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24 MAGGIO 2012

  

   

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24/05/2012 Giornata marittima europea, raggiunta un'intesa per la sicurezza dei pescatori

24 maggio 2012. L'accordo, sottoscritto a Goteborg tra i rappresentanti di sindacati e datori di lavoro, stabilisce alcune prescrizioni minime per contrastare la carenza di tutele in un settore produttivo che conta il 7% di tutte le vittime sul lavoro nell'Ue

GOTEBORG (SVEZIA) - All'indomani della Giornata marittima europea di domenica 20 maggio, a Goteborg i rappresentanti dei datori di lavoro dell'Unione europea e dei sindacati del settore della pesca marittima hanno sottoscritto un accordo che riguarda le prescrizioni minime sulle condizioni di servizio, il vitto, l'alloggio, la sicurezza sul lavoro, la tutela della salute, le cure mediche e la sicurezza sociale dell'equipaggio imbarcato sui pescherecci.
Il documento riprende i contenuti della convenzione Ilo. Il provvedimento introduce a livello europeo quanto stabilito dalla convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) "Work in the fish sector" e conferma l'impegno dell'Unione europea per migliorare le condizioni di lavoro dei propri pescatori. L'accordo è stato firmato da Javier Garat, presidente di Europêche, e Giampaolo Buonfiglio, quale presidente del Gruppo pesca del Copa-Cogeca, per i datori di lavoro, mentre Eduardo Chagas, segretario generale della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (Etf), ha firmato in qualità di rappresentante dei lavoratori.
Rischio di incidente 2,4 volte superiore rispetto agli altri comparti. I firmatari intendono ora chiedere alla Commissione europea di presentare il documento al consiglio e di renderlo una direttiva giuridicamente vincolante per tutti gli Stati, favorendo così una rapida ratifica della convenzione Ilo 188 in materia di lavoro nella pesca, in modo da contrastare efficacemente la carenza di tutele e sicurezza in questo settore, in cui il rischio di un incidente è 2,4 volte maggiore rispetto agli altri comparti produttivi e si contano il 7% di tutte le vittime sul lavoro nell'Ue.

Fonte: INAIL

   
24/05/2012

Tutela della salute e della sicurezza degli uffici all'estero
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Interministeriale n. 51 del 16 febbraio 2012
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2012, il decreto del Ministro degli Affari esteri di concerto con il Ministro del Lavoro, il Ministro della Salute, il Ministro della Pubblica amministrazione e della semplificazione amministrativa che detta disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza degli uffici all'estero, di cui all’art.30 del DPR n.18/1967, in applicazione dell'articolo 3, comma 2, del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81”.
 
Decreto Interministeriale n. 51 del 16 febbraio 2012 (formato .pdf 179,4 Kb)

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

   
24/05/2012

Fondo per le non autosufficienze a favore di persone affette da SLA
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Interministeriale di ripartizione delle risorse per il 2011 
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 118  del 22 maggio 2012 il Decreto Interministeriale dell'11 novembre 2011 concernente la ripartizione al livello regionale delle risorse finanziarie affluenti al Fondo per le non autosufficienze a favore di persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, per l'anno 2011.
Decreto Interministeriale dell'11 novembre 2011 (formato .pdf 186,78 Kb)

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

   
24/05/2012 Salute e sicurezza sul lavoro, una questione anche di genere continua >>

Fonte: INAIL

   
24/05/2012

Linee guida per modalità di indagine sulle strutture e sui terreni per i progetti di riparazione, miglioramento e ricostruzione di edifici inagibili

È stato stampato per conto di ReLUIS il volume che raccoglie la versione definitiva delle Linee guida per modalità di indagine sulle strutture e sui terreni per i progetti di riparazione, miglioramento e ricostruzione di edifici inagibili. Il relativo documento è disponibile in libero accesso qui.

