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IL MINISTRO DEL LAVORO
e della previdenza sociale
di concerto con
il ministro dell'industria
del commercio e dell'artigianato
Visto l'art. 45, comma 2, lettera a) del decreto legislativo n.
626 del 19 settembre 1994, che dispone la determinazione dei criteri
per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione
individuale (DPI), tenendo conto della natura, dell'attivita' e dei
fattori specifici di rischio;
Ravvisata la necessita' di riferirsi a norme di buona tecnica per
la determinazione dei suddetti criteri;
Vista la norma UNI EN 458 (1995) concernente DPI per la protezione
dell'udito;
Vista la norma UNI 10720 (1998) concernente DPI per la protezione
delle vie respiratorie;
Viste le norme UNI EN 169 (1993), UNI EN 170 (1993) e UNI EN 171
(1993) concernenti DPI per la protezione degli occhi;
Vista la norma UNI 9609 (1990) concernente DPI relativi ad
indumenti protettivi da agenti chimici;
Considerato che le norme sopraindicate costituiscono utili
riferimenti di buona tecnica per l'individuazione dei suddetti
criteri;
Sentita la commissione consultiva permanente per la prevenzione
degli infortuni e l'igiene del lavoro;
Decreta:
Art. 1.
1. Sono approvati i criteri per l'individuazione e l'uso di DPI
relativi:
a) alla protezione dell'udito, come riportati nell'allegato 1 del
presente decreto;
b) alla protezione delle vie respiratorie, come riportati
nell'allegato 2 del presente decreto;
c) alla protezione degli occhi: i) filtri per saldatura e tecniche connesse, ii) filtri per radiazioni ultraviolette,
iii) filtri per radiazioni infrarosse, come riportati
nell'allegato 3 del presente decreto;
d) a indumenti protettivi da agenti chimici, come riportati
nell'allegato 4 del presente decreto.
1. I criteri per l'individuazione e l'uso di DPI, diversi da
quelli approvati al precedente art. 1, devono garantire un livello di
sicurezza equivalente.
1. Con successivi decreti del Ministero del lavoro e della
previdenza sociale di concerto con il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, sentita la Commissione consultiva
permanente per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro,
si provvedera' all'indicazione dei criteri per l'individuazione e
l'uso di altre tipologie di DPI nonche' all'aggiornamento degli
allegati del presente decreto in relazione al progresso tecnologico.
Roma, 2 maggio 2001
p. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Il Sottosegretario di Stato
Guerrini
Il Ministro dell'industria
del commercio e dell'artigianato
Letta
Allegato 1
0. Introduzione
1. Scopo e campo di applicazione
2. Riferimenti normativi
3. Definizioni
4. Classificazione
5. Selezione
6. Uso
7. Cura e manutenzione
Figure
Appendice A - Metodi di valutazione dell'attenuazione sonora di un
protettore auricolare relativa ad un livello di pressione acustica
continua equivalente ponderata A
Appendice B - Metodi di valutazione dell'attenuazione sonora di un
protettore auricolare rispetto al livello di pressione acustica di
picco
Appendice C - (Informativa)
Allegato 1 (*)
Si riporta di seguito la norma UNI EN 458 (1995)
Protettori auricolari
Raccomandazioni per la selezione, l'uso, la cura e la manutenzione
Documento guida
0. Introduzione
I dispositivi di protezione auricolare sono definiti come un dispositivo di
protezione individuale che, grazie alle loro proprietà di attenuazione,
riducono gli effetti del rumore sull'udito al fine di valutare un danno uditivo.
Il presente documento è stato elaborato per fornire una guida a tutti coloro
che devono approvvigionare, acquistare o indossare protettori auricolari e per
incoraggiare l'uso di criteri efficaci per la selezione, l'uso, la cura e la
manutenzione.
Perché la protezione fornita dai protettori auricolari sia effettivamente
realizzata, essi dovrebbero essere indossati sempre quando l'utilizzatore si
trova in un ambiente di rumore potenzialmente pericoloso. È per questo che
nella selezione dei protettori auricolari è importante considerare fattori che
possono influire sulla confortevolezza e sull'accettabilità.
Nei programmi di conservazione dell'udito, altre misure, oltre alla protezione
auricolare individuale, come l'identificazione delle aree di rumore, la
valutazione dell'esposizione personale al rumore e la riduzione del rumore,
devono richiedere attenzione prioritaria, come illustrato in fig. 1.
________________________
(*)
(a) I richiami di norme tecniche effettuati nel testo costituiscono
soltanto un riferimento bibliografico atto ad indicare la fonte di quanto
affermato: per la comprensione del testo stesso non è generalmente necessaria
la loro consultazione; ove ciò risultasse invece necessario, viene riportato in
nota il punto o i punti specifici della norma richiamata.
b) Sono altresì riportati in nota i necessari chiarimenti in relazione agli
aggiornamenti normativi.
c) Le note di cui alle lettere a) e b) sono indicate con numerazione romana.
________________________
1. Scopo e campo di applicazione
La presente norma fornisce raccomandazioni per la selezione, l'uso, la cura e la
manutenzione dei protettori auricolari. I tipi speciali di protettori auricolari
non rientrano nel campo di applicazione della presente norma, sebbene siano
classificati in 4.4 e parte della guida possa essere loro applicata.
2. Riferimenti normativi
La presente norma rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi sono citati nei
punti appropriati del testo e vengono di seguito elencati. Per quanto riguarda i
riferimenti datati, successive modifiche o revisioni apportate a dette
pubblicazioni valgono unicamente se introdotte nella presente norma come
aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale l'ultima edizione
della pubblicazione alla quale si fa riferimento.
EN 352-1:1993 Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Cuffie
EN 352-2:1993 Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Inserti
EN 457:1992 Sicurezza del macchinario - Segnali acustici di pericolo - Requisiti
generali, progettazione e prove
EN 24869-1:1992 Acustica - Protettori auricolari - Metodo soggettivo per la
misura dell'attenuazione sonora (ISO 4869-1:1990)
ISO/DIS 4869-2:1992 Acustica - Protettori auricolari - Stima dei livelli
effettivi di pressione acustica ponderati A quando si indossano protettori
auricolari
3. Definizioni
Ai fini della presente norma si applicano le seguenti definizioni.
3.1 livello di azione Lact : Massimo livello di esposizione
quotidiana personale (LAeq, 8h) e/o livello di picco Lpeak oltre il quale devono
essere resi disponibili e/o indossati protettori auricolari secondo quanto
stabilito dalle leggi o dalle normative nazionali, o dalle consuetudini e dalla
pratica.
3.2. cura: Attenzione quotidiana rivolta al protettore da parte
dell'utilizzatore.
3.3. protezione effettiva: Riduzione di LAeq, 8h ottenuta
indossando il protettore auricolare, tenendo conto del tempo per il quale esso
viene indossato durante l'esposizione al rumore.
3.4. manutenzione: Ispezione regolare e riparazione del protettore
auricolare, per esempio la sostituzione di cuscinetti per cuffie difettosi.
3.5. iperprotezione: Selezione e uso di un protettore auricolare con
un'attenuazione troppo elevata.
Nota - Ciò può provocare una sensazione di isolamento e difficoltà nella
percezione dei suoni.
3.6. selezione: Scelta del protettore più appropriato.
3.7. uso: Utilizzo giornaliero di un protettore auricolare da parte della
persona che deve essere protetta.
4. Classificazione
4.1. Cuffie
Le cuffie sono costituite da conchiglie che coprono le orecchie e creano un
contatto ermetico con la testa per mezzo di cuscinetti morbidi solitamente
riempiti con liquido o espanso. Le conchiglie sono solitamente rivestite con
materiale fonoassorbente. Esse sono collegate da una fascia di tensione
(archetto di sostegno), solitamente di metallo o di plastica. Talvolta è
prevista una cinghia di sostegno flessibile su ciascuna conchiglia o
sull'archetto di sostegno in prossimità delle conchiglie. Detta cinghia di
sostegno serve a sostenere le conchiglie quando l'archetto di sostegno è
indossato dietro alla testa o sotto il mento. Alcune cuffie hanno una conchiglia
destinata solo all'orecchio sinistro e un'altra conchiglia destinata solo
all'orecchio destro. Le cuffie sono disponibili in una gamma di taglie
"normale" e in una gamma di taglie "limitata".
Le cuffie di taglia "normale" sono destinate a coprire la maggior
parte delle dimensioni delle teste esistenti tra i lavoratori europei. Le cuffie
della gamma di taglie "limitata" sono concepite per adattarsi a
dimensioni speciali. Esse possono essere disponibili nella taglia
"piccola" o "grande".
4.1.1. Tipi di archetti che collegano le conchiglie
Le cuffie sono disponibili con archetti di sostegno che passano sopra alla
testa, dietro la nuca, sotto il mento, sul naso e universali. Le cuffie con
archetto di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento consentono di indossare
contemporaneamente un elmetto di sicurezza. Gli archetti universali possono
essere indossati sulla testa, dietro alla nuca o sotto il mento. Gli archetti
universali, gli archetti di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento possono
essere integrati da cinghie di sostegno che assicurino un adattamento affidabile
della cuffia.
4.1.2. Cuffie montate su elmetto
Esse consistono in conchiglie singole collegate a bracci fissati ad un
elmetto industriale di sicurezza e sono regolabili in modo da poter essere
sistemate sulle orecchie quando è necessario.
4.2. Inserti auricolari
Si tratta di protettori auricolari che vengono inseriti nel meato acustico
esterno oppure posti nella conca del padiglione auricolare per chiudere a tenuta
l'imbocco del meato acustico esterno. Talvolta sono provvisti di un cordone o di
un archetto di interconnessione. Gli inserti auricolari si suddividono in due
categorie:
inserti monouso: destinati ad essere utilizzati una sola volta;
inserti riutilizzabili: destinati ad essere utilizzati più volte.
4.2.1. Inserti auricolari prestampati
Gli inserti auricolari prestampati possono essere facilmente inseriti nel
meato acustico esterno senza dover essere precedentemente modellati. Gli inserti
auricolari prestampati sono solitamente prodotti in materiali morbidi quali
ovatta minerale, silicone, gomma o plastica. Sono disponibili in più taglie.
4.2.2. Inserti auricolari modellabili dall'utilizzatore
Gli inserti auricolari modellabili dall'utilizzatore sono fabbricati in
materiali comprimibili che l'utilizzatore modella prima di inserirli nei meati
acustici esterni. Dopo l'inserzione, questi inserti auricolari spesso si
espandono e formano una chiusura ermetica nei meati acustici esterni.
4.2.3. Inserti auricolari realizzati su misura
Si tratta di inserti auricolari normalmente di materiale plastico modellato
su un'impronta di meati acustici esterni del portatore.
4.3. Inserti auricolari con archetto
Gli inserti auricolari con archetto sono solitamente inserti auricolari di
silicone, gomma o materie plastiche morbide sospesi su un archetto di sostegno.
Essi vengono inseriti o posti all'imbocco del meato acustico esterno in modo da
chiuderlo a tenuta.
4.4. Tipi speciali
4.4.1. Protettori sensibili al livello
I protettori sensibili al livello sono concepiti per fornire una maggiore
protezione all'incremento del livello sonoro.
4.4.2. Protettori per la riduzione attiva del rumore (ANR)
Si tratta di protettori auricolari che incorporano dispositivi
elettroacustici concepiti per sopprimere parzialmente il suono in arrivo al fine
di migliorare ulteriormente la protezione del portatore.
4.4.3. Cuffie per comunicazione
Le cuffie associate a dispositivi di comunicazione necessitano di un sistema
aereo o via cavo attraverso il quale possono essere trasmessi segnali, allarmi,
messaggi di lavoro o programmi di intrattenimento.
4.4.4. Elmetti acustici
Gli elmetti acustici coprono sia gran parte della testa sia l'orecchio
esterno. Ciò può ridurre ulteriormente la trasmissione dei suoni per via aerea
alla scatola cranica e quindi ridurre la conduzione ossea del suono all'orecchio
interno.
5. Selezione
5.1. Generalità
Poiché esistono diversi tipi di protettori in grado di coprire una vasta
gamma di situazioni lavorative, è auspicabile scegliere i protettori più
appropriati al tipo di lavoro.
Questa selezione dovrebbe tener conto (vedere punti seguenti) di fattori quali:
Marcatura di certificazione
Requisito di attenuazione sonora
Confortevolezza del portatore
Ambiente di lavoro e attività lavorativa
Disturbi medici
Compatibilità con altri dispositivi di protezione della testa quali elmetti,
occhiali, eccetera
5.2. Marcatura di certificazione (I)
Si dovrebbero selezionare solo i protettori auricolari provvisti di una
marcatura di certificazione di conformità appropriata (come esempio vedere fig.
2).
___________________
(I) Il Dlgs 10/97, che ha recepito le direttive 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE
relative ai dispositivi di protezione individuale, ha stabilito che dal 2
gennaio 1997, per tutte le categorie di DPI, non è più richiesto che la
marcatura CE debba riportare l'indicazione delle ultime due cifre dell'anno di
apposizione della marcatura stessa.
___________________
5.3. Requisito di attenuazione sonora
5.3.1. Generalità
È auspicabile che un protettore riduca il livello del rumore all'orecchio
del portatore al di sotto del livello di azione. Tuttavia, si deve tener conto
anche della necessità di evitare l'isolamento del portatore aumentandone la
difficoltà nella percezione dei suoni (vedere fig. 3 e 5.3.4.).
5.3.2. Selezione di protettori auricolari in funzione della loro attenuazione
sonora
I procedimenti raccomandati per valutare il livello di rumore effettivo
ponderato A a livello dell'orecchio quando si indossano protettori auricolari
sono descritti nelle appendici A e B. Si dovrebbe dare priorità ai procedimenti
di cui in A 2, seguiti nell'ordine da quelli indicati in A 3, A 4 e A 5.
5.3.3. Attenuazione in "condizioni reali"
I dati di attenuazione utilizzati per stimare il livello di rumore
all'orecchio quando si indossano protettori auricolari sono quelli derivati
dalla prova della soglia soggettiva della EN 24869-1. Sebbene questo metodo
utilizzi diversi soggetti umani che indossano il protettore per la prova
adattandolo personalmente, le prestazioni ottenute in "condizioni
reali" possono essere minori di quelle ottenute nel laboratorio di prova a
causa di un adattamento non corretto o perché il soggetto ha i capelli lunghi
oppure perché indossa occhiali o altri indumenti di protezione.
Questa riduzione dell'attenuazione in "condizioni reali" varia da
prodotto a prodotto. Essa può essere ridotta al minimo con un adattamento
corretto (vedere 6.6).
5.3.4. Effetto di iperprotezione
Si dovrebbe aver cautela di non scegliere protettori auricolari che
forniscono un'attenuazione eccessivamente elevata. Detti dispositivi possono
causare difficoltà di comunicazione oppure risultare meno confortevoli rispetto
a dispositivi con un'attenuazione minore e quindi sarebbero indossati per un
periodo di tempo minore (vedere fig. 3).
5.3.5. Combinazione di cuffie e inserti auricolari
Il lavoro in condizioni di rumore estreme può richiedere una protezione
maggiore rispetto a quella fornita da una cuffia o da un inserto auricolare
indossati separatamente. L'attenuazione fornita dall'utilizzo congiunto dei due
protettori non corrisponde alla somma di quella che caratterizza i singoli
protettori. Alcune combinazioni possono addirittura ridurre la protezione. È
opportuno seguire il consiglio di persone competenti per quanto concerne la
capacità di una combinazione di protettori a fornire una maggiore attenuazione.
Se sono disponibili dati sull'attenuazione per le combinazioni, sarebbe
preferibile utilizzare questi prodotti.
5.3.6. Attenuazione inadeguata
Per gli ambienti rumorosi per i quali non è possibile selezionare un
protettore auricolare che fornisca un'attenuazione adeguata (vedere A 1), si
devono trovare altri mezzi di riduzione dell'esposizione, per esempio riducendo
l'emissione di rumore o diminuendo la durata dell'esposizione.
5.4. Confortevolezza del portatore
Attualmente non è possibile attribuire alla confortevolezza dei protettori
auricolari una caratteristica quantitativa assoluta (indice alla confortevolezza).
Possono essere importanti parametri quali la massa, i materiali e la
costruzione, la pressione esercitata dal cuscinetto, la forza esercitata
dall'archetto di sostegno e la regolabilità delle cuffie nonché la facilità
di inserimento e di estrazione degli inserti auricolari. I requisiti per detti
parametri sono definiti nella EN 352-1 e nella EN 352-2.
Laddove possibile, l'utilizzatore dovrebbe poter effettuare una scelta personale
tra i protettori auricolari. Gli acquirenti, i dipendenti, i supervisori o le
altre parti interessate, secondo i casi, dovrebbero assicurarsi che la scelta
venga effettuata tra i tipi adatti.
5.5. Ambiente di lavoro e attività lavorativa
5.5.1. Alta temperatura ed umidità
Il lavoro fisico, specialmente a temperature ambiente e/o umidità elevate,
potrebbe causare una mancata e sgradevole sudorazione sotto le cuffie. In questi
casi sono preferibili gli inserti auricolari. Se si indossano cuffie, si possono
usare delle sottili coperture per cuscinetti in materiale assorbente.
Non è possibile giudicare soggettivamente la perdita di attenuazione che può
essere causata dall'uso delle coperture. Si dovrebbero preferire i prodotti che
dispongono di dati di attenuazione per la combinazione di cuffie e copertura.
5.5.2. Polvere
Il lavoro in ambienti polverosi può dar luogo alla formazione di uno strato
di polvere tra i cuscinetti delle cuffie e la pelle che potrebbe causare
irritazioni cutanee. In questi casi possono essere preferibili inserti
auricolari monouso o cuffie con coperture per i cuscinetti.
5.5.3. Esposizione ripetuta a rumori di breve durata
Sono preferibili cuffie e "inserti auricolari con archetto" nei
casi di esposizione ripetuta a rumori di breve durata, in quanto facili e veloci
da mettere e togliere.
5.5.4. Suoni informativi del processo lavorativo
Quando nel rumore prodotto dal lavoro devono essere ascoltati suoni
informativi ad alta frequenza, sono preferibili protettori auricolari con una
caratteristica di attenuazione sonora uniforme in tutto il campo di frequenza.
5.5.5 Segnali di avvertimento e trasmissione di messaggi verbali
Quando il riconoscimento di suoni come segnali di avvertimento e messaggi
verbali può essere compromesso da rumori ambiente a bassa frequenza, sono
preferibili protettori auricolari con una caratteristica sonora uniforme in
tutto il campo di frequenza. Vedere anche EN 457. (I)
Se tra i portatori vi sono persone che presentano ipoacusia, essi dovrebbero
essere inclusi nel gruppo di soggetti da sottoporre ad un controllo dell'udito
in conformità alla EN 457. (II)
___________________
(I) Udibilità
Il segnale sonoro deve essere chiaramente udibile. La soglia di mascheramento
deve essere superata. Di norma ciò si ottiene quando il livello di pressione
acustica ponderata A del segnale è maggiore del livello di pressione acustica
del rumore ambiente di almeno 15 dB. È possibile ottenere previsioni più
precise utilizzando analisi di banda di ottava o di banda di un terzo di ottava.
Nota - L'uso dell'analisi di banda di un terzo di ottava permette di ottenere
risultati più precisi, ma nella maggior parte dei casi è sufficiente l'analisi
di banda di ottava.
Quando si utilizza l'analisi di banda di ottava il livello di pressione acustica
deve essere maggiore della soglia di mascheramento di almeno 10 dB in una o più
bande di ottava nel campo di frequenza indicato in 8.2. Quando si utilizza
l'analisi di banda di un terzo di ottava il livello di pressione acustica deve
essere maggiore della soglia di mascheramento di almeno 13 dB in una o più
bande di un terzo di ottava nel campo di frequenza indicato in 8.2. In tutti i
casi è necessario tener conto della capacità uditiva delle persone nell'area
di ricezione del segnale e dell'uso di protettori auricolari. Fino a prova
contraria, in base per esempio a prove sperimentali di ascolto (vedere 6.2.),
per garantire l'udibilità nell'area di ricezione del segnale per persone con
udito normale o lievi perdite uditive il livello di pressione acustica ponderata
A del segnale non deve essere minore di 65 dB. Nel caso in cui le persone
interessate abbiano perdite uditive medie o gravi, deve essere eseguita una
prova d'ascolto alla quale deve prendere parte un campione rappresentativo di
dette persone, o il riconoscimento del segnale di pericolo non deve essere
considerato affidabile.
(II) Prova d'ascolto
I requisiti dei segnali acustici di pericolo definiti in 5.2 sono pure
considerati soddisfatti se le persone presenti nell'area di ricezione del
segnale riconoscono il segnale acustico di pericolo. Per eseguire una prova
d'ascolto, per esempio nell'ambiente di lavoro, è possibile utilizzare la
procedura seguente.
Formare un gruppo di almeno 10 soggetti di prova provenienti dall'area di
ricezione del segnale rappresentativi, per quanto possibile, di tutti i gruppi
di età presenti.
Senza preavviso, si presenta a questo gruppo il segnale acustico di pericolo
nelle condizioni più sfavorevoli nell'area di ricezione del segnale (vale a
dire al livello massimo di rumore ambiente e possibilmente durante il
manifestarsi di altri segnali). La prova deve essere ripetuta 5 volte.
Se necessario, i soggetti di prova devono usare i propri protettori auricolari.
Il segnale acustico di pericolo viene considerato riconoscibile se esso viene
riconosciuto da tutti i soggetti di prova. Se nell'area di ricezione del segnale
vi sono meno di 10 persone, le prove devono essere eseguite in presenza di tutte
le persone. Se nell'area di ricezione del segnale vi sono persone anziane e
persone con compromissione della capacità uditiva devono essere incluse nel
gruppo di soggetti di prova per la prova d'ascolto.
___________________
5.5.6. Localizzazione della sorgente d
Talvolta è necessaria l'identificazione della direzionabilità di una
sorgente sonora. La localizzazione può risultare compromessa quando si
indossano protettori auricolari, in particolare le cuffie.
5.6. Disturbi medici
Prima di prescrivere qualsiasi tipo di protettore auricolare (per esempio da
parte di personale medico), si dovrebbe chiedere all'utilizzatore se ha o ha
avuto disturbi auricolari come irritazione del meato acustico esterno, otalgia,
fuoriuscita di materiale purulento o ipoacusia, oppure se è in trattamento per
una patologia auricolare o un'affezione cutanea. Per stabilire quale tipo di
protettore auricolare è adatto a persone con questo genere di problemi è
opportuno richiedere il parere di un medico.
Le persone che presentano ipoacusia possono trovare che l'uso di protettori
auricolari comporti maggiori difficoltà d'ascolto. In questi casi, è opportuno
richiedere il parere di uno specialista appropriato.
5.7. Compatibilità con altri dispositivi di protezione della testa
Si dovrebbe tener conto delle linee guida indicate in 6.5 qualora sia
richiesta la compatibilità con altri dispositivi di protezione della testa.
Possono essere preferibili inserti auricolari o cuffie leggere nei casi in cui
sono utilizzate determinate combinazioni di dispositivi di protezione
individuale. Nei casi in cui vengono indossate cuffie con occhiali (vedere
6.5.3), l'uso di ampi e morbidi cuscinetti può ridurre al minimo la riduzione
dell'attenuazione sonora.
Per combinazioni di questo genere, si dovrebbero preferire i prodotti provvisti
di dati sull'attenuazione sonora.
6. Uso
6.1. Generalità
Al fine di evitare la reticenza all'uso di protettori auricolari, è
necessario fornire spiegazioni efficaci sulla loro necessità di impiego. La
mancanza di motivazione è talvolta dovuta ad una carenza di informazioni o ad
una scelta non corretta. Per esempio, si può avvertire una sensazione di
isolamento quando si indossano per la prima volta protettori auricolari.
6.2. Periodo di impiego
Perché siano efficaci, i protettori auricolari devono essere indossati
durante tutto il periodo di esposizione a livelli di rumore nocivi. Se i
protettori vengono tolti anche per brevi periodi, la protezione effettiva si
riduce sensibilmente come illustrato in fig. 4.
Quando le persone non indossano protettori auricolari durante tutto il periodo
di esposizione al rumore, il fattore limitativo diventa il periodo trascorso
senza protettori e non più le prestazioni dei protettori.
6.3. Protettori auricolari progettati per essere utilizzati in una direzione
particolare
Nei casi in cui i protettori auricolari hanno una conchiglia o un inserto
destinati esclusivamente all'orecchio sinistro e una conchiglia o un inserto
destinati esclusivamente all'orecchio destro, si dovrebbe aver cura di
assicurare che i protettori auricolari siano indossati correttamente.
6.4. Disponibilità di protettori
Il personale dovrebbe essere a conoscenza del fatto che non deve accedere a
zone con livelli di rumore pericolosi senza indossare protettori auricolari.
Nei casi in cui si utilizzano protettori monouso, è opportuno che sia resa
disponibile una scorta di protettori nei normali punti di accesso a zone con
livelli di rumore pericolosi. Se necessario, è opportuno che siano presi
provvedimenti ulteriori per fornire protettori auricolari ai visitatori.
6.5. Compatibilità di altri dispositivi di protezione della testa e/o
indumenti con le cuffie e gli inserti auricolari con archetto
6.5.1. Generalità
Non sono rari i casi in cui persone che lavorano in aree rumorose devono
indossare altri dispositivi di protezione della testa che possono determinare
una riduzione delle prestazioni del protettore auricolare. Un'attenzione
particolare dovrebbe essere rivolta agli aspetti descritti nei seguenti punti
quando si indossano cuffie o inserti auricolari con archetto.
6.5.2. Indumenti di protezione
Gli indumenti protettivi dovrebbero essere indossati sopra a qualsiasi tipo
di protettore auricolare e non sotto di esso. Qualsiasi tentativo di indossare
cuffie o inserti auricolari con archetto sopra agli indumenti ridurrà
sensibilmente la loro efficacia.
6.5.3. Occhiali
Le stanghette degli occhiali dovrebbero essere di tipo a basso profilo, in
modo da non disturbare la chiusura a tenuta della cuffia contro la testa (vedere
5.7). È preferibile l'uso di inserti auricolari o cuffie con cuscinetti ampi e
morbidi.
6.5.4. Occhiali di protezione
Si dovrebbe aver cura di assicurare che la sede delle lenti e la cinghia di
sostegno non interferiscano con il cuscinetto della cuffia o non ne
compromettano la chiusura a tenuta.
6.5.5. Visiere
La larghezza della visiera dovrebbe essere tale da prevenire l'interferenza
con il protettore auricolare quando questo è utilizzato.
6.5.6. Cappucci
I protettori auricolari dovrebbero essere indossati sotto il cappuccio.
6.5.7. Elmetti di sicurezza
Alcune cuffie sono concepite per essere indossate in associazione a elmetti
di sicurezza (non montate sull'elmetto) e possono essere tenute in posizione
sulla testa con una cinghia che passa sulla testa e/o dietro alla nuca. Si
dovrebbe aver cura di assicurare che il bordo dell'elmetto non interferisca con
la cuffia.
6.5.8. Respiratori
Si dovrebbe aver cura di assicurare che la bardatura del respiratore non
interferisca con la chiusura a tenuta della cuffia contro il lato della testa.
6.6. Adattamento corretto dei protettori auricolari
Al fine di ottenere l'attenuazione sonora prevista, i protettori auricolari
devono essere indossati in conformità alle istruzioni del fabbricante, vedere
5.3.3.
Le cuffie dovrebbero essere indossate sistemando e regolando correttamente
l'archetto di sostegno sulla testa o dietro alla nuca.
Gli inserti auricolari dovrebbero essere introdotti sufficientemente nel meato
acustico esterno al fine di evitare una perdita considerevole di attenuazione
sonora. Gli inserti auricolari devono essere introdotti sempre con le mani
pulite. Le parti dell'inserto auricolare che vengono a contatto con il meato
acustico esterno devono essere pulite.
Gli inserti auricolari disponibili in diverse taglie dovrebbero essere adattati
singolarmente per ciascun orecchio poiché non sempre le dimensioni e la forma
del meato acustico destro e sinistro sono uguali.
6.7. Udibilità dei messaggi verbali e/o dei segnali di avvertimento e di
allarme quando si indossano protettori auricolari
Vi è una tendenza naturale da parte delle persone che indossano protettori
auricolari ad abbassare il tono di voce ed è importante che essi mantengano o
persino aumentino il tono di voce al fine di migliorare la comunicazione.
I segnali di allarme, avvertimento o chiamata nella zona rumorosa dovrebbero
essere selezionati in modo da poter essere uditi da coloro i quali devono
indossare protettori auricolari (vedere 5.5.5). L'udibilità di qualsiasi
segnale desiderato dovrebbe essere garantita mediante prove in condizioni reali
che possono variare con il tempo e i processi lavorativi. Se il rumore è
sufficientemente forte da interferire con l'udibilità di detti segnali, può
essere necessario adottare un sistema complementare di allarme visivo (vedere EN
457).
6.8. Attività nel tempo libero
È opportuno incoraggiare l'uso di protettori auricolari quando
l'esposizione al rumore può danneggiare l'udito in situazioni non lavorative,
per esempio durante le gare di tiro. Inoltre, si dovrebbe prestare un'attenzione
particolare quando si ascolta la musica ad un volume molto alto, per esempio
quando si usano le cuffie o nelle discoteche.
6.9. Guida per l'uso
Tutte le persone che necessitano di indossare protettori auricolari
dovrebbero ricevere un'informazione sufficiente e un'adeguata formazione in
materia di uso di protettori auricolari. Il procedimento di selezione dovrebbe
essere ripetuto ad intervalli regolari, per esempio prendendo in considerazione
i nuovi prodotti.
È opportuno fornire informazioni specialmente sui seguenti punti:
- influenza del periodo di impiego ai fini della protezione ottenuta (vedere
6.2);
- disponibilità di protettori auricolari (vedere 6.4);
- influenza di un corretto inserimento degli inserti auricolari e di un'adeguata
chiusura a tenuta delle cuffie ai fini dell'effetto protettivo (vedere 6.6);
- udibilità dei messaggi verbali e/o dei segnali di avvertimento e di allarme
(vedere 6.7);
- istruzioni per l'uso del fabbricante.
Se necessario, dovranno essere fornite informazioni ulteriori:
- sui protettori auricolari che devono essere utilizzati in una direzione ben
determinata (vedere 6.3);
- sulla compatibilità di altri dispositivi di protezione della testa con le
cuffie e gli inserti auricolari con archetto (vedere 6.5).
Deve essere garantita una formazione su tutti gli effetti di un corretto
adattamento e in materia di comunica (vedere 6.6 e 6.7).
7. Cura e manutenzione
7.1. Generalità
I protettori auricolari riutilizzabili devono essere sottoposti ad interventi
regolari di manutenzione e pulizia al fine di evitare una riduzione dell'effetto
protettivo, irritazioni cutanee o altri disturbi auricolari.
7.2. Pulizia ed igiene
La contaminazione dei protettori auricolari ad opera di sostanze estranee,
soluzioni, residui liquidi, polveri, materiale particolato, eccetera, che
potrebbero introdursi in seguito alla manipolazione dei protettori auricolari,
può essere causa di irritazioni o abrasioni cutanee. Tutto il personale
dovrebbe essere avvertito sull'importanza di avere sempre le mani pulite quando
si maneggiano i protettori auricolari, in particolare se si tratta di inserti
auricolari. Il personale dovrebbe inoltre essere avvertito sulla necessità di
consultare un medico qualora si riscontrino irritazioni cutanee durante o in
seguito all'uso di protettori auricolari.
Quando devono essere indossati inserti auricolari riutilizzabili, è essenziale
che essi siano lavati con cura o puliti completamente in conformità alle
istruzioni del fabbricante e quindi conservati in una custodia apposita fino
all'impiego successivo.
Le cuffie, in particolare i cuscinetti, devono essere puliti seguendo le
istruzioni del fabbricante.
Gli stessi inserti auricolari non dovrebbero essere mai indossati da più di una
persona. In circostanze eccezionali, in cui cuffie già indossate da una persona
devono essere indossate da un'altra persona (per esempio visitatori), le cuffie
dovrebbero essere sottoposte prima ad una pulizia igienica. Può essere
appropriato l'uso di coperture monouso per i cuscinetti.
7.3. Conservazione
È opportuno prendere precauzioni appropriate per una conservazione pulita dei
protettori quando questi non vengono usati. Esse potrebbero comprendere
sacchetti per la conservazione delle cuffie, armadietti o cassetti puliti per la
conservazione degli inserti auricolari riutilizzabili. Si dovrebbe aver cura di
non tendere l'archetto auricolare e deformare i cuscinetti. Per la conservazione
di cuffie collegate a elmetti, si dovrebbe aver cura di non deformare i
cuscinetti esercitando una pressione contro l'elmetto. Gli inserti auricolari e
le cuffie dovrebbero essere conservati in un ambiente idoneo. Un'attenzione
particolare dovrebbe essere prestata ai consigli del fabbricante sulle corrette
condizioni di conservazione. I protettori auricolari non utilizzati dovrebbero
essere conservati in conformità alle istruzioni del fabbricante. Quando sono
previsti inserti auricolari monouso dovrebbero essere sempre disponibili scorte.
7.4. Ispezione e sostituzione
I protettori auricolari dovrebbero essere ispezionati ad intervalli frequenti
per identificare quelli danneggiati da difetti meccanici, invecchiamento,
incidenti o cattivo uso. Gli archetti di sostegno possono essere soggetti a
deformazione intenzionale o accidentale e la loro geometria dovrebbe essere
confrontata con quella di un campione non utilizzato se si ha l'impressione di
una perdita di forza. I cuscinetti delle cuffie devono essere sostituiti in
conformità alle istruzioni del fabbricante non appena perdono la loro forma
originale, si induriscono o diventano fragili, mostrano segni di rottura o di
diminuzione delle loro prestazioni per ragioni diverse.
Devono essere disponibili ricambi o prodotti nuovi.
7.5. Guida per la manutenzione
È opportuno fornire a tutte le persone che devono indossare protettori
auricolari informazioni relative alla cura e alla manutenzione (vedere 7.2, 7.3,
7.4) che dovrebbero essere ripetute ad intervalli regolari.
7.6. Eliminazione
Le disposizioni relative all'eliminazione dei protettori auricolari usati
dovrebbero garantire che questi non possano essere inavvertitamente riutilizzati
e che non causino danni all'ambiente.

