|
LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI
TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO
Visti gli articoli 2, comma
1, lettera b), e 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che
attribuiscono a questa Conferenza la facolta' di promuovere e sancire
accordi tra il Governo e le regioni e le province autonome, in attuazione
del principio di leale collaborazione, al fine di coordinare l'esercizio
delle rispettive competenze e svolgere attivita' di interesse comune;
Rilevato che le infezioni da Legionella sono sottoposte a sorveglianza
speciale da parte dell'Organizzazione mondiale della sanita' (OMS), della
Comunita' europea in cui e' operante l'European Working Group for
Legionella Infections (EWGLI) e dell'Istituto superiore di sanita' del
nostro Paese;
Visto il proprio atto rep. n. 936 del 4 aprile 2000, recante linee-guida
per la prevenzione e il controllo della legionellosi, con il quale Governo
e regioni e province autonome hanno concordano sulla necessita' di
attivare sul territorio nazionale misure di prevenzione e controllo, ferma
restando l'autonomia delle regioni e delle province autonome nell'adottare
le soluzioni organizzative piu' idonee, in relazione alle esigenze della
loro programmazione;
Vista la proposta di accordo, pervenuta dal Ministero della salute il 12
ottobre 2004, nel testo elaborato dal Dipartimento di malattie infettive,
parassitarie ed immunomediate e dal Centro nazionale di epidemiologia
dell'Istituto superiore di sanita', tenendo conto delle linee guida di cui
al citato atto rep. n. 936 del 4 aprile 2000 e degli esiti del confronto
con i rappresentanti delle associazioni turistico-alberghiere e termali;
Considerati gli esiti dell'incontro tecnico intervenuto sull'argomento il
18 novembre 2004, nel corso del quale i rappresentanti del Ministero della
salute e delle regioni e delle province autonome hanno congiuntamente
perfezionato il testo della proposta di accordo in esame;
Acquisito su detta stesura, nel corso dell'odierna seduta, l'assenso del
Ministero della salute e delle regioni e delle province autonome;
Sancisce accordo tra il Ministro della salute e le regioni e le province
autonome, nei termini sotto riportati. Premessa.
Il presente accordo, tenuto conto della complessa tematica del controllo
della legionellosi: non ha carattere esaustivo, ne' vuole sostituirsi alle
piu' ampie, dettagliate e complete norme di prevenzione e agli interventi
di bonifica presenti nelle linee guida nazionali ed europee, alle quali,
tuttavia, esso si ispira; e' da considerarsi un insieme di suggerimenti
tecnico-pratici, basati sulle evidenze scientifiche piu' aggiornate, la
cui implementazione, mentre da un lato non costituisce obbligo per i
responsabili delle strutture alberghiere, dall'altro non li esime dalle
responsabilita' inerenti alla tutela del diritto alla salute del cliente
ospite.
1. Obiettivi
La finalita' del presente
accordo e' quella di offrire ai direttori di strutture turistico-ricettive
e termali: gli elementi di giudizio per la valutazione del rischio
legionellosi in dette strutture; norme di comportamento che riducano al
minimo tale rischio.
