiente lavorativo e le abilità della persona a
rispondervi. Lo strain sarà
più elevato se c’è prevalenza delle richieste sulle capacità o
discrepanza tra le aspettative della persona e le risorse ambientali
disponibili per soddisfarle. Le richieste ambientali includono il carico
di lavoro e la complessità del lavoro. Le aspettative includono il
guadagno, la partecipazione e coinvolgimento, e l'utilizzazione delle
abilità. Nell'ambito
del modello, quindi, Person fa riferimento alla relazione tra bisogni,
aspettative e possibilità di soddisfarli; Environment alla capacità
del lavoratore di far fronte alle richieste lavorative. La
trasformazione del modello in un metodo di ricerca implica
l'individuazione di dimensioni da misurare e di relazioni tra le
dimensioni; le dimensioni più importanti sono: caratteristiche
dell'ambiente lavorativo:
tipo di organizzazione, compiti o mansioni attribuite al singolo, regole
e metodi di lavoro caratteristiche
della risorsa:
competenza e professionalità, attitudini valutazione
soggettiva delle richieste oggettive dell'ambiente,
influenzata da stati emozionali, motivaziona valutazione
soggettiva delle doti personali:
valutazione di abilità, competenza, valore personale, cioè
autopercezione delle potenzialità. 1.2
Il modello di Karasek e Theorell Il
modello di Karasek-Theorell per lo studio dello stress lavorativo
percepito è stato sviluppato facendo riferimento a queste originali
osservazioni. Prima del 1980 diversi studi avevano valutato alcune
peculiari condizioni psico-sociali
come: carico di lavoro, conflitti di ruolo, alienazione, eventi
stressanti di vita, alta responsabilità e bassa soddisfazione
professionale, considerandole sia separatamente che in associazione con
le malattie cardiovascolari (2,14,29). Nel
1979 Robert A. Karasek
pubblicò il suo primo studio sullo stress lavorativo percepito (21). Il
suo modello originale suggerisce che la relazione tra elevata domanda
lavorativa (job demand, JD) e
bassa libertà decisionale (decision
latitude, DL) definiscono una condizione di job
strain o perceived
job stress“ (stress lavorativo percepito), in grado di spiegare i
livelli di stress cronico e l’incremento del rischio cardiovascolare.
Le due principali dimensioni lavorative (domanda vs. controllo) sono
considerate variabili indipendenti e poste su assi ortogonali. La job
demand si riferisce
all'impegno lavorativo richiesto ovvero: i ritmi di lavoro, la natura
impositiva dell'organizzazione, il numero di ore lavorative e le
eventuali richieste incongruenti. La decision
latitude è definita da
due componenti: la skill
discretion e la decision
authority: la prima identifica condizioni connotate dalla possibilità
di imparare cose nuove, dal grado di ripetitività dei compiti e
dall’opportunità di valorizzare le proprie competenze; la seconda
individua fondamentalmente il livello di controllo dell’individuo
sulla programmazione ed organizzazione del lavoro (23,24).
Il
modello di job strain è
stato approfondito da J.V. Johnson e collaboratori negli Anni ‘80.
Sostanzialmente è
stata aggiunta una terza dimensione: la work
place social support o social
network (18,19). In accordo con questo modello il più elevato
rischio di malattie cardiovascolari si è rilevato nei gruppi connotati
da una elevata domanda lavorativa, da una bassa possibilità decisionale
(DL) e da un basso supporto sociale da parte di colleghi e capi. Johnson
e Stewart hanno anche elaborato una matrice che,
attribuendo punteggi medi delle componenti principali
sopraesposte alle specifiche mansioni, era in grado di stimare
l’esposizione a condizioni di job
strain durante
l’intera vita lavorativa o perlomeno per prolungati periodi
caratterizzati da differenti attività lavorative (20). Nella
versione più concisa del questionario -11 domande- vengono valutati i
rapporti esistenti tra entità della domanda imposta al lavoratore e la
possibilità che questo ha di rispondervi e determinare liberamente le
decisioni inerenti la mansione. Tramite questo strumento è comunque
possibile individuare le classiche quattro condizioni di lavoro,
caratterizzate da: high strain,
elevata domanda con bassa libertà di decisione; passive,
bassa domanda con bassa decisione (tipica di mansioni che non
incentivano le capacità individuali con marcati livelli di
insoddisfazione); active,
elevata domanda con elevata decisione (occupazioni caratterizzate da un
elevato grado di apprendimento e che impongono all’individuo un
intervento in tempi rapidi e con elevata responsabilità) e low
strain, bassa domanda con elevata decisione (situazione lavorativa
