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IMPIANTI TERMICI E DI CONDIZIONAMENTO

  

1.2

DOSSIER LEGIONELLA

(seconda parte)

autori
Ingg. Marco e Mario Doninelli dello studio S.T.C.
tratto dalla rivista
Idraulica - n. 23 Novembre 2002
per gentile concessione della ditta Caleffi S.p.A.

   
  

IMPIANTI DI PRODUZIONE ACQUA CALDA SANITARIA

Quali possibili trattamenti termici di disinfezione le L.G.A. 2000 (il cui testo è riportato in corsivo)
prevedono:
1. lo shock termico, da applicarsi in caso di grave contaminazione dell’impianto;
2. la disinfezione termica, da utilizzarsi quale sistema preventivo per inattivare la legionella.

Shock termico

Elevare la temperatura dell'acqua a 70-80°C continuativamente per tre giorni e far scorrere l'acqua quotidianamente attraverso i rubinetti per un tempo di 30 minuti. Alcuni autori raccomandano di svuotare preventivamente i serbatoi dell'acqua calda, di pulirli ed effettuare una decontaminazione con cloro (100 mg/l per 12-14 ore). È fondamentale verificare che, durante la procedura, la temperatura dell'acqua nei punti distali raggiunga o ecceda i 60°C; se questa temperatura non viene raggiunta e mantenuta la procedura non fornisce garanzie. Alla fine della procedura si devono effettuare dei prelievi d'acqua e dei sedimenti in punti distali dell'impianto e procedere ad un controllo batteriologico. In caso di risultato sfavorevole, la procedura deve essere ripetuta fino al raggiungimento di una decontaminazione documentata. Dopo la decontaminazione il controllo microbiologico deve essere ripetuto periodicamente secondo i criteri riportati nel paragrafo 9.1.4.

  • Vantaggi

Non richiede particolari attrezzature e quindi può essere messo in atto immediatamente, vantaggio non trascurabile in presenza di un cluster epidemico.

  • Svantaggi

Richiede tempo e personale, o l'installazione di sonde a distanza, per controllare la temperatura dell'acqua nei punti distali, nei serbatoi e il tempo di scorrimento dell'acqua. Inoltre è una modalità di disinfezione sistemica ma temporanea in quanto la ricolonizzazione dell'impianto idrico può verificarsi in un periodo di tempo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi dopo lo shock termico se la temperatura dell'acqua circolante ritorna al di sotto dei 50°C.

Disinfezione termica

Nel caso di impianti a doppia regolazione, la prima (costituita da un termostato regolato a 55 - 60°C) serve a regolare la temperatura di accumulo, mentre la seconda (costituita da un miscelatore) serve a regolare la temperatura di distribuzione dell’acqua calda a 42-44°C.
In base alle temperature normalmente utilizzate, la legionella non può svilupparsi nei bollitori, ma soltanto nelle reti di distribuzione e di ricircolo.
Per ottenere la disinfezione termica di questi impianti si può:
1) by-passare il miscelatore con una valvola elettrica a due vie asservita ad un orologio programmatore;
2) fissare (con l'aiuto di un termostato) a 60°C la temperatura di produzione dell'acqua calda;
3) mandare in temperatura la valvola di by-pass per mezz'ora nel periodo notturno considerato a minor consumo d'acqua, facendo circolare acqua a 60°C.

Al punto 3 va segnalato un errore, probabilmente di trascrizione. La frase “mandare in temperatura la valvola di by-pass …” deve intendersi “mandare in apertura la valvola di by-pass …
E ci sentiamo di fare una simile segnalazione, sia perché le valvole non si possono mandare in temperatura, sia perché quanto prescritto sulla disinfezione termica, è stato tratto, parola per parola (e la cosa ci fa piacere) dal numero 16 di Idraulica, pag.13.