2. La legionellosi
La malattia dei legionari
e' stata identificata per la prima volta in seguito ad una grave epidemia
avvenuta nel 1976 in un gruppo di ex combattenti dell'American Legion (da
qui il nome della malattia) che avevano partecipato ad una conferenza al
Westin Hotel di Philadelphia, negli Stati Uniti. Da allora in vari Paesi
e' stato attivato un sistema di sorveglianza della malattia. In Italia,
per i casi di legionellosi, con decreto del Ministro della sanita' del 15
dicembre 1990, e' prevista la notifica obbligatoria in classe II. La
malattia, inoltre, e' sottoposta ad un programma di sorveglianza speciale,
di cui all'accordo Stato-Regioni, atto rep. n. 936 del 4 aprile 2000,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2000 - serie generale -
n. 103. In Europa, nel 1986, si e' costituito il Gruppo di lavoro europeo
per le Infezioni da Legionella (EWGLI) e nel 1987 i membri di questo
gruppo hanno iniziato un'attivita' di sorveglianza per i casi di
legionellosi associati a viaggi in Europa. Lo EWGLI e' ancora oggi
composto da un gruppo di esperti internazionali che, tra i vari obiettivi,
condividono quello comune di prevenire nei cittadini europei la
legionellosi associata ai viaggi. Per molte ragioni, le persone che
viaggiano verso localita' di vacanza, specialmente in quelle a clima
caldo, sono a rischio e, fino al 50% dei casi di legionellosi
diagnosticati in alcuni Paesi europei sono rappresentati da legionellosi
associata ai viaggi. Lo schema di sorveglianza, nominato EWGLINET nel
2002, e' ora ufficialmente inserito nell'ambito del programma europeo per
il controllo delle malattie trasmissibili e prevede la notifica ad un
centro coordinatore, in Londra, di tutti i casi di legionellosi
presumibilmente acquisita durante un viaggio. La legionellosi e' una grave
forma di polmonite causata da batteri appartenenti al genere Legionella.
Legionella e' un microrganismo ubiquitario, ampiamente diffuso in natura,
dove si trova principalmente associato alla presenza di acqua. E' stata
isolata dall'acqua naturale di fiumi, laghi e serbatoi, a bassa
concentrazione. Concentrazioni elevate possono essere rilevate in sistemi
di acqua condottata, sottoposti ad inadeguata manutenzione, o in impianti
di climatizzazione dell'aria costituiti da torri di raffreddamento,
condensatori evaporativi o umidificatori dell'aria.
2.1 Sintomi
La malattia in genere si manifesta inizialmente con febbre, brividi,
cefalea e dolori muscolari, seguiti da tosse secca e difficolta'
respiratoria, che in alcuni casi progrediscono fino ad una polmonite
grave. Quasi un terzo delle persone colpite presenta anche diarrea o
vomito e circa il 50% confusione mentale e delirio. La letalita' e' del
10-15%. Il periodo di incubazione normalmente oscilla dai due ai dieci
giorni e i sintomi si manifestano mediamente tra i tre e i sei giorni dopo
l'esposizione.
2.2 Vie di trasmissione
La legionellosi viene generalmente contratta per via respiratoria,
mediante inalazione o microaspirazione di aerosol in cui e' contenuto il
batterio. L'aerosol si forma attraverso le minuscole gocce generate dallo
spruzzo dell'acqua, o dall'impatto dell'acqua su superfici solide. Piu' le
goccioline sono piccole, piu' sono pericolose; gocce d'acqua con un
diametro inferiore a 5\mu raggiungono piu' facilmente le basse vie
respiratorie. L'aerosol puo' essere generato da: apertura di un rubinetto
o di una doccia; vasche per idromassaggio e piscine; bagni turchi e aree
adibite a sauna; torri di raffreddamento/condensatori evaporativi; fontane
ornamentali, specialmente se collocate in ambiente interno; impianti di
irrigazione di giardini; acque di scarico di impianti igienici. A
tutt'oggi non e' dimostrato che la malattia si possa contrarre bevendo
acqua contaminata e sembra esclusa la trasmissione diretta tra uomo e
uomo.
2.3 Definizione di cluster
Possiamo identificare casi singoli di legionellosi o cluster di casi.
Particolarmente rilevante ai fini delle misure di controllo della malattia
e' il «cluster» di legionellosi associata ai viaggi, definito come il
verificarsi di due o piu' casi associati con la stessa struttura
turistico-recettiva nell'arco di due anni.
3. Prevenzione e
controllo del rischio da esposizione a legionella
Negli ultimi anni si e'
verificato un notevole incremrento dei casi diagnosticati di legionellosi
associata ai viaggi e, nel 2002, sono stati notificati al Centro
coordinatore dello EWGLINET circa 675 casi di malattia, probabilmente
acquisiti in strutture recettive. Parallelamente sono aumentati i ricorsi
legali intentati dai turisti per ottenere risarcimenti da parte degli
alberghi presso cui avevano presumibilmente contratto la malattia.
