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LA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
a cura del |
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1. INTRODUZIONE Le affezioni
cronico-degenerative della colonna vertebrale sono di assai
frequente riscontro presso collettività lavorative
dell’agricoltura, dell'industria e del terziario. Esse,
sotto il profilo della molteplicità delle sofferenze e dei
costi economici e sociali indotti (assenze per malattia, cure,
cambiamenti di lavoro, invalidità) rappresentano uno dei
principali problemi sanitari nel mondo del lavoro. 2. PRECEDENTI NORMATIVI Va registrata
una relativa povertà della preesistente normativa italiana
sulla materia. 3. IL TITOLO V° DEL D.Lgs 626/94 In tale Titolo, con tre articoli (n. 47, 48, 49) ed un allegato (allegato VI) viene recepita la direttiva comunitaria n. 269/90 in modo sostanzialmente immodificato sia pure in un quadro di congruenze con l’intero testo del decreto. Con riferimento al testo dei tre articoli in questione valgono le seguenti note e considerazioni: a) L’articolo 47, che definisce il campo di applicazione, chiarisce in particolare che cosa si intende per azioni od operazioni di movimentazione manuale di carichi, ricomprendendo fra esse non solo quelle più tipiche di sollevamento, ma anche quelle, rilevanti, di spinta, traino e trasporto di carichi che “IN CONSEGUENZA DI CONDIZIONI ERGONOMICHE SFAVOREVOLI COMPORTANO, TRA L’ALTRO, RISCHI DI LESIONI DORSO-LOMBARI”. Si noti che il significato dell’inciso “TRA L’ALTRO è ovvio: nella movimentazione manuale di carichi vi sono altri tipi di rischio quali quelli di infortunio o per altri segmenti dell’apparato locomotore diversi dal rachide dorso-lombare (es. cumulative trauma disorders del tratto cervicale e degli arti superiori) o ancora per altri apparati (es. cardiovascolare) che pur non essendo l’oggetto principale dell’attenzione del Titolo V°, andranno comunque considerati sulla scorta delle indicazioni dello stesso D. Lgs. 626/94 e di altre norme di carattere generale o particolare. b) L’articolo
48 identifica gli obblighi specifici del datore di lavoro
delineando una precisa strategia di azioni. Tale strategia,
riassunta nello schema di flusso più avanti proposto, prevede
nell’ordine di priorità : Di grande
interesse è, per altro verso, l’esame dell’allegato VI°.
Esso infatti fornisce un’ampia lista dei diversi elementi
lavorativi ed individuali che, se presenti, da soli o in modo
reciprocamente interrelato, comportano un rischio più o meno
elevato per il rachide dorso-lombare. Tale specifica quantitativa merita alcune notazioni: a) sotto il
profilo letterale con essa si afferma soltanto che 30 kg è
comunque un peso di carico troppo pesante: se ne desume per
converso che, anche essendo ininfluenti gli altri elementi e
fattori riportati nell’allegato, il massimo peso di carico
movimentabile individualmente è comunque inferiore a 30 kg. Va infine ricordato che taluni degli elementi di rischio riportata nell’allegato non riguardano unicamente l’aspetto del sovraccarico sul rachide dorso-lombare, ma pure meritano un’attenzione e valutazione puntuale ai fini del contenimento dei rischi di infortunio o di carattere igienistico. Tali sono ad esempio le voci 3° e 5° del punto 1 (caratterstiche del carico), 3° e 4° del punto 2 (sforzo fisico richiesto) nonchè la maggior parte delle voci del punto 3 (caratteristiche dell’ambiente di lavoro). 4. PROCEDURE, MODELLI E CRITERI DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO CONNESSO ALLA MOVIMENTAZIONE MANUALE La valutazione
del rischio connesso alla attività di movimentazione manuale
di carichi va necessariamente preceduta da una analisi del
lavoro (verosimilmente operata nel contesto della più
generale valutazione dei rischi di cui all’art. 4 del D.lgs)
con cui in particolare si possa evidenziare se, tra i compiti
lavorativi previsti per uno o più lavoratori sono compresi
quelli di movimentazione manuale di carichi nonchè, nel caso,
le caratteristiche tipologiche, di durata e di frequenza degli
stessi. SCHEMA GENERALE DI FLUSSO NELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CONNESSO A MOVIMENTAZIONE MANUALE DI CARICHI 4.1 Valutazione di azioni di sollevamento Come detto, per
tale genere di azioni è utile ricorrere al più recente
modello proposto dal NIOSH (1993) che è in grado di
determinare, per ogni azione di sollevamento, il cosiddetto
“limite di peso raccomandato” attraverso un’equazione
che, a partire da un massimo peso ideale sollevabile in
condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di
elementi sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi
fattori di demoltiplicazione. Il modello generale
dell’equazione del NIOSH è riportato in fig. 1.
