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1. PRINCIPALI NORME COMPORTAMENTALI DI
CARATTERE GENERALE DA OSSERVARE NEI LABORATORI CHIMICI
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Prima di utilizzare qualsiasi prodotto
chimico bisogna acquisire le informazioni sulle sue caratteristiche
attraverso le schede di sicurezza: frasi di rischio, consigli di
prudenza. Attenersi alle indicazioni riportate per la manipolazione,
stoccaggio e smaltimento.
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Per ridurre i rischi di innesco,
sviluppo di incendio ed esplosione, per eliminare il rischio di
esposizione a sostanze pericolose, le reazioni chimiche con sviluppo
di gas o vapori pericolosi, la cromatografia "in colonna"
con utilizzo di solventi organici, l'uso di apparecchiature che
possono liberare nell'ambiente fumi, gas o vapori (ad esempio,
rotavapor senza sistema di recupero dei solventi), il travaso o
prelievo di solventi, specie se volatili, per le quantità
strettamente necessarie allo svolgimento delle attività di
laboratorio, devono essere effettuati, esclusivamente, all'interno
della cappa chimica (confinamento in un ambiente delimitato e
adeguatamente ventilato). Per l'uso in sicurezza della cappa, si
rimanda al successivo punto 2.
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Non introdurre in laboratorio sostanze
ed oggetti estranei alla attività lavorativa. (Ad esempio cappotti,
piumini, zaini, ecc.)
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Non abbandonare materiale non
identificabile nel laboratorio e all'interno della cappa.
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Tutti i contenitori devono essere
correttamente etichettati in modo da poterne riconoscere in
qualsiasi momento il contenuto.
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Non lasciare senza controllo reazioni
chimiche in corso o apparecchi in funzione e, nel caso, assicurarsi
dell'efficacia dei sistemi di sicurezza.
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In laboratorio è vietato mangiare,
bere e fumare.
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In laboratorio deve sempre essere
indossato il camice.
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Il laboratorio deve essere sempre
mantenuto pulito e in ordine.
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Non lavorare mai da soli, soprattutto
al di fuori dell'orario ufficiale di lavoro.
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Al termine delle attività rimuovere
prontamente dai piani di lavoro la vetreria e le attrezzature
utilizzate.
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Raccogliere, separare ed eliminare in
modo corretto i rifiuti chimici, solidi e liquidi, prodotti in
laboratorio; è vietato scaricarli in fogna o abbandonarli
nell'ambiente.
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Evitare l'eccessivo affollamento nei
laboratori.
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Riferire sempre al responsabile del
laboratorio eventuali incidenti o condizioni di non sicurezza.
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Il responsabile del laboratorio deve
istruire adeguatamente il personale che afferisce al proprio
laboratorio, compresi studenti, tirocinanti, borsisti e dottorandi,
in relazione alle attività che questi dovranno svolgere, in modo
che tutti siano informati su:
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i possibili rischi presenti nel
luogo di lavoro e i rischi derivanti dallo svolgimento delle
diverse mansioni;
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i possibili danni derivanti
dall'utilizzo di sostanze pericolose, ivi compresi i gas tecnici
e/o apparecchiature pericolose;
-
le misure di prevenzione e
protezione da attuare in ogni specifica situazione.
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Il responsabile del laboratorio deve
predisporre un manuale operativo che identifichi i rischi effettivi
o potenziali per ogni singola fase di lavorazione e che indichi i
comportamenti che devono essere assunti per eliminare o minimizzare
detti rischi.
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Il responsabile del laboratorio deve
vigilare sulla corretta applicazione delle misure di prevenzione e
protezione da parte di tutti i frequentatori del laboratorio, con
particolare attenzione nei confronti degli studenti.
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Prioritariamente, devono essere
adottati mezzi di protezione collettiva (ad esempio, attività a
rischio solo all'interno della cappa, captazione alla fonte,
aerazione, ecc.). Quando i mezzi di protezione collettiva non sono
in grado di eliminare il rischio di esposizione a sostanze
pericolose, è necessario usare anche i Dispositivi di Protezione
Individuale (DPI) appropriati per ogni tipo di attività e per ogni
livello di rischio (ad esempio, guanti a perdere, occhiali, maschere
protettive, calzature). I DPI devono essere utilizzati correttamente
e tenuti sempre in buono stato di manutenzione.
