Archivio di ''In primo piano''

    

MACCHINE

     

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TRASPORTATORI A NASTRO PIANO

autore
Ing. Siro Belle'

   
  

  UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI UDINE

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FACOLTÀ DI INGEGNERIA

CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA GESTIONALE

Dipartimento di Energetica e Macchine

  
Tesi di laurea

 ANALISI SISTEMICA DELLA SICUREZZA

IN UN IMPIANTO TECNOLOGICO

   

Relatore

Chiar.mo Prof. Ing. Gioacchino Nardin 

Correlatore

Dott. Ing. Patrizia Simeoni

Laureando

Siro Bellè

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 Anno Accademico 2001 - 2002

 

( ... OMISSIS ... )

I.1 Obiettivi ed articolazione della tesi

L’obbiettivo della tesi è quello di fornire approccio metodologico di tipo sistemico alla sicurezza utile sia nella progettazione di un impianto industriale che nella eventuale ristrutturazione di uno già esistente. Si intende escludere dalla trattazione quelle impiantistiche specialistiche complesse che richiedono una metodologia di analisi specifica come, ad esempio, il trasporto aereo o la lavorazione di gas o fluidi infiammabili.

Si intende poi validare tale metodologia attraverso l’applicazione ad un caso aziendale: si intende analizzare in dettaglio sezioni funzionali dell’impianto di termovalorizzazione di rifiuti speciali sito in Manzano (UD).

Ai fini di una analisi sistemica sul tema affrontato, nel CAPITOLO 1 si intende fornire un quadro storico, normativo e legislativo esaustivo sul tema della sicurezza.

Successivamente, nel CAPITOLO 2, dopo aver individuato i limiti degli attuali approcci alla sicurezza, si proporrà un metodo d’analisi di tipo sistemico fondato sull’ormai consolidata suddivisione di un impianto tecnologico in macrosezioni, sezioni e componenti.

La seconda parte della tesi ha un carattere applicativo.
Il CAPITOLO 3 analizzerà in dettaglio l’impianto tecnologico di termovalorizzazione dei rifiuti speciali sito a Manzano individuando le macrosezioni funzionali, le sezione ed i componenti.

Nei successivi capitoli verranno associati tre livelli di analisi.
Nel CAPITOLO 4 si forniranno un quadro generale delle problematiche più rilevati e della normativa ad esse afferenti.
Nel CAPITOLO 5 saranno analizzati i rischi che possono sorgere dall’interazione delle sezioni che compongono l’impianto.
Nel CAPITOLO 6 saranno analizzati i rischi intrinseci di ciascun componente, esaminato indipendentemente dall’ambiente in cui viene collocato e dagli interfacciamenti con altre parti dell’impianto.

( ... OMISSIS ... )

CAPITOLO 6

6  Analisi a livello componente

6.1 Premessa

In questo capitolo affronteremo l’analisi a livello componente. Essa individuerà i rischi intrinseci di ciascun componente, esaminato indipendentemente dall’ambiente in cui è collocato e dagli interfacciamenti con altre parti dell’impianto. In dettaglio, a titolo esemplificativo, analizzeremo il trasportatore a nastro. Tale analisi porterà all’individuazione dei rischi elettrici, meccanici ed ambientali connessi ad ogni singolo elemento che lo caratterizza.

6.2 I trasporti interni

Il trasporto e la movimentazione di materiali all’interno delle industrie rappresentano una delle fasi fondamentali del processo produttivo. La scelta del trasportatore influenza molto il plan layout dell’azienda e dipende dal tipo di materiale che deve essere trasportato.

I macchinari adibiti al trasporto possono essere divisi in due categorie principali a seconda che svolgano un servizio di linea continuo o discontinuo.

Si considerano mezzi di trasporto continuo quelli per cui esiste un movimento meccanico continuo lungo una traiettoria invariabile.

Il trasporto discontinuo invece si attua con un mezzo che si muove a ciclo intermittente con l’unità di carico.

La differenza fondamentale tra i due sistemi è costituita dal campo d’applicazione: il primo si adatta meglio ad un flusso elevato di materiali, il secondo, pur dovendo muovere tutto l’apparecchio insieme con il materiale trasportato, permette di raggiungere ogni punto dell’area operativa sia in altezza sia in profondità.

6.3 Trasportatori a nastro piano

Procediamo ora ad analizzare le principali caratteristiche di un generico trasportatore a nastro piano, dato che è uno degli l’elementi più usati nella movimentazione del materiale all’interno dell’impianto.

 Questo macchinario può costituire un’unità progettata per uno scopo ben preciso, ma ultimamente stanno diventando sempre più diffusi i sistemi assemblabili e smontabili costituiti da elementi standard che possono essere facilmente adattati alle mutevoli esigenze di layout proprie delle linee di montaggio.

Usando nastri di tipo normale, la massima inclinazione consentita è di circa 15°, nel caso che siano necessarie inclinazioni superiori, è necessario l’impiego di nastri con opportuni risalti sulla superficie che funzionano da arresti.

Figura 6.1 - Esempio di nastro trasportatore piano.

In base al tipo di materiale da trasportare si usano i seguenti nastri:

-         nastri in tessuto non trattato: sono adatti per il trasporto a temperatura ambiente di pacchi e collettame leggero. Non hanno resistenza all’abrasione, all’umidità, agli oli e agli acidi;

-         nastri in tessuto impregnato: l’agente impregnante (uretano, cera, paraffina etc.) li rende resistenti agli acidi e agli alcali;

-         nastri in tessuto semplicemente rivestiti: in questo tipo di nastro il tessuto centrale, formato da una serie di tele, è coperto da uno strato di materiale (PVC, cuoio, uretano) che ne migliora la resistenza all’usura e diminuisce l’attrito tra il nastro e la puleggia motrice.

6.3.1 Componenti costruttivi

6.3.1.3 Nastro trasportatore

Il nastro è un elemento che dipende molto dall’utilizzo per cui è stato progettato. Esso, infatti, svolge la doppia funzione di contenere il materiale trasportato e di trasmettere la forza necessaria per muovere il carico.

In commercio sono disponibili tre fondamentali tipologie adattabili alle più disparate condizioni di lavoro e di materiale:

1.      nastri trasportatori in tela e gomma;

2.      nastri trasportatori in fibra tessile naturale e sintetica;

3.      nastro trasportatore in acciaio o in rete metallica.

 Nastri trasportatori in tela e gomma

Questi nastri sono senz’altro i più diffusi, possono trasportare svariati materiali sia alla rinfusa (frutta, tabacco, cereali, ecc.), che in colli (casse, pacchi, valigie negli aeroporti ecc.) con alcune limitazioni: la temperatura massima del materiale non deve superare i 120°C e bisogna evitare materiali che presentino spigoli vivi che potrebbero danneggiare il  nastro.

Il nastro trasportatore è formato da un’anima costituita da un insieme di tele aventi lo scopo di sopportare le sollecitazioni a trazione impresse al nastro stesso, e da una copertura esterna in gomma atta a proteggere il nucleo dall’azione chimica e meccanica del materiale. Le larghezze disponibili, il numero di tele minimo e tipo di tessuto delle tele sono classificati dalla UNI 3788/56, mentre la UNI 3786/79 classifica i nastri in base al carico di rottura delle tele e la UNI 3783/90 classifica la qualità della gomma.

La giunzione del nastro può essere  fatta tramite vulcanizzazione o con giuntura metallica.

Nastri trasportatori in fibra tessile naturale e sintetica

Questo tipo di nastri trasportatori si trova in commercio come alternativa a quello in gomma. Grazie alla ricerca nel campo dei polimeri, si è venuta a creare un’ampia gamma di fibre tessili in grado di sopperire alle esigenze più svariate.