Ne deriva lo
schema di fig. 2 che può essere usato comodamente come scheda
di valutazione del rischio connesso ad azioni di sollevamento. Figura 1 - NIOSH 1993. Modello raccomandato per il calcolo del limite di peso raccomandato Applicando la
procedura a tutti gli elementi considerati si può pervenire a
determinare il limite di peso raccomandato nel contesto
esaminato. · sollevamento
di carichi svolto in posizione in piedi (non seduta o
inginocchiata) in spazi non ristretti Per coloro che
non volessero ricorrere allo schema di fig. 2 vengono forniti
in tabella 1 gli estremi per il calcolo analitico dei diversi
fattori (per i fattori presa e frequenza fare riferimento alle
fig. 2 e tabella 2). a) per ciascuno
dei compiti potranno essere preliminarmente calcolati gli
indici di sollevamento indipendenti dalla frequenza/durata,
tenendo conto di tutti i fattori di Fig. 2 o della Tab. 1, ad
eccezione del fattore frequenza. Tabella 1 - Elementi per il calcolo analitico del peso limite raccomandato Costante di peso (CP) =
Fattore
verticale (A) = 1 - (0,003 _ V - 75) ove V = altezza delle
mani da terra (cm) _________________________________________________________ In ogni caso
l’indice di sollevamento (composto) attribuito agli addetti
che svolgono compiti multipli di sollevamento sarà almeno
pari (e sovente maggiore) di quello derivante dalla
valutazione del singolo compito più sovraccaricante
(considerato con la sua specifica frequenza/durata). Figura 2 - Calcolo del peso limite raccomandato Tabella 2 - Fattore frequenza in funzione di n. azioni, durata del lavoro (F).
Nel presentare
la propria proposta, il NIOSH riferisce che la stessa risulta
protettiva (partendo da 23 kg) per il 99% dei maschi adulti
sani e per una percentuale variabile tra il 75 e il 90% delle
femmine adulte sane. sollevamenti
eseguiti con un solo arto: sollevamenti
eseguiti da 2 persone: Per sollevamenti svolti in posizione assisa e sul banco di lavoro non superare il valore di 5 kg per frequenze di 1 v. ogni 5 minuti (diminuire il peso per frequenze superiori). 4.2 Valutazione di azioni di trasporto in piano di carichi e di tirare e spingere (con l’intero corpo) Non esiste per
tali generi di azioni un modello valutativo collaudato e
scaturito dall’apprezzamento integrato di molteplici
approcci, come è quello del NIOSH per azioni di sollevamento. tab 3 tab4 tab5 4.3 Indicatori di rischio e azioni conseguenti Come si è
visto è possibile, sia pure attraverso percorsi diversi in
funzione delle diverse azioni di movimentazione, arrivare a
esprimere indicatori sintetici di rischio derivati dal
rapporto tra il peso (la forza) effettivamente movimentato e
il peso (la forza) raccomandato per quell’azione nello
specifico contesto lavorativo. · L’indice
sintetico di rischio è < 0,75 (area verde): la situazione
è accettabile e non è richiesto alcuno specifico intervento. · L’indice sintetico di rischio è > 1 (area rossa). La situazione può comportare un rischio per quote crescenti di popolazione e pertanto richiede un intervento di prevenzione primaria. Il rischio è tanto più elevato quanto maggiore è l’indice. Vi è necessità di un intervento IMMEDIATO di PREVENZIONE per situazioni con indice maggiore di 3; l’intervento è comunque necessario anche con indici compresi tra 1 e 3. Programmare gli interventi identificando le priorità di rischio. Riverificare l’indice di rischio dopo ogni intervento. Attivare la sorveglianza sanitaria periodica del personale esposto. 5. CONSIDERAZIONI DI SINTESI SULLA VALUTAZIONE DELLE AZIONI DI MOVIMENTAZIONE Il presente
contributo è stato preparato nel tentativo di proporre, oltre
che una chiave di lettura di quanto disposto dal Titolo V°
del D.lgs. 626/94, anche delle metodiche di valutazione del
rischio connesso alla movimentazione manuale di facile
applicazione sul campo. Sotto il profilo operativo si vuole qui inoltre chiarire che sebbene l’art. 47 stabilisca che le norme del titolo VI° si applicano a qualsiasi azione di movimentazione manuale in tutti i contesti di lavoro, sotto il profilo applicativo le procedure di valutazione potranno rivolgersi a: a) carichi di