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Ove possibile, si devono adottare
metodiche in grado di ridurre la presenza di concentrazioni
pericolose di sostanze infiammabili e chimicamente instabili.
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Evitare la presenza di fonti di
accensione che potrebbero dar luogo ad incendi ed esplosioni (ad
esempio, è vietato utilizzare becchi bunsen o qualsiasi altra
fiamma libera, in presenza di sostanze infiammabili e all'esterno
della cappa chimica).
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Le apparecchiature alimentate
elettricamente utilizzate in laboratorio, sia all'esterno che
all'interno della cappa chimica, devono possedere un "impianto
elettrico a sicurezza", cioè, dotato di protezioni
particolari, dimensionato e installato in relazione alle tipologie
di sostanze utilizzate ed alle procedure operative. Requisito
fondamentale dell'impianto, deve essere la riduzione del rischio di
innesco, sia durante il funzionamento ordinario, sia a causa di un
guasto.
Nel caso di funzionamento ordinario, le cause di innesco possono
essere, ad esempio: l'arco elettrico prodotto in fase di apertura e
chiusura di un interruttore; il raggiungimento di temperature
pericolose superficiali per effetto Joule. Nel caso di guasti (ad
esempio, a seguito di un corto circuito) si possono sprigionare
scintille, può formarsi un arco elettrico oppure si possono
determinare innalzamenti della temperatura, con energia sufficiente
ad innescare una atmosfera esplosiva.
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Le apparecchiature devono assicurare
il controllo degli operatori sulle condizioni di esercizio.
2. INDICAZIONI PER L'USO IN SICUREZZA
DELLE CAPPE CHIMICHE
Le cappe chimiche sono da considerarsi
zone di potenziale pericolo. All'interno di esse possono svilupparsi
atmosfere anche estremamente infiammabili, esplosive o tossiche. Per
tale motivo la cappa deve essere utilizzata correttamente e mantenuta
sempre in perfetta efficienza.
2.1 COME UTILIZZARE
LA CAPPA CHIMICA
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Prima di iniziare le attività,
accertarsi che la cappa sia in funzione.
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Controllare il funzionamento con
l'apposita strumentazione, se esistente, altrimenti verificare che
l'aspirazione funzioni con metodi empirici (ad esempio con un foglio
di carta). Se ci sono dubbi sul funzionamento o sulla effettuazione
delle verifiche, contattare l'Ufficio Impianti della Divisione
Edilizia.
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Evitare di creare correnti d'aria in
prossimità di una cappa in funzione (apertura di porte o finestre,
transito frequente di persone).
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La zona lavorativa e tutto il
materiale devono essere tenuti il più possibile verso il fondo
della cappa, senza dover per questo sollevare maggiormente il
frontale mobile.
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Abbassare il frontale a max. cm 40 di
apertura durante il lavoro; non introdursi all'interno della cappa
(ad es. con la testa) per nessun motivo. Ricordarsi che più il
frontale è abbassato, meno il funzionamento della cappa risente di
correnti spurie nella stanza.
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Mantenere pulito ed ordinato il piano
di lavoro dopo ogni attività.
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Tenere sotto cappa solo il materiale
strettamente necessario all'attività: non usare la cappa come
deposito. Non ostruire il passaggio dell'aria lungo il piano della
cappa e, qualora sia necessario utilizzare attrezzature che
ingombrano il piano, sollevarle almeno di 5 cm rispetto al piano
stesso con opportuni spessori e tenerle distanziate anche dalle
pareti. Tener conto in ogni caso che non vanno ostruite le feritoie
di aspirazione della cappa.
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Non utilizzare la cappa come mezzo per
lo smaltimento dei reagenti mediante evaporazione forzata.
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Quando la cappa non é in uso,
spegnere l'aspirazione e chiudere il frontale.
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Verificare che il frontale scorra
senza particolari resistenze.
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Qualora si utilizzino all'interno
della cappa apparecchiature elettriche, queste ultime devono avere
un "impianto elettrico a sicurezza", così come descritto
al precedente punto 1. Ogni connessione alla rete elettrica deve
essere esterna alla cappa.