Fig. 1 - Misure atte a ridurre il rischio
individuale di ipoacusia indotta da rumore

Fig. 2 - Esempio di marcatura di conformità

Fig. 3 - Fattori da tenere in considerazione per la
selezione dei protettori auricolari

1 per un protettore auricolare che assicura un'attenuazione di 10 dB in un
rumore dato
2 per un protettore auricolare che assicura un'attenuazione di 20 dB in un
rumore dato
3 per un protettore auricolare che assicura un'attenuazione di 30 dB in un
rumore dato
Fig. 4 - Riduzione della protezione effettiva fornita dai protettori auricolari
con la diminuzione della durata di utilizzo, in un ambiente di rumore dato
Note alla fig. 4:
Nota i) se indossato solo per 4 h su una giornata lavorativa di 8 h, la
protezione effettiva fornita da qualsiasi protettore auricolare non è maggiore
di 3 dB.
Nota ii) per esempio, nel caso in cui si abbia un ambiente con rumore
stazionario LAeq, 8h uguale a 105 dB e il protettore auricolare dia
un'attenuazione di 30 dB.
Se è indossato per tutte le 8 h, il livello di rumore effettivo all'orecchio L'Aeq,
8h = 75 dB.
Se il protettore auricolare non è utilizzato per 30 min. su una giornata
lavorativa di 8 h, l'L'Aeq, 8h = 93 dB,
quindi, nonostante l'uso di protettori auricolari, vi è il rischio di ipoacusia
da rumore.
Appendice A
Metodi di valutazione dell'attenuazione sonora di un protettore auricolare
relativa ad un livello di pressione acustica continua equivalente ponderata A
A1. Generalità
La presente appendice descrive i metodi di valutazione del livello di pressione
acustica ponderata A effettiva a livello dell'orecchio quando si indossa un
protettore auricolare in un ambiente di rumore dato.
Da questo dato può essere a sua volta calcolata l'esposizione quotidiana
equivalente, tenendo conto dell'associazione di ambiente rumoroso e tempo di
esposizione durante la giornata.
In funzione del livello di informazioni disponibili sul rumore nel luogo di
lavoro in questione, si dovrebbe scegliere il metodo appropriato di selezione
del protettore auricolare in conformità al prospetto A 1.
Deve essere data la preferenza ai procedimenti illustrati in A 2, seguiti
nell'ordine da quelli indicati in A 3, A 4 e A 5.
Tutti i metodi si basano sui valori di attenuazione misurati in conformità alla
EN 24869-1 e non sui valori di attenuazione specifici per l'individuo in
questione.
Il metodo per banda d'ottava (A 2) consiste in un calcolo diretto della
riduzione del rumore sulla base dei livelli di rumore per banda d'ottava sul
luogo di lavoro e dei dati di attenuazione per banda d'ottava per il protettore
auricolare sottoposto a valutazione.
Il metodo HML (A 3) specifica tre valori di attenuazione, H, M e L, calcolati
dai dati di attenuazione per banda d'ottava di un protettore auricolare. Detti
valori, se abbinati ad una misura dei livelli di pressione acustica ponderata A
e C del rumore, sono utilizzati per calcolare la riduzione prevista del livello
di rumore (PNR) che viene successivamente sottratta dal livello di pressione
acustica ponderata A osservato per calcolare il livello di pressione acustica
ponderata A effettivo a livello dell'orecchio quando si indossa il protettore
auricolare.
Il controllo HML (A 4) rappresenta un'abbreviazione del metodo HML che non
richiede un livello di informazioni così elevato sul rumore come il metodo HML.
Il metodo SNR (A 5) specifica un solo valore di attenuazione, la riduzione
semplificata del livello di rumore (SNR). Come la PNR, anche la SNR viene
sottratta da una misura del livello acustico totale, in questo caso il livello
di pressione acustica ponderata C, per calcolare il livello di pressione
acustica ponderata A effettivo a livello dell'orecchio quando si indossa il
protettore auricolare.
Nota - I metodi descritti in A 2, A 3 e A 5 sono derivati dall'ISO/DIS 4869-2.
Prospetto A 1 - Livelli di
informazione sul rumore nel luogo di lavoro e metodo appropriato per valutare
l'attenuazione sonora
|
Metodo raccomandato
|
Informazioni necessarie
|
|
Metodo per banda d'ottava
|
Rumori costanti: livello di pressione
acustica per banda d'ottava
|
|
Vedere A 2.
|
Rumori fluttuanti o impulsivi: livello
di pressione acustica per banda d'ottava continua equivalente LOCI,eq
|
|
Metodo HML
|
Livello di pressione acustica ponderata
A LAe (LC - LA)
|
|
Vedere A 3.
|
Rumori fluttuanti o impulsivi - dati
sui valori continui equivalenti LAeq (LCeq - LAeq
)
|
|
Controllo HML
|
Pressione acustica ponderata A LA
|
|
Vedere A 4.
|
Impressione prodotta dal suono per la
decisione soggettiva tra due classi di rumore (utilizzando liste di
esempi di sorgenti di rumore)
|
|
|
Rumori fluttuanti o impulsivi - dati
sui valori continui equivalenti LAeq
|
|
Metodo SNR
|
Livello di pressione acustica ponderata
A LAe (LC - LA)
|
|
Vedere A 5.
|
Rumori fluttuanti o impulsivi - dati
sui valori continui equivalenti LAeq (LCaq - LAcq)
|
In tutti i metodi la percentuale
di situazioni in cui il livello di pressione acustica ponderata A sotto il
protettore auricolare è uguale o minore del livello previsto, ai fini del
presente documento è stata fissata all'84%, vale a dire che i valori di
attenuazione (APV) usati in ciascuna frequenza di prova sono i valori medi meno
uno scarto tipo.
I quattro metodi (da A 2 a A 5) consentono di prevedere il livello di pressione
acustica ponderata A effettivo totale a livello dell'orecchio quando si indossa
il protettore auricolare, L'A . Quando cambiano gli ambienti rumorosi
e/o la durata dell'esposizione, dovrebbe essere calcolato e utilizzato il
livello giornaliero equivalente. Questo dovrebbe essere uguale o minore del
livello di azione definito su scala nazionale Lact che impone l'uso
di protettori auricolari perché l'attenuazione sonora del protettore auricolare
possa essere considerata sufficiente.
Inoltre, per evitare l'iperprotezione, L'A non dovrebbe essere minore
di Lact - 15 dB (vedere prospetto A 2). Tuttavia, tipi di protettori
auricolari già utilizzati e accettati, che consentono di ottenere una
protezione sufficiente, possono continuare ad essere indossati.
Prospetto A 2 - Esempio della valutazione dell'attenuazione sonora di un
protettore auricolare in una situazione di rumore specifica
|
Livello effettivo all'orecchio, L'A
in dB
|
Stima della protezione
|
|
maggiore di Lact
|
Insufficiente
|
|
tra Lact e Lact -
5
|
Accettabile
|
|
tra Lact - 5 e Lact
- 10
|
Buona
|
|
tra Lact - 10 e Lact
- 15
|
Accettabile
|
|
minore di Lact - 15
|
Troppo alta (iperprotezione)
|
Per gli esempi indicati da A 2 a A 5 sono stati
applicati i dati seguenti.
Ambiente con rumore continuo per tutta la giornata:
|
Frequenza in Hz
|
125
|
250
|
500
|
1k
|
2k
|
4k
|
8k
|
|
Livello per banda d'ottava Loct in dB
|
84
|
86
|
88
|
97
|
99
|
97
|
96
|
LA = 104 dB
LC = 103 dB
LC - LA = 1 dB
Classe di rumore HM
Protettore auricolare da valutare:
|
Frequenza in Hz
|
125
|
250
|
500
|
1k
|
2k
|
4k
|
8k
|
|
Attuazione (APV) in dB
|
7,0
|
11,4
|
15,7
|
19,4
|
24,4
|
32,6
|
29,7
|
H = 25 dB} derivati in conformità
all'ISO/DIS 4869-2
M = 18 dB} derivati in conformità all'ISO/DIS 4869-2
L = 13 dB } derivati in conformità all'ISO/DIS 4869-2
SNR = 21 dB } derivati in conformità all'ISO/DIS 4869-2
Livello di azione Lact = 85 dB (A)
A 2. Metodo per banda d'ottava
Fase 1: Calcolare il livello di pressione acustica ponderata A L'A
sotto il protettore auricolare utilizzando l'equazione seguente:

dove:
f rappresenta la frequenza centrale della banda d'ottava, in Hz;
Lf è il livello di pressione acustica per banda d'ottava Loct del
rumore in dB nella banda d'ottava f;
Af è la ponderazione in frequenza A, in dB;
APVf è il valore di protezione presunto del protettore auricolare,
in dB.
Nota - Se sono disponibili i dati di attenuazione a 63 Hz, il calcolo può
iniziare a detta frequenza.
Fase 2: Arrotondare al numero intero più prossimo.
Esercizio di calcolo di L'A secondo il metodo per banda d'ottava:
(utilizzando i dati indicati in A 1)
|
Frequenza
|
Frequenza centrale della banda in Hz
|
|
125
|
250
|
500
|
1k
|
2k
|
4k
|
8k
|
|
Livelli di pressione acustica del
rumore misurati per banda d'ottava (dB) (Riga 1)
|
84
|
86
|
88
|
97
|
99
|
88
|
96
|
|
Ponderazione A in dB (Riga 2)
|
-16,1
|
-8,6
|
-3,2
|
0
|
+1,2
|
+1,0
|
-1,1
|
|
Sommare la riga 2 alla riga 1 (Riga 3)
|
67,9
|
77,4
|
84,8
|
97,0
|
100,2
|
98,0
|
94,9
|
|
Valori di protezione presunti del
protettore auricolare (Riga 4)
|
7,0
|
11,4
|
15,7
|
19,4
|
24,4
|
32,6
|
29,7
|
|
Sottrarre la riga 4 dalla riga 3 e
moltiplicare per 0,1 (Riga 5)
|
6,09
|
6,60
|
6,91
|
7,76
|
7,58
|
6,54
|
6,52
|
Calcolare L'A nel modo
seguente:
L'A = 10 log (106,09 + 106,60 + 106,91
+ 107,76 + 107,58 + 106,54 + 105,52)
L'A = 80,6 dB (A)
Arrotondare al numero intero più prossimo; il livello di pressione acustica
ponderata A sotto il protettore auricolare è 81 dB(A).
Valutazione: detto valore è compreso tra 0 e -5 dB rispetto a Lact ,
la scelta del tipo di protettore auricolare è considerata
"accettabile" per il rumore dato, vedere prospetto A 2.
Metodo HML
Il metodo HML si basa su tre valori di attenuazione, H, M e L, calcolati a
partire dai dati di attenuazione per banca d'ottava di un protettore auricolare.
Detti valori, se associati ad una misura dei livelli di pressione acustica
ponderata A e C del rumore, sono utilizzati per calcolare la riduzione prevista
del livello di rumore (PNR) che viene successivamente sottratta dal livello di
pressione acustica ponderata A osservato per calcolare il livello di pressione
acustica ponderata A effettivo a livello dell'orecchio quando si indossa il
protettore auricolare (L'A).
Fase 1: Calcolare la differenza tra il livello di pressione acustica ponderata C
e il livello di pressione acustica ponderata A del rumore, (LC - LA).
Fase 2: Calcolare la riduzione prevista del livello di rumore (PNR) secondo una
delle equazioni seguenti:
PNR = M - [(H - M) / 4](LC - LA -2) dB; per (LC
- LA) < o = 2 dB
PNR = M - [(H - L) / 8](LC - LA -2) dB; per (LC
- LA) > 2 dB
Fase 3: Arrotondare al numero intero più prossimo.
Fase 4: Calcolare il livello di pressione acustica ponderata A effettivo
all'orecchio secondo l'equazione seguente:
L'A = LA - PNR
e confrontare L'A con il livello di azione dato Lact .
Esempio: Applicazione del metodo HML (utilizzando i dati riportati in A 1)
Fase 1: La differenza tra il livello di pressione acustica ponderata C e il
livello di pressione acustica ponderata A dal rumore è data (1 dB).
Fase 2: Invece di calcolare il valore PNR, può essere usata la fig. A 1 in cui
sono stati indicati i dati H, M e L per questo protettore auricolare.
Incominciando come indicato da (LC - LA) = -1 dB, si
ottiene PNR = 23,5 dB.
Fase 3: PNR = 24 dB
Fase 4: L'A = 104 dB - PNR = 80 dB(A)
L'A < Lact
L'A > o = Lact -5
Valutazione: la scelta del tipo di protettore auricolare rispetto
all'attenuazione acustica è "accettabile", vedere prospetto A 1.

Fig. A 1 - Grafico che consente di ottenere il valore PNR senza effettuare
calcoli
A 4. Controllo HML
Il controllo HML rappresenta un'abbreviazione del metodo HML; in generale, non
è necessario conoscere il livello di pressione acustica ponderata C o la
differenza di livello LC - LA.
Fase 1: Decidere mediante un controllo di ascolto del rumore sul luogo di lavoro
e consultare la lista di esempi se il rumore viene catalogato come appartenente
alla classe per cui LC - LA < o = 5 dB (rumori di
frequenza da media a elevata, vedere lista di esempi 1 "Classe di rumore
HM")
- passare alla fase 3
oppure
se il rumore viene catalogato come appartenente alla classe per cui LC
- LA > 5 dB (rumori di frequenza dominante bassa, vedere lista di
esempi 2 "Classe di rumore L")
passare alla fase 2
Lista di esempi 1: Sorgenti di
rumore della classe di rumore HM - rumori di frequenza da media a elevata LC
- LA < 5 dB
|
Taglio alla fiamma
|
Presse rotative ad alta velocità
alimentate da bobine
|
|
Motori diesel
|
Formatrici a scossa e compressione
|
|
Macchine per rivestimento di zucchero
|
Utensili ad urto
|
|
Ugello ad aria compressa
|
Rettificatrici
|
|
Chiodatrici pneumatiche
|
Magli per fucinatura
|
|
Piegatrici/bordatrici
|
Filatoi
|
|
Sbavatrici
|
Macchine per maglieria
|
|
Macchine per finitura
|
Troncatrici alla mola
|
|
Macchine per la lavorazione del legno
|
Telai meccanici
|
|
Pompe idrauliche
|
Centrifughe
|
|
Levigatrici
|
|
Lista di esempi 2: Sorgenti di
rumore della classe di rumore L - rumori di frequenza dominante bassa, LC
- LA > 5 dB
|
Escavatori
|
Gruppi compressori (a pistone)
|
|
Gruppi convertitori
|
Convertitori
|
|
Forni di fusione elettrici
|
Cubilotti
|
|
Forni a combustione
|
Macchine per pressofusione
|
|
Forni di ricottura
|
Macchine movimento terra
|
|
Altoforni
|
Macchine per pulitura a getto
|
|
Frantumatoi meccanici
|
|
Fase 2: Sottrarre il valore L dal livello di pressione acustica ponderata A.
L'A = LA - L
Se L'A > Lact
La protezione è insufficiente; provare un altro tipo di protettore auricolare
con un'attenuazione maggiore.
Se L'A < Lact
L'attenuazione sonora del protettore auricolare è sufficiente.
Se L'A > Lact - 15 dB
L'attenuazione sonora è "accettabile" o "buona".
Fase 3: Sottrarre il valore M dal livello di pressione acustica ponderata A.
L'A = LA - M
Se L'A > Lact
- passare alla fase 4
Se L'A < Lact
L'attenuazione sonora del protettore auricolare è sufficiente.
Se L'A > Lact - 15 dB
L'attenuazione sonora è probabilmente "accettabile" o
"buona".
Fase 4: Sottrarre il valore H dal livello di pressione acustica ponderata A.
L'A = LA - H
Se L'A > Lact
Provare un altro tipo di protettore auricolare con un'attenuazione maggiore.
Se L'A < Lact
Il protettore auricolare può essere appropriato: ottenere ulteriori
informazioni sul rumore e passare al punto A 2, A 3 o A 5.
Esempio: applicazione del controllo HML (utilizzando i dati riportati in A 1)
Fase 1: Dato un rumore di alta frequenza della classe di rumore HM, con LA
= 104 dB.
Fase 3: LA - 19 = L'A = 85 dB(A)
Valutazione: il livello di rumore ponderato A previsto sotto il protettore
auricolare è uguale al livello di azione, quindi l'attenuazione sonora è
appena "accettabile".
A 5. Metodo SNR
Fase 1: Il livello di pressione acustica ponderata A previsto sotto il
protettore auricolare L'A può essere calcolato sulla base del
livello di pressione acustica ponderata C sul luogo di lavoro LC
secondo
L'A = LC - SNR
oppure sulla base del livello di pressione acustica ponderata A secondo la
formula
L'A = LA + (LC - LA) - SNR
Arrotondare L'A al numero intero più prossimo.
Fase 2: Confrontare L'A con il livello di azione dato Lact
. Decidere se l'attenuazione è sufficiente o meno.
Esempio: applicazione del metodo SNR (utilizzando i dati riportati in A 1)
Fase 1: Il livello di pressione acustica ponderata C è LC = 103 dB,
quindi L'A deve essere calcolato secondo
L'A = 103 - SNR
con SNR = 21 dB come indicato per il protettore auricolare selezionato
L'A = 82 dB(A)
Fase 2: Valutazione: L'A < Lact e L'A > Lact
- 15 dB, quindi l'attenuazione sonora è "accettabile".
Appendice B
Metodi di valutazione dell'attenuazione sonora di un protettore auricolare
rispetto al livello di pressione acustica di picco
B 1. Generalità
L'attenuazione sonora del protettore auricolare può essere considerata
sufficiente rispetto al criterio del livello di picco, se il livello di
pressione acustica di picco effettivo all'orecchio quando si indossa il
protettore auricolare, L'peak , è uguale o minore del livello di
azione.
Un metodo pratico per il calcolo di L'peak è qui di seguito
descritto; altri metodi sono in fase di elaborazione.
Due tipi di rumori impulsivi/d'impatto devono essere distinti rispetto alla
distribuzione di frequenza del rumore e questa distinzione può essere valutata
per mezzo della differenza tra i valori massimi dei livelli di pressione
acustica ponderata C e A, misurati con un fonometro a risposta
"rapida" (LCFmax - LAFmax ).
Il contenuto di energia equivalente di impulsi rispettivi rispetto ai livelli di
azione per un rumore continuo dovrebbe essere valutato in conformità
all'appendice A.
B 2. Rumori d'impatto e rumori impulsivi prodotti da utensili ed armi di
piccolo calibro
Nel prospetto B 1 sono elencati alcuni esempi di rumori d'impatto/impulsivi di
frequenza da media a elevata e i valori appropriati LCFmax - LAFmax
.
Per rumori di questo tipo con LCFmax - LAFmax < 5 dB,
il livello di picco sotto il protettore auricolare effettivo a livello
dell'orecchio può essere calcolato sottraendo il valore M (vedere metodo HML A
3) dal livello di picco misurato.
L'peak = Lpeak - M
Prospetto B 1 - Esempio di rumori
impulsivi/d'impatto con (LCFmax - LAFmax ) < 5 dB
|
Sorgente di rumore
|
Lpeak tipico in dB
|
LCFmax - LAFmax
in dB
|
|
fucile automatico
|
160
|
1
|
|
pistola scacciacani
|
159
|
-1
|
|
fuochi d'artificio
|
168
|
1
|
|
pistola chiodatrice
|
159
|
-1
|
|
maglio per fucinatura pesante
|
144
|
-1
|
|
pistola
|
160
|
0
|
|
dispositivo di raddrizzatura
|
152
|
1
|
B 3. Rumore impulsivo generato da armi di grosso
calibro e da cariche esplosive
Per rumori di questo tipo non esiste un metodo affidabile per la valutazione
delle caratteristiche di attenuazione sonora.
Le ricerche attuali suggeriscono che sia le cuffie sia gli inserti auricolari
possano dare una protezione sufficiente. Può essere utilizzata una combinazione
di protettori.
Appendice C
(informativa)
Queste raccomandazioni costituiscono una guida per la selezione, l'uso, la cura
e la manutenzione dei protettori auricolari e trattano i requisiti della
Direttiva 89/656/CEE sui "requisiti minimi di sicurezza e salute per l'uso
da parte dei lavoratori di dispositivi di protezione individuale sul luogo di
lavoro".
La norma EN 352 ("Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove -
Parti 1 - 4") stabilisce i requisiti per i dispositivi di protezione
auricolare personali che possono essere utilizzati nell'ambito della Direttiva
89/686/CEE "Dispositivi di protezione individuale". In particolare, la
norma tratta i requisiti dell'Allegato II della Direttiva quali progettazione
ergonomica, innocuità ed impedimento minimo, confortevolezza ed efficacia,
intercompatibilità dei DPI ed informazioni per l'utilizzatore. Il requisito
particolare relativo alla capacità dei protettori auricolari di ridurre il
rumore al di sotto dei livelli limite quotidiani stabiliti dalla Direttiva
86/188/CEE sulla "protezione dei lavoratori dai rischi correlati
all'esposizione a rumore al lavoro" è affrontato nella presente norma sia
sotto forma di requisito relativo alle prestazioni di attenuazione provato in
conformità alla EN 24869-1, che deve essere dichiarato, sia attraverso la
determinazione di un livello minimo di attenuazione per i dispositivi. L'ISO/DIS
4869-2 descrive i procedimenti per calcolare le prestazioni di attenuazione
sulla base dei dati indicati nella EN 24869-1.
(N.B.: l'allegato 1 e'
riportato qui sotto anche in formato PDF)
Allegato 2 (*)
Si riporta di seguito la norma UNI 10720 (1998)
Guida alla scelta e all'uso degli apparecchi di protezione delle vie
respiratorie
________________________
(*)
(a) I richiami di norme tecniche effettuati nel testo costituiscono
soltanto un riferimento bibliografico atto ad indicare la fonte di quanto
affermato: per la comprensione del testo stesso non è generalmente necessaria
la loro consultazione; ove ciò risultasse invece necessario, viene riportato in
nota il punto o i punti specifici della norma richiamata.
b) Sono altresì riportati in nota i necessari chiarimenti in relazione agli
aggiornamenti normativi.
c) Le note di cui alle lettere a) e b) sono indicate con numerazione romana.
________________________
0 INTRODUZIONE
La presente norma è stata elaborata sulla base del rapporto tecnico CEN CR
529:1993. Essa intende mostrare come le persone possano essere protette dai
rischi per la salute dovuti ad insufficienza di ossigeno e/o a presenza di
sostanze pericolose nell'atmosfera ambiente. A tal fine, dopo aver fornito
informazioni su tali rischi e sulle misure che possono essere prese per
prevenirli, la norma tratta dei dispositivi conformi alle norme europee in
materia di apparecchi di protezione delle vie respiratorie (APVR).
Il corpo umano può ricevere danni sia per una insufficienza di ossigeno
nell'aria da respirare sia per la presenza in essa di sostanze pericolose. Una
insufficienza di ossigeno nell'aria da respirare porta ad insufficienza di
ossigeno nelle cellule del corpo umano ed ostacola importanti funzioni vitali.
Essa non è avvertita dai sensi dell'uomo e conduce ad uno stato di incoscienza.
Una insufficienza di ossigeno può causare un danno irreversibile alle cellule
cerebrali ed anche la morte. L'entità del danno dipende dalla concentrazione di
ossigeno residuo nell'aria inspirata, dalla durata degli effetti dovuti
all'insufficienza di ossigeno, dalla frequenza e dal volume di respirazione
nonché dalla specifica condizione fisica della persona.
Se il corpo assorbe sostanze pericolose, secondo il modo specifico in cui le
sostanze agiscono (azione fisica, chimica o combinata) possono aversi malattie
polmonari, intossicazioni acute o croniche, lesioni da radiazioni, tipi diversi
di tumori o altri tipi di danni (per esempio allergie). L'entità del danno
dipende generalmente dalla concentrazione e dalla durata dell'effetto della
sostanza pericolosa alla salute, dalla via per la quale essa agisce con il corpo
(per esempio deposizione nei polmoni, assorbimento nel sangue),
dall'affaticamento dovuto al lavoro svolto, dalla frequenza e dal volume di
respirazione nonché dalla specifica condizione fisica della persona.
1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE
La presente norma ha lo scopo di fornire un indirizzo per la scelta e l'uso
degli APVR. Essa può essere utilizzata, integralmente o parzialmente, nel
predisporre raccomandazioni per l'uso degli APVR negli ambienti di lavoro.
Il contenuto della presente norma non esime dalla necessità di porre a
confronto le raccomandazioni date con le reali condizioni e le esigenze di
protezione di ogni specifico ambiente di lavoro.
La presente norma non si applica agli apparecchi per immersione e agli
apparecchi per alte quote e pressioni diverse dalla normale pressione
atmosferica. Gli apparecchi per autosalvataggio sono trattati solo parzialmente.
Infine, per alcune specifiche applicazioni, per esempio per i vigili del fuoco,
per centrali elettronucleari, per atmosfere esplosive e per impieghi in
condizioni climatiche estreme, possono rendersi necessari ulteriori requisiti e
considerazioni aggiuntive.
In appendice A (informativa) è riportato l'elenco completo delle norme europee
sugli APVR disponibili alla data di pubblicazione della presente norma.
2 RIFERIMENTI NORMATIVI
UNI EN 132 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Definizioni
UNI EN 133 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Classificazione
UNI EN 136 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Maschere intere -
Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 137 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Autorespiratori ad
aria compressa a circuito aperto - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 140 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Semimaschere e
quarti di maschera - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 141 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri antigas e
combinati - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 142 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Boccaglio completo
- Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 143 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri antipolvere
- Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 145 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Autorespiratori ad
ossigeno compresso a circuito chiuso - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 146 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Elettrorespiratori
a filtro antipolvere completi di elmetti o cappucci - Requisiti, prove,
marcatura
UNI EN 147 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Elettrorespiratori
a filtro antipolvere completi di maschere intere, semimaschere o quarti di
maschera - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 149 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Facciali filtranti
antipolvere - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 269 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Respiratori a presa
d'aria esterna assistiti con motore, con cappuccio - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 270 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Respiratori ad
adduzione d'aria compressa, con cappuccio - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 271 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Respiratori ad aria
compressa dalla linea oppure a presa d'aria esterna assistiti con motore, con
cappuccio per uso in operazioni di sabbiatura - Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 371 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri tipo AX
antigas e combinati contro composti organici a basso punto di ebollizione -
Requisiti, prove, marcatura
UNI EN 372 - Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri tipo SX
antigas e combinati contro composti specificatamente indicati - Requisiti,
prove, marcatura
UNI EN 397 Elmetti di protezione per l'industria
UNI EN 405 Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Facciali filtranti
antigas o antigas e antipolvere dotati di valvole - Requisiti, prove e marcatura
UNI EN 28996 Ergonomia - Determinazione della produzione di energia termica
metabolica
EN 50020 Costruzioni elettriche per atmosfere potenzialmente esplosive -
Sicurezza intrinseca "i"
3 DEFINIZIONI
Ai fini della presente norma si applicano le definizioni della UNI EN 132.
4 MISURE GENERALI PER IL CONTENIMENTO DEGLI INQUINANTI AMBIENTALI E
L'UTILIZZO DEGLI APVR
Prima di prendere in considerazione l'utilizzo di un APVR deve essere attuato,
per quanto ragionevolmente fattibile "in relazione alle conoscenze
acquisite in base al progresso tecnico 1), il contenimento degli
inquinanti in sospensione nell'aria con il ricorso a metodi ingegneristici in
uso (per esempio sistemi di confinamento, impianti di aspirazione).
Se tale obiettivo non può essere raggiunto o se, per mezzo di misure tecniche
od organizzative, esso può essere raggiunto soltanto in modo insufficiente, è
allora opportuno rendere disponibili, per ogni singolo scopo specifico, gli
idonei APVR e assicurarne in modo appropriato l'uso, l'immagazzinamento e la
manutenzione.
La conformità di un APVR, quando viene usato nel modo prescritto, è dimostrata
dalla documentazione che ne attesta la rispondenza alla specifica norma
armonizzata. La presente norma non contiene un elenco esaustivo di tutti i
possibili APVR. Gli APVR vengono sottoposti alle prove presso i laboratori
designati a questo scopo dagli organismi di controllo autorizzati 2).
L'utilizzatore deve ricevere istruzioni e tecniche di addestramento per l'uso
degli APVR e deve osservarle. Anche durante un'attività fisica faticosa gli
APVR devono fornire all'utilizzatore un'alimentazione sufficiente di aria
respirabile, cioè non dannosa e di percezione non sgradevole (per esempio a
causa del suo odore, della temperatura o del contenuto di umidità).
Le istruzioni che il fabbricante deve fornire insieme agli APVR contengono
l'informazione necessaria per persone idonee e opportunamente addestrate per
l'uso degli APVR: per esempio il modo di maneggiarli, i possibili errori
nell'uso, i limiti di protezione, le limitazioni all'uso, le prove e la
manutenzione. Le istruzioni, redatte in lingua italiana, devono essere osservate
dall'utilizzatore.
Generalmente gli APVR sono usati solo per brevi periodi (parti di turni di
lavoro); essi non hanno la funzione di sostituire possibili soluzioni tecniche.
Tuttavia in casi di emergenza (per esempio autosalvataggio, interventi di
riparazione o imitazione di conseguenze di guasti) e durante operazioni di
soccorso (per esempio servizio antincendio, servizi di soccorso minerario), gli
APVR possono essere gli unici mezzi per prevenire l'esposizione.
La finalità di un APVR correttamente scelto è di proteggere l'apparato
respiratorio dall'inalazione di inquinanti in sospensione nell'aria (cioè
particelle, vapori e gas) o da insufficienza di ossigeno.
È importante scegliere il tipo corretto di APVR fra i molti disponibili e
conformi ai requisiti delle specifiche norme. L'uso di un tipo errato può
essere pericoloso. È altresì importante che tutte le persone, per le quali si
rende necessario il ricorso ad un APVR, siano adeguatamente addestrate, istruite
al suo uso ed eventualmente sottoposte ad esame medico.
Alcune sostanze tossiche possono essere assorbite attraverso la pelle o possono
danneggiarla. Quando tali sostanze sono presenti nell'ambiente, l'intero corpo
deve essere protetto. Per esempio atmosfere radioattive o corrosive richiedono
l'uso di speciali indumenti di tipo conforme ai requisiti delle norme
specifiche.
L'inquinante può essere causa di irritazione o di danno per gli occhi. In tali
casi è necessaria la protezione degli occhi.
Il funzionamento di un APVR consiste o nel filtrare l'atmosfera inquinata o nel
fornire aria respirabile da una sorgente alternativa. L'aria raggiunge
l'utilizzatore tramite un boccaglio, in quanto di maschera, una semimaschera,
una maschera intera, un elmetto, un cappuccio, un giubbotto o una tuta (questi
ultimi con elmetto o cappuccio incorporati).
Per ogni tipo di APVR, a seguito di prove di laboratorio, è stato calcolato, in
diverse norme specifiche, il massimo valore ammesso per la perdita verso
l'interno, o per singoli componenti o per l'intero apparecchio. I massimi valori
ammessi per la perdita verso l'interno forniscono perciò un'indicazione
dell'efficienza potenziale dei vari tipi di apparecchi. Questo parametro
costituisce pertanto una guida e rappresenta la capacità che hanno i diversi
tipi di apparecchi di ridurre il livello d'inquinamento nella zona circostante
le vie respiratorie dell'utilizzatore. Per il raggiungimento di tale livello di
protezione è però essenziale che l'apparecchio, correttamente scelto, sia bene
indossato e adattato durante la permanenza nella zona a rischio. Se
l'utilizzatore viene consultato in merito alla scelta, è molto più probabile
che il dispositivo di protezione scelto venga accettato. Se gli APVR sono
confortevoli è maggiore la probabilità che essi siano indossati ed adattati in
modo corretto.
__________________________________
1) Dlgs 626/1994, articolo 3, comma 1, lettera b).
2) Dlgs 475/1992, articolo 6.
__________________________________
5 CRITERI DI SCELTA
5.1 Valutazioni generali
La grande varietà di rischi che può presentarsi nel corso di una data
operazione richiede una scelta attenta e consapevole dell'APVR.
La scelta degli APVR da usare contro sostanze che presentano un rischio noto per
la salute dovrebbe dipendere da un insieme di considerazioni
sull'efficienza/capacità dell'apparecchio, sulla perdita del facciale, sui
valori limite di soglia per l'esposizione all'inquinante (o agli inquinanti)
negli ambienti di lavoro nonché sulla concentrazione dell'inquinante nello
specifico ambiente di lavoro e sulla durata dell'attività lavorativa nell'area
inquinata.
Premesso che, per la scelta dell'idoneo APVR, è comunque necessario tenere
conto di quanto esposto da 5.1.1 a 5.1.9, il punto 10 si propone di fornire
indicazioni operative per l'effettuazione di tale scelta.
5.1.1 Valutazione del rischio
Valutare il rischio vuol dire anzitutto identificare in modo appropriato la
natura dell'inquinamento e appurare se esso sia dovuto a particelle, a gas, a
vapori, ad insufficienza di ossigeno o ad una combinazione di questi fattori. È
inoltre importante la conoscenza delle condizioni di temperatura e di umidità
dell'ambiente di lavoro.
La valutazione richiede inoltre o che sia già disponibile un'informazione
sufficiente sulle probabili concentrazioni degli inquinanti sul posto di lavoro
o la necessità di campionamenti d'aria per fornire una misura delle esposizioni
medie e di picco dei lavoratori.
5.1.2 Estensione e localizzazione del rischio
Deve essere posta attenzione all'estensione del rischio nello spazio e nel
tempo, come pure all'accesso al posto di lavoro e alle possibili sorgenti di
alimentazione di aria respirabile.
La scelta del tipo di apparecchio più adatto in una determinata circostanza
richiede la conoscenza sia del rischio dal quale ci si deve proteggere sia dei
limiti nei quali l'apparecchio stesso fornisce protezione.
È necessario conoscere le concentrazioni degli inquinanti pericolosi che
presumibilmente possono essere presenti, nonché i valori dei limiti di
esposizione consentiti per gli ambienti di lavoro.
5.1.3 Purezza dell'aria respirabile
L'aria respirabile deve possedere i seguenti requisiti di purezza:
- se non specificato diversamente, gli inquinanti devono essere presenti in
quantità la più piccola possibile e comunque in nessun caso devono superare i
limiti di esposizione consentiti;
- il contenuto in olio minerale deve essere tale che l'aria ne sia priva di
odore (la concentrazione di soglia dell'odore è circa pari a 0,3 mg/m3).
Inoltre, per un corretto funzionamento degli apparecchi sotto indicati, l'umidità
dell'aria respirabile deve rispettare i requisiti seguenti:
- negli autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto il contenuto in
acqua non deve essere maggiore di 35 mg/m3 negli apparecchi a
pressione nominale maggiore di 200 bar e i 50 mg/m3 negli apparecchi
fino a 200 bar (misurati a pressione atmosferica);
- nei respiratori isolanti ad adduzione di aria compressa, l'aria stessa deve
avere un punto di rugiada sufficientemente basso da impedirne il congelamento
all'interno.
5.1.4 Libertà di movimento
I respiratori a filtro interferiscono molto poco con i movimenti. Gli
apparecchi ad adduzione di aria compressa e a presa d'aria esterna limitano
invece severamente l'area operativa e presentano un pericolo potenziale in
quanto le tubazioni possono venire a contatto con i macchinari o essere
schiacciate da oggetti pesanti.
Gli autorespiratori hanno invece l'inconveniente delle dimensioni e del peso che
possono limitare i movimenti negli spazi angusti e ridurre la capacità di
lavoro quando si tratti di lavoro pesante.
5.1.5 Campo visivo
Generalmente, tutti i facciali limitano, in qualche misura, il campo visivo
dell'utilizzatore. Di ciò bisognerebbe tenere conto nella scelta
dell'apparecchio di protezione.
5.1.6 Comunicazione orale
I normali facciali distorcono in qualche misura la voce ma di solito la
valvola di espirazione consente una discreta trasmissione della voce a brevi
distanze in sufficienti condizioni di quiete. Tuttavia, poiché il parlare può
essere causa di perdite nel facciale, lo si dovrebbe fare il meno possibile. Non
deve essere consentito portare se si usano apparecchi che incorporano un
boccaglio.
Esistono, come parte integrante di alcuni apparecchi di protezione, dispositivi
meccanici per la trasmissione della voce, consistenti in un diaframma che
trasmette il suono. Il diaframma agisce come una barriera nei confronti
dell'atmosfera ambiente e non deve essere manomesso.
Sono disponibili vari metodi per trasmettere elettronicamente la voce dal
facciale e comunemente essi fanno uso di un microfono collegato ad un telefono o
ad una radio trasmittente. Di solito il microfono è montato sul facciale con
l'amplificatore, l'alimentatore e l'altoparlante o il trasmettitore sistemati
all'esterno del facciale e trasportati dall'operatore oppure localizzati in una
zona lontana.
Facciali del tipo elmetto o casco o cappuccio possono comportare una riduzione
delle facoltà uditive e di ciò occorre tenere conto nella scelta. Possono
altresì esistere dispositivi per compensare tali effetti.
5.1.7 Condizioni climatiche estreme
Può essere importante valutare la resistenza dell'apparecchio di protezione
a condizioni estreme di temperatura ed umidità, specialmente quando
l'apparecchio sia scelto per essere utilizzato in situazioni di emergenza.
Infatti valori estremi (alti o bassi) dell'umidità relativa e della temperatura
possono influire negativamente e/o compromettere il funzionamento di alcuni
apparecchi e di loro elementi (per esempio i filtri antigas).
5.1.8 Altri dispositivi di protezione individuale
Quando gli APVR includono componenti atti a proteggere altre parti del corpo
(per esempio testa o occhi), non si dovrebbe dare per scontato che tali
componenti forniscano il livello di protezione indicato nelle norme specifiche,
a meno che ciò non venga affermato dal fabbricante con la dichiarazione di
conformità ai requisiti essenziali di sicurezza e salute 3) e con il
riferimento delle specifiche norme armonizzate.
L'utilizzatore dovrebbe essere consapevole del fatto che, quando è necessario
indossare gli APVR, in particolare gli apparecchi a facciale intero unitamente
ad indumenti protettivi che possano influire sulla capacità del corpo di
eliminare il calore, ciò può ingenerare un rischio aggiuntivo dovuto ad
affaticamento termico.
È necessario che eventuali dispositivi di protezione per gli occhi ed occhiali
da vista siano compatibili con gli APVR. In presenza di gas corrosivi non è
raccomandabile la combinazione di una semimaschera o di un quarto di maschera
con dispositivi di protezione degli occhi. In casi del genere si dovrebbe usare
una maschera intera.
Indossando una maschera intera non devono essere usati occhiali da vista con
stanghette che attraversino il bordo della maschera stessa; sono previste
montature speciali.
__________________________________
3) Dlgs 475/1992, articolo 3.
5.1.9 Situazioni estreme
5.1.9.1 Pericoli eccezionali
Una situazione di pericolo può essere ulteriormente aggravata dall'apporto
di fattori eccezionali che dovrebbero essere previsti a momento della scelta
dell'APVR. Le sostanze infiammabili costituiscono un problema particolare e ci
può essere la necessità che gli APVR da utilizzare in atmosfere contenenti
tali sostanze debbano avere requisiti supplementari (per esempio requisiti di
sicurezza intrinseca) per poter essere considerati idonei.
Situazioni particolarmente eccezionali, alle quali vanno incontro i servizi di
emergenza e di salvataggio, possono richiedere speciali considerazioni circa
l'ingresso nelle atmosfere pericolose, e ciascuna di tali situazioni deve essere
trattata tenendo conto delle sue proprie specificità.
Per molti apparecchi, le prove di infiammabilità costituiscono un requisito
facoltativo e non si propongono di mettere in evidenza il grado di protezione
fornito dall'apparecchio stesso contro i pericoli di fiamma. Lo scopo è di
assicurarsi che l'apparecchio in questione non accresca la possibilità per
l'utilizzatore di ricevere, da un'esposizione disattenta al fuoco o al calore
radiante, un danno aggiuntivo e maggiore di quello che avrebbe avuto se non lo
avesse utilizzato.
5.1.9.2 Basse temperature
I maggiori problemi connessi con l'uso di facciali in ambienti con basse
temperature comprendono l'appannamento dello schermo visivo, il congelamento
delle valvole respiratorie e danni alla pelle se eventuali parti metalliche
dell'apparecchio ne vengono a contatto.
Nei respiratori isolanti ad aria compressa può verificarsi un congelamento
interno se l'umidità dell'aria respirabile è elevata. Questo problema può
essere aggravato dall'abbassamento di temperatura causata dal flusso d'aria in
espansione.
Gli apparecchi nei quali si produce un flusso d'aria che lambisce il volto da un
lato all'altro, possono essere causa di disagio per l'utilizzatore a motivo di
tale flusso. La durata d'esercizio degli apparecchi con batteria per la
ventilazione forzata può diminuire alle basse temperature.
L'indurimento e irrigidimento di alcuni materiali utilizzati per costruire i
facciali e i bordi di tenuta possono peggiorare i valori di quest'ultima. Si
deve tenere conto di tale eventualità.
5.1.9.3 Atmosfere esplosive e/o infiammabili
È opportuno richiedere consiglio al fabbricante circa l'idoneità degli
APVR che si intendono utilizzare in atmosfere esplosive e/o infiammabili.
5.2 Protezione offerta dai diversi apparecchi
5.2.1 Requisiti stabiliti dalle norma per la perdita verso l'interno
Come aiuto per la scelta degli APVR, nel prospetto 1 sono forniti, per ogni
tipo di apparecchio di protezione, i massimi valori ammessi per la perdita
totale verso l'interno.
Alcune norme stabiliscono i massimi valori ammessi (in %) per la perdita totale
verso l'interno relativa all'intero apparecchio di protezione mentre per altri
apparecchi il dato è dedotto dai valori che le norme stabiliscono per i singoli
componenti.
prospetto 1 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno nelle
condizioni di prova in laboratorio stabilite dalle norme specifiche
|
Apparecchio di protezione
|
Marcatura
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
Norme di
riferimento
UNI EN
|
|
RESPIRATORI A FILTRO
|
|
|
|
|
Respiratori con filtro antipolvere
|
|
|
|
|
Facciale filtrante
|
FFP1
|
22
|
149
|
|
|
FFP2
|
8
|
149
|
|
|
FFP3
|
2
|
149
|
|
Filtro + semimaschera o quarto di
maschera
|
P1 1)
|
22
|
143 + 140
|
|
P2 1)
|
8
|
143 + 140
|
|
P3 1)
|
2
|
143 + 140
|
|
Filtro + maschera intera
|
P1 1)
|
20
|
143 + 136
|
|
P2 1)
|
6
|
143 + 136
|
|
P3 1)
|
0,1
|
143 + 136
|
|
Elettrorespiratore + elmetto o
cappuccio
|
THP 1 2)
|
10
|
146
|
|
THP 2 2)
|
5
|
146
|
|
THP 3 2)
|
0,2
|
146
|
|
Elettrorespiratore + quarto di maschera
o semimaschera o maschera intera
|
|
con elettroventilatore
|
|
|
|
acceso
|
spento 3)
|
|
|
|
TMP 1 2)
|
5
|
10
|
147
|
|
|
TMP 2 2)
|
1
|
10
|
147
|
|
|
TMP 3 2)
|
0,05
|
5
|
147
|
|
Respiratori con filtro antigas
Filtro + semimaschera o quarto di maschera
|
1)
|
|
|
|
A, B, E, K
|
2
|
141 + 140
|
|
AX
|
2
|
371 + 140
|
|
SX
|
2
|
372 + 140
|
|
Filtro + maschera intera
|
1)
|
|
|
|
A, B, E, K
|
0,05
|
141 + 136
|
|
AX
|
0,05
|
371 + 136
|
|
SX
|
0,05
|
372 + 136
|
|
RESPIRATORI ISOLANTI
I facciali usati con i respiratori isolanti hanno i seguenti valori
per la massima perdita verso l'interno:
|
Non è prevista marcatura
|
In generale non ancora specificata
dalle norme per i respiratori isolanti
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
- Boccaglio
|
|
non misurato
|
142
|
|
- Semimaschera e quarto di maschera
|
|
2 4)
|
140
|
|
- Maschera intera
|
|
0,05 4)
|
136
|
|
- Cappuccio
|
|
0,5 4)
|
269 o 270
|
|
Respiratori isolanti a presa d'aria
esterna
|
|
|
|
|
con semimaschera (solo assistiti)
|
|
|
138
|
|
con maschera intera
|
|
|
138
|
|
con boccaglio
|
|
|
138
|
|
con cappuccio (solo assistiti con
|
|
|
269
|
|
dispositivo a motore)
|
|
|
|
|
Respiratori isolanti ad adduzione di
aria compressa
|
|
|
|
|
con semimaschera
|
|
|
139
|
|
con maschera intera
|
|
|
139
|
|
con boccaglio
|
|
|
139
|
|
con cappuccio
|
|
|
270
|
|
con cappuccio (per sabbiatura)
|
|
0,1
|
271
|
|
Autorespiratori a circuito aperto
(aria compressa)
|
|
|
|
|
con maschera intera
|
|
|
137
|
|
con boccaglio
|
|
|
137
|
|
Autorespiratori a circuito chiuso
(ossigeno)
|
|
|
|
|
con maschera intera
|
|
|
145
|
|
con boccaglio
|
|
|
145
|
|
1) La marcatura compare soltanto sul
filtro. Si deve porre attenzione alla scelta del filtro idoneo per
l'uso specifico (vedere 6.1, 6.1.2.3 e 6.1.2.4).
2) Le revisioni in corso delle EN 146 ed EN 147 prendono in
considerazione anche elettrorespiratori con filtri antigas e con
filtri combinati.
3) Lo stato di elettroventilazione spento è da considerarsi una
situazione anomala; anche per tale situazione vengono tuttavia forniti
i massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno.
4) Questi valori della perdita verso l'interno non tengono conto
dell'effettivo livello di protezione fornito dai respiratori isolanti
a pressione positiva.
|
In merito ai valori della perdita totale verso
l'interno, riportati nel prospetto 1, a parte il contributo dovuto al filtro
antipolvere (se presente), si osserva quanto segue:
- negli APVR non assistiti (sia a filtro sia isolanti a presa d'aria esterna) la
perdita verso l'interno è pari a quella imputabile al facciale;
- negli APVR assistiti (sia elettrorespiratori sia isolanti a presa d'aria
esterna) la perdita verso l'interno dipende dal flusso dell'aria di
alimentazione;
- negli APVR isolanti non autonomi ad adduzione di aria compressa e con flusso
continuo la perdita verso l'interno dipende dal flusso dell'aria di
alimentazione e dall'intensità del lavoro svolto e può risultare minore di
quella imputabile al facciale;
- negli APVR isolanti non autonomi ad adduzione di aria compressa con pressione
positiva, poiché all'interno del facciale è mantenuta una pressione positiva
rispetto all'ambiente esterno, con l'utilizzo di consumi d'aria elevati la
perdita verso l'interno può essere portata a valori molto bassi;
- negli APVR a circuito chiuso l'esposizione effettiva può essere maggiore di
quella corrispondente ai massimi valori della perdita verso l'interno per il
fatto che l'inquinante rimane in circolo all'interno dell'apparecchio di
protezione aumentandovi la propria concentrazione.
Si deve tenere presente che un respiratore fornisce la prestazione attesa, in
base alla perdita di tenuta ammessa, solo se indossato in modo corretto e
sottoposto ad appropriata manutenzione. Se un facciale è disponibile in più
taglie è quindi importante che venga indossata la taglia che meglio si adatta
all'individuo. La presenza di peli (barba, basette) fra il volto ed il facciale
può accrescere notevolmente la perdita di tenuta, con conseguente diminuzione
della protezione.
5.2.2 Effettivo livello di protezione in situazioni lavorative
I massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno stabiliti
nelle diverse norme forniscono un'informazione comparativa, basata su specifiche
prove di laboratorio, circa i livelli di protezione forniti dai diversi tipi e
classi di apparecchi. L'effettivo livello di protezione di un determinato
apparecchio dipende da molteplici fattori tra i quali il flusso d'aria,
l'adattamento al volto, la corretta scelta del filtro, il tipo di lavoro e la
sua intensità, la durata di indossamento e la comodità dell'apparecchio
stesso.
Nella fase di inspirazione, quando la pressione all'interno del facciale scende
al disotto della pressione atmosferica (nei tipi non assistiti), lungo il bordo
di tenuta del facciale stesso può determinarsi una perdita verso l'interno
dell'atmosfera ambiente. Contemporaneamente può esservi una piccola perdita
verso l'interno attraverso la valvola di espirazione e, nel caso di utilizzo di
filtri antipolvere, attraverso il filtro stesso si ha generalmente una
penetrazione misurabile. In un apparecchio di protezione del tipo cappuccio con
adduzione di aria compressa, può anche aversi perdita verso l'interno
all'altezza del collo.
I valori consentiti per la perdita verso l'interno possono essere usati per
confrontare tipi diversi di apparecchi. Per determinare l'effettivo livello di
protezione sul posto di lavoro, l'apparecchio dovrebbe essere provato
sull'utilizzatore durante la situazione lavorativa reale. Poiché nella maggior
parte dei casi non vi sono metodi di prova concordati per fare quanto sopra
descritto, tale procedura non è generalmente praticabile. Comunque, per ogni
persona che debba usare un apparecchio di protezione, deve essere controllato
quanto essa sia adatta ad assicurare una soddisfacente tenuta sul volto, secondo
le indicazioni del fabbricante. Infatti, particolari caratteristiche somatiche o
irregolarità della pelle nelle zone di tenuta possono compromettere
quest'ultima.
5.2.3 Protezione acquisita e tempo di indossamento
L'effettiva protezione offerta all'utilizzatore di un APVR si riduce se egli
non indossa l'apparecchio per l'intero periodo durante il quale è esposto
all'atmosfera inquinata.
L'esposizione totale relativa ad un determinato inquinante dipende infatti dalla
sua reale concentrazione sul posto di lavoro, dall'effettiva perdita verso
l'interno dell'APVR e dal tempo di indossamento.
Per esempio, nell'ipotesi che la concentrazione dell'inquinante sia pari a 1000
volte il valore limite di esposizione per ambienti di lavoro, se anche per soli
5 min complessivi non viene indossato l'APVR, si determina una perdita di
protezione del 90%. La figura 1 indica come si riduce la protezione offerta da
differenti apparecchi in relazione a diversi periodi di non indossamento. Tale
informazione si basa sulle ipotesi che a concentrazione degli inquinanti rimanga
costante e che il periodo di esposizione sia di 8 h.
La perdita di protezione è percentualmente assai più elevata quando sia
richiesto l'utilizzo di APVR con bassi valori della perdita verso l'interno, in
atmosfere nelle quali vi siano elevate concentrazioni di inquinante. In questi
casi la perdita di protezione può essere drammatica.
figura 1 Protezione acquisita e tempo di indossamento
Legenda
X Tempo in minuti durante il quale l'APVR non è indossato
Y Livello effettivo di protezione offerto dall'APVR