Fonte: Reluis

   
24/05/2012
Chiare, fresche e dolci acque... al Ddt - Pur essendo vietato da quarant'anni, in molti bacini lacustri si trova ancora il Dicloro difenil tricloroetano (Ddt), un pesticida particolarmente inquinante utilizzato per decenni per proteggere le coltivazioni. Bandito per le sue controindicazioni, ha continuato a infestare terreni e corsi d'acqua.
È quanto emerge dalle indagini che da anni l'Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr di Verbania Pallanza, con il ruolo di coordinatore scientifico, porta avanti nel Lago Maggiore per conto della Commissione internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere (Cipais), insieme con l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio, le Università di Milano e dell'Insubria e l'Arpa Piemonte.
I compiti del Gruppo operativo della Cipais consistono nel monitorare sia la distribuzione di Ddt e di altre sostanze organiche di sintesi in acqua, zooplancton, sedimenti, molluschi e pesci, sia la distribuzione del mercurio e di alcuni elementi in traccia (arsenico, cadmio, rame, nichel e piombo) nel lago e nei molluschi. Inoltre, il Gruppo ha le competenze per identificare l'estensione spaziale e temporale della contaminazione, valutarne la sua persistenza e accertare la presenza delle fonti di inquinamento.
"I risultati delle analisi dei composti organoclorurati presenti nei solidi sospesi e nelle acque del fiume Toce e del Lago Maggiore, effettuate nel 2010, hanno confermato un giudizio complessivo di buona qualità", afferma Piero Guilizzoni dell'Ise-Cnr, "rilevando tuttavia concentrazioni maggiori sulla componente a granulometria più fine dei solidi sospesi trasportati dal fiume. In particolare, le ricerche sullo zooplancton hanno permesso di evidenziare come la presenza di Ddt e dei suoi metaboliti sia molto spesso più elevata nel bacino di Pallanza, nella zona di massima profondità e in quella più a sud del lago".
L'inquinamento da Ddt e metalli pesanti del Lago Maggiore è ancora oggi legato al rilascio di questi inquinanti dai terreni contaminati durante eventi di piena del fiume Toce, uno dei principali tributari del lago. "Il Ddt lascia tracce della sua presenza al suolo per decenni: sono principalmente i metaboliti che si spostano in atmosfera e che possono tornare in forma di neve o pioggia, finendo in qualche modo intrappolati nei ghiacciai alpini", spiega il ricercatore dell'Ise-Cnr. "Qui vengono conservati fino a quando non arrivano estati molto calde, come quella del 2003, a liberarli con lo scioglimento dei ghiacciai, portandoli fino al lago. E il Ddt si deposita nuovamente, questa volta sui fondali più profondi. Ma basta un inverno più freddo del solito perché si registri un completo rimescolamento delle acque e la sostanza può rientrare in circolo. Insomma, tutti i laghi sono potenzialmente a rischio".
Ma il problema non riguarda solo il Ddt. Tra le sostanze organiche a elevata tossicità e bassa biodegradabilità occupano un posto di rilievo i Pop, sostanze organiche persistenti definite 'pericolose' dalla 'Convenzione di Stoccolma' della United Nations Environmental Protection (Unep) e che includono, oltre ai pesticidi, anche composti quali i Pcb (Policlorobifenili), gli idrocarburi (come gli Ipa, Idrocarburi policiclici aromatici) e i ritardanti di fiamma (Pbde, PoliBromoDifenilEteri). "Sono tutti composti che possono persistere per anni nell'ambiente in quanto difficilmente degradabili", conclude Guilizzoni. "Per l'elevata affinità con i grassi tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo degli organismi e possono essere trasportati a distanze anche molto grandi rispetto ai luoghi di emissione in conseguenza della loro elevata volatilità".
Il Rapporto è consultabile sul sito della Cipais (http://www.cipais.org/) dell'Ise-Cnr di Verbania (http://www.iii.to.cnr.it/).
Rosanna Dassisti
Fonte: Piero Guilizzoni , Istituto per lo studio degli ecosistemi, Pallanza Verbania, tel. 0323/518300, email p.guilizzoni@ise.cnr.it

Fonte: CNR

   
 