ottimale, in cui l’individuo può gestire in autonomia il suo tempo
lavorativo). Tuttora
la teoria di Karasek sembra costituire uno dei modelli più attendibili
nelle ricerche orientate alle valutazioni delle condizioni psicosociali
del lavoro e delle relazioni tra stress e coronaropatie, fatica cronica
(vital exhaustion),
depressione, abuso di farmaci, assenze lavorative, infortuni lavorativi,
disturbi muscolo-scheletrici, mortalità, problemi della sfera
riproduttiva (22,25). I
limiti principali di questo modello sono: §
appare
difficile concettualizzare e
rendere misurabile il concetto di job control che sembra riferirsi a
diversi, ma non ben definiti aspetti che hanno a che fare con l'auton §
non
è sempre chiaro cosa Karasek intenda con i termini interactions e joint
effects di richieste lavorative e ampiezza di decisione: la discussione
va avanti, ma non è stata ancora determinata l'esatta formulazione
matematica dell'interazione; §
il
modello sembra troppo semplice, perché
il controllo non è l'unica risorsa disponibile per fronteggiare le
richieste dell'ambiente; per esempio anche il supporto
sociale collegato al lavoro può funzionare da moderatore delle
richieste lavorative ambientali. In particolare la presenza di
"altri" amichevoli sul lavoro sarebbe elemento positivo per il
benessere psicologico dei lavoratori: vi è testimonianza in letteratura
del fatto che il supporto sociale protegge dallo sviluppo di disturbi
psicologici, agendo contro
stressors e avversità, promuove il benessere ed è terapeutico per chi
ha già sviluppato sintomi di qualche genere.
Il modello di
Karasek non è stato confermato dai risultati sperimentali anche se vi
sono evidenze che alti livelli di autonomia sembrano attenuare
l'esaurimento emotivo. Sul
piano degli studi osservazionali, il modello di K. sembra dare i
migliori risultati quando è usato in studi descrittivi per attribuire
livelli di rischio su base di gruppo (mansioni, titoli di lavoro,
categorie di lavoratori), piuttosto che quando viene usato in studi
analitici che raccolgono informazioni attraverso questionari individuali
volti ad indagare gli assi del modello nel singolo lavoratore.
Il modello e
il questionario di Karasek sono stati applicati soprattutto nello studio
delle patologie cardiovascolari, in particolare tra il 1981 e il 1993,
sono stati pubblicati i risultati di ben 36 studi per lo più scandinavi
e nord-americani, la maggior parte dei quali ha evidenziato una
correlazione positiva tra job
strain e malattie cardiovascolari (CVD) o le altre cause di mortalità,
e tra job strain ed alcuni
fattori di rischio cardiovascolare, in particolare l’ipertensione
arteriosa. Per quest'ultima livelli di associazione maggiori sono stati
trovati quando sono state adottate metodiche di controllo della
variabilità (7,27). Una revisione sistematica delle evidenze è stata
compiuta da Schnall, Landsbergis e Baker nel 1994 (28). Negli studi
condotti su coorti maschili, le stime del rischio relativo connesse a
differenti connotazioni di job strain variavano da 1.6, quando viene
considerato come end-point
la mortalità per tutte le cause, a 1.9 per la mortalità
specifica CVD. Rischi relativi maggiori sono stati riportati per
l'occorrenza di recidive in pazienti infartuati. Per
quanto concerne la consistenza dei risultati tra disegni differenti di
studio, è stato rilevato che associazioni positive sono state ottenute
sia da studi trasversali sia da studi caso-controlli che da studi
coorte. Degli otto studi coorte (dei quali sei hanno considerato come
endpoint le CVD e due la mortalità per tutte le cause) sette hanno
evidenziato associazioni statisticamente significative, diciassette dei
trentasei studi sono stati realizzati su base di popolazione, garantendo
in tal modo un’ampia generalizzabilità. Risultati consistenti sono
stati anche riscontrati quando differenti tipi di CVD sono state
considerate come outcome: CHD,
mortalità o morbilità complessiva per CVD, infarto miocardico acuto
(IMA), ricorrenza di IMA, e mortalità per tutte le cause. Inoltre
associazioni positive sono state riscontrate in differenti gruppi
occupazionali ed in entrambe i sessi. In circa undici studi ove è stato
adottato il metodo indiretto di rilevazione del job
strain, sette hanno riportato associazioni significative e due
risultati non chiari. Purtroppo la maggior parte degli studi finora
condotti si riferisce a selezionati gruppi etnici del Nord Europa o
degli Stati Uniti, ed i lusinghieri risultati ottenuti ne consigliano la
replicazione in altri contesti socio-culturali.