6 DESCRIZIONE DEGLI APPARECCHI
E LIMITAZIONI DI IMPIEGO
Come aiuto per la scelta degli APVR, nel seguito sono descritti i diversi
apparecchi, i loro vantaggi e le limitazioni. Nel prospetto 1 sono già stati
forniti i massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno.
Nelle figure sono evidenziate le principali caratteristiche degli apparecchi di
protezione.
La figura 2 mostra la classificazione degli APVR secondo la UNI EN 133.
figura 2 Classificazione degli
apparecchi di protezione delle vie respiratorie

6.1 Respiratori a filtro
I respiratori a filtro sono classificati come indicato in figura 3 (vedere UNI
EN 133).
figura 3 Classificazione dei respiratori a filtro

L'aria ispirata passa attraverso un materiale
filtrante che trattiene gli inquinanti.
I respiratori a filtro possono essere non assistiti o assistiti. I respiratori a
filtro assistiti possono essere a ventilazione assistita o a ventilazione
forzata. In dettaglio si hanno dunque i seguenti casi:
- non assistiti: l'aria ambiente, resa respirabile dal filtro, passa all'interno
del facciale solo mediante l'azione dei polmoni;
- a ventilazione assistita: l'aria ambiente, resa respirabile dal filtro, viene
immessa all'interno del facciale, che può essere soltanto una maschera intera,
una semimaschera o un quarto di maschera, mediante un elettroventilatore
normalmente trasportato dallo stesso utilizzatore. L'apparecchio, come indicato
nel prospetto 1, fornisce una certa protezione anche a motore spento;
- a ventilazione forzata: l'aria ambiente, resa respirabile dal filtro, viene
immessa all'interno del facciale, che è un cappuccio o un elmetto, mediante un
elettroventilatore normalmente trasportato dallo stesso utilizzatore.
L'apparecchio fornisce protezione solo a motore acceso.
I filtri antipolvere e i respiratori con filtro antipolvere si suddividono nelle
classi seguenti:
bassa efficienza (filtri P1 - respiratori FFP1, THP 1, TMP 1)
media efficienza (filtri P2 - respiratori FFP2, THP 2, TMP 2)
alta efficienza (filtri P3 - respiratori FFP3, THP 3, TMP 3)
I filtri di media ed alta efficienza sono inoltre differenziati secondo la loro
idoneità a trattenere particelle sia solide che liquide o solide soltanto.
I filtri antigas si suddividono nelle classi seguenti:
piccola capacità (filtri di classe 1)
media capacità (filtri di classe 2)
grande capacità (filtri di classe 3)
Ulteriori dettagli sulle classificazioni sono forniti nelle specifiche norme. Si
deve comunque osservare quanto segue:
- per i filtri antipolvere la suddivisione in classi è correlata alla loro
diversa efficienza di filtrazione;
- per i filtri antigas, invece, la suddivisione in classi è associata alla loro
capacità e cioè alla loro durata (a parità degli altri parametri che tale
durata determinano, quali la concentrazione in aria dell'inquinante, l'umidità
e la temperatura dell'aria ambiente, la frequenza respiratoria ed il volume
respiratorio dell'utilizzatore).
6.1.1 Respiratori con filtro antipolvere
I respiratori con filtro antipolvere non devono essere utilizzati in ambienti in
cui c'è o potrebbe esserci insufficienza di ossigeno (cioè concentrazione di
ossigeno nell'aria ambiente minore del 17% in volume), né dove ci sono o
potrebbero esserci gas o vapori inquinanti, né in atmosfere di immediato
pericolo per la vita o la salute.
La protezione offerta da un respiratore con filtro antipolvere dipende, oltre
che dalla tenuta sul volto, dalla granulometria e dalla distribuzione
granulometrica dell'inquinante nonché dalle caratteristiche costruttive del
filtro stesso.
Sostituzione dei filtri
I filtri devono essere sostituiti in accordo con le istruzioni del fabbricante.
In ogni caso se l'intasamento provoca un aumento sensibile della resistenza
respiratoria, il filtro o il facciale filtrante devono essere immediatamente
sostituiti.
Intasamento dei filtri
Se l'intasamento dei filtri può costituire un problema, dovrebbe essere scelto
un respiratore "resistente all'intasamento". Le norme descrivono due
diverse prove di intasamento: la prima, che fa uso di polvere di dolomite,
intende simulare l'intasamento in un generico ambiente industriale; la seconda,
che fa uso di polvere di carbone, intende simulare l'intasamento relativo
esclusivamente all'industria mineraria carbonifera. Devono essere scelti filtri
adatti al tipo di ambiente industriale.
Impiego dei filtri
Alcuni filtri antipolvere offrono protezione solo contro aerosol solidi e
aerosol liquidi a base acquosa; sono marcati con la seguente dicitura: "Per
uso soltanto contro aerosol solidi". Gli aerosol a base acquosa sono quelli
prodotti da soluzioni e/o da sospensioni di materiale particellare solido in
acqua, in modo che l'inquinamento del posto di lavoro possa attribuirsi
unicamente a tale materiale solido. Se il filtro ha superato, in aggiunta, la
prova di filtrazione con olio di paraffina, esso può essere usato anche contro
aerosol liquidi a base non acquosa.
I filtri antipolvere hanno il codice colore bianco in accordo con la norma
specifica.
6.1.1.1 Facciali filtranti
antipolvere (vedere figura 4)
figura 4 Facciale filtrante antipolvere
Legenda
1 Facciale
2 Bardatura del capo
3 Stringinaso

Questo tipo di respiratore a
filtro è costituito interamente o prevalentemente di materiale filtrante
attraverso il quale passa l'aria inspirata; il respiratore copre almeno il naso
e la bocca.
L'aria espirata può essere scaricata attraverso lo stesso materiale filtrante o
attraverso una valvola di espirazione.
Alcuni tipi, per migliorare l'adattamento al volto, ricorrono ad un adattatore
attorno al naso (stringinaso). L'utilizzatore deve modellare lo stringinaso
prima dell'uso.
Questo respiratore normalmente può essere usato nel corso di un solo turno di
lavoro (monouso) e dovrebbe poi essere gettato. Per eventuali respiratori
riutilizzabili devono essere osservate le istruzioni del fabbricante. In ogni
caso se l'intasamento provoca un aumento sensibile della resistenza
respiratoria, il facciale filtrante deve essere sostituito immediatamente.
Si ricorda che non tutti i facciali filtranti sono provati contro l'intasamento
in quanto si tratta di una prova facoltativa.
Nel prospetto 2 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno dei facciali filtranti (vedere anche punto 4, ultimo capoverso e
UNI EN 149).
prospetto 2 Massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno dei facciali filtranti
|
Classificazione e marcatura
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi (%)
|
|
FFP1
|
22
|
|
FFP2
|
8
|
|
FFP3
|
2
|
I facciali filtranti, secondo la protezione che
offrono, sono marcati con S (contro aerosol solidi e contro aerosol liquidi a
base acquosa) o SL (contro aerosol solidi e liquidi) e con C (se è stata
effettuata la prova di intasamento con polvere di carbone) o D (se è stata
effettuata la prova di intasamento con polvere di dolomite). Per i facciali
filtranti FFP1 non è prevista la marcatura SL.
Se l'efficienza filtrante diminuisce con l'invecchiamento, sulla confezione dei
facciali filtranti è marcata una scadenza e dopo tale data essi non debbono
essere usati.
Campo visivo: generalmente buono ma può verificarsi una sua diminuzione verso
il basso.
Protezione degli occhi: il respiratore non ne fornisce. Per quanto riguarda la
compatibilità con altri dispositivi di protezione individuale, si deve
consultare il fabbricante.
Libertà di movimento: molto buona.
I facciali filtranti devono essere a conchiglia o pieghevoli e possono essere
costituiti da materiali filtranti diversi.
Alcuni facciali filtranti possono essere danneggiati se vengono piegati.
I facciali filtranti non devono essere usati in ambienti nei quali possa
esserci, per il facciale stesso, un rischio di esposizione alla fiamma.
I facciali filtranti antipolvere sono generalmente di colore bianco.
6.1.1.2 Respiratori a quarto di maschera, semimaschera o maschera intera con
filtro antipolvere
Questi apparecchi sono costituiti da un opportuno facciale e da un portafiltro
(per i filtri che vanno inseriti) o da un raccordo filettato (per i filtri
filettati) e da uno o più filtri antipolvere.
La durata dei filtri dipende dalla concentrazione degli inquinanti e dalla
capacità respiratoria dell'utilizzatore. La resistenza all'inspirazione aumenta
con l'uso.
Se l'efficienza di filtrazione diminuisce con l'invecchiamento, una marcatura
sui filtri indica la scadenza e i filtri stessi non devono essere usati dopo
tale data.
I filtri antipolvere sono classificati secondo la loro efficienza filtrante. Ci
sono tre classi di filtri antipolvere: P1, P2 e P3. L'impiego dei filtri P1 è
previsto soltanto contro particelle solide; i filtri P2 e P3 sono suddivisi
secondo la loro capacità di trattenere particelle sia solide sia liquide o
particelle solide soltanto.
6.1.1.2.1 Respiratori con semimaschera o quarto di maschera (vedere figura
5)
figura 5 Respiratore a filtro con semimaschera, portafiltro e inserto
filtrante
Legenda
1 Corpo della maschera
2 Bardatura del capo
3 Prefiltro
4 Filtro
5 Portafiltro
6 Valvola di espirazione
7 Valvola di inspirazione

I respiratori con quarto di
maschera o semimaschera possono utilizzare i seguenti filtri antipolvere:
P1 filtri di bassa efficienza
P2 filtri di media efficienza
P3 filtri di alta efficienza
I filtri antipolvere sono identificati dal colore bianco.
La massa dei filtri, compresa quella dei portafiltri direttamente collegati alle
semimaschere o ai quarti di maschera, non deve essere maggiore di 300 g. Nel
prospetto 3 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale verso
l'interno di respiratori a quarto di maschera o semi maschera con filtro
antipolvere (vedere anche punto 4, ultimo capoverso e UNI EN 140 e UNI EN 143).
prospetto 3 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno di
respiratori a quarto di maschera o semimaschera con filtro antipolvere
|
Tipo di facciale
|
Tipo di filtro
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
|
Quarto di maschera
|
P1
|
22
|
|
Semimaschera
|
P1
|
22
|
|
|
|
|
|
Quarto di maschera
|
P2
|
8
|
|
Semimaschera
|
P2
|
8
|
|
|
|
|
|
Quarto di maschera
|
P3
|
2
|
|
Semimaschera
|
P3
|
2
|
Campo visivo: generalmente buono
ma può verificarsi una sua diminuzione verso il basso.
Protezione degli occhi: il respiratore non ne fornisce. Per quanto riguarda la
compatibilità con altri dispositivi di protezione individuale, si deve
consultare il fabbricante.
Libertà di movimento: molto buona.
Occorre tenere conto del fatto che l'attenuazione della voce comporta una
maggiore difficoltà per la comunicazione orale.
Quando l'apparecchio è equipaggiato con un filtro P3, la resistenza
all'inspirazione può essere relativamente elevata e ciò può renderne l'uso
non confortevole per periodi di tempo di non breve durata, specialmente per
lavori molto faticosi. In tali circostanze è da prendere in considerazione
l'eventuale uso di un apparecchio a ventilazione assistita.
6.1.1.2.2 Respiratori con maschera intera (vedere figura 6)
figura 6 Respiratore a filtro con maschera intera e filtro con attacco
filettato
Legenda
1 Corpo della maschera
2 Bordo di tenuta
3 Schermo visivo
4 Semimaschera interna
5 Bardatura del capo
6 Raccordo
7 Valvola di espirazione
8 Valvola di inspirazione della semimaschera interna
9 Valvola di inspirazione
10 Membrana fonica
11 Bardatura di trasporto
12 Filtro con attacco filettato
13 Tappo

I respiratori con maschera intera
possono utilizzare i seguenti filtri antipolvere:
P1 filtri a bassa efficienza
P2 filtri di media efficienza
P3 filtri di alta efficienza
I filtri antipolvere sono identificati dal colore bianco.
Nel prospetto 4 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno di respiratori a maschera intera con filtro antipolvere (vedere
anche punto 4, ultimo capoverso e UNI EN 136 e UNI EN 143).
prospetto 4 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno di
respiratori a maschera intera con filtro antipolvere
|
Tipo di facciale
|
Tipo di filtro
|
Perdita totale verso
l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
|
Maschera intera
|
P1
|
20
|
|
P2
|
6
|
|
P3
|
0,1
|
Campo visivo: limitato ma
conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 136 per la maschera intera.
Protezione degli occhi: c'è un certo livello di protezione meccanica degli
occhi che dovrebbe risultare adeguato per le normali attività. La protezione da
fattori irritanti è comunque garantita. È anche possibile che risultino
soddisfatti i requisiti imposti da normative specifiche.
Libertà di movimento: molto buona.
Quando la maschera intera è equipaggiata con un filtro P3, la resistenza
all'inspirazione può essere relativamente elevata e ciò può renderne l'uso
non confortevole per periodi di tempo di non breve durata, specialmente per
lavori molto faticosi. In tali circostanze è da prendere in considerazione
l'eventuale uso di un apparecchio a ventilazione assistita.
6.1.1.3 Elettrorespiratori a filtro antipolvere per uso con maschera intera,
semimaschera o quarto di maschera (vedere figura 7)
figura 7 Elettrorespiratore a filtro antipolvere completo di maschera intera
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Tubo di respirazione (bassa pressione)
4 Accoppiamento
5 Portafiltro
6 Filtro
7 Ventilatore
8 Batteria
9 Cintura di sostegno
10 Cavo della batteria

Questi apparecchi sono costituiti da un facciale
(maschera intera o semimaschera o quarto di maschera), da un elettroventilatore
che fornisce all'interno del facciale aria filtrata e da uno o più filtri
antipolvere attraverso i quali passa tutta l'aria fornita al facciale.
L'alimentatore di energia per il ventilatore è generalmente trasportato dallo
stesso utilizzatore. L'aria espirata e quella in eccesso passa direttamente
nell'atmosfera ambiente tramite le valvole di espirazione.
La durata del filtro dipende dalla concentrazione dell'inquinante. La resistenza
al flusso d'aria aumenta con l'uso e prima dell'impiego bisogna avere cura di
provare l'entità del flusso. Con questi apparecchi devono essere usati soltanto
quei filtri che sono marcati secondo la classificazione TMP:
TMP 1 filtri di bassa efficienza
TMP 2 filtri di media efficienza
TMP 3 filtri di alta efficienza
I filtri antipolvere sono identificati dal colore bianco.
La classificazione dell'apparecchio di protezione coincide con quella della
marcatura sul filtro.
Nel prospetto 5 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno degli elettrorespiratori a filtro antipolvere (vedere anche
punto 4, ultimo capoverso e UNI EN 147).
prospetto 5 Massimi valori
ammessi per la perdita totale verso l'interno degli elettrorespiratori a filtro
antipolvere
|
Classificazione e marcatura
dell'apparecchio
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
|
|
elettroventilatore
|
|
|
acceso
|
spento (a)
|
|
TMP 1
|
5
|
10
|
|
TMP 2
|
1
|
10
|
|
TMP 3
|
0,05
|
5
|
|
(a) Lo stato di elettroventilatore
spento è da considerarsi una situazione anormale; anche per tale
situazione vengono tuttavia forniti i massimi valori ammessi per la
perdita totale verso l'interno.
|
I valori su riportati della massima perdita totale
verso l'interno trovano applicazione indipendentemente dal tipo di facciale.
Campo visivo: lo stesso che offre il facciale adottato quando viene usato in
assenza di ventilazione assistita.
Protezione degli occhi: la stessa che offre il facciale adottato quando viene
usato in assenza di ventilazione assistita.
Libertà di movimento: l'apparecchio di protezione può risultare piuttosto
ingombrante da indossare ma il suo funzionamento, che non prevede l'uso di aria
proveniente da una linea, consente una libertà di movimento piuttosto buona. Può
esserci qualche problema nel muoversi attraverso aperture di piccole dimensioni.
Se è previsto l'uso dell'apparecchio di un'atmosfera esplosiva o infiammabile,
esso deve avere una marcatura specifica (EN 50020).
È necessaria un'accurata manutenzione dei motori e delle batterie; prima
dell'uso deve essere controllato il flusso d'aria. Qualora le batterie siano di
tipo ricaricabile si deve richiedere un'attrezzatura per il caricamento delle
batterie stesse. Particolare attenzione deve essere prestata alle istruzioni del
fabbricante.
A motivo della bassa resistenza inspiratoria e dell'effetto refrigerante
dell'aria fornita, questo apparecchio di protezione è piuttosto confortevole
per l'utilizzatore e può essere indossato per periodi di tempo prolungati. La
durata di impiego è condizionata dall'autonomia delle batterie, ma UNI EN 147
stabilisce il requisito secondo il quale le batterie a piena carica devono
funzionare per un periodo minimo di 4 h. Il fabbricante deve comunque indicare
l'effettiva durata di funzionamento delle batterie a piena carica.
Pur esistendo in questo apparecchio un elevato flusso d'aria, ciò non
garantisce sicura protezione se l'utilizzatore ha barba o basette.
È vantaggioso usare un apparecchio dotato di un dispositivo d'allarme,
facilmente controllabile da parte dell'utilizzatore, che segnali un basso valore
del flusso.
Alle basse temperature, poiché questi apparecchi producono un flusso d'aria che
lambisce il volto, ciò può essere motivo di disagio per l'utilizzatore. È
inoltre possibile che diminuisca l'autonomia della batteria per la ventilazione
assistita. In tal caso può essere necessario disporre di una seconda batteria a
piena carica pronta per l'uso.
6.1.1.4 Elettrorespiratori a filtro antipolvere per uso con elmetto o casco o
cappuccio (vedere figura 8)
figura 8 Elettrorespiratore a filtro antipolvere completo di elmetto
Legenda
1 Filtro
2 Prefiltro
3 Ventilatore
4 Schermo visivo
5 Bardatura del capo
6 Bordo di tenuta
7 Batteria
8 Cintura di sostegno
9 Cavo della batteria

Questi apparecchi sono costituiti
da un elmetto (UNI EN 397), o un casco o un cappuccio, da un elettroventilatore
e da uno o più filtri antipolvere. Questi componenti possono essere realizzati
in maniera da costituire una sola unità. Il ventilatore rifornisce
l'utilizzatore di un flusso di aria ambiente filtrata. L'aria in eccesso
rispetto alla domanda dell'utilizzatore viene scaricata per mezzo di valvole di
espirazione o di altre uscite, secondo la costruzione dell'apparecchio. Nella
figura 9 sono riportati alcuni esempi di facciali utilizzati in questo tipo di
apparecchi.
La durata del filtro dipende dalla concentrazione dell'inquinante. La resistenza
al flusso d'aria aumenta con l'uso e prima dell'impiego bisogna avere cura di
provare l'entità del flusso. Con questi apparecchi devono essere usati soltanto
quei filtri che sono marcati secondo la classificazione THP:
THP 1 filtri di bassa efficienza
THP 2 filtri di media efficienza
THP 3 filtri di alta efficienza
I filtri antipolvere sono identificati dal colore bianco.
figura 9 Esempi di facciali
utilizzati in elettrorespiratori per uso con elmetto o casco o cappuccio

