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PRINCIPI
GENERALI DI BIOSICUREZZA
PREMESSA
Il
Titolo VIII del D. Lgs. 626/94, individua le misure di prevenzione e
protezione che devono essere adottate per il rischio di esposizione ad
agenti biologici, in occasione di un uso deliberato o per esposizione
potenziale.
In
base alle Linee Guida predisposte dal Coordinamento delle Regioni in
collaborazione con l'ISPESL e l'Istituto Superiore di Sanità, si
configura un uso deliberato di agenti biologici quando questi
ultimi vengono intenzionalmente introdotti nel ciclo lavorativo per
sfruttarne le proprietà biologiche a qualsiasi titolo (materia prima,
substrato, catalizzatore, reagente o prodotto in un processo lavorativo,
ancorché parziale).
Nelle
università, le principali attività lavorative comportanti uso
deliberato di agenti biologici, sono:
-
ricerca
e sperimentazione di nuovi materiali e processi utilizzanti agenti
biologici (compresi i procedimenti biotecnologici);
-
ricerca
e sperimentazione di nuovi metodi diagnostici;
-
uso
e sperimentazione di farmaci contenenti agenti biologici;
-
laboratori
di microbiologia (saggio e diagnostica);
-
prove
biologiche su animali o cellule.
Si
configura, invece, una esposizione potenziale ad agenti biologici
quando la presenza di questi ultimi ha un carattere di epifenomeno
indesiderato, ma inevitabile, più che di voluto e specifico oggetto del
lavoro.
Nelle
università, le principali attività lavorative comportanti esposizione
potenziale, sono:
-
attività
di laboratorio diagnostico chimico-clinico (esclusi quelli di
microbiologia);
-
attività
medico dentistiche;
-
attività
veterinarie;
-
attività
zootecniche;
-
attività
agricole.
Gestione
della salute e sicurezza
Nel
sistema di gestione della salute e sicurezza dell'Ateneo, definito anche
in considerazione del decreto ministeriale 05/08/1998 n°363 "Regolamento
recante norme per l'individuazione delle particolari esigenze delle
università e degli istituti di istruzione universitaria ai fini delle
norme contenute nel decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
successive modificazioni ed integrazioni", con il quale il
legislatore ha individuato la figura dei responsabili dell'attività
didattica e di ricerca e i relativi compiti, i responsabili di
laboratorio di tutte le strutture (compresi gli stabulari e i locali
annessi: sala prelievi, necroscopie, etc.), nei limiti delle proprie
attribuzioni e competenze, assolvono agli obblighi di cui al decreto
rettorale n.191296 del 26/02/99; in particolare, devono attivarsi al
fine di eliminare o ridurre al minimo i rischi presenti, adottare idonee
misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e
protezione, assicurando, nel contempo, la preventiva e completa
informazione al direttore della struttura di appartenenza. Quest'ultimo
assolve agli obblighi di cui al su citato decreto rettorale, in
particolare:
-
verifica
che siano stati eliminati o ridotti al minimo i rischi connessi alle
attività svolte nella struttura di competenza;
-
verifica
che agli operatori siano stati forniti i necessari e idonei mezzi di
protezione;
-
verifica
che siano state adottate le misure di prevenzione e di sicurezza, in
relazione alle attività di didattica e di ricerca svolte nella
struttura;
-
vigila
affinché sia assicurata a tutti i frequentatori dei laboratori
l'informazione/formazione specifica sui rischi connessi alle attività
svolte;
-
vigila
affinché tutto il personale e i frequentatori afferenti alla
struttura osservino le norme vigenti in materia di prevenzione,
sicurezza e igiene sul lavoro, nonché le disposizioni emanate in
materia dall’Ateneo;
-
prende
appropriati provvedimenti affinché le attività svolte non causino
rischi per la salute della popolazione o danneggino l’ambiente
esterno.
Al
fine di fornire utili indicazioni per ottemperare agli obblighi di
legge, attenendosi alle precauzioni universali del CDC (Center of
Disease Control), alle disposizioni contenute nel D.M. 28 settembre 1990
"Norme di protezione dal contagio professionale da HIV nelle
strutture sanitarie ed assistenziali pubbliche e private", alle
"Linee guida di comportamento per gli operatori sanitari per il
controllo dell'infezione da HIV", ai manuali di biosicurezza in
laboratorio dell'Istituto Superiore di Sanità e avendo presente che,
per il rischio di natura biologica, l'unica azione efficace per un suo
contenimento, risulta essere la riduzione al più basso livello
possibile della contaminazione ambientale e dell'entità
dell'esposizione individuale, sono stati predisposti i seguenti
documenti in merito a:
1.
PROCEDURE DI ORDINE GENERALE PER I LABORATORI CON RISCHIO BIOLOGICO.
2.
COMPENDIO DI REGOLE PRATICHE PER LE ATTIVITÀ DI LABORATORIO CON RISCHIO
BIOLOGICO.
3.
CAPPE DI SICUREZZA.
3.1
Cappe di sicurezza biologica di Classe I
3.2 Cappe di sicurezza biologica di Classe II
3.3 Cappe di sicurezza biologica di Classe III
3.4 Principali caratteristiche tecniche delle cappe di sicurezza
3.5 Corretto uso delle cappe
4.
CARATTERISTICHE STRUTTURALI - "LABORATORI BIOLOGICI DI BASE".
5.
LABORATORI CON LIVELLO DI BIOSICUREZZA 3.
5.1
Regole pratiche
5.2 Caratteristiche strutturali dei laboratori
Per
i laboratori ove le attività prevedono l'utilizzo di cappe chimiche e/o
di bombole di gas in pressione, altresì, la manipolazione di sostanze
pericolose, si rimanda ai seguenti documenti.
