Archivio di ''In primo piano''

            

ATTIVITA' SPECIFICHE

       

2.2

LINEE OPERATIVE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA DEL LAVORO
NEL COMPARTO DEL VETRO LAVORATO A MANO

PER L’APPLICAZIONE DEL D.LGS. 626/94

(seconda parte)

a cura di
ROBERTO MONTAGNANI, STEFANO BIONDI, DANILO BONTADI,
MASSIMO CAIVANO, VINCENZO CHIACCHIARETTA,
SANDRO HREIGLICH, GUIDO MARCER, MICHELE MARINARO, GIOVANNI MORO, GIULIO MOROSSI,
FABIANO NICOLETTI, FRANCO RIGOSI, M. BIANCA SCALET, DANIELE SEPULCRI

in collaborazione con
ASSOCIAZIONE ARTIGIANI VENEZIA
CONFARTIGIANATO
ARTIGIANAMBIENTE

    
    

IL CONTENIMENTO DEL RISCHIO RUMORE

Fornace: la maggior fonte di rumore è costituita dalla combustione del metano; pertanto i livelli di rumore sono più bassi durante la lavorazione nella piazza quando i forni sono a basso regime rispetto alla fase di affinaggio nelle quale la temperature dei forni (e il consumo di metano) sono maggiori. L’installazione di sistemi di chiusura dei forni, con limitazione dell’apertura alle sole levate consentirebbe anche di realizzare una riduzione dell’esposizione a rumore. La battitura delle canne è l’unica fonte di rumore impulsivo nella fornace; la battitura serve a rimuovere i frammenti di vetro che rimangono adesi dopo il completamento della formatura; essa è necessaria perchè le canne debbono essere "pulite" prima di essere introdotte nei forni.

Questa operazione può comportare picchi di rumorosità molto elevati (anche 110-115 dB A), quando le canne sono battute su incudini inserite nei contenitori metallici in cui il vetro residuo si deposita per caduta. Una soluzione praticata in alcune aziende è di montare: l’incudine su un sostegno in legno.

Una soluzione alternativa è quella della cabinatura realizzata in alcune vetrerie toscane. Per rendere agevole il lavoro si deve realizzare una cabina per la battitura per ogni piazza. In alcune aziende dopo l’introduzione delle canne in acciaio, la battitura non viene più fatta; le canne utilizzate vengono raccolte in una rastrelliera; finito il "distacco", le canne possono essere impiegate il giorno seguente.

Moleria: i maggiori livelli di rumore sono determinati come detto dalle taglierine e dalle spiane; poichè i livelli di rumore sono elevati e le macchine sono collocate spesso una a ridosso dell’altra per esigenze produttive, ne deriva un’esposizione a rumore diffusa. A questo proposito numerose aziende hanno provveduto ad interventi migliorativi; anche quando non sia possibile intervenire sulle macchine, si può comunque limitare la diffusione del rischio e quindi la numerosità degli esposti mediante interventi di isolamento delle aree di lavoro con livelli di esposizione più elevate. In particolare risultano di rilievo gli interventi di isolamento delle taglierine e delle spiane, le macchine operatrici più rumorose della moleria. Poichè l’uso di queste macchine è discontinuo, gli operatori addetti vengono adibiti per buona parte del loro tempo di lavoro (anche più del 50%) ad altre macchine; si può quindi riservare al lavoro di queste macchine operatrici particolarmente rumorose l’uso degli otoprotettori, separando le altre aree di lavoro con porte o barriere fonoassorbenti. Questi interventi di isolamento possono consentire, date le sopraddette caratteristiche dell’organizzazione del lavoro, anche buone riduzioni complessive dei livelli settimanali di esposizione degli stessi tagliatori e spianatori. Secondo ns. esperienze si riescono ad ottenere riduzioni anche di 3-5 dB nel LEP week (livello di esposizione personale settimanale). Recentemente sono divenute disponibili flange in materiale plastico che applicate ai dischi delle taglierine consentono di ottenere una notevole attenuazione del rumore ( 6-8 dBA , secondo i risultati della indagine eseguita quest’anno presso un’azienda che utilizza queste flange ).