Considerando le implicazioni economiche e di immagine che possono derivare
da questi episodi, l'approccio piu' pragmatico e' quello di fare il
possibile per mettere in atto tutte le misure necessarie alla prevenzione
della malattia. Perche' la prevenzione sia efficace, le misure di
controllo devono essere attuate non solamente in risposta ad un caso o a
un cluster di casi di legionellosi, ma prima che questi si verifichino.
3.1. Misure di prevenzione
per la riduzione del rischio
Per assicurare una riduzione del rischio di legionellosi, lo strumento
fondamentale da utilizzare non e' il controllo di laboratorio routinario,
ma l'adozione di misure preventive, basate sull'analisi del rischio
costantemente aggiornata. Di conseguenza tutti i gestori di strutture
recettive devono garantire l'attuazione delle seguenti misure di
controllo, alcune delle quali devono essere effettuate da personale
opportunamente addestrato, che indossi, soprattutto per quelle operazioni
che generano aerosol, idonei dispositivi di protezione individuale:
a) mantenere costantemente l'acqua calda a una temperatura superiore ai
500C all'erogazione. L'acqua in uscita da tutti i rubinetti deve essere
molto calda al tatto (1) (si raccomanda di mettere degli avvisi accanto ai
rubinetti e alle docce o, in alternativa, si possono utilizzare rubinetti
a valvola termostatica);
(1) Un modo pratico di verifica del «molto caldo al tatto» e' il
seguente: non deve essere possibile tenere le mani sotto l'acqua corrente
per piu' di qualche secondo.
b) mantenere costantemente l'acqua fredda ad una temperatura inferiore a
200C. Se non si riesce a raggiungere questa temperatura, e se una
qualsiasi parte dell'impianto dell'acqua fredda o delle uscite si trova al
di sopra di questa temperatura, si deve prendere in considerazione un
trattamento che disinfetti l'acqua fredda;
c) fare scorrere l'acqua (sia calda che fredda) dai rubinetti e dalle
docce delle camere non occupate, per alcuni minuti almeno una volta a
settimana e comunque sempre prima che vengano occupate;
d) mantenere le docce, i diffusori delle docce ed i rompigetto dei
rubinetti puliti e privi di incrostazioni, sostituendoli all'occorrenza;
e) pulire e disinfettare regolarmente (almeno 2 volte l'anno) le torri di
raffreddamento ed i condensatori evaporativi delle unita' di
condizionamento dell'aria;
f) svuotare, disincrostare e disinfettare i serbatoi di accumulo
dell'acqua calda (compresi gli scalda acqua elettrici) almeno due volte
all'anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio;
g) disinfettare il circuito dell'acqua calda con cloro ad elevata
concentrazione (cloro residuo libero pari a 50 ppm per un'ora o 20 ppm per
due ore) o con altri metodi di comprovata efficacia dopo interventi sugli
scambiatori di calore e all'inizio della stagione turistica;
h) pulire e disinfettare tutti i filtri dell'acqua regolarmente ogni 1-3
mesi;
i) ispezionare mensilmente i serbatoi dell'acqua, le torri di
raffreddamento e le tubature visibili. Accertarsi che tutte le coperture
siano intatte e correttamente posizionate;
j) se possibile, ispezionare l'interno dei serbatoi d'acqua fredda, e
comunque disinfettare almeno una volta l'anno con 50 mg/l di cloro per
un'ora. Nel caso ci siano depositi o sporcizia, provvedere prima alla
pulizia. La stessa operazione deve essere effettuata a fronte di lavori
che possono aver dato luogo a contaminazioni o a un possibile ingresso di
acqua non potabile;
k) accertarsi che eventuali modifiche apportate all'impianto, oppure nuove
installazioni, non creino bracci morti o tubature con assenza di flusso
dell'acqua o flusso intermittente.