peso superiore a 3 kg. Inoltre,
laddove esistano “serie omogenee” di posti e modalità di
lavoro, sarà possibile procedere, in prima istanza, e operate
le opportune verifiche, ad una valutazione campionaria che sarà
considerata rappresentativa dell’intera serie da analizzare. 6. LA SORVEGLIANZA SANITARIA DEI LAVORATORI ADDETTI AD ATTIVITÀ DI MOVIMENTAZIONE MANUALE DI CARICHI 6.1 Riferimenti normativi L’articolo
48, comma 4, punto c) del decreto legislativo 626/94 prevede
che il datore di lavoro sottoponga a sorveglianza sanitaria
gli addetti ad attività di movimentazione manuale di carichi. a) accertamenti
preventivi per valutare l’eventuale presenza di
controindicazioni al lavoro specifico. Entrambi tali
accertamenti comportano l’espressione di giudizi di idoneità
e comprendono esami clinici, biologici ed indagini
diagnostiche mirate allo specifico rischio (lesioni del
rachide dorso-lombare nella fattispecie). 6.2 Finalità della sorveglianza sanitaria Le finalità
generali della sorveglianza sanitaria sono di tipo
eminentemente preventivo e destinate a verificare, prima
dell’avvio al lavoro e poi nel tempo l’adeguatezza del
rapporto tra specifica condizione di salute e specifica
condizione di lavoro dei lavoratori singoli e, in seconda
istanza, collettivamente considerati. a) identificare
eventuali condizioni “negative” di salute ad uno stadio
precoce al fine di prevenirne l’ulteriore decorso; 6.3 Patologie di interesse Pressocchè tutte le patologie che coinvolgono il rachide (indipendentemente dai meccanismi etiopatogenetici) sono di specifico interesse se non altro ai fini dell’espressione dei giudizi di idoneità al lavoro (si veda al proposito anche quanto riportato nelle tabelle 8, 9a e 9b): tuttavia è bene chiarire che, ai presenti fini, esse possono essere grossolanamente suddivise in due diversi gruppi: a) patologie
non etiologicamente correlabili con l’attività di lavoro
(es. patologie su base costituzionale, metabolica o genetica
di tipo prevalentemente malformativo) ma che sono influenzate
negativamente dal sovraccarico biomeccanico e che pertanto
rappresentano una condizione di ipersuscettibilità nei
soggetti che ne sono portatori; 6.4 Periodicità degli accertamenti Come suggerito
dalla norma, la sorveglianza sanitaria mirata va attivata
verso i singoli soggetti al momento della loro
“assunzione” o “avviamento al lavoro” naturalmente
laddove gli stessi siano destinati ad attività con
movimentazione manuale di carichi. 6.5 Protocolli Fermo restando
che il medico competente ha il diritto-dovere di attivare, nei
limiti della deontologia professionale, delle norme di legge e
delle finalità della sorveglianza sanitaria, quelle che a suo
parere sono le procedure cliniche più adeguate, in questa
sede verranno forniti degli orientamenti utili più che altro
ad uniformare i criteri di comportamento e a rendere
paragonabili i dati raccolti in contesti diversi. a) l’
utilizzazione generalizzata dell’ indagine anamnestica
mirata; 6.6 Utilizzazione dei dati collettivi degli screening periodici Gli strumenti
di screening proposti consentono di inquadrare,
indipendentemente dagli ulteriori accertamenti eventualmente
attivati in chiave individuale, ogni soggetto secondo i
sintomi accusati negli ultimi dodici mesi (positività
all’intervista anamnestica) o, sulla scorta dell’esame
clinico-funzionale, secondo un sistema di catalogazione dei
sintomi e segni in tre distinti gradi di spondiloartropatia
clinico-funzionale (SAP) rispettivamente per i tratti
cervicale, dorsale e lombosacrale. Tale verifica infatti rappresenta: a) una modalità
di controllo (sugli effetti) della qualità della valutazione
del rischio e, più che altro, delle misure di prevenzione
primaria specificamente adottate. Tabella
6 - Risultati dello screening clinico-funzionale del rachide
in un gruppo maschile di controllo
Tabella
7 - Risultati dello screening clinico-funzionale del rachide
in un gruppo femminile di controllo.