SPECCHIETTO RIFERIMENTI NORMATIVI

D. LGS. 277 ART 41

RIDUZIONE DEL RUMORE NOCIVO

LA PREVENZIONE DEGLI EFFETTI NOCIVI A LIVELLO OCULARE

DEI RAGGI INFRAROSSI (IR)

Per questo aspetto interventi di prevenzione tecnica sono stati fatti soprattutto per i forni di ricottura che in molte aziende sono stati dotati di schermi protettivi per contenere l’esposizione oculare ad infrarossi degli operatori addetti; questi forni hanno una temperatura di esercizio più elevata dei crogioli e la quota di infrarosso vicino e radiazione visibile, come dimostrato da recenti misure, è più elevata; spesso lo schermo protettivo è fornito dallo stesso fornitore di questi forni discontinui; tuttavia le caratteristiche del vetro di protezione degli schermi spesso non garantiscono affatto una protezione adeguata dagli IR. Per i crogioli e la piazza non sono state realizzate per ora interventi di prevenzione tecnica; un possibile intervento di prevenzione tecnica è costituito dalla chiusura dei forni per tutto il tempo che intercorre tra una levata e la successiva. Per ora si fa ricorso essenzialmente alla protezione personale; tradizionali sono nelle vetrerie muranesi i cosiddetti "ochiali da fogo": spesso questi occhiali non rispondono per nulla ai criteri protezionistici per gli IR; recenti esperienze hanno documentato la tollerabilità e la non interferenza negativa sull’attività lavoro di alcuni dei nuovi modelli di occhiali per IR dotati di montature leggere; va tuttavia fatta un’accurata verifica della loro efficacia (non tutti i modelli sul mercato sono veramente idonei) chiedendo eventualmente una valutazione tecnica degli occhiali che si vorrebbero utilizzare a specialisti in grado di testare con prove di laboratorio la loro efficacia protettiva *.

* tecnici della Stazione Sperimentale del Vetro sono in grado di fare queste verifiche

SPECCHIETTO RIFERIMENTI NORMATIVI

DPR 303/56 DIFESA DALLE RADIAZIONI NOCIVE

LA SOFFIATURA "IGIENICA" CON CANNE PROMISCUE

Anche se la soffiatura a canne promiscue non risulta allo stato identificabile come un’attività di lavoro a rischio infettivo, tuttavia il possibile trasferimento di saliva tra operatori che la lavorazione comporta è comunque qualcosa di inidoneo in termini di comfort lavorativo. Alcuni datori di lavoro guardano con interesse alle soluzioni in proposito perchè queste consentirebbero di risolvere i problemi di reclutamento per le mansioni ausiliarie: ben difficilmente allo stato i componenti della piazza accetterebbero personale estraneo, non locale o addirittura immigrato. Inoltre, ed è questa la considerazione più importante, appare evidente che il sistema della soffiatura a canne promiscue è di per sè non consono allo standard igienico consolidato nel ns. stile di vita. Sono state introdotte di recente soluzioni operative valide, dei boccagli individuali. Ulteriori osservazioni su questo aspetto sono presentate nella sezione relativa ai mezzi di protezione personale.

SPECCHIETTO RIFERIMENTI NORMATIVI

D. LEG. 626/94 ART. 73

PROTEZIONE DAGLI AGENTI BIOLOGICI

IMBALLAGGIO

Deve essere verificata per i sistemi di imballaggio che prevedono l’impiego di schiume poliuretaniche la possibilità che vi sia aerodispesione di isocianati sia nelle posizioni di lavoro in cui avviene il completamento della reazione di polimerizzazione, sia nell’area di "maturazione". Vengono utilizzati prepolimeri e non prodotti contenenti monomeri isocianici; questo riduce il rischio che si possa realizzare esposizione ad isocianati, composti chimici molto irritanti e sensibilizzanti ( possono provocare asma bronchiale) . Mancano per ora dati di igiene industriale opportunamente verificati su questa condizione di rischio lavorativo; si raccomanda comunque di garantire sempre un’adeguata ventilazione dei locali dove si effettuano operazioni di imballaggio con schiume poliuretaniche

I DISPOSITIVI INDIVIDUALI DI PROTEZIONE

La normativa vigente stabilisce chiaramente che l’impiego di dispositivi individuali di protezione (DPI) non può costituire un’alternativa alla messa in opera delle misure di prevenzione tecnica che il lavoro richiede. Il ricorso a dispositivi individuali di protezione è giustificato solo quando non esistano misure prevenzionistiche praticabili o quando risulti necessario integrare il livello di tutela della salute o dell’incolumità dei lavoratori reso possibile alle misure di prevenzione tecnica adottate.