Ogni qualvolta si proceda a operazioni di bonifica, occorre accertarsi che
subiscano il trattamento di bonifica anche: bracci morti costituiti dalle
tubazioni di spurgo o prelievo, le valvole di sovrapressione e i rubinetti
di bypass presenti sugli impianti; l) in presenza di attrezzature per
idromassaggio, occorre assicurarsi che le stesse siano sottoposte al
controllo da personale esperto, che deve provvedere alla effettuazione e
alla registrazione delle operazioni di pulizia e di corretta prassi
igienica come: sostituire almeno meta' della massa di acqua ogni giorno;
trattare continuamente l'acqua con 2 - 3mg/l di cloro; pulire e
risciacquare giornalmente i filtri per la sabbia; controllare almeno tre
volte al giorno la temperatura e la concentrazione del cloro; assicurare
una operazione di disinfezione accurata almeno una volta a settimana.
Oltre a queste misure, per un'efficace prevenzione e' necessario che in
ogni struttura turistico-recettiva venga effettuata periodicamente
un'analisi del rischio, secondo quanto descritto nel prossimo paragrafo
3.2. Questa analisi diventa urgente in presenza di un caso di legionellosi.
3.2. Analisi del rischio
Quando si effettua una valutazione del rischio, tra i fattori da
considerare si ricordano: a) la fonte di approvvigionamento dell'acqua
dall'impianto;
b) i possibili punti di contaminazione dell'acqua all'interno
dell'edificio;
c) le caratteristiche di normale funzionamento dell'impianto;
d) le condizioni di funzionamento non usuali, ma ragionevolmente
prevedibili (es.: rotture); e) le prese d'aria per gli edifici (che non
dovrebbero essere situate vicino agli scarichi delle torri di
raffreddamento).
3.2.1 Nomina di un
responsabile
Ogni struttura turistico-recettiva deve individuare una persona
responsabile per l'identificazione e la valutazione del rischio potenziale
di infezione, che sia esperto e che comprenda l'importanza della
prevenzione e dell'applicazione delle misure di controllo.
3.2.2 Fattori di rischio
Il rischio di acquisizione della legionellosi dipende da un certo numero
di fattori. Tra questi ricordiamo quelli piu' importanti:
1) la presenza e la carica di Legionella;
2) le condizioni ideali per la moltiplicazione del microrganismo (ad
esempio: temperatura compresa tra 20 e 500C, presenza di una fonte di
nutrimento come alghe, calcare, ruggine o altro materiale organico);
3) la presenza di tubature con flusso d'acqua minimo o assente;
4) l'utilizzo di gomma e fibre naturali per guarnizioni e dispositivi di
tenuta;
5) la presenza di impianti in grado di formare un aerosol capace di
veicolare la legionella (un rubinetto, un nebulizzatore, una doccia, una
torre di raffreddamento, ecc.);
6) la presenza (e il numero) di soggetti sensibili per abitudini
particolari (es. fumatori) o caratteristiche peculiari (eta', patologie
croniche, ecc.).
3.2.3 Ispezione della
struttura
Una corretta valutazione del rischio correlato ad una struttura
turistico-recettiva deve partire dall'analisi di uno schema aggiornato (se
disponibile) dell'impianto, per individuarne i punti critici. In base alla
mappa si puo' prevedere quali siano le sezioni dell'impianto che possono
presentare un rischio per gli ospiti o per i dipendenti. L'ispezione della
struttura deve essere accurata per poter evidenziare eventuali fonti di
rischio e valutare l'intero impianto, non solamente i singoli componenti.
A questo deve seguire la valutazione dell'uso delle varie sezioni o parti
dell'impianto, alla ricerca di bracci morti o comunque soggetti a ristagno
di acqua o a un suo defluire intermittente. Una particolare attenzione
deve essere posta nel valutare l'utilizzo delle differenti aree o ali
della struttura, in funzione di una loro possibile bassa occupazione, che
potrebbe favorire la proliferazione del batterio.