-
Tutti gli utenti della cappa devono
essere a conoscenza delle procedure di emergenza da compiere in caso
di esplosione o incendio nella cappa.
2.2 VERIFICHE
PERIODICHE
Su un apposito registro vanno annotati
tutti i dati relativi alla manutenzione e alle verifiche di efficienza,
compresa data della verifica e firma di chi ha eseguito l'operazione.
Efficienza
Una buona efficienza di una cappa utilizzata per il trattamento di
sostanze pericolose (etichettate con croce di Sant'Andrea e/o teschio),
si ha quando l'aspirazione (preferibilmente distribuita sia in alto che
in basso) garantisce una velocità frontale dell'aria aspirata non
inferiore a 0,5 m/s; Tali valori sono da intendersi riferiti a 40 cm di
apertura del frontale e sono da controllare con cadenza annuale.
Per sostanze pericolose non volatili è possibile l'uso di una cappa con
velocità frontale dell'aria fra 0,3 e 0,5 m/s.
N.B.: Nel caso in cui non si possa conoscere preventivamente la
pericolosità di una sostanza o miscela, come può accadere in attività
di ricerca, è sempre opportuno considerare i prodotti di reazione
sconosciuti come potenzialmente pericolosi, prendendo di conseguenza le
precauzioni del caso.
Dispositivi di sicurezza
Lo schermo saliscendi deve essere mantenuto efficiente: annualmente va
verificato il sistema di scorrimento. Tale verifica deve essere annotata
nell'apposito registro.
Spesso una cattiva manutenzione del frontale può portare a spiacevoli
infortuni (ad esempio, lesioni per frantumazione del vetro) o ad un uso
non efficace della cappa stessa (ad esempio, frontale bloccato alla
massima apertura).
Filtri
Sono consigliabili, soprattutto in caso di concentrazioni elevate di
sostanze tossiche e nocive, sistemi di abbattimento degli inquinanti.
La periodicità della sostituzione dei filtri, è in funzione di diversi
fattori (portata dell'elettroventilatore, tipologia di contaminante,
ecc.); in ogni caso, in assenza di indicazioni più specifiche, va
prevista la sostituzione almeno ogni 9-12 mesi, indipendentemente
dall'utilizzo della cappa.
3. INDICAZIONI PER L'USO IN SICUREZZA DI
BOMBOLE DI GAS IN PRESSIONE
Le indicazioni di seguito riportate si
riferiscono alle operazioni di movimentazione, stoccaggio, deposito e
uso di recipienti contenenti gas compressi, liquefatti e disciolti sotto
pressione.
E' opportuno usare particolari precauzioni in tutte le attività che
comportano l'uso, il trasporto e il deposito dei suddetti recipienti,
anche quando il gas contenuto è un gas cosiddetto "inerte".
Il rischio chimico e tossicologico rappresentato dal gas contenuto nella
bombola va considerato indipendentemente dal rischio rappresentato dal
recipiente sotto pressione. Al riguardo si ricorda che in una bombola da
40 litri, contenente un gas compresso a 200 atm, è immagazzinata una
energia pari a quella di un peso di una tonnellata posto ad una altezza
di 80 m.
Per quanto concerne i gas "inerti", si ricorda che questi
ultimi possono essere pericolosi quando svolgono una azione asfissiante
in caso di inalazione: formazione di una atmosfera sottoossigenata.
Concentrazioni di ossigeno inferiori al 18% sono già considerate
pericolose.
Anche se situazioni di questo tipo sono poco probabili, è comunque
buona norma, nel caso di fuga di gas "inerti" (ad esempio,
azoto, argon, elio) allontanarsi dal laboratorio e rientrarvi solo dopo
averlo aerato.
3.1 MOVIMENTAZIONE
DELLE BOMBOLE
-
Nei laboratori, abitualmente, è
vietato l'utilizzo di bombole di gas compresso, liquefatto e
disciolto sotto pressione, salvo particolari esigenze determinate
dalle attività di ricerca. In quest'ultimo caso è consentito
detenere bombole di piccole dimensioni, solo per il tempo
strettamente necessario, a condizione che:
-
si tratti di gas non
infiammabile/comburente e non tossico (inerte), stabile
chimicamente;
-
i recipienti siano correttamente
ancorati alla parete in prossimità della zona di lavoro;
-
al termine della giornata
lavorativa, salvo particolari esigenze, da valutare di volta in
volta, le bombole siano ricollocate nel deposito esterno.