* POSITIVITA’ DELLA SOGLIA ANAMNESICA Resta peraltro ovvio che il medico competente potrà utilizzare altre fonti di dati di riferimento (ad esempio controlli interni ad una stessa azienda): dovrà avere in tal caso cura di trattare adeguatamente il problema dei fattori di rischio extralavorativo e di omogeneizzare i criteri di classificazione degli effetti nei gruppi a confronto. 6.7 Orientamenti per l’espressione dei giudizi di idoneità al lavoro comportante la movimentazione manuale di carichi Tanto gli
accertamenti preventivi che quelli periodici hanno, tra gli
altri, lo scopo di verificare la compatibilità tra condizioni
individuali di salute e specifica condizione lavorativa e
pertanto si concludono con un giudizio di idoneità al lavoro
specifico espresso, nella fattispecie, dal medico competente. Tabella 8 - Patologie gravi a carico del rachide dorso-lombare - Ernia discale
in atto con compromissione radicolare - Tabella 9a - Patologie di media gravità a carico del rachide dorso lombare - Scoliosi
significative (es. 20° Cobb con torsione 2 di 30° Cobb con
torsione 1+) Tabella 9b - Patologie di moderata gravità del rachide dorso-lombare (alterazioni di carattere funzionale). Spondiloartropatie dorsali o lombari con deficit funzionale (es. 3° grado classificazione EPM) Spondiloartropatie dorsali o lombari di media entità (es. 2° grado classificazione EPM), accompagnate da alterazioni morfologiche o degenerative (no già altrimenti considerate) del rachide.Sospendere temporaneamente: Consentite le stesse condizioni di Tabella 9a. Da sottoporre a trattamento riabilitativo. 7. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE 1. CEN pr EN
1005-2 2. D. Colombini,
E. Occhipinti, O. Menoni, D. Bonaiuti, S: Cantoni, G. Molteni,
A. Grieco 3. Health and
Safety Commission (U. K.) 4. E.Occhipinti,
D: Colombini, G. Molteni, O. Menoni, S. Boccardi, A. Grieco 5. E.
Occhipinti, D. Colombini G. Molteni, O. Menoni, S: Boccardi,
A. Grieco 6. Snook S. H.,
Ciriello V. M. 7. Waters T.,
Putz Anderson V., Garg A. Fine L. J. RIFERIMENTI AD ALTRE MONOGRAFIE L'argomento
oggetto della presente monografia è ripreso anche in altre,
dove ne sono sviluppati aspetti particolari, e precisamente:
• anzitutto, nel documento n. 1 sono esposte le linee
generali in ordine alla valutazione dei rischi, in cui la
valutazione del rischio connesse alla movimentazione manuale
dei carichi è un caso particolare e nel documento n. 2 sono
analogamente delineate le linee generali in campo di
informazione ai lavoratori; Appendice Protocolli clinici per l’inquadramento diagnostico della patologia del rachide 1. PREMESSA Per un corretto inquadramento diagnostico della patologia del rachide di sospetta origine professionale è necessaria l’attivazione di una serie di procedure cliniche, da usare in parallelo e non in modo mutualmente esclusivo perché ognuna fornisce informazioni differenti e complementari; in primo luogo l’inquadramento clinico funzionale del rachide, in secondo luogo, quando è necessario un approfondimento diagnostico: la radiografia dei tratti interessati secondo tecniche tradizionali o avanzate (TAC), esami bioumorali orientati alla ricerca di elementi deponenti per forme infiammatorie o metaboliche, l’esame neurologico per l’approfondimento di eventuali complicanze. 2. LA VALUTAZIONE CLINICO-FUNZIONALE DEL RACHIDE E LA CLASSIFICAZIONE DEI RISULTATI 2.1 Il modello di visita proposto Il modello di visita proposto si compone di 7 momenti fondamentali. a) L’anamnesi fisiologica e lavorativa Vengono raccolte dapprima notizie di carattere generale: nome e cognome, impresa, sesso, lavoro attuale, anzianità di lavoro. In particolare si focalizza l’attenzione sull’esistenza o meno, nei lavori precedenti, di uno o più fattori di rischio posturale definiti secondo 4 varianti fondamentali: seduto fisso, guida di automezzi, in piedi fisso, trasferimento manuale di pesi. Sono questi infatti i fattori di rischio posturale più frequentemente ed unanimemente invocati in letteratura come causa o concausa di alterazioni del rachide. L’esposizione pregressa ad un fattore di rischio posturale viene giudicata significativa solo qualora si registrino almeno 4 anni di permanenza in una data variante, indipendentemente dal numero di lavori fatti. È di fondamentale importanza eseguire, prima di iniziare l’indagine clinica, una accurata valutazione del rischio legato a posture di lavoro incongrue. Questo consentirà di individuare a priori gruppi di lavoratori omogenei per tipo di compito svolto: è infatti in questi termini che vanno individuate e codificate le diverse "mansioni". Per "anzianità di mansione" si intendono gli anni complessivi