3.2.4 Periodicita'
L'analisi del rischio deve essere effettuata regolarmente (almeno ogni 2
anni) e ogni volta che ci sia motivo di pensare che la situazione si sia
modificata. L'analisi deve, comunque, essere rifatta ad ogni segnalazione
di un possibile caso di legionellosi.
3.2.5 Registro degli
interventi
Ogni struttura turistico-recettiva deve istituire un registro per la
documentazione degli interventi di valutazione del rischio e di
manutenzione, ordinari e straordinari, sugli impianti idrici e di
climatizzazione. Tutti gli interventi devono essere approvati e firmati
dal responsabile.
4. Misure da porre in
essere in presenza di rischio
Se in una struttura
turistico-recettiva si evidenzia la presenza di un potenziale rischio (es.:
la temperatura dell'acqua calda e' inferiore a quella raccomandata;
la concentrazione di disinfettante non raggiunge il livello necessario per
l'abbattimento della carica batterica;
o altro) si deve effettuare un campionamento dell'acqua per la ricerca di
Legionella, in un numero di siti che sia rappresentativo di tutto
l'impianto idrico, e comunque non inferiore a sei.
4.1. Siti di campionamento
I siti da cui effettuare il campionamento sono i seguenti: rete dell'acqua
fredda:
a) serbatoio dell'acqua (possibilmente dalla base); b) il punto piu'
distale dal serbatoio; rete dell'acqua calda:
a) la base del serbatoio dell'acqua calda vicino alle valvole di scarico;
b) ricircolo dell'acqua calda; c) almeno 2 siti di erogazione lontani dal
serbatoio dell'acqua calda (docce, rubinetti).
4.2 Esiti del
campionamento.
4.2.1 Esiti negativi dell'esame batteriologico. Se il campionamento
risulta negativo, ma non e' possibile adottare le raccomandazioni elencate
al paragrafo 3.1, esso deve essere ripetuto con cadenza da stabilirsi
sulla base di un'analisi del rischio e inserito in un piano di
autocontrollo. In una prima fase il campionamento deve essere ripetuto
mensilmente per almeno sei mesi, e comunque le analisi devono essere
sempre ripetute prima dell'apertua stagionale della struttura recettiva.
Nel caso in cui il campionamento risulti negativo e vengano effettuati gli
interventi necessari a rimuovere potenziali fattori di rischio
dall'impianto ed adottate le procedure riportate nella lista di controllo,
non e' necessario ripetere il campionamento mensilmente, ma solo ad
intervalli dipendenti dai risultati dell'analisi del rischio.
4.2.2 Esiti positivi dell'esame batteriologico. Se il campionamento e'
positivo, oltre a quanto specificato nella lista di controllo, occorre
mettere in atto le misure elencate nella tabella 1, di cui al punto 5, del
presente accordo, a seconda della carica di legionella riscontrata
all'esame batteriologico.
DIAGRAMMA RIASSUNTIVO
DELL'ANALISI DEL RISCHIO
---->
Vedere a pag. 58 <----
In base ai risultati
complessivi dell'analisi del rischio, e' quindi opportuno preparare, con
l'ausilio di personale tecnico qualificato, un protocollo scritto per il
controllo e la manutenzione degli impianti che specifichi gli interventi
(fisici o chimici) da mettere in atto le procedure di pulizia e
disinfezione e la loro periodicita'. Per maggiori informazioni sui
possibili trattamenti di disinfezione si rimanda all'accordo Stato-regioni
del 4 aprile 2000, recante «Linee guida per la prevenzione e il controllo
della Legionellosi», pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5
maggio 2000, oppure alle «European Guidelines for control and prevention
of travel associated Legionnaires disease» disponibili sul sito internet www.ewgli.org.
E' opportuno che l'efficacia delle misure di controllo venga verificata
periodicamente.