Alcuni DPI comportano qualche inconveniente: senso di fastidio, limitazione delle possibilità di relazione con i colleghi di lavoro, senso di costrizione nel respiro etc.

È importante quindi che le scelte tengano in debito conto sia l’efficacia che la "tollerabilità", cioè la capacità di un DPI di non far avvertire la propria presenza come ingombro o fastidio anche nell’uso prolungato. La tollerabilità dei DPI dipende dalle caratteristiche ergonomiche, dal peso, dal grado e dalla natura delle limitazioni funzionali che il dispositivo determina (rispetto al campo visivo, ai movimenti autonomi, alla percezione della voce etc.), dalla compatibilità con altri dispositivi da utilizzare contemporaneamente. Quali che siano le scelte fatte, è richiesto dalla normativa che i tecnici della sicurezza e il medico aziendale provvedano a spiegare bene ai lavoratori le finalità dell’uso e le modalità di corretto impiego. È buona prassi verificare con gli stessi lavoratori l’accettabilità dei mezzi di protezione proposti.

SPECCHIETTO RIFERIMENTI NORMATIVI

DLGS 626/94 ARTT. 40-45

USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

DLGS 475/92

RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 89/686/CEE

MEZZI DI PROTEZIONE NELLA COMPOSIZIONE

In composizione devono essere impiegate idonee tute in cotone lavabile o completi giacca e pantalone in cotone per le ordinarie attività di reparto; non risulta necessario il ricorso a tute a perdere, poichè da un lato i sistemi di prevenzione tecnica garantiscono a sufficienza rispetto alle possibilità di contaminazione cutanea, dall’altro la misura di protezione più efficace espressamente richiesta dalla normativa è la doccia "giornaliera" a fine lavoro.

Per la prevenzione dei rischi da polveri di sostanze chimiche nelle operazioni di lavoro nel reparto i mezzi di prevenzione tecnica sono in grado di dare un livello di sicurezza molto elevato; come ulteriore misura di sicurezza

Come misura di tutela ulteriore, senz’altro appropriata quando, come nel caso specifico sia prevista la manipolazione di sostanze cancerogene, i facciali filtranti con protezione P3* (FFP3), recentemente introdotti, costituiscono una soluzione tecnica valida. Infatti queste piccole maschere in tessuto, con filtro incorporato, hanno un’efficienza filtrante molto buona, pressochè pari a quella delle maschere facciali o semifacciali con filtro a cartuccia; a differenza di queste ltime, sono facili da portare e non creano disturbo anche nell’uso prolungato, perchè la resistenza respiratoria che determinano è modesta.

MEZZI Dl PROTEZIONE IN FORNACE

PROTEZIONE DAL CALORE RADIANTE

Giacca e pantalone in cotone leggero di tinta chiara, trattato con antistatici per ridurre le possibilità di deposizione di polveri di ricircolo sono il vestiario di lavoro verosimilmente più idoneo; le tute antitermiche in alluminio anodizzato sono state recentemente testate in alcune aziende del comparto con risultati non soddisfacenti e pertanto non vengono consigliate.

PREVENZIONE DANNI DA USTIONI

Come detto gli infortuni non sono frequenti in fornace; sono tuttavia non rare le ustioni che talora coinvolgono gli arti inferiori per caduta di gocce di vetro fuso; questo si può verificare particolarmente nella lavorazione del vetro in lunghi fili (canna di vetro) o nel taglio a macchina del vetro; sono necessarie scarpe leggere, a sfilamento rapido, , con collo del piede protetto (calzature tipo stivaletto), per evitare le possibilità di penetrazione di gocce di vetro fuso in spazi liberi tra "fine pantalone" e scarpa; per le altre attività di lavoro della fornace tuttavia possono essere considerate idonee anche scarpe aperte, purché la suola sia imperforabile;recentemente sono divenute disponibili scarpe con puntale che

si prestano all’uso anche nelle attività di lavoro con rischio di caduta di gravi ( per es. lo spostamento di stampi) e che sono anche leggere ; queste calzature risultano ben tollerateanche per il lavoro di fornace.

OCCHIALI PROTETTIVI PER INFRAROSSI

Sono necessari occhiali con lenti colorate che hanno filtri specifici per l’esposizione a infrarossi, sia per le levate dai forni che per il lavoro nella piazza; se ne può fare a meno solo nel lavoro ai forni di riscaldo qualora siano stati già predisposti schermi protettivi idonei.