INDICAZIONI
PER L'USO IN SICUREZZA DELLE CAPPE CHIMICHE
INDICAZIONI
PER L'USO IN SICUREZZA DI BOMBOLE DI GAS IN PRESSIONE
INDICAZIONI
SULLO STOCCAGGIO DELLE SOSTANZE PERICOLOSE
-
Stoccaggio
di sostanze chimici
-
Stoccaggio
di sostanze infiammabili
-
Stoccaggio
dei rifiuti speciali pericolosi
NORME
GENERALI PER L'UTILIZZO DI LIQUIDI CRIOGENICI
-
Sottoossigenazione
-
Rischi
da contatto
1. PROCEDURE
DI ORDINE GENERALE PER I LABORATORI CON RISCHIO BIOLOGICO
In ogni laboratorio dove le attività
lavorative possono comportare esposizione ad agenti biologici o a
materiali biologici potenzialmente infettanti, è necessario:
1.1 stabilire,
sulla base delle procedure di buona pratica microbiologica e delle
conoscenze scientifiche disponibili allo stato dell'arte medica, le
misure di contenimento per ogni fase lavorativa, adottando procedure
ottimizzate di sicurezza proporzionate alla pericolosità degli agenti
biologici utilizzati o alla potenziale contaminazione relativa alla
tipologia di materiale biologico presente;
1.2 realizzare
periodici controlli ambientali analitici per rilevare eventuali
dispersioni di agenti biologici pericolosi al di fuori delle zone di
contenimento previste (monitoraggio degli agenti biologici aerodispersi
e valutazione del grado di contaminazione biologica delle superfici);
1.3 adottare, il più
possibile, pratiche e procedure standardizzate;
1.4 assicurare che le
apparecchiature siano rispondenti agli scopi e perfettamente
funzionanti;
1.5 assicurare a
tutti i frequentatori la informazione/formazione specifica in relazione
ai rischi connessi alle attività lavorative svolte, adattata
all'evoluzione dei rischi e all'insorgenza di nuovi rischi, altresì, un
aggiornamento periodico. A tal fine deve essere predisposto e fornito ai
medesimi un manuale di sicurezza che contenga le istruzioni in merito a:
-
rischi effettivi o potenziali per
la salute per ogni singola fase di lavorazione;
-
i comportamenti da assumere e le
precauzioni da osservare per evitare l'esposizione, altresì, le
procedure per lo svolgimento in sicurezza delle operazioni di
manipolazione e trattamento di agenti biologici pericolosi o di
campioni di materiale biologico potenzialmente pericoloso;
-
prescrizioni in materia di igiene;
-
misure che devono essere adottate
in caso di incidenti, infortuni e su come prevenirli;
-
uso e manutenzione dei Dispositivi
di Protezione Individuale.
1.6 assicurare
a tutti i frequentatori mezzi, presidi, e materiali per l’attuazione
delle norme di protezione dal contagio;
1.7 prima di iniziare
le attività e in occasione di cambiamenti significativi delle attività
di ricerca, identificare tutti i soggetti esposti a rischio;
1.8 fornire al Medico
Competente tutte le informazioni affinché lo stesso possa attuare,
nell'ambito della realizzazione del programma di sorveglianza sanitaria,
interventi di profilassi immunitaria nei confronti delle malattie
infettive per le quali esiste la disponibilità di vaccini;
1.9 vigilare sulla
corretta applicazione delle misure di prevenzione e protezione da parte
di tutti i frequentatori del laboratorio, con particolare attenzione nei
confronti degli studenti;
1.10 registrare tutti
gli episodi di contaminazione con agenti biologici o materiali biologici
potenzialmente infettanti (compresi gli eventi di non rilevante
dimensione, quali: punture con aghi, tagli, modesti imbrattamenti con
liquidi biologici, ecc.).
2. COMPENDIO
DI REGOLE PRATICHE PER LE ATTIVITÀ DI LABORATORIO CON RISCHIO BIOLOGICO
2.1 Considerare
tutti i campioni clinici, i liquidi biologici (oltre al sangue, liquido
seminale, secrezioni vaginali, liquidi cerebrospinali, sinoviale,
pleurico, peritoneale, pericardico e amniotico. Altresì, feci,
secrezioni nasali, sudore, lacrime, urine e vomito, quando contengono
sangue in quantità visibile) e i tessuti provenienti da esseri umani o
da animali di laboratorio inoculati o infetti, come potenziali portatori
di agenti patogeni.
2.2 La gestione dei
campioni di cui al punto precedente, deve avvenire esclusivamente in una
cabina di sicurezza biologica (cappa) di Classe II.
2.3 Le porte del
laboratorio devono rimanere sempre chiuse durante lo svolgimento delle
attività lavorative.
2.4 L'accesso al
laboratorio è consentito, esclusivamente, alle persone autorizzate ed
adeguatamente istruite. Al riguardo, si richiamano gli Allegati B e C
del decreto legislativo 26/03/2001 n.151 "Testo unico delle
disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità
e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000,
n. 53", che individuano gli agenti biologici per i quali è
necessario valutare il rischio di esposizione per garantire la tutela
della salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a
sette mesi di età del figlio, che hanno fornito informazione del
proprio stato.
2.5 Sulla/e porta/e
di accesso al laboratorio deve essere affissa idonea cartellonistica
contenente la destinazione d'uso del locale, gli specifici segnali di
divieto, obblighi, avvertimento, l'elenco degli agenti biologici
utilizzati, le norme di accesso per il personale autorizzato (Figura 1).