Schemi per attuare la disinfezione termica

Per attuare la disinfezione termica (che di seguito, per evitare confusioni, chiameremo disinfezione notturna) possono essere utilizzati schemi simili a quelli della pagina a lato.
Il primo utilizza un miscelatore elettronico con centralina programmabile su due livelli di temperatura: quello per il funzionamento normale e quello per la disinfezione notturna.
Il secondo, invece, utilizza un miscelatore termostatico e valvole a due vie asservite da un orologio programmatore. Le valvole a due vie sono poste a by-pass del miscelatore e su un braccio del ricircolo così come indicato nello schema a lato.
In regime normale la valvola del ricircolo è aperta e chiusa quella di by-pass del miscelatore.
Al contrario, durante la disinfezione notturna la valvola di by-pass è aperta e chiusa quella del ricircolo.

NOTE SUI TRATTAMENTI TERMICI PROPOSTI DALLE L.G.A. 2000

Shock termico e disinfezione notturna possono presentare i seguenti limiti ed inconvenienti.

LIMITI ED INCONVENIENTI DELLO SHOCK TERMICO

Sono limiti ed inconvenienti che vanno considerati attentamente, per non correre il rischio di trasformare questo trattamento in un rimedio peggiore del male che si intende curare.

Dezincatura dei tubi

La norma UNI 9182 (relativa alla progettazione, collaudo e gestione degli impianti sanitari d’acqua fredda e calda) nell’appendice U specifica che: "le tubazioni di acciaio zincato non devono essere impiegate per convogliare acqua con temperatura superiore a 60°C".

E tale limite non è casuale. Rappresenta, bensì, il valore, oltre il quale, hanno inizio i fenomeni di dezincatura che portano al degrado e alla distruzione dello strato di zinco che protegge i tubi. Di conseguenza, lo shock termico può essere attuato solo con reti di distribuzione interamente realizzate in rame, acciaio inossidabile o materiali multistrato.
In realtà, però, quasi tutte le reti di distribuzione esistenti sono in acciaio zincato e spesso, specie negli impianti vecchi, con zincature di qualità scadente. Applicato a questi reti, lo shock termico ne compromette lo strato protettivo e le rende del tutto inadeguate a mantenere la potabilità dell’acqua. Inoltre la formazione di ossidi sulle pareti dei tubi aumenta le possibilità di ancoraggio per i biofilm e le sostanze nutritive disponibili per i batteri.
In merito, va anche segnalata una circolare francese della Direction Générale De La Santé (la 2002/243 del 22.04.2002) relativa "a la prévention du risque lié aux légionelles dans les établissement de santé", che vieta in modo tassativo (proprio per i motivi sopra considerati) lo shock termico in impianti con tubi zincati.

Tempi richiesti per la disinfezione

Il dover mantenere (come richiesto dalle L.G.A. 2000) per tre giorni l’impianto con acqua in circolazione a 70-80°C, rende di fatto improponibile lo shock termico in Ospedali, Cliniche, Ricoveri o ambienti simili.
Non è possibile, infatti, durante il trattamento, spostare in altro luogo i pazienti e neppure tutelarli adeguatamente contro il pericolo di scottature.

Formazione di calcare

Elevare la temperatura dell’acqua fino a 70-80°C può causare, inoltre, un forte aumento delle incrostazioni e dei depositi di calcare. E questo può determinare: (1) ostruzioni, totali o parziali, degli scambiatori, (2) riduzioni delle sezioni di passaggio dei tubi, (3) blocco delle valvole di regolazione, (4) facile ancoraggio per i biofilm, (5) abbondanza di sostanze nutritive per i batteri.

LIMITI DELLA DISINFEZIONE NOTTURNA

Per individuare i limiti di questa disinfezione si devono considerare le specifiche caratteristiche costruttive degli impianti d’acqua calda sanitaria, il cui sistema distributivo è composto da due reti fra loro ben differenziate:
la prima (detta rete di alimentazione o andata) serve a portare l’acqua calda ai punti di erogazione ed è simile alla rete che distribuisce acqua fredda;
la seconda (detta rete di ricircolo o ritorno) serve a mantenere in circolazione l’acqua calda per evitare che, in mancanza di prelievi, l’acqua ristagni e si raffreddi. Ed è proprio con l’aiuto di questa circolazione che è possibile effettuare la disinfezione notturna.