Nella tabella
1 sono indicate altre aree tematiche di possibile uso.
Tabella
1 - Aree tematiche oggetto di ricerca in cui è stato utilizzato il
JCQ in questi ultimi 10 anni. Sintesi relativa a 94 ricerche (da: www.wporkhealth.org) 1.3
Algoritmi di calcolo dei punteggi globali delle scale Diamo
qui un breve riassunto delle successive versioni del questionario. ·
Quality
of Employment Survey (QES) questionnaire:
si tratta di un questionario usato dal Ministero del Lavoro degli Stati
Uniti, tramite l’Università del Michigan, in tre diverse occasioni,
nel 1969, 1972 e 1977 come strumento di conoscenza della realtà
lavorativa di quegli anni. Consisteva
di 9 item dedicati alla Decision Latitude, 5 items allo Psycological
Work Load, 1 item al Physical Work Load, 3 item al Job insecurity, 4
item alla Supervisory Social Support, 5 (?) item alla Coworker Social
Support. Complessivamente, quindi, il
QES constava di 27 (?) item. Da quei dati e da quel questionario
partirono alla fine degli anni settanta Karasek e coll. per costruire il
Job Content Questionnaire (JCQ), creando, mediante l’uso dei risultati
delle tre survey già condotte, un data-base di 4500 questionari da
utilizzare come gruppo di riferimento nella valutazione dei risultati di
altri gruppi di lavoratori. ·
Framingham
Questionnaire: nel 198. Karasek fu
richiesto di fornire un questionario che indagasse gli stressors per
l’apparato cardiovascolare nell’ambito di una coorte di 4000
soggetti seguita fin dalla nascita nella contea di Framingham, Mass.
Karasek elaborò quindi una versione a 27 item del JCQ, derivandolo dal
QES, con alcune aggiunte e alcune sottrazioni, dovute alle specifiche
circostanze d’uso. La versione del JCQ usata nel Framingham Study è
composta da 9 item per la DL, 9 item per la Psy WL, 5 item per la Phy WL,
4 item per la Job insecurity, mentre non appaiono le due scale sul
Social Support, quella del Supervisor e quella dei Coworkers. ·
JCQ
standard 49 items: nel 1985 Karasek
definisce la versione base del JCQ che si mantiene tuttora valida. In
tale versione, che rappresenta un “mix” delle versioni del QES e del
Framingham Study, si hanno 9 item per la scala DL + 1 item (skill level)
per una scala detta di “skill underutilization”, 8 item per la Macro
Level Decision Authority , 9 item per la Psy WL, 5 per la Phy WL, 6 item
per la Job insecurity, 6 item per la Superv.SS, 6 item, infine, per la
Coworker SS. In
appendice sono forniti in dettaglio i criteri per l’assegnazione dei
punteggi delle singole sottoscale. 2.
STRESS OCCUPAZIONALE IN ITALIA: IL MODELLO DI KARASEK Sono
state approntate almeno tre edizioni italiane del questionario di
Karasek. La
prima, ridotta, di 15 domande è stata tratta dal manuale messo a punto
per lo studio dei fattori psicosociali nell'ambito del progetto
MONICA-OMS (29). La
seconda versione, di 35 domande, è stata riconosciuta dall'autore e
utilizzata dallo studio JACE nell'ambito dei programmi BIOMED della
Comunità Europea (16). La
terza (6), è stata predisposta da ricercatori dell’ENEA di Bologna
che, nel tradurla dall’originale,
hanno apportato gli adattamenti ritenuti più necessari per l’utilizzo
del questionario in contesti lavorativi nazionali (in particolare
nell’industria tessile e nel terziario). Questa versione rappresenta
di fatto la recommended version di 49 items, articolata in 8
macrovariabili: 3 sulla dimensione controllo
i cui items indagano su
“giudizio circa le proprie capacità”, “potere decisionale in
rapporto al compito specifico” e
“potere decisionale a livello di politica aziendale”;
3 sulla dimensione domanda
i cui items indagano su “carico di lavoro psicologico”,
“carico di lavoro fisico” e “insicurezza lavorativa” mentre le 2
restanti dovrebbero consentire valutazioni sugli aspetti relazionali
(supporto sociale da parte dei superiori e supporto sociale da parte dei
colleghi, rispettivamente). Vi è autorevole testimonianza in
letteratura che, al di là delle due dimensioni fondamentali controllo
e domanda, il supporto
sociale sia da intendersi come ulteriore risorsa disponibile e come
“modulatore” delle richieste che provengono dal contesto lavorativo.