Figura
1
2.6
Nei laboratori è vietato
mangiare, bere, fumare, masticare gomma, conservare cibo, truccarsi,
portare anelli e bracciali. I capelli, se lunghi, vanno raccolti dietro
il capo. E' sconsigliato l'uso di lenti a contatto.
2.7 Gli operatori non
devono indossare calzature aperte.
2.8 in prossimità
delle zone di lavoro deve essere affissa l'apposita segnaletica (Figure
2, 3, 4, 5 e 6).

Figura
2

Figura
3

Figura
4

Figura
5

Figura
6
2.9 Su
ognuno dei contenitori che devono essere conservati nei frigoriferi o
nei congelatori, deve essere indicato, in modo indelebile, il nome
scientifico dei materiali contenuti, il nominativo dell'operatore che li
ha riposti e la data. I contenitori di materiali non identificabili
devono essere smaltiti secondo le procedure previste per la gestione dei
rifiuti speciali.
2.10 Il laboratorio
deve essere tenuto pulito, in ordine e sgombro da qualsiasi oggetto non
pertinente al lavoro.
2.11 Le superfici di
lavoro devono essere decontaminate con un germicida chimico appropriato
almeno una volta al giorno e, in ogni caso, dopo ogni spargimento di
materiale (ad esempio: schizzi di sangue o di altri liquidi biologici) e
al termine della attività lavorativa giornaliera.
2.12 Decontaminare e
pulire sempre, al termine del loro utilizzo, le apparecchiature
scientifiche.
2.13 Vicino ad ogni
posto di lavoro vanno posizionati idonei contenitori per la raccolta dei
rifiuti speciali di tipo sanitario.
2.14 Utilizzare
preferibilmente materiale monouso o ricorrere a inceneritori elettrici
(ad esempio, la sterilizzazione di anse o altri oggetti per flambatura
mediante becco Bunsen, provoca una microesplosione con proiezione di
particelle infette sulla mano e sulle superfici circostanti).
2.15 Decontaminare i
materiali di laboratorio prima di eliminarli e, nel caso della vetreria
o di altro materiale riciclabile, prima del lavaggio.
2.16 Adottare le
misure necessarie a prevenire incidenti causati da aghi, bisturi e altri
oggetti taglienti utilizzati durante l'esecuzione delle abituali attività
lavorative. Agli aghi ipodermici non va rimesso il cappuccio e non vanno
rimossi dalle siringhe monouso. Aghi, siringhe monouso, lame di bisturi
e altri oggetti taglienti devono essere riposti, per l'eliminazione, in
appositi contenitori con pareti impenetrabili; detti contenitori devono
essere sistemati in posizione idonea (vicino e comoda), rispetto alle
varie postazioni di lavoro.
2.17 Adottare solo
sistemi di tipo meccanico per il pipettamento di tutti i
liquidi.
2.18 Tutte le
micropipette devono essere dotate di eiettore del puntale. Quest'ultimo
deve essere eliminato insieme agli altri rifiuti speciali di tipo
sanitario.
2.19 Le micropipette
devono essere sempre mantenute in posizione verticale e mai adagiate sul
banco di lavoro. Al termine di ogni lavoro la micropipetta deve essere
disinfettata in modo adeguato.
2.20 Protezione
personale:
-
Tutti gli operatori coinvolti, a
qualsiasi titolo, in attività che possono comportare un contatto
diretto della cute con i materiali di cui al precedente punto 2.1,
devono sempre indossare guanti protettivi adeguati al lavoro che
svolgono. Inoltre, per prevenire l'esposizione delle mucose della
bocca, degli occhi e del naso, quando è ipotizzabile un contatto a
seguito di spruzzi di sangue o altri liquidi biologici, devono
indossare occhiali protettivi, maschere, visori o altre protezioni.
-
I guanti e gli altri dispositivi,
dopo l'uso devono essere rimossi con cautela in maniera da non
contaminare la cute e avviati allo smaltimento insieme ai rifiuti
speciali di tipo sanitario. In caso di visibile contaminazione, i
dispositivi devono essere sostituiti e rimossi con analoghe
procedure.
-
Lavare le mani routinariamente,
ogni volta che vengono sfilati i guanti e dopo la fine del lavoro.
-
Gli operatori che presentano
dermatiti o altre lesioni sulle mani e che potrebbero avere un
contatto anche indiretto con materiali potenzialmente infetti devono
indossare guanti protettivi in tutte le fasi di lavoro.
-
Indossare sempre, durante tutte le
procedure di lavoro, appositi indumenti (camici, grembiuli, ecc.).
Il camice deve avere l'allacciatura posteriore, maniche lunghe e
polsini ad elastico. Gli indumenti di lavoro non devono essere
indossati in aree diverse da quella dei laboratori, quali uffici,
biblioteca, sale di lettura e, qualora contaminati, prima di
mandarli in lavanderia, devono essere decontaminati con metodi
appropriati. Gli indumenti protettivi di laboratorio non vanno
tenuti nello stesso scomparto dell'armadio ove sono custoditi gli
abiti normali. Nelle operazioni di apertura di campioni di cui al
precedente punto 2.1, indossare, sopra l'indumento di lavoro un
sovracamice monouso.
2.21 Movimentazione
e trasporto di campioni diagnostici o di materiale potenzialmente
infetto
Ricevimento dei campioni
Le strutture che ricevono campioni di cui al
precedente punto 2.1, devono attrezzare una zona determinata in
prossimità dell'ingresso, comunque, all'esterno dell'area dei
laboratori.