Derivazioni non raggiunte dalla disinfezione

Come è possibile osservare nel disegno della pagina a lato, le derivazioni di piano non sono coinvolte nel ricircolo dell’acqua calda e, pertanto, non sono coinvolte neppure nel processo di disinfezione notturna. In pratica sono bracci morti in cui la legionella può sopravvivere.
Se tali derivazioni sono lunghe e con diametri oltre i 3/4" la disinfezione notturna può non bastare a rendere inoffensiva la legionella.

Zone della rete non raggiunte dalla disinfezione

In genere, i circuiti di ricircolo si dimensionano con salti termici di 2°C fra la temperatura di partenza dell’acqua dalla centrale e quella di erogazione al punto più lontano. Il che, più o meno, corrisponde ad un salto termico di 4°C, fra la temperatura di andata dell’acqua e quella di ritorno in centrale. Pertanto, se con la disinfezione notturna l’acqua calda parte a 60°C dovrebbe ritornare a 56°C.
In realtà, però, i salti termici lungo le reti possono essere molto più elevati di quelli considerati in teoria e assumere valori tali da lasciare ampie zone della rete al di sotto dei 50°C: cioè al di sotto delle temperature che servono a provocare la morte della legionella.
Due le ragioni di questa discordanza fra quanto considerato in teoria e quanto ottenuto in pratica: l’inadeguato isolamento dei tubi e l’errato bilanciamento delle reti di ricircolo.
L’inadeguato isolamento dei tubi (vale a dire l’isolamento realizzato con spessori più piccoli di quelli considerati in fase di progetto oppure con materiali che si degradano facilmente) può portare l’acqua in circolazione a raffreddarsi molto più del previsto.
Il bilanciamento errato delle reti di ricircolo può, invece, far passare troppa acqua nelle prime colonne e impoverire le ultime, che pertanto si raffreddano molto più facilmente.
L’effetto combinato di questi fattori può essere colto nella rappresentazione grafica di fondo pagina. In essa sono riportati valori di temperatura che abbiamo rilevato direttamente in una Casa di Cura durante una disinfezione notturna. La rete distributiva era costituita da 10 colonne che portavano acqua a 96 servizi disposti su 4 piani.
Il rilievo è stato effettuato con acqua in partenza a 60°C e con temperatura esterna di –2°C.
In blu sono evidenziati i tratti di rete in cui l’acqua non raggiungeva i 50°C.
Naturalmente, di giorno i salti termici erano molto più piccoli, in quanto, le dispersioni della rete erano compensate non solo dal ricircolo, ma anche dall’acqua erogata ai rubinetti.

ALTRE CONSIDERAZIONI SUI TRATTAMENTI TERMICI

Esaminati i limiti e gli inconvenienti dello shock termico e della disinfezione notturna, va anche considerato che i trattamenti termici possono offrire i seguenti considerevoli vantaggi:

1. non sono inquinanti, in quanto non richiedono aggiunte di prodotti chimici: sempre difficili da dosare e da tener sotto controllo. E questa è una caratteristica molto importante perché, negli impianti che producono e distribuiscono acqua calda sanitaria, va sempre garantita la potabilità dell’acqua stessa, col rigoroso rispetto dei parametri organolettici, fisici, chimici e microbiologici stabiliti dalle norme vigenti, il cui riferimento più aggiornato è il Decreto Legge 02.02.2001 n. 31 "Attuazione della direttiva 89/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano";

2. si possono attuare e tener sotto controllo molto facilmente. Ad esempio, per verificare se in un tratto di rete sta avvenendo o meno la disinfezione termica basta un termometro. Per i trattamenti chimici, invece, la cosa è molto più complessa;

3. sono trattamenti sicuri dal momento che fanno riferimento ad un diagramma (quello già citato e riportato nelle pagine precedenti) la cui validità scientifica è ineccepibile.