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24/05/2012 Energia pulita dal mare
La crescente domanda di fonti energetiche rinnovabili ha favorito lo sfruttamento dell'energia eolica e fotovoltaica, suscitando però un acceso dibattito sulle ripercussioni sul paesaggio di tali impianti. Non pongono invece questo problema le turbine posizionate in acqua che utilizzano le correnti marine per produrre elettricità. Tale soluzione, caratterizzata da estrema efficienza, richiede l'individuazione di siti idonei, posti a distanza dalla costa e a profondità tali da rendere sicura, oltre che tecnologicamente ed economicamente fattibile, l'installazione dell'impianto.
In questo contesto, il progetto Priamo (Pianificazione, ricerca e innovazione in un ambiente marino orientato), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina dell'Università di Messina, propone metodologie in grado di individuare l'idoneità potenziale di siti per l'installazione di turbine sottomarine. Priamo ha identificato in Italia, in particolare nello Stretto di Messina, una delle aree ideali per tali opere.
"Le correnti marine presenti nei pressi della Sicilia saranno studiate utilizzando modelli numerici a calcolatore realizzati dal nostro Istituto a Oristano", spiega Alberto Ribotti dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr di Oristano. "L'intero sistema numerico è composto da diversi modelli di previsione a sempre maggiore risoluzione spaziale, innestati uno nell'altro, e produce dati giornalieri dei principali parametri oceanografici in 3D (www.seaforecast.cnr.it)".
La prima campagna in mare del progetto, Ichnussa 2012, è stata realizzata dall'Iamc-Cnr di Oristano e Messina e dall'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di La Spezia e Venezia. Utilizzando la nave oceanografica Urania, è stato caratterizzato morfologicamente il fondale nel quale dovrebbe essere posizionata la turbina mediante acquisizione di dati batimetrici con Multibeam ad alta risoluzione.
I risultati ottenuti sono relativi alla parte settentrionale dello Stretto di Messina, versante siciliano, di fronte alla spiaggia di Ganzirri, una zona con profondità variabile tra 25 e 90 metri. Per la verifica del corretto funzionamento dei modelli, sarà posizionato un ormeggio fisso e acquisiti ulteriori dati di corrente nello Stretto.
"Dall'Iamc-Cnr e dall'Università di Messina sarà inoltre realizzato uno studio ambientale dettagliato dei fondali per valutarne la pendenza, la presenza di biocenosi bentoniche (comunità di organismi acquatici) e la capacità portante della zona interessata a profondità di 30-50 metri", conclude il ricercatore. "Sarà infine verificata l'eventuale presenza e distribuzione nell'area di specie protette come la 'Posidonia oceanica' e la 'Pinna nobilis'".
Marcello Mutalipassi
Fonte: Alberto Ribotti, Istituto per l'ambiente marino costiero, TORREGRANDE-ORISTANO, tel. 0783/229137, email alberto.ribotti@cnr.it
Fonte: Mireno Borghini, Istituto di scienze marine, Pozzuolo di Lerici, email mireno.borghini@sp.ismar.cnr.it

