Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità
per il “Testo Unico”
Verso l’elaborazione di linee guida
Tra gli obiettivi che il Testo Unico sulla sicurezza
si prefigge, la prevenzione e la salute nei luoghi di lavoro in ottica
di genere è, senza dubbio, uno dei più complessi e più qualificanti al
tempo stesso.
Il legislatore, recependo a livello nazionale le indicazioni fornite in
materia dall’Unione Europea, per molti aspetti ha volutamente lanciato
una sfida al welfare italiano; una sfida non solo metodologica - il
Testo Unico, in effetti, si esprime compiutamente su “cosa” bisogna
fare, ma non altrettanto su “come” farlo - ma anche e soprattutto
culturale. Infatti, se è ormai noto che un approccio consapevole al tema
della sicurezza sul lavoro non può prescindere dal riconoscimento delle
peculiarità legate al sesso dei lavoratori, è ugualmente vero che, a
questo proposito, nel nostro Paese persistono ancora significative
disparità di trattamento.
La questione è complicata e da tempo la ricerca sociologica ha
evidenziato che questo scarto tra teoria condivisa e atto praticato si
manifesta a monte, capillarmente, già a partire dalle relazioni tra i
singoli e non solo nelle strutture complesse della società: basti
pensare - per fare un esempio emblematico - che, a fronte della
consapevolezza ormai matura della parità dei diritti di coppia, i
comportamenti quotidiani realmente messi in atto dai partners, in
particolare nel difficile compito di conciliare le responsabilità
familiari e professionali, continuano quasi sistematicamente a
penalizzare la donna.
Ecco, allora, che un volume come questo assume particolare rilevanza sia
da un punto di vista squisitamente teorico, sia da un punto di vista
strettamente “pratico”. Proprio perché scevro da ogni semplicistico
lancio di formule, lo studio, svolgendo una esaustiva disamina del Testo
Unico (in special modo nei confronti della differenza di genere e dello
stress lavoro-correlati), dimostra di raccogliere in toto la sfida posta
dalla legge. Il volume, a sua volta, offrendo stimoli, proponendo
domande e indicando ambiti di intervento, costituisce una utile
“bussola” per orientarsi nei delicati risvolti della problematica, oltre
a costituire una risorsa essenziale per l’eventuale, futura definizione
di Linee Guida capaci di supportare l’attività di tutti gli operatori
del sistema socio-sanitario nazionale.
Se è vero, infatti, che la soluzione di un problema ne presuppone sempre
la piena conoscenza, un simile contributo di chiarezza rappresenta,
senz’altro, uno strumento di non poco conto.
In un contesto così dinamico l’INAIL è naturalmente chiamato a
interpretare il proprio importante ruolo, tramite le competenze
acquisite sul campo anche grazie alla frequente sperimentazione di
progetti. Per il suo essere storicamente “laboratorio” di proposte e
strategie, l’Istituto figura a giusto titolo tra i protagonisti del
welfare italiano e fornisce una ulteriore, concreta attestazione della
propria sensibilità al tema delle differenze di genere, sollecitando
autorevolmente una sinergia tra istituzioni, parti sociali e lavoratori
e rendendosi disponibile a contribuire a uno sforzo comune che individui
nel benessere psico-fisico e nella qualità della vita della donna un
requisito fondamentale per lo sviluppo armonico del nostro Paese.