Nel 1998, la traduzione del “Recommended Format (49 questions): 6/94 -
Rev. 1.5 del Job Content Questionnaire di R.A. Karasek, 1985” è stata
sottoposta all’approvazione dell’autore e, attraverso l’invio
della richiesta back version, si
è reso possibile il confronto con la versione originale. La
seconda e la terza edizione
sono servite come base per
la stesura della versione qui proposta.
Gli
studi italiani (tabella 2) sono stati soprattutto di tipo epidemiologico
per la valutazione del rischio cardiovascolare e muscoloscheletrico, ma
anche di ricerca applicata finalizzata ad interventi ergonomici negli
ambienti di lavoro. Tabella 2 - Alcune utilizzazioni del JCQ in Italia
In
fase di valutazione del rischio nei contesti organizzativi
il ricorso alla soggettività
lavorativa, consentita da strumenti di autovalutazione come il Job
Content Questionnaire di Karasek, ha il pregio di favorire soprattutto: 1.
la valutazione del grado di stress
occupazionale derivante dall’incongruenza fra impegno richiesto e
possibilità di “gestire” questa tensione fra efficienza e salute,
nel senso di evitare o ridurre il
rischio di disturbi funzionali a carico di organi o apparati; 2. la
percezione e individuazione delle condizioni ambientali (fisiche ed
organizzative) nell’ambito dei diversi sistemi
specialistico-funzionali (i vari reparti o gruppi di lavoro), da
ottimizzare secondo le priorità che
emergono dalla elaborazione dei dati raccolti con gli strumenti di
ricerca. 3.
UNIFICAZIONE DELLE VERSIONI ITALIANE
Le
traduzioni italiane di cui abbiamo parlato, pur risalendo a
versioni originali differenti per epoca ed obiettivi d'impiego, hanno
gran parte degli items in
comune. È stata effettuata un'analisi fattoriale per accertare che il
costrutto delle versioni italiane fosse equivalente a quello originale
presentato dagli autori del questionario ed è stato determinato l'alpha
di Chronbach per verificare che ciascun item
fosse omogeneo agli altri items
del raggruppamento a cui appartiene per la codifica del punteggio
(principalmente il punteggio è suddiviso in percezione del: carico di
lavoro psichico e fisico, lavoro stimolante-creativo o
monotono-ripetitivo, padronanza e controllo sul proprio compito
specifico, potere decisionale nell'ambito delle istituzioni aziendali e
nelle associazioni sindacali, insicurezza sul futuro e la stabilità del
proprio impiego, sostegno da parte dei colleghi e sostegno da parte dei
superiori). Alla
versione dell'originale inglese (6/94 - Rev. 1.5). sono state affiancate
entrambe le traduzioni italiane. L'analisi linguistica comparata si è
avvalsa del parere di un'interprete di madre lingua ed è stata condotta
insieme da tutti i membri del gruppo con l'attenzione rivolta a: ·
mantenere la traduzione più vicina
possibile all'originale, anche nella sua formulazione sintetica, ma con
aderenza alle modalità espressive della lingua italiana; ·
evitare espressioni che si prestino a
differenti interpretazioni e significati (evidenziate, nelle versioni
precedenti, da un peso fattoriale basso e distribuito su più fattori
e/o causa di un abbassamento dell'alpha di Chronbach nel raggruppamento
previsto); · evitare parole come "creativo", "autonomo", che vengono generalmente considerate come caratteristica intrinseca del tipo di professione esercitata, invece di essere intese come situazione personalmente sperimentata nel corso del proprio lavoro (per es: un infermiere non dirà mai che il suo lavoro è creativo, ma potrebbe rispondere affermativamente all'asserzione che deve spesso trovare soluzioni originali a situazioni impreviste). È stato quindi esplicitato il concetto sotteso a queste stesse parole; .
modificare le voci su "livello educativo", strutture a
sostegno dei lavoratori" e "contratti d'assunzione" in
base alla effettiva realtà italiana. 4. PROSPETTIVE DI RICERCA SULLO STRESS Ad
ogni fase storica di evoluzione delle organizzazioni
si è accompagnato l'uso di nuove macchine e/o tecnologie e ogni
volta queste hanno comportato processi di adattamento dell'uomo
(organizzazione scientifica del lavoro, meccanizzazione, automazione,
informatizzazione ecc.). A tali processi la psicopatologia del lavoro ha
attribuito un’ importanza connessa al “potenziale minaccia” che
tali nuove tecnologie avevano nei confronti dell'identità sociale, del
ruolo e della "soggettività" dei lavoratori.