Fonte: CNR

   
24/05/2012
Conseguimento patente B: obbligo di esercitazioni di guida in autostrade, strade extraurbane e di notte
La novità si applica alle domande presentate a decorrere dal 2 maggio 2012
Per poter sostenere l'esame pratico per la patente B, dopo aver ottenuto il "foglio rosa", è necessario effettuare almeno sei ore di esercitazioni di guida in autostrade, strade extraurbane e in condizioni di visione notturna presso un'autoscuola, con istruttore abilitato ed autorizzato.
Lo prevede il decreto ministeriale 20 aprile 2012, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 95 del 23 aprile 2012, che attua quanto disposto dall'articolo 122, comma 5-bis del Codice della strada.
La novità si applica alle domande per il conseguimento della patente di guida di categoria B presentate a decorrere dal 2 maggio 2012.
Il provvedimento del Ministero definisce le modalità di svolgimento delle esercitazioni, compreso il programma delle ore di guida obbligatorie presso una autoscuola. Con la successiva circolare 7 maggio 2012 prot.12354 sono state fornite ulteriori istruzioni operative e la modulistica da utilizzare.
Le lezioni di guida sono individuali e ciascuna non può durare più di 2 ore al giorno. Per ogni lezione deve essere compilato un foglio di un apposito libretto, in originale e copia, firmato dall'istruttore e dall'allievo. Al termine delle esercitazioni l'autoscuola rilascia all'allievo un attestato di frequenza che deve essere presentato, insieme al libretto, al momento della prenotazione della prova pratica di guida.
Durante le esercitazioni di guida occorre rispettare precisi limiti di velocità: 100 km/h per le autostrade e 90 km/h per le strade extraurbane principali. Inoltre, in autostrade con carreggiate a tre o più corsie, è vietato impegnare altre corsie all'infuori delle due più vicine al bordo destro della carreggiata. E nel caso si utilizzi un veicolo diverso da quello di un'autoscuola, a bordo non possono esserci altri passeggeri oltre all'accompagnatore in funzione di istruttore.
Infine, non ha l'obbligo di effettuare queste lezioni di guida in autostrada, su strade extraurbane principali o in condizioni di visione notturna chi a 17 anni abbia ottenuto l'autorizzazione alla "guida accompagnata", un documento che consente al minore, già in possesso di una patente (cioè, secondo la normativa vigente, la A1), di condurre autoveicoli, con accanto un adulto patentato, per esercitarsi in vista del conseguimento della patente B. L'autorizzazione, infatti, viene rilasciata solo dopo la frequenza di un apposito corso di guida presso una autoscuola, comprensivo di almeno 6 ore di pratica proprio in autostrada, su strade extraurbane principali o in condizioni di visione notturna. Può beneficiare dell'esenzione, però, solo l'aspirante patentato che non abbia mai subito la revoca dell'autorizzazione alla "guida accompagnata" e che presenti la domanda di conseguimento della patente B entro sei mesi dal compimento dei 18 anni.

Circolare 7 maggio 2012 prot.12354
Direzione generale motorizzazione - divisione 5
Decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 20 aprile 2012 recante "Disciplina delle esercitazioni di guida in autostrade, su strade extraurbane ed in condizioni di visione notturna, del minore autorizzato e dell'aspirante al conseguimento della patente di categoria B" - istruzioni operative

Decreto ministeriale 20 aprile 2012
Disciplina delle esercitazioni di guida in autostrade, su strade extraurbane ed in condizioni di visione notturna, del minore autorizzato e dell'aspirante al conseguimento della patente di categoria B

Codice della strada - articolo 122
Esercitazioni di guida

Vedi anche
Autorizzazione alla guida accompagnata

Requisiti, rilascio, rinnovo, condizioni di utilizzo e limitazioni, modulistica

Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

   
24/05/2012 I prelievi di grandi quantità di acqua dal sottosuolo modificano il livello del mare