che il lavoratore ha dedicato allo svolgimento di quel compito (indipendentemente dall’impresa o dalla sede). L’anamnesi fisiologica può, in sostanza, limitarsi alla conoscenza delle evntuali attività sportive a rischio per la colonna vertebrale (pesistica, windsurf, etc.), e, nel sesso femminile, del decorso di eventuali gravidanze. b) Anamnesi patologica remota e rilevazione dei disturbi riferibili al rachide Si raccolgono dapprima informazioni sulla patologia pregressa a carico dell’apparato locomotore: sono di particolare interesse i traumatismi e le fratture ossee, l’ernia discale, il numero di episodi di lombalgie acute. Utile la conoscenza della copresenza di alterazioni che possono provocare localizzazioni del dolore al rachide: calcolosi renale, dismenorrea, colecistiti, etc. Per quanto riguarda la raccolta della sintomatologia si possono avere problemi di attendibilità dell’informazione soprattutto nella visita di assunzione o in quelle che richiedano l’emissione di giudizi di idoneità al lavoro specifico (sono possibili simulazioni in senso negativo e positivo), perciò è necessario, in questi casi, attenersi soprattutto ai risultati delle procedure cliniche in grado di obiettivare accuratamente la presenza di riduzione della capacità funzionale anche in presenza di un’anamnesi di scarsa attendibilità. Al di là di queste considerazioni, lo studio anamnestico dei disturbi al rachide inizia con la definizione per sede, per tipo e per andamento temporale (con riferimento ai soli ultimi 12 mesi) di: dolore e/o fastidio continuo o a episodi... La raccolta anamnestica è divisa in 3 sezioni, ognuna dedicata rispettivamente al rachide cervicale, dorsale e lombosacrale, che sono accomunate da un’unica struttura logica. Esse vanno compilate unicamente in presenza di disturbi alla corrispondente zona nel corso degli ultimi 12 mesi. Il soggetto è invitato a riportare la sede dei suoi disturbi, a riferirne le caratteristiche secondo domande prestabilite, a fornire indicazioni circa la difficoltà ad eseguire determinati gesti o attività quotidiane a causa degli stessi disturbi ed infine ad indicare l’eventuale ricorso a cicli di terapia per il disturbo in esame. La sede e le caratteristiche del disturbo vengono utilizzate dall’esaminatore a fini classificatori. In particolare il disturbo viene considerato "positivo", cioé espressione potenziale di un’affezione cronica, quando ricorrono le circostanze riportate in Tabella 1. 1. PREMESSA Per un corretto inquadramento diagnostico della patologia del rachide di sospetta origine professionale è necessaria l’attivazione di una serie di procedure cliniche, da usare in parallelo e non in modo mutualmente esclusivo perché ognuna fornisce informazioni differenti e complementari; in primo luogo l’inquadramento clinico funzionale del rachide, in secondo luogo, quando è necessario un approfondimento diagnostico: la radiografia dei tratti interessati secondo tecniche tradizionali o avanzate (TAC), esami bioumorali orientati alla ricerca di elementi deponenti per forme infiammatorie o metaboliche, l’esame neurologico per l’approfondimento di eventuali complicanze. 2. LA VALUTAZIONE CLINICO-FUNZIONALE DEL RACHIDE E LA CLASSIFICAZIONE DEI RISULTATI 2.1 Il modello di visita proposto Il modello di visita proposto si compone di 7 momenti fondamentali. a) L’anamnesi fisiologica e lavorativa Vengono raccolte dapprima notizie di carattere generale: nome e cognome, impresa, sesso, lavoro attuale, anzianità di lavoro. In particolare si focalizza l’attenzione sull’esistenza o meno, nei lavori precedenti, di uno o più fattori di rischio posturale definiti secondo 4 varianti fondamentali: seduto fisso, guida di automezzi, in piedi fisso, trasferimento manuale di pesi. Sono questi infatti i fattori di rischio posturale più frequentemente ed unanimemente invocati in letteratura come causa o concausa di alterazioni del rachide. L’esposizione pregressa ad un fattore di rischio posturale viene giudicata significativa solo qualora si registrino almeno 4 anni di permanenza in una data variante, indipendentemente dal numero di lavori fatti. È di fondamentale importanza eseguire, prima di iniziare l’indagine clinica, una accurata valutazione del rischio legato a posture di lavoro incongrue. Questo consentirà di individuare a priori gruppi di lavoratori omogenei per tipo di compito svolto: è infatti in questi termini che vanno individuate e codificate le diverse "mansioni". Per "anzianità di mansione" si intendono gli anni complessivi che il lavoratore ha dedicato allo svolgimento di quel compito (indipendentemente dall’impresa o dalla sede). L’anamnesi fisiologica può, in