Per brevità ci limiteremo alla citazione di soli due esempi che riteniamo esplicativi: 

Tessuto impregnato in uretano senza copertura. Un esempio è un nastro la cui unica tela è composta interamente da poliestere ed è ricoperta, come si è detto, in uretano. La parte a contatto con i rulli è invece ricoperta in PVC che gli permette un maggior scorrimento. Un nastro così strutturato  può essere usato in aziende in cui sia richiesto il trasporto di piccoli pezzi e di prodotti leggeri che non lo sottopongano a sollecitazioni meccaniche eccessive. 

Tessuto rivestito in cuoio. Il caso più esplicativo è costituito dal “supercinghia” prodotto dalla Magaldi S.p.A.; esso è costituito da due tele in poliestere ricoperte, nella zona di scorrimento a contatto con i rulli, in PVC per favorire un miglior scorrimento, mentre la superficie di trasporto è in cuoio. Viene usato nelle industrie in cui si rende necessaria la movimentazione di materiale tagliente, un esempio è quello dell’industria automobilistica nella quale sono presenti impianti in cui si trasportano le lamiere nella zona di tranciatura.

Nastro trasportatore in acciaio o in rete metallica.

Esso può essere usato per la movimentazione di materiale con caratteristiche che risulterebbero gravose per qualunque altro tipo di nastro ovvero per mansioni in cui sia richiesta ottima resistenza al trasporto di materiali abrasivi ad elevata temperatura.

Le reti metalliche, infatti, vengono utilizzate per il trasporto di pezzi all’interno di stabilimenti come le acciaierie in cui sia necessario movimentare e contemporaneamente raffreddare del materiale incandescente. Nello svolgere queste mansioni esse si sono rivelate particolarmente efficaci in quanto consentono il passaggio dell’aria attraverso il nastro anche da sotto e quindi esplicano anche la funzione di raffreddamento per convezione.

Per temperature di esercizio del nastro fino a 1000°C le reti sono costruite in acciaio al NiCr. Al fine di garantire un trasporto fluido senza eccessive vibrazioni, è buona norma scegliere il diametro del tamburo motore e  di rinvio, 20-25 volte il diametro  del filo della rete e far sì che il nastro avanzi per strisciamento lungo delle guide laterali; (Monte, 1997).

Nel nastro in acciaio il tappeto mobile può essere realizzato con piastre d’acciaio conformate in modo tale da sormontarsi l’una con l’altra  realizzando appunto un tappeto a tenuta di materiale polveroso; in tal modo si ottiene un prodotto in grado di movimentare ogni tipo di materiale abrasivo di qualunque pezzatura. Facciamo notare che per il trasporto di grandi carichi si usano i trasportatori  a catena in cui il tappeto metallico è fissato alle maglie delle catene

Le grandezze caratteristiche sono:

-         larghezza nastro 0,2-1,2 m;

-         velocità massima 0,6-1 m/s ;

-         spessore lamiera nastro 0,8-1,2 mm ;

-         diametro tamburi  100 volte lo spessore del nastro, (Monte, 1997).

Come si è detto il trasporto è orizzontale o suborizzontale, per inclinazioni maggiori è necessaria l’applicazione di trascinatori interni.

Entrambi i tipi di nastro, a rete metallica ed in acciaio, possono scorrere su rulli di sostegno.

Come esempio ci sembra rilevate presentare il trasportatore a nastro in metallo costruito dalla Magaldi S.p.A. : il trasportatore in questione è chiamato “Superbelt” ed è stato installato in uno stabilimento per il trasporto di forgiati, lavora 24 ore al giorno senza interruzione e trasporta 3600 pezzi / ora. Questi pezzi escono dal forno ad induzione, passano ad una pressa ad una temperatura di 1240°C e successivamente cadono nel nastro da un’altezza di 3 metri; quando poi si trovano sul nastro, vengono investiti da un getto di liquido lubrorefrigerante di 160 mc / ora. E’ facile intuire, da questi significativi dati di lavoro, come i trasportatori a nastro tradizionali non avrebbero mai potuto sopportare simili sollecitazioni termiche e meccaniche.

6.3.1.4 Telaio

Il telaio serve a sopportare i carichi statici e dinamici di esercizio. Esistono telai “autoportanti”, così chiamati in quanto la loro struttura è tale da limitare il numero di appoggi; oppure può essere rivestito in lamiera per ottenere il tipico trasportatore carenato. L’uso dei trasportatori carenati diviene di fondamentale importanza quando diventa necessario proteggere il materiale da fattori atmosferici per garantire il funzionamento dell’impianto e proteggere il personale da possibili contaminazioni.

6.3.1.5 Testata motrice

La testata motrice è costituita dal tamburo motore, dimensionato per ottenere la massima aderenza (può essere rivestita in gomma) e minima usura del tappeto, e dal motore elettrico. Il tamburo può essere cilindrico o bombato, in quest’ultimo caso favorisce l’autocentraggio del nastro; il suo diametro, come quello del tamburo di rinvio, è in funzione della rigidezza del nastro in quanto si cerca di limitare l’effetto della flessione continua sul nastro (esiste un diametro minimo).Va ricordato, inoltre, che il tamburo deve essere più largo del nastro onde evitare danneggiamenti di quest’ultimo e assicurare un certo spazio fra il bordo del nastro e le parti fisse. Al tamburo motore è collegato il motore elettrico tramite una catena cinematica provvista di riduttore. La testata motrice inoltre può essere carenata (vedi Figura 6.2).

 

Figura 6.2 - Testata motrice carenata.

6.3.1.6 Testata di rinvio

La testata di rinvio è anch’essa realizzata con un tamburo su cui si avvolge il tappeto. Può avere funzione di tenditore ed in quel caso il rullo è montato su supporti scorrevoli con corsa regolata per mezzo di viti o di un contrappeso.

6.3.1.7 Tamburi di deviazione e di contrasto

I tamburi di deviazione e di contrasto sono impiegati per aumentare l’angolo di avvolgimento del nastro. Un’altra loro funzione è di essere utilizzati per tutte le deviazioni necessarie in presenza di dispositivi di tensione a contrappeso, scaricatori mobili, ecc..

6.3.1.8 Dispositivo tenditore

Il carico necessario per mantenere l’aderenza tra il nastro e il tamburo motore è fornito da un dispositivo di tensione. Quando è presente sulla testata di rinvio, esso può essere a contrappeso per lunghezze di trasporto maggiori a 50 m oppure a vite nel caso che la lunghezza del trasportatore sia inferire a 50 m (Motridal).

Il dispositivo tenditore a contrappeso assicura una costante tensione del nastro indipendentemente dalle condizioni di esercizio in cui esso si trova (Figura 6.3).

Invece il tenditore a vite ha bisogno di frequenti controlli tesi a regolare periodicamente la tensione in funzione delle dilatazioni del nastro.

Figura 6.3 - Dispositivo tenditore a contrappeso.

Il dispositivo tenditore a contrappeso può anche trovare collocazione sul ramo inferiore del nastro, ma questa è un’applicazione molto rara che viene adottata solo per trasportatori molto lunghi.

6.3.1.9 Rulli

La funzione dei rulli è quella di  sostenere il nastro nel percorso di andata e ritorno e di garantirne lo scorrimento fluido e regolare sotto carico. Essi sono supportati da idonei portarulli.

Il corpo del rullo è costituito da un tubo in acciaio di spessore e diametro  adeguati agli utilizzi previsti lavorato alle due estremità  per ottenere la massima precisione di montaggio; esso viene poi accoppiato alle testate ove sono montati  cuscinetti a tenuta stagna in modo da assicurarne la lubrificazione e proteggerli da infiltrazioni  di polvere  e altre impurità.