La classificazione
dell'apparecchio coincide con quella della marcatura sul filtro e si deve tenere
in considerazione che la classificazione THP 3 comporta che il mezzo di
protezione sia equipaggiato con un indicatore di flusso o di pressione.
L'uso di questo apparecchio di protezione è limitato ad ambienti dai quali
l'utilizzatore possa fuggire incolume anche senza l'aiuto dell'apparecchio
stesso. In atmosfere nelle quali l'ossigeno è insufficiente deve essere
adottato un respiratore isolante con esclusione del tipo a presa d'aria esterna
non assistito. Ciò vale anche nel caso di inquinanti pericolosi o di elevate
concentrazioni di inquinanti di media tossicità.
Prima dell'uso devono essere controllati il flusso d'aria iniziale e, per gli
apparecchi classificati THP 3, il funzionamento del dispositivo d'allarme.
Nel prospetto 6 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno degli elettrorespiratori a filtro antipolvere con elmetto, casco
o cappuccio (vedere anche punto 4, ultimo capoverso e UNI EN 146).
prospetto 6 Massimi valori
ammessi per la perdita totale verso l'interno degli elettrorespiratori a filtro
antipolvere con elmetto, casco o cappuccio
|
Classificazione e marcatura
dell'apparecchio
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
|
THP 1
|
10
|
|
THP 2
|
5
|
|
THP 3
|
0,2
|
Campo visivo: in accordo con i requisiti della norma europea ma nell'uso
effettivo può esservi qualche variazione dovuta alla distanza del visore degli
occhi.
Protezione degli occhi: c'è un certo livello di protezione meccanica degli
occhi che dovrebbe risultare adeguato per le normali attività. La protezione da
fattori irritanti è comunque garantita. È anche possibile che risultino
soddisfatti i requisiti imposti da normative specifiche.
Libertà di movimento: l'apparecchio può risultare piuttosto ingombrante da
indossare ma il suo funzionamento, che non prevede l'uso di aria proveniente da
una linea, consente una libertà di movimento piuttosto buona. Può esserci
qualche problema nel muoversi attraverso aperture di piccole dimensioni.
Poiché non è previsto che il mezzo di protezione aderisca fortemente al volto,
esso può risultare comodo per l'utilizzatore e perciò può essere indossato
per periodi di tempo prolungati. La durata di impiego è condizionata
dall'autonomia delle batterie, ma la UNI EN 146 stabilisce il requisito secondo
il quale le batterie a piena carica devono funzionare per un periodo minimo di 4
h. Il fabbricante deve comunque indicare l'effettiva durata di funzionamento
delle batterie a piena carica.
Alle basse temperature, poiché questi apparecchi producono un flusso d'aria che
lambisce il volto, ciò può essere motivo di disagio per l'utilizzatore. È
inoltre possibile che diminuisca l'autonomia delle batterie per la ventilazione
forzata.
Se l'apparecchio deve essere usato in zone esposte a forte vento, è necessario
sceglierne un tipo che non risenta molto degli spostamenti laterali causati dal
vento stesso.
La protezione offerta da questi apparecchi non è dovuta ad una completa tenuta
fra il volto ed il facciale, ma ad un flusso d'aria continuo che ne fuoriesce.
Nel caso di intensità di lavoro molto elevate, la pressione all'interno del
facciale può diventare negativa durante il picco di inspirazione e in tal caso
la perdita verso l'interno aumenta.
Questi apparecchi non sono concepiti per fornire protezione con l'elettroventilatore
spento e in questo stato non devono essere usati poiché i livelli di anidride
carbonica possono raggiungere molto rapidamente concentrazioni pericolose. Se è
necessaria una sicurezza intrinseca, l'apparecchio deve avere una marcatura
specifica (EN 50020).
6.1.2 Respiratori con filtro antigas
I respiratori con filtro antigas non devono essere utilizzati in ambienti in cui
c'è o potrebbe esserci insufficienza di ossigeno (cioè ossigeno al di sotto
del 17% in volume). I filtri antigas eliminano dall'aria inspirata specifici gas
e vapori. Esistono anche filtri combinati, cioè antipolvere e antigas insieme,
che trattengono particelle solide e/o liquide in sospensione nonché specifici
gas e vapori.
I filtri antigas eliminano i gas e i vapori per absorbimento, per adsorbimento,
per reazione chimica e per catalisi o per una combinazione di questi metodi. Il
filtro antigas elimina dall'aria inspirata limitate concentrazioni di specifici
gas o vapori fino al momento in cui il materiale filtrante non viene saturato:
raggiunto il cosiddetto "punto di rottura" l'inquinante attraversa il
filtro, ormai esaurito, raggiungendo le vie respiratorie dell'utilizzatore.
Tuttavia, la concentrazione di inquinante nell'atmosfera non deve essere
maggiore della capacità di protezione offerta dal mezzo protettivo nel suo
complesso. Questa, una volta accertata l'integrità del facciale e dei
componenti, dipende dalle perdite lungo il bordo del facciale e attraverso le
valvole di espirazione.
Sostituzione ed impiego dei filtri
La durata di un filtro antigas dipende dalla capacità filtrante del materiale,
dalla concentrazione della sostanza inquinante, dall'umidità e dalla
temperatura dell'aria, dalla frequenza e dal volume di respirazione
dell'utilizzatore. Deve sempre essere usata prudenza. Se nell'aria di
inspirazione si avverte l'odore della sostanza, e ad un controllo
dell'adattamento del facciale questo risulta soddisfacente, il filtro deve
essere immediatamente sostituito.
Non sempre può riporsi fiducia nell'olfatto per avere un'indicazione circa la
necessità di sostituire un filtro e nei casi dubbi si consiglia di consultare
il fabbricante. Se l'inquinamento è dovuto ad una miscela di diversi
inquinanti, la durata di un filtro antigas può diminuire. In alcuni casi
durante l'uso può manifestarsi un desorbimento dell'inquinante; è questo il
caso dei composti organici a basso punto di ebollizione se il filtro viene usato
più volte. È per tale motivo che i filtri tipo AX antigas e combinati contro
composti organici a basso punto di ebollizione possono essere usati soltanto una
volta e sono marcati con la dicitura "solo per monouso".
Se i filtri antigas devono essere usati da persone che non sono in grado di
avvertire l'odore degli inquinanti (circostanza che può verificarsi anche per
assuefazione) o contro gas privi di odore, deve essere predisposta una
regolamentazione d'uso specifica per garantire la sostituzione del filtro
antigas prima che si verifichi il passaggio dell'inquinante. In situazioni del
genere è tuttavia preferibile usare respiratori isolanti.
Avvertenze:
a) per i facciali filtranti antigas o combinati si applica la UNI EN 405;
b) le revisioni in corso delle norme EN 146 ed EN 147 prendono in considerazione
anche gli elettrorespiratori con filtri antigas.
6.1.2.1. Tipi di filtri
6.1.2.1.1 Filtri di tipo A, B, E e K (UNI EN 141)
I filtri antigas appartengono ad uno dei seguenti tipi o loro combinazioni (in
quest'ultimo caso si parla di filtri multitipo):
Tipo A da usare contro determinati gas e vapori di composti organici con punto
di ebollizione al disopra di 65 °C, secondo le indicazioni del fabbricante;
Tipo B da usare contro determinati gas e vapori di composti inorganici, secondo
le indicazioni del fabbricante (con esclusione dell'ossido di carbonio);
Tipo E da usare contro anidride solforosa e altri gas e vapori acidi, secondo le
indicazioni del fabbricante;
Tipo K da usare contro ammoniaca e derivati organici ammoniacali, secondo le
indicazioni del fabbricante.
6.1.2.1.2 Filtri tipo AX (UNI EN 371)
Sono filtri antigas e combinati da utilizzare contro composti organici a basso
punto di ebollizione (minore di 65 °C).
6.1.2.1.3 Filtri tipo SX (UNI EN 372)
Sono filtri antigas e combinati da utilizzare contro composti specificamente
indicati (per esempio diclorometano).
Attualmente non sono oggetto di alcuna norma i filtri contro il monossido di
carbonio (ad accezione di quanto concerne i dispositivi di fuga) e contro
sostanze radioattive. Laddove sia possibile la presenza di ossido di carbonio si
raccomanda l'uso di respiratori isolanti.
6.1.2.1.4 Filtri speciali (UNI EN 141)
I filtri speciali sono:
Tipo NO - P3 da usare contro fumi azotati (NO, NO2, NOx);
Tipo Hg - P3 da usare contro mercurio.
I filtri speciali sono sempre filtri combinati (vedere 6.1.2.4): la combinazione
è sempre realizzata con un filtro P3.
6.1.2.2 Classi di filtri antigas
Esistono tre classi di filtri antigas per i tipi A, B, E e K:
Classe 1 - filtri di piccola capacità
Classe 2 - filtri di media capacità
Classe 3 - filtri di grande capacità
La protezione assicurata da un filtro di classe 2 o 3 include la protezione
assicurata dal corrispondente filtro di classe inferiore.
Le concentrazioni dei gas di prova e i tempi di rottura relativi alle tre
classi, forniti dalla UNI EN 141, valgono soltanto ai fini delle prove di
laboratorio e non devono assolutamente essere riguardati come il limite di
esposizione, ma soltanto come il limite di utilizzo. Nell'uso pratico, infatti,
pur valendo la regola di non utilizzare i filtri antigas in presenza di
concentrazioni di inquinanti maggiori di quelle realizzate in laboratorio per
provare le diverse classi di filtri (cioè 0,1% = 1 000 ppm per la classe 1;
0,5% = 5 000 ppm per la classe 2; 1% = 10 000 ppm per la classe 3), il limite
massimo di esposizione per l'utilizzo di un respiratore con filtro antigas deve
essere di volta in volta valutato in relazione al valore limite di soglia per
l'esposizione allo specifico inquinante (TLV 4)) ed alla perdita
verso l'interno imputabile al facciale.
Per i filtri AX, SX e per i filtri speciali è prevista una sola classe.
________________________
4) TLV = Threshold Limit Value (Valore limite di soglia)
________________________
6.1.2.3 Marcatura dei filtri antigas
La marcatura dei filtri antigas stabilita dalla UNI EN 141 fornisce informazioni
in merito alle circostanze nelle quali i filtri possono essere utilizzati e
comprende le voci seguenti:
- il tipo di filtro antigas con una delle lettere maiuscole A, B, E o K, oppure
con una loro combinazione, oppure con NO-P3 o Hg-P3;
- la classe del filtro antigas con il numero 1, 2 o 3 dopo l'indicazione del
tipo;
- il colore o la banda colorata, secondo il tipo di filtro antigas:
|
Tipo A e AX
|
marrone
|
o combinazioni di questi
|
|
Tipo B
|
grigio
|
|
Tipo E
|
giallo
|
|
Tipo K
|
verde
|
|
Tipo SX
|
violetto
|
|
Tipo NO-P3
|
blu
|
|
Tipo Hg-P3
|
bianco
|
- l'anno e il mese di scadenza, eventualmente con l'uso di pittogrammi
(clessidra).
Si ricorda inoltre che:
- i filtri tipo AX ed SX riportano l'indicazione "Solo per monouso";
- il filtro tipo NO-P3 riporta l'indicazione "Da usare una sola volta"
(cioè solo per monouso);
- il filtro tipo Hg-P3 riporta l'indicazione "Durata massima di impiego 50
h".
Altre limitazioni sull'utilizzo dei filtri possono ricavarsi dalle istruzioni
per l'uso fornite dal fabbricante.
6.1.2.4 Filtri combinati
Oltre ai filtri antigas, descritti in precedenza, è possibile l'uso di filtri
combinati che trattengono anche particelle in sospensione solide e/o liquide.
La combinazione deve essere realizzata in modo che l'aria di inspirazione
attraversi prima il filtro antipolvere.
I filtri antipolvere, già descritti in dettaglio, sono soggetti alle stesse
limitazioni riportate in 6.1.1.
I filtri combinati sono marcati come filtri antipolvere (vedere 6.1.1.2) e
filtri antigas (vedere 6.1.2.3), per esempio ABEK1-P3 (per ulteriori dettagli
vedere UNI EN 141).
6.1.2.5 Respiratori a quarto di maschera, semimaschera o maschera intera con
filtro antigas (o combinato)
Questi apparecchi sono costituiti da un facciale e da uno o più filtri
collegati al facciale in modo opportuno. Si può nuovamente fare riferimento
alle figure 5 e 6 purché in esse i filtri siano riguardati come filtri antigas
(o combinati).
L'aria inquinata è trascinata per azione dei polmoni verso l'interno del
facciale attraverso il sistema filtrante accoppiato alle relative valvole di
inspirazione (di non ritorno). L'aria espirata passa nell'atmosfera attraverso
una o più valvole di espirazione.
In presenza di un gas irritante non è raccomandato l'uso della combinazione di
una semimaschera o di un quarto di maschera con un dispositivo di protezione
degli occhi. In casi del genere è più opportuno usare una maschera intera.
La massa dei filtri da collegare direttamente alle semimaschere o quarti di
maschera, comprensiva dei relativi portafiltro, non deve essere maggiore di 300
g mentre, per quelli da collegare direttamente alle maschere intere, non deve
essere maggiore di 500 g.
La perdita totale verso l'interno è dovuta alle seguenti componenti: la perdita
imputabile al facciale (bordo di tenuta e valvola, o valvole di espirazione) e
la penetrazione attraverso l'eventuale filtro antipolvere. Il filtro antigas ha
una capacità specifica fino a che l'inquinante non ne determini la saturazione
(punto di rottura).
Nel prospetto 7 è riportato il quadro dei massimi valori ammessi per la perdita
totale verso l'interno nel caso di utilizzo della semimaschera (o nel quarto di
maschera) e della maschera intera con filtri antigas o con filtri antipolvere (o
combinati) (vedere anche punto 4, ultimo capoverso e UNI EN 136, UNI EN 140, UNI
EN 141 e UNI EN 143).
prospetto 7 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno
delle semimaschere (o quarti di maschera) e delle maschere intere con filtri
antigas o antipolvere (o combinati)
|
Tipo di facciale
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
|
Filtro antigas
(gas e vapori)
|
Filtro antipolvere (polveri, fumi, nebbie) o componente antipolvere
di un filtro combinato
|
|
P1
|
P2
|
P3
|
|
Semimaschera o Quarto di maschera
|
2
|
22
|
8
|
2
|
|
Maschera intera
|
0,05
|
20
|
6
|
0,1
|
6.1.2.5.1 Respiratori con semimaschera o quarto di maschera
Campo visivo: generalmente buono, ma può verificarsi una sua diminuzione verso
il basso.
Protezione degli occhi: il respiratore non ne fornisce. È opportuno consultare
il fabbricante circa la possibilità di una protezione degli occhi compatibile.
Libertà di movimento: molto buona.
6.1.2.5.2 Respiratori con maschera intera
Campo visivo: limitato ma conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 136.
Protezione degli occhi: c'è un certo livello di protezione meccanica degli
occhi che dovrebbe risultare adeguato per le normali attività. La protezione da
fattori irritanti è comunque garantita. È anche possibile che risultino
soddisfatti i requisiti previste da normative specifiche.
Libertà di movimento: molto buona.
La maschera intera è di solito usata con i filtri antigas e antipolvere che
hanno le migliori prestazioni per cui si avrà una resistenza inspiratoria
relativamente elevata che ne rende l'uso non confortevole per lunghi periodi di
tempo.
6.2 Respiratori isolanti
Un respiratore isolante protegge da insufficienza di ossigeno e da atmosfere
inquinate funzionando in modo indipendente dall'atmosfera ambiente.
Con questi apparecchi l'utilizzatore viene rifornito di gas respirabile non
inquinato che può essere aria od ossigeno.
I principali tipi di respiratori isolanti sono riportati nello schema di figura
10.
figura 10 Classificazione dei respiratori isolanti

6.2.1 Respiratori isolanti a presa d'aria esterna
I respiratori isolanti a presa d'aria esterna sono suddivisi in due classi:
classe 1: per impieghi leggeri, cioè per essere usati in condizioni di lavoro
nelle quali sia trascurabile il rischio di danneggiamenti meccanici
dell'apparecchio;
classe 2: per impieghi gravosi, cioè per essere usati in condizioni di lavoro
nelle quali sia necessario un apparecchio meccanicamente robusto.
Queste due classi differiscono quindi per la robustezza meccanica dei tubi, ma
non per il livello di protezione offerto alle vie respiratorie.
6.2.1.1 Tipo non assistito (vedere figura 11)
figura 11 Respiratore isolante a presa d'aria esterna non assistito
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Tubo di respirazione
4 Tubo per la presa d'aria esterna
5 Accoppiamento
6 Cintura di sostegno
7 Picchetto di ancoraggio
8 Filtro grossolano

Questo respiratore consente all'utilizzatore di essere rifornito di aria non
inquinata, mediante la propria azione respiratoria, attraverso un tubo per la
presa d'aria esterna. L'aria espirata defluisce nell'atmosfera ambiente.
Per tale apparecchio, che può essere utilizzato soltanto con una maschera
intera o con un boccaglio ma non con una semimaschera, è prevista soltanto la
classe 2.
È essenziale che la presa d'aria sia posizionata in una zona con atmosfera non
inquinata e ben lontana da qualsiasi scarico di sorgenti inquinanti.
Se il respiratore isolante a presa d'aria esterna viene usato in atmosfere di
immediato pericolo per la vita, bisogna essere certi della sicurezza
dell'utilizzatore. In tal caso devono essere previste le seguenti precauzioni:
a) la presenza di un assistente;
b) nei casi in cui l'assistente non sia in grado di vedere e di udire gli
utilizzatori, almeno un componente della squadra di utilizzatori deve essere
equipaggiato con un mezzo di comunicazione che consenta un contatto continuo con
l'assistente posizionato vicino alla presa d'aria esterna.
La lunghezza del tubo per la presa d'aria esterna è limitata dalla resistenza
inspiratoria che esso offre alla respirazione. Si raccomanda che tale tubo sia
di un tipo che opponga una bassa resistenza al flusso d'aria. Esso deve inoltre
essere costituito da un singolo pezzo, cioè non deve essere realizzato
raccordando insieme tubi di lunghezza inferiore.
È necessario fare attenzione per evitare di danneggiare il tubo. Nel caso vi
sia la possibilità che il tubo venga a contatto di superfici calde, si deve
scegliere un tubo resistente al calore.
Può ritenersi che il funzionamento non risenta di alcun disturbo
nell'intervallo di temperatura fra - 6 °C e + 60 °C. Possono essere realizzati
apparecchi in grado di funzionare al di là di questi limiti; essi hanno una
marcatura specifica.
L'estremità libera del tubo è dotata di un filtro grossolano per trattenere
eventuali frammenti di detriti. L'ancoraggio dell'estremità del tubo e del
filtro deve essere predisposto con accuratezza in modo da impedire che questi
possano essere trascinati all'interno dell'atmosfera inquinata.
Nel prospetto 8 sono ripostati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno dei respiratori isolanti a presa d'aria esterna non assistiti
(vedere anche punto 4, ultimo capoverso).
prospetto 8 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno dei
respiratori isolanti a presa d'aria esterna non assistiti
|
Facciale
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
Norme di riferimento
|
|
Maschera intera
|
0,05
|
UNI EN 138 - UNI EN 136
|
|
Boccaglio
|
non specificato
|
UNI EN 138 - UNI EN 142
|
Campo visivo: conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 136.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalla UNI EN 136. Possono trovare applicazione ulteriori requisiti per la
protezione degli occhi in accordo a normative specifiche.
Libertà di movimento: l'utilizzatore è limitato nei movimenti dal tubo per la
presa d'aria esterna e per ritornare in un'atmosfera respirabile è costretto a
rifare il cammino d'ingresso in senso inverso.
6.2.1.2 Tipo assistito manualmente (vedere figura 12)
figura 12 Respiratore isolante a presa d'aria esterna assistito manualmente
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di sicurezza per sovrapressione
4 Tubo di respirazione
5 Tubo per la presa d'aria esterna
6 Accoppiamento
7 Cintura di sostegno
8 Sacco polmone
9 Ventilatore manuale

Questo apparecchio consente all'utilizzatore di essere rifornito di aria non
inquinata che, per mezzo di un dispositivo di ventilazione azionato manualmente,
viene forzata in un tubo per l'alimentazione con aria a bassa pressione. In caso
di emergenza l'utilizzatore ha la possibilità di inspirare anche se il
dispositivo di ventilazione non è in funzione. L'aria espirata defluisce
nell'atmosfera ambiente. L'apparecchio comprende una semimaschera, una maschera
intera o un boccaglio.
Se il respiratore isolante a presa d'aria esterna viene usato in atmosfere di
immediato pericolo per la vita, bisogna essere certi della sicurezza
dell'utilizzatore. In tal caso devono essere previste le precauzioni seguenti:
a) la presenza di un assistente;
b) nei casi in cui l'assistente non sia in grado di vedere e di udire gli
utilizzatori, almeno un componente della squadra di utilizzatori deve essere
equipaggiato con un mezzo di comunicazione che consenta un contatto continuo con
l'assistente posizionato vicino alla presa d'aria esterna.
È necessario fare attenzione per evitare di danneggiare il tubo.
Si raccomanda che il respiratore isolante a presa d'aria esterna assistito, sia
dotato di un sacco polmone, o di una valvola di sicurezza per sovrapressione,
per compensare le variazioni dell'alimentazione d'aria.
I ventilatori azionati manualmente sono tali da poter essere fatti funzionare
continuativamente da un solo operatore, con la minima alimentazione d'aria
prevista dal fabbricante, per un periodo di 30 min.
L'aria fornita all'utilizzatore dovrebbe essere di qualità respirabile (vedere
UNI EN 132) e minime dovrebbero essere le impurezze che, in ogni caso, non
devono superare i valori limite di soglia per l'esposizione negli ambienti di
lavoro.
Per intensità di lavoro molto elevate la pressione all'interno della maschera
può diventare negativa in corrispondenza ai picchi di inspirazione.
Può ritenersi che il funzionamento non risenta di alcun disturbo
nell'intervallo di temperatura fra - 6 °C e + 60 °C. Possono essere realizzati
apparecchi in grado di funzionare al di là di questi limiti; essi hanno una
marcatura specifica.
Nel prospetto 9 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno dei respiratori isolanti a presa d'aria esterna assistiti
manualmente (vedere anche punto 4, ultimo capoverso).
prospetto 9 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno dei
respiratori isolanti a presa d'aria esterna assistiti manualmente
|
Facciale
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
Norme di riferimento
|
|
Semimaschera
|
2
|
UNI EN 138 - UNI EN 140
|
|
Maschera intera
|
0,05
|
UNI EN 138 - UNI EN 136
|
|
Boccaglio
|
non specificato
|
UNI EN 138 - UNI EN 142
|
Campo visivo: per l'utilizzo con maschera intera è conforme ai requisiti
previsti dalla UNI EN 136.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalla UNI EN 136. Possono trovare applicazione ulteriori requisiti per la
protezione degli occhi in accordo a normative specifiche.
Libertà di movimento: l'utilizzatore è limitato nei movimenti dal tubo per la
presa d'aria esterna e per ritornare in un'atmosfera respirabile è costretto a
rifare il cammino d'ingresso in senso inverso.
6.2.1.3 Tipo assistito con motore (vedere figura 13)
figura 13 Respiratore isolante a presa d'aria esterna assistito con motore
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di sicurezza per sovrapressione
4 Tubo di respirazione
5 Tubo per la presa d'aria esterna
6 Accoppiamento
7 Cintura di sostegno
8 Sacco polmone
9 Ventilatore (motorizzato) o iniettore ad aria compressa

Questo apparecchio, che comprende una maschera intera o una semimaschera o un
boccaglio o un cappuccio, consente all'utilizzatore di essere rifornito di aria
non inquinata che, tramite un ventilatore a motore o un iniettore o altri mezzi,
viene forzato in un tubo per l'alimentazione con aria a bassa pressione. L'aria
espirata defluisce nell'atmosfera ambiente. Eccetto il caso in cui indossi un
cappuccio, l'utilizzatore in caso di emergenza continua ad essere protetto anche
se il dispositivo per l'alimentazione d'aria non è in funzione.
Si raccomanda che il respiratore isolante a presa d'aria esterna assistito con
motore, eccetto il caso in cui si utilizzi un cappuccio, sia dotato di un sacco
polmone, o di una valvola di sicurezza per sovrapressione, per compensare le
variazioni dell'alimentazione d'aria.
Se il respiratore isolante a presa d'aria esterna viene usato in atmosfere di
immediato pericolo per la vita, bisogna essere certi della sicurezza
dell'utilizzatore. In tal caso devono essere previste le precauzioni seguenti:
a) la presenza di un assistente;
b) nei casi in cui l'assistente non sia in grado di vedere e di udire gli
utilizzatori, almeno un componente della squadra di utilizzatori deve essere
equipaggiato con un mezzo di comunicazione che consenta un contatto continuo con
l'assistente posizionato vicino alla presa d'aria esterna.
È necessario fare attenzione per evitare di danneggiare il tubo.
Il ventilatore deve essere fatto funzionare alla velocità indicata dal
fabbricante.
L'aria fornita all'utilizzatore dovrebbe essere di qualità respirabile (vedere
UNI EN 132) e minime dovrebbero essere le impurezze che, in ogni caso, non
devono superare i valori limite di soglia per l'esposizione negli ambienti di
lavoro.
La temperatura dell'aria deve essere confortevole.
Nel prospetto 10 sono riportati i massimi valori ammessi per la perdita totale
verso l'interno dei respiratori isolanti a presa d'aria esterna assistiti con
motore (vedere anche punto 4, ultimo capoverso).
prospetto 10 Massimi valori ammessi per la perdita totale verso l'interno dei
respiratori isolanti a presa d'aria esterna assistiti con motore
|
Facciale
|
Perdita totale verso l'interno
Massimi valori ammessi
(%)
|
Norme di riferimento
|
|
Semimaschera
|
2
|
UNI EN 138 - UNI EN 140
|
|
Maschera intera
|
0,05
|
UNI EN 138 - UNI EN 136
|
|
Cappuccio
|
0,5
(con la valvola di regolazione del flusso continuo in posizione
completamente chiusa)
|
UNI EN 269
|
Campo visivo: conforme ai requisiti delle specifiche norme; nell'uso pratico può
tuttavia verificarsi con i cappucci qualche variazione dovuta all'effettiva
distanza fra lo schermo visivo e gli occhi.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalla UNI EN 136 e UNI EN 269. Possono trovare applicazione ulteriori requisiti
per la protezione degli occhi in accordo a normative specifiche.
Libertà di movimento: l'utilizzatore è limitato nei movimenti dal tubo per la
presa d'aria esterna e per ritornare in un'atmosfera respirabile è costretto a
rifare il cammino d'ingresso in senso inverso.
6.2.2 Respiratori isolanti ad adduzione di aria compressa
6.2.2.1 Tipo a flusso continuo (vedere figura 14)
figura 14 Respiratore isolante ad adduzione di aria compressa, tipo a flusso
continuo
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di inspirazione
4 Valvola di espirazione
5 Tubo di respirazione
6 Accoppiamento e valvola di regolazione del flusso
7 Cintura o bardatura di sostegno
8 Tubo di adduzione aria compressa (media pressione)
9 Manometro
10 Riduttore di pressione con allarme
11 Bombola di aria compressa
12 Rete di aria compressa
13 Filtro per aria compressa
14 Separatore di condensa

Questo apparecchio consente all'utilizzatore di essere rifornito, all'interno di
un opportuno facciale 5) con un flusso continuo di aria respirabile
attraverso un tubo di respirazione per bassa pressione. L'apparecchio può
incorporare una valvola di regolazione del flusso che può essere trasportata
dallo stesso utilizzatore. Un tubo di collegamento per media pressione collega
l'utilizzatore ad una sorgente di alimentazione di aria compressa. Opportune
condotte di aria compressa, bombole di aria compressa, compressori d'aria
costituiscono altrettanti esempi di sorgenti di alimentazione di aria compressa.
Una valvola automatica di sovrapressione può essere inserita nel tubo di
respirazione.
Gli apparecchi comprendenti un cappuccio sono suddivisi in due classi: classe 1
(per impieghi leggeri) e classe 2 (per impieghi gravosi).
Queste due classi differiscono per la robustezza meccanica dei tubi, ma non per
il livello di protezione offerto alle vie respiratorie. La UNI EN 271 riguarda
gli equipaggiamenti da usare in operazioni di sabbiatura.
Esistono requisiti relativi all'intervallo di temperatura in cui è ammesso
l'impiego, alla resistenza al calore ed alle proprietà elettrostatiche dei
tubi, eccetera Tali fattori devono essere presi in considerazione quando si
sceglie questo apparecchio.
L'apparecchio può essere usato soltanto dove sia disponibile un'adeguata
alimentazione continua di aria compressa respirabile. I minimi valori del flusso
e della pressione dell'aria di alimentazione sono specificati dal fabbricante.
________________________
5) La dizione "opportuno facciale" sta ad indicare una maschera
intera, una semimaschera, un boccaglio o un cappuccio in accordo con le
rispettive norme UNI EN 136, UNI EN 140, UNI EN 142, UNI EN 270 o UNI EN 271.
________________________
Se il respiratore isolante ad adduzione di aria compressa viene usato in
atmosfere di immediato pericolo per la vita, bisogna essere certi della
sicurezza dell'utilizzatore. In tal caso devono essere previste le precauzioni
seguenti:
a) la presenza di un assistente;
b) un'adeguata riserva d'aria;
c) segnali di comunicazione opportuni e concordati;
nei casi in cui l'assistente non sia in grado di vedere e di udire gli
utilizzatori si raccomanda che:
d) l'apparecchio sia provvisto di un'alimentazione d'aria ausiliaria autonoma
(autorespiratore di emergenza o fuga);
e) almeno un componente della squadra di utilizzatori sia equipaggiato con un
mezzo di comunicazione che consenta un contatto continuo con l'assistente
posizionato all'esterno della zona a rischio.
L'aria fornita all'utilizzatore dovrebbe essere di qualità respirabile (vedere
UNI EN 132) e minime dovrebbero essere le impurezze che, in ogni caso, non
devono superare i valori limite di soglia per l'esposizione negli ambienti di
lavoro mentre il contenuto di olio deve essere tale che l'aria sia priva del suo
odore.
ATTENZIONE: In questo tipo di apparecchi non devono essere usati ossigeno o aria
arricchita di ossigeno poiché ciò costituisce un rischio di esplosione.
Le condotte dell'aria compressa utilizzate per l'alimentazione di aria
respirabile non devono essere collegate con condotte di altri gas (per esempio
azoto).
Nell'aria compressa di alimentazione non ci deve essere acqua condensata e si
raccomanda che l'umidità relativa non sia maggiore dell'85%. La temperatura
dell'aria respirata dall'utilizzatore deve essere confortevole per cui, se
necessario, deve essere installato un dispositivo per la regolazione della
temperatura dell'aria. Alle basse temperature deve essere usata aria con un
punto di rugiada sufficientemente basso da evitare congelamento interno.
Le istruzioni per l'uso devono indicare la massima e la minima pressione di
esercizio dell'aria di alimentazione, la pressione di esercizio e la massima
lunghezza del tubo di alimentazione di aria compressa, il minimo valore del
flusso d'aria nonché altre limitazioni all'impiego dell'apparecchio.
Perdita verso l'interno: massimi valori ammessi (%):
L'effettiva perdita verso l'interno dipende dal flusso d'aria fornito. Il valore
minimo del flusso d'aria è indicato nelle istruzioni per l'uso.
Se il facciale (semimaschera o maschera intera) è scelto correttamente e viene
indossata la taglia che meglio si adatta all'utilizzatore e se l'alimentazione
d'aria è adeguata, la perdita verso l'interno è bassa.
I respiratori isolanti ad adduzione di aria compressa comprendenti un cappuccio
possono avere una perdita verso l'interno dello 0,5% quando la valvola di
regolazione del flusso continuo è in posizione completamente chiusa alla minima
pressione dell'aria di alimentazione (UNI EN 270).
Il massimo valore consentito per la perdita verso l'interno negli apparecchi per
uso in operazioni di sabbiatura è pari allo 0,1% (UNI EN 271).
Campo visivo: conforme ai requisiti delle specifiche norme; nell'uso pratico può
tuttavia verificarsi con i cappucci qualche variazione dovuta all'effettiva
distanza tra lo schermo visivo e gli occhi.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalle UNI EN 136, UNI EN 270 ed UNI EN 271. Possono trovare applicazione
ulteriori requisiti, in accordo a normative specifiche per la protezione degli
occhi.
Libertà di movimento: l'utilizzatore è limitato nei movimenti dal tubo
dell'aria di alimentazione e per ritornare in un'atmosfera respirabile è
costretto a rifare il cammino d'ingresso in senso inverso.
6.2.2.2 Tipo ad erogazione a domanda (vedere figura 15)
figura 15 Respiratore isolante ad adduzione di aria compressa, tipo ad
erogazione a domanda
Legenda
1 Facciale
2 Erogatore a domanda
3 Tubo di adduzione aria compressa (media pressione)
4 Cintura o bardatura di sostegno
5 Bombola di aria compressa
6 Riduttore di pressione
7 Manometro
8 Filtro per aria compressa
9 Rete di aria compressa
10 Separatore di condensa

Questo apparecchio è realizzato in modo da consentire all'utilizzatore di
essere rifornito con aria respirabile mediante un erogatore a domanda che la
immette in un opportuno facciale durante l'inspirazione. L'apparecchio è
collegato, tramite un tubo di alimentazione per aria compressa, ad una sorgente
di aria compressa. Il tubo per aria compressa è montato, con un attacco, sulla
cintura di sostegno e può essere rapidamente scollegato in caso di emergenza.
L'apparecchio comprende una maschera intera o una semimaschera o un boccaglio.
Se l'apparecchio è realizzato con un erogatore a domanda a pressione negativa,
durante l'inspirazione si determina comunque una pressione negativa.
Tuttavia, nel caso che l'apparecchio sia dotato di un erogatore a domanda con
pressione positiva, durante l'inspirazione viene mantenuta all'interno della
maschera una leggera pressione positiva (pochi millibar) anche se, nel caso di
un carico di lavoro assai elevato (vedere 7.2.2), tale pressione può diventare
momentaneamente negativa.
L'apparecchio può essere usato soltanto dove sia disponibile un'adeguata
alimentazione continua di aria compressa respirabile.
Se l'apparecchio viene usato in atmosfere di immediato pericolo per la vita,
deve essere adottato un sistema di lavoro sicuro comprendente:
a) la presenza di un assistente;
b) un'adeguata riserva di aria;
c) segnali di comunicazione opportuni e concordati;
nei casi in cui l'assistente non sia in grado di vedere e di udire gli
utilizzatori, si raccomanda che:
d) l'apparecchio sia provvisto di un'alimentazione d'aria autonoma
(autorespiratore di emergenza o fuga);
e) almeno un componente della squadra di utilizzatori sia equipaggiato con un
mezzo di comunicazione che consenta un contatto continuo con l'assistente
posizionato vicino alla presa di aria compressa.
L'aria che viene fornita all'utilizzatore dovrebbe essere di qualità
respirabile (vedere UNI EN 132) e minime dovrebbero essere le impurezze che, in
ogni caso, non devono superare i valori limite di soglia per l'esposizione negli
ambienti di lavoro mentre il contenuto di olio deve essere tale che l'aria sia
priva del suo odore.
ATTENZIONE: In questo tipo di apparecchi non devono essere usati ossigeno o aria
arricchita di ossigeno poiché ciò costituisce un rischio di esplosione.
Le condotte dell'aria compressa utilizzate per l'alimentazione di aria
respirabile non devono essere collegate con condotte di altri gas (per esempio
azoto).
Nell'aria compressa di alimentazione non deve esservi acqua condensata e si
raccomanda che l'umidità relativa non sia maggiore dell'85%. La temperatura
dell'aria respirata dall'utilizzatore deve essere confortevole. Alle basse
temperature deve essere usata aria con un punto di rugiada sufficientemente
basso da evitare congelamento interno.
Le istruzioni per l'uso devono indicare la massima e la minima pressione di
esercizio dell'aria di alimentazione, la pressione di esercizio e la massima
lunghezza del tubo di alimentazione di aria compressa nonché altre limitazioni
all'impiego dell'apparecchio.
La perdita verso l'interno dipende dall'adattamento del facciale e dal valore di
picco del flusso di inspirazione. Se l'apparecchio viene usato correttamente la
perdita verso l'interno è bassa.
6.2.3 Autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto (vedere figura
16)
figura 16 Autorespiratore ad aria compressa a circuito aperto
Legenda
1 Bombola di aria compressa
2 Valvola della bombola
3 Riduttore di pressione
4 Tubo di adduzione a media pressione
5 Manometro
6 Tubo del manometro
7 Facciale
8 Erogatore a domanda (a comando polmonare)
9 Dispositivo d'allarme
10 Bardatura di sostegno
11 Raccordo
12 Tubo di respirazione