sostanza, limitarsi alla conoscenza delle evntuali attività sportive a rischio per la colonna vertebrale (pesistica, windsurf, etc.), e, nel sesso femminile, del decorso di eventuali gravidanze. b) Anamnesi patologica remota e rilevazione dei disturbi riferibili al rachide Si raccolgono dapprima informazioni sulla patologia pregressa a carico dell’apparato locomotore: sono di particolare interesse i traumatismi e le fratture ossee, l’ernia discale, il numero di episodi di lombalgie acute. Utile la conoscenza della copresenza di alterazioni che possono provocare localizzazioni del dolore al rachide: calcolosi renale, dismenorrea, colecistiti, etc. Per quanto riguarda la raccolta della sintomatologia si possono avere problemi di attendibilità dell’informazione soprattutto nella visita di assunzione o in quelle che richiedano l’emissione di giudizi di idoneità al lavoro specifico (sono possibili simulazioni in senso negativo e positivo), perciò è necessario, in questi casi, attenersi soprattutto ai risultati delle procedure cliniche in grado di obiettivare accuratamente la presenza di riduzione della capacità funzionale anche in presenza di un’anamnesi di scarsa attendibilità. Al di là di queste considerazioni, lo studio anamnestico dei disturbi al rachide inizia con la definizione per sede, per tipo e per andamento temporale (con riferimento ai soli ultimi 12 mesi) di: dolore e/o fastidio continuo o a episodi... La raccolta anamnestica è divisa in 3 sezioni, ognuna dedicata rispettivamente al rachide cervicale, dorsale e lombosacrale, che sono accomunate da un’unica struttura logica. Esse vanno compilate unicamente in presenza di disturbi alla corrispondente zona nel corso degli ultimi 12 mesi. Il soggetto è invitato a riportare la sede dei suoi disturbi, a riferirne le caratteristiche secondo domande prestabilite, a fornire indicazioni circa la difficoltà ad eseguire determinati gesti o attività quotidiane a causa degli stessi disturbi ed infine ad indicare l’eventuale ricorso a cicli di terapia per il disturbo in esame. La sede e le caratteristiche del disturbo vengono utilizzate dall’esaminatore a fini classificatori. In particolare il disturbo viene considerato "positivo", cioé espressione potenziale di un’affezione cronica, quando ricorrono le circostanze riportate in Tabella 1. Tabella 1 - Criteri per la definizione della "positività anamnestica" dei disturbi dei diversi segmenti del rachide (soglia minima). "Fastidio" pressoché tutti i giorni (cioé per più della metà dei giorni dell’anno) oppure Dolore a episodi
Gli aspetti concernenti la cosiddetta "disabilità" sono stati inseriti al fine di valutare, mediante punteggi, quanto il complesso dei disturbi influisca su comuni gesti ed attività quotidiane. Per ciascun quesito è prevista una risposta ponderata: riesce ma aumenta il dolore (1), non riesce (2): il punteggio per la disabilità di un tratto si ottiene sommando i valori ottenuti. c) Rilevazione di alcuni parametri antropometrici Vanno rilevati alcuni parametri antropometrici la cui conoscenza è funzionale agli obiettivi generali dell’esame clinico quali: il peso corporeo, l’altezza, la lunghezza degli arti inferiori (per la presenza di dismetrie), etc. d) Osservazione degli atteggiamenti posturali in stazione eretta Essa viene esguita osservando, dietro lo scoliosometro (Figura 1) l’eventuale presenza di asimmetrie di parti corporee: spalla più alta, fianco più concavo, fianchi asimmetrici, spina iliaca più alta. Inoltre va osservata la presenza di alterazione delle curve di cifosi e lordosi (aumento o diminuzione) e la presenza di scoliosi (Figura 2). La presenza di un gibbo viene determinata osservando il soggetto a rachide flesso, ginocchia estese, arti superiori tesi in avanti, mani a contatto palmare. Si può misurare l’altezza di un gibbo ponendo sul medesimo una livella tenuta perfettamente orizzontale, apprezzando di quanto è sollevata rispetto all’emitorace opposto. La presenza di un gibbo di altezza di almeno 1 cm comporta la necessità di un’indagine radiologica degli addetti a lavori che comportano frequenti sollevamenti di pesi. e) Palpazione della muscolatura paravertebrale, pressione sulle apofisi spinose e sugli spazi intervertebrali Va eseguita sul rachide cervicale e dorsolombare del soggetto: si apprezza la comparsa del dolore accompagnato dall’eventuale copresenza di contratture muscolari. A livello cervicale viene eseguita contemporaneamente alla palpazione dei muscoli trapezi superiori. Durante la manovra di palpazione il soggetto deve decontrarre il più possibile la muscolatura del collo. A questo proposito lo si fa assumere la posizione illustrata