-
Tutti i recipienti devono essere
provvisti dell'apposito cappellotto di protezione delle valvole, che
deve rimanere sempre avvitato, o di altra idonea protezione (ad
esempio, maniglione, cappellotto fisso).
-
I recipienti devono essere maneggiati
con la massima cautela, eseguendo lentamente tutte le manovre
necessarie, evitando urti violenti, cadute od altre sollecitazioni
meccaniche che possano comprometterne l'integrità e la resistenza.
-
I recipienti non devono essere
sollevati dal cappellotto, né trascinati, né fatti rotolare o
scivolare sul pavimento. La loro movimentazione, anche per brevi
distanze, deve avvenire mediante carrello a mano od altro opportuno
mezzo di trasporto.
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Per sollevare i recipienti non devono
essere usati elevatori magnetici né imbracature con funi o catene.
-
I recipienti non devono essere
maneggiati con le mani o con guanti unti d'olio o di grasso: questa
norma é particolarmente importante quando si movimentano recipienti
di gas ossidanti.
-
Nel caso particolare di utilizzo di
bombole di gas "inerti", il responsabile del laboratorio,
con il consenso del direttore del dipartimento, può far trasportare
le bombole all'interno dei laboratori su apposito carrello dotato di
piastra di appoggio e di sistema di ancoraggio del recipiente, con
caratteristiche tali da non consentirne il ribaltamento.
3.2 USO DELLE
BOMBOLE
-
Un recipiente di gas deve essere messo
in uso solo se il suo contenuto risulta chiaramente identificabile.
Il contenuto viene identificato nei modi seguenti:
-
colorazione dell'ogiva, secondo il
colore codificato dalla normativa di legge;
-
nome commerciale del gas punzonato
sull'ogiva a tutte lettere o abbreviato, quando esso sia molto
lungo;
-
scritte indelebili, etichette
autoadesive, decalcomanie poste sul corpo del recipiente, oppure
cartellini di identificazione attaccati alla valvola od al
cappellotto di protezione;
-
Prima di utilizzare un recipiente è
necessario assicurarlo alla parete, ad un palco o ad un qualsiasi
supporto solido, mediante catenelle o con altri arresti efficaci.
Una volta assicurato il recipiente, si può togliere il cappellotto
di protezione della valvola.
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I recipienti non devono mai essere
riscaldati a temperatura superiore ai 50°C. E' assolutamente
vietato portare una fiamma al diretto contatto con il recipiente.
-
I recipienti non devono essere
raffreddati artificialmente a temperature molto basse. Molti tipi di
acciaio perdono duttilità e diventano fragili a bassa temperatura.
-
I recipienti non devono essere usati
come rullo, incudine, sostegno o per qualsiasi altro scopo che non
sia quello di contenere il gas per il quale sono stati costruiti e
collaudati.
-
I recipienti devono essere protetti
contro qualsiasi tipo di manomissione provocato da personale non
autorizzato.
-
L'utilizzatore non deve cancellare o
rendere illeggibili le scritte, né asportare le etichette, le
decalcomanie, i cartellini applicati sui recipienti dal fornitore
per l'identificazione del gas contenuto.
-
L'utilizzatore non deve cambiare,
modificare, manomettere, tappare i dispositivi di sicurezza
eventualmente presenti, né, in caso di perdite di gas, eseguire
riparazioni sui recipienti pieni e sulle valvole.
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Non devono essere montati riduttori di
pressione, manometri, manichette od altre apparecchiature previste
per un gas con proprietà chimiche diverse e incompatibili con
quello contenuto nella bombola.
-
E' necessario accertarsi che i
riduttori siano a norma e tarati per sopportare una pressione
superiore almeno del 20% rispetto alla pressione massima della
bombola (indicata anche sulla punzonatura dell'ogiva).
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Le valvole dei recipienti devono
essere sempre tenute chiuse, tranne quando il recipiente è in
utilizzo. L'apertura delle valvole dei recipienti a pressione deve
avvenire gradualmente e lentamente. Non usare mai chiavi od altri
attrezzi per aprire o chiudere valvole munite di volantino. Evitare
di forzare valvole dure ad aprirsi o grippate per motivi di
corrosione.