Nell'autorespiratore ad aria compressa a circuito aperto, l'alimentazione di
aria respirabile è trasportata in una o due bombole d'aria ad alta pressione.
La pressione di riempimento delle bombole raggiunge i 300 bar. In Italia la
massima pressione ammessa è di 250 bar.
Negli apparecchi a due stadi la riduzione di pressione dell'aria respirabile dal
valore di pressione all'interno della bombola ad un valore di media pressione
(generalmente minore di 10 bar) è ottenuta mediante un riduttore di pressione.
Negli apparecchi ad un solo stadio le funzioni del riduttore di pressione e
dell'erogatore a domanda, comandato dalla respirazione polmonare, sono accorpate
in un solo dispositivo.
L'aria respirabile, tramite un tubo di adduzione a media pressione, passa dal
riduttore di pressione all'erogatore a domanda. Quest'ultimo, comandato dalla
respirazione polmonare, dosa l'aria respirabile in funzione delle esigenze
dell'utilizzatore.
L'erogatore a domanda è collegato al facciale o direttamente o tramite un tubo
di respirazione. I facciali da utilizzare sono le maschere intere o i boccagli.
L'aria espirata passa dal facciale nell'atmosfera attraverso la valvola di
espirazione.
Nel caso degli autorespiratori con pressione normale, durante l'inspirazione si
stabilisce all'interno della maschera una pressione negativa.
Nel caso degli autorespiratori con pressione positiva, invece, durante
l'inspirazione viene mantenuta all'interno della maschera una leggera pressione
positiva (pochi millibar) anche se, nel caso di un carico di lavoro assai
elevato (vedere 7.2.2), tale sovrapressione può subire una diminuzione.
L'autorespiratore ad aria compressa è dotato di un manometro che consente
all'utilizzatore di controllare in qualsiasi momento la disponibilità di aria
respirabile.
L'apparecchio è dotato anche di un dispositivo di allarme (per esempio un
fischio) che in maniera inequivocabile segnala efficacemente l'approssimarsi
dell'esaurimento della riserva di aria quando ne è ancora disponibile un ben
determinato residuo.
Gli autorespiratori ad aria compressa sono classificati come segue in base ai
rispettivi volumi di aria libera:
almeno 600 l
almeno 800 l
almeno 1 200 l
almeno 1 600 l
almeno 2 000 l
L'aria per la respirazione deve possedere i seguenti requisiti di purezza
(vedere UNI EN 132):
a) se non specificato diversamente, le impurezze dovrebbero essere presenti in
quantità la più piccola possibile e comunque in nessun caso devono superare i
valori limite di soglia per l'esposizione negli ambienti di lavoro;
b) il contenuto in olio minerale deve essere tale che l'aria sia priva del suo
odore.
Negli autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto il contenuto in acqua
nella bombola non deve essere maggiore di 35 mg/m3 se la pressione di
riempimento, misurata a pressione atmosferica, è maggiore di 200 bar, non deve
invece essere maggiore di 50 mg/m3 se la pressione di riempimento si
mantiene entro i 200 bar.
L'apparecchio è collaudato in modo tale che il suo funzionamento possa
ritenersi esente da inconvenienti nell'intervallo di temperatura fra - 30 °C e
+ 60 °C. Un apparecchio specificamente progettato per funzionare al di là di
questi limiti di temperatura ha una marcatura idonea.
Sebbene questo apparecchio non procuri limitazioni di movimento pari a quelle
dovute ai respiratori isolanti a presa d'aria esterna o ai respiratori isolanti
ad adduzione di aria compressa, l'equipaggiamento è relativamente ingombrante e
rende difficoltoso il passaggio attraverso aperture anguste. Il massimo peso è
di 18 kg compreso il facciale.
È di grande importanza che l'utilizzatore sia in condizioni fisiche
ragionevolmente buone e che prima di usare l'apparecchio sia perfettamente
addestrato circa il suo impiego e le sue limitazioni.
La durata di funzionamento è limitata dalla riserva di aria immagazzinata
nell'apparecchio e dal carico di lavoro dell'utilizzatore.
L'apparecchio non è normalmente progettato per uso subacqueo.
Il massimo valore ammesso per la perdita verso l'interno della maschera intera
è 0,05% nelle condizioni di prova (UNI EN 136).
Campo visivo: conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 136.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalla UNI EN 136. Possono trovare applicazione ulteriori requisiti per la
protezione degli occhi in accordo a normative specifiche.
Libertà di movimento: l'equipaggiamento può risultare alquanto ingombrante da
indossare, ma il suo uso non dipende da linee di adduzione di aria per cui la
libertà di movimento è ragionevolmente buona. Può esserci qualche problema
nel muoversi attraverso piccole aperture.
6.2.4 Autorespiratori ad ossigeno a circuito chiuso
L'autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso utilizza una riserva di ossigeno
trasportata in un contenitore di forma opportuna interno all'apparecchio o
fissato ad esso. La riserva di ossigeno può essere in forma di ossigeno
compresso, o di ossigeno legato chimicamente. L'utilizzatore può pertanto
respirare indipendentemente dall'atmosfera ambiente e dalla propria
localizzazione.
L'aria espirata non viene scaricata nell'atmosfera attraverso una valvola
espiratoria, come nel caso degli autorespiratori ad aria compressa, ma è
rigenerata all'interno dell'apparecchio. Quando l'utilizzatore espira,
l'anidride carbonica (CO2) presente nell'aria espirata viene bloccata
in una cartuccia di rigenerazione ed il contenuto di ossigeno presente nell'aria
espirata viene integrato dalla riserva di ossigeno propria dell'apparecchio.
La durata di funzionamento, che varia con i differenti tipi di riserva di
ossigeno e con la capacità di fissare l'anidride carbonica, può raggiungere
molte ore. In ragione dello sfruttamento pressoché ottimale della riserva di
ossigeno, la durata di funzionamento degli autorespiratori ad ossigeno è
generalmente molto maggiore di quella degli autorespiratori ad aria compressa.
L'autorespiratore ad ossigeno è particolarmente adatto, per esempio, per il
lavoro in trafori, in gallerie nel sottosuolo, in autorimesse sotterranee e per
lavori che durino periodi di tempo prolungati.
Negli autorespiratori a circuito chiuso, ogniqualvolta ha luogo la respirazione
il contenuto di ossigeno nell'aria di inspirazione supera il 21% in volume.
Durante l'uso, a causa delle reazioni chimiche nella cartuccia di rigenerazione,
si genera calore che fa innalzare la temperatura dell'aria inspirata e di parti
dell'apparecchio.
L'autorespiratore a circuito chiuso può in qualche misura limitare i movimenti
degli utilizzatori a causa del suo ingombro, per la resistenza respiratoria
nonché per la temperatura e l'umidità dell'aria di respirazione.
I facciali usati sono le maschere intere o i boccagli senza valvole
respiratorie.
Gli apparecchi possono essere immagazzinati in condizione di pieno caricamento,
pronti per un uso immediato.
Gli autorespiratori a circuito chiuso sono classificati come segue in base alla
durata nominale di funzionamento:
|
|
Durata nominale di funzionamento
|
|
apparecchio da 1 h
|
1 h
|
|
apparecchio da 2 h
|
2 h
|
|
apparecchio da 4 h
|
4 h
|
La reale durata di funzionamento dipende dalla intensità del lavoro.
Campo visivo: conforme ai requisiti previsti dalla UNI EN 136.
Protezione degli occhi: è soddisfatta la robustezza meccanica di base prevista
dalla UNI EN 136. Possono trovare applicazione ulteriori requisiti per la
protezione degli occhi in accordo a normative specifiche.
Libertà di movimento: l'equipaggiamento può risultare alquanto ingombrante da
indossare, ma il suo uso non dipende da linee di adduzione di aria per cui la
libertà di movimento è ragionevolmente buona. Può esservi qualche problema
nel muoversi attraverso piccole aperture.
È assicurato un funzionamento privo di inconvenienti nell'intervallo di
temperatura fra - 6 °C e + 60 °C. L'apparecchio non deve essere usato
sott'acqua.
È di grande importanza che l'utilizzatore sia in condizioni fisiche
ragionevolmente buone e che prima di usare l'apparecchio sia perfettamente
addestrato circa il suo impiego e le sue limitazioni.
6.2.4.1 Apparecchio ad ossigeno compresso (vedere figura 17)
figura 17 Autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso: tipo ad ossigeno
compresso
Legenda
1 Bardatura di sostegno
2 Facciale
3 Raccordo
4 Tubo di espirazione
5 Valvola di espirazione
6 Tubo di inspirazione
7 Valvola di inspirazione
8 Raccoglisaliva
9 Sacco polmone
10 Dispositivo di allarme
11 Valvola di sovrapressione
12 Cartuccia di rigenerazione
13 Dispositivo di spurgo
14 Tubo per l'alimentazione di ossigeno
15 Erogatore a domanda
16 Riduttore di pressione
17 Valvola manuale di erogazione supplementare
18 Tubo del manometro
19 Manometro
20 Bombola di ossigeno
21 Valvola della bombola
22 Refrigerante

Il gas di respirazione espirato dall'utilizzatore, attraverso la valvola e il
tubo espiratori, passa dal facciale nella cartuccia di rigenerazione dove
l'anidride carbonica (CO2) in esso presente viene fissata
chimicamente. Il calore generato durante questa reazione fa aumentare la
temperatura del gas di respirazione; ciò può venire contrastato con l'uso di
dispositivi refrigeranti. Il gas di respirazione purificato fluisce nel sacco
polmone.
L'ossigeno consumato dall'utilizzatore viene rimpiazzato dall'ossigeno
proveniente dalla bombola dell'apparecchio. Il gas di respirazione così
"rigenerato" passa, durante l'inspirazione, all'interno del facciale
attraverso il tubo e la valvola inspiratori. Il circuito è in tal modo
completato.
La riserva di ossigeno (grado di purezza maggiore del 99,5% in volume) è
contenuta in una bombola di ossigeno. L'utilizzatore può leggere su un
manometro la pressione della bombola. Un riduttore di pressione riduce la
pressione della bombola. L'alimentazione di ossigeno che si misura può essere o
costante, o funzione della domanda polmonare o una combinazione di queste
possibilità.
Un dispositivo di allarme serve a segnalare all'utilizzatore l'eventualità che
non sia stata aperta la valvola della bombola. Tale dispositivo di allarme non
deve potersi disinserire.
L'eccesso del gas di respirazione può defluire nell'ambiente esterno attraverso
una valvola di sovrapressione. In caso di emergenza, una valvola manuale
supplementare consente all'utilizzatore di fare passare direttamente l'ossigeno
dalla zona dell'apparecchio in alta pressione al circuito di respirazione.
Generalmente gli apparecchi ad ossigeno compresso sono trasportati sulle spalle.
Tutte le parti dell'apparecchio qui situate sono ricoperte da una custodia
protettiva.
Il massimo peso dell'apparecchio pronto per l'uso è di 16 kg compresi il
facciale e le bambole a pieno caricamento.
6.2.4.2 Apparecchio a produzione di ossigeno (vedere figura 18)
figura 18 Autorespiratore ad ossigeno a circuito chiuso: tipo a produzione di
ossigeno
Legenda
1 Facciale
2 Raccordo
3 Valvola di inspirazione
4 Valvola di espirazione
5 Tubo di inspirazione
6 Tubo di espirazione
7 Raccordo del tubo di respirazione
8 Cartuccia per produzione di ossigeno e assorbimento di CO2
9 Sacco polmone
10 Valvola di sovrapressione
11 Bardatura di sostegno
12 Avviamento