I nuovi
modelli integrati del lavoro umano e in particolare
dell’organizzazione del lavoro sempre più improntata sulla ricerca
della qualità , hanno prodotto profonde modificazioni nelle attività
lavorative.
Più generale
e dal punto di vista della fisiologia del lavoro si sta passando
progressivamente nel tempo da attività a carattere prevalentemente
motorio ad attività a carattere prevalentemente cognitivo. Per
questo motivo l'interesse delle "discipline del lavoro" si sta
focalizzando progressivamente sulle caratteristiche umane (percettive,
cognitive, relazionali) implicate dall'introduzione di sistemi
flessibili automatizzati e autocontrollati.
In questo
contesto possiamo ipotizzare che la differenziazione del carico di
lavoro conseguente all'introduzione delle nuove tecnologie, possa
contemporaneamente provocare una maggior soddisfazione lavorativa come
risultato di una risposta creativa che genera un maggior livello di
controllo tra la persona e la realtà lavorativa, ma anche una sindrome
da deprivazione o monotonia industriale dovuta all'automatizzazione di
comportamenti di routine come conseguenza di risposte solite a richieste
solite.
Gli studi
psicologici sul carico di lavoro si sono concentrati essenzialmente
sulla performance, cioè
sulla prestazione che l'individuo può fornire in base alle sue capacità
e al contesto lavorativo. E’ chiaro che un carico di lavoro
"eccessivo", ma anche una sottostimolazione possono
rappresentare un fattore di rischio e quindi essere causa di situazioni
stressanti per il lavoratore.
Gli studi
effettuati nell'ambito della medicina del lavoro hanno invece riguardato
la condizione di stress in quanto effetto e risultato: si sono
concentrati quindi sulla fase conseguente la performance, intendendola
come valutabile nei termini di patologia nel caso di un carico di lavoro
discrepante con le capacità del soggetto.
Appare quindi,
in questo contesto, di fondamentale importanza avere dei modelli teorici
di riferimento e degli strumenti validi per la valutazione del carico di
lavoro e dello "stress" in ogni situazione lavorativa.
Da una
indagine svolta nel 1996 dalla Fondazione Europea per il Miglioramento
delle Condizioni di Vita e di Lavoro (15), con sede a Dublino, è emerso
che lo stress, dopo il mal di schiena, è il secondo problema tra quelli
più frequentemente segnalati dai lavoratori europei. La stessa indagine
evidenzia come la quota di lavoratori che utilizza strumenti informatici
sia rilevante e in continua espansione. Circa il 20% dei lavoratori usa
il computer come strumento base del proprio lavoro.
In una epoca
in cui si pensava che il taylorismo fosse in via di estinzione
permangono ed hanno ancora notevole
diffusione le attività lavorative di tipo ripetitivo e monotono. Il
notevole incremento dei ritmi e della velocità del lavoro oltre a
essere determinato da una maggiore
competitività e anche conseguente al fatto che l'automazione,
introdotta a blocchi nei
cicli lavorativi, ha determinato a carico dei lavoratori
"superstiti", non ancora sostituiti dalle macchine, un aumento
dei ritmi.
L'incremento
del ritmo di lavoro in questi ultimi venti anni è dimostrato anche da
un aumento delle patologie da sovraccarico funzionale dell'arto da
movimenti ripetitivi, come ad esempio la sindrome del tunnel carpale da
data entry.
La capacità
di problem solving ed il controllo integrato di qualità sono oggi le
prestazione più frequentemente richieste ai lavoratori.
Altro elemento
da considerare come possibile causa di stress è la precarietà del
lavoro, determinata dall'incremento dei lavori
atipici.
In tale
contesto, caratterizzato dunque da un aumento dei fattori di rischio di
tipo organizzativo ed emozionali, è evidente che gli effetti dello
stress/strain sui diversi apparati dell'organismo (cardiovascolare,
psichico, metabolico ecc.) rappresentano oggi una delle cause più
importanti di malattia e d’assenza dal lavoro.