I campioni spediti per posta devono presentare un imballaggio con le
caratteristiche indicate nella Circolare Ministeriale n°16 del 20
luglio 1994, Prot.400.2/113.2.82/3193. Quelli consegnati "brevi
manu", un imballaggio costituito da un doppio contenitore, quello
interno a tenuta e infrangibile, avvolto in materiale assorbente, quello
esterno a tenuta stagna. L'imballaggio deve essere corredato da una
scheda con i dati identificativi del contenuto, applicata in modo che
non sia facilmente asportabile. In nessun caso, il contenitore esterno
deve presentare tracce del contenuto; nel caso di sostanze infette o
potenzialmente tali, sullo stesso deve essere apposta l'etichetta
riportata in Figura 7.

Figura
7
In assenza delle suddette
caratteristiche, i campioni devono essere respinti.
Il personale addetto alla ricezione deve porre i campioni ancora
imballati su vassoi di materiale autoclavabile e resistente ai
disinfettanti chimici, quindi, consegnarli ai responsabili di
laboratorio o a persona da loro delegata.
Apertura dei campioni
L'apertura dell'imballaggio deve avvenire nei
laboratori, preferibilmente all'interno di una cappa di sicurezza
biologica. Nel caso di contenitori con l'etichetta di cui alla Figura 7,
l'apertura deve essere effettuata, esclusivamente, all'interno di una
cappa di sicurezza biologica.
Trasporto all'interno del laboratorio
La movimentazione dei campioni all'interno del
laboratorio, per sottoporli alle varie fasi di lavorazione, deve
avvenire in contenitori di materiale infrangibile, con tappo a tenuta,
correttamente etichettati per facilitarne l'identificazione. Nel caso di
campioni con sospetta presenza di agenti biologici appartenenti al
gruppo 3, di cui all'Allegato XI del D. Lgs. 626/94, devono riportare
sull'etichetta anche l'indicazione di "pericolo di infezione".
Per evitare perdite e sversamenti accidentali, detti contenitori devono
essere trasportati in speciali contenitori secondari che assicurino la
posizione verticale del campione. I contenitori secondari devono essere
costituiti da materiale autoclavabile e resistente a disinfettanti
chimici, inoltre, devono essere regolarmente decontaminati.
2.22 Procedure
in caso di incidenti ed emergenza
In ogni laboratorio ove si utilizzano agenti biologici patogeni o
materiale potenzialmente infetto, devono essere predisposte le procedure
operative da adottare in caso di:
-
spargimento di materiale infetto;
-
iniezioni, tagli, abrasioni
accidentali;
-
ingestione accidentale di
materiale potenzialmente infetto;
-
fuoriuscita accidentale,
all'esterno della cappa di sicurezza biologica, di aerosol
potenzialmente infetti;
-
rottura di provette o di altri
contenitori di colture;
-
incendio e disastri naturali.
Fermo restando che il materiale
infetto e le diverse colture di agenti biologici patogeni, devono essere
conservati in contenitori a tenuta e ignifughi, in caso di emergenza
(sviluppo di incendio, allagamento, ecc.) con ricorso a soccorsi esterni
(VV.FF., Pronto Soccorso, Protezione Civile, ecc.), il responsabile del
laboratorio coinvolto dall'evento o, qualora sia interessata tutta la
struttura, il direttore o persona da lui delegata, deve, se possibile,
accompagnare il personale degli enti esterni di soccorso, in ogni caso,
fornire adeguate informazioni sui potenziali rischi presenti.
2.23 Intrusioni e
atti vandalici
I laboratori possono essere oggetto di attenzione da parte di
malintenzionati, pertanto, è opportuno che, oltre alle barriere fisiche
(sistemi antintrusione, porte blindate, grate alle finestre, ecc.),
vengano adottate procedure che consentano di evitare eccessive
duplicazioni delle chiavi realizzando sistemi di accesso controllato
(con badge o a codice) alle aree dove sono utilizzati e conservati
agenti biologici patogeni.
3. CAPPE DI
SICUREZZA BIOLOGICA
Nelle attività di laboratorio con
manipolazione di materiale potenzialmente infetto o infetto, generazione
di aerosol infetti, rischio di infezioni per via aerea, assume un ruolo
rilevante, nella prevenzione della eventuale contaminazione
dell'operatore, il corretto utilizzo delle cappe di sicurezza biologica
("biohazard"), attrezzatura di contenimento fisico primario.
In base agli standard internazionali (ad esempio, NFS-49 USA, BSI 5726
GB, 5300 Bonn 2 Germania, 2252 Australia, AFNOR-NF-PPX 44-201 Francia),
le cappe di sicurezza biologica vengono suddivise in tre classi a
seconda del livello di protezione garantito, che dipende dalla barriera
d'aria in aspirazione, dalla eventuale barriera anche fisica (Classe III),
dal sistema di filtraggio dell'aria, altresì, nel caso delle cappe di
Classe I e II, dalla loro posizione nel locale in relazione alle
correnti d'aria e ai movimenti del personale.
Le cappe di tutte e tre le Classi sono dotate di un filtro HEPA (High
Efficiency Particulate Air) sul flusso d'aria in espulsione, mentre le
cappe di Classe II e III sono dotate anche di un sistema di filtraggio
HEPA dell’aria in ingresso sul piano di lavoro.
I filtri HEPA sono in grado di garantire al 99,97% il filtraggio di
particelle di diametro uguale o maggiore a 0,3 micron. Detti filtri sono
inefficaci nei confronti di gas o vapori.
Prima di scegliere la cappa è necessario individuare il livello di
sicurezza richiesto, in relazione alle caratteristiche dei campioni da
trattare.
Le cappe di Classe I e II, in ogni caso, non proteggono l'operatore
dalla contaminazione delle mani e delle braccia causata da schizzi e da
aerosol, di conseguenza, è indispensabile anche l'uso dei Dispositivi
di Protezione Individuale (ad esempio, camici con maniche lunghe e
polsini elastici su cui vanno infilati i guanti).