L’insostenibile pressione a cui sono sottoposte le riserve d’acqua dolce in tutto il mondo viene ora valutata da una ricerca giapponese i cui risultati sono stati pubblicati on-line su “Nature Geoscience” del 20 maggio scorso.
Secondo questo studio, condotto con modelli di simulazione numerica del ciclo globale dell’acqua, la massiccia estrazione di acqua dal sottosuolo per i più svariati usi nelle attività umane (usi civili, agricoli e industriali) è avvenuta in quest’ultimo mezzo secolo con una velocità superiore ai ritmi naturali di ripristino degli acquiferi. L’acqua estratta dal sottosuolo, in parte evaporata e in parte riversata poi in mare dopo il suo uso, è stata, secondo gli autori, la causa dell’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare. Il flusso netto di risorse idriche che si sono spostate dal sottosuolo al mare si aggirerebbe attorno ai 250 miliardi di metri cubi di acqua per anno (pari a cinque volte la portata del Po) e corrisponde a un incremento medio del livello del mare di 0,77 millimetri per anno.
Secondo i dati della rete mareografica mondiale, il livello del mare tra il 1961 e il 2003 è aumentato al ritmo medio di 1,8 millimetri per anno e dopo al 2003 con ritmi ancora superiori. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) ha analizzato i motivi di questo innalzamento ed è arrivato alla conclusione, riportata nell’ultimo rapporto IPCC (Quarto Rapporto IPCC del 2007), che un innalzamento pari a 1,1 millimetri per anno è stato causato da due fattori principali: dilatazione termica delle acque oceaniche (più calde in conseguenza del riscaldamento climatico) e fusione dei ghiacciai di tutto il mondo, in particolare da quelli artici e antartici. Sul rimanente 0,7 mm/anno l’IPCC non ha fornito spiegazioni plausibili, tanto che molti studiosi pensano che la valutazione di 1,1 mm/anno non sia corretta e probabilmente sia una sottostima. Diversamente, si dovrebbe supporre l’esistenza di una sorgente ignota di acqua che fluisce negli oceani con una portata media di circa 7500 metri cubi al secondo.
Ebbene in base allo studio effettuato dai ricercatori giapponesi, l’ipotesi di portate d’acqua aggiuntive da una sorgente ignota è, invece, una realtà perché il dato, senza spiegazioni, sull’innalzamento del livello del mare (0,7 mm/anno) corrisponde al dato delle loro valutazioni (0,77 mm/anno). Si tratta, cioè, degli imponenti prelievi di acqua dal sottosuolo effettuati in tutto il mondo e che nei Paesi della fascia subtropicale e intertropicale, dove le precipitazioni atmosferiche sono in diminuzione e gli emungimenti idrici in aumento, hanno ormai raggiunto una velocità media di estrazione ben superiore alle capacità naturali di compensazione degli acquiferi depauperati.
Lo studio è stato condotto con analisi e valutazioni modellistiche che devono, però, trovare conferme anche sperimentali. In ogni caso, va rilevato che il problema della crescente pressione delle attività umane sulle risorse idriche è diventato un problema globale che le Nazioni Unite hanno posto tra le prime priorità dello sviluppo sostenibile e della green economy.
Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it

Fonte: ENEA

   
24/05/2012

Verso la green economy: strategie, approcci e opportunità tecnologiche

Indice

Lo Speciale, di Roberto Morabito

Parte 1 - La green economy: politiche e strategie

La green economy nel panorama delle strategie internazionali
Erika Mancuso e Roberto Morabito

La transizione verso una società a basso contenuto di carbonio
Sergio La Motta

La dimensione economica delle tecnologie ambientali nell’ambito della green economy
Mario Jorizzo

Nuove competenze professionali per vincere la sfida dellagreen economy
Antonio Ranieri

La consapevolezza del cittadino come base di un nuovo paradigma di sviluppo.
Metodologie e strumenti politici 
Gaetano Borrelli
I principali conti ambientali della statistica ufficiale in Italia 
Aldo Femia e Claudio Paolantoni

Parte 2 - Il sistema produttivo nazionale e le tecnologie

Produzione e consumo sostenibile. 
Strategie e strumenti 
Fausta Finzi, Roberto Luciani e Paolo Masoni

Ruolo della Simbiosi industriale per la green economy. 
Uno strumento innovativo per la chiusura dei cicli delle risorse 
Laura Cutaia e Roberto Morabito

Eco-innovazione nei sistemi produttivi e nelle reti di impresa. 
Come rendere “verde” un sistema di micro e piccole imprese
Flaviano D’Amico

Eco-innovazione dei processi industriali 
Pasquale Spezzano

Sostenibilità e condizioni di opportunità delle scelte tecnologiche in ambito energetico 
Oscar Amerighi e Carlo Tricoli

Tecnologie per il riciclo/recupero sostenibile dei rifiuti 
Claudia Brunori, Lorenzo Cafiero, Danilo Fontana e Fabio Musmeci

Tecnologie di bonifica e riqualificazione ambientale in linea con i principi della green economy
Sergio Cappucci, Andrea Carloni e Massimo Maffucci

Il turismo in Italia, in un’ottica di sostenibilità e di green economy 
Marcello Peronaci

Strumenti per l’eco-innovazione di prodotto: il portale Ecosmes.net 
Paolo Masoni, Patrizia Buttol, Caterina Rinaldi e Alessandra Zamagni

Un caso pilota per un approccio integrato alla green economy. Il Progetto Eco-innovazione Sicilia
Claudia Brunori, Marcello Peronaci e Roberto Morabito