Nell'apparecchio a produzione di ossigeno, il vapore acqueo e l'anidride
carbonica presenti nell'aria espirata reagiscono con un prodotto chimico
contenuto nella cartuccia in modo da liberare ossigeno che fluisce nel sacco
polmone. L'utilizzatore inspira dal sacco polmone attraverso un tubo di
respirazione. La quantità di ossigeno liberato dipende dal volume di gas
espirato. L'anidride carbonica viene eliminata grazie alla sostanza chimica
contenuta nella cartuccia. L'eccedenza di ossigeno passa nell'atmosfera ambiente
attraverso una valvola di sovrapressione.
I facciali usati sono la maschera intera o il boccaglio. L'avviamento rapido, se
previsto, deve essere inserito all'inizio della respirazione: viene così
fornito ossigeno sufficiente per i primi minuti soddisfacendo in tal modo la
domanda iniziale anche in caso di lavoro pesante e di bassa temperatura
dell'atmosfera ambiente.
Il massimo valore ammesso per la perdita verso l'interno della maschera intera
è 0,05% nelle condizioni di prova (UNI EN 136).
7 USO
7.1 Generalità
È molto importante che coloro che indossano un APVR siano in condizioni fisiche
ragionevolmente buone e che, prima di utilizzarlo, siano bene informati e
addestrati circa l'impiego e le limitazioni dell'apparecchio.
Gli APVR costituiscono un carico per gli utilizzatori soprattutto per il loro
peso e per le differenze di pressione in fase inspiratoria ed espiratoria (che
possono variare da un tipo all'altro di apparecchio). Inoltre chi indossa un
APVR è soggetto ad un affaticamento che varia sia con il tipo di apparecchio,
la difficoltà e la durata dell'attività lavorativa, sia con la temperatura e
l'umidità dell'atmosfera ambiente. Questo accumulo di sforzi può comportare,
per individui predisposti, un rischio per la salute, per esempio un eccessivo
affaticamento del sistema cardiovascolare. Per tale motivo, in relazione alla
natura del lavoro da effettuare, alle condizioni ambientali ed al tipo di APVR
da utilizzare, è consigliabile la consultazione del medico per un giudizio
circa la compatibilità dell'APVR prescelto con il lavoratore destinato ad
indossarlo.
7.2 Durata di impiego
È necessario prendere in considerazione la durata per la quale deve essere
assicurata una protezione respiratoria, ivi compresi i tempi necessari per
entrare in una zona inquinata e per uscirne. Particolare attenzione deve essere
rivolta ai limiti di tempo imposti all'impiego basati su fattori fisiologici o
tecnici.
7.2.1 Limitazioni alle durate di impiego in situazioni lavorative che
comportano l'utilizzo di APVR
Le condizioni di lavoro incidono sulla durata di impiego e sui tempi di riposo
necessari così come sul numero di volte che l'APVR viene utilizzato durante il
turno di lavoro. Oltre al carico imposto dall'apparecchio (per esempio il peso,
la resistenza respiratoria, le condizioni ambientali) devono essere identificati
e presi in considerazione altri fattori che influenzano il lavoro come il clima,
il carico e le condizioni di lavoro, l'eventuale spazio ristretto in cui si deve
operare. Bisogna inoltre tenere conto dell'attitudine individuale ed effettiva
dell'utilizzatore.
7.2.2 Ritmi di lavoro e durata del lavoro
Il carico fisiologico cui un individuo è sottoposto a causa del lavoro fisico
viene aumentato dall'uso di un APVR. L'attitudine a sopportare questo sforzo
dipende da un certo numero di fattori quali l'età, il sesso e la forma fisica.
Si deve tuttavia notare che un individuo può lavorare alla sua massima o quasi
massima capacità di lavoro (consumo di ossigeno) per un tempo limitato. Poiché
la percentuale del massimo consumo di ossigeno che può essere mantenuta in un
lavoro continuativo durante un determinato periodo di tempo dipende dalla
condizione fisica dell'individuo, una persona non addestrata può lavorare al
50% del suo massimo consumo di ossigeno solo per 1-2 h, mentre una persona
addestrata può mantenere questo livello per diverse ore.
Classificazione dell'energia metabolica
I prospetti 11 e 12 compendiano i dati relativi all'energia metabolica in
funzione di diverse attività. I valori indicati sono valori medi della quantità
relativa di energia fisica necessaria per l'effettuazione delle diverse attività
(vedere UNI EN 28996).
prospetto 11 Classificazione dell'energia metabolica per vari tipi di attività
|
Classe
|
Valore da utilizzare nel calcolo dell'energia metabolica media
|
Esempi
|
|
(W/m2)
|
W
|
|
0
riposo
|
65
|
115
|
Riposo
|
|
|
|
|
|
|
1
energia metabolica leggera
|
100
|
180
|
Seduto a proprio agio: lavoro manuale leggero (scrittura, battitura a
macchina, disegno, taglio, contabilità); lavoro di mani e braccia
(piccoli utensili, ispezione, montaggio o cernita di materiale leggero);
lavoro con braccia e gambe (guida di un veicolo in condizioni normali,
azionamento di un interruttore a piede o a pedale).
In piedi: lavoro con trapano (piccoli pezzi); fresatrice (piccoli
pezzi); avvolgimento bobine; avvolgimento piccole armature; lavoro con
macchine di bassa potenza; passeggiata (velocità fino a 3,5 km/h).
|
|
2
energia metabolica moderata
|
165
|
295
|
Lavoro sostenuto con mani e braccia (inchiodare, limare); lavoro con
braccia e gambe (guida di camion in cantieri, trattori o macchine per
costruzioni); lavoro con braccia e tronco (lavoro con martello
pneumatico, montaggio di veicoli, intonacatura, manipolazione
intermittente di materiale moderatamente pesante, sarchiatura,
zappettatura, raccolta di frutta o verdura); spingere o trainare carri
leggeri o carriole; camminare a velocità compresa tra 3,5 km/h e 5,5
km/h; fucinare.
|
|
3
energia metabolica elevata
|
230
|
415
|
Lavoro intenso con braccia e tronco; portare materiale pesante;
scavare con pala; lavorare con martello; segare, piallare o scalpellare
legno duro; tosare l'erba a mano, scavare; camminare ad una velocità
compresa tra 5,5 km/h e 7 km/h.
Spingere o tirare carri e carriole con carichi pesanti, sbavare pezzi
fusi, disporre blocchi di cemento.
|
|
4
energia metabolica molto elevata
|
290
|
520
|
Attività molto intensa a ritmo prossimo ai valori massimi; lavorare
con la scure; scavare in modo intenso; salire scale o rampe; camminare
velocemente a piccoli passi, correre, camminare ad una velocità
maggiore di 7 km/h.
|
prospetto 12 Energia metabolica per attività tipiche
|
Attività
|
Energia metabolica
(W/m2)
|
|
Attività base
Camminare in piano lungo il sentiero
|
|
|
2 km/h
|
110
|
|
3 km/h
|
140
|
|
4 km/h
|
165
|
|
5 km/h
|
200
|
|
Caminare in salita, 3 km/h
|
|
|
pendenza di 5°
|
195
|
|
pendenza di 10°
|
275
|
|
pendenza di 15°
|
390
|
|
Camminare in discesa, 5 km/h
|
|
|
pendenza di 5°
|
130
|
|
pendenza di 10°
|
115
|
|
pendenza d 15°
|
120
|
|
Salire una scala (0,172 m/scalino)
|
|
|
80 scalini al minuto
|
440
|
|
Scendere una scala (0,172 m/scalino)
|
|
|
80 scalini al minuto
|
155
|
|
Trasportare un carico in piano, 4 km/h
|
|
|
massa 10 kg
|
185
|
|
massa 30 kg
|
250
|
|
massa 50 kg
|
380
|
|
Professioni
Industria delle costruzioni
Posa di mattoni (costruzione di una parete di uguale superficie)
|
|
|
mattone pieno (massa 3,8 kg)
|
150
|
|
mattone forato (massa 4,2 kg)
|
140
|
|
mattone forato (massa 15,3 kg)
|
135
|
|
mattone forato (massa 23,4 kg)
|
125
|
|
Prefabbricazione di elementi in calcestruzzo
|
|
|
montare e smontare casseforme (calcestruzzo precompresso)
|
180
|
|
inserire tondini di acciaio
|
130
|
|
colare il calcestruzzo (calcestruzzo precompresso)
|
180
|
|
Costruzione di case per abitazione
|
|
|
mescolare il cemento
|
155
|
|
colare il calcestruzzo per le fondazioni
|
275
|
|
compattare il calcestruzzo per vibrazione
|
220
|
|
montare le casseforme
|
180
|
|
caricare la carriola con pietre e calce
|
275
|
|
Industria siderurgica
Altoforno
|
|
|
preparare il canale di colata
|
340
|
|
spilatura
|
430
|
|
Formatura (a mano)
|
|
|
formare pezzi di medie dimensioni
|
285
|
|
martellare con martello pneumatico
|
175
|
|
formatura di piccoli pezzi
|
140
|
|
Formatura a macchina
|
|
|
colare pezzi fusi
|
125
|
|
formatura, siviera con un operatore
|
220
|
|
formatura, siviera con due operatori
|
210
|
|
formatura a partire da una siviera sospesa ad una gru
|
190
|
|
Rifinitura
|
|
|
lavoro al martello pneumatico
|
175
|
|
molare, tagliare
|
175
|
|
Industria forestale
Trasporto e lavoro di ascia
|
|
|
camminare e trasportare (7 kg) in un bosco, 4 km/h
|
285
|
|
trasportare una sega elettrica (18 kg) a mano, 4 km/h
|
385
|
|
lavorare con l'ascia (2 kg, 33 colpi/min)
|
500
|
|
tagliare radici con l'ascia
|
375
|
|
potare (abete)
|
415
|
|
Segare
tagliare controfilo con sega circolare
azionata da due persone
|
|
|
60 doppi colpi/min, 20 cm2 per doppio colpo
|
415
|
|
40 doppi colpi/min. 20 cm2 per doppio colpo
|
240
|
|
abbattere con la sega elettrica
|
|
|
sega azionata da un uomo
|
235
|
|
sega azionata da due uomini
|
205
|
|
tagliare controfilo con sega elettrica
|
|
|
sega azionata da un uomo
|
205
|
|
sega azionata da due uomini
|
190
|
|
togliere la corteccia
|
|
|
valore medio estivo
|
225
|
|
valore medio invernale
|
390
|
|
Agricoltura
|
|
|
vangare (24 colpi/min)
|
380
|
|
arare con cavalli
|
235
|
|
arare con un trattore
|
170
|
|
concimare un campo
|
|
|
semina a mano
|
280
|
|
semina con uno spandiconcime tirato da cavalli
|
250
|
|
semina con trattore
|
95
|
|
zappettatura (massa della zappa 1,25 kg)
|
170
|
|
Sport
Corsa
|
|
|
9 km/h
|
435
|
|
12 km/h
|
485
|
|
15 km/h
|
550
|
|
Sci
in piano, neve buona
|
|
|
7 km/h
|
350
|
|
9 km/h
|
405
|
|
12 km/h
|
510
|
|
Pattinaggio su ghiaccio
|
|
|
12 km/h
|
225
|
|
15 km/h
|
285
|
|
18 km/h
|
380
|
|
Lavori domestici
|
|
|
pulizie
|
da 100 a 200
|
|
cucina
|
da 80 a 135
|
|
lavare piatti, in piedi
|
145
|
|
bucato a mano e stiratura
|
da 120 a 220
|
|
radersi, lavarsi e vestirsi
|
100
|
In circostanze particolari, per esempio in operazioni di salvataggio o di
emergenza, i lavoratori possono occasionalmente trovarsi impegnati
nell'esecuzione di lavori molto pesanti.
Poiché spesso il lavoro deve essere effettuato in condizioni di grande sforzo e
il più rapidamente possibile, l'effettivo ritmo di lavoro è determinato dalla
capacità di lavoro fisico dei lavoratori o dei gruppi d lavoro. Per brevi
periodi di tempo (qualche minuto) l'energia metabolica può essere maggiore di 1
400 W che approssimativamente corrisponde ad un consumo di ossigeno di 4 l/min,
ad un volume/minuto di 100 l/min e ad un valore di picco di 300 l/min.
In pratica gli utilizzatori di APVR devono non solamente tenere conto della
natura e della concentrazione dell'inquinante, della mobilità richiesta a
coloro che indossano gli APVR e della durata dell'esposizione, ma anche del
carico fisico conseguente alle condizioni esterne alle quali si prevede che il
lavoratore sarà sottoposto (per esempio, lavoro a temperatura elevata).
7.3 Adattamento del facciale e accettabilità dell'apparecchio da parte di
chi lo indossa
L'effettiva protezione offerta da un APVR è anzitutto determinata dal buon
adattamento del facciale. Le persone con barba o basette nella zona del bordo di
tenuta delle maschere intere, delle semimaschere e dei facciali filtranti non
dovrebbero indossare questi apparecchi. Ugualmente inadatti ad indossare tali
facciali sono coloro per i quali non si può ottenere un corretto adattamento
della maschera a causa della forma della testa, di cicatrici profonde o simili.
Anche le stanghette degli occhiali interferiscono con la tenuta sul volto per
cui in generale, indossando maschere intere, non si devono portare occhiali da
vista con stanghette. In alcuni casi possono rendersi disponibili occhiali
speciali da portare sotto la maschera.
L'accettabilità di un particolare apparecchio dipende da quanto il facciale
risulta confortevole, dall'interferenza con la visione, dal peso, dalla
resistenza respiratoria, dall'accumulo di calore e umidità liberati dal corpo
umano, dalla condizione fisica dell'utilizzatore e da fattori psicologici.
Quando non è possibile ottenere un buon adattamento del facciale, gli stessi
APVR che basano il loro funzionamento sul principio della sovrapressione non
possono assicurare una protezione sufficiente poiché la perdita d'aria può
risultare abbastanza elevata da determinare una perdita verso l'interno.
7.4 Informazione, formazione e addestramento in materia di protezione delle
vie respiratorie
7.4.1 Generalità
Per raggiungere il livello di protezione indicato nel punto 6 per i diversi APVR,
devono essere presi in esame tutti i fattori sui quali ci si è soffermati nel
punto 5 e deve essere valutata la loro influenza sulla reale protezione fornita
da un determinato apparecchio.
Prima di utilizzare gli APVR per la prima volta, i lavoratori devono ricevere
un'informazione e una formazione sia teorica che pratica (addestramento) 6).
Successivamente, è opportuno ripetere l'informazione e la formazione a
intervalli regolari (vedere 7.4.2.3 e 7.4.3.3). Lo scopo della formazione e la
durata degli intervalli per la sua ripetizione dipendono dal tipo di apparecchio
e dalla frequenza dell'uso.
La formazione e il suo aggiornamento devono essere affidati a persone
competenti. È da considerare competente una persona che, a tal fine, abbia a
sua volta ricevuto una speciale formazione e che, ad intervalli opportuni, segua
un corso di aggiornamento. Detti intervalli varieranno in funzione del tipo di
apparecchio e un aggiornamento più rigoroso sarà necessario per apparecchi
complessi quali i respiratori isolanti. In ogni caso l'intervallo di tempo non
dovrebbe superare i cinque anni.
________________________
6) Dlgs 626/1994, articolo 43, comma 4 (lettere c - e - f - g) e comma 5.
________________________
7.4.2 Utilizzatori di respiratori a filtro
7.4.2.1 Formazione teorica
La formazione teorica comprende gli argomenti seguenti (ove applicabili):
- composizione ed effetti delle sostanze pericolose in questione (gas, vapori,
particelle);
- conseguenze di un'insufficienza di ossigeno sull'organismo umano;
- concezione e funzionamento degli APVR che si intendono utilizzare;
- limiti dell'effetto protettivo, durata di impiego, sostituzione dei filtri;
- indossamento dell'apparecchio filtrante;
- comportamento riguardo la protezione respiratoria durante l'addestramento,
durante l'uso effettivo e in caso di fuga;
- conservazione e manutenzione.
7.4.2.2 Addestramento
Una volta terminata la formazione teorica viene effettuato un addestramento per
abituare l'utilizzatore all'uso dell'apparecchio filtrante tenendo conto delle
condizioni di impiego previste. L'individuo deve addestrarsi ad indossare
l'apparecchio e a controllare che il facciale sia bene adattato verificandone la
tenuta mediante le prove a pressione negativa e a pressione positiva.
7.4.2.3 Durata della formazione
La durata della formazione, ripetuta annualmente, dipende dal tipo, dalla
frequenza e dallo scopo dell'utilizzo. Non è necessario ripetere prove pratiche
se l'apparecchio filtrante viene usato con frequenza.
7.4.3 Utilizzatori di respiratori isolanti
7.4.3.1 Formazione teorica
La formazione teorica comprende gli argomenti seguenti (ove applicabili):
- struttura e organizzazione del programma di protezione respiratoria nello
stabilimento ivi compresi i piani di emergenza;
- composizione ed effetti delle sostanze pericolose in questione (gas, vapori,
nebbie, polveri);
- conseguenze di un'insufficienza di ossigeno sull'organismo umano;
- respirazione umana;
- aspetti fisiologici;
- classificazione, struttura, funzionamento e prove degli APVR e degli
apparecchi di rianimazione;
- limiti dell'effetto protettivo, durata di impiego, sostituzione delle bombole
e delle cartucce di rigenerazione;
- indossamento degli APVR e degli indumenti protettivi;
- comportamento riguardo la protezione respiratoria durante l'addestramento,
durante l'uso effettivo e in caso di fuga;
- conservazione e manutenzione.
7.4.3.2 Addestramento
Terminata la formazione teorica, si lavora per abituare l'utilizzatore
all'impiego dei respiratori isolanti e, se necessario, per rendere familiare
l'uso di dispositivi di misura e ausiliari. È a questo punto che l'utilizzatore
deve addestrarsi ad indossare l'apparecchio e a controllare che il facciale sia
bene adattato. Se non si dispone di impianti per l'addestramento con gli
apparecchi di protezione respiratoria, con detti apparecchi vengono effettuati
esercizi pratici che tengano conto delle condizioni di impiego previste. Una
formazione di base con il respiratore isolante che si intende utilizzare
richiede generalmente mezz'ora di esercizi.
7.4.3.3 Durata della formazione
Nell'ipotesi di un programma completo di addestramento per l'uso di
autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto e di autorespiratori a
circuito chiuso, la formazione di base dovrebbe normalmente avere una durata di
almeno 20 h. Se si devono usare altri tipi di apparecchi e non devono essere
effettuate operazioni di salvataggio, la durata della formazione può essere
ridotta, ma non deve comunque essere minore di 8 h. Il rapporto fra la durata
della formazione teorica e quello della formazione pratica dovrebbe essere circa
1 : 2.
L'aggiornamento della formazione, solitamente della durata di 2 h, dovrebbe
essere dato nel modo seguente:
- due volte l'anno per coloro che utilizzano gli autorespiratori ad aria
compressa a circuito aperto e gli autorespiratori a circuito chiuso, se devono
essere effettuate operazioni di salvataggio e se gli apparecchi non vengono
utilizzati frequentemente;
- una volta l'anno per coloro che utilizzano gli autorespiratori durante il
lavoro, se gli apparecchi vengono impiegati frequentemente;
- non è necessario ripetere prove pratiche se gli apparecchi vengono usati con
frequenza.
Se, oltre agli autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto e agli
autorespiratori a circuito chiuso, vengono utilizzati indumenti di protezione
contro i gas o contro il calore, le prove pratiche devono essere effettuate
indossando anche tali indumenti.
8 DOCUMENTAZIONE, IMMAGAZZINAMENTO E MANUTENZIONE DEGLI APVR
8.1 Generalità
Deve essere tenuto un registro degli APVR e di essi devono essere effettuati in
modo corretto l'immagazzinamento e la manutenzione. Questi compiti vanno
affidati a uno o più responsabili tenendo conto del tipo e del numero degli
APVR.
Si deve predisporre un programma di manutenzione degli apparecchi in funzione
del tipo, dell'ambiente di lavoro, delle condizioni lavorative e dei rischi
presenti. Tale programma dovrebbe comprendere:
1) l'ispezione per l'accertamento di eventuali difetti;
2) la pulizia e la disinfezione;
3) la manutenzione generale;
4) la documentazione delle attività e il mantenimento della documentazione;
5) l'immagazzinamento.
Qualora sia utilizzato un elevato numero di APVR si suggerisce di costituire un
centro di raccolta per la conservazione e la manutenzione affidato ad un addetto
opportunamente istruito.
Per l'immagazzinamento e la manutenzione degli apparecchi bisogna attenersi alle
informazioni fornite dai fabbricanti di APVR nelle istruzioni. Dopo l'impiego
gli APVR devono essere predisposti per il successivo riutilizzo (a meno che non
si tratti di apparecchi monouso).
8.1.1 Ispezione
Gli APVR devono essere ispezionati dopo ogni impiego. Un apparecchio non usato
con regolarità, ma tenuto a disposizione per l'emergenza, deve essere
ispezionato non solo dopo ogni utilizzo ma anche ad intervalli di tempo
regolari, in modo da essere certi che sia sempre in soddisfacenti condizioni di
funzionamento.
Gli autorespiratori devono essere ispezionati ad intervalli di tempo regolari.
Le bombole di aria e di ossigeno devono essere completamente cariche secondo le
istruzioni del fabbricante. Deve essere controllato il funzionamento del
regolatore e del dispositivo d'allarme.
L'ispezione degli APVR deve comprendere il controllo della tenuta dei raccordi e
le condizioni del facciale, delle bardature, delle valvole e dei tubi di
collegamento. Si devono inoltre ispezionare le parti in gomma o elastometriche
per accertarsi di eventuali segni di deterioramento. I filtri devono essere
controllati per verificare che non siano deformati e che non venga superata la
scadenza di immagazzinamento.
8.1.2 Pulizia e disinfezione
Gli APVR impiegati con regolarità devono essere raccolti, puliti e disinfettati
con la frequenza necessaria ad assicurare che venga fornita all'utilizzatore una
protezione appropriata. Essi devono essere puliti dopo ogni impiego, seguendo le
istruzioni del fabbricante, il più presto possibile poiché, per esempio,
l'umidità lasciata seccare sulle valvole può interferire con il loro corretto
funzionamento.
8.1.3 Manutenzione generale
La sostituzione o le riparazioni di elementi difettosi devono essere effettuate
da persone esperte utilizzando parti di ricambio originali. Non si deve fare
alcun tentativo, non previsto dal fabbricante, di sostituzione di elementi, di
regolazione o di riparazione. Le valvole e i regolatori devono essere affidati
al fabbricante o a persona competente per la regolazione o la riparazione, in
accordo con le istruzioni del fabbricante.
8.2 Mantenimento della documentazione
In relazione al tipo e all'uso degli APVR, si deve mantenere la documentazione
riguardante la loro manutenzione e le prove per la rimessa in funzione.
Negli stabilimenti dove si utilizza un numero elevato di APVR, deve essere
nominato un responsabile con l'incarico di organizzare e migliorare il programma
di protezione respiratoria.
8.3 Immagazzinamento
8.3.1 Generalità
Gli APVR pronti per l'impiego, così come le relative parti di ricambio, devono
essere immagazzinati in maniera ordinata. Gli APVR che non sono pronti per l'uso
devono essere identificabili come tali, o tenuti separatamente, in modo da
evitare di confonderli con quelli pronti per l'uso.
Dopo essere stati ispezionati e dopo la pulizia e le riparazioni necessarie, gli
APVR devono essere immagazzinati in opportuni contenitori o scatole in modo da
proteggerli dalla polvere, dall'olio, dai raggi solari, dal calore e dal freddo
eccessivi, dalla troppo umidità e da sostanze chimiche che possano
danneggiarli. L'immagazzinamento deve essere effettuato in modo da non provocare
deformazioni agli APVR.
8.3.2 Durata di immagazzinamento
Devono essere osservate le durate di immagazzinamento indicate dal fabbricante.
Gli APVR o i loro componenti con tempo di immagazzinamento limitato, come i
filtri antigas e combinati o le cartucce di rigenerazione, devono essere
ritirati dall'uso alla data di scadenza, anche se tali apparecchi o componenti
non siano mai stati utilizzati.
Un filtro antigas normalmente non dovrebbe essere riutilizzato. Tuttavia, in
caso di necessità, può essere consultata la documentazione relativa al filtro
e si possono richiedere consigli al fabbricante.
Un filtro antigas già utilizzato non dovrebbe essere riutilizzato contro un
diverso inquinante.
8.3.3 Ambienti di immagazzinamento
8.3.3.1 Locali di immagazzinamento (locali APVR)
Per quanto possibile, gli APVR devono essere immagazzinati in modo da renderli
inaccessibili a persone non autorizzate. Essi devono essere protetti da
possibili danni dovuti a polvere, umidità, calore, freddo, raggi solari o a
sostanze in grado di corroderli o attaccarli.
I locali di immagazzinamento non devono essere situati nelle immediate vicinanze
di zone particolarmente pericolose come, per esempio, eventuali depositi di
cloro.
8.3.3.2 Immagazzinamento nel luogo di impiego
L'immagazzinamento nel luogo di impiego assicura l'immediata disponibilità
degli APVR in caso di necessità. Gli APVR possono essere immagazzinati
nell'ambiente di lavoro in armadi o in contenitori mobili e possono essere messi
a disposizione dei lavoratori collettivamente o individualmente. È possibile
che con tutte le raccomandazioni date in 8.3.3.1 siano soddisfatte con la
collocazione degli APVR nel luogo di lavoro: è comunque essenziale che non vi
siano impedimenti al loro buon funzionamento; può pertanto rendersi necessario
organizzare controlli supplementari da parte di personale addetto.
8.4 Manutenzione
8.4.1 Generalità
Le procedure di manutenzione degli APVR comprendono:
1) pulizia;
2) disinfezione;
3) preparazione per un reimpiego;
4) prove del corretto funzionamento a intervalli stabiliti;
5) verifica a intervalli stabiliti.
Qualora sia utilizzato un elevato numero di APVR si raccomanda di nominare
almeno un addetto al controllo degli APVR che abbia a disposizione il materiale
per effettuare le prove e le verifiche indicate in 4) e 5). L'addetto al
controllo degli APVR deve avere un'esperienza sufficiente per valutare lo stato
degli apparecchi di protezione in modo che questi siano mantenuti in condizioni
di assoluta affidabilità.
8.4.2 Pulizia e disinfezione
Gli APVR, con esclusione dei tipi "monouso", devono essere puliti dopo
l'impiego. Per la pulizia devono essere seguite le istruzioni fornite dal
fabbricante. Se vi è la possibilità che l'APVR venga indossato da un diverso
utilizzatore, deve essere pure adottata una procedura di disinfezione 7);
anche per questa devono essere seguite le istruzioni del fabbricante.
________________________
7) Dlgs 626/1994, articolo 43, comma 4, lettera d.
________________________
8.5 Riempimento delle bombole di aria compressa
Devono essere osservate le regolamentazioni nazionali.
8.5.1 Compressori d'aria respirabile
8.5.1.1 Prescrizioni
I compressori con i quali si riempiono le bombole di aria compressa devono
fornire aria respirabile in accordo con l'appendice A della UNI EN 132 (vedere
anche 5.1.3).
L'attrezzatura necessaria per raggiungere la purezza e l'essiccazione
rispondenti ai requisiti richiesti dovrebbe essere in grado di funzionare, senza
interventi di manutenzione, o per un periodo operativo di 25 h o, in ogni caso,
per 6 mesi.
Il riempimento delle bombole d'aria deve essere effettuato soltanto da personale
qualificato e preparato.
8.5.1.2 Funzionamento
Il funzionamento e la manutenzione dei compressori deve essere affidata soltanto
a personale addetto e addestrato. Devono essere seguite le istruzioni per il
funzionamento rilasciate dal fabbricante e una copia di queste deve essere
conservata insieme al compressore. Devono essere osservate le regolamentazioni
nazionali.
8.5.1.3 Pre-riempimento
Al momento dell'avviamento, l'operatore deve seguire le istruzioni del
fabbricante, in particolare per quanto riguarda l'abbattimento degli inquinanti.
8.5.1.4 Manutenzione
Ad ogni compressore deve essere associata una scheda di controllo. Questa scheda
deve contenere le informazioni seguenti:
a) tutti i particolari riguardanti il compressore fra i quali:
1) nome e indirizzo del fabbricante,
2) numero di modello del compressore,
3) numero di serie e data di produzione,
4) massima pressione di lavoro (bar),
5) massimo valore del flusso (Vs);
b) la data in cui è stato effettuato ogni controllo, compresa quella del
controllo in corso;
c) la lettura del contatore orario rilevata ad ogni controllo;
d) il tipo di controllo effettuato ad ogni scadenza prevista dalla manutenzione
(per esempio sostituzione degli elementi filtranti, ispezione o riparazione da
parte del fabbricante);
e) la data in cui è stato effettuato il controllo della taratura e della
regolazione di materiale riguardante gli APVR (per esempio valvole di
sovrapressione, manometri, pressostati, interruttori termici, eccetera);
f) la data dell'ispezione e la firma dell'addetto al controllo incaricato
dall'ultima ispezione e/o riparazione.
8.5.2 Riempimento
Le bombole di aria compressa devono essere riempite solo se conformi al punto
5.13 della UNI EN 137 e se la filettatura di collegamento non presenta tracce di
sporcizia e/o di umidità.
Le bombole dovrebbero essere restituite con una pressione residua, ma se vengono
restituite completamente vuote (pressione nulla) devono essere asciugate prima
del nuovo riempimento. Ciò è necessario per essere certi di non superare i
requisiti relativi al contenuto di umidità dell'aria. A tale scopo, può essere
utilizzato un dispositivo commerciale per l'essiccamento delle bombole. In
alternativa, la bombola può essere riempita almeno due volte con aria compressa
secca alla pressione massima di funzionamento, lasciando poi che l'aria
fuoriesca in un tempo di circa 30 min assicurandosi che non si produca nel
frattempo alcuna formazione di brina a livello del rubinetto.
8.5.3 Raccomandazioni supplementari per l'uso delle bombole
Le bombole di aria compressa devono essere trasportate e immagazzinate evitando
urti.
Per ridurre al minimo la possibilità che il contenuto di umidità superi i
valori consentiti, si devono tenere presenti i punti che seguono:
a) non vuotare completamente le bombole utilizzate con respiratori isolanti ad
aria compressa;
b) chiudere immediatamente i rubinetti delle bombole dopo l'uso di respiratori
isolanti;
c) installare un'appropriata copertura di protezione sui rubinetti delle bombole
subito dopo averle riempite o dopo averle distaccate dai respiratori isolanti,
al fine di proteggere le filettature da sporcizia e danneggiamenti.
8.6 Riempimento delle bombole di ossigeno
Devono essere osservate le regolamentazioni nazionali.
ATTENZIONE: L'ossigeno favorisce fortemente la combustione di molte sostanze,
ivi comprese diverse che normalmente non bruciano in aria.
In ogni circostanza devono essere osservate le regolamentazioni nazionali
riguardanti la movimentazione dell'ossigeno nonché il manuale di istruzioni
fornito dal fabbricante di bombole e le norme di sicurezza dei fornitori di gas.
Il riempimento delle bombole di ossigeno deve essere effettuato soltanto da
personale qualificato e preparato.
8.6.1 Pompa per il trasferimento di ossigeno ad alta pressione
In generale non è possibile raggiungere la pressione nominale desiderata di 200
o 250 bar semplicemente lasciando fluire l'ossigeno dalle bombole di
alimentazione, attraverso un tubo di collegamento resistente alla pressione,
alla bombola dell'apparecchio. Per riempire le bombole di ossigeno si rende
perciò necessaria una pompa per il trasferimento dell'ossigeno ad alta
pressione.
8.6.1.1 Prescrizioni
Poiché durante la compressione dei gas si sviluppa calore, questo deve essere
rimosso mediante opportuno raffreddamento. Per assicurare che l'ossigeno usato
per riempire le bombole degli apparecchi di protezione respiratoria non abbia un
contenuto di umidità superiore ai livelli consentiti (rischio di corrosione),
le pompe di trasferimento devono essere dotate di un opportuno dispositivo per
la pulizia e l'essiccazione che dovrebbe essere in grado di funzionare, senza
interventi di manutenzione, o per un periodo operativo di 25 h o, in ogni caso,
per 6 mesi.
Le pompe per il trasferimento dell'ossigeno ad alta pressione devono essere
conformi alle regolamentazioni nazionali.
8.6.1.2 Funzionamento
Il funzionamento e la manutenzione delle pompe per il trasferimento di ossigeno
ad alta pressione devono essere affidati soltanto a personale addetto e
addestrato. Devono essere seguite le istruzioni per il funzionamento rilasciate
dal fabbricante. Una copia di queste, come pure una lista con i nomi di tecnici
specialisti, deve essere conservata insieme alla pompa.
In caso di non funzionamento del raffreddamento della pompa c'è da attendersi
un immediato incremento della temperatura suscettibile di provocare un danno
termico alla pompa stessa che può bruciarsi. Bisogna perciò tenere il
raffreddamento sotto controllo costante e, in caso di problemi, la pompa deve
essere fermata immediatamente.
Tutti gli elementi della pompa che vengono a contatto dell'ossigeno devono
essere privi di olio e grassi.
8.6.1.3 Manutenzione
Ad ogni pompa per il trasferimento di ossigeno ad alta pressione deve essere
associata una scheda di controllo. Questa scheda deve contenere le informazioni
seguenti:
a) tutti i particolari riguardanti la pompa fra i quali:
1) nome e indirizzo del fabbricante,
2) numero di modello della pompa,
3) numero di serie e data di produzione,
4) massima pressione di lavoro (bar),
5) massimo valore del flusso (Vs);
b) la data in cui è stato effettuato ogni controllo, compresa quella del
controllo in corso;
c) la lettura del contatore orario rilevata ad ogni controllo;
d) il tipo di controllo effettuato ad ogni scadenza prevista dalla manutenzione
(per esempio sostituzione degli elementi filtranti, ispezione o riparazione da
parte del fabbricante);
e) la data in cui è stato effettuato il controllo della taratura e della
regolazione di materiale riguardante gli APVR (per esempio valvole di
sovrapressione, manometri, pressostati, interruttori termici eccetera);
f) la data dell'ispezione e la firma dell'addetto al controllo incaricato
dell'ultima ispezione e/o riparazione.
8.6.2 Riempimento
Le bombole di ossigeno devono essere riempite solo se conformi al punto 5.15
della UNI EN 145 e se la filettatura di collegamento non presenta tracce di
sporcizia e/o di umidità.
Le bombole dovrebbero essere restituite con una pressione residua, ma se vengono
restituite completamente vuote (pressione nulla) devono essere asciugate prima
del nuovo riempimento. Ciò è necessario per essere certi di non superare i
requisiti relativi al contenuto di umidità dell'ossigeno. A tale scopo, può
essere utilizzato un dispositivo commerciale per l'essiccamento delle bombole.
In alternativa, la bombola può essere riempita almeno due volte con ossigeno
compresso secco alla pressione massima di funzionamento, lasciando poi che
l'ossigeno fuoriesca in un tempo di circa 30 min assicurandosi che non si
produca nel frattempo alcuna formazione di brina a livello del rubinetto.
Nel caso si scarichi l'ossigeno nell'atmosfera, è necessario fare attenzione
per evitare che se ne determinino pericolose concentrazioni.
8.6.3 Raccomandazioni supplementari per l'uso delle bombole
Le bombole di ossigeno devono essere trasportate e immagazzinate evitando urti.
Per ridurre al minimo la possibilità che il contenuto di umidità superi i
valori consentiti, si applica quanto già detto in a), b) e c) di 8.5.3.
8.7 Controlli da parte del responsabile degli APVR
Devono essere osservate le regolamentazioni nazionali.
In particolare deve essere verificato quanto segue:
- l'immagazzinamento ordinato degli APVR e di loro parti;
- l'osservanza degli intervalli di controllo per i filtri e per le cartucce di
rigenerazione;
- la tenuta degli APVR e dei loro facciali;
- la pressione di riempimento e la tenuta delle bombole di gas compresso;
- il buon funzionamento di elementi importanti degli apparecchi quali i
riduttori di pressione, le valvole respiratorie, l'erogatore a domanda (a
comando polmonare), i manometri, i dispositivi di allarme, lo stato delle
membrane e di altre parti in gomma, eccetera
Per i tipi di controlli e la loro periodicità, vedere quanto indicato in 9.
Le parti sigillate dal fabbricante non devono essere modificate. Eccezioni sono
consentite, in casi particolari, solo previa autorizzazione.
8.8 Controlli specialistici
Devono essere osservate le regolamentazioni nazionali.
Le bombole di gas compresso degli APVR devono essere sottoposte a controllo da
parte di un organismo autorizzato (il primo collaudo ha una validità di quattro
anni; successivi controlli ogni due anni).
Dopo una prova di tenuta con acqua in pressione, le bombole devono essere subito
bene asciugate prima di avvitare i rubinetti.
Un adeguato essiccamento può essere ottenuto, per esempio, pulendo la bombola
vuota (della quale cioè è stato scaricato precedentemente il contenuto) per 30
min con una corrente di 200 l/min di aria calda a 90-100 °C. Per eliminare
l'aria umida ancora presente, la bombola viene poi ripulita per 30 min con aria
compressa secca prima di avvitare il rubinetto.
9 FREQUENZA DELLA MANUTENZIONE E DEI CONTROLLI
Le operazioni di manutenzione e di controllo sugli APVR dovrebbero essere
effettuate conformemente alle raccomandazioni del fabbricante. In mancanza di
specifiche informazioni da parte del fabbricante dovrebbero essere utilizzate
come guida le indicazioni fornite nei prospetti da 13 a 20.
prospetto 13 Manutenzione e controlli sui facciali (maschera intera,
semimaschera, quarto di maschera, boccaglio)
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autorizzazione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
Ogni due anni
|
Ogni sei anni
|
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X 1)
|
|
|
|
Disinfezione
|
|
|
X 2)
|
|
X 1)
|
|
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
|
X 3)
|
|
X
|
|
|
Sostituzione del disco valvolare
|
|
|
|
|
|
X
|
X 4)
|
|
Sostituzione della membrana fonica
|
|
|
|
|
|
X
|
X 4)
|
|
Sostituzione della guarnizione di tenuta
|
|
|
|
|
|
X
|
X 4)
|
|
Controllo della filettatura (con calibro ad otturazione)
|
|
|
|
|
|
|
X
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
|
|
Nota - Dopo la sostituzione di componenti suscettibili di provocare
perdite di tenuta del facciale, è necessario effettuare una verifica
completa della tenuta.
1) No se l'apparecchio è confezionato in chiusura ermetica.
2) Se non si tratta di un apparecchio personale.
3) Nel caso di apparecchi confezionati in chiusura ermetica, soltanto
campioni prelevati in modo casuale.
4) Per le scorte di riserva.
|
prospetto 14 Manutenzione e controlli sui respiratori a filtro (assistiti e
non assistiti)
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
(brevi indicazioni)
|
Periodicità o momento
|
|
Facciale
|
Vedere il prospetto 13
|
|
|
Filtro
|
Controllare la durata di immagazzinamento e la scadenza dei filtri
|
Vedere le indicazioni del fabbricante e la marcatura sul filtro
|
|
Controllare la resistenza dei filtri antipolvere usati
|
|
|
Controllare l'eventuale presenza di danneggiamenti visibili
|
I filtri con danneggiamenti visibili devono essere immediatamente
sostituiti
|
|
Rimettere in opera i filtri antigas o combinati, che erano stati
chiusi in vista di un loro riutilizzo, o installare nuovi filtri
|
Prima dell'uso
|
|
Respiratore a filtro con ventilazione assistita
|
Caricamento della batteria
|
Dopo l'uso e prima dell'autorizzazione all'uso
|
|
Controllo del flusso
|
Immediatamente prima dell'uso
|
prospetto 15 Manutenzione e controlli sugli autorespiratori ad aria compressa
a circuito aperto
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autoriz-zazione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
Ogni tre anni
|
Ogni sei anni
|
|
Facciale
|
Vedere il prospetto 13
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Apparecchio ad aria compressa (completo)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
|
X
|
|
|
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
|
|
Tipo di respirazione
|
Disinfezione
|
|
|
X 1)
|
|
X
|
|
|
|
Erogatore a domanda
|
Disinfezione (necessaria solo se il facciale è sprovvisto di valvola
di inspirazione)
|
|
|
X 1)
|
|
|
|
|
|
Controllo della membrana
|
|
|
X 2)
|
X 3)
|
X
|
|
|
|
Sostituzione della membrana
|
|
|
|
|
|
X 3)
|
X 4)
|
|
Raccordo (con il facciale)
|
Controllo della filettatura (con calibri appropriati)
|
|
|
|
|
|
|
X
|
|
Riduttore di pressione
|
Sostituzione della guarnizione di tenuta dell'alta pressione
|
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|
|
|
X
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|
Ispezione completa
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|
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|
|
|
|
X
|
|
Bombola di aria compressa
|
Controllo da parte di uno specialista
|
Secondo le regolamentazioni nazionali
|
|
1) Se non si tratta di un apparecchio personale.
2) Dopo l'uso in ambienti aggressivi o in condizioni estreme.
3) Per gli apparecchi utilizzati costantemente.
4) Per le scorte di riserva.
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prospetto 16 Manutenzione e controlli sugli autorespiratori ad ossigeno
compresso a circuito chiuso
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento
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Periodicità
|
|
Prima dell'autoriz-zazione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
Ogni tre anni
|
Ogni sei anni
|
|
Facciale
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Vedere il prospetto 13
|
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Apparecchio di rigenerazione completo
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Pulizia
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X
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X
|
|
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Controllo di funzionamento e di tenuta
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X
|
|
|
X
|
|
|
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|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
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|
X
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Tipo di respirazione, complesso delle valvole del circuito
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Disinfezione
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|
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X
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X
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Sacco polmone
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Disinfezione
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X
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|
X
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Cartuccia di rigenerazione
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Sostituzione
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X
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Erogatore a domanda
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Disinfezione
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X
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|
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|
Controllo della membrana
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X 1)
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X 2)
|
X
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|
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|
Sostituzione della membrana
|
|
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|
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|
X 2)
|
X 3)
|
|
Riduttore di pressione
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Ispezione completa
|
|
|
|
|
|
|
X
|
|
Bombola di ossigeno
|
Controllo da parte di uno specialista
|
Secondo le regolamentazioni nazionali
|
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1) Dopo l'uso in ambienti aggressivi o in condizioni estreme.
2) Per gli apparecchi utilizzati costantemente.
3) Per le scorte di riserva.
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prospetto 17 Manutenzione e controlli sui respiratori isolanti non autonomi
ad adduzione di aria compressa, tipo ad erogazione a domanda
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autoriz-zazione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
Ogni tre anni
|
Ogni sei anni
|
|
Facciale
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Vedere il prospetto 13
|
|
|
|
|
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Apparecchio ad adduzione di aria compressa (completo)
|
Pulizia
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|
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X
|
|
X
|
|
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
|
|
|
|
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
|
|
Erogatore a domanda
|
Disinfezione (necessaria solo se il facciale è sprovvisto di valvola
di inspirazione)
|
|
|
X 1)
|
|
|
|
|
|
Controllo della membrana
|
|
|
X 2)
|
X 3)
|
X
|
|
|
|
Sostituzione della membrana
|
|
|
|
|
|
X 3)
|
X 4)
|
|
Raccordo (con il facciale)
|
Controllo della filettatura (con calibri appropriati)
|
|
|
|
|
|
|
X
|
|
Bombola di aria compressa (se presente)
|
Controllo da parte di uno specialista
|
Secondo le regolamentazioni nazionali
|
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Riduttore di pressione (se presente)
|
Sostituzione della guarnizione di tenuta dell'alta pressione
|
|
|
|
|
X
|
|
|
|
|
Ispezione completa
|
|
|
|
|
|
|
X
|
|
Filtro dell'aria compressa
|
Sostituzione della cartuccia filtrante
|
Prima dell'esaurimento della cartuccia filtrante
|
|
1) Se non si tratta di un apparecchio personale.
2) Dopo l'uso in ambienti aggressivi o in condizioni estreme.
3) Per gli apparecchi utilizzati costantemente.
4) Per le scorte di riserva.
|
prospetto 18 Manutenzione e controlli sui respiratori isolanti non autonomi
ad adduzione di aria compressa, tipo a flusso continuo
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autoriz-zazione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni settimana
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
|
Facciale (maschera intera, semimaschera o quarto di maschera)
|
Vedere il prospetto 13
|
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|
|
|
|
|
|
Facciale (cappuccio, elmetto)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
|
Disinfezione
|
|
|
X 1)
|
X 2)
|
X 3)
|
|
|
Apparecchio ad adduzione di aria compressa (completo)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
|
X
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
X
|
|
X
|
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
|
Valvola regolazione flusso continuo
|
Controllo di funzionamento
|
|
X
|
|
|
|
|
|
Filtro dell'aria compressa
|
Sostituzione della cartuccia filtrante
|
Prima dell'esaurimento della cartuccia filtrante
|
|
1) Se non si tratta di un apparecchio personale.
2) In caso di utilizzazione quotidiana.
3) No se l'apparecchio è confezionato in chiusura ermetica.
|
prospetto 19 Manutenzione e controlli sui respiratori isolanti a presa d'aria
esterna non assistiti
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autorizza-zione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni sei mesi
|
Ogni anno
|
|
Facciale (maschera intera, boccaglio)
|
Vedere il prospetto 13
|
|
|
|
|
|
|
Apparecchio a presa d'aria esterna (completo)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
|
|
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
Tubo di respirazione
|
Disinfezione
|
|
|
X 1)
|
|
X 2)
|
|
Tubo per la presa d'aria esterna con il filtro grossolano
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
|
|
|
|
X
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
1) Se non si tratta di un apparecchio personale.
2) No se l'apparecchio è confezionato in chiusura ermetica.
|
prospetto 20 Manutenzione e controlli sui respiratori isolanti a presa d'aria
esterna assistiti
|
Apparecchio o elemento
|
Tipo di intervento da effettuare
|
Periodicità
|
|
Prima dell'autorizza-zione all'uso
|
Prima dell'uso
|
Dopo l'uso
|
Ogni settimana
|
Ogni sei mesi
|
|
Facciale (maschera intera, semimaschera, boccaglio)
|
Vedere il prospetto 13
|
|
|
|
|
|
|
Facciale (cappuccio, elmetto)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Disinfezione
|
|
|
X 1)
|
X 2)
|
X 3)
|
|
Apparecchio a presa d'aria esterna (completo)
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
X
|
|
|
|
X
|
|
Controllo del buon funzionamento da parte dell'utilizzatore
|
|
X
|
|
|
|
|
Sacco polmone (se presente) e tubo di respirazione
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Disinfezione
|
|
|
X 1)
|
|
X 3)
|
|
Tubo per la presa d'aria esterna
|
Pulizia
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
|
|
X
|
|
X
|
|
Controllo del buon funzionamento (anche da parte dell'utilizzatore)
|
X
|
X
|
|
|
|
|
Misurazione del flusso d'aria
|
Controllo di funzionamento e di tenuta
|
|
|
X
|
|
|
|
|
Controllo del buon funzionamento (anche da parte dell'utilizzatore)
|
X
|
X
|
|
|
|
|
1) Se non si tratta di un apparecchio personale.
2) In caso di utilizzazione quotidiana.
3) No se l'apparecchio è confezionato in chiusura ermetica.
|
10 INDICAZIONI OPERATIVE PER LA SCELTA DEGLI APVR
10.1 Premessa
Deve essere anzitutto ben chiaro che all'interno di un facciale, nell'aria
inspirata dall'utilizzatore di un APVR, sono comunque presenti, in
concentrazione magari molto bassa, gli inquinanti ambientali. Ciò è dovuto a
due diverse cause:
a) le perdite verso l'interno dell'apparecchio, indicate con IL 8), e
attribuite:
- alla perdita lungo il bordo del facciale, ciò che rappresenta il contributo
principale, indicata con FSL 9);
- alla perdita della valvola di espirazione, indicata con EVL 10);
- alle eventuali perdite di altri componenti (per esempio il visore, il tubo di
respirazione, eccetera) indicate cumulativamente con OCL 11);
____________________
8) IL = Inward Leakage (perdita verso l'interno).
9) FSL = Face Seal Leakage (perdita del bordo del facciale).
10) EVL = Exhalation Valve Leakage (perdita della valvola di espirazione).
11) OCL = Other Components Leakage (perdita di altri componenti).
____________________
si ha pertanto:
formula 1
IL = FSL + EVL + OCL
b) la penetrazione P attraverso i filtri antipolvere, se presenti.
Complessivamente quindi si parla di "perdita totale verso l'interno",
e si indica con TIL 12), la quantità
____________________
12) TIL = Total Inward Leakage (perdita totale verso l'interno).
____________________
formula 2
TIL = IL + P
(nel caso dei respiratori a filtro con filtro antigas e dei respiratori isolanti
è TIL = IL).
Siano ora, ci e ce le concentrazioni dell'inquinante
rispettivamente all'interno e all'esterno di un facciale. La prestazione dell'AVPR
può essere espressa, in funzione di tali concentrazioni, in termini di:
- perdita totale verso l'interno (TIL):
formula 3
TIL = ci / ce
ovvero
formula 4
TIL (%) = (ci / ce) x 100
- efficienza (e):
formula 5
e = (ce - ci) / ce = 1 - (ci / ce)
= 1 - TIL
ovvero
formula 6
e (%) = [ 1 - (ci / ce)] x 100 = 100 - TIL (%)
- fattore di protezione (FP):
formula 7
FP = ce / ci = 1 / TIL = 1 / (IL + P) = 1 / (1 - e)
Per la formula 7, il fattore di protezione FP è evidentemente correlato al TIL
(%) e all'efficienza e (%) nel modo seguente:
formula 8
FP = ce / ci = 100 / TIL (%) = 100 / [IL (%) + P (%)] =
100 / [100 - e (%)]
Il fattore di protezione, in quanto rapporto fra le concentrazioni
dell'inquinante all'esterno e all'interno del facciale, fornisce un'immediata
quantificazione della protezione offerta da un APVR. Per esempio, affermare che
il fattore di protezione di un APVR è 100, vuol dire che all'interno del
facciale la concentrazione dell'inquinante è cento volte inferiore rispetto
alla sua concentrazione nell'ambiente.
Le norme tecniche stabiliscono, per determinati APVR, i massimi valori che può
assumere il TIL; per altri APVR vengono invece stabiliti i massimi valori di
perdita o di penetrazione relativi a singoli componenti, cioè i massimi valori
ammessi per IL e per P. In ogni caso è perciò deducibile dalle norme, per ogni
APVR, il massimo valore ammesso per la perdita totale verso l'interno, quantità
che indichiamo con TILmax (vedere prospetto1). Al fattore di
protezione corrispondente a TILmax si dà il nome di fattore di
protezione nominale (FPN).
Per la formula 7 e la formula 8 si ha pertanto:
formula 9
FPN = 1 / TILmax = 100 / TIL (%)max = 100 / (IL (%)max
+ P (%)max)
Il fattore di protezione nominale rappresenta quindi, per un APVR certificato,
l'entità della protezione fornita nelle peggiori condizioni ipotizzate dalle
norme tecniche, ossia in relazione al massimo valore ammesso per la perdita
totale verso l'interno. Ciò vuol dire, nel caso dei respiratori con filtro
antipolvere, in relazione ai massimi valori ammessi per le perdite verso
l'interno e per la penetrazione attraverso il filtro.
Nella pratica operativa, tuttavia, il fattore di protezione nominale non
costituisce un'indicazione sufficiente per la scelta dell'idoneo APVR: ciò a
causa dello scostamento peggiorativo che si riscontra fra il TILmax
stabilito dalle norme e l'effettiva perdita totale verso l'interno
sperimentalmente misurata durante l'impiego degli APVR nell'ambiente di lavoro.
In altre parole, il valore di FPN è ricavato da misure effettuate in
laboratorio con modalità di prova riproducibili anche quando intendono simulare
condizioni pratiche di impiego. La realtà dell'ambiente di lavoro è invece ben
diversa. Le condizioni di utilizzo di un APVR sono mutevoli così come mutevoli
sono le esigenze operative dell'utilizzatore (si pensi al diverso affaticamento
o alle diverse necessità di mobilità che possono determinarsi durante un turno
lavorativo, alle diverse condizioni microclimatiche nel corso dell'anno,
eccetera).
Si deve considerare che lo scostamento fra i valori misurati nell'ambiente di
lavoro e quelli aspettati in base al FPN è soprattutto rilevante con gli APVR
che offrono un più elevato livello di protezione e ai quali, pertanto, sono
associati i più elevati valori di FPN.
Per tali motivi, nelle indicazioni operative contenute in questo punto per la
scelta dell'APVR idoneo a specifiche condizioni di impiego, si farà uso di un
valore realistico del fattore di protezione associato ad ogni APVR e ad esso
verrà dato il nome di fattore di protezione operativo (FPO): tale fattore, e
non il fattore di protezione nominale, dovrà essere utilizzato.
10.2 Scelta dell'APVR
Indichiamo di seguito la successione logica da seguire per effettuare una scelta
corretta dell'APVR da utilizzare in un determinato ambiente di lavoro.
10.2.1 Valutazione della sufficienza di ossigeno
Si deve anzitutto verificare che la minima concentrazione di ossigeno
nell'ambiente di lavoro sia almeno pari al 17% in volume. Si deve inoltre essere
certi che tale condizione continui a sussistere per tutto il tempo che
l'operatore trascorrerà nell'ambiente di lavoro.
Nel caso non si fosse in grado di garantire ciò, è indispensabile scegliere un
respiratore isolante (vedere 10.2.5).
10.2.2 Identificazione qualitativa degli inquinanti
È necessario conoscere la natura fisica dell'inquinante (o degli inquinanti)
presente, cioè sapere se si tratta di materiale particellare (polveri, fibre,
fumi, nebbie) o aeriforme (gas, vapori). Noto ciò occorre identificarne la
natura chimica (per esempio polvere di carbonato di calcio, fibre di amianto,
cloro, vapori di ammoniaca, eccetera). Già al termine di questa fase, che
possiamo contraddistinguere come quella dell'identificazione della natura del
rischio, si può stabilire - nel caso fosse ammissibile (vedere 10.2.3)
l'impiego di un respiratore a filtro - se si dovrà utilizzare un filtro
antipolvere o un filtro antigas (di un tipo ben determinato secondo le
indicazioni del fabbricante) o un filtro combinato.
Nel caso l'inquinante fosse aeriforme è comunque opportuno indirizzare la
scelta verso un respiratore isolante (vedere 10.2.5) nei casi seguenti:
a) se l'inquinante è inodore;
b) se la sua soglia olfattiva non è inferiore al relativo TLV-TWA 13).
Qualora si decidesse di utilizzare un respiratore con filtro antigas anche nel
caso di inquinanti aeriformi con soglia olfattiva superiore al TLV-TWA, è
necessario fissare tempi massimi di utilizzo del filtro in modo da garantirne la
sostituzione prima dell'esaurimento.
____________________
13) TLV = Threshold Limit Valve (valore limite di soglia).
TWA = Time Weighted Average (media ponderata nel tempo)
____________________
10.2.3 Identificazione quantitativa degli inquinanti
Il passo successivo consiste nell'effettuazione di opportuni campionamenti al
fine di determinare la concentrazione degli inquinanti.
Tali campionamenti, che hanno una significatività tanto maggiore quanto più
sono prolungati nel tempo, vanno comunque riferiti all'intera giornata
lavorativa in modo da poter portare a confronto i risultati con i TLV-TWA. È
anche importante venire a conoscenza dell'entità, della durata e della
frequenza dei picchi di concentrazione da porre in relazione ai TLV-STEL 14).
In presenza di riferimenti legislativi italiani sono questi, evidentemente, che
dovranno essere utilizzati.
Qualora in un determinato luogo di lavoro non fosse temporaneamente possibile
l'effettuazione dei necessari campionamenti ambientali, un elemento di
valutazione riguardo l'esposizione degli operatori può essere costituito da
esperienze riferite a processi lavorativi similari.
In questa fase, che possiamo contraddistinguere come quella dell'identificazione
dall'entità del rischio, è importante verificare che siano assenti inquinanti
in concentrazione immediatamente pericolosa per la vita e la salute. In caso
contrario, o se l'identificazione quantitativa degli inquinanti non fosse
possibile ne si disponesse di misure riferite a situazioni similari, è
necessario scegliere un respiratore isolante (vedere 10.2.5).
Si dovrà fare ugualmente ricorso ad un APVR isolante nel caso che le
concentrazioni degli inquinanti fossero tali da non consentire l'utilizzo di
respiratori a filtro. Ciò può verificarsi:
a) per gli inquinanti aeriformi, se le concentrazioni ambientali sono superiori
al limite di utilizzo dei filtri antigas (vedere 10.2.4.2), cioè 10.000 ppm
(classe 3).
b) per gli inquinanti, sia particellari sia aeriformi, se le concentrazioni
ambientali sono superiori ai limiti di esposizione deducibili in base ai
rispettivi TLV ed ai fattori di protezione operativi dei respiratori di cui si
dispone. Dalla formula 7 infatti, imponendo che il fattore di protezione sia
quello operativo e che la concentrazione all'interno del facciale sia, al
limite, pari al TLV dell'inquinante, si ha:
formula 10
limite di esposizione = FPO x TLV
____________________
14) TLV = Threshold Limit Valve (valore limite di soglia)
STEL = Short Time Exposure Limit (limite per breve tempo di esposizione).
____________________
10.2.4 Scelta di un respiratore a filtro
10.2.4.1 Caso dei filtri antipolvere
Nel prospetto 21 vengono riportati i valori del fattore di protezione operativo
(FPO) attribuiti ai respiratori con filtro antipolvere in corrispondenza delle
tre classi (P1, P2 e P3) con le quali le norme contraddistinguono le diverse
efficienze di filtrazione.
prospetto 21 Respiratori a filtro antipolvere: fattori di protezione
operativi
|
Respiratore a filtro antipolvere
|
|
FPO
|
|
RESPIRATORI NON ASSISTITI
|
|
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtro P1
|
|
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) FFP1
|
|
4
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtro P2
|
|
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) FFP2
|
|
10
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtro P3
|
|
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) FFP3
|
|
30
|
|
|
|
---------
|
|
Maschera intera (o boccaglio) + filtro P1
|
|
4
|
|
Maschera intera (o boccaglio) + filtro P2
|
|
15
|
|
Maschera intera (o boccaglio) + filtro P3
|
|
400
|
|
RESPIRATORI ASSISTITI
|
|
|
|
Elettrorespiratore con cappuccio/elmetto
|
|
|
|
|
THP 1
|
5
|
|
|
THP 2
|
20
|
|
|
THP 3
|
100
|
|
Elettrorespiratore con maschera intera
|
|
|
|
|
TMP 1
|
10
|
|
|
TMP 2
|
100
|
|
|
TMP 3
|
400
|
In base ai valori del FPO riportati nel prospetto 21, e con riferimento alla
formula 10, possiamo affermare che nella migliore delle ipotesi un respiratore a
filtro è utilizzabile fino ad una concentrazione ambientale dell'inquinante
particellare pari a 400 volte il relativo TLV. In presenza di concentrazioni
superiori occorre necessariamente scegliere un respiratore isolante.
Qualora non fosse temporaneamente possibile determinare la concentrazione degli
inquinanti ambientali, devono essere utilizzati almeno i seguenti livelli di
protezione (livelli minimi):
- semimaschera + filtri P1 o facciale filtrante FFP1 per inquinanti con TLV = 10
mg/m3;
- semimaschera + filtri P2 o facciale filtrante FFP2 per inquinanti con TLV
maggiore di 0,1 mg/m3 e minore di 10 mg/m3:
- semimaschera + filtri P3 o facciale filtrante FFP3 per inquinanti con TLV
minore o uguale a 0,1 mg/m3.
Se invece è nota la concentrazione media ponderata dell'inquinante particellare
presente nell'ambiente, riferita all'intero turno di lavoro, la scelta del
respiratore si effettua dividendo tale concentrazione per il relativo TLV-TWA:
si ottiene così il "livello di protezione necessario". I valori
riportati nel prospetto 21 consentono quindi di scegliere un respiratore con FPO
non inferiore a tale livello.
Esempio:
- inquinante presente nell'ambiente: ossido di calcio;
- TLV-TWA: 2 mg/m3;
- concentrazione media ponderata riferita al turno di lavoro: 9 mg/m3;
- livello di protezione necessario: concentrazione media ponderata/TLV-TWA cioè
9 mg/m3: 2 mg/m3 = 4,5.
Con riferimento ai vari tipi di respiratore indicati nel prospetto 21, deve
essere scelto un respiratore con FPO non minore di 4,5 cioè:
- semimaschera o quarto di maschera + filtro P2 (FPO = 10);
- facciale filtrante FFP2 (FPO = 10);
- maschera intera + filtro P2 (FPO = 15);
- elettrorespiratore THP 1 con cappuccio/elmetto (FPO = 5);
- elettrorespiratore TMP 1 con maschera (FPO = 10).
10.2.4.2 Caso dei filtri antigas
Nel prospetto 22 vengono riportati i valori del fattore di protezione operativo
(FPO) attribuiti ai respiratori con filtro antigas. Vengono anche riportate le
concentrazioni del gas di prova utilizzate in laboratorio per il controllo dei
tempi di rottura in corrispondenza alle tre classi con le quali le norme
contraddistinguono le diverse capacità dei filtri. L'opportunità di denominare
tali concentrazioni come limite di utilizzo delle tre classi dei filtri è
evidentemente giustificata dal fatto che non possono aversi garanzie circa il
comportamento dei filtri stessi in concentrazioni più elevate di quelle in cui
essi vengono provati in laboratorio.
Il prospetto si riferisce ai filtri tipo A, B, E e K per i quali soltanto sono
previste tre classi.
Come viene evidenziato dal prospetto 22 le tre classi dei filtri antigas non
comportano valori diversi del fattore di protezione: esse denotano soltanto la
diversa capacità dei filtri, cioè la loro diversa durata (a parità degli
altri parametri che determinano la durata stessa).
Si osservi infine che i respiratori del prospetto 22 sono tutti non assistiti in
quanto non sono ancora disponibili le norme relative agli elettrorespiratori con
filtro antigas (vedere 6.1.2).
prospetto 22 Respiratori a filtro antigas: fattori di protezione operativi e
concentrazioni corrispondenti ai limiti di utilizzo
|
Respiratore a filtro antigas
|
FPO
|
Limiti di utilizzo (ppm)
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtri di classe 1
|
30
|
1 000
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) antigas di classe 1
|
30
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtri di classe 2
|
30
|
5 000
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) antigas di classe 2
|
30
|
|
Semimaschera/quarto di maschera + filtri di classe 3
|
30
|
10 000
|
|
Facciale filtrante (semimaschera) antigas di classe 3
|
30
|
|
Maschera intera + filtri di classe 1
|
400
|
1 000
|
|
Maschera intera + filtri di classe 2
|
400
|
5 000
|
|
Maschera intera + filtri di classe 3
|
400
|
10 000
|
Sulla base dei valori del FPO riportati nel prospetto 22, e con riferimento alla
formula 10, in merito al livello di protezione dei respiratori a filtro antigas,
si può affermare quanto segue:
- il livello minimo di protezione è rappresentato dalla combinazione
semimaschera/quarto di maschera + filtri di classe 1 (o facciale filtrante
antigas di classe 1) ed è utilizzabile in presenza di concentrazioni di
inquinante fino a 30 volte il TLV o, comunque, non maggiori di 1 000 ppm;
- il livello massimo di protezione ottenibile è costituito dalla combinazione
maschera intera + filtri di classe 3 ed è utilizzabile in concentrazioni di
inquinante fino a 400 volte il TLV e, in ogni caso, non maggiori di 10 000 ppm.
In presenza di concentrazioni maggiori, anche se non si è superato il limite di
utilizzo, si deve necessariamente scegliere un respiratore isolante.
Per scegliere correttamente un respiratore si deve dividere la concentrazione
media ponderata di ogni singolo inquinante ambientale, riferita all'intero turno
di lavoro, per il relativo TLV-TWA ottenendo così il "livello di
protezione necessario". Il prospetto 22 consente di scegliere un
respiratore con FPO non minore di tale livello e, nel contempo, di verificare
che la concentrazione media ponderata sia più bassa della concentrazione
relativa al limite di utilizzo.
Esempio n° 1:
- inquinante presente nell'ambiente: metil-etil-chetone;
- TLV-TWA: 200 ppm;
- concentrazione media ponderata riferita al turno di lavoro: 500 ppm;
- livello di protezione necessario: 500 ppm/200 ppm = 2,5.
Dato il valore del livello di protezione necessario è sufficiente una
semimaschera con l'appropriato tipo di filtro antigas o l'appropriato facciale
filtrante antigas (secondo le indicazioni del fabbricante); essendo inoltre la
concentrazione media minore di 1 000 ppm, è sufficiente scegliere filtri o
facciali filtranti di classe 1.
Esempio n° 2:
- inquinante presente nell'ambiente: metil-etil-chetone;
- TLV-TWA: 200 ppm;
- concentrazione media ponderata riferita al turno di lavoro: 1 500 ppm;
- livello di protezione necessario: 1 500 ppm/200 ppm = 7,5.
In questo caso, pur rimanendo sufficiente la scelta di una semimaschera (FPO =
30), si dovrà necessariamente utilizzare un filtro o un facciale filtrante
almeno di classe 2 poiché la concentrazione ambientale dell'inquinante è
maggiore di 1 000 ppm.
10.2.5 Scelta di un respiratore isolante
Quando non è possibile (vedere 10.2.1 e 10.2.3) o è comunque sconsigliabile
(vedere 10.2.2) utilizzare un respiratore a filtro occorre scegliere un
respiratore isolante, cioè indipendente dall'atmosfera ambiente.
In questo caso, dovendo optare fra un respiratore non autonomo e un respiratore
autonomo, la scelta, oltre al livello di protezione necessario, deve tenere
conto dei seguenti fattori:
- distanza di un'atmosfera respirabile dal posto di lavoro (o dal luogo ove deve
effettuarsi un determinato intervento);
- durata prevista dell'attività lavorativa;
- accettabilità o meno delle limitazioni imposte alla mobilità dell'operatore
dal condotto di collegamento, presente nei respiratori non autonomi, con la
sorgente di aria respirabile.
Il prospetto 23 consente la scelta fra i respiratori classificati in figura 10.
prospetto 23 Respiratori isolanti: parametri per la scelta
|
Respiratore isolante 1)
|
FPO 2)
|
Distanza da atmosfera respirabile 3) (m)
|
Autonomia necessaria 4) (min)
|
|
RESPIRATORI NON AUTONOMI
|
|
a presa d'aria esterna non assistiti
(con maschera facciale intera)
|
400
|
< 5
|
8 x 60
|
|
a presa d'aria esterna assistiti manualmente
(con maschera intera)
|
400
|
< 10
|
30
|
|
a presa d'aria esterna assistiti con motore
(con maschera intera)
|
400
|
< 10
|
8 x 60
|
|
ad adduzione di aria compressa
a flusso continuo
(con semimaschera/maschera intera)
|
30/400
|
< 10
|
8 x 60 5)
|
|
ad adduzione di aria compressa
ad erogazione a domanda
(con semimaschera/maschera intera)
|
30/400
|
< 15
|
8 x 60 5)
|
|
ad adduzione di aria compressa
ad erogazione a domanda con pressione positiva
(con maschera intera)
|
1 000
|
< 15
|
8 x 60 5)
|
|
AUTORESPIRATORI
|
|
ad aria compressa
ad erogazione a domanda
(con maschera intera)
|
400
|
-
|
10 ÷ 60
|
|
ad aria compressa
ad erogazione a domanda con pressione positiva
(con maschera intera)
|
1 000
|
-
|
10 ÷ 60
|
|
ad ossigeno compresso
(con maschera intera)
|
400
|
-
|
< 4 x 60
|
|
a produzione di ossigeno
(con maschera intera/boccaglio)
|
400
|
-
|
< 2 x 60
|
|
1) Pur essendo possibili combinazioni con altri facciali, si fa
riferimento alle configurazioni più ricorrenti.
2) Nel caso di più FPO riferirsi, nello stesso ordine, ai facciali
indicati nella 1° colonna.
3) Le norme pongono limitazioni solo alle resistenze respiratorie cui
solitamente corrispondono le lunghezze di tubazioni indicate in colonna.
4) Laddove la sorgente di aria è praticamente illimitata, per
l'autonomia si fa riferimento ad un turno di lavoro (8 x 60 min).
5) Il valore si riferisce al caso di alimentazione di aria di rete; se
alimentato da bombole di grandi dimensioni, l'autonomia dipende dalla
capacità delle bombole stesse.
|
Appendice A e
ELENCO DELLE NORME EUROPEE SUGLI APVR
(informativa)
|
UNI EN 132
|
09.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Definizioni. (= EN
132:1990)
|
|
UNI EN 133
|
09.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Classificazione. (=
EN 133:1990)
|
|
UNI EN 134
|
10.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Nomenclatura dei
componenti. (= EN 134:1990)
|
|
UNI EN 135
|
09.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Lista dei termini
equivalenti. (= EN 135:1990)
|
|
UNI EN 136
|
04.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Maschere intere.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 136:1989)
|
|
UNI EN 136/10
|
11.93
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Maschere interne per
usi speciali. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 136-10:1992)
|
|
UNI EN 137
|
05.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Autorespiratori ad
aria compressa a circuito aperto. Requisiti, prove, marcatura. (= EN
137:1993 ÷ AC: 1993)
|
|
UNI EN 138
|
06.96
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori a presa
d'aria esterna per l'uso con maschera intera, semimaschera o boccaglio.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 138:1994)
|
|
UNI EN 139
|
04.96
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori ad
adduzione d'aria compressa per l'uso con maschera intera, semimaschera o
boccaglio. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 139:1994 ÷ AC:1995)
|
|
UNI EN 140
|
04.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Semimaschere e
quarti di maschera. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 140:1989)
|
|
UNI EN 140/A1
|
07.93
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Semimaschere e
quarti di maschera. Requisiti, prove, marcatura. (Aggiornamento 1:1992)
|
|
UNI EN 141
|
09.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filtri antigas e
combinati. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 141:1990)
|
|
UNI EN 142
|
07.90
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Boccaglio completo.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 142:1989)
|
|
UNI EN 143
|
11.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filtri antipolvere.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 143:1990)
|
|
UNI EN 144/1
|
11.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Valvole per bombole
per gas. Raccordo filettato per gambo di collegamento. (= EN 144-1:1991)
|
|
UNI EN 145
|
10.90
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Autorespiratori a
ossigeno compresso a circuito chiuso. Requisiti, prove, marcatura. (= EN
145:1988)
|
|
UNI EN 145/2
|
07.93
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Autorespiratori ad
ossigeno compresso a circuito chiuso per usi speciali. Requisiti, prove,
marcatura. (= EN 145-2:1992)
|
|
UNI EN 146
|
05.92
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Elettrorespiratori a
filtro antipolvere completi di elmetti o cappucci. Requisiti, prove,
marcatura. (= EN 146:1991)
|
|
UNI EN 147
|
05.92
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Elettrorespiratori a
filtro antipolvere completi di maschere intere, semimaschere o quarti di
maschera. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 147:1991)
|
|
UNI EN 148/1
|
03.89
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filettature per
facciali. Raccordo filettato normalizzato. (= EN 148-1:1987)
|
|
UNI EN 148/2
|
03.89
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filettature per
facciali. Raccordo con filettatura centrale. (= EN 148-2:1987)
|
|
UNI EN 148/3
|
04.93
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filettature per
facciali. Raccordo filettato M45 x 3. (= EN 148-3:1992)
|
|
UNI EN 149
|
11.91
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Facciali filtranti
antipolvere. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 149:1991)
|
|
UNI EN 250
|
10.94
|
Respiratori. Autorespiratori per uso subacqueo a circuito aperto ad
aria compressa. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 250:1993)
|
|
UNI EN 269
|
07.96
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori a presa
d'aria esterna assistiti con motore, con cappuccio. Requisiti, prove,
marcatura. (= EN 269:1994)
|
|
UNI EN 270
|
07.96
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori ad
adduzione d'aria compressa, con cappuccio. Requisiti, prove, marcatura.
(= EN 270:1994)
|
|
UNI EN 271
|
12.96
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Respiratori ad aria
compressa dalla linea oppure a presa d'aria esterna assistiti con
motore, con cappuccio per uso in operazioni di sabbiatura. Requisiti,
prove, marcatura. (= EN 271:1995)
|
|
UNI EN 371
|
12.92
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filtri tipo AX
antigas e combinati contro composti organici a basso punto di
ebollizione. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 371:1992)
|
|
UNI EN 372
|
12.92
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Filtri tipo SX
antigas e combinati contro composti specificatamente indicati.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 372:1992)
|
|
UNI EN 400
|
10.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per autosalvataggio.
Autorespiratori a circuito chiuso. Apparecchi ad ossigeno compresso per
la fuga. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 400:1993)
|
|
UNI EN 401
|
10.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per autosalvataggio.
Autorespiratori a circuito chiuso. Apparecchi ad ossigeno chimico (KO2)
per la fuga. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 401:1993)
|
|
UNI EN 402
|
09.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per la fuga.
Autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto con maschera intera
o boccaglio. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 402:1993)
|
|
UNI EN 403
|
10.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per autosalvataggio.
Dispositivi a titolo con cappuccio per autosalvataggio dal fuoco.
Requisiti, prove, marcatura. (= EN 403:1993)
|
|
UNI EN 404
|
10.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per autosalvataggio.
Apparecchi di autosalvataggio a filtro. Requisiti, prove, marcatura. (=
EN 404:1993)
|
|
UNI EN 405
|
02.94
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie. Facciali filtranti
antigas o antigas e antipolvere dotati di valvole. Requisiti, prove,
marcatura. (= EN 405:1992)
|
|
UNI EN 1061 *)
|
*) in fase di pubblicazione
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per la fuga.
Autorespiratori a circuito chiuso. Apparecchi ad ossigeno chimico
(NaCIO3) per la fuga. Requisiti, prove, marcatura. (= EN 1061:1996)
|
|
UNI EN 1146 *)
|
*) in fase di pubblicazione
|
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie per autosalvataggio.
Autorespiratori ad aria compressa a circuito aperto con cappuccio
(apparecchi ad aria compressa per la fuga). Requisiti, prove, marcatura.
(= EN 1146:1997)
|
Allegato 3 (*)
Si riportano di seguito le appendici delle norme UNI EN 169 (1993), UNI EN
170 (1993) e UNI EN 171 (1993)
Protezione personale degli occhi
________________________
(*) (a) I richiami di norme tecniche effettuati nel testo costituiscono
soltanto un riferimento bibliografico atto ad indicare la fonte di quanto
affermato: per la comprensione del testo stesso non è generalmente necessaria
la loro consultazione; ove ciò risultasse invece necessario, viene riportato in
nota il punto o i punti specifici della norma richiamata.
b) Sono altresì riportati in nota i necessari chiarimenti in relazione agli
aggiornamenti normativi.
c) Le note di cui alle lettere a) e b) sono indicate con numerazione romana.
________________________
i) UNI EN 169 (1993)
FILTRI PER LA SALDATURA E TECNICHE CONNESSE
REQUISITI DI TRASMISSIONE E UTILIZZAZIONI RACCOMANDATE
0. Guida per la selezione e l'uso
1. Generalità
La selezione di un numero di graduazione di un filtro di protezione adatto al
lavoro di saldatura o alle tecniche connesse dipende da numerosi fattori:
- per la saldatura a gas e le tecniche connesse, quali la saldo-brasatura e il
taglio al plasma, la presente norma si riferisce al grado di erogazione dei
cannelli.
Tuttavia, per la saldatura di leghe leggere, è opportuno tenere conto delle
caratteristiche dei flussi che hanno un'incidenza sulla composizione spettrale
della luce emessa;
- per la saldatura ad arco, il taglio ad arco e il taglio al plasma, l'intensità
di corrente è un fattore essenziale che permette di effettuare una scelta
precisa.
Inoltre, nella saldatura ad arco, sono da prendere in considerazione anche il
tipo di arco e la natura del metallo base.
Altri parametri hanno un'influenza non trascurabile, ma la valutazione della
loro azione è difficoltosa. Questi sono in particolare:
- la posizione dell'operatore rispetto alla fiamma o all'arco. Per esempio, a
seconda che l'operatore sia chino sul lavoro che sta eseguendo oppure adotti una
posizione all'estremità del braccio, può essere necessaria una variazione di
almeno un numero di graduazione:
- l'illuminazione locale;
- il fattore umano.
Per questi motivi, la presente norma indica solo quei numeri di graduazione di
cui l'esperienza pratica ne ha confermato la validità in circostanze normali
per la protezione personale di operatori aventi vista normale, che effettuano
lavori di natura precisata.
I prospetti permettono di leggere, all'intersezione della colonna corrispondente
all'erogazione di gas o all'intensità di corrente e della linea che precisa il
lavoro da effettuare, il numero di graduazione del filtro da utilizzare.
Questi prospetti sono validi per condizioni medie di lavoro per le quali la
distanza dell'occhio del saldatore dal bagno di fusione è di circa 50 cm e
l'illuminamento medio è di circa 100 lx.
1.1. Numeri di graduazione da utilizzare per la saldatura e saldo-brasatura a
gas
I numeri di graduazione da utilizzare per la saldatura a gas e saldo-brasatura
sono forniti nel prospetto II.
Nota - Quando nella saldatura a gas è impiegato un flusso, la luce emessa dalla
sorgente è sovente molto ricca di luce monocromatica di una o più lunghezze
d'onda, che rende molto difficoltoso vedere il metallo fuso e distinguerlo dal
flusso fuso che galleggia sulla superficie del bagno di fusione. È il caso, per
esempio, della luce proveniente da sodio ricco di radiazioni di
= 589 nm o della luce proveniente da litio ricco di radiazioni di
= 671 nm.
Per sopprimere il disturbo dovuto a questa abbondante emissione di radiazioni
monocromatiche, si raccomanda di utilizzare filtri o combinazioni di filtri
aventi un assorbimento sufficiente per le radiazioni a 589 nm ed a 671 nm
(filtri indicati nel prospetto II della lettera a).
Prospetto II - Numeri di graduazione (a) per saldatura a gas e
saldo-brasatura
|
Lavoro
|
q = portata di ossigeno, in litri per ora
|
|
|
q < o = 70
|
70 < o = q < o = 200
|
200 < q < o = 800
|
q > 800
|
|
Saldatura e saldo-brasatura dei metalli pesanti (b)
|
4
|
5
|
6
|
7
|
|
Saldatura con flussi emissivi (in particolare metalli leggeri)
|
4a
|
5a
|
6a
|
7a
|
|
(a) Secondo le condizioni d'uso possono essere
impiegati il numero di graduazione immediatamente superiore o il numero
di graduazione immediatamente inferiore.
(b) L'espressione "metalli pesanti" si applica
agli acciai, leghe di acciaio, rame e sue leghe, eccetera
|
1.2. Numeri di graduazione da utilizzare in ossitaglio
I numeri di graduazione da utilizzare in ossitaglio seguendo un tracciato sul
pezzo in lavorazione sono forniti nel prospetto III.
Prospetto III - Numeri di graduazione (a) per ossitaglio
|
Lavoro
|
q = portata di ossigeno, in litri per ora
|
|
900 < o = q < o uguale 2 000
|
2 000 < q < o = 4 000
|
4 000 < q < o = 8 000
|
|
Ossitaglio
|
5
|
6
|
7
|
|
(a) Secondo le condizioni d'uso possono essere
impiegati il numero di graduazione immediatamente superiore o il numero
di graduazione immediatamente inferiore.
|
1.3. Numeri di graduazione da utilizzare per il taglio al plasma a getto
I numeri di graduazione da utilizzare per il taglio al plasma a getto seguendo
un tracciato sul pezzo in lavorazione sono forniti nel prospetto IV.
1.4. Numeri di graduazione da utilizzare per la saldatura o per il taglio al
plasma ad arco elettrico
I numeri di graduazione da utilizzare per la saldatura o per il taglio ad
arco elettrico sono forniti nel prospetto IV. Le abbreviazioni seguenti sono
utilizzate conformemente alla ISO 4063:
- la sigla MIG corrisponde alla saldatura ad arco sotto protezione di un gas
inerte;
- la sigla MAG corrisponde alla saldatura ad arco sotto protezione di un gas non
inerte;
- la sigla TIG corrisponde alla saldatura ad arco in atmosfera inerte con
elettrodi di tungsteno;
- il taglio ad aria-arco corrisponde all'impiego di un elettrodo di grafite e di
un getto di aria compressa utilizzato per eliminare il metallo in fusione.
Prospetto IV - Numeri di graduazione 1) e utilizzazioni
raccomandate per la saldatura ad arco