5. Interventi da
effettuare al verificarsi di un caso o un cluster di casi di legionellosi
in una struttura recettiva
5.1 Indagine epidemiologica
e ambientale - campionamenti - analisi microbiologica
5.1.1 Ogni volta che si verifica un caso o un cluster di casi associati ad
una struttura recettiva:
le autorita' sanitarie locali devono condurre un'accurata indagine
epidemiologica ed ambientale;
devono essere eseguiti dei campionamenti di acqua, al fine di confermare o
escludere la struttura recettiva come possibile fonte d'infezione;
il numero dei campioni da prelevare e' proporzionale alle dimensioni
dell'impianto;
la visita di controllo ed il campionamento si svolgono alla presenza del
responsabile definito al punto 3.2.1. e/o del tecnico che gestisce gli
impianti;
5.1.2 In presenza di un cluster, l'analisi microbiologica deve essere
effettuata dal Laboratorio regionale di riferimento
(www.ministerosalute.it) in grado di identificare Legionella spp e
sottogruppi, poiche' l'individuazione della presenza e del tipo di
legionelle e' tecnicamente complessa e richiede competenze di laboratorio
specializzate. Il campionamento permette di effettuare una valutazione
della contaminazione dell'impianto idrico della struttura, distinguendo
fra una colonizzazione locale ed una sistemica, e di identificare i punti
a maggior rischio. Anche se e' difficile definire il limite massimo di
legionelle presenti in un impianto al di sotto del quale la probabilita'
di contrarre la malattia sia assente, si considera comunemente che, in
presenza di una carica inferiore o uguale a 102 unita' formanti colonia (UFC)/litro,
la probabilita' di essere infettati sia estremamente bassa.
Tabella 1
TIPO DI INTERVENTO A SECONDA
DELLA CONCENTRAZIONE DI LEGIONELLA (UFC/L) NELL'IMPIANTO IDRICO.
=====================================================================
Legionella (UFC/L) | Intervento richiesto
=====================================================================
Minore di 100 UFC/L |Nessun intervento
---------------------------------------------------------------------
|Verificare che siano in atto le
|misure di controllo elencate al
|punto 3.1. Negli stabilimenti
Maggiore di 100 UFC/L ma minore o |termali effettuare comunque una
uguale a 1000 UFC/L |bonifica
---------------------------------------------------------------------
|In assenza di casi, verificare che
|siano in atto le misure di
|controllo elencate al punto 3.1.
|ed effettuare una valutazione del
|rischio. In presenza di un caso
|singolo o di un cluster rivedere
Maggiore di 1000 UFC/L ma minore o|le misure di controllo messe in
uguale a 10.000 UFC/L |atto ed effettuare una bonifica
---------------------------------------------------------------------
|Contaminazione importante: mettere
|in atto immediatamente misure di
|bonifica, sia in presenza che in
|assenza di casi. Successiva
|verifica dei risultati, sia
|immediatamente dopo la bonifica,
|sia periodicamente per verificare
Maggiore di 10.000 UFC/L |l'efficacia delle misure adottate.
Per quanto riguarda le torri di raffreddamento, gli interventi da
effettuare in base alle concentrazioni di legionelle per litro, sono
riportati in tabella 2.
Tabella 2
TIPO DI INTERVENTO A SECONDA DELLA CONCENTRAZIONE DI LEGIONELLA
(UFC/L) NELLE TORRI DI RAFFREDDAMENTO.
=====================================================================
Legionella (UFC/L) | Intervento richiesto
=====================================================================
Minore o uguale a 1000 UFC/L |Nessun intervento
---------------------------------------------------------------------
|In assenza di casi, verificare che
|siano in atto le misure di
|controllo elencate al punto 3.1.
Maggiore di 1000 UFC/L ma minore o|ed effettuare una valutazione del
uguale a 10.000 UFC/L |rischio.