Il numero di rulli sulla sezione è in funzione della  larghezza del nastro e della zona di trasporto in cui si trovano. Infatti, nella zona di carico, la pressione che essi devono fronteggiare aumenta a causa della caduta del materiale dalla tramoggia di carico verso il tappeto. Per tale ragione la distribuzione dei sostegni non è uniforme lungo tutto il percorso di trasporto, ma subisce un aumento di densità nelle zone maggiormente sollecitate. Per questo motivo i rulli sono disposti a passo variabile e più precisamente, volendo fare un esempio del tutto indicativo, se “p” è il passo sotto la tramoggia di carico, dopo la tramoggia il passo sarà indicativamente “2p” e nel ramo sottostante, nel quale devono sostenere il nastro nella sua corsa a vuoto, saranno disposti ad una distanza  approssimativa di “4p”.

Per i trasportatori a nastro con nucleo in tela e rivestimento in gomma o in fibre sintetiche i rulli possono essere disposti a V (Figura 6.4) o a conca (Figura 6.5).

Solitamente l’inclinazione dei rulli nella parte superiore è di circa 20° ed essi possono essere disposti a coppia o a terna a seconda della larghezza del nastro e della capacità richiesta dall’impianto.

Figura 6.4 - Coppia di rulli disposta a “V”.

Figura 6.5 - Terna di rulli disposta a conca.

Esistono poi in commercio dei rulli particolari chiamati “LIMBEROLLER” (figura 6.6) che presentano la particolarità di essere collegati tra loro mediante piastrine snodabili; (Motridal). Questi gruppi di rulli, chiamati “a ghirlanda”, sono impiegati, con funzione di ammortizzatori al fine di migliorare la capacità di contenimento del materiale, proprio nelle zone di carico dei trasportatori a nastro. Il loro fissaggio si effettua, a seconda della struttura del trasportatore, con ganci o tiranti filettati.Essi sono in grado di funzionare a velocità elevate anche in severe condizioni ambientali. 

Figura 6.6 - Nastro trasportatore con rulli LIMBEROLLER.

Riassumendo possiamo affermare che il tipo di rulli da impiegare viene scelto in funzione del carico sopportato, dell’esigenza di assorbire l’urto del materiale in fase di carico, della velocità del nastro e di altre condizioni operative.

L’interasse tra i rulli deve essere tale da impedire l’eccessiva inflessione del nastro, esistono a tale proposito delle tabelle (Tabella 6.1) che forniscono tale distanza in funzione della larghezza del nastro e del peso specifico apparente del materiale (Rulmeca, 1997)

Tabella 6.1 - Passo massimo consigliato delle stazioni.

Passo delle stazioni

Larghezza
del nastro
[m]

Andata

Ritorno

Peso specifico del materiale da trasportare [t/m3]

< 1,2

1,2 – 2,0

> 2,0

300

400

500

650

1,65

1,50

1,40

3,0

800

1,50

1,35

1,25

3,0

1000

1,35

1,20

1,10

3,0

1200

1400

1600

1800

1,20

1,00

0,80

3,0

2000

2200

1,00

0,80

0,70

3,0

6.3.1.10 Tramoggia di carico

La tramoggia di raccolta e lo scivolo di carico sono dimensionati in modo da assorbire le variazioni istantanee della portata ed eventuali accumuli al fine di evitare intasamenti al loro interno e conseguenti danneggiamenti del nastro.

Lo scivolo in particolare svolge la funzione di convogliare il materiale nella parte centrale del nastro e di limitarne gli urti con lo stesso. A tale scopo è inclinato di un angolo maggiore o al massimo uguale a quello di attrito interno del materiale. Per ridurre l’usura causata dall’impatto con il nastro, la parte terminale dello scivolo è forato in modo che il materiale polverulento scende prima di quello a pezzatura più grossa, interponendosi fra il nastro ed il materiale stesso in modo da attutirne la caduta.

La tramoggia di carico, infine, può essere fissa (Figura 6.7) o mobile (Figura 6.8), in quest’ultimo caso essa scorre lungo dei binari posti lateralmente al nastro. Al fine di evitare fuoriuscite di materiale nella zona di carico, si inseriscono delle guide che convogliano il materiale verso il centro del nastro. 

6.3.1.11 Bavette

Consistono in due sponde laterali aventi lo scopo di impedire che il materiale cada lateralmente dal nastro, si usano solamente nei trasportatori a nastro piano in quanto in quelli a conca non avrebbero scopo poiché il materiale è trattenuto verso il centro  dalla geometria del nastro stesso. Le bavette possono essere in gomma o metalliche a seconda dei casi.

6.3.1.12 Dispositivi di scarico

Quando lo scarico non avviene presso la testata motrice si utilizzano detti dispositivi che possono essere fissi o mobili; è importante sottolineare che si possono utilizzare solo quando il nastro è piano, per cui, nei nastri a conca, si fa in modo che nei punti di scarico il nastro assuma una disposizione piana. Parlando di dispositivi di scarico fissi possiamo affermare che si inseriscono lungo il nastro trasportatore, sono regolabili in altezza e sovente hanno il bordo inferiore in gomma, consistono in deviatori (Figura 6.9), vomeri (Figura 6.10) ecc..

Per quanto riguarda lo scaricatore mobile è composto da due pulegge sovrapposte dove quella superiore funge  da scaricatore mentre quella inferiore da rinvio. Le due pulegge sono fissate ad un carrello che scorre lungo due rotaie poste ai lati del nastro.

6.3.1.13 Dispositivi di frenatura

Quando è necessario trasportare del materiale ed il trasportatore è inclinato di un dato angolo, la forza peso che agisce sul materiale si scompone in una componente normale al nastro e una parallela. La componente parallela si oppone al moto e, oltre che creare resistenza, può essere pericolosa quando, per qualsiasi motivo, il trasportatore debba fermarsi (es. manca la corrente elettrica); in questo caso tale forza potrebbe vincere alcune resistenze  al moto e generarne uno retrogrado. Per ovviare a questo incidente ed evitarne altri, si munisce l’albero motore di un freno che può essere costituito da un dispositivo elettromagnetico oppure da un semplice arpionismo (Figura 6.11).

Figura 6.11 - Schema di un freno ad arpionismo.

6.3.1.14 Dispositivi di pulizia del tappeto

Sono ampiamente dimostrati i risparmi derivanti dall’utilizzo di efficaci sistemi di pulizia del nastro, riconducibili principalmente ad una riduzione dei tempi di manutenzione del nastro e ad un’aumentata produttività, proporzionale alla quantità di materiale recuperato e ad una maggiore durata delle parti in movimento. I dispositivi di pulizia del tappeto sono sistemi atti a mantenere pulita la superficie esterna del  nastro e ne esistono diversi tipi. Quelli maggiormente diffusi si possono dividere in due categorie: statici e dinamici.

I sistemi statici sono di impiego più diffuso perché possono venire impiegati in tutte le posizioni lungo il lato del nastro da pulire.

Dei sistemi statici, quello più comune è il raschiatore (Figure 6.12 e 6.13), esso è composto da una lama in gomma disposta sotto la puleggia motrice, che viene mantenuta a contatto con il nastro tramite dei dispositivi a contrappeso, a molle , ecc.. Al posto della lama ci possono essere delle lamelle multiple disposte in modo tale da captare il materiale, attaccato al nastro, nello stesso modo di quello a lama intera.

I sistemi dinamici vengono azionati da un motore, sono più costosi in termini di acquisto, installazione e messa in opera.  Principalmente sono dispositivi di pulizia a spazzola rotante; questo dispositivo, come il raschiatore, viene posto sotto la puleggia motrice ed è composto da una serie di spazzole (Figura 6.12) che ruotano in senso opposto a quello del nastro, sono disposte su un asse parallelo a quello del tamburo motore, e sono mantenute in leggero contatto con il nastro.