3.1 Cappe
di sicurezza biologica di Classe I
Le cappe di Classe I (Figura 8) garantiscono
la protezione dell’operatore tramite un flusso d'aria aspirato da
un'apertura frontale, senza prefiltro. L'aria, una volta attraversata la
superficie di lavoro, non viene mandata in circolo, ma espulsa
all'esterno dopo filtrazione HEPA.
Le cappe sono in grado di proteggere
l'operatore dalla contaminazione (agenti biologici con basso rischio di
infezione), ma non proteggono i campioni da una eventuale contaminazione
esterna.

Figura
8 (da: Manuale di biosicurezza in
laboratorio, Vol.31, 1995, Istituto Superiore di Sanità)
3.2 Cappe
di sicurezza biologica di Classe II
Sono cappe con apertura frontale,
attraverso la quale viene immesso un flusso d'aria che viene aspirato
sotto il piano di lavoro, filtrato, messo in circolo dall'alto verso il
basso (flusso laminare verticale di aria sterile, "barriera"
tra l'interno della cabina e l'operatore), quindi, espulso all'esterno
dopo filtrazione.
In base alla percentuale di aria ricircolata, le cappe si distinguono
in:
IIA (70% di aria ricircolata, 30% espulsa - Figura 9), IIB (30% di aria
ricircolata, 70% espulsa, oppure 100% di aria espulsa - Figura 10). Le
cappe IIB prevedono condotti per l'espulsione dell'aria all'esterno
dell'edificio.
Le cappe di Classe II assicurano un
buon compromesso di protezione campione-operatore-ambiente.

Figura
9 (da: Manuale di biosicurezza in
laboratorio, Vol.31, 1995, Istituto Superiore di Sanità)

Figura
10 (da: Manuale di biosicurezza
in laboratorio, Vol.31, 1995, Istituto Superiore di Sanità)
3.3 Cappe
di sicurezza biologica di Classe III
Le cappe di Classe III (Figura 11),
sono dei "glove box" ermeticamente chiusi. L'aria in ingresso
viene immessa attraverso un filtro HEPA sul piano di lavoro, quindi,
espulsa attraverso un sistema a doppio filtro HEPA, assicurando
all’ambiente interno una pressione negativa.
Sono dotate di guanti a manicotto, incorporati nella struttura frontale
della cappa, che assicurano una barriera totale tra l'operatore e il
piano di lavoro.
I campioni sono soggetti al rischio di contaminazioni crociate dovute
alla turbolenza del flusso d'aria all'interno della cabina.
Sono indicate per lavorazioni ad alto rischio, ad esempio: agenti
biologici del gruppo 4.

Figura
11 (da: Manuale di biosicurezza
in laboratorio, Vol.31, 1995, Istituto Superiore di Sanità)
3.4 Principali
caratteristiche tecniche delle cappe di sicurezza
Le cappe possono essere costituite, in
relazione all’utilizzo previsto, da materiali vari: laminato plastico,
acciaio verniciato con vernici epossidiche, acciaio inox.
Il piano di lavoro può essere a vassoio con griglie di ripresa
anteriori e posteriori o forato, ha caratteristiche di resistenza agli
agenti chimici, consente la pulizia, disinfezione e sterilizzazione.
I vetri frontali e, ove presenti, quelli laterali, sono costituiti da
materiali di sicurezza ed insensibili ai raggi UV.
Il vetro frontale può essere fisso (apertura utile di 20-30 cm di
altezza), o a scorrimento.
Le cappe possono essere dotate di sistemi di allarme ottici e acustici
indicanti un basso flusso d'aria in espulsione, alta o bassa velocità
del flusso laminare, malfunzionamento dei motori di ventilazione in
ingresso e in uscita.
Per quanto concerne i filtri HEPA, in assenza di qualsiasi dispositivo
di allarme, è indispensabile programmare controlli periodici.
Per la sterilizzazione della camera di lavoro, generalmente è presente
una lampada germicida a raggi UV.
3.5 Corretto
uso delle cappe
E' fondamentale, per la tutela della
salute dell'operatore e la protezione dei campioni da contaminazioni,
conoscere il principio di funzionamento della cappa in uso e le tecniche
di buona prassi che devono essere adottate all'interno della stessa.
Quindi, è indispensabile, prima dell'uso, la lettura del manuale in
dotazione all'apparecchiatura e la definizione dei protocolli operativi
delle singole fasi di lavorazione.
Di seguito, si forniscono alcune indicazioni sul corretto uso delle
cappe.