---------------------------------------------------------------------
|In presenza di un caso singolo o
|di un cluster rivedere le misure
|di controllo messe in atto ed
|effettuare una bonifica.
---------------------------------------------------------------------
|Contaminazione importante: mettere
|in atto immediatamente misure di
|bonifica sia in presenza che in
|assenza di casi. Successiva
|verifica dei risultati, sia
|immediatamente dopo la bonifica,
|sia periodicamente per verificare
Maggiore di 10.000 UFC/L |l'efficacia delle misure adottate.
L'indagine ambientale
consente quindi di identificare sia gli interventi di emergenza da mettere
in atto immediatamente, sia quelli a lungo termine, necessari per
prevenire il verificarsi di ulteriori casi di legionellosi.
6. Interventi di
controllo
6.1. Interventi di
emergenza in presenza di un cluster o di un caso singolo:
A) In presenza di un cluster: gli interventi di controllo devono essere
intrapresi tempestivamente, ma solo dopo che siano stati raccolti i
campioni; a scopo preventivo, tutte le attrezzature non essenziali, come
piscine per idromassaggio e torri di raffreddamento degli impianti
dell'aria condizionata, devono essere disattivate immediatamente, fino a
che vengano effettuati gli accertamenti analitici del caso; una volta
ultimati gli accertamenti, qualora gli stessi risultino positivi, deve
essere effettuata al piu' presto la bonifica ambientale, seguita dalla
successiva verifica della sua efficacia secondo quanto indicato nelle
Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, di cui
al citato Accordo Stato-regioni del 4 aprile 2000, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5 maggio 2000;
B) in presenza di un caso singolo: la bonifica ambientale viene
raccomandata in caso di positivita' dell'analisi dei campioni alle
concentrazioni indicate nelle tabelle 1 e 2; 6.1.1 Sospensione dell'attivita'
della struttura turistico-recettiva. La decisione se chiudere o meno la
struttura turistico-recettiva, in ogni caso, sia in presenza di un caso
singolo che di un cluster, deve essere presa dalle autorita' sanitarie
locali sulla base dell'accurata valutazione del rischio di cui al punto
3.2 e della verifica dell'attuazione delle misure raccomandate nel punto
3.1.
6.2. Interventi di
controllo a lungo termine
La scelta degli interventi preventivi a lungo termine deve essere basata
su una approfondita valutazione del rischio, combinata con i dati
epidemiologici disponibili. Il controllo a lungo termine e' efficace solo
se l'applicazione delle misure preventive e' rigorosa. Esse possono
richiedere modifiche dell'impianto idrico ed un miglioramento del
monitoraggio, oltre ad un miglioramento della gestione dell'impianto
stesso e della formazione del personale addetto.
7. Stabilimenti termali
Le strutture termali sono
considerate tra i luoghi piu' favorevoli alla insorgenza di legionellosi
perche': frequentati da persone a rischio di contrarre l'infezione; per la
possibilita' di esposizione diretta ad aerosol, prodotto da specifiche
apparecchiature o prodotto da piscine o vasche per idromassaggio; per la
presenza di acque, che spesso sgorgano ad una temperatura ideale per la
crescita di Legionella. Pertanto, sulla base di quanto sopra esposto,
oltre alle misure di prevenzione e controllo elencate nel paragrafo 3.1
per quanto applicabili, ogni 6 mesi, e ogni volta che ci sia una ripresa
dell'attivita' dopo un periodo di chiusura dello stabilimento, deve essere
effettuato un monitoraggio degli impianti per la ricerca di legionella e,
nel caso in cui il campionamento ambientale rilevi la presenza di
legionella ad una concentrazione superiore a 102 UFC/L, deve essere
attuato un intervento di bonifica. In presenza di attrezzature per terapia
inalatoria, i dispositivi per i trattamenti individuali devono essere
ovviamente sostituiti per ogni paziente o sottoposti a sterilizzazione.
Roma, 13 gennaio 2005
Il presidente: La Loggia Il
segretario: Carpino
|