BOCCAGLI PER LA SOFFIATURA CON CANNE PROMISCUE

Introdotti da alcuni anni nelle vetrerie svedesi, sono oggi disponibili anche a Murano; anche se il rischio sanitario collegato con la possibile trasmissione di agenti infettivi attraverso la soffiatura a canne promiscue, tradizionale a Murano, viene ritenuto modesto dagli specialisti in malattie infettive, è del tutto evidente che l’uso di boccagli individuali per la soffiatura costituisce senz’altro una misura di prevenzione generale opportuna. Attualmente l’azienda che ha introdotto questi boccagli ne fa un uso limitato a quando vi sono casi di Herpes Simplex (la febbre sorda, caratterizzata da vescicole intorno alle labbra) tra i lavoratori addetti alla soffiatura. Ne va invece fatto un uso ordinario e sistematico.

MEZZI Dl PROTEZIONE IN MOLERIA

OCCHIALI DI PROTEZIONE

Sono necessari per il lavoro alle macchine operatrici occhiali per la protezione da schegge di vetro e aerosol di sostanze usate per la lucidatura (ossido di cerio, pomice, carburo di silicio etc.) A questo proposito risultano valide, sulla base di esperienze condotte da molti operatori addetti, anche visiere in plastica; al di sotto della visiera, può essere comodamente tenuto sul volto un facciale filtrante per proteggersi dal rischio di inalazione di polveri.

GUANTI ANTITAGLIO

Un’altra modalità che risulta nell’analisi statistica degli infortuni piuttosto frequente è quella delle ferite da taglio conseguenti a rottura di parti di manufatti. Queste rotture trovano la loro spiegazione tecnica, nella maggior parte dei casi, in un’insufficiente regolazione del ciclo di ricottura, in particolare in un troppo brusco raffreddamento che accentua la fragilità dei manufatti. Per ridurre le conseguenze negative di queste rotture, le lesioni di tendini estensori delle mani, la tipologia d’infortunio più grave tra quelle registrate per questi infortuni, risulta necessario utilizzare speciali guanti antitaglio. Sulla base di ns. sperimentazioni, i migliori risultati in termini di efficacia e comfort sono stati ottenuti dai guanti in gomma nitrile rinforzata; sono guanti resistenti, ma leggeri, che non disturbano i movimenti fini delle mani necessari per le operazioni di finitura. Essi in aggiunta proteggono le mani dall’umidità che le paste abrasive diluite in acqua e i getti d’acqua sulle lame delle taglierine mantengono sempre elevata nell’area di lavoro.

OCCHIALI PER INCOLLAGGIO UV

Anche per incollare parti in vetro si è diffuso l’impiego di colle sintetiche a base di cianoacrilati, che richiedono come catalizzatore della reazione che determina l’adesione delle parti, l’apporto di raggi UV, emessi da speciali lampade. Risulta pertanto necessario realizzare la protezione degli occhi e delle mani, le superficie corporee che possono essere esposte a queste radiazioni. Per gli occhi sono necessari occhiali con filtro 3, specifici per UV; per le mani guanti in tessuto o fibra sintetica.

PATOLOGIA DA LAVORO E VLAM

Il rischio di neoplasie correlato all’impiego di Arsenico e di altri metalli con azione cangerogena accertata o sospetta, come i composti del nichel, del cadmio e del cromo nell’industria del VLAM è stato oggetto di una monografia IARC recentemente pubblicata. La conclusione degli esperti IARC è stata che l’evidenza di una associazione causale tra l’esposizione nell’industria artistica del vetro e il cancro del polmone è ragionevolmente convincente e conseguentemente la produzione di vetro artistico, contenitori di vetro e vetreria mediante pressatura è da considerare come probabilmente cancerogena per l’uomo (CLASSE 2A IARC). Tuttavia nella monografia citata è sottolineato che i dati ambientali e di monitoraggio biologico relativi all’esposizione professionale nel comparto vetro sono scarsi e frammentari e risulta allo stato difficile raggiungere conclusioni certe.