-
La cappa deve essere appropriata
al campione da trattare, alle operazioni che devono essere eseguite,
correttamente funzionante;
-
prima dell’inizio dell'attività
lavorativa, verificare che le lampade UV siano spente; il cui
utilizzo, come germicidi, deve essere sempre limitato ad una breve
azione iniziale;
-
accendere il motore di aspirazione
almeno 10 minuti prima dell’inizio delle attività per
stabilizzare il flusso laminare;
-
al fine di garantire la corretta
velocità del flusso d'aria, in particolare per le cappe di Classe
II, assicurarsi che le griglie di aspirazione non siano bloccate da
materiali, attrezzature, apparecchiature;
-
accertarsi che il vetro frontale
(se a scorrimento) sia alla altezza giusta (20-30 cm);
-
ridurre allo stretto
indispensabile la presenza sotto cappa di oggetti, contenitori,
apparecchiature;
-
sotto le cappe di Classe II e III
è vietato l'uso di becchi Bunsen o altri tipi di bruciatori, per
evitare la deviazione del flusso interno dell'aria e il possibile
danneggiamento dei filtri HEPA;
-
lavorare il più possibile nella
zona centrale della cappa;
-
i rifiuti delle lavorazioni devono
essere posizionati in idonei contenitori per rifiuti biologici,
collocati all'interno della cappa. I contenitori possono essere
trasferiti all'esterno dopo una verifica della chiusura a tenuta del
tappo, dell'esistenza dell'etichetta con il segnale di rischio
biologico e della assenza di residui sulla superficie esterna;
-
le apparecchiature e i contenitori
utilizzati, prima di rimuoverli dalla cappa devono essere
disinfettati;
-
al termine delle attività, pulire
accuratamente il piano di lavoro della cappa con materiale
disinfettante;
-
In caso di versamento di materiale
biologico all'interno della cappa, adottare la seguente procedura:
-
non spegnere la cappa;
-
rimuovere, immediatamente, dal
piano di lavoro, con materiale imbevuto di disinfettante, i
versamenti;
-
disinfettare le pareti, le
superfici e gli strumenti (se il piano di lavoro è una
superficie continua, coprirlo con disinfettante e lasciare agire
per alcuni minuti; in caso contrario - ad esempio, piano forato
- asportare i componenti e pulirli accuratamente con
disinfettante).
-
dopo la fine delle operazioni,
lasciare la cappa in funzione per circa 10 minuti.
4. CARATTERISTICHE
STRUTTURALI - "LABORATORI BIOLOGICI DI BASE"
Fermo restando che, in considerazione
del gruppo di appartenenza degli agenti biologici presenti, per uso
deliberato o per esposizione potenziale, i laboratori devono garantire
le misure e i livelli di contenimento di cui all'Allegato XII del D. Lgs.
626/94, di seguito, si richiamano alcune caratteristiche strutturali per
"laboratori di base", dove vi è uso di materiali con
possibile contaminazione da agenti patogeni per l'uomo.
4.1 Devono
essere assicurati spazi interni tali da garantire gli spostamenti e le
attività in sicurezza, evitando possibili scontri accidentali contro le
apparecchiature o tra gli operatori.
4.2 I
rivestimenti di muri, pavimenti, pareti e soffitti, devono essere lisci,
impermeabili, facili da pulire e resistenti agli agenti chimici e ai
disinfettanti (ad esempio, pareti rivestite con materiale vinilico
termosaldato o vernice epossidica sino ad una altezza di m 2,00,
pavimento rivestito con materiale vinilico termosaldato raccordato a
guscia con la parete). I pavimenti, inoltre, devono essere
antisdrucciolevoli.
4.3 Le tubazioni e i
condotti a vista, devono essere ben discosti dal muro o dal soffitto.
4.4 Le porte devono
avere superfici facilmente lavabili, essere dotate di sistema di
autochiusura e di visiva, con una larghezza utile minima di m 0,80,
preferibilmente apribili nel senso dell'esodo. In caso di uso di fiamme
libere e/o materiale infiammabile, con un numero di operatori superiore
a cinque, le porte devono avere caratteristiche antincendio (grado
predeterminato di resistenza al fuoco: REI), una larghezza utile minima
di m 1,20 ed essere apribili nel senso dell'esodo.
4.5 Non vi sono
specifici obblighi per quanto concerne l'installazione di impianti di
ventilazione meccanica. L'impianto deve essere realizzato ad
integrazione della aerazione naturale quando quest'ultima non riesce a
garantire aria salubre in quantità sufficiente. Le finestre devono
essere rese facilmente apribili per consentire una corretta ventilazione
naturale del locale e devono essere dotate di reti per la protezione da
insetti.
4.6 I serramenti
delle finestre devono essere rivestiti in materiale impermeabile e
facilmente lavabile.
4.7 Le superfici dei
piani di lavoro devono essere impermeabili, resistenti ai disinfettanti,
acidi, alcali, solventi organici e a calore moderato. Inoltre, se
addossati ad un muro, devono essere continui con lo stesso (ad esempio,
stesura, nel punto di contatto, di materiale sigillante).
4.8 L'illuminazione
deve essere di adeguata intensità per permettere il facile
riconoscimento degli oggetti, favorire lo svolgimento delle attività,
evitando l'insorgenza di affaticamento, rendere chiaramente percepibili
eventuali situazioni pericolose. L'illuminazione naturale deve essere
utilizzata nella maggior misura possibile per favorire il benessere
psico-fisico degli operatori e ridurre il consumo energetico. Le
finestre devono essere dotate di sistemi per la modulazione
dell'intensità della luce. L'impianto di illuminazione artificiale, nel
rispetto delle esigenze di risparmio energetico, deve assicurare
parametri illuminotecnici quali: livello e uniformità
dell'illuminamento, ripartizione delle luminanze, limitazione
dell'abbagliamento, colore della luce e buona resa del colore,
illuminamento di esercizio medio, sui piani di lavoro, non inferiore a
300 lux.
4.9 Deve essere
predisposto un impianto elettrico a norma, adeguato alle potenze delle
apparecchiature e attrezzature in uso, con un numero di prese
proporzionato alle esigenze. Detto impianto deve avere le
caratteristiche di sicurezza, in relazione alle tipologie di sostanze
utilizzate, alle apparecchiature presenti ed alle procedure operative in
essere. Ove necessario (ad esempio, presenza di incubatori, cappa di
sicurezza biologica, congelatori), deve essere assicurata, in caso di
black-out dell'impianto principale, la fornitura di energia elettrica
mediante un gruppo elettrogeno.
4.10 Deve essere
presente un impianto di illuminazione di emergenza che entri in funzione
quando l'alimentazione dell'illuminazione normale viene a mancare, in
grado di assicurare anche l'evacuazione in sicurezza degli operatori.