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La lubrificazione delle valvole non è
necessaria. E' assolutamente vietato usare olio, grasso od altri
lubrificanti combustibili sulle valvole dei recipienti contenenti
ossigeno e altri gas ossidanti.
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Prima di restituire un recipiente
vuoto, l'utilizzatore deve assicurarsi che la valvola sia ben
chiusa, quindi avvitare l'eventuale tappo cieco sul bocchello della
valvola ed infine rimettere il cappellotto di protezione. Si
consiglia di lasciare sempre una leggera pressione positiva
all'interno del recipiente.
3.3 STOCCAGGIO E
DEPOSITO DELLE BOMBOLE
-
I recipienti contenenti gas non devono
essere esposti all'azione diretta dei raggi del sole, né tenuti
vicino a sorgenti di calore o comunque in ambienti in cui la
temperatura possa raggiungere o superare i 50 °C.
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I recipienti non devono essere esposti
ad una umidità eccessiva, né ad agenti chimici corrosivi. La
ruggine danneggia il mantello del recipiente e provoca il bloccaggio
del cappellotto.
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I recipienti devono essere protetti da
ogni oggetto che possa provocare tagli od altre abrasioni sulla
superficie del metallo.
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E' vietato lasciare i recipienti
vicino a montacarichi, sotto passerelle, o in luoghi dove oggetti
pesanti in movimento possano urtarli e provocarne la caduta.
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I locali di deposito devono essere
asciutti, freschi, ben ventilati e privi di sorgenti di calore,
quali tubazioni di vapore, radiatori, ecc.
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I locali di deposito, devono essere
contraddistinti con il nome del gas posto in stoccaggio. Se in uno
stesso deposito sono presenti gas diversi ma compatibili tra loro, i
recipienti devono essere raggruppati secondo il tipo di gas
contenuto.
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Per evitare, in caso di perdite,
reazioni pericolose, quali esplosioni od incendi, è vietato
immagazzinare in uno stesso locale recipienti contenenti gas tra
loro incompatibili (per esempio, devono essere separati gas
infiammabili, quali metano, idrogeno, acetilene, GPL, da gas
ossidanti, quali ossigeno, protossido di azoto, aria; l'ammoniaca da
gas acidi, quali l'acido cloridrico, ecc.). E' vietato, altresì, lo
stoccaggio dei recipienti in locali ove si trovino materiali
combustili o sostanze infiammabili.
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Nei locali di deposito devono essere
tenuti separati i recipienti pieni da quelli vuoti, utilizzando
adatti cartelli murali per contraddistinguere i rispettivi depositi
di appartenenza.
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· Nei locali di deposito i recipienti
devono essere tenuti in posizione verticale ed assicurati alle
pareti con catenelle od altro mezzo idoneo, per evitarne il
ribaltamento.
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I locali di deposito di recipienti
contenenti gas pericolosi e nocivi (infiammabili, tossici,
corrosivi) devono essere sufficientemente isolati da altri locali o
luoghi di lavoro e di passaggio ed adeguatamente separati gli uni
dagli altri.
-
I locali di deposito di recipienti
contenenti gas pericolosi e nocivi devono essere dotati di adeguati
sistemi di ventilazione. In mancanza di ventilazione adeguata,
devono essere installati apparecchi indicatori e avvisatori
automatici atti a segnalare il raggiungimento delle concentrazioni o
delle condizioni pericolose. Ove ciò non sia possibile, devono
essere eseguiti frequenti controlli e misurazioni.
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Nei locali di deposito di recipienti
contenenti gas pericolosi e nocivi deve essere affissa la
cartellonistica contenente l'indicazione dei divieti, dei mezzi di
protezione generali ed individuali da utilizzare, delle norme di
sicurezza e degli interventi di emergenza da adottare in caso di
incidente.
-
Nei locali di deposito di recipienti
contenenti gas asfissianti, tossici ed irritanti deve essere tenuto
in luogo adatto e noto al personale un adeguato numero di maschere
respiratorie o di altri apparecchi protettori da usarsi in caso di
emergenza.
