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1.2 |
ONDE IN CHIARO (seconda parte)
Agenzia Regionale per la Prevenzione e |
Impianti fissi per telecomunicazioniUn impianto di
telecomunicazione è un sistema di antenne la cui funzione principale è
quella di consentire la trasmissione di un segnale elettrico, contenente
un’informazione, nello spazio aperto sotto forma di onda elettromagnetica. Esistono due diverse metodologie di trasmissione:
I ripetitori radiotelevisivi sono situati per lo più in punti elevati del territorio (colline o montagne), dato che possono coprire bacini di utenza che interessano anche diverse province.
Ripetitori radiotelevisivi La potenza in antenna è
generalmente superiore al KW; entro circa dieci metri dai tralicci di
sostegno, l’intensità di campo elettrico al suolo può raggiungere valori
dell’ordine delle decine di V/m. Le stazioni radio base (SRB) per la telefonia cellulare sono gli impianti di telecomunicazione che, per la loro capillare diffusione nei centri abitati, generano maggiore preoccupazione tra i cittadini.
Stazioni radio base (SRB) Il servizio di telefonia cellulare viene realizzato tramite un sistema complesso di tipo broadcasting che è la rete radiomobile. Essa è distribuita sul territorio ed è costituita da un insieme di elementi, ognuno dei quali è in grado di dialogare con gli altri: le centrali di calcolo in grado di localizzare l’utente e di gestirne la mobilità, le centrali che fisicamente connettono le linee, le Stazioni Radio Base e i telefoni cellulari. Ciascuna SRB è costituita da
antenne che trasmettono il segnale al telefono cellulare ed antenne che
ricevono il segnale trasmesso da quest’ultimo. Al suolo, i livelli di campo elettrico che si riscontrano entro un raggio di 100-200 m da una stazione radio base sono generalmente compresi tra 0.1 e 2 V/m, mentre il decreto nazionale fissa a 20 V/m il limite di esposizione e a 6 V/m la misura di cautela (nel caso di edifici adibiti a prolungata permanenza). All’aumentare dell’altezza
da terra, il campo elettrico aumenta in quanto ci si avvicina alla direzione
di massimo irraggiamento delle antenne trasmittenti (che di solito sono poste
a 25-30 m da terra).
Mappa della
distribuzione verticale del campo elettrico generato da una tipica SRB I ponti radio
sono un esempio di sistemi a trasmissione direttiva. Telefoni cellulari Il telefono cellulare è una parte del sistema che costituisce le rete radiomobile. È un dispositivo a bassa potenza che riceve e trasmette radiazione elettromagnetica nella banda delle cosiddette microonde. I tipi di sistema radiomobile
usati in Italia, con le relative frequenze e le potenze impiegate sono
riassunti in tabella.
Anche se i telefoni cellulari trasmettono molta meno potenza rispetto alle stazioni radio base, la testa dell’utente, che si trova quasi a contatto con l’antenna, è sottoposta ad un assorbimento di potenza elevato. Tuttavia, le linee guida nazionali ed internazionali fissano standard operativi per evitare che questa esposizione causi significativi aumenti locali della temperatura. Le intensità di campo elettrico a 5 cm dall’antenna di un telefono cellulare sono comprese tra circa 10 e 100 V/m, mentre la quantità di potenza assorbita diminuisce con la distanza: a 30 cm dal telefono mobile essa è ridotta di circa 100 volte. Negli ultimi anni sono stati condotti vari studi sull’esposizione della testa ai campi RF prodotti dai telefoni cellulari, e alcuni studi sono tuttora in corso. Fino ad ora i risultati indicano che tale esposizione non produce aumenti significativi di temperatura.
In ogni caso è opportuno ricordare alcune semplici misure cautelative :
Un aspetto da ricordare è la possibile interferenza dei campi elettromagnetici prodotti dall’uso del telefono cellulare con altre apparecchiature elettroniche. Questo risulta particolarmente pericoloso in alcune situazioni, per cui è bene che:
Campi elettromagnetici e saluteI possibili effetti sulla salute dei campi elettromagnetici (CEM) sono stati studiati negli ultimi. E’ necessario distinguere tra effetti sanitari acuti, o di breve periodo, ed effetti cronici, o di lungo periodo.