Figura 6.12 - Dispositivi di pulizia.

Figura 6.13 - Raschiatore a lame.

Esistono,infine, dei raschiatori che puliscono anche la parte interna del nastro ed il tamburo (Figura 6.14). Tra questi il raschiarullo deve essere sempre aderente al rullo e, nel caso del tamburo di rinvio, deve essere solidale negli spostamenti per tendere il nastro.

Figura 6.14 - Dispositivi di pulizia interna del nastro e del tamburo.

6.3.1.15 Rulli allineatori

Sono usati per trasportatori molto lunghi e si montano lateralmente al nastro sia sul ramo superiore sia su quello inferiore (Figura 6.15); hanno la funzione di mantenere il nastro in linea e si pongono ad una distanza di 30 m l’uno dall’altro e a 15 m dalle testate. La lunghezza dei rulli deve essere maggiore dello spessore del nastro per ridurre il logorio di quest’ultimo, i rulli devono essere posti ad una certa distanza dal nastro; questi dati sono tabellati in funzione della larghezza del nastro.

Figura 6.15 - Rulli allineatori.

6.4 Rischi elettrici

6.4.1 Motori elettrici

6.4.1.3 Sovraccarichi e cortocircuiti

La norma CEI 64-8/4 (“Protezione dalle sovracorrenti”) definisce:

-         sovracorrente, corrente che supera il valore nominale;

-         corrente di sovraccarico, sovracorrente che si verifica in un circuito elettricamente sano;

-         corrente di cortocircuito, sovracorrente che si verifica in seguito ad un guasto d’impedenza trascurabile fra due punti trai quali esiste tensione in condizioni normali di esercizio.

Tale norma stabilisce le misure di protezione di un impianto dai sovraccarichi: “devono essere protette dai sovraccarichi le condutture che alimentano le utenze che possono ,in caso di guasto,  far circolare sulle medesime, correnti superiori alle portate delle condutture stesse. Tale dispositivo deve essere scelto in modo che la corrente nominale del medesimo sia uguale o superiore alla corrente d’impiego e minore o uguale alla portata della conduttura; inoltre la corrente di funzionamento del dispositivo di protezione deve essere minore o uguale a 1,45 la portata della conduttura stessa. In generale è vietato proteggere le condutture contro i sovraccarichi quando un’improvvisa interruzione dell’alimentazione può generare pericolo (es. alimentazione luci di sicurezza, pompe antincendio, ecc.)”.

Il D.P.R.547/55 nell’art.285 (“Protezione contro i sovraccarichi”) a sua volta sancisce: “I circuiti elettrici devono essere provvisti di valvole fusibili, interruttori automatici o simili, atti ad impedire che nelle condutture e negli apparecchi elettrici abbiano a riscontrarsi correnti di intensità tale da far loro assumere temperature pericolose o eccessive. Qualora in relazione a particolari usi o caratteristiche dell'impianto, l'interruzione automatica della corrente possa determinare condizioni di pericolo, i circuiti devono essere protetti contro i sovraccarichi di corrente mediante altri idonei dispositivi”.

6.4.1.4 Correnti parassite

Tali correnti sono indotte nei conduttori massicci immersi in un campo magnetico variabile e sono responsabili dello sviluppo di calore. Al fine di proteggere il personale di servizio il D.P.R. 547/55, art.276 (“difese”) sancisce: “I conduttori e gli elementi nudi dei circuiti ad alta tensione devono essere protetti contro il contatto accidentale mediante idonei ripari rigidi di materiale isolante non igroscopico, o metallici collegati a terra, solidamente fissati a parti stabili anche se smontabili”.

Detti ripari devono essere collocati ad una distanza dai conduttori in tensione di almeno cm. 7 più cm.0,7 per ogni migliaia di Volt, con un minimo, in ogni caso, di cm. 15. 

6.4.1.5 Contatti diretti ed indiretti

Per proteggere gli utenti da tali contatti la norma CEI 64-8/4 stabilisce di isolare le parti attive ricoprendole con involucri isolanti rimuovibili solo mediante distruzione (cavi) ; oppure di circondarle con involucri o barriere tali da assicurare, a seconda dei casi, inaccessibilità al dito di prova o al filo di prova. In questo caso la rimozione di involucri e barriere deve essere possibile solo con l’utilizzo di una chiave o di un attrezzo da personale specializzato.

Il D.P.R. 547/55, nei seguenti articoli, a sua volta sancisce:

-         Art.276. I conduttori e gli elementi nudi dei circuiti ad alta tensione devono essere protetti contro il contatto accidentale mediante idonei ripari rigidi di materiale isolante non igroscopico, o metallici collegati a terra, solidamente fissati a parti stabili anche se smontabili. Detti ripari devono essere collocati ad una distanza dai conduttori in tensione di almeno cm. 7 più cm.0,7 per ogni migliaia di Volt, con un minimo, in ogni caso, di cm. 15.

-         Art.288. Gli impianti elettrici di utilizzazione devono essere provvisti, all'arrivo di ciascuna linea di alimentazione, di un interruttore onnipolare.

-         Art.297. Le macchine, i trasformatori, i condensatori elettrici e simili, a tensione superiore a 25 Volt verso terra se a corrente alternata, ed a 50 Volt verso terra se a corrente continua, ove non abbiano le parti nude in tensione in posizione inaccessibile o non siano protette a norma degli articoli 276 e 281 devono avere le stesse parti nude, chiuse nell'involucro esterno o protette mediante copertura o ripari solidamente fissati. Sono esclusi dalla applicazione della presente norma i collettori ad anelli e le relative spazzole delle macchine elettriche.

-         Art.298. Le macchine elettriche, i trasformatori, i condensatori e le apparecchiature elettriche in genere funzionanti a tensione superiore a 1000 Volt, devono essere installati in locali appositi od in recinti che possono essere anche a ciclo aperto, muniti di porte di accesso chiudibili a chiave, a meno che non si tratti di motori accoppiati a macchine operatrici.

Per quanto riguarda la protezione dai contatti diretti ed indiretti in caso di insuccesso delle altre misure di protezione la norma CEI 44-5 impone in analogia con l’art.288: “l’arresto di emergenza deve essere previsto sul quadro di bordo macchina per la macchine più pericolose (..impianti di sollevamento..)”.

6.4.1.6 Scariche atmosferiche

Il D.P.R. 547/55, art.285 (“protezione contro i sovraccarichi”) sancisce: “I circuiti elettrici devono essere provvisti di valvole fusibili, interruttori automatici o simili, atti ad impedire che nelle condutture e negli apparecchi elettrici abbiano a riscontrarsi correnti di intensità tale da far loro assumere temperature pericolose o eccessive. Qualora in relazione a particolari usi o caratteristiche dell'impianto, l'interruzione automatica della corrente possa determinare condizioni di pericolo, i circuiti devono essere protetti contro i sovraccarichi di corrente mediante altri idonei dispositivi”.

Nell’art.286 si legge: “gli impianti elettrici devono, in quanto necessario ai fini della sicurezza ed in quanto tecnicamente possibile, essere provvisti di idonei dispositivi di protezione contro gli effetti delle scariche atmosferiche”.

6.4.2 Tamburo motore, carcassa, riduttore

Questi componenti non sono percorsi da corrente, ma possono indirettamente risentire della tensione del motore. Per proteggere dai rischi che potrebbero derivare gli addetti , il D.P.R. 547/55 art.276 (“difese”) stabilisce che i conduttori e gli elementi nudi dei circuiti ad alta tensione devono essere protetti contro il contatto accidentale mediante idonei ripari rigidi di materiale isolante non igroscopico, o metallici collegati a terra, solidamente fissati a parti stabili anche se smontabili. Detti ripari devono essere collocati ad una distanza dai conduttori in tensione di almeno 7 cm più 0,7 cm per ogni migliaia di Volt, con un minimo, in ogni caso, di 15 cm.