Fonte: ENEA

   
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24/05/2012
Lotta al doping, i dati 2011 presentati dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo del doping
Trentenne, di sesso maschile, residente al Nord. E’ questo l’identikit del consumatore di sostanze dopanti tracciato dalla Commissione per la Vigilanza ed il Controllo del Doping (CVD) del Ministero della Salute per l’anno 2011 e diffuso nell’ambito del convegno “La tutela della salute nelle attività sportive e la lotta al doping”. Dei 1676 atleti controllati 52 sono risultati positivi alle sostanze vietate: circa il 3,1% con una marcata differenza di genere, poiché la prevalenza di maschi positivi è più del doppio di quella riscontrata nelle donne. Le sostanze più usate sono diuretici e agenti mascheranti, al secondo posto gli stimolanti.
Lo scorso anno l’attività di controllo della CVD ha riguardato 386 eventi sportivi per un totale di 1676 atleti di cui il 71% di sesso maschile e il 28,% di sesso femminile, con un’età media di 29 anni. Il ciclismo è stata la disciplina sportiva più controllata. Poco meno del 40% di tutti i controlli, infatti, hanno riguardato la Federazione ciclistica. Seguono il calcio, la pallacanestro, il nuoto.
Tra le federazioni con il maggior numero di atleti controllati si osservano grandi differenze.
Il ciclismo, per esempio, ha una prevalenza di positivi al di sopra della media col 4,4%. Particolare attenzione va posta anche alle percentuali di positivi riscontrate in alcuni sport nei quali il numero di controlli è molto esiguo ma rappresentano percentuali di positività particolarmente elevate: la pesistica e cultura fisica (9,7%), l’Handball (6,3%) il Rugby (5,0%).
Rispetto all’età degli atleti positivi al doping notiamo che, nonostante quasi il 60% degli atleti controllati abbia un’età inferiore ai 29 anni, la prevalenza maggiore di positività ai test antidoping è rilevata in atleti con età superiore ai 44 anni.
Oltre il 63% degli atleti è risultato positivo ad un unico principio attivo, il 31% è risultato positivo a due sostanze e 2 atleti sono risultati positivi a 6 sostanze contemporaneamente.
Nel 2011 le sostanze vietate più utilizzate sono state i diuretici e gli agenti mascheranti, seguite dagli agenti anabolizzanti e dagli stimolanti. Da notare che negli atleti positivi della Federazione ciclistica, sebbene le sostanze più usate siano risultate le stesse della popolazione generale (diuretici e mascheranti), è maggiore la frequenza di stimolanti ed è completamente assente la positività ai cannabinoidi. Gli stimolanti, inoltre, sono usati soprattutto dalle donne in particolare quelli ad azione anoressizzante per il controllo del peso, risulta assente invece l’uso di cocaina.
I dati che riguardano l’uso di farmaci consentiti (fenomeno della medicalizzazione dell’atleta) indicano che il 42,6% ha usato nel 2011 farmaci antinfiammatori, il 7,2% antiasmatici, il 7,1 farmaci per le malattie da raffreddamento. Più della metà degli sportivi, inoltre, ha assunto prodotti salutistici e integratori (58,8%).
In occasione del convegno sono stati presentati anche i dati riassuntivi di tutta l’attività di controllo della CVD dal 2003 a oggi. A distanza di 9 anni sono stati controllati 12485 atleti con un’età media di 27 anni e di questi il 3% è risultato positivo ai controlli antidoping con una differenza di genere molto ampia: il 3,8% dei maschi contro l’1,4% delle donne. Negli anni le percentuali di atleti positivi sono state molto diverse con valori minimi registrati nel 2005 (2%) e con il valore massimo nel 2008 (4,8%).
L’intervento di controllo si è svolto nei settori dilettantistici, giovanili, nelle serie minori (dalla D in giù) e nelle discipline sportive meno controllate dal CONI. Il numero degli atleti è spesso esiguo quindi non rappresentativo della federazione di appartenenza. Le positività dunque non possono essere interpretate come una stima della diffusione del fenomeno del doping all’interno delle singole federazioni ma si tratta di dati significativi e rappresentativi di un fenomeno che è in espansione nello sport amatoriale e che riguardano perciò la popolazione generale.
 