1) Secondo le condizioni d'uso possono essere impiegati il numero di
graduazione immediatamente superiore o il numero di graduazione immediatamente
inferiore.
2) L'espressione "metalli pesanti" si applica agli acciai,
leghe di acciaio, rame e sue leghe, eccetera
Nota - Le aree tratteggiate corrispondono ai campi in cui le operazioni di
saldatura non sono abitualmente impiegate nella pratica attuale di saldatura
manuale.
1.5. Numeri di graduazione dei filtri da utilizzare per gli aiuto saldatori
È necessario proteggere gli aiuto saldatori e le altre persone che stanno
nella zona dove sono effettuate le operazioni di saldatura. I filtri con numero
di graduazione da 1.2 a 4 possono essere utilizzati a questo scopo. Tuttavia, se
il livello di rischio lo esige, si devono utilizzare filtri con numero di
graduazione superiore. Particolarmente quando l'aiuto saldatore si trova alla
stessa distanza dall'arco di quella del saldatore, il numero di graduazione dei
filtri portati dai due operatori deve essere identico.
2. Osservazioni
2.1. Per un numero di graduazione corrispondente alle condizioni di
lavoro specificate nei prospetti II, III e IV, la protezione nel campo
dell'ultravioletto e dell'infrarosso è sufficiente essendo ciò stato stabilito
in modo appropriato dal prospetto I. Il ricorso a un numero di graduazione
superiore non assicurerebbe necessariamente una migliore protezione e
presenterebbe anzi gli inconvenienti indicati in A 2.3.
2.2. Nel caso in cui l'utilizzazione dei filtri scelti a partire dai
prospetti procuri una sensazione di scomodità, si impongono controlli delle
condizioni di lavoro e della vista dell'operatore.
2.3. Può essere pericoloso utilizzare filtri con numero di graduazione
troppo elevato (troppo scuri) che obbligano l'operatore a tenersi troppo vicino
alla sorgente di radiazioni e respirare fumi nocivi.
2.4. Per lavori eseguiti all'aperto con forte luce naturale è possibile
utilizzare un filtro di protezione con numero di graduazione immediatamente
superiore.
ii) UNI EN 170 (1993)
FILTRI ULTRAVIOLETTI
REQUISITI DI TRASMISSIONE E UTILIZZAZIONI RACCOMANDATE
0. Guida per la selezione e l'uso
Per la protezione da radiazioni ultraviolette, i filtri devono essere
selezionati fra quelli classificati con il numero di codice 2 o 3 (vedere
prospetto II). I filtri con numero di codice 2 possono avere tono di colore
giallognolo che può modificare la percezione del colore.
La scelta del filtro UV appropriato dipende dal grado di abbagliamento.
Nota - Le linee guida indicate nel prospetto II della presente appendice A
(applicazioni tipiche) non sono applicabili alle persone con fotofobia o a
quelle sottoposte a eventuale trattamento medicale passibile di aumentare la
sensibilità degli occhi alla radiazione ottica.
Prospetto II - Designazione, proprietà e applicazioni tipiche
|
N° di graduazione
|
Percezione dei colori
|
Applicazioni tipiche
|
Sorgenti tipiche (a)
|
|
2 - 1.2
|
Può essere alterata
|
Da usarsi con sorgenti che emettono prevalentemente radiazione
ultravioletta e quando l'abbagliamento non è un fattore importante
|
Lampade a vapori di mercurio a bassa pressione, come le lampade usate
per stimolare la fluorescenza o le lampade denominate a "luci
nere"
|
|
2 - 1.4
|
Può essere alterata
|
Da usarsi con sorgenti che emettono prevalentemente radiazione
ultravioletta e quando è richiesto un certo assorbimento di radiazioni
visibili
|
Lampade a vapori di mercurio a bassa pressione, come le lampade
attiniche
|
|
3 - 1.2
3 - 1.4
3 - 1.7
|
Nessuna modificazione sensibile
|
Da usarsi con sorgenti che emettono prevalentemente radiazione
ultravioletta a lunghezze d'onda minori di 313 nm e quando
l'abbagliamento non è un fattore importante. Ciò si applica alle
radiazioni UVC e alla maggior parte delle UVB (b)
|
Lampade a vapori di mercurio a bassa pressione, come le lampade
germicide
|
|
3 - 2.0
3 - 2.5
|
Nessuna modificazione sensibile
|
Da usarsi con sorgenti che emettono una forte radiazione
contemporaneamente nel campo spettrale UV e nel campo visibile e perciò
è richiesta l'attenuazione della radiazione visibile
|
Lampade a vapori di mercurio a media pressione, come le lampade
fotochimiche
|
|
3 - 3
3 - 4
|
|
Lampade a vapori di mercurio ad alta pressione e lampade a vapori di
alogenuri metallici, come le lampade solari per solarium
|
|
3 - 5
|
|
Lampade a vapori di mercurio ad alta ed altissima pressione e lampade
allo xeno, come le lampade solari per solarium ed i sistemi a lampade
pulsanti
|
|
(a) Gli esempi sono forniti come guida generale.
(b) Le lunghezze d'onda di queste bande corrispondono a
quelle raccomandate dalla CIE (cioè, da 280 nm a 315 nm per UVB e da
100 nm a 280 nm per UVC).
|
iii) UNI EN 171 (1993)
FILTRI INFRAROSSI
REQUISITI DI TRASMISSIONE E UTILIZZAZIONI RACCOMANDATE
0. Guida per la selezione e l'uso
Per la protezione da radiazioni infrarosse, i filtri devono essere selezionati
fra quelli classificati con il numero di codice 4 (vedere prospetto II).
Quando il livello della radiazione è molto alto, sono raccomandati per la
protezione da IR filtri che presentano una superficie con trattamento di
riflessione in quanto la riflessione della radiazione IR provoca un minore
aumento della temperatura del filtro.
Prospetto II - Designazione e applicazioni tipiche
|
N° di graduazione
|
Applicazione tipica in termini di temperature medie °C
|
|
4 - 1.2
|
fino a
|
1 050
|
|
4 - 1.4
|
fino a
|
1 070
|
|
4 - 1.7
|
fino a
|
1 090
|
|
4 - 2
|
fino a
|
1 110
|
|
4 - 2.5
|
fino a
|
1 140
|
|
4 - 3
|
fino a
|
1 210
|
|
4 - 4
|
fino a
|
1 290
|
|
4 - 5
|
fino a
|
1 390
|
|
4 - 6
|
fino a
|
1 500
|
|
4 - 7
|
fino a
|
1 650
|
|
4 - 8
|
fino a
|
1 800
|
|
4 - 9
|
fino a
|
2 000
|
|
4 - 10
|
fino a
|
2 150
|
Allegato 4 (*)
Si riporta di seguito la norma UNI 9609 (1990)
Indumenti protettivi da agenti chimici solidi, liquidi e gassosi pericolosi
Raccomandazioni per la sezione, l'uso e la manutenzione
___________________________
(*) a) I richiami di norme tecniche effettuati nel testo costituiscono soltanto un
riferimento bibliografico atto ad indicare la fonte di quanto affermato: per la
comprensione del testo stesso non è generalmente necessaria la loro
consultazione; ove ciò risultasse invece necessario, viene riportato in nota il
punto o i punti specifici della norma richiamata.
b) Sono altresì riportati in nota i necessari chiarimenti in relazione agli
aggiornamenti normativi.
c) Le note i cui alle lettere a) e b) sono indicate con numerazione romana.
________________________
1. Scopo e campo di applicazione
La presente norma fornisce una guida per la selezione, l'uso e la manutenzione
di indumenti che offrono protezione contro agenti chimici solidi, liquidi o
gassosi pericolosi, che potrebbero agire sulla pelle od esserne assorbite. Se
necessario, tali indumenti possono essere indossati in combinazione con un
appropriato dispositivo di protezione delle vie respiratorie e con stivali,
guanti od altri mezzi di protezione.
La presente norma non include indicazioni alternative che possano essere seguite
per la protezione personale contro le radiazioni nucleari, la contaminazione
radioattiva e gli organismi microbiologici, od agli indumenti che proteggono
l'ambiente da chi li indossa.
Il rischio di inalazione è fuori dallo scopo della presente norma, ma deve
essere sempre tenuto presente.
2. Definizioni
Ai fini della presente norma vengono applicate le seguenti definizioni.
2.1. pericolo: Potenziale di pericolo (applicabile ad un agente chimico,
incluse le circostanze come la quantità presente, la distribuzione, eccetera).
2.2. rischio: Probabilità che un pericolo si presenti durante un periodo
di tempo determinato. Se il pericolo si presenta a gradi diversi tramite
meccanismi diversi, il rischio rifletterà le probabilità dei vari gradi di
danno.
2.3. esposizione: Contatto con la pelle (zona, durata del contratto,
concentrazione di agenti chimici a cui una persona sarebbe soggetta nel caso non
indossi un mezzo personale di protezione).
2.4. mezzo personale di protezione: Include indumenti, copricapo, guanti,
stivali, occhiali e apparecchi di protezione delle vie respiratorie.
2.5. penetrazione: Passaggio di un agente chimico attraverso i pori o le
aperture in un materiale o in un indumento completo.
2.6. permeazione: Processo di diffusione molecolare attraverso materiale
solido.
2.7. permeabilità all'aria: Avere pori od aperture che permettano il
passaggio dell'aria.
2.8. tempo di passaggio: Intervallo di tempo tra l'applicazione di un
agente chimico alla superficie esterna di un materiale o di un indumento e
l'apparizione di quell'agente chimico all'interno.
2.9. indumenti alimentati ad aria: Indumenti alimentari con aria per la
respirazione e/o per il condizionamento termico.
2.10. indumento impermeabile all'aria: Indumento intero impermeabile
all'aria con cappuccio integrale, guanti e stivali. Tale indumento, indossato
con autorespiratore o con respiratore a linea d'aria, offre a chi lo indossa un
alto grado ci protezione contro liquidi dannosi, polveri e contaminanti gassosi
o vaporosi.
3. Effetto di agenti chimici sul corpo
3.1. Agenti chimici pericolosi
Non vi è una chiara distinzione tra agenti chimici innocui e dannosi.
Qualsiasi agente chimico, in quantità sufficiente, può essere dannoso. Per
informazioni riguardanti uno specifico agente chimico si deve richiedere
l'esatta composizione al fornitore e, in caso di dubbio, l'agente chimico deve
essere registrato come potenzialmente pericoloso.
3.2. Punti d'azione sul corpo
3.2.1. Pelle (superficiale)
Gli strati superficiali della pelle possono essere attaccati direttamente da
agenti chimici corrosivi.
3.2.2. Pelle (penetrazione)
Tagli e scalfitture forniscono punti di entrata di sostanze estranee.
Petrolio, solventi di vernici e liquidi detergenti possono dissolvere gli oli
naturali dell'epidermide od essere trasportati dalla circolazione sanguigna
verso altre parti del corpo. Alcuni solventi hanno la capacità di trasportare
attraverso la pelle materiali in essi sciolti.
3.2.3. Occhi
Gli occhi meritano una speciale considerazione e devono essere adeguatamente
protetti.
3.2.4. Polmoni
Una protezione contro l'inalazione di sostanze estranee è fornita da un
apparecchio di respirazione.
3.2.5. Apparato digerente
In luoghi dove si consumano cibi è dannoso indossare indumenti contaminati.
La contaminazione su mani e indumenti può trasferirsi su cibi, bevande, tabacco
e cosmetici e poi essere inghiottita.
3.3. Effetti fisiologici
3.3.1. Assorbimento
La tolleranza corporea verso una sostanza estranea varia da persona a
persona, ma dipende ampiamente dalla quantità di sostanze assorbite; ciò, a
sua volta, si collega alla concentrazione della sostanza nell'ambiente ed alla
durata dell'esposizione. La velocità secondo la quale un agente chimico è
assorbito dal corpo, e presumibilmente anche il suo modo di agire, dipende dalle
vie di introduzione: apparato digerente, respiratorio, cutaneo. Gli agenti
chimici possono causare sul corpo degli effetti acuti (rapidi), ritardati o
cumulativi.
3.3.2. Effetti acuti
Alcuni effetti acuti si notano quasi immediatamente (cioè entro pochi
minuti); per esempio, la corrosione di tessuti superficiali ad opera di acidi
forti o di alcali. Gli effetti sono di solito locali, rapidi e dolorosi.
Alcune sostanze (per esempio l'acido fluoridrico o il bromo) provocano danni
duraturi e profondi. Gli effetti acuti sono anche provocati da agenti chimici
che hanno attraversato la pelle senza spiacevoli sintomi immediati. Alcuni
esempi sono i cianuri organici ed il diclorometano. Danni durevoli possono
risultare per esempio se effetti chimici sul sangue interferiscono con la
provvista di ossigeno al cervello.
Molti solventi hanno un'azione narcotica sul cervello; la diminuzione della
prontezza di riflessi è un pericolo ulteriore. Anche irritazioni minori, quali
gli effetti da polveri inerti, possono essere classificate come acute, sebbene
non giustifichino un alto grado di protezione.
3.3.3. Effetti ritardati
L'esposizione limitata a sostanze quali la naftilammina o certi agenti
chimici cancerogeni può produrre effetti ritardati mesi od anni dopo
l'esposizione. La necessità di protezione in tali casi non può essere
immediatamente apprezzata.
3.3.4. Effetti cumulativi
Sostanze che il corpo non può metabolizzare od eliminare possono
accumularsi tramite l'esposizione intermittente per un lungo periodo, fino a che
l'accumulazione sia sufficiente per provocare sintomi. Un esempio è costituito
dall'assorbimento attraverso l'epidermide di bifenili policlorurati.
3.3.5. Sensibilizzazione
Alcuni individui possono diventare sensibili ad alcuni agenti chimici;
l'esposizione a quantità sia pure piccole può produrre una reazione violenta
(per esempio una irritazione cutanea generale od un attacco d'asma). La reazione
cessa quando si evita il contatto con l'agente chimico sensibilizzante.
3.3.6. Azioni combinate
Alcuni materiali possono agire sul corpo in maniera diversa simultaneamente;
per esempio l'acido fluoridrico causa effetti immediati corrosivi ed anche
tossici a lungo termine. Inoltre, una miscela di agenti chimici potrebbe creare
un maggior danno di quanto possano fare gli stessi agenti chimici separatamente.
Trattare un singolo agente chimico puramente come un membro di un gruppo o di
una classe particolare può pertanto essere controproducente o pericoloso.
4. Accertamento di rischio
4.1. Fattori contribuenti
Il rischio varia secondo la natura della possibile esposizione.
Se sono necessari o meno indumenti protettivi dipende dai rischi inevitabili
rimanenti, quando tutte le precauzioni possibili siano state prese per eliminare
il pericolo o ridurre l'esposizione.
Il rischio dipende dalla natura e dalla forma degli agenti chimici, dalle
circostanze del pericolo e dalla durata probabile dell'esposizione.
4.2. Forma fisica degli agenti chimici
La difficoltà di prevenire il contatto degli agenti chimici con il corpo
varia secondo la forma fisica. Ci si può proteggere facilmente da materiali
solidi in massa. L'assorbimento attraverso la pelle è relativamente lento e,
fino a quando gli operatori sono consci del pericolo, possono prendere semplici
precauzioni per evitare la contaminazione.
Liquidi e polveri possono entrare in stretto contatto con la pelle ed esserne
rapidamente assorbiti. I pericoli variano da spruzzi accidentali di reagenti di
laboratorio a condizioni di allagamento.
Gas e vapori presentano piccole quantità di materiale in contatto con il corpo,
ma richiedono barriere più efficienti per evitarli.
Particelle trasportate dall'aria (polveri, fumi e nebbie liquide) sono instabili
e perciò presentano un rischio molto alto.
4.3. Circostanze locali
Il rischio associato ad un agente chimico dipende dalla qualità e dalla
distribuzione del materiale presente, dal metodo di contenimento (condotte,
bottiglie di vetro, eccetera), dalla pressione e dalla temperatura a cui si
conserva e dalla prossimità di aree di lavoro. Il rischio di esposizione può
variare da incidenti prevedibili, con probabilità di accadimento alta o
moderata (spargimento di reagenti di laboratorio sulle mani, esposizione a spray
pesticidi) a possibilità infrequenti ma più gravi (come, per esempio, la
rottura di un tubo in una industria chimica).
4.4. Durata dell'esposizione
Il rischio aumenta con la durata dell'esposizione senza protezione se:
a) la contaminazione non è apparente non appena accade;
b) un operatore non effettua procedure di emergenza prima di lasciare l'area di
pericolo;
c) l'operatore si trova ad una distanza notevole dal luogo dove può eliminare
il contaminante.
La protezione offerta deve tenere conto del tempo necessario per portare a
termine le necessarie azioni di emergenza.
Nota - Una supervisione ed un addestramento appropriati aiuteranno gli operatori
ad agire prontamente e senza panico.
4.5. Necessità di protezione
Dopo aver preso in considerazione da 3.1 a 4.4. ci si deve porre le seguenti
domande, alle quali bisogna rispondere prima di scegliere qualsiasi tipo di
indumento protettivo.
- Quali sono la natura, la forma, la quantità delle sostanze chimiche in
questione e le circostanze dell'esposizione?
- Quali elementi costituiscono un pericolo?
- Qual è la gravità del pericolo potenziale?
- Si può eliminare il pericolo o minimizzare il rischio con mezzi diversi dagli
indumenti protettivi?
Se le risposte a queste domande indicano che, oltre ad altre precauzioni, sono
necessari gli indumenti protettivi, le seguenti domande servono a definire il
rischio.
- In che forma si prevede l'esposizione? (per esempio spargimento, spruzzi di
liquido, eccetera).
Si può prevedere l'esposizione o si tratterà solo d'emergenza?
- Qual è la probabilità dell'esposizione?
- L'esposizione colpirà probabilmente solo parti specifiche del corpo? (per
esempio occhi, mani, eccetera).
- Gli operatori si renderanno conto immediatamente dell'esposizione?
- Quale sarà la probabile durata dell'esposizione?
5. Indumenti protettivi
5.1. Funzioni degli indumenti protettivi
5.1.1. Requisiti dei materiali
Gli indumenti protettivi agiscono come una barriera per ridurre ad un
livello di sicurezza la quantità di agenti chimici che possono raggiungere il
corpo. Essi devono essere composti da materiali che siano resistenti alla forma
ed al tipo specifico degli agenti chimici in questione. I materiali degli
indumenti possono essere distinti in permeabili all'aria od impermeabili
all'aria; i 2 tipi di materiale (che hanno diverse applicazioni) vengono presi
in considerazione separatamente in 5.2. Sebbene possono essere delineate delle
regole generali per indicare stoffe e materiali più appropriati, per offrire
un'adeguata protezione contro classi diverse di agenti chimici, l'adeguatezza di
un materiale contro un agente chimico specifico può essere stabilita solo
attraverso prove pratiche.
5.1.2. Requisiti degli indumenti
Il tipo di indumento deve prevedere una protezione per le parti del corpo a
rischio. Per esempio, non è necessaria una protezione speciale (eccetto per una
protezione delle vie respiratorie) contro gas che non colpiscono né penetrano
nell'epidermide, guanti corti o lunghi potrebbero essere sufficienti a
proteggere contro schizzi di liquido corrosivo, in caso siano in pericolo solo
le mani, mentre un indumento completo di protezione è indicato per proteggere
contro un'esposizione estesa. Vari tipi di indumenti protettivi comunemente
usati sono presi in esame in 5.3.
5.1.3. Requisiti di costruzione
Gli indumenti devono essere costruiti per utilizzare al meglio le proprietà
protettive del materiale ed intralciare il meno possibile chi li indossa.
Qualsiasi indumento, impianto protettivo ed utensile usato deve essere
considerato nelle condizioni di impiego reale, piuttosto che isolatamente, per
evitare interferenze tra il funzionamento degli indumenti e, per esempio, la
protezione delle vie respiratorie o il funzionamento di un impianto radio
portatile di cui fosse dotato l'utilizzatore.
5.1.4. Possibili svantaggi
È possibile che gli indumenti protettivi creino un pericolo, per esempio,
limitando i movimenti o la visuale di chi li indossa o riducendo la percezione
di spargimenti di agenti chimici. In casi eccezionali, sarebbe più sicuro che
gli operatori non indossassero indumenti speciali contro un pericolo
identificato finché non sono completamente consci del pericolo e capaci di
lavare immediatamente una contaminazione accidentale. Gli indumenti protettivi
possono provocare un affaticamento a chi li indossa a causa della scomodità,
dell'accumulo di calore o della restrizione dei movimenti e di ciò si deve
tenere conto nella procedura di selezione. Se sono presenti pericoli diversi
dall'azione chimica sul corpo (per esempio le temperature elevate), ciò
potrebbe limitare la scelta degli indumenti.
5.2. Materiali disponibili per gli indumenti
5.2.1. Materiali permeabili all'aria
5.2.1.1. I materiali tessili permeabili all'aria usati per indumenti
protettivi agiscono sia tramite l'effusione di liquidi con minimo d'assorbimento
e di penetrazione, sia tramite una penetrazione sufficientemente ritardata per
permettere a chi li indossa di riparare in un luogo sicuro e di togliere gli
indumenti o, nel caso di stoffe a prova di polvere, per prevenire la
penetrazione di particelle solide. Esempi comuni sono stoffe fittamente tessute
o filate che permettono all'aria od a vapori umidi di trapassarle e perciò di
offrire conforto a chi le indossa. Tuttavia, a causa della loro natura, esse
offrono solo una protezione limitata contro liquidi e polveri e non offrono una
barriera soddisfacente contro i gas (sebbene alcuni speciali materiali
assorbenti contenenti carbone attivato siano efficaci contro molti gas e vapori
mentre lo strato assorbente rimane insaturo). Applicazioni adeguate sono giacche
da laboratorio e maschere antipolvere.
5.2.1.2. I materiali semipermeabili o microporosi, come le pellicole
trattate con politetrafluoretilene o i tessuti ricoperti di poliuretano,
permettono all'aria ed al vapore acqueo di diffondersi attraverso di essi mentre
offrono una barriera al passaggio di liquidi. Essi possono essere di solito
penetrati da liquidi a bassa tensione di superficie.
5.2.1.3. Le procedure di pulizia e di uso generale tendono ad aumentare
la velocità delle penetrazioni.
La penetrazione di materiali permeabili all'aria da parte di polvere trasportata
dall'aria dipende dalla velocità d'impatto, dal diametro delle particelle
aerodisperse e dal diametro dei pori.
In caso di pericoli gravi, si richiede l'accertamento dell'efficienza della
filtrazione del materiale.
5.2.2. Materiali impermeabili all'aria
5.2.2.1. Le fibre tessili ricoperte sono materiali flessibili non assorbenti
e non porosi che prevengono la penetrazione di liquidi o gas. Materiali
pertinenti sono composti da una leggera base tessile, fittamente tessuta
(comunemente di fibra poliammidica) con un'adeguata pellicola polimerica. La
fibra tessile dà stabilità, forza e durabilità al composto. Lo spessore della
pellicola è suscettibile a variazioni da punto a punto.
L'aumento di spessore offre normalmente una migliore protezione contro la
permeazione, ma il peso maggiore e la rigidezza del materiale riducono la
comodità e la mobilità. Una sottile base tessile permetterà una maggiore
distorsione della pellicola. Il materiale composto risultante è però meno
durevole. Per essere maggiormente efficace, entrambi i lati del tessuto devono
essere ricoperti. La pellicola non deve essere danneggiata e non ci devono
essere superfici esposte su entrambi i lati alla penetrazione di liquidi.
5.2.2.2. Le pellicole non sono, in generale, sostanze pure, ma possono
contenere plasticizzanti od altri additivi; le proprietà fisiche e la
resistenza chimica delle pellicole dello stesso tipo possono pertanto variare
ampiamente. Comunemente usati sono il cloruro polivinilico e la gomma di butile
che offrono però poca resistenza contro i solventi aromatici, oli minerali e
petrolio. Il neoprene non resiste a molti solventi ossigenati (chetoni, aldeidi,
esteri) ed ha resistenza limitata contro gli idrocarburi aromatici.
5.2.2.3. Una pellicola di plastica (lamina polimerica) senza supporto
(per esempio il polietilene) od uno strato di gomma sono a volte usati per
fabbricare grembiali od indumenti simili, specialmente indumenti definiti
"usa e getta" (cioè da gettare dopo l'uso anziché da pulire). Il
pericolo di bucare o di strappare accidentalmente tali pellicole è maggiore che
per un materiale tessile; essi sono meno adatti per applicazioni ad alto
rischio, quando l'indumento viene sottoposto ad usura meccanica.
5.2.2.4. Le coperture e le pellicole polimeriche sono suscettibili
all'attacco da parte di particolari agenti chimici per un periodo (o per
ripetuti periodi) di esposizione, che conducono alla degradazione ed
all'eventuale mancato funzionamento dello strato protettivo, per esempio a causa
di fessurazione friabile. In generale è essenziale verificare il fatto che il
materiale di barriera rimarrà efficiente durante la sua presunta durata; la
degradazione degli indumenti usa e getta può essere accettabile entro il
periodo di durata efficace.
5.2.2.5. Anche senza alcun difetto di superficie o senza fori, le
pellicole possono assorbire certi oli, lipidi o solventi, che possono perciò
diffondersi attraverso il materiale. Quando si utilizza qualsiasi pellicola come
protezione contro un agente chimico pericoloso e, se manca una precisa
informazione, è essenziale che si effettuino prove di permeazione con quello
specifico agente chimico. Raramente è possibile che sostanze chimicamente
simili mostrino comportamenti simili di permeazione.
La UNI 9499 offre un metodo di prova della permeazione di liquidi.
La resistenza alla permeazione può essere ridotta da danni provocati dall'uso
(abrasione della superficie, rottura durante flessione, procedure di pulizia,
alte temperature).
5.2.2.6. Se un indumento è esposto ad un agente chimico, c'è un periodo
iniziale in cui la sostanza viene assorbita dallo stesso, ma non lo penetra.
Dopo questo periodo (tempo di penetrazione, vedere prospetto I), il contaminante
si diffonde attraverso la superficie interna dell'indumento e viene a contatto
con chi lo indossa. La velocità di permeazione dipende da vari fattori inclusa
la temperatura. La concentrazione dell'agente chimico all'interno dell'indumento
aumenta secondo una velocità determinata dalla permeabilità della barriera.
Se, tuttavia, questa velocità è sufficientemente bassa, il rischio potrebbe
essere ancora insignificante. Il tempo di penetrazione per un particolare
materiale contro un determinato agente chimico e una guida sommaria, per
determinare il valore di protezione.
Prospetto I - Tempo di penetrazione in relazione al tipo di applicazione
|
Tempo di penetrazione
|
Applicazione
|
Azione in caso di contaminazione
|
|
fino a 12 min
|
uso di emergenza/solo indumenti usa e getta
|
togliere il più presto possibile
|
|
oltre 12 min fino a 2 h
|
protezione limitata nel tempo
|
lavare/pulire immediatamente
|
|
oltre 2 h fino a 6 h
|
compiti di routine
|
lavare/pulire al termine del periodo di lavoro
|
|
oltre 6 h
|
esposizione per tempi lunghi
|
lavare/pulire al termine del periodo di lavoro
|
Un tempo di penetrazione minimo accettabile può essere definito solo per una
situazione specifica, facendo riferimento a fattori quali la durata di un turno
di lavoro, il livello di rischio e la presenza del contaminante.
5.3. Tipi di indumenti
5.3.1. Indumenti per protezione localizzata
Quando vi è un rischio specifico limitato solo ad una parte del corpo, la
protezione locale è adeguata. Le mani sono spesso più a rischio e sono perciò
necessari guanti adatti per molti tipi di lavoro. Il materiale dei guanti e
delle cinture devono essere soggetti agli stessi livelli di sicurezza e di
pulizia come qualsiasi altra protezione. Si deve considerare anche la facilità
nell'indossarli e nel toglierli e il pericolo di passaggio di liquidi attraverso
guanti larghi.
Le stesse considerazioni valgono per le calzature. Gli stivali, per esempio,
indossati senza altri indumenti speciali possono costituire una protezione
adeguata contro la contaminazione sita sui pavimenti. Grembiali, pettorine,
eccetera sono appropriati in caso di rischio evidente di attacco chimico solo
alla parte frontale del corpo, come, per esempio, per alcune operazioni
galvaniche. Il materiale del grembiale deve essere scelto in modo tale da
offrire una resistenza adeguata alla penetrazione ed una speciale protezione
(occhiali, schermi facciali o cappucci); ciò potrebbe combinarsi con la
protezione delle vie respiratorie. Se indumenti protettivi singoli sono
indossati in combinazione con altri indumenti per offrire una completa copertura
protettiva, è importante assicurarsi che tutti i componenti diano adeguata
resistenza alla penetrazione da parte degli agenti chimici in questione e che la
progettazione e la vestibilità prevengano l'entrata degli agenti chimici, per
esempio, tra le maniche ed i guanti.
5.3.2. Indumenti a copertura limitata
Gli indumenti quali giacche o cappotti sono usati in caso di basso rischio
di esposizione e quando i pericoli dell'esposizione non sono seri (per esempio
una prima linea di difesa contro gocciolamenti accidentali di agenti chimici
corrosivi). Gli operatori indosserebbero allora normalmente altri indumenti
sotto lo strato protettivo. Gli indumenti possono essere permeabili all'aria e
costituiti da materiale che offre protezione spargendo e/o assorbendo i liquidi
e devono essere progettati in modo da essere tolti velocemente prima che il
liquido possa penetrare attraverso gli indumenti sottostanti o sulla pelle.
Indumenti offrenti copertura limitata sono di solito comodi e facili da mettere
e da togliere.
5.3.3. Indumenti a copertura totale
Gli indumenti a copertura completa possono essere indossati con visiera e
apparecchio di protezione delle vie respiratorie per proteggere gli occhi ed il
volto e prevenire l'inalazione di agenti chimici. Indumenti permeabili all'aria
sono penetrati da gas, liquidi o particelle fini. Questo è accettabile quando
si tratta di agenti chimici o di polveri che non intaccano la pelle (sebbene in
questo caso sia necessaria una specifica protezione delle vie respiratorie). Per
la protezione contro agenti chimici che agiscono su od attraverso la pelle gli
indumenti permeabili devono allora essere ritenuti insoddisfacenti.
Un tipico insieme permeabile all'aria consiste in una tuta di PVC intera od in
due parti, guanti, stivali e completa protezione del capo. I cappucci devono
essere larghi a sufficienza da lasciare posto per occhiali, eccetera e, se
attaccati ad un indumento tipo giacca, permettere a chi li indossa di gravarne
il peso sulle spalle. Per una protezione generale, dove non sono interessati
agenti chimici particolarmente pericolosi e dove non è indicata una protezione
delle vie respiratorie, è spesso adeguata una tuta impermeabile all'aria
indossata con guanti, occhiali e stivali.
5.3.4. Indumenti alimentati con aria
Un indumento a copertura totale pressurizzato presenta una doppia barriera
contro l'entrata di agenti chimici. Per ogni piccola fessura o foro che si trova
sul tessuto, la sovrappressione evita la penetrazione di contaminanti. Tuttavia,
l'azione di pompaggio provocata dai movimenti dell'operatore può risucchiare
gas o particelle nell'indumento attraverso le aperture al collo, ai polsi e
caviglie o attraverso fori nell'indumento; la protezione offerta aumenta perciò
se si minimizzano le aperture.
Il sistema non elimina la possibilità del passaggio di solventi e gas
attraverso il tessuto tramite permeazione; è quindi necessario provare la
resistenza del materiale dell'indumento alla permeazione chimica. Il flusso
d'aria, che potrebbe essere a temperatura controllata, fornisce aria per la
respirazione e mantiene anche una temperatura ed umidità tollerabili attorno a
chi lo indossa. Qualsiasi agente chimico che entra nell'indumento, sia tramite
permeazione sia attraverso fessure, viene inalato.
Se l'indumento deve essere indossato per periodi maggiori del tempo conosciuto
di permeazione, la velocità alla quale le sostanze chimiche passano
nell'indumento deve essere abbastanza bassa e il flusso d'aria abbastanza alto
da ridurre la concentrazione di agenti chimici molto al disotto del limite
d'esposizione.
5.3.5. Indumenti impermeabili al gas
Per isolare completamente l'operatore dall'ambiente circostante (per esempio
gas tossico) è necessario un indumento impermeabile al gas e completamente
avvolgente.
Ciò implica che l'indumento sia privo di fori ed a prova di passaggio di gas
tramite dissoluzione nella membrana. È altresì necessario un apparecchio di
protezione delle vie respiratorie che potrà essere sia esterno sia interno
all'indumento.
Un indumento impermeabile al gas alimentato ad aria, in cui l'interno è
purificato e condizionato da una fornitura d'aria esterna, mentre l'aria
respirabile è alimentata da una linea d'aria separata o da un autorespiratore,
fornisce la massima protezione sia alla pelle, sia ai polmoni.
5.4. Composizione degli indumenti
5.4.1. Vestibilità
Gli indumenti protettivi, in combinazione con qualsiasi altro indumento
normalmente indossato, devono consentire a chi li indossa di sentirsi comodo e
senza restrizioni.
È meglio che gli indumenti siano troppo larghi piuttosto che troppo stretti.
Gli indumenti non devono impedire i movimenti di piegamento e di stiramento del
corpo e devono essere della taglia adeguata.
5.4.2. Cuciture
Le aperture e le giunture degli indumenti tra i pannelli di tessuto sono
punti di potenziale penetrazione degli agenti chimici. Negli indumenti
protettivi le cuciture devono essere quanto più possibile resistenti agli
agenti chimici come il tessuto di origine; per indumenti impermeabili all'aria,
qualsiasi cucitura impunturata deve essere saldata o sigillata con nastri
adesivi per prevenire la penetrazione tra pannelli o attraverso fori di
impuntura.
Devono essere usate doppie cuciture sovrapposte per porre maggiore resistenza
alla penetrazione di liquidi.
In caso di cuciture fasciate, è necessaria una buona forza adesiva. Campioni di
materiale, incluse le cuciture, devono essere verificati come indicato in
5.2.1.3 e 5.2.2.5. È consigliabile tirare bene le cuciture prima delle prove,
simulando gli effetti dell'uso. Una forza fino a 100 N può facilmente essere
prodotta da movimenti del corpo in indumenti aderenti.
5.4.3. Tasche
Le tasche indeboliscono la resistenza del tessuto di base in corrispondenza
delle cuciture. Esse presentano il rischio di impedimenti e di accumulare al
loro interno liquidi, penetrativi sotto forma di spruzzi. Gli indumenti
destinati a proteggere da seri pericoli non devono avere tasche esterne.
5.4.4. Allacciature
Anche le allacciature (cerniere, eccetera) costituiscono punti deboli; in
indumenti ad alte prestazioni occorre molta attenzione nella progettazione
(posizione delle allacciature, lembi di copertura, sovrapposizioni) per
assicurare un sigillamento adeguato.
5.4.5. Aperture
Per quanto possibile le aperture devono essere posizionate in modo da
facilitare l'indossamento e la rimozione senza sforzi sul materiale e senza
trasferimento di contaminazione su chi indossa gli indumenti. Una chiusura
primaria dell'indumento può essere rinforzata da chiusure ulteriori per
prevenire l'entrata di liquidi.
5.4.6. Passaggi
Gli indumenti protettivi devono essere progettati in modo tale da ridurre al
minimo i passaggi tra di essi ed il corpo dove gli agenti chimici potrebbero
entrare (per esempio attorno al collo). Polsini ed orli di pantaloni elastici
sono validi per la prevenzione del flusso di liquidi su per le maniche ed i
pantaloni.
Quando si combinano indumenti separati per coprire il corpo, è necessaria una
buona progettazione onde evitare passaggi d'entrata diretta per gli agenti
chimici (in particolare per schizzi liquidi) nelle giunture.
Casi comuni sono i punti di giunzione tra la maschera di protezione delle vie
respiratorie ed il cappuccio o la tuta, tra guanti e maniche, tra giacca e
pantaloni, tra l'orlo dei pantaloni e gli stivali.
La direzione dalla quale si prevede che provenga il pericolo indicherà quale
componente rimarrà all'esterno (per esempio la giacca posta fuori dai pantaloni
per proteggere dalla caduta di liquidi dall'alto). Una protezione ulteriore è
fornita da giunture doppie sovrapposte inserite, specialmente se i due
componenti possono essere uniti insieme con stringhe o lacci, eccetera
5.4.7. Compatibilità
La protezione respiratoria, l'impianto di comunicazione o qualsiasi altro
apparecchio non devono interferire con l'efficacia dei sigilli od impedire la
comodità e la mobilità di chi li indossa.
5.4.8. Prove di penetrazione
Gli orli, le chiusure, eccetera possono essere sottoposti a prova per la
resistenza alla penetrazione, così pure i tessuti. Sebbene sia necessaria una
prova per la penetrazione da getti di liquidi in indumenti interi, non esiste un
metodo.
6. Selezione
Nel caso in cui non esistano regole specifiche, la presa in esame dei
pericoli suggerisce possibili tipi di protezione, come si dimostra, per esempio,
nel prospetto II. Le misure graduali da adottare nella procedura di selezione
sono mostrate nel diagramma di flusso riportato in fig. 1.
I riferimenti indicati rimandano a punti rilevanti della presente norma.
Prospetto II - Indumenti adeguati per la protezione contro vari pericoli
chimici
|
Pericolo
|
Tipo di indumento
|
|
A copertura completa
|
A copertura parziale
|
|
Impermeabile
|
Permeabile all'aria
|
Impermeabile
|
Permeabile all'aria
|
|
Gas
|
A
|
NO
|
NO
|
NO
|
|
Fumi
|
A
|
NO
|
NO
|
NO
|
|
Getti di liquidi
|
A
|
NO
|
P
|
NO
|
|
Spruzzi
|
A
|
P
|
P
|
P
|
|
Schizzi di liquidi
|
A
|
P
|
P
|
P
|
|
Polvere
|
A
|
A
|
P
|
P
|
|
Sudiciume
|
A
|
A
|
A
|
A
|
|
NO indica le combinazioni di diversi tipi di indumenti e pericoli che
non sono di solito compatibili;
A indica le combinazioni che sono spesso adeguate;
P indica gli indumenti che possono essere adeguati solo in certe
condizioni.
|