6.4.3 Nastro

Questo componente deve essere in grado di dissipare le cariche elettrostatiche che si possono formare durante il funzionamento e tale caratteristica è garantita dalla norma europea  UNI EN 20284 che stabilisce che la resistenza elettrica non deve essere maggiore di 300 MOhm ed indica la procedura di misurazione della resistenza elettrica massima del nastro.

6.5 Rischi meccanici

6.5.1 Tamburo motore

6.5.1.3 Strisciamento del nastro

Il nastro, a causa di  un errato dimensionamento del tamburo motore e della potenza di azionamento, può perdere aderenza e non garantire un trasporto continuo ottimale. Per ovviare tale inconveniente la norma UNI 8384/82 indica una procedura molto dettagliata per calcolare la potenza di azionamento e le tensioni cui è soggetto il nastro.Tale procedura analizza tutte le possibili fonti di resistenza che concorrono a determinare lo sforzo tangenziale totale dal quale dipende la potenza di azionamento.

6.5.1.4 Inversione del moto

Nel caso in cui il trasportatore debba arrestarsi momentaneamente e il trasporto avvenga lungo un piano inclinato, la componente della forza peso parallela al nastro potrebbe generare un moto retrogrado. Per ovviare tale rischio il D.P.R.547/55, art.210 (“arresto improvviso per mancanza di forza motrice”) impone: “I trasportatori verticali a piani mobili, quelli a tazza e simili, ed i trasportatori a nastro e simili aventi tratti del percorso in pendenza, devono essere provvisti di un dispositivo automatico per l'arresto dell'apparecchio quando per l'interruzione improvvisa della forza motrice si possa verificare la marcia in senso inverso al normale funzionamento”.

6.5.2 Nastro

6.5.2.3 Arresto

In caso di arresto del nastro mentre il meccanismo di trascinamento continua a ruotare il rischio maggiore è quello di un surriscaldamento localizzato al nastro dovuto al contatto con il tamburo di trasmissione oppure con un’altra fonte di attrito.

Per determinare la predisposizione del nastro ad infiammarsi la norma UNI 1554/00 descrive il metodo di prova per determinare la tendenza dl nastro ad infiammarsi o a diventare incandescente quando viene tenuto fermo con una determinata tensione in contatto superficiale con un tamburo di trasmissione in acciaio che sta ruotando.

6.5.2.4 Velocità di scorrimento

Il D.P.R. 547/55, art.215 sancisce che la velocità dei mezzi meccanici di trasporto deve essere regolata secondo le caratteristiche del percorso, la natura del carico e le possibilità di arresto del mezzo.

6.5.2.5 Rottura delle tele

La norma UNI 3786/79 classifica i nastri in base alla resistenza a rottura delle tele (Tabella 6.2).

Tabella 6.2 - Classificazione dei nastri in base al carico di rottura.

Carico di rottura minimo

In direzione
longitudinale[N/mm]

In direzione trasversale

[kgf/cm]

[N/mm]

[kgf/cm]

157

160

62

63

196

200

78

80

245

250

98

100

309

315

122

125

392

400

157

160

490

500

Non definito

617

630

784

800

980

1000

1225

1250

1570

1600

1960

2000

2450

2500

La qualità della gomma è definita in base alle sue caratteristiche dinamometriche. A tale proposito la norma UNI 3783/90 (“caratteristiche dei metodi di prova e caratteristiche delle coperture”) classifica quattro tipi di rivestimento contrassegnandoli con le lettere M, N, P, Q, aventi carichi di rottura a trazione ed allungamenti percentuali a rottura decrescenti (Tabella 6.3).

Tabella 6.3 - Classificazione del rivestimento in base alla resistenza della gomma.

Qualità della copertura

Resistenza a trazione

Resistenza all’abrasione

Carico a rottura

Rmin  [N/mm]

Allungamento

Amin [%]

Variazione di volume

DV [mm]

Tipo M

25

450

<125

Tipo N

20

400

<150

Tipo P

15

350

<200

Tipo Q

10

300

<250

La UNI 3784/79 (“Prova a trazione delle coperture dopo invecchiamento”) a sua volta consente, tramite un metodo di prova, di determinare il carico di rottura a trazione e relativo allungamento della copertura inferiore e superiore di un nastro trasportatore dopo un invecchiamento artificiale.

6.5.3 Nastro inclinato

6.5.3.3 Protezioni contro la caduta del materiale

Il D.P.R.547/55 art.214 (“spazio sottostante ai trasportatori”) sancisce: “Lo spazio sottostante ai trasportatori orizzontali o inclinati deve essere reso inaccessibile, quando la natura del materiale trasportato ed il tipo del trasportatore possano costituire pericoli per caduta di materiali o per rottura degli organi di sospensione, a meno che non siano adottate altre misure contro detti pericoli”.

A sua volta la norma UNI ISO 1819/89  afferma che “la pendenza e le caratteristiche del sistema di trasporto devono essere determinate in modo da evitare lo scivolamento e/o la caduta accidentale di prodotti o oggetti trasportati nelle normali condizioni di esercizio”.

L’organo di supporto del materiale o del carico deve essere di dimensioni appropriate al trasporto del prodotto o del carico specificato.”

6.5.4 Rulli

6.5.4.3 Strisciamento del nastro

L’attrito tra nastro e rulli di sostegno è una delle forze di resistenza tangenziale che si oppongono allo scorrimento del nastro ed influenzano la potenza di azionamento al tamburo motore.

La norma UNI 8384/82 (“Trasportatori a nastro muniti di rulli portanti ; calcolo della potenza di azionamento e delle tensioni”) fornisce la procedura  per calcolare la resistenza dovuta alla convergenza dei rulli al fine di dimensionare opportunamente il meccanismo di trazione.

6.5.5 Telaio

6.5.5.3 Cedimenti strutturali dovuti a sovraccarichi

La norma UNI ISO 1819/89 impone all’utente di assicurare la regolarità dell’alimentazione evitando di sovraccaricare l’apparecchiatura. In modo particolare l’utilizzatore non deve aumentare le prestazioni senza prima aver consultato il costruttore. Occorre inoltre esporre in modo evidente chiare istruzioni di lavoro in merito al carico degli apparecchi in prossimità dei posti di lavoro. Queste istruzioni devono includere il carico unitario ammesso, il suo posizionamento nonché le dimensioni limite.

Nel caso limite in cui tali disposizioni non possano venire applicate e permanga il rischio di un cedimento, il D.P.R. 547/55, art. 214 (“spazio sottostante ai trasportatori”) sancisce che: “lo spazio sottostante ai trasportatori orizzontali o inclinati deve essere reso inaccessibile, quando la natura del materiale trasportato ed il tipo del trasportatore possano costituire pericoli per caduta di materiali o per rottura degli organi di sospensione, a meno che non siano adottate altre misure contro detti pericoli”.

6.5.5.4 Vibrazioni

Un’altra fonte di instabilità per il telaio di un macchinario è costituta dalle vibrazioni causate dal tipo di trasporto e dal materiale movimentato. Al fine di prevenire i possibili rischi al macchinario e alle strutture edili che lo accolgono, il D.P.R. 547/55 ,art.46 (“scuotimenti e vibrazioni delle macchine”) impone che : “le macchine devono essere costruite, installate e mantenute in modo da evitare scuotimenti o vibrazioni che possano pregiudicare la loro stabilità, la resistenza dei loro elementi e la stabilità degli edifici”.