PNEUMOCONIOSI

La silicosi è stata per molti decenni una delle più importanti patologie da lavoro nel comparto VLAM. Soprattutto diffusa è stata questa patologia tra gli addetti alla composizione, esposti alle polveri contenenti silice in più fasi della preparazione delle miscele. Dati attuali orientano per una sostanziale modificazione della situazione di rischio. Vengono oggi usate sabbie bagnate e generalmente mantenute umide durante tutte le fasi di movimentazione nel reparto. In una indagine eseguita nel 1991 per 40 composizionieri muranesi con esposizione media di comparto superiore a 5 e in più casi maggiore di 30 anni è risultato un caso di silicosi iniziale (ILO-BIT 0/1); si trattava di un lavoratore con oltre 30 anni di servizio nella mansione. Indicazioni chiare circa una effettiva diminuzione della silicosi nel settore sono venute anche dalle indagini sanitarie del servizio di Empoli; analoghe indicazioni derivano anche dall’analisi dei dati INAIL. Recentemente è stato segnalato un caso di pneumoconiosi in un addetto alla lucidatura con pomice e ossido di cerio in una vetreria muranese; sono in corso rilevazioni ambientali e accertamenti sanitari di controllo per stabilire se l’esposizione a silice amorfa (pomice) o più probabilmente all’ossido di cerio siano effettivamente la causa di questa pneumoconiosi.

IPOACUSIA

L’ipoacusia da rumore è attualmente la malattia professionale più frequentemente denunciata nel comparto VLAM; 1’80% delle malattie professionali denunciate sono ipoacusie e quasi sempre deficit di rilievo sono a carico dei molatori. In effetti l’ambiente di lavoro della moleria è il più critico in termini di esposizione lavorativa a rumore, mentre le fornaci costituiscono viceversa un punto critico in termini di impatto ambientale, per la possibilità che si determinino nel funzionamento notturno dei forni condizioni di difformità rispetto a quanto prescritto dal DPCM 1 marzo 1991. (Prevenzione dell’inquinamento acustico negli ambienti non lavorativi).

INTOSSICAZIONI DA COMPOSTI DEL PIOMBO

Nel settore VLAM sono tuttora estesamente impiegati gli ossidi di Pb. L’esposizione professionale a piombo è stata quella maggiormente. Ci sono state alcune segnalazioni di abnorme assorbimento di Pb nelle attività di finitura, tra cui una recente italiana relativa alla decorazione a spruzzo con vetrine contenenti Pb nella provincia di Treviso; la situazione di rischio fu bonificata con la sostituzione delle vetrine utilizzate con altre con un contenuto in composti del piombo molto più basso. Nell’area empolese ed anche nella terraferma veneziana sono stati segnalati casi di impregnazione di pb dovuti alla decorazione detta di scavo. Il Servizio di Empoli ha registrato nel periodo marzo 1992-marzo 1993 6 casi di ricovero per saturnismo e 19 casi di iniziale impregnazione (con piombemia compresa tra 40 e 60 microg/dl).

STRESS TERMICO

Uno dei maggiori problemi in termini di salute del comparto VLAM è costituito dall’esposizione a calore. È importante, come è già stato peraltro discusso, adottare efficaci misure per il contenimento di questa esposizione e comunque è raccomandato mettere a disposizione idonee soluzioni reidratanti per i lavoratori esposti, particolarmente nella stagione estiva; queste soluzioni reidratanti, come il Dyn-soda e il Polase ed altre, contengono sali minerali indispensabili per l’organismo; naturalmente debbono essere anche gradevoli, ben accette dai lavoratori, che diversamente continueranno a preferire altre bevande "suggerite" dalla tradizione e dalle abitudini. Si raccomanda di valersi in proposito dell’esperienza professionale del medico fiduciario dell’azienda, che potrà dare ad ogni lavoratore i necessari consigli. Per quel che riguarda gli effetti dell’esposizione ad elevate temperature sulla salute, è documentata la maggiore frequenza, rispetto ai lavoratori non esposti, di calcoli urinari (per questo è importante che gli addetti della fornace abbiano la possibilità di assumere notevoli quantità di liquidi). Inoltre, particolarmente in soggetti non acclimatati, come possono essere i lavoratori neoassunti, la prolungata esposizione può essere causa del cosiddetto "colpo di calore" caratterizzato da aumentata frequenza cardiaca, aumentata sudorazione, ipotensione con possibile perdita di coscienza (svenimento). Per tale motivo è necessario garantire ai lavoratori un congruo periodo di acclimatazione all’assunzione e alla ripresa del lavoro dopo lunghe interruzioni.