in Figura 3: il soggetto è seduto e appoggia il capo sulle mani, gli avambracci appoggiano completamente sul lettino. Più che la presenza di contratture si rileva se il soggetto avverte dolore durante la manovra di palpazione. La palpazione della muscolatura paravertebrale dorsolombare si esegue sul soggetto prono. La pressione sulle apofisi spinose e sugli spazi intervertebrali va eseguita sul rachide cervicale e dorsolombare del soggetto nelle medesime posizioni prima descritte per la palpazione della muscolatura. Si apprezza la comparsa del dolore. f) Valutazione della motilità analitica dei 3 tratti rachide cervicale, dorsale e lombosacrale Consiste nel far eseguire al soggetto i principali movimenti del tratto in modo corretto (massimo range di movimento non forzato), evidenziando s9olo la comparsa di dolore al segmento di rachide mobilizzato. Movimenti del rachide cervicale: flessioni, inclinazioni, rotazioni, estensione. Il principale problema per la valutazione della motilità di questo segmento è l’individuazione della posizione zero o posizione di riferimento di partenza: a ciò si è ovviato facendo compiere i movimenti passivamente da prono (estensione) e da supino (flessione, rotazioni e inclinazioni). Mentre si fanno eseguire, passivamente, i movimenti del capo, è necessario che l’operatore esegua la fissazione, sul lettino da visita, delle spalle del paziente che in alcun modo si dovranno muovere durante l’esecuzione delle manovre (Figure 4, 5, 6). Tabella 2 Tabella 4 - Inquadramento diagnostico delle alterazioni del rachide Tabella 5 - Criteri per l’espressione di giudizi relativi alla motilità cervicale, dorsale e lombare in sede diagnostica 2.2 Classificazione dei risultati Per facilitare un’elaborazione standardizzata dei risultati è stato messo a punto un originale schema diagnostico basato su elementi clinico-funzionali (Tabella 4). Tale schema diagnostico deriva dalla combinazione delle diverse variabili anamnestiche, clinico-morfologiche e clinico-funzionali, in 3 distinti quadri non necessariamente fra di loro legati da un unico e lineare andamento processuale. Tali quadri sono rappresentati dalla spondiloartropatia clinico-funzionale di primo, secondo e terzo grado. Nello schema è stato isolato il rachide dorsale in quanto, sotto il profilo delle alterazioni clinico-funzionali, esso si comporta in modo relativamente diverso dagli altri segmenti vertebrali: è, ad esempio, esperienza diffusa la tardiva comparsa di sintomatologia soggettiva (dorsalgia) anche in presenza di alterazioni radiologiche; ciò è la probabile conseguenza della minore motilità di questo segmento e del rapporto favorevole tra le caratteristiche anatomiche del forame intervertebrale e radici nervose. Sul piano generale è evidente che ogni quadro proposto deriva da un preciso giudizio clinico-funzionale che ha una sua intrinseca validità: rispettoa questo il quadro radiologico può risultare concordante o discordante; nel primo caso aggiunge un ulteriore elemento per la diagnosi, nel secondo caso non esclude la diagnosi posta su base clinico-funzionale. La valutazione dello stato della motilità, per ciascun segmento del rachide, va eseguita sulla base dei criteri riportati in Tabella 5, il giudizio di motilità segmentaria dolente viene prudentemente espresso solo qualora la metà dei movimenti o i movimenti prevalenti che caratterizzano quel segmanto risultano essere "dolenti". 3. LA COMPILAZIONE DELLE SCHEDE INFORMATIZZATE PER LA VALUTAZIONE CLINICO-FUNZIONALE DEL RACHIDELa prima pagina della cartella clinica (Allegato 1) riassume le conclusioni diagnostiche, gli eventuali giudizi di idoneità al lavoro, i provvedimenti (richiami, altre visite, etc.), sia per problemi del rachide, ma anche, più in generale, per problemi dell’apparato locomotore. Essa può essere utilizzata anche per fini gestionali/amministrativi. Per la codifica delle conclusioni diagnostiche sono stati specificatamente predisposti elenchi di quadri clinici di più frequente riscontro professionale, opportunamente numerati (Allegato 3). Nella seconda pagina sono previste descrizioni sintetiche:
La terza e la quarta pagina raccolgono analiticamente l’anamnesi remota e prossima, relativamente al rachide così come è stata descritta nel paragrafo 2.1. Si ricorda che la codifica delle voci "cervicale", "dorsale", "lombosacrale", va fatta secondo i criteri descritti alla fine della pagina 4 della cartella clinica (Allegato 1); lo stesso vale per la disabilità. In particolare laddove la sorveglianza periodica debba riguardare contemporaneamente un alto numero di addetti omogeneamente esposti (>100) è consigliabile eseguire una prima indagine anamnestica (le schede vanno compilate da personale sanitario opportunamente addestrato!) allo scopo di ottenere, entro un breve periodo, un preliminare quadro sulla prevalenza dei disturbi al rachide e quindi, attraverso il confronto con gruppi di controllo, sulla gravità almeno quantitativa dell’interessamento clinico. Questa procedura consentirà, avendo una prima informazione dell’entità del problema, di programmare gli interventi successivi in modo più specifico: ad esempio il livello dell’approfondimento clinico necessario, la qualità e la tempestività degli interventi migliorativi, etc. I soggetti portatori di disturbi che superano (per tratto) la "soglia", vanno sottoposti alla visita completa per la valutazione clinico-funzionale del rachide. I dati raccolti nel corso dell’esame clinico-funzionale completo del rachide possono essere riportati nella scheda presentata come Allegato 2 che diviene in tal caso parte integrante della cartella clinica generale. Allegato 1 CARTELLA CLINICA: VALUTAZIONE CLINICA APP. LOCOMOTORE Allegato 2 CARTELLA CLINICA: VALUTAZIONE FUNZIONALE DEL RACHIDE Allegato 3 RACHIDE (CODICI DIAGNOSTICI) CERVICALE 1 - SAP I con disturbi irradiati all’arto superiore 2 - SAP I senza irradiazione dei disturbi 3 - SAP II con disturbi irradiati 4 - SAP II senza disturbi irradiati 5 - SAP III con disturbi irradiati 6 - SAP III senza disturbi irradiati 7 - Cervicobrachialgia lieve 8 - Megapofisi trasversa di C7 9 - Costa cervicale 10 - Anormalità clavicolari 11 - S. Klippel Feil (sinostosi vertebrale e/o dorsale) 12 - Stenosi del canale midollare 13 - Discopatia regressiva unica 14 - Discopatia regressiva multipla 15 - Osteofitosi grave anteriore 16 - Artrosi posteriore e/o delle faccette articolari 17 - Uncoartrosi 18 - Riduzione dei forami di coniugazione 19 - Instabilità vertebrale 20 - Esiti di fratture 21 - Stretto toracico lieve (sospetto) 22 - Stretto toracico 23 - Retrolistesi 24 - Laterolistesi 25 - Anterolistesi RACHIDE (CODICI DIAGNOSTICI) DORSALE 26 - SAP I con disturbi irradiati al torace 27 - SAP I senza irradiazione dei disturbi 28 - SAP II con disturbi irradiati 29 - SAP II senza irradiazione dei disturbi 30 - SAP III con disturbi irradiati 31 - SAP III senza irradiazione dei disturbi 32 - Dorsalgia 33 - Dorso curvo strutturato 34 - Cifoscoliosi 35 - Vertebra a cuneo in esiti di osteocondrosi (M. di Sheuermann 36 - Esiti di osteocondrosi giovanile lieve 37 - Esiti di frattura 38 - Angioma vertebrale 39 - Malformazioni vertebrali 40 - Discopatia regressiva unica 41 - Discopatia regressiva multipla 42 - Osteofitosi grave con becchi a ponte 43 - Osteofitosi diffusa al tratto 44 - Retrolistesi 45 - Laterolistesi RACHIDE (CODICI DIAGNOSTICI) LOMBOSACRALE 46 - SAP I con distubi irradiati all’arto inferiore 47 - SAP I senza irradiazione dei disturbi 48 - SAP II con disturbi irradiati 49 - SAP II senza disturbi irradiati 50 - SAP III senza disturbi irradiati 51 - SAPO III con disturbi irradiati con lasegue negativo 52 - SAP III con lasegue e/o Wasserman positivo 53 - Lombalgie lievi 54 - Distensibilità muscolo-tendinea ridotta 55 - Iperlordosi strutturata 56 - Emisacralizzazione completa 57 - L5 affossata tra le ali iliache 58 - Megapofisi trasversa pseudoarticolata 59 - Sacro acuto 60 - Spondilolistesi 61 - Spondilolisi 62 - Laterolistesi 63 - Retrolistesi 64 - M. di Baastrup (spine baciate) 65 - Discopatia regressiva unica 66 - Discopatie regressive multiple 67 - Osteofitosi a ponte 68 - Osteofitosi diffusa 69 - Artrosi delle faccette posteriori del giunto lombosacrale 70 - Riduzione del forame di coniugazione 71 - Stenosi del canale midollare 72 - Protrusione di scale 73 - Ernia del disco contenuta 74 - Ernia del disco protrusa 75 - Ernia del disco espulsa 76 - Esiti di riduzione chirurgica di ernia del disco con laminectomia 77 - Esiti di riduzione chirurgica di ernia del disco 78 - Addensamenti o radiopatia di natura da determinare 79 - Tumore al rachide 80 - Scoliosi lieve 81 - Scoliosi (doppia curva) Sup. a 25° COBB con T=2 Dorsolombare Sup. a 30° COBB con T=1 82 - Scoliosi (a curva unica) Sup. a 25° COBB con T=1 83 - Scoliosi lombare Sup. a 25° COBB con T=2 Sup. a 30° COBB con T=1 84 - Spondilite anchilosante 85 - Quadri rachidei da alterazioni reumatiche 86 - Quadri rachidei da malattie metaboliche 87 - Lombalgie acute recidivanti |
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Versione definitiva approvata il 16/7/1996 dalle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e dagli Istituti centrali. _________________________ Regione referente: Lombardia Aggiornata al 15 Aprile 1998 |
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