Tale
situazione è aggravata in Europa anche dal fatto che la popolazione
lavorativa ha una età media abbastanza alta (31% dei lavoratori ha più
di 45 anni) e ciò non è un fattore favorente la capacità di
adattamento alle mutate condizioni di lavoro o ai futuri ulteriori
cambiamenti.
Una ricerca
condotta nel 1992 (26) sulle strategie di
prevenzione dello stress in un campione di aziende europee
evidenziò come le attività preventive mirate all'individuo ed alla
prevenzione secondaria (interventi sui casi di disagio iniziale) e
terziaria dello stress (interventi sull'assenteismo per malattia) non
fossero intraprese più spesso di quelle dirette all'ambiente di lavoro
ed alla prevenzione primaria.
Inoltre gli interventi erano più spesso rivolti a ridurre gli
stressors di tipo fisico (es. rumore, inquinanti ambientali etc.)
rispetto a quelli di tipo psicosociale (ritmi di lavoro, turni etc.).
Tra i fattori che maggiormente sollecitavano i datori di lavoro ad
affrontare il problema, venivano menzionati il "morale dello
staff" e la normativa. Si trattava comunque di aziende medio grandi
con disponibilità economiche e che ritenevano il benessere dello staff
come una importante ragione per occuparsi del problema.
Il management era generalmente coinvolto e presente in tutte le
fasi di gestione dell'intervento.
Alla luce di
queste considerazioni emerge sempre più evidente la necessità di
promuovere ricerche sul carico di lavoro mentale e stress/strain. Tali ricerche dovrebbero indagare prevalentemente gli ambiti sino ad oggi più trascurati. La tabella uno, relativa agli impieghi del Job Content Questionnaire, mostra quali sono stati sino ad oggi gli effetti più studiati dello stress.
Mentre sono
state svolte molte indagini per capire le relazioni tra stress, malattie
cardiovascolari e ipertensione, poche ricerche sono state realizzate per
valutare l'efficacia delle misure organizzative adottate per ridurre le
condizioni di stress e conseguentemente le malattie derivanti. Tali
ricerche sono forse quelle che nel campo preventivo occupazionale
possono avere il maggior significato. L'aver fornito agli operatori italiani della prevenzione di una versione unificata del Job Content Questionnaire, speriamo possa rappresentare una occasione di studio del problema ed una opportunità di confronto su basi più omogenee e ripetibili di quanto avvenuto sino ad oggi. Appendice Criteri
di assegnazione dei punteggi ai 49
ITEMS della versione italiana e modalità per la elaborazione Significato
del punteggio attribuito ai vari items
Considerando i
49 item della versione consigliata dagli autori, si può vedere come
nella maggior parte dei casi le risposte consistano in quattro livelli
di concordanza con le affermazioni riportate nell'item. I punteggi
attribuiti vanno da 1 per l'opinione assolutamente discordante a 4 (o 5
nel caso dell’item 35) per quella decisamente concordante. Eccezioni a
questa regola sono gli item 12, 15, 16, 33, 35, QIV 5§. Item
12: Quante persone fanno parte
del suo gruppo di lavoro: e' inserito nella sottoscala Macrolevel
Decision Authority della scala Decision Latitude. La codifica proposta
in cinque livelli consiste nel valore di 1 (lavoro da solo), 3 (da 2-5
persone), 8 (6-10 persone), 15 (11-20 persone), 30 (oltre 20). Un tale
scoring da all'item un peso notevole nel punteggio complessivo della
sottoscala e quindi della scala. La codifica utilizzata per i tre gruppi
centrali consiste in un valore intermedio compreso nell'intervallo
previsto in quella modalità (es.
3 valore intermedio dell'intervallo 2-5). Non rispettano questo criterio
la prima e l'ultima categoria che quindi assumono pesi di differente
significato. Non viene spiegato il motivo di una scelta così rilevante
nello scoring di questo item. Item
15: Uno dei miei compiti è
quello di supervisionare il lavoro svolto da altre persone: item
inserito nella medesima sottoscala. Le risposte vanno da 1 a 5 e non
tengono conto del peso numerico delle modalita' (No; da 1 a 4 persone;
da 5 a 10 persone; da 11 a 20 persone più di 20 persone). Item
16: Faccio parte di un sindacato
o associazione dei lavoratori: item inserito nella stessa
sottoscala. Risposta dicotomica Si/No (5/1) Item
33: Il mio lavoro si può
considerare: item inserito nella scala della Job Insecurity. Lo
scoring è 1,4,4,4,9. Vengono quindi considerate equivalenti le risposte
centrali (Stagionale, con frequenti interruzioni, a tempo determinato).