LA PATOLOGIA OCULARE DA RAGGI INFRAROSSI

La cataratta, l’alterazione del cristallino che consiste nell’opacamento più o meno accentuato di questa lente (con conseguente annebbiamento della vista) è stata segnalata da molto tempo come possibile malattia professionale dei lavoratori del comparto del vetro. Il numero dei casi osservati è molto diminuito a seguito del fatto che molte tecnologie di produzione sono state automatizzate e il vetro fuso scende direttamente in stampi senza che gli operatori debbono fare "levate" dai forni. In Gran Bretagna intorno al 1910, secondo dati dell’oculista inglese Barneff, circa il 20% dei lavoratori del vetro erano affetti da cataratta; già nel 1945 con l’avvenuta automazione della produzione delle bottiglie e delle lastre di vetro, le principali produzioni vetrarie inglesi dell’epoca i casi erano scesi a due. Le statistiche dell’Inail non indicano una particolare rilevanza del problema; per l’anno 1989, I’ultimo per il quale si hanno dati ufficiali, vennero denunciati all’ente assicuratore solo 10 casi di cataratta da energie raggianti; nessun caso risultava essersi verificato nell’industria VLAM. In realtà, le conoscenze acquisite lasciano ritenere verosimile che accada per la cataratta quanto avviene anche per altre patologie professionali a lungo decorso, come ad es. le neoplasie: e cioè che la lunga latenza della malattia, cioè il lungo tempo che passa tra l’inizio dell’attività lavorativa a rischio e gli iniziali i sintomi, fa sì diversi casi si manifestino quando i lavoratori sono in pensione, magari da parecchi anni, e quindi non si pensa più ad una relazione fra la patologia e l’attività professionale. Inoltre i sintomi della cataratta da raggi infrarossi (soprattutto annebbiamento della vista e difficoltà alla visione, soprattutto con luce intensa) hanno una lenta progressione e possono in alcuni casi essere erroneamente riferiti ad altre comuni cause di cataratta (diabete, senilità), che presentano sintomi analoghi.

SORVEGLIANZASANITARIA NELLE AZIENDE VLAM

La sorveglianza sanitaria dei soggetti professionalmente esposti a specifici rischi lavorativi è normata nel nostro paese da diverse leggi e circolari Ministeriali; D.P.R. 1124/65, D.L. 277/91, D.L. 626/94. Il D.P.R. 303/56, secondo quanto previsto dagli articoli dal 27 al 35 e della tabella allegata all’ articolo 33, regola il controllo preventivo e periodico per "presunzione" di rischio, per l’industria del vetro: arsenico, cadmio, antimonio, radiazioni ultraviolette ed infrarosse, tubercolosi e sifilide ed altre malattie trasmissibili, per gli addetti alla soffiatura del vetro con mezzi non meccanici; vengono indicate le lavorazioni o le categorie di lavoratori e stabilite le periodicità per le visite mediche, periodicità differenziate a secondo dei rischi.

Il D.P.R. 1124/65 norma gli accertamenti sanitari periodici per gli esposti a polveri silicee. Il D.L. 277/91 indica i criteri per il controllo sanitario degli esposti a piombo e rumore. Il D.L. 626/94, prevede accertamenti sanitari preventivi e periodici, per gli addetti alla movimentazione manuale dei carichi, per gli esposti ad agenti cancerogeni, per esposti ad agenti biologici. La Sorveglianza Sanitaria e l’attività di osservazione clinica, laboratoristica e strumentale mirata all controllo dello stato di salute dei lavoratori esposti a rischio, che si pone come obiettivo la prevenzione delle malattie professionali. Ne consegue che gli accertamenti sanitari preventivi e periodici (A.S.P.P.) vanno calibrati sulla valutazione del rischio professionale attraverso l’analisi contestuale di:

a) ponderazione dei fattori di rischio;

b) modalità dell’esposizione ai fattori di rischio;

c) valutazione degli indicatori di dose e di effetto-danno.

I criteri fondamentati per un efficace tutela degli esposti sono:

Visita medica prima dell’inizio esposizione;

Visite mediche periodiche;

Monitoraggio biologico;

Informazione ed educazione sanitaria.