Dunque, ai trattamenti termici, dobbiamo guardare con molta attenzione. Anche se, in vero, ad essi dobbiamo guardare in modo un po’ diverso.
In particolare, ad essi dobbiamo guardare non solo come trattamenti utilizzabili per ottenere disinfezioni a tempo, ma, anche e soprattutto, come trattamenti utilizzabili per ottenere una disinfezione continua.
Disinfezione che può essere convenientemente ottenuta mantenendo in circolazione acqua calda ad una temperatura di poco superiore ai 50°C: cioè di poco superiore al limite che provoca la morte della legionella.
La disinfezione notturna, inoltre, può essere utilizzata come misura integrativa di sicurezza.
Ed è proprio verso questo tipo di trattamento termico che si stanno orientando le normative e le tecnologie dei paesi più attenti al problema della legionella.

TRATTAMENTO TERMICO CONTINUO

Di seguito cercheremo di cogliere ed analizzare i principali aspetti che vanno considerati per rendere possibile e conveniente il trattamento termico in continuo.
A tal fine prenderemo in esame separatamente gli impianti nuovi e quelli esistenti.

TRATTAMENTO TERMICO CONTINUO NEGLI IMPIANTI NUOVI

Per progettare e realizzare impianti, tenendo nel giusto conto le specifiche esigenze, di sicurezza e di risparmio energetico, connesse alla distribuzione di acqua calda a temperature che superano i 50°C è consigliabile:

  •  adottare una regolazione di centrale a due livelli (uno per la produzione dell’acqua calda e l’altro per la sua distribuzione) con possibilità di eseguire la disinfezione notturna;

  •  far uso di miscelatori con sicurezza antiscottatura, da porsi il più vicino possibile ai punti di utilizzo (ved. in merito al       capitolo: Pericolo Scottature);

  •  prevedere schemi di distribuzione e di ricircolo tali da minimizzare i tratti di rete non coperti dal ricircolo stesso;

  •  dimensionare i tubi con velocità elevate, in quanto un regime fortemente turbolento contrasta la formazione dei biofilm;

  •  prevedere un valido trattamento dell’acqua per impedire che i depositi di calcare favoriscano lo sviluppo dei batteri;

  •  utilizzare bollitori con superfici rivestite da materiale anticalcare e resistenti ad elevate temperature;

  •  utilizzare, per l’isolamento termico dei tubi, spessori maggiorati rispetto a quelli normamente previsti;

  •  dimensionare il ricircolo con salti termici piccoli, come di seguito indicato;

  •  prevedere un efficace bilanciamento della rete di ricircolo;

  •  installare termometri ai piedi delle colonne per consentire un rapido controllo delle temperature dell’acqua in circolazione.

Per quanto riguarda il dimensionamento del ricircolo si possono considerare (tra l’inizio della rete e il punto di erogazione più sfavorito) salti termici di 1°C, il che corrisponde a portate di 10 l/h per ogni metro di tubo che distribuisce acqua calda (ved. Idraulica 14 e V Quaderno Caleffi).
I miscelatori periferici con sicurezza antiscottatura possono essere singoli (cioè posti su ogni apparecchio) oppure di gruppo (cioè posti su più apparecchi: ad esempio su tutti quelli di un locale servizi). La scelta è essenzialmente di ordine economico.
Per limitare le zone con acqua al di sotto dei 50°C, alcuni codici di pratica antilegionella pongono dei vincoli allo sviluppo dei tubi che collegano i miscelatori di gruppo ai rubinetti. Ad esempio in Inghilterra non devono superare i 2 m, in Francia devono avere una capienza inferiore a 3 l.
In merito al D.P.R. 412/93, cioè al regolamento sul risparmio energetico che fissa a 48°C ±5°C la temperatura massima dell’acqua in rete, si può rilevare che un limitato aumento di tale temperatura non comporta gravi inconvenienti, specie se gli impianti sono progettati e realizzati in modo conforme alle indicazioni riportate nella pagina a lato.
Infatti, le dispersioni termiche non aumentano in modo significativo rispetto ai valori normali, inoltre l’acqua calda non è erogata a temperature troppo alte per l’azione regolatrice dei miscelatori periferici.
Limiti simili a quelli del D.P.R. 412/93 sono stati stabiliti anche in altri paesi prima che si profilasse all’orizzonte il pericolo legionella. Ora, proprio per poter affrontare meglio tale pericolo, si sta, quasi generalmente, provvedendo a rivederli e a renderli più elevati.