Fonte: Ministero della Salute

   

24/05/2012

TESTO UNICO SICUREZZA E NON SOLO ... - Segnaliamo dal nostro Forum le seguenti interessanti discussioni sul Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro (e non solo ...), in continua evoluzione:

Serbatoio GPL interrato da 5000 l e 17,5 Bar

resistenza REI o EI per elementi di separazione?

Messa a terra di postazioni fisse in base a cosa?

Dubbi e problematiche su ganci UNI EN 795 classe A2

linea vita su capriata in acciaio

Vai a tutte le altre discussioni in Tempo Reale sul Testo Unico >>

   
24/05/2012

Programma Operativo Nazionale. Al via i workshop sui cambiamenti climatici

Programma Operativo Nazionale Governance e Azioni di Sistema (PON GAS 2007-2013): al via i primi due workshop sui cambiamenti climatici nelle regioni del Mezzogiorno. Il 24 e il 31 maggio si terranno - rispettivamente a Lamezia Terme e a Napoli – i primi due workshop sulle politiche per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici del PON GAS 2007/2013 destinati alle regioni "Convergenza".
I programmi dei due eventi possono essere consultati al seguente sito:
http://www.pongasminambiente.it/

Fonte: Ministero dell'Ambiente

   
24/05/2012

Bando "Il sole negli Enti pubblici" - Pubblicazione ultimo elenco ammessi a finanziamento

Con D.D. n. SEC-DEC-2012-0000327 del 02.05.2012 sono stati ammessi a finanziamento i soggetti pubblici indicati nella tabella allegata. Si tratta di n. 27 impianti solari termici che saranno realizzati in altrettanti edifici pubblici italiani. Ad oggi complessivamente gli impianti finanziati sono n. 547. Si ricorda che il Bando viene chiuso con quest’ultimo elenco per esaurimento risorse. Vai alla pagina dedicata al bando "Il sole negli enti pubblici"

Fonte: Ministero dell'Ambiente

   
 

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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