La visita medica prima detta esposizione è indispensabile per mettere in luce l’eventuale esistenza di condizioni patologiche incompatibili con una specifica mansione lavorativa. Negli altri casi costituisce punto di riferimento e di confronto per i successivi controlli sanitari. La sorveglianza clinica periodica ha di fatto un posto centrale nell’attività di prevenzione, l’esame clinico consente una valutazione dell’effetto globale dei fattori di rischio ambientali, ed in alcuni casi la patologia professionale ha precocemente un’espressione clinica evidenziabile con un’anamnesi ed un esame obiettivo accurati e mirati agli organi critici ed ai segni clinici precoci.

La sola visita medica anche se accurata ed eseguita, come è indispensabile, da medici specializzati in medicina del lavoro, non è sufficiente a mettere in evidenza le alterazioni precoci delle tecnopatie e in generale lo stadio di pre-malattia, cosi importante ai fini della prevenzione, a tal fine e per poter valutare il nesso tra segni pre-clinici ed esposizione, si mette in atto il "monitoraggio" del rischio.La vatutazione del rischio nei soggetti esposti in ambiente professionale, si avvale di numerose tecniche di indagine, comunemente definite come monitoraggio ambientale e monitoraggio biologico. Il monitoraggio ambientale è rappresentato dalla misura diretta della sostanza presente nell’ambiente di lavoro, mentre con il monitoraggio biologico si intende la valutazione dell’esposizione attraverso la misura della sostanza immodificata o dei suoi metaboliti nei fluidi biologici. In tossicologia il termine effetto viene impiegato per indicare una modificazione biologica causata da una esposizione professionale ed il termine dose per definire la concentrazione di una sostanza nel sito biologico ove essa svolge la sua azione (organo critico). Gli indicatori di dose mirano a stabilire la quantità realmente assorbita, indipendentemente dalla via di penetrazione e dalla quantità introdotta nell’organismo, attraverso la determinazione nel sangue, nelle urine, nell’aria espirata, di un tossico o di un suo metabolità. Gli indicatori di effetto mirano invece ad una valutazione preclinica dell’intossicazione, misura di un effetto immediato direttamente o indirettamente correlabile con l’esposizione al tossico in esame. La misura diretta della dose presenta evidenti difficoltà di ordine pratico, si ricorre a stime indirette di essa, mediante, determinazione della quantità su indicatori quali il sangue, le urine, le feci, i capelli etc.... La misura degli "effetti" valuta le alterazioni indotte dall’agente tossico. In una accezione ampia il monitoraggio biologico è destinato a fornire una stima individualizzata della quantità tossicologica attiva di una sostanza presente nell’organismo e quindi a fornire un giudizio di rischio tossicologico per i singoli soggetti. Con questo approccio l’esposizione viene valutata per via indiretta e questa misura è mediata da una serie di caratteristiche biologiche riferibili al soggetto. Il monitoraggio biologico rappresenta, almeno da un punto di vista teorico, lo strumento più significativo nella valutazione dell’esposizione; in quanto tiene conto delle diverse vie di esposizione (non solo quella inalatoria), dell’esposizione pregressa dovuta a sostanze persistenti nell’organismo o dell’esposizione globale dovuta ad inquinanti ubiquitari. I risultati degli accertamenti sanitari e strumentali valutati con le metodologie epidemiologiche, sono elementi essenziali per la comprensione e la predizione dei rischi.

FORMAZIONE-INFORMAZIONE

Le nuove normative di medicina del lavoro (DLGS 277, LGS 626) sottolineano il ruolo centrale della formazione periodica e dell’informazione per tutti i lavoratori.

Come abbiamo illustrato con queste pagine, le attività di lavoro del ciclo VLAM possono comportare rischi significativi per la salute.

È importante che chi lavora in questo comparto, oltre all’addestramento professionale specifico, riceva anche un addestramento adeguato e "permanente" (continuativo, non limitato a poche occasioni) su come evitare i rischi connessi con l’attività di lavoro.

Questo è particolarmente necessario nel ciclo VLAM perché esso è caratterizzato da numerose fasi di lavoro manuale o solo parzialmente automatizzate, con diretta esposizione a sostanze chimiche e rischio di infortuni; ed anche perché nonostante il carattere "tradizionale" di questa produzione, non mancano certo le immissioni del ciclo di nuove sostanze chimiche (per es. quelle recenti dei composti dell’erbio e del litio), e di nuove procedure di lavoro (come i sistemi di imballaggio a schiume poliuretaniche).