Sono stati segnalati: a) per esposizione alle alte frequenze(stazioni radiobase, impianti radiotelevisivi, telefoni cellulari, etc.) - opacizzazione del
cristallino, anomalie alla cornea b) per esposizione alle basse
frequenze - effetti sul sistema
visivo e sul sistema nervoso centrale I limiti di esposizione ai CEM proposti dagli organismi internazionali e recepiti anche dalla normativa italiana garantiscono con sufficiente margine di sicurezza contro l’insorgenza di tali effetti. Sono stati riscontrati inoltre sintomi quali cefalea, insonnia, affaticamento, in presenza di campi al di sotto dei limiti raccomandati per la protezione dagli effetti acuti (ipersensibilità elettromagnetica). In questi casi risulta però difficile separare gli effetti dovuti all’esposizione da quelli di tipo psicosomatico per fenomeni di autosuggestione.
Tali effetti hanno una natura probabilistica: all’aumentare della durata dell’esposizione aumenta la probabilità di contrarre un danno ma non l’entità del danno stesso. Gli effetti cronici sono stati studiati attraverso numerose indagini epidemiologiche e studi su animali, che hanno dato fino ad oggi riscontri controversi. Per quanto riguarda le alte frequenze, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sulla base dei dati scientifici disponibili, sostiene che ‘non c’è nessuna evidenza convincente che l’esposizione a RF abbrevi la durata della vita umana, né che induca o favorisca il cancro’. Per l’esposizione alle basse
frequenze, alcuni studi hanno ipotizzato un aumento del
rischio per la leucemia infantile; in molti di questi studi è stato
scelto il valore di 0.2 µT come linea di demarcazione tra individui
esposti e non esposti. Secondo stime effettuate dall’Istituto Superiore
di Sanità, l’esposizione ai campi ELF prodotti dalle linee elettriche
potrebbe causare in Italia indicativamente l’1% dei circa 400 casi di
leucemia infantile che si registrano ogni anno. I maggiori organismi scientifici nazionali ed internazionali concordano nel ritenere che, allo stato attuale delle conoscenze, la correlazione tra l’esposizione ai campi elettromagnetici ELF e il cancro sia debole, e non sia dimostrato il relativo nesso di causalità. Il National Institute of Environmental Health Sciences, (NIEHS, USA) ha valutato i campi ELF solamente come un ‘possibile cancerogeno per l’uomo’, basandosi sulle 5 categorie di classificazione usate dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), mentre ad esempio il benzene è stato identificato come cancerogeno. Le 5
categorie IARC per classificare
Probabilmente non cancerogeno
Non classificabile come cancerogeno Possibile cancerogeno Probabile cancerogeno Cancerogeno Ad ogni modo le attività
di ricerca stanno proseguendo in tutto il mondo, promosse da governi
nazionali e organizzazioni internazionali. L’Italia ha per prima recepito nella normativa questo principio, con una legge nazionale sulle radiofrequenze e una legge regionale (del Veneto) sulle basse frequenze, che adottano misure cautelative per la protezione dai possibili effetti di lungo periodo. La normativa attuale sui CEM è fortemente cautelativa, le evidenze di possibili effetti di lungo periodo sono limitate, però la preoccupazione per l’inquinamento elettromagnetico è crescente tra i cittadini. Perché il problema dei CEM è così fortemente sentito come emergenza ambientale? Questo
tipo di inquinamento non può essere
percepito a livello sensoriale, per cui è più facile temerlo come
"nemico nascosto" La percezione del rischio è altamente soggettiva e dipende da svariati fattori, quali - ad esempio - la volontarietà dell’esposizione (gli utenti dei telefoni cellulari percepiscono come basso il rischio dai campi RF emessi dagli apparecchi che hanno volontariamente acquistato), la familiarità con il tipo di rischio (le tecnologie connesse ai CEM sono nuove, di difficile comprensione, poco familiari), l’equità del rischio (le persone che non posseggono il telefono cellulare e sono esposte ai CEM generati dalle stazioni radio-base sono meno disposte ad accettare il rischio). Può accadere dunque di
avere una percezione del rischio maggiore rispetto alla sua reale
pericolosità e di sovrastimarne gli effetti, soprattutto in rapporto ai
rischi già accertati dovuti ad altre fonti di inquinamento. La normativa sui campi elettromagneticiLa normativa nazionale e regionale per la
tutela della popolazione dagli effetti dei campi elettromagnetici
disciplina separatamente le basse frequenze
(elettrodotti) e le alte frequenze
(impianti radiotelevisi, stazioni radiobase, ponti radio). Il 14 febbraio 2001 è stato approvato dalla Camera dei deputati (con 239 voti a favore , un solo voto contrario e 157 astensioni) il disegno di legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico che era stato approvato lo scorso 24 gennaio dal Senato (L. 22/02/2001- file pdf - 44KB). In generale il sistema di protezione dagli effetti delle esposizioni agli inquinanti ambientali distingue tra:
E’ importante dunque distinguere il significato dei termini utilizzati nelle leggi (riportiamo le definizioni inserite nel disegno di legge quadro):
E’ chiaro quindi che i valori di attenzione (come per esempio i 6 V/m del Decreto Ministeriale sulle radiofrequenze) e gli obiettivi di qualità (come il valore di 0.2 µT della Legge della Regione Veneto sugli elettrodotti) non devono essere considerati come soglie di sicurezza, ma come riferimenti operativi per il conseguimento di obiettivi di tutela da possibili effetti di lungo periodo nell’applicazione del ‘principio cautelativo’ (vedi Campi elettromagnetici e salute). Basse frequenze (ELF)
Il Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 23 aprile 1992 e la Legge
regionale 27/93 - come recentemente modificata dalla legge
regionale 5/2000, art. 98 - prevedono delle distanze di sicurezza dagli
elettrodotti per garantire il rispetto di limiti di esposizione al campo
elettrico e magnetico.