Fig. 1 - Procedura di selezione - Diagramma di flusso
La lista seguente offre un ausilio nella definizione degli indumenti necessari.
- Qual è la gravità del pericolo di esposizione della pelle?
- Vi è pericolo di inalazione degli agenti chimici? (È necessaria una
protezione delle vie respiratorie?)
- Sono necessari stivali, occhiali o copricapi speciali?
- Quale resistenza del materiale degli indumenti agli agenti chimici è
necessaria e per quanto tempo?
- Quali altri requisiti sono previsti per il materiale degli indumenti (per
esempio la durabilità)?
- È accettabile un indumento permeabile all'aria?
- Sono adeguati indumenti parzialmente coprenti, come per esempio grembiali?
- Sono adeguati gli indumenti usa e getta?
- È necessario il massimo isolamento di chi indossa gli indumenti (per esempio
indumenti impermeabili al gas od alimentati con aria)?
- Se vi è pericolo di notevole permeazione chimica attraverso l'indumento, la
concentrazione alla quale è esposta la pelle è limitatamente bassa durante
tutto il periodo di lavoro?
Saranno necessarie frequenti consultazioni con fornitori di prodotti chimici,
esperti di sicurezza, igienisti e fornitori di indumenti per rispondere a queste
domande e per una scelta iniziale di indumenti protettivi.
Saranno necessarie ulteriori consultazioni per assicurare la copertura di tutti
gli aspetti del rischio.
Avendo fatto una scelta preliminare sul tipo di indumento, ci si porranno le
seguenti domande.
- Gli indumenti scelti interferiranno troppo con l'attività di chi li indossa o
la sottoporranno a sforzi ed a scomodità?
- Gli indumenti offrono una protezione adeguata contro qualsiasi altro pericolo
che si possa prevedere (per esempio un incendio)?
- Gli indumenti sono compatibili con gli incarichi da svolgere e con l'uso di
qualsiasi impianto od utensile che sia necessario?
- Il personale è sufficientemente addestrato all'uso degli indumenti ed in
qualsiasi procedura di sicurezza rilevante?
- È possibile che la contaminazione venga trasferita a chi indossa gli
indumenti al momento di metterli o di toglierli?
- Vi sono procedure di pulizia adeguate?
- Vi è un adeguato sistema di manutenzione?
- Vi è un adeguato sistema di gestione e di supervisione?
Nel caso sia impossibile ottenere indumenti adatti contro il rischio, sarà
opportuno limitare a periodi ristretti i lavori che verranno eseguiti con gli
indumenti migliori e più adeguati. Tali decisioni necessitano da parte della
gestione di una attenta considerazione dei rischi rilevanti; potrebbero essere
necessarie protezioni speciali, quali l'allestimento di docce adiacenti al luogo
di lavoro. Un esempio di un tempo di indumento adatto in varie circostanze alla
protezione contro un singolo agente chimico (acido cloridrico) è dato in
appendice.
7. Altri pericoli
Gli indumenti che offrono una protezione chimica devono anche proteggere da
altri pericoli ambientali. Alcuni esempi sono di seguito riportati.
7.1. Esplosione
Le miscele di gas infiammabili o di polvere ed aria possono essere accese da
scintille. Per evitare l'accumulo e le scariche di elettricità statica si
raccomanda che i materiali degli indumenti siano conduttori di elettricità.
Questa proprietà è particolarmente importante per le calzature, poiché
l'elettricità statica è più comunemente generata dalla frizione tra le
calzature ed il terreno. Inoltre le scarpe devono essere sprovviste di borchie
di metallo che potrebbero provocare scintille su pavimentazioni cementizie.
7.2. Irradiazione
Gli indumenti riflettenti sono efficaci contro l'irradiazione di calore. I
raggi ultravioletti vengono facilmente fermati dagli indumenti, ma è necessaria
una ulteriore protezione della pelle esposta e, in particolare, degli occhi. I
raggi x e le radiazioni nucleari sono molto penetranti e richiedono cure di
specialisti.
7.3. Temperature estreme
La protezione da irraggiamento o convenzione di calore eccessivi (per
esempio nello spegnimento di incendi) richiede indumenti di bassa infiammabilità
ed isolamento termico efficace. Tuttavia non è ancora possibile produrre
indumenti che offrano una protezione adeguata sia contro gli incendi sia contro
gli agenti chimici; gli indumenti devono pertanto essere scelti per
salvaguardare dai pericoli che si ritengono di maggiore gravità.
Considerazioni simili si applicano nel caso di temperature sotto zero.
7.4. Affaticamento da calore
Il corpo umano produce circa 100 watt di energia di calore in stato di
riposo che aumenta a 700 watt con esercizi vigorosi.
Questo calore deve essere dissipato tramite convenzione od altri mezzi. Il
sudore, reazione del corpo alle alte temperature, regola la temperatura corporea
tramite un efficiente raffreddamento evaporativo.
Qualsiasi indumento avvolgente limita la dissipazione del calore tramite
convenzione ed evaporazione e ciò permette al calore corporeo di aumentare. Ciò
provoca affaticamento, fastidio (prurito, biancheria umida), sonnolenza, perdita
di concentrazione ed eventuale perdita di conoscenza. È possibile che il
personale non sia conscio del pericolo finché non si trovi vicino alla
prostrazione. Il pericolo è maggiore in caso di indumenti impermeabili al gas,
quando l'umidità corporea non può fuoruscire; non si deve ignorare nemmeno il
caso di altri indumenti che non avvolgono completamente.
Una tuta di PVC indossata in una giornata calda può essere notevolmente scomoda
per colui che la indossa, perfino quando non sta lavorando duramente. Per tali
indumenti, particolarmente adatti ad alti livelli di sforzo fisico, i periodi di
lavoro devono essere limitati ad un tempo determinato e devono includere pause
obbligatorie. Se ciò non è possibile si devono utilizzare per la ventilazione
indumenti con una alimentazione d'aria esterna.
I responsabili della sicurezza devono essere consci della possibilità di
affaticamento provocato dal calore e assicurare che il personale sia addestrato
a riconoscerne i sintomi ed a prestare i primi soccorsi.
8. Uso e manutenzione
8.1. Uso
L'efficacia degli indumenti protettivi dipende dall'uso responsabile e
consapevole da parte di chi li indossa. Ad eccezione di casi in cui il rischio
è minimo, coloro che li indossano ed i supervisori devono essere addestrati al
corretto uso degli indumenti stessi. I dipendenti di tutti i livelli devono
essere pienamente consci delle procedure di sicurezza ed incoraggiare ad
osservarle e a metterle in pratica rigidamente.
Il personale deve essere addestrato a leggere e ad osservare gli avvisi di
pericolo e le raccomandazioni sui contenitori degli agenti chimici.
L'addestramento deve essere controllato e rinforzato da verifiche sul posto
delle procedure di routine e da esercitazioni sulle procedure d'emergenza.
L'addestramento deve essere aggiornato da corsi periodici di ripasso.
8.2. Etichettatura ed istruzioni
Ogni indumento deve essere adeguatamente identificato onde evitare un suo
uso erroneo in mansioni che non gli si addicono. Le etichette devono riportare
il nome del fabbricante, i riferimenti sufficienti a definire il tipo di
indumento, la sua fabbricazione, la resistenza nota contro agenti chimici, il
modo di conservarlo ed i metodi approvati di uso e di pulizia.
I dati dei fabbricati su questi punti devono essere tenuti aggiornati e resi
prontamente disponibili per chi li indossa e per il personale addetto alla
manutenzione. In caso di dubbio, si deve consultare il fabbricante per ciò che
concerne qualsiasi applicazione proposta.
8.3. Deposito
Devono essere fornite istruzioni al personale incaricato del deposito degli
indumenti. Deve essere messo a disposizione uno spazio adeguato in un locale
asciutto e ben ventilato a temperatura moderata. Gli indumenti si devono tenere
lontani dalla luce del sole e da qualsiasi impianto soggetto a produrre raggi
ultravioletti od ozono che li possono danneggiare.
Gli indumenti devono essere riposti accuratamente, per quanto possibile privi di
pieghe o di altri tipi di distorsioni che possono provocare una rottura.
Indumenti di diverso tipo e fabbricazione devono essere tenuti separati onde
evitare confusione. Gli indumenti nuovi devono essere similarmente tenuti
separati da quelli usati. Se possibile, ciascun operatore deve avere indumenti
propri per facilitare i controlli, per l'igiene e per incoraggiare il senso di
responsabilità personale.
8.4. Ispezione
Gli indumenti devono essere ispezionati al momento della consegna, prima e
dopo l'uso e dopo la riparazione. L'ispettore deve controllare che l'indumento
si è correttamente identificato e non abbia segni di danno e di contaminazione
(fori di spilli, abrasioni o tagli, indebolimento o rottura della giacca,
scolorimento, danno alle allacciature od alle valvole o sollevamento di cuciture
o saldature).
8.5. Procedure di routine
Il sistema di gestione deve assicurare la fornitura di corretti indumenti
protettivi per rischi determinati.
Coloro che li indossano devono ispezionarli prima di indossarli per riscontrare
eventuali danni o sudiciume. I guanti devono essere ispezionati dentro e fuori
per assicurarsi che siano completamente puliti. La chiusura corretta di tutti i
sigilli e delle affacciature deve essere controllata. Quando il personale entra
in un ambiente altamente pericoloso, potrebbe essere necessario farsi assistere
per indossare ed ispezionare gli indumenti.
Se, durante l'indossamento, gli indumenti protettivi si bagnano o si contaminano
di un agente chimico e c'è il rischio che l'agente chimico penetri, chi indossa
gli indumenti deve toglierseli senza indugio e lavare accuratamente qualsiasi
zona dell'epidermide contaminata. Per alcuni agenti chimici è necessario un
processo di pulizia più complesso in cui la parte esterna dell'indumento venga
pulita prima di essere tolta; chi lo indossa, quando svestito, si deve lavare
accuratamente.
Gli indumenti devono essere tolti con un ordine prestabilito per ridurre al
minimo la possibilità di contaminare chi li indossa; per questo, in alcuni
casi, è richiesta la presenza di un assistente.
Quando lavora con agenti chimici altamente tossici, anche l'assistente deve
indossare indumenti protettivi.
Gli indumenti tolti devono essere riposti in aree chiaramente designate
(preferibilmente in contenitori chiusi) per la loro pulizia. È buona abitudine
evitare, per quanto possibile, di toccare l'esterno degli indumenti contaminati.
Gli operatori devono abituarsi a scrupolose misure di igiene personale dopo aver
usato indumenti protettivi e non devono fumare, mangiare od usare cosmetici
finché non si siano lavati la faccia e le mani e finché non si trovano in una
zona priva di agenti chimici.
8.6. Pulizia
Oltre che nel caso di evidente contaminazione ad opera di indumenti
contaminati su chi li indossa, è anche possibile che vengano indeboliti da
agenti chimici con loro a contatto per un certo periodo di tempo; qualsiasi
traccia di agenti chimici deve essere pertanto eliminata immediatamente se ciò
può essere effettuato senza alcun rischio per chi li indossa.
Il luogo dove viene effettuata la pulizia deve essere spazioso, ben aerato e
fornito di acqua corrente e di un sistema di flusso di scarico efficiente; deve
inoltre avere un ciclo di lavoro ben definito per prevenire una contaminazione
incrociata.
Quando si tratta di agenti chimici altamente tossici si consiglia di tenere
separati i locali "puliti" e "sporchi" con aree intermedie
dove il personale può indossare e togliere gli indumenti adatti e fare una
doccia al momento di abbandonare il locale contaminato. Gli indumenti devono
essere puliti secondo le indicazioni del fabbricante, di solito strofinandoli e
sciacquandoli con soluzioni detergenti o solventi adatti, dopodiché
asciugandoli con un getto di aria calda. Qualsiasi residuo contaminato deve
essere eliminato tenendo presente le misure di sicurezza.
Alcune possibili conseguenze delle operazioni di pulizia sono indicate nel
diagramma di flusso di fig. 2. L'immersione statica ridistribuisce il
contaminante e deve perciò essere evitata.
Alcuni solventi potrebbero provocare rigonfiamenti o rotture nel materiale degli
indumenti o potrebbero dissolvere alcuni componenti (per esempio i
plastificanti) e pertanto non devono essere utilizzati per la pulizia.
È possibile che alcuni liquidi vengano assorbiti dal materiale degli indumenti
e che essi riemergano al successivo utilizzo, sebbene le superfici degli
indumenti siano state pulite accuratamente. Se il liquido assorbito è un agente
chimico pericoloso, l'indumento deve essere distrutto. I trattamenti di
decontaminazione che includono un'aerazione prolungata dell'indumento con aria
calda ed anche un controllo dell'atmosfera dentro e fuori per rilevare tracce
dell'agente chimico tossico, sono ammessi per i composti volatili. Il personale
responsabile della pulizia deve essere ben addestrato e conoscitore delle
proprietà degli agenti chimici e degli indumenti usati. Quando le operazioni di
pulizia vengono effettuate da un'organizzazione separata, i pulitori devono
venire informati delle procedure raccomandate.
8.7. Riparazione ed eliminazione
La riparazione di indumenti danneggiati deve essere effettuata da persona
competente o dal fabbricante. Gli indumenti riparati devono essere ispezionati
attentamente prima dell'uso.
Quando un indumento è stato troppo danneggiato e contaminato per essere
riutilizzato, lo si deve rendere completamente inservibile allo scopo di
prevenire un suo riutilizzo accidentale, dopodiché deve essere distrutto,
tenendo conto della possibile presenza di agenti chimici tossici.
Gli indumenti si deteriorano lentamente con l'uso, la contaminazione e la
pulizia; la valutazione della loro durata media deve essere effettuata
consultando il fabbricante e gli indumenti devono essere distrutti molto prima
della data indicata come scadenza.
8.8. Registri d'uso
Si devono tenere registri riguardanti il tipo e la specificazione degli
indumenti: data di ordinazione e d'acquisto: indicazione di chi li indossa: uso
(con i dettagli di qualsiasi esposizione chimica): pulizia; riparazione;
eventuale eliminazione.

(#) stracci/panni contaminati da bruciare o seppellire
(°) attenzione allo scarico di contaminante e/o all'impianto usato per la
pulizia
(+) usare solvente che non intacchi il materiale dell'indumento (per esempio:
paraffina)
Fig. 2 - Possibili procedure di pulizia
APPENDICE
Esempi di protezione contro un singolo pericolo con differenti gradi di rischio
Il rischio è stato calcolato secondo una scala fittizia da 1 a 10; più il
numero è alto, più è alta la possibilità di danno alle persone se non
vengono adottate delle precauzioni. Ciò vuol dire che il rischio è
proporzionato alla scala numerica.
Nota - Nell'esempio d) l'aumento della protezione secondo il rischio è
collegato ad un accertamento accurato basato sulle seguenti domande:
- qual è il rischio?
- quale protezione è adatta?
- una maggiore protezione intralcia il personale e rende l'operazione meno
sicura?
Nell'esempio g) la gestione ha deciso che, a causa del breve tempo che richiede
l'azione, è meglio evitare il pericolo piuttosto che aumentare la protezione.
Prospetto III - Esempi di indumenti protettivi collegati all'attività di chi
li indossa
|
Attività
|
Pericolo: acido cloridrico concentrato
|
Protezione
|
|
Calcolo del rischio
1 = basso
10 = alto
|
|
Personale di laboratorio
|
|
|
|
a) Raccogliere Winchester dai depositi e portare in contenitori
appropriati
|
1
|
Nessuna (indumenti normali).
|
|
b) Depositare Winchester in laboratorio in speciale compartimento di
deposito
|
2
|
Protezione generica degli occhi (sempre necessaria in laboratorio).
|
|
c) Versare 200 ml dal Winchester nel bicchiere
|
4
|
Protezione degli occhi specifica per sostanze chimiche (occhiali o
schermo facciale), giacca da laboratorio, guanti di gomma.
|
|
d) Esecuzione di una reazione chimica con acido in un imbuto
|
(il chimico deve accertarsi sulla possibilità di reazioni eccetera)
|
Stadio (i): protezione generica degli occhi e giacca da laboratorio.
Stadio (ii): apparecchio completamente separato.
Stadio (iii): apparecchio completamente isolato dal personale (per
esempio in armadio a vapore).
|
|
|
|
|
|
Utilizzazione industriale (intermittente)
|
|
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|
e) Camminare attorno allo stabilimento al di fuori dei serbatoi di
deposito e delle pompe
|
3
|
Casco di protezione, occhiali.
|
|
f) Ispezione in zone vicine a pompe
|
4
|
Come sopra.
|
|
g) Manutenzione vicino a pompe o tubi usati per il trasferimento di
acidi
|
4
|
Uscire dall'area per il breve tempo in cui le pompe sono in funzione.
|
|
h) Manutenzione sui tubi usati per il trasferimento di acidi
|
6
|
Tuta di PVC, guanti lunghi, occhiali, stivali di gomma, casco di
protezione. Indossare apparecchio di protezione delle vie respiratorie.
|
|
i) Agganciamento di autocisterne e scarico di serbatoi di deposito
|
8
|
Tuta di PVC, guanti lunghi, casco di protezione, occhiali
(proteggenti l'intero viso) ed apparecchio di protezione delle vie
respiratorie di sostegno.
|
|
|
|
|
|
Fabbricante di acido
|
|
|
|
j) Essere presente nella centrale sotto pressione atmosferica quando
non si prevedono perdite
|
4
|
Calzature di gomma, tuta normale, guanti e occhiali di PVC, casco di
sicurezza.
|
|
k) Come sopra, ma quando c'è possibilità di perdite (o
gocciolamenti)
|
5
|
Tuta da lavoro o di PVC, guanti e occhiali di PVC, casco di
sicurezza.
|
|
l) Irrompere nelle condutture dopo il lavaggio (di altre condutture
della zona contenenti acido)
|
8
|
Tuta di PVC, stivali di gomma, guanti lunghi con risvolti
elasticizzati per aderire alla tuta, cappuccio leggero di PVC con
maschera coprente interamente il volto.
|
|
m) Come sopra, se è presente del gas acido (e non semplicemente del
fumo proveniente da schizzi liquidi)
|
9
|
Come sopra, con un cappuccio alimentato ad aria.
|
|
n) Manutenzione o operazioni in caso di possibili schizzi copiosi,
per esempio chiudere una valvola di conduttura corrosa
|
10
|
Indumento impermeabile al gas con apparecchio di protezione delle vie
respiratorie incorporato (per lavori che hanno una durata massima di 10
min).
|
|
o) Come sopra
|
10
|
Indumento impermeabile al gas, aria per respirare e per raffreddare
(per lavori di lunga durata).
|
|