4.11 Deve essere
installato un impianto automatico di rivelazione incendio e di allarme
in caso di incendio.
4.12 In caso di
utilizzo di gas tecnici, per evitare, all'interno dei laboratori, la
presenza di bombole di gas compresso, deve essere predisposto un
impianto centralizzato di distribuzione, da deposito esterno, con
sistema di sicurezza dotato di elettrovalvole per il blocco
dell'erogazione in caso di emergenza. Inoltre, devono essere installati
i relativi rivelatori di fuga gas, collegati al suddetto sistema di
sicurezza ed all'impianto di allarme.
4.13 Nell'area dei
laboratori deve essere assicurato lo stoccaggio delle sostanze
pericolose utilizzate. Per quantitativi limitati di dette sostanze,
comprese quelle infiammabili, è sufficiente l'installazione di armadi
ventilati di sicurezza con elevate caratteristiche antincendio
(caratteristiche di sicurezza passiva: resistenza al fuoco fino a
REI180; di sicurezza attiva: ante dotate di sistema di chiusura a
battente con ritorno automatico, elettroaspiratore con motore esterno
termoprotetto IP44/55, canale di espulsione con serranda tagliafuoco)
assicurando che il flusso d'aria in espulsione (aspirazione forzata) sia
convogliato verso l'esterno. Per quantitativi superiori a 20 litri di
infiammabili, lo stoccaggio deve essere realizzato in un deposito,
esterno o interno al volume dell'edificio, avente specifiche
caratteristiche di sicurezza.
4.14 Nell'area dei
laboratori devono essere disponibili docce di emergenza e doccette
lavaocchi di emergenza.
4.15 Ogni laboratorio
deve essere fornito di un lavandino, con comando di erogazione
dell’acqua a pedale o a fotocellula, preferibilmente posizionato in
prossimità dell'uscita.
4.16 Per evitare il
disordine sui piani di lavoro e nelle zone di passaggio, al servizio dei
laboratori devono essere disponibili idonei armadi ove riporre il
materiale di uso giornaliero e, al di fuori dei laboratori, spazi per
l'immagazzinamento del materiale di scorta.
4.17 In prossimità
dei laboratori devono essere disponibili locali guardaroba ove gli
operatori possano riporre gli indumenti personali separatamente da
quelli di lavoro, attrezzati con armadietti a doppio scomparto.
5. LABORATORI
CON LIVELLO DI BIOSICUREZZA 3
Il laboratorio con livello di
biosicurezza 3 è adeguato al lavoro con agenti biologici appartenenti
al gruppo 3, di cui all'Allegato
XII del D. Lgs. 626/94.
Allegato
XII del D. Lgs. 626/94
|
Specifiche sulle misure di contenimento e sui livelli
di contenimento |
|
|
|
|
|
|
|
A |
B |
|
Misure di contenimento |
Livelli di contenimento |
|
|
|
(Secondo la classificazione degli agenti biologici
dell'Allegato XI del decreto legislativo 626/94) |
|
|
|
Gruppo 2 |
Gruppo 3 |
Gruppo 4 |
|
1 |
La zona di lavoro deve essere separata da qualsiasi
altra attività nello stesso edificio |
NO |
Raccomandato |
SI |
|
2 |
L'aria immessa nella zona di lavoro e l'aria estratta
devono essere filtrate attraverso un ultrafiltro (HEPA) o un filtro
simile |
NO |
SI (sull'aria
estratta) |
SI (sull'aria
immessa e su quella estratta) |
|
3 |
L'accesso deve essere limitato alle persone
autorizzate |
Raccomandato |
SI |
SI (attraverso
una camera di compensazione) |
|
4 |
La zona di lavoro deve poter essere chiusa a tenuta
per consentire la disinfezione |
NO |
Raccomandato |
SI |
|
5 |
Specifiche procedure di disinfezione |
SI |
SI |
SI |
|
6 |
La zona di lavoro deve essere manutenuta ad una
pressione negativa rispetto a quella atmosferica |
NO |
Raccomandato |
SI |
|
7 |
Controllo efficace dei vettori, ad esempio, roditori
ed insetti |
Raccomandato |
SI |
SI |
|
8 |
Superfici idrorepellenti e di facile pulitura |
SI (per il
banco di lavoro) |
SI (per banco
di lavoro, arredo e pavimento) |
SI (per banco
di lavoro, arredo, muri, pavimento e soffitto) |
|
9 |
Superfici resistenti agli acidi, agli alcali, ai
solventi, ai disinfettanti |
Raccomandato |
SI |
SI |
|
10 |
Deposito sicuro per agenti biologici |
SI |
SI |
SI (deposito
sicuro) |
|
11 |
Finestra d'ispezione o altro dispositivo che permetta
di vederne gli occupanti |
Raccomandato |
Raccomandato |
SI |
|
12 |
I laboratori devono contenere l'attrezzatura a loro
necessaria |
NO |
Raccomandato |
SI |
|
13 |
I materiali infetti, compresi gli animali, devono
essere manipolati in cabine di sicurezza, isolatori o altri adeguati
contenitori |
Ove opportuno |
SI (quando
l'infezione è veicolata dall'aria) |
SI |
|
14 |
Inceneritori per l'eliminazione delle carcasse di
animali |
Raccomandato |
SI
(disponibile) |
SI (sul posto) |
|
15 |
Mezzi e procedure per il trattamento dei rifiuti |
SI |
SI |
SI (con
sterilizzazione) |
|
16 |
Trattamento delle acque reflue |
NO |
Facoltativo |
SI |
Per ridurre al livello più basso
ragionevolmente ottenibile, il rischio di contaminazione, fermo restando
che devono essere adottati le misure e i livelli di contenimento di cui
all'Allegato XII del su citato decreto legislativo, di seguito si
forniscono alcune regole pratiche e indicazioni sulle caratteristiche
strutturali, aggiuntive a quelle relative ai laboratori biologici
"di base".