Le esperienze formative di questi ultimi anni fanno ritenere preferibili processi di formazione interni alle aziende; è preferibile cioè che siano gli stessi capifabbrica e capireparto, opportunamente addestrati, a contribuire alla formazione dei lavoratori con la loro capacità di istruire e dare esempio.

Inoltre è anche stato verificato che la formazione in salute e sicurezza del lavoro è più efficace se si integra con le altre istanze formative (la formazione tecnica, l’addestramento sui fattori economici della produzione, etc.): con una formazione isolata in salute e sicurezza del lavoro, si rischia di non valorizzare il rapporto positivo che c’è tra conndizioni di lavoro adeguate e produttività aziendale.

CONCLUSIONI

Con le indagini di valutazione dei rischi lavorativi previste dal Decreto 626 saranno in questi mesi acquisiti molti più dati di quelli sinora disponibili circa le esposizioni lavorative nel comparto VLAM e circa le misure di prevenzione e protezione più appropriate per la salute e la sicurezza del lavoro nel settore. Vogliamo qui ricordare alcuni riferimenti operativi per l’applicazione del Decreto:

a) una base di partenza fondamentale è la verifica del rispetto della conformità normativa; prese come raffronto le indicazioni normative delle norme fondamentali in medicina del lavoro (D.P.R. 303/1956, D.P.R. 547/55, D.L. 277/91 e appunto con il nuovo Decreto 621/94), conviene avere come primo traguardo l’applicazione di queste norme; questo consentirà di fare delle valutazioni di rischio che non portino inesorabilmente ad una lunga serie di correttivi in materia di prevenzione protezione; quindi prima mettere in pratica le norme fondamentali, poi iniziare la valutazione;!

b) se sorgono dubbi sulle tecniche di analisi per le rilevazioni in ambiente di lavoro si può fare riferimento alle metodiche dell’Associazione Italiani degli Igienisti Industriali (AIDII); un possibile riferimento internazionalmente riconosciuto sono anche le metodiche di campionamento ed analisi del NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health); se sorgono dubbi sui risultati, si potranno ripetere i rilievi affidandosi ad enti particolarmente qualificati.

c) se ci sono dubbi sulle metodiche di monitoraggio biologico dei rischi lavorativi si potrà fare riferimento agli standard della Società Italiana di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale (SIMLII), sentito il medico competente dell’azienda.

* * *

Riportiamo infine alcune delle fonti bibliografiche che abbiamo avuto "maggiormente presenti" nel predisporre il lavoro.

Stazione sperimentale del vetro, Relazione di studio dei problemi di adeguamento delle emissioni in atmosfera per le aziende produttrici del vetro, Murano, 1991.

V. Zecchin, "L’arte del vetro", Arsenale editrice, Venezia, 1989.

Toninato T., Scalet B.M., Vianello A., Rigo G., Segato P., Study Or the environment in the Murano Glass Industry, Glass Technology, Vol. 24, 2, 70-6, 1983.

IARC, Monograph 58, Beryllium, cadmium, mercury and exposures in the glass manufacturing industry, Lyon, 1993.

Andersson L., Wingren G., Axelson O. Some hygienic observations from the glass industry Intern Arch Occupat Environ Health, 1990, 2, 299-252.

Wingren G., Axelson O, Epidemiologic studies of occupational cancer as related to complex mixtures of trace elements in the art, glass industry. Scand J. Work Environ Health 1993, Suppl 1, 95-100.

    

a cura di
ROBERTO MONTAGNANI, STEFANO BIONDI, DANILO BONTADI,
MASSIMO CAIVANO, VINCENZO CHIACCHIARETTA,
SANDRO HREIGLICH, GUIDO MARCER, MICHELE MARINARO,
GIOVANNI MORO, GIULIO MOROSSI,
FABIANO NICOLETTI, FRANCO RIGOSI, M. BIANCA SCALET,
DANIELE SEPULCRI

in collaborazione con
ASSOCIAZIONE ARTIGIANI VENEZIA
CONFARTIGIANATO
ARTIGIANAMBIENTE

"In primo piano"
marzo 2002
                           
  
Sicurezzaonline declina ogni e qualsiasi responsabilità  per possibili errori od omissioni, 
nonché per eventuali danni derivanti dall'uso dei testi sopra riportati.
          

Home page | In primo piano | Legislazione | Enti normativi | Norme tecniche | Aziende | Forum | Faq | Special links | Come abbonarsi