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Poiché la ruggine danneggia il
mantello dei recipienti e può provocare il blocco del cappellotto
di sicurezza, i locali di deposito non devono essere eccessivamente
umidi e non devono contenere agenti corrosivi.
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I locali per il deposito di recipienti
contenenti gas infiammabili devono essere dotati di "impianti
elettrici a sicurezza", di sistemi antincendio, di protezione
contro le scariche atmosferiche.
4. INDICAZIONI SULLO STOCCAGGIO DELLE
SOSTANZE PERICOLOSE
4.1 Stoccaggio di sostanze chimiche
Lo stoccaggio deve avvenire in un idoneo
locale all'uopo adibito e ad uso esclusivo, che assicuri una
ventilazione permanente diretta o garantita da un apposito impianto di
ricambio dell'aria.
Le operazioni di travaso devono avvenire
in uno spazio dotato di aerazione permanente diretta o forzata, su una
vasca di contenimento, con pavimento a tenuta, coperta da una griglia
metallica flottante, sollevata dalla quota del pavimento della vasca di
ca. m 0,10; in alternativa, su un pavimento con pozzetto a tenuta
grigliato, di volume almeno pari a quello del contenitore di maggiore
capacità stoccato nel locale deposito.
-
Lo stoccaggio e il travaso devono
essere realizzati attenendosi scrupolosamente alle indicazioni
contenute nelle schede di sicurezza delle singole sostanze.
-
Per ogni locale deposito, deve essere
realizzato e mantenuto aggiornato un documento contenente una serie
di informazioni, la maggior parte delle quali devono essere ricavate
direttamente dalle schede di sicurezza delle singole sostanze. Il
documento deve essere costituito da:
-
l'elenco delle sostanze;
-
le indicazioni sul loro stato
fisico;
-
le informazioni sul loro
trasporto, conservazione e manipolazione;
-
i comportamenti da tenere in caso
di emergenza provocata da un errore di manipolazione delle
singole sostanze, in caso di dispersione delle stesse
nell'ambiente, le cautele che devono adottare i primi
soccorritori;
-
i nominativi di chi usa le diverse
sostanze;
-
l'elenco dei Dispositivi di
Protezione individuale messi a disposizione e informazioni sul
loro corretto utilizzo.
-
Le sostanze vanno conservate separate
per comportamento agli effetti di un incendio su scaffali metallici.
Sostanze incompatibili fra loro devono essere custodite
separatamente.
-
Ogni recipiente deve essere
etichettato in modo da rendere immediatamente evidente la natura e
la composizione chimica della sostanza contenuta
-
Periodicamente, deve essere verificata
l'integrità dei contenitori per evitare perdite e diffusioni di
sostanze pericolose nell'ambiente.
-
E' vietato mantenere abitualmente in
posizione di apertura, mediante cunei o altri accorgimenti, le porte
dei locali deposito, travaso e filtro.
-
Le zone travaso e filtro, devono
essere mantenute sempre sgombre da qualsiasi tipo di materiale.
4.2 Stoccaggio di
sostanze infiammabili
In base alla legislazione vigente, nei
luoghi di lavoro, ivi compresi i laboratori didattici, i liquidi
infiammabili o facilmente combustibili e/o le sostanze che possono
comunque emettere vapori o gas infiammabili, possono essere tenuti solo
in quantità strettamente necessarie per le attività e in recipienti
sicuri.
Nel caso specifico dell'edilizia scolastica, il D.M. 26/08/1992 consente
di stoccare all'interno del volume dell'edificio, esclusivamente in
armadi metallici dotati di bacino di contenimento, solo un limitato
quantitativo di liquidi infiammabili. Considerato che, successivamente
all'entrata in vigore della norma su citata, la continua evoluzione
tecnologica ha consentito la produzione di armadi ventilati di sicurezza
con elevate caratteristiche antincendio (caratteristiche di sicurezza
passiva: resistenza al fuoco fino a REI180; di sicurezza attiva: ante
dotate di sistema di chiusura a battente con ritorno automatico,
elettroaspiratore con motore esterno termoprotetto IP44/55, canale di
espulsione con serranda tagliafuoco), si consiglia, per quantitativi di
liquidi infiammabili pari o limitatamente superiori a 20 litri, di
utilizzare detti armadi, assicurandosi, nel caso di un loro
posizionamento all'interno dell'edificio, che il flusso d'aria in
espulsione (aspirazione forzata) sia convogliato verso l'esterno (ad
esempio, utilizzando il sistema di canalizzazione delle cappe chimiche).