TRATTAMENTO TERMICO CONTINUO NEGLI IMPIANTI ESISTENTI

Far funzionare gli impianti esistenti in regime di trattamento termico continuo non è sempre facile in quanto sono impianti con vincoli e costrizioni che non sussistono per gli impianti nuovi.
Tuttavia è quasi sempre possibile trovare soluzioni accettabili: quel che serve è un pò di pratica, buon senso e un’attenta analisi delle caratteristiche di tali impianti.
Questi i principali punti da analizzare e i possibili interventi da effettuare:

Regolazione centrale

Come per gli impianti nuovi, deve essere a due livelli: uno per la produzione dell’acqua calda e l’altro per la sua distribuzione. Va prevista, inoltre, la possibilità di eseguire la disinfezione notturna.
Schemi consigliati sono quelli riportati nelle pagine precedenti.

Bilanciamento dei circuiti di ricircolo

Va considerato che nella maggior parte dei casi, gli impianti esistenti sono, dal punto di vista idraulico, gravemente sbilanciati, soprattutto per mancanza degli opportuni mezzi di bilanciamento, ma anche per staratura degli stessi.
Tali situazioni, se non ci sono erogazioni in atto, comportano elevati salti termici lungo le reti di distribuzione e ricircolo.
Pertanto, se (per evidenti motivi di risparmio energetico) si intende mantenere tutti i punti dell’impianto al di sopra dei 50°C e limitare al massimo la temperatura dell’acqua in partenza è necessario verificare in modo attento e rigoroso il bilanciamento idraulico dei circuiti.
In pratica, senza erogazioni in atto, i salti termici, tra l’acqua che parte e quella che torna in centrale, non dovrebbero superare i 5-6°C, il che, nell’ambito di un trattamento termico continuo, consente di limitare la temperatura di partenza dell’acqua a 55-56°C.
Per bilanciare gli impianti esistenti si possono utilizzare valvole di taratura sia di tipo statico che dinamico.
Tali valvole devono essere dimensionate in modo da garantire temperature pressoché uguali ai piedi delle colonne di ricircolo.
Le valvole di taratura di tipo statico devono essere a regolazione micrometrica. È bene, inoltre, che siano dotate di preregolazione fissa (serve ad evitare starature occasionali) e attacchi per le misura di portata. La loro taratura va eseguita e verificata attentamente "in loco".

Le valvole di taratura di tipo dinamico, cioè tipo autoflow, servono a garantire portate costanti (quelle per cui sono costruite) indipendentemente dalle pressioni che sussistono a monte e a valle delle valvole stesse.

Pompe di ricircolo

Conviene sempre verificare se queste pompe possono essere convenientemente sostituite con altre in grado di garantire portate più elevate. Con portate più elevate, infatti, si riducono i salti termici lungo la rete. Le pompe più facili da adattare a circuiti di cui in genere non si conoscono con precisione le caratteristiche sono quelle a velocità regolabile.

Regolazione periferica

Va attuata con miscelatori dotati di sicurezza antiscottatura da porsi il più vicino possibile ai punti di utilizzo. Si possono utilizzare le stesse soluzioni proposte per gli impianti nuovi.
Per quanto riguarda la possibilità di regolare, con un miscelatore di gruppo, i servizi di ospedali, cliniche, alberghi, ecc…, si può notare che tali servizi sono, in genere, dotati di rubinetti di intercettazione a muro. Basta, quindi, ricavare una nicchia in corrispondenza di tali rubinetti e porre in opera il miscelatore. Si può installare anche un miscelatore esterno con carter di copertura.
In merito ai limiti imposti dal D.P.R. 412/93, può valere, più o meno, quanto detto per gli impianti nuovi, anche se, in vero, le dispersioni termiche degli impianti esistenti sono più elevate di quelle degli impianti nuovi. Comunque, in pratica, si tratta di decidere se vogliamo perseguire un risparmio energetico (in ogni caso alquanto limitato) oppure se vogliamo affrontare con i giusti mezzi un grave problema di salute pubblica.