Il punteggio 9 è corrispondente “a dato mancante”, quindi non deve
essere considerato nella elaborazione. Item
35: Nell'ultimo anno, mi sono
spesso trovato nella condizione di perdere il lavoro o di essere
licenziato: il punteggio va progressivamente da 1 a 5 Item
Q IV 5§: A prescindere dal
titolo di studio da me posseduto, per svolgere il mio lavoro sarebbe
necessario avere un titolo di: si tratta di un item facente parte
della sottoscala skill discretion, parte della scala Decision Latitude.
Il punteggio e' attribuito in base alla durata in anni del rispettivo
titolo di studio. ATTENZIONE: il punteggio di tale item non rientra nel
calcolo della sottoscala e quindi della scala della Decision Latitude.
Il punteggio di questo item sottratto del punteggio determinato dagli
anni di studio effettivamente svolti dal soggetto che risponde,
contribuisce al calcolo della Skill Utilization, sottoscala che non e'
direttamente utilizzata nel modello JCQ Item
22 e 26: Mi è richiesto un
lavoro eccessivo; Durante il lavoro sono sottoposto a richieste tra loro
contrastanti: nell’originale in lingua inglese il senso della
domanda appare esattamente opposto. Nell’algoritmo di calcolo della
scala relativa si deve tenerne conto. D.L.
= Decision Latitude = Skill
Discretion + Decision
Authority Si
tratta della scala più estesamente usata nella sua forma standard. Si
mantiene identica fin dalla versione nel QES. L’aggiunta di un settimo
item (QIV-5§) alla
sottoscala della Skill discretion
non viene considerata nel calcolo del punteggio, avendo invece come
scopo quello di calcolare il punteggio a una scala autonoma la Skill
underutilization scale. Nel JCQ standard a 49 item vengono raccolti
altri 8 items raggruppati
nella sottoscala Macro-Level
Decision Authority. Un confronto dei punteggi complessivi con quelli
del data-base esistente prevede l’uso nel calcolo della DL delle sole
prime due scale. Skill
Discretion
= [Q3+Q5+Q7+Q9+Q11+(5-Q4)]*2
6 item range
12-48 Decision
Authority
= [Q6+Q10+(5-Q8)]*4
3 item range
12-48 Decision
Latitude Macro
= [DL-Group + DL-Formal + DL-Union]/3 (*)
range 2-8
(*)
/2 se Q12 o Q16 = 1; /1 se Q12 e Q16 = 1 Decision
Latitude -Group
= [Q13A+Q13B] (=missing value
<recode to 0> se Q12 = 1) Decision
Latitude –Formal = [Q14+Q15] Decision
Latitude –Union
= [Q17+Q18]
(=missing value <recode to 0> se Q16 = 1) Va aggiunto che nella versione QES alla domanda “Union Membership” (Q16) viene attribuito un punteggio di 1 se la risposta e’ NO e di 5 se la risposta è SI Skill Underutilization scale = (QIV-5 - titolo di studio effettivamente posseduto) entrambi in anni. J.D.
= Job Demand = Psy.WL
+ Phy.WL Questa
scala risulta aver subito maggiori mutamenti nella sua composizione nel
corso delle versioni. Infatti nel QES era composta da 5 items
per il Psy.WL e 1 per il Phy.WL, mentre nella versione per il Framingham
Study risultava composta da 9 item per la Psy.WL e 5 items
per la Phy.WL. Tale versione veniva poi adottata nel JCQ a 49 items.
Di seguito viene prima fornita la scala utilizzata nel QES, l’unica
per la quale esistano valori di riferimento, e successivamente le
integrazioni introdotte. Psychol.Job
Dem. =
[(Q19+Q20)*3+((5-Q23)+Q22+Q26)*2]
5 item
range 12-48 Physical
Job Dem.
= Q21
1
item
range 1-4 Integrazioni
per la versione di Framingham, inserite nel JCQ a 49 item: Psycol.Job
Dem. =
[Q19+Q20 + Q22 + (5-Q23) + Q26 + Q27 + Q28 + Q29 + Q32] 9
item range 9-36 Physical
Job Dem. (Phy.Exertion)
= [Q21 + Q24 + Q25]
3 item range
3-12 Physical
Job Dem. (Phy.Isometric Load) = [Q30 + Q31]
2 item range
2-8 S.S.