Qualora lo scuotimento o la vibrazione siano inerenti ad una specifica funzione tecnologica della macchina, si devono adottare le necessarie misure o cautele affinché ciò non sia di pregiudizio alla stabilità degli edifici od arrechi danno alle persone.

6.5.6 Riduttore meccanico

6.5.6.3 Inceppamento

Il riduttore è un ingranaggio che consente di trasmettere il moto dal motore al tamburo di azionamento. I rischi legati a tale componente sono, nel caso di una corretta manutenzione, quelli di un inceppamento causato da un elemento estraneo che blocca  l’ingranamento.

Per limitare i danni alle persone e al congegno il D.P.R. 547/55 stabilisce:

-         nell’art.55 (“organi ed elementi per la trasmissione del moto”.), “Gli alberi, le pulegge, le cinghie, le funi, le catene di trasmissione, i cilindri e i coni di frizione, gli ingranaggi e tutti gli altri organi o elementi di trasmissione devono essere protetti ogni qualvolta possono costituire un pericolo.”

-         nell’art.59 (“ingranaggi.”), Gli ingranaggi, le ruote e gli altri elementi dentati mobili devono essere racchiusi completamente entro involucri metallici, oppure, nel caso di ruote ad anima piena, protetti con schermi ricoprenti le sole dentature sino alla loro base. Possono, tuttavia, essere tollerate protezioni limitate alla sola zona di imbocco, quando, in relazione a particolari caratteristiche della macchina o della installazione, quali la ridottissima velocità degli ingranaggi o la loro ubicazione fuori portata delle persone, dette protezioni offrano sufficiente garanzia di sicurezza. In ogni caso le protezioni di cui al precedente comma devono estendersi, lateralmente, sino alla base della dentatura e devono avere le estremità periferiche libere foggiate in modo da evitare il pericolo di tranciamento fra il riparo e la corona dentata”.

La UNI ISO1819/89 analogamente impone che i punti di avvolgimento dell’organo di trasporto e le parti mobili (ingranaggi, accoppiamenti , ecc.) devono essere protetti se normalmente accessibili alle persone.

6.5.7 Aperture di carico e scarico

6.5.7.3 Caduta di persone

Il personale addetto alle operazioni di carico e scarico di un trasportatore a nastro deve essere protetto da possibili rischi di caduta nelle tramogge.

Il D.P.R. 547/55,art.212 (“aperture di carico e scarico dei trasportatori”) stabilisce che: “Le aperture per il carico e lo scarico dei trasportatori in genere devono essere protette contro la caduta delle persone o contro il contatto con organi pericolosi in moto”.

Analogamente la norma UNI ISO 1819/89 impone che: “le aperture di carico e scarico degli apparecchi chiusi (con coperchio o riparo) devono essere realizzate in modo tale da impedire l’accesso agli organi mobili, costituenti pericolo, altrimenti devono essere previste delle protezioni adeguate”.

6.5.7.4 Caduta carico

Per evitare ai dipendenti inutili rischi dovuti alla caduta del carico il D.P.R.547/55, art.214 (“spazio sottostante ai trasportatori”) impone che: “lo spazio sottostante ai trasportatori orizzontali o inclinati deve essere reso inaccessibile quando la natura del materiale trasportato…possa costituire pericolo per la caduta dei materiali”.

Più precisamente la norma UNI ISO1819/89 sancisce che i punti di carico, scarico e trasferimento devono essere realizzati in modo da evitare, per quanto possibile, la perdita di prodotti o di oggetti trasportati.

6.6 Rischi ambientali

6.6.1 Tipo di materiale trasportato

6.6.1.3 Agenti nocivi volatili

Per proteggere i dipendenti che lavorano negli stabilimenti dove sono prodotte materie tossiche o asfissianti il D.P.R. 547/55 impone:

-         art.354. “Nei locali o luoghi di lavoro, o di passaggio deve essere per quanto tecnicamente possibile impedito o ridotto al minimo il formarsi di concentrazioni pericolose o nocive di gas vapori o polveri esplodenti, infiammabili, asfissianti o tossici; in quanto necessario, deve essere provveduto ad una adeguata ventilazione al fine di evitare dette concentrazioni. Nei locali o luoghi indicati nel primo comma, quando i vapori ed i gas che possono svilupparsi costituiscono pericolo, devono essere installati apparecchi indicatori e avvisatori automatici atti a segnalare il raggiungimento delle concentrazioni o delle condizioni pericolose. Ove ciò non sia possibile, devono essere eseguiti frequenti controlli o misurazioni”;

-         art.369 (“maschere ed apparecchi respiratori”). “Nei luoghi dove si compiono le operazioni di produzione, impiego, manipolazione e trasporto delle materie o prodotti tossici, asfissianti, irritanti ed infettanti, nonché nei depositi o luoghi in cui possono svilupparsi e diffondersi gas, vapori o altre emanazioni tossiche od asfissianti, deve essere tenuto in luogo adatto e noto al personale un numero adeguato di maschere respiratorie o di altri apparecchi protettori da usarsi in caso di emergenza”;

-         art.370 (“isolamento locali”). “I locali ed i luoghi nei quali sono eseguite le operazioni indicate nell'articolo precedente devono essere normalmente separati e isolati dagli altri locali o luoghi di lavoro o di passaggio”.

6.6.1.4 Agenti nocivi da contatto

Per evitare rischi al personale addetto alla movimentazione supplementare del materiale trasportato dal nastro trasportatore il D.P.R. 547/55, art.373 (“fabbricazione, manipolazione o impiego”) stabilisce che: “Nella fabbricazione manipolazione o impiego di materie o prodotti taglienti o pungenti quali lamiere sottili, trucioli metallici, vetri, aghi, devono essere adottati mezzi, sistemi meccanici o attrezzature, atti ad evitare il contatto diretto delle stesse materie o prodotti con le mani od altre parti scoperte del corpo o comunque a ridurre al minimo la pericolosità della manipolazione”.

6.6.1.5 Alte temperature

Un altro fattore di rischio non trascurabile sono le alte temperature del materiale trasportato temperature che, come accennato nel capitolo dedicato al trasportatore a nastro, possono raggiungere e superare i 1000°C.

Al fine di impedire danni gravi al personale addetto all’impianto, il D.P.R. 547/55, art.366 (“trasporto e impiego di prodotti aventi temperature dannose”) sancisce che il trasporto e l'impiego delle materie aventi temperature dannose devono effettuarsi con mezzi o sistemi tali da impedire che i lavoratori ne vengano a diretto contatto. Quando esigenze tecniche o di lavorazione non consentano la attuazione della norma devono essere messi a disposizione dei lavoratori mezzi individuali di protezione.

6.6.2 Dispositivi di carico e scarico

6.6.2.3 Tenute non adeguate

Nel caso che il materiale trasportato sia pericoloso per la salute dei lavoratori perché tossico, irritante o ad alte temperature è molto importante che il ciclo di trasporto si realizzi per quanto possibile senza l’intervento dell’uomo in convogliatori a tenuta stagna o in locali separati dal resto delle lavorazioni.

La norma UNI ISO 1819/89 stabilisce in generale che “l’intero percorso del convogliatore e in particolare i punti di carico, scarico e trasferimento, devono essere realizzati in modo da evitare, per quanto possibile, la perdita di prodotti o di oggetti trasportati”.

6.6.3 Dispositivi di pulizia

6.6.3.3 Efficienza degli stessi

Quando nell’impianto sono prodotti e movimentati materiali nocivi, la pulizia del trasportatore deve essere particolarmente curata per scongiurare inutili rischi al personale e all’impianto stesso.

Il D.P.R. 547/55, art.356 (“scarti e rifiuti”) sancisce: “Gli scarti di lavorazione e i rifiuti di materie infiammabili, esplodenti, corrosive, tossiche, infettanti o comunque nocive devono essere raccolti durante la lavorazione ed asportati frequentemente con mezzi appropriati, collocandoli in posti nei quali non possano costituire pericolo”.