5.1 Regole
pratiche
-
Applicare la regola del
"lavoro in coppia", ovvero nessun operatore può lavorare
da solo all'interno del laboratorio.
-
Affiggere all'interno del
"locale filtro" un cartello con le indicazioni delle
procedure per l'accesso al laboratorio.
-
Per poter accedere al laboratorio,
è necessario indossare gli indumenti di lavoro e i dispositivi di
protezione individuale. Nel "locale filtro" deve essere
indossato il camice, monouso o non, coperture per le scarpe monouso,
copricapo monouso (i capelli devono essere raccolti all'interno di
quest'ultimo) e i guanti protettivi. Una volta all'interno del
laboratorio, l'operatore deve indossare il sopracamice con
allacciatura posteriore, maniche lunghe e polsini ad elastico,
mascherina monouso e, se le operazioni svolte presentano il rischio
di schizzi, occhiali di sicurezza, schermi per il volto (visori) o
altre protezioni; altresì, un secondo paio di guanti.
-
Prima di uscire dal laboratorio
l'operatore deve togliersi il sopracamice, la mascherina, gli
occhiali e il secondo paio di guanti. All'interno del "locale
filtro" deve riporre, nell'apposito armadietto, qualora non
monouso e contrassegnato con nome e cognome, il camice ed eliminare,
nel contenitore dei rifiuti speciali, gli altri dispositivi di
protezione individuale.
-
Lavare le mani prima di uscire dal
"locale filtro".
5.2 Caratteristiche
strutturali dei laboratori
Misure e livelli di contenimento (Allegato XII del D.
Lgs. 626/94 - Agenti biologici gruppo 3)
|
|
|
Livelli di
|
|
Misure di contenimento
|
contenimento
|
|
|
|
|
|
1
|
La zona di lavoro deve
essere separata da qualsiasi altra attività nello stesso
edificio
|
Raccomandato
|
|
2
|
L'aria immessa nella zona di
lavoro e l'aria estratta devono essere filtrate attraverso un
ultrafiltro (HEPA) o un filtro simile
|
SI (sull'aria estratta)
|
|
3
|
L'accesso deve essere
limitato alle persone autorizzate
|
SI
|
|
4
|
La zona di lavoro deve poter
essere chiusa a tenuta per consentire la disinfezione
|
Raccomandato
|
|
5
|
Specifiche procedure di disinfezione
|
SI
|
|
6
|
La zona di lavoro deve
essere manutenuta ad una pressione negativa rispetto a quella
atmosferica
|
Raccomandato
|
|
7
|
Controllo efficace dei
vettori, ad esempio, roditori ed insetti
|
SI
|
|
8
|
Superfici idrorepellenti e di facile
pulitura
|
SI (per banco di lavoro,
arredo e pavimento)
|
|
9
|
Superfici resistenti agli
acidi, agli alcali, ai solventi, ai disinfettanti
|
SI
|
|
10
|
Deposito sicuro per agenti biologici
|
SI
|
|
11
|
Finestra d'ispezione o altro
dispositivo che permetta di vederne gli occupanti
|
Raccomandato
|
|
12
|
I laboratori devono
contenere l'attrezzatura a loro necessaria
|
Raccomandato
|
|
13
|
I materiali infetti,
compresi gli animali, devono essere manipolati in cabine di
sicurezza, isolatori o altri adeguati contenitori
|
SI (quando l'infezione è
veicolata dall'aria)
|
|
14
|
Inceneritori per
l'eliminazione delle carcasse di animali
|
SI (se disponibile)
|
|
15
|
Mezzi e procedure per il trattamento dei
rifiuti
|
SI
|
|
16
|
Trattamento delle acque reflue
|
Facoltativo
|
-
L'accesso e l'uscita al/dal
laboratorio deve avvenire, esclusivamente, tramite un "locale
filtro" (sistema di ingresso a doppia porta).
-
All'interno del "locale
filtro" devono essere presenti armadietti per riporre il camice
non monouso, armadietti per il deposito degli indumenti monouso
(soprascarpe, guanti, copricapo, ecc.), un contenitore ove gettare
gli indumenti monouso utilizzati e un lavabo con rubinetteria dotata
di comando non manuale e non gomitale.
-
Nel laboratorio andrebbero evitate
le tubature esterne; se presenti, devono essere chiuse all'interno
di una controsoffittatura continua, costituita da elementi uniti,
ispezionabile.
-
Le eventuali aperture nei muri,
pareti, soffitti e controsoffitti, per consentire il passaggio delle
tubature, devono essere sigillate per assicurare la tenuta del
locale in caso di disinfezione.
-
L'aerazione dei locali deve essere
garantita da un impianto di ventilazione meccanica dedicato; l'aria
in uscita dal laboratorio, non deve essere ricircolata in altri
ambienti, ma deve essere scaricata direttamente all'esterno dopo
filtrazione.
-
Le condotte di aerazione devono
permettere la disinfezione mediante gas.
-
Nel laboratorio deve essere
disponibile un'autoclave per la decontaminazione di tutti i rifiuti
potenzialmente infetti. In assenza o in caso di malfunzionamento
dell'autoclave, i suddetti rifiuti, prima di essere portati
all'esterno del laboratorio, devono essere sottoposti all'azione di
soluzioni disinfettati e collocati in contenitori a tenuta.
|