* distanze dal conduttore
** distanze calcolate dalla proiezione sul terreno dell‘asse centrale della linea Appare evidente che i limiti e le distanze di rispetto fissati dal decreto nazionale e dalla legge regionale sono molto diversi perché il primo fa riferimento agli effetti acuti dei campi ELF, mentre la seconda nell’ottica della cautela introduce misure di prevenzione per i nuovi elettrodotti e le nuove aree residenziali in vicinanza di elettrodotti esistenti. La LR 27/93 - entrata in vigore dal 1/1/2000 - riguarda infatti solo i nuovi elettrodotti e i nuovi piani regolatori relativamente a destinazioni d’uso residenziali (o comunque di tipo prolungato) in prossimità di elettrodotti esistenti. I limiti di esposizione del DPCM 23/4/92 coincidono con i livelli di riferimento indicati dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea n. 1999/519/CE del 12/7/99. Attualmente è in discussione al Parlamento una proposta di DPCM che fissa limiti di esposizione ai campi ELF. In tale proposta vengono distinti i limiti di esposizione (validi in tutte le circostanze), i valori di attenzione (o misure di cautela) in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze prolungate (per assicurare la protezione dai possibili effetti a lungo termine), gli obiettivi di qualità per le nuove linee o i nuovi edifici e in corrispondenza a spazi dedicati all’infanzia (scuole, asili, parchi-gioco). Radiofrequenze (RF)
Il Decreto del
Ministero dell’Ambiente 381/98,
fissa i valori limite di esposizione della popolazione per la tutela della
salute umana. La Legge regionale 29/93 regolamenta l’installazione degli impianti: per gli impianti con potenza compresa tra 7-150 W (es. stazioni radio base) è prevista solamente la comunicazione dell’avvenuta installazione al competente Dipartimento Provinciale dell’ARPAV, mentre per potenze superiori a 150 W (es. impianti radiotelevisivi) prevede l’autorizzazione preventiva del Presidente della Provincia, con il parere tecnico dell’ARPAV.
In ogni caso l’installazione delle stazioni radio-base deve comunque sottostare agli obblighi previsti dalle specifiche norme comunali (licenza edilizia, dichiarazione d’inizio attività…). I Comuni normalmente richiedono preventivamente un parere tecnico (di solito dall’ARPAV) sull’impatto ambientale dell’impianto. Alcuni Comuni stanno adottando specifici regolamenti per l’installazione delle stazioni radio-base. La LR 29/93 assegna all’ARPAV l’attività di controllo degli impianti e prevede anche le procedure di risanamento (e le eventuali sanzioni) per i gestori che non rispettano le indicazioni della legge. Per quanto riguarda i limiti di esposizione, la Giunta Regionale ha provveduto a recepire nella legge regionale del 1993 i limiti nazionali del DM 381/98, maggiormente restrittivi di quelli previsti dalla legge all’epoca della sua emanazione (DGR n. 5268 del 29/12/98). Attualmente i limiti stabiliti dalla legislazione italiana sono i più bassi a livello internazionale. Per le frequenze utilizzate nella telefonia cellulare, ad esempio, il DM 381/98 prevede un limite di esposizione di 20 V/m, con un valore di cautela di 6 V/m, mentre la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea n. 1999/519/CE del 12/7/99 fissa un livello di riferimento di 41 V/m per la frequenza di 900 MHz e di 58 V/m per la frequenza di 1800 MHz. |
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giugno 2001 |
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