PERICOLO SCOTTATURE

Negli impianti che producono e distribuiscono acqua calda sanitaria oltre al pericolo legionella c’è anche quello delle scottature e a tale pericolo sono esposte soprattutto le persone più indifese: anziani, portatori di handicap, bambini.
In Francia (in Italia non abbiamo trovato dati in merito) l’acqua calda sanitaria è la terza causa di scottature per i bambini sotto i 5 anni, e riguarda più di 400 casi all’anno, con conseguenze che, spesso, sono sopportate per tutta la vita.
Oltre il 90% delle scottature è legato all’uso di vasche da bagno e docce. La situazione tipica è quella di una persona non autosufficiente che entra in una vasca con acqua troppo calda, oppure che si trova sotto una doccia e sposta accidentalmente il comando del rubinetto. Queste le temperature massime consigliate per evitare scottature:

bidet       38°C lavabo                   41°C
docce     41°C vasca da bagno     44°C

La tabella che segue indica le temperature e i tempi di esposizione che possono provocare scottature parziali di 2° grado:

Temperatura Adulti Bambini 0-5 anni
70°C 1 sec -
65°C 2 sec 0,5 sec
60°C 5 sec 1 sec
55°C 30 sec 10 sec
50°C 5 min 2,5 sec

Altri dati in merito alle temperature dell’acqua e ai tempi di scottatura sono deducibili dal diagramma sotto riportato, valido per persone adulte non debilitate:

Si deve tener presente che temperature in grado di provocare gravi scottature si possono avere non solo quando l’acqua è distribuita a temperature medio-alte, ma anche quando è distribuita a temperature medio-basse, ad esempio 40-42°C.
Infatti, le valvole che regolano la temperatura dell’acqua in centrale possono essere starate da interventi casuali oppure da errori in fase di manutenzione. Inoltre, queste valvole possono bloccarsi a causa del calcare, la cui azione è temibile, soprattutto in centrale, per le elevate temperature in gioco.
In pratica, quindi, sussiste sempre la possibilità che ai rubinetti giunga acqua troppo calda.
Per evitare che tale acqua possa provocare scottature, si può ricorrere all’aiuto di appositi limitatori di temperatura (detti anche limitatori di sicurezza antiscottatura) da porsi a protezione di ogni rubinetto, oppure di un gruppo di rubinetti, ad esempio tutti quelli di un locale servizi.
I limitatori di temperatura possono lavorare in modo autonomo o con rubinetti e miscelatori. Questi i prodotti che l’attuale mercato offre in merito:

Rubinetti termostatici con limitatore di temperatura

Sono rubinetti in grado di assicurare, entro limiti molto stretti, la temperatura di erogazione richiesta anche quando variano le pressioni in rete, le temperature dell’acqua e le portate. Il limitatore di temperatura deve essere tarabile e protetto contro starature.

Miscelatori termostatici con limitatore di temperatura

Come prestazioni generali sono assai simili ai rubinetti di cui sopra.

Possono essere utilizzati per la regolazione e la sicurezza antiscottatura di più apparecchi.
Per poter assicurare valide prestazioni, questi miscelatori devono avere:

– le parti funzionali (otturatore, sedi, guide di
scorrimento) rivestite con superfici anticalcare;
– elementi termici sensibili a bassa inerzia;
– cartucce termostatiche intercambiabili;
– sistemi antimanomissione facilmente regolabili e
sicuri.
È consigliabile, inoltre, mettere in opera questi miscelatori con filtri e valvole di ritegno sia all’ingresso dell’acqua fredda, sia all’ingresso dell’acqua calda.
I filtri servono a proteggere gli elementi di regolazione del miscelatore, le valvole di ritegno ad evitare circolazioni parassite.