= Social Support = Supervisor support + Coworker support Più
che rappresentare un’ ulteriore dimensione nel modello
Job-Control-Demand la scala del supporto sociale serve per
“controllare” in fase di analisi dei risultati per questo elemento,
cioè per stratificare i questionari in funzione di un alto o basso
supporto sociale al lavoro. Gli items Q50 per la sottoscala del
Supervisor SS e Q55 e Q57 per quella del Coworker SS non sono calcolati
nello scoring perché considerati domande-controllo. Infatti hanno lo
stesso costrutto logico degli items
Q51 e Q56, Q58 rispettivamente, anche se le prime due con senso
rovesciato. Supervisor
support = [Q48 + Q49 + Q51 + Q52]
4 item range 4
– 16 Coworker
support = [Q53 + Q54 + Q56 + Q58]
4 item range 4 – 16 Gli
items 50, 55 e 57 non rientrano in alcuna elaborazione, ma sono
utilizzati come domande di controllo in fase di valutazione di
questionario rispetto agli tems 51, 57 e 58 (50 vs 51, 55 vs 56 e 57 vs
58. J.I.
= Job Insecurity Job
Insecurity
= [Q33 + Q36 + (5 - Q34)]
3 item range 3
– 12 Job
Insecurity 2
= [Q33 + Q35 + Q36 + (15- (Q34 + Q37 + Q38))]
6 item range 6 –
24 Karasek
aggiunge poi una serie di scale ulteriori che esplorano altri importanti
caratteristiche del soggetto sia da un punto di vista sociale sia da
quello psicologico. Tuttavia tali scale possono essere sostituite da
altre di significato equivalente oppure da scale scelte dal ricercatore
autonomamente volte ad esplorare specifici aspetti inerenti il lavoro
dei soggetti interessati alla raccolta di dati. Esiste infine un piccolo
gruppo di items descrittivi delle caratteristiche demografiche e di
lavoro che sono indispensabili per poter correttamente collocare il
singolo soggetto nel gruppo di riferimento a lui omogeneo per le
suddette caratteristiche. Di seguito elenchiamo tali items
che debbono obbligatoriamente essere presenti tra le informazioni
raccolte dagli interessati se si vogliono poi compiere confronti
corretti con la popolazione di riferimento. Sesso
<1 = maschio, 2 = femmina> Età
< anni> Razza
<1 caucasica, 0 = non caucasica> Titolo
di studio
< anni > Grandezza
dell’impresa < numero di lavoratori presenti nello stabilimento o luogo di
lavoro> Mansione < Codice a tre cifre del censimento occupazionale
statunitense> Settore
produttivo < E’ preferibile il codice SIC a tre cifre, ma anche codici
più generici possono andare bene> Vengono
inoltre menzionate altre tre caratteristiche da raccogliere, il livello
di guadagno in dollari/anno, la localizzazione nel sud, la
localizzazione rurale. Tuttavia tali informazioni paiono relative alla
sola realtà statunitense e non sono utilizzabili nel nostro paese. Informazioni
Il
Job Content Questionnaire nella versione originale americana può essere
ottenuto facendone apposita richiesta al seguente indirizzo web: www.uml.edu
Quanto
alla traduzione italiana del questionario si
può fare riferimento a Emanuela Fattorini
(efattorini@tiscalinet.it)
o a Riccardo Tartaglia (centro.ergonomia@mail.asf.toscana.it). BIBLIOGRAFIA 1.
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WHO
Regional Office For |
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di |
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Baldasseroni A.*, Camerino D.**, Cenni P.°, Cesana G.C.°°, Fattorini E.***, Ferrario M.°°, Mariani M*, Tartaglia R. °°° *Azienda Sanitaria di Firenze U.O. Epidemiologia, ** Clinica del Lavoro “L.Devoto” Università degli Studi di Milano, *** ISPESL Dipartimento Medicina del Lavoro Laboratorio di Psicologia e Sociologia del Lavoro,° ENEA Bologna, °° Dipartimento di Medicina Clinica, Prevenzione e Biotecnologie Sanitarie Università degli Studi di Milano Bicocca, °°° Azienda Sanitaria di Firenze Centro Ricerche in Ergonomia |
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