Per quantitativi superiori lo stoccaggio deve essere realizzato in un
idoneo deposito esterno o interno al volume dell'edificio.
Deposito esterno
-
I locali devono essere realizzati con
materiali non combustibili;
-
Per il contenimento di sversamenti
accidentali delle sostanze stoccate, il pavimento di tutti i locali
deve essere a tenuta e, in corrispondenza dell'accesso, deve essere
realizzata una soglia, di ca. m 0,10 di altezza;
-
in tutti i locali deposito deve essere
garantito il ricambio naturale e continuo dell'aria ambiente; a tal
fine, nella copertura, deve essere realizzata una apertura, coperta
da un tettuccio in materiale opaco, a protezione dalla pioggia e
dalla insolazione, sollevato rispetto all'apertura medesima e aperto
lungo il perimetro. Nel caso in cui l'accesso ai locali deposito
avvenga da uno spazio aperto, il ricambio dell'aria può essere
garantito da due griglie di aerazione applicate alla porta, una
nella parte superiore, l'altra nella parte inferiore.
-
all'esterno del locale deposito deve
essere realizzata una zona per il travaso delle sostanze, protetta
dalla pioggia, con le caratteristiche indicate al precedente punto
4.1;
-
l'impianto elettrico e di
illuminazione devono possedere un livello di protezione idoneo per
locali con presenza di sostanze infiammabili;
-
sulla porta di accesso al locale deve
essere posizionata idonea cartellonistica di sicurezza (Figura 1).

Figura 1
Deposito interno
Il locale deposito ubicato all'interno
del volume dell'edificio, oltre ad avere le caratteristiche di cui ai
precedenti punti a), b) e) ed f), deve essere attrezzato con una zona
travaso, deve essere provvisto di impianto di ventilazione meccanica,
oppure, in alternativa, aerazione continua diretta, infine, deve essere
delimitato da strutture (porte, pareti, pavimento, soffitto) aventi
caratteristiche di resistenza al fuoco non inferiore a REI120 e deve
essere disimpegnato dai locali attigui tramite un locale filtro
delimitato da strutture REI120, aerato permanentemente tramite canna
shunt o dotato di ventilazione meccanica.
4.3 Stoccaggio dei
rifiuti speciali pericolosi
Per quanto concerne i rifiuti speciali
pericolosi prodotti dai laboratori, si rammenta che devono essere
assolti gli obblighi di legge che prevedono la costituzione di un
insediamento produttivo di rifiuti speciali e la predisposizione di un
apposito registro.
I rifiuti speciali pericolosi, devono essere stoccati in locali deposito
aventi le medesime caratteristiche dei depositi per gli infiammabili,
con la specifica cartellonistica (Figura 2). Per quantitativi limitati,
possono essere utilizzati gli armadi di sicurezza antincendio
precedentemente descritti al punto 4.2.

Figura 2
5. NORME GENERALI PER LABORATORI CON
PRESENZA DI CAMPI MAGNETICI STATICI
L'esposizione a campi magnetici generati
da sorgenti statiche rappresentano una potenziale fonte di pericolo,
quindi devono essere adottati alcuni accorgimenti.
Zona ad accesso controllato, zona di
rispetto e zona a libero accesso
Si definiscono zone ad accesso
controllato, le aree in cui il campo disperso di induzione magnetica è
maggiore di 0,5 mT (5 gauss).
Si definiscono zone di rispetto, le aree in cui il campo disperso di
induzione magnetica è compreso tra 0,1 mT (1 gauss) e 0,5 mT (5 gauss).
Si definiscono zone a libero accesso le aree in cui il campo disperso di
induzione magnetica è inferiore a 0,1 mT (1 gauss).
Norme di prevenzione
-
L'accesso ai locali con presenza del
campo magnetico deve essere rigorosamente precluso a soggetti
portatori di stimolatori elettrici cardiaci (pace-maker) o altre
protesi dotate di circuiti elettronici, di clips o di schegge
metalliche.