Limitatori di temperatura autonomi

Sono tarati in fabbrica ad una determinata temperatura (in genere 47±1°C) e sono in grado di bloccare il flusso dell’acqua quando tale temperatura viene superata.
Servono a proteggere i punti di erogazione isolati oppure le docce di centri sportivi, camping e spogliatoi.
L’esempio sotto riportato rappresenta come questi dispositivi funzionano e illustra come possono essere installati su docce a muro o di tipo esterno in serie.

  

ALTRE CONSIDERAZIONI E NOTE CONCLUSIVE

In base alle considerazioni e valutazioni esposte, possiamo, dunque, ritenere che negli impianti d’acqua calda sanitaria la via più sicura, e anche più vantaggiosa, per evitare il diffondersi della legionella, sia quella di passare da impianti che funzionano con temperature medio-basse (40-42°C) ad impianti che funzionano con temperature medio-alte (52-54°C): sia quella, cioè, di passare da impianti che nelle loro reti favoriscono la crescita della legionella, ad impianti che ne provocano la morte. E questo si può fare con soluzioni come quelle proposte in precedenza e che sotto richiamiamo graficamente.
È molto probabile, pertanto, che la legionella comporti un deciso passo evolutivo nella storia
degli impianti sanitari: una specie di pietra miliare oltre la quale il panorama cambia di netto.
Finora, passi evolutivi così netti, sono stati determinati solo dalla disponibilità di nuovi prodotti (ad esempio le pompe), oppure da eventi politici e economici, quali, ad esempio la crisi energetica degli anni Settanta, che, di fatto, ha portato a sostituire gli impianti centralizzati con quelli a zone (ved. Idraulica 22).
Qui, invece, ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo e del tutto imprevedibile: un semplice batterio (quello della legionella) di cui, fino a poco tempo fa, si ignorava persino l’esistenza: un organismo unicellulare talmente piccolo da poter essere contenuto un miliardo di volte in un millimetro cubo e, comunque, già così importante da meritarsi (si fa per dire) recentemente la prima pagina del TIMES. 

Ed, infine, alcune osservazioni che riguardano da vicino il nostro lavoro di Operatori Termotecnici.
A differenza di alcuni anni fa, ora abbiamo norme di riferimento (le L.G.A. 2000) che rendono il nostro compito un pò meno vago e indeterminato. Tuttavia, come abbiamo visto, tali norme hanno limiti e indeterminazioni che non ci consentono di affrontare la legionella con la dovuta chiarezza e sicurezza.
Ad esempio, se applichiamo lo shock termico rispettiamo senz’altro le L.G.A. 2000, ma nello stesso tempo trasgrediamo le UNI 9182 e mettiamo in crisi lo strato superficiale di zinco che protegge i tubi, compromettendo così la potabilità dell’acqua e rendendo l’impianto più esposto a successivi attacchi della legionella.
Dunque, che fare?
Probabilmente, il modo più corretto di procedere è quello di attuare gli interventi ritenuti adeguati e supportarli con un’apposita relazione.
Il compito della relazione è quello di attestare che i soggetti responsabili non hanno trascurato il pericolo legionella, bensì lo hanno affrontato con mezzi non difformi dalle L.G.A. 2000 e integrativi degli stessi, in relazione alle attuali conoscenze tecniche e disponibilità di mercato.
Comunque è importante ed urgente che anche le nostre linee guida antilegionella siano portate a livello di quelle dei paesi guida in questo settore.
E per perseguire un simile obiettivo, almeno a nostro parere, il Ministro della Sanità dovrebbe costituire un gruppo di persone scelte in base alla loro effettiva conoscenza del problema e alla capacità di lavorare con determinazione e concretezza.
Naturalmente la cosa è più facile a dirsi che a farsi, dato che, nel nostro paese, in genere, prevalgono criteri di scelta diversi. Però, va anche considerato che siamo capaci di lodevoli eccezioni e, in questi casi, nulla abbiamo da invidiare agli altri.

PRINCIPALI LINEE GUIDA EUROPEE PER IL CONTROLLO
E LA PREVENZIONE DELLA LEGIONELLOSI (1 pagina in PDF)

BIBLIOGRAFIA (1 pagina in PDF)

 
 

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