La norma UNI ISO 1819/89 dispone che il controllo, la regolazione, la manutenzione e la pulizia degli organi che assicurano i movimenti, nonché dei dispositivi di pulizia, devono essere effettuate secondo le istruzioni del costruttore. La frequenza di queste operazioni deve essere determinata dalla natura dei prodotti trasportati.

6.7 Perdite di materiale

6.7.1 Nastro

6.7.1.3 Inclinazione del piano di trasporto

La perdita di materiali è una delle più frequenti voci di perdita nel bilancio di un’azienda. Spesso per limitare tale rischio è sufficiente adottare delle precauzioni idonee nella movimentazione del materiale. Per quanto riguarda i nastri trasportatori la norma UNI ISO1819/89 sancisce che la pendenza e le caratteristiche del sistema di trasporto devono essere determinate in modo da evitare lo scivolamento e/o la caduta accidentale di prodotti o oggetti trasportati nelle normali condizioni di esercizio. L’organo di supporto del materiale o del carico deve essere di dimensioni appropriate al trasporto del prodotto o del carico specificato.

6.7.2 Dispositivi di carico e scarico

6.7.2.3 Tenuta

Al fine di garantire il trasporto ottimale del materiale prodotto o movimentato dall’impianto la norma UNI ISO 1819/89 stabilisce che: “l’intero percorso del convogliatore ed in particolare i punti di carico, scarico e trasferimento, devono essere realizzati in modo da evitare per quanto possibile la perdita di prodotti o di oggetti trasportati”.

6.8 Danni ai lavoratori

6.8.1 Motore e ingranaggi

6.8.1.3 Rimozione temporanea dei dispositivi di sicurezza

Nel caso in cui un addetto alla manutenzione debba rimuovere temporaneamente un dispositivo di sicurezza, per prevenire i rischi che potrebbero derivare, il D.P.R. 547/55, art.47 stabilisce che le protezioni ed i dispositivi di sicurezza delle macchine non devono essere rimossi se non per necessità di lavoro. Qualora essi debbano essere rimossi dovranno essere immediatamente adottate misure atte a mettere in evidenza e a ridurre al limite minimo possibile il pericolo che ne deriva. La rimessa in posto della protezione o del dispositivo di sicurezza deve avvenire non appena siano cessate le ragioni che hanno reso necessaria la loro temporanea rimozione.”

La norma UNI ISO 1819/89 a sua volta dispone che: “Le riparazioni e lo smontaggio dei ripari o dei pannelli di protezione devono essere effettuati solo a macchina ferma e dopo aver bloccato i dispositivi d’avviamento, da parte di una persona competente a tal scopo designata. Il riavviamento può essere effettuato solo dopo aver rimontato la protezioni e su ordine del responsabile.

Dispone anche che: “Gli interventi sulle apparecchiature di trasporto in funzione alle quali sono state rimosse le protezioni devono essere effettuate da persone qualificate che siano ben al corrente dei rischi che possono presentare le parti in movimento. Queste persone devono avere indumenti aderenti, senza parti staccate, meglio se formati da un pezzo unico.”

Dispone anche che: “Durante interventi previsti su apparecchiature in funzione senza protezione, una seconda persona, che sia al corrente delle misure da adottare in caso di emergenza, deve sorvegliare la persona che lavora e tenersi vicina ad un dispositivo di arresto, pronta ad intervenire”.

6.8.1.4 Oliatura ed ingrassaggio

Per evitare danni agli addetti alla manutenzione degli ingranaggi il D.P.R.547/55, art.48 stabilisce che è vietato oliare o ingrassare a mano gli organi e gli elementi in moto delle macchine, ameno che ciò non sia richiesto da particolari esigenze tecniche, nel quale caso deve essere fatto uso di mezzi idonei ad evitare ogni pericolo.Del divieto stabilito dal presente articolo devono essere resi informati i lavoratori mediante avvisi chiaramente visibili.

La UNI ISO 1819/89 a sua volta sancisce: “Deve essere proibito procedere all’ingrassaggio durante il funzionamento, salvo nei casi in cui la posizione degli organi da ingrassare o la presenza di adeguati dispositivi lo permettano senza rischi. Quando l’ingrassaggio richiede la rimozione o l’apertura dei dispositivi di protezione, ciò deve avvenire solo all’arresto. I punti di ingrassaggio frequente devono essere accessibili senza necessità di smontare protezioni”.

6.8.1.5 Operazioni di regolazione

Le operazioni di regolazione devono avvenire in condizioni di sicurezza.

A tale proposito il D.P.R. 547/55, art. 49 (“divieto di operazioni di riparazione o registrazione su organi in moto”) stabilisce tassativamente: “È vietato compiere su organi in moto qualsiasi operazione di riparazione o registrazione. Qualora sia necessario eseguire tali operazioni durante il moto, si devono adottare adeguate cautele a difesa dell’incolumità del lavoratore. Del divieto indicato nel primo comma devono essere resi edotti i lavoratori mediante avvisi chiaramente visibili”.

La norma UNI ISO 1819/89 a sua volta ordina: “La verifica e la regolazione delle apparecchiature di trasporto in funzionamento devono essere effettuate con le protezioni al loro posto. Se ciò non è possibile e le protezioni devono essere rimosse, ciò deve avvenire solo nella zona d’intervento prendendo tutte le precauzioni necessarie e, in particolar modo, proibendo l’avvicinamento ai punti di movimento”.

6.8.2 Nastro

6.8.2.3 Pulizia

I dispositivi automatici di pulizia descritti nel capitolo relativo al nastro trasportatore servono a garantire la pulizia costante del nastro e degli altri componenti e di evitare danni agli operai addetti a tali impianti.

In particolare il D.P.R. 547/55, art.48 impone: “È vietato pulire a mano gli organi e gli elementi in moto delle macchine, ameno che ciò non sia richiesto da particolari esigenze tecniche, nel quale caso deve essere fatto uso di mezzi idonei ad evitare ogni pericolo. Del divieto stabilito dal presente articolo devono essere resi edotti i lavoratori mediante avvisi chiaramente visibili”.

La norma UNI ISO 1819/89 sancisce in merito che la pulizia degli organi che assicurano i movimenti nonché dei dispositivi di pulizia, deve essere effettuata secondo le indicazioni del costruttore. La frequenza di queste operazioni deve essere determinata dalla natura dei prodotti trasportati. Eccezione fatta per la pulizia automatica o l’uso di dispositivi per la pulizia in funzionamento, queste operazioni devono essere effettuate solo quando l’apparecchiatura è ferma e dopo aver bloccato i dispositivi d’avviamento. Si raccomanda inoltre di progettare il macchinario in modo che sia facilitata la pulizia.

6.8.3 Punti di passaggio

6.8.3.3 Urto contro parti in movimento

Gli incidenti anche gravi che possono essere causati dall’urto accidentale con parti in movimento devono essere prevenuti dal progettista dell’impianto tenendo conto della normativa vigente che descrive in modo esauriente le dimensioni delle zone di circolazione.