-
All'ingresso dei locali deve essere
affissa idonea segnaletica permanente (Figura 3), atta a segnalare
con chiarezza la presenza del campo magnetico e il divieto di
ingresso ai portatori di pace-maker, nonché alle altre categorie di
persone per cui esista controindicazione all'esposizione al campo
magnetico.
-
Le zone ad accesso controllato devono
essere rigorosamente segnalate e recintate con strutture fisiche (ad
esempio, catenelle colorate su paletti) idonee a impedire l'ingresso
accidentale di persone non autorizzate.
-
E' fatto obbligo al responsabile del
laboratorio di assicurarsi, sia in fase progettuale che
immediatamente dopo l'energizzazione del magnete, che la linea
isomagnetica a 0,5 mT sia compresa, in ogni sua parte, all'interno
del locale. Qualora le linee di valore pari o superiore a 0,5 mT
dovessero tuttavia emergere in spazi o locali esterni al
laboratorio, questi ultimi non potranno essere utilizzati per altre
destinazioni d'uso e il responsabile dovrà realizzare, prima della
energizzazione del magnete, barriere fisiche fisse atte a impedire
l'accesso a tali zone di persone non autorizzate. A tutti gli
ingressi a tali aree dovrà essere apposta l'idonea segnaletica.

Figura 3
6. NORME GENERALI PER L'UTILIZZO DI
LIQUIDI CRIOGENICI
L'uso dei liquidi criogenici richiede
l'adozione di alcune norme comportamentali:
-
utilizzare solo contenitori progettati
e certificati specificatamente per l'uso richiesto;
-
quando si carica un contenitore
"caldo" stare lontani dai liquidi che evaporano o
fuoriescono e dal gas che si sviluppa;
-
l'operatore deve sempre indossare i
Dispositivi di Protezione Individuale (ad esempio, guanti, visiera,
occhiali, calzature protettive);
-
in caso di perdite con formazione di
nubi di vapore, l'operatore deve allontanarsi (azoto, argon e elio,
in quantità eccessiva, riducono la concentrazione di ossigeno
nell'aria e possono determinare asfissia);
-
l'accesso ai locali dove vengono
utilizzati liquidi criogenici, deve essere limitato al personale
autorizzato.
6.1 SOTTOOSSIGENAZIONE
Al fine di evitare la formazione di una
atmosfera sotto ossigenata, causata da alcuni possibili fattori, quali
lo scaricarsi di una certa quantità di fluido dalle valvole di
sicurezza per il verificarsi di improvvise sovrapressioni, spandimenti
accidentali di liquido sul pavimento o su altre superfici dando origine
alla formazione di vapori, è necessario adottare le seguenti misure di
prevenzione e protezione:
misure di tipo ambientale
-
dotare il locale di aperture che
garantiscano il ricambio naturale e permanente dell'aria ambiente;
in alternativa, installare idonei mezzi di ventilazione meccanica
ubicati a livello pavimento o delle parti più basse del locale, in
grado di eliminare i vapori che si possono formare.
misure di tipo personale (DPI)
-
nel caso particolare di manipolazione
e uso di liquidi criogenici in un ambiente scarsamente aerato, è
indispensabile l'utilizzo di un analizzatore (ossimetro), con
segnalatore acustico-luminoso che entra in funzione quando la
concentrazione di ossigeno scende a livelli inferiori al 18%.
6.2 RISCHI DA CONTATTO
Per evitare il contatto con il liquido o
vapori freddi dovuti, ad esempio, a spruzzi sul viso o altre parti del
corpo di liquido durante le operazioni di travaso o riempimento di un
contenitore, contatto accidentale delle mani o altre parti del corpo con
tubazioni fredde non isolate, penetrazione del liquido all'interno delle
calzature, è necessario adottare le seguenti misure di prevenzione e
protezione di tipo personale (DPI):
-
usare occhiali a tenuta con visiera
durante le operazioni per le quali si prevedono spruzzi di liquido
(travasi e altro);
-
indossare appositi guanti molto larghi
in modo da poterli sfilare facilmente;
-
indossare camice e pantaloni lunghi o
tuta contro gli spruzzi alle gambe o altre parti del corpo;
-
non indossare scarpe aperte o porose.
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