Il D.P.R. 547/55, art.8 (“vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi”) stabilisce che:

1.             le vie di circolazione, comprese scale, scale fisse e banchine e rampe di carico, devono essere situate e calcolate in modo tale che i pedoni o i veicoli possano utilizzarle facilmente in piena sicurezza e conformemente alla loro destinazione e che i lavoratori operanti nelle vicinanze di queste vie di circolazione non corrano alcun rischio;

2.             il calcolo delle dimensioni delle vie di circolazione per persone ovvero merci dovrà basarsi sul numero potenziale degli utenti e sul tipo di impresa;

3.             qualora sulle vie di circolazione siano utilizzati mezzi di trasporto, dovrà essere prevista per i pedoni una distanza di sicurezza sufficiente;

4.             le vie di circolazione destinate ai veicoli devono passare ad una distanza sufficiente da porte, portoni, passaggi per pedoni, corridoi e scale;

5.             nella misura in cui l'uso e attrezzatura dei locali lo esigano per garantire la protezione dei lavoratori, il tracciato delle vie di circolazione deve essere evidenziato;

6.             se i luoghi di lavoro comportano zone di pericolo in funzione della natura del lavoro e presentano rischi di cadute dei lavoratori o rischi di cadute d'oggetti, tali luoghi devono essere dotati di dispositivi per impedire che i lavoratori non autorizzati possano accedere a dette zone;

7.             devono essere prese misure appropriate per proteggere i lavoratori autorizzati ad accedere alle zone di pericolo;

8.             le zone di pericolo devono essere segnalate in modo chiaramente visibile;

9.             i pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto;

10.         i pavimenti ed i passaggi non devono essere ingombrati da materiali che ostacolano la normale circolazione,

11.         quando per evidenti ragioni tecniche non si possono completamente eliminare dalle zone di transito ostacoli fissi o mobili che costituiscono un pericolo per i lavoratori o i veicoli che tali zone devono percorrere, gli ostacoli devono essere adeguatamente segnalati;

La norma UNI ISO 1819/89 a sua volta impone: “Passerelle, scale, gradini o piattaforme devono assicurare una larghezza di passaggio minima di 0,50 m. Essi devono essere protetti dal lato del vuoto tramite parapetti formati da un mancorrente di altezza pari ad 1 m rispetto al pavimento, da un corrente intermedio e da un riparo al piede. … Quando vi è rischio di urto tra il mancorrente e un organo in movimento, l’altezza del mancorrente stesso può essere ridotta fino a 0,80 m in modo da ottenere uno spazio minimo di 0,50 m tra l’apparecchio e il mancorrente stesso. Delle protezioni devono interdire l’accesso fra le parti mobili delle attrezzature fisse oppure fra il carico trasportato e gli ostacoli fissi quando lo spazio libero è minore di 0,50 m. L’accesso fra le attrezzature mobili a percorso stabilito e gli ostacoli fissi, deve essere interdetto da protezioni quando la spazio libero è minore di 0,50 m”.

6.8.3.4 Superfici scivolose

Nel caso di ambienti di lavoro in cui le superfici di calpestio possano provocare la caduta accidentale dei lavoratori, il D.P.R. 547/55, art.8 ordina: “I pavimenti degli ambienti di lavoro e dei luoghi destinati al passaggio non devono presentare buche o sporgenze pericolose e devono essere in condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito delle persone e dei mezzi di trasporto”.

La norma UNI ISO 1819/89 dispone che: “I materiali che costituiscono il piano di calpestio dei pavimenti, passerelle, piattaforme e scalini devono essere scelti in funzione dell’impianto e delle condizioni di utilizzo, e devono avere preferibilmente una superficie antiscivolo”.

Tabella 6.4 - Riepilogo dei rischi del trasportatore a nastro piano e delle norme a loro associati.

Famiglie di rischi

Componenti

Rischi specifici

CEI 64-8

D.P.R. 547/55

Norme UNI

Rischi elettrici

Motori elettrici

Sovracorrenti e cortocircuiti

64-8/4

Art.285

 

Correnti parassite

 

Art.277

 

Contatti diretti e indiretti

64-8/4

Art.276

Art.288

Art.297

Art.298

 

Scariche elettriche

 

Art.286

 

Tamburo motore

Contatti indiretti

64-8/4

Art.288

 

Contatti diretti

Art.277

 

Nastro

Cariche elettrostatiche

 

 

UNI EN 20284

Carcassa

Contatti indiretti                

64-8/4

Art.288

 

Contatti diretti

Art.277

 

Riduttore

Contatti indiretti

64-8/4

Art.288

 

Contatti diretti

Art.277

 

Rischi meccanici

Tamburo motore

Strisciamento del nastro

 

 

UNI 8384/82

Inversione del moto

 

Art.210

 

Nastro

Arresto

 

 

UNI EN 1554/00

Velocità di scorrimento

 

Art.215

 

Rottura delle tele

 

 

UNI 3786/79

Resistenza della gomma

 

 

UNI 3783/90

UNI 3784/79

Nastro inclinato

Protezioni contro caduta materiale

 

Art.214

UNI ISO 1819/89

Rulli

Strisciamento del nastro

 

 

UNI 8384/82

Telaio

Cedimenti strutturali dovuti a sovraccarichi

 

Art.214

UNI ISO 1819/89

Vibrazioni

 

Art.46

 

Riduttore meccanico

Inceppamento 

 

Art.55

Art.59

 

Aperture di carico e scarico

Caduta persone

 

Art.212

UNI ISO 1819/89

 

Caduta carico

 

Art.214

Art.186

UNI ISO 1819/89

 

Famiglie di rischi

Componenti

Rischi specifici

CEI 64-8

D.P.R. 547/55

Norme UNI

Rischi ambientali

Tipo di materiale trasportato

Agenti nocivi volatili

 

Art.369

 

Agenti nocivi da contatto

 

Art.373

 

Alte temperature

 

Art.366

 

Dispositivi di carico e scarico

Tenute non adeguate

 

Art.366

UNI ISO 1819/89

Dispositivi di pulizia

Efficienza degli stessi

 

Art.356

UNI ISO 1819/89

Perdite di materiale

Nastro

Inclinazione del piano di trasporto

 

Art.213

UNI ISO 1819/89

Dispositivi di carico e scarico

Tenuta

 

 

UNI ISO 1819/89

Danni ai lavoratori

Motore e ingranaggi

Rimozione temporanea dei dispositivi di sicurezza

 

Art.47

UNI ISO 1819/89

Oliatura ed ingrassaggio

 

Art. 48

UNI ISO 1819/89

Operazioni di registrazione

 

Art.49

UNI ISO 1819/89

Nastro

Pulizia

 

 

UNI ISO 1819/89

Punti di passaggio

Urti contro parti in movimento

 

Art.8

UNI ISO 1819/89

Superfici scivolose

 

Art.8

UNI ISO 1819/89


Bibliografia

  Monte A.,Elementi di Impianti Industriali” - Volumi I e II, Ed. Libreria Cortina, Terza edizione gennaio 1997.

  Motridal S.p.A., Catalogo trasportatori a nastro.

  Rulmeca S.p.A., “Rulli e componenti per il trasporto a nastro di materiali sfusi”, Ferrari Grafiche S.p.A.,1997.

  Trabattoni S., Moschella C.,Impianti chimici industriali”, Bergamo, Istituto italiano edizioni Atlas,1981.

Riferimenti normativi 

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CEI 64-8. Impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua. 

UNI 3783, “Elastomeri. Prodotti finiti. Nastri trasportatori. Caratteristiche e metodi di prova e classificazione delle coperture”, 1990. 

UNI 8384, “Apparecchiature per trasporti interni. Trasportatori a nastro muniti di rulli portanti. Calcolo della potenza di azionamento e delle tensioni nel nastro”, 1982.

UNI EN 1554, “Nastri trasportatori - Prove di attrito con tamburo cilindrico”, 2000. 

UNI EN 20284, “Nastri trasportatori. Conduttività elettrica. Requisiti e metodo di prova”, 1994.

UNI ISO 1819, “Apparecchiature di movimentazione continua. Codice di sicurezza. Regole generali”, 1989.

 

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Autore: Ing. Siro Belle'
e-mail: belles@libero.it
tel.: 328 7034931

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aprile 2004

  
 
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