   
24/05/2012

Pesticidi e salute delle api: l’EFSA esamina le più recenti conoscenze scientifiche
23 maggio 2012
L’EFSA ha pubblicato una disamina sullo stato dell’arte in materia di rischi per api da miele, bombi e api solitarie derivanti dai pesticidi. Partendo da questo importante lavoro l’EFSA svilupperà poi specifiche linee guida per valutare eventuali rischi per le api connessi all’utilizzo di prodotti fitosanitari. Di tali aggiornate linee guida potranno avvalersi i soggetti coinvolti nella valutazione dei prodotti fitosanitari e dei principi attivi in essi contenuti, tra cui l’industria e le autorità pubbliche.
Il parere pubblicato oggi sui presupposti scientifici che costituiranno il fondamento delle linee guida è stato richiesto dalla Commissione europea e risponde alle preoccupazioni sempre più diffuse tra i membri del Parlamento europeo e le associazioni di apicoltori circa l’adeguatezza dell’attuale modello di valutazione del rischio. Fa inoltre parte della risposta coordinata dell’EFSA al declino delle api da miele, delle api selvatiche e di altri impollinatori presenti in Europa.
Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui prodotti fitosanitari e i loro residui (PPR) è partito dal presupposto che, per sviluppare solide procedure di valutazione del rischio ambientale, è fondamentale sapere cosa proteggere, dove e in quale periodo. Il gruppo di esperti scientifici ha rilevato che le api svolgono un ruolo importante come impollinatori, contribuiscono alla biodiversità e forniscono prodotti dell’alveare come miele e pappa reale (per quanto concerne le api da miele). Inoltre, come suggerito dalla Commissione europea, gli esperti scientifici hanno esaminato in dettaglio quattro ambiti chiave:
gli effetti cronici e acuti dei pesticidi sulle api, in particolare per quanto riguarda la sopravvivenza e lo sviluppo delle colonie;
le modalità di valutazione degli effetti a lungo termine relativi all’esposizione a basse concentrazioni;
l’esigenza di considerare gli effetti cumulativi e combinati di diversi pesticidi;
i protocolli di test esistenti ed eventuali nuovi protocolli che tengano conto dell’esposizione delle api ai pesticidi attraverso il nettare e il polline.
Il documento propone due programmi di valutazione distinti: uno per le api da miele, l’altro per i bombi e le api solitarie. Nella fase iniziale si suggerisce l’inserimento di un test di tossicità che copra un periodo di esposizione compreso tra i sette e i dieci giorni per le api adulte e le larve. Entrambi gli stadi di vita possono implicare un periodo di esposizione superiore a un giorno, determinando un rischio non previsto dai test standard.
Gli esperti dell’EFSA sui pesticidi suggeriscono inoltre di migliorare le correnti procedure di test in laboratorio, in semi-campo (gabbie, tunnel e tende) e sul campo. Attualmente diverse vie di esposizione (esposizione intermittente e prolungata di api adulte, esposizione per inalazione ed esposizione di larve) non vengono valutate durante i test di laboratorio e gli effetti di dosi “subletali” dei pesticidi non sono trattati in modo completo.
Nei test condotti sul campo e in semi-campo, gli esperti individuano vari punti deboli che generano alcune incertezze sull’effettiva esposizione delle api da miele, evidenziando la necessità di migliorare i metodi atti a rilevare la mortalità delle api, l’osservazione degli effetti subletali e l’analisi statistica dei risultati derivanti dai test.
Generalmente l’uso dei pesticidi viene citato come uno dei possibili fattori che contribuiscono alla riduzione del numero di api in alcune aree del mondo, insieme ad altri fattori quali malattie, parassiti, cambiamento climatico e altri fattori ambientali, nonché gli effetti degli organismi geneticamente modificati. Questa diminuzione desta preoccupazioni in quanto le api, soprattutto quelle da miele, svolgono un ruolo importante nell’impollinazione di una vasta gamma di colture e piante selvatiche. Si valuta che la produzione di circa l’80% delle 264 specie coltivate nell’Unione europea dipenda direttamente dagli insetti impollinatori, per la maggior parte costituiti da api. Il valore monetario annuo globale dell’impollinazione è stimato nell’ordine dei miliardi di dollari.
Vista l’importanza delle api nell’ecosistema e nella catena alimentare e dati i molteplici servizi che esse rendono agli esseri umani, la loro protezione è essenziale. Alla luce del suo mandato a migliorare la sicurezza alimentare, proteggere la salute e il benessere degli animali e assicurare un alto livello di protezione dei consumatori dell’UE, l’EFSA ha un ruolo importante da svolgere per garantire la sopravvivenza delle api.
Attualmente gli esperti scientifici dell’EFSA stanno sviluppando un programma di lavoro dedicato e coordinato relativo alle api nei settori dei pesticidi, della salute di animali e vegetali e degli organismi geneticamente modificati. L’Autorità sta inoltre effettuando un’analisi delle carenze in materia di valutazione del rischio e raccolta dei dati e individuerà aree bisognose di ulteriore ricerca. Gli esperti dell’EFSA sui pesticidi stanno anche predisponendo una dichiarazione scritta su due articoli recentemente pubblicati sulla rivista Science che suggeriscono un nesso tra neonicotinoidi e sopravvivenza delle colonie di api.
Scientific Opinion on the science behind the development of a risk assessment of Plant Protection Products on bees (Apis mellifera, Bombus spp. and solitary bees)
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Relazioni Stampa EFSA
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Fonte: EFSA

   
24/05/2012 Prima guida globale per la valutazione della sicurezza dell’Enterococcus faecium nei mangimi
23 maggio 2012
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha sviluppato delle linee guida pionieristiche per valutare la sicurezza di uno dei più comuni probiotici impiegati nell’alimentazione animale: l’Enterococcus faecium. Nel documento contenente le linee guida viene presentata una nuova metodologia per distinguere ceppi di E. faecium sicuri per l’impiego nell’alimentazione animale da quelli potenzialmente nocivi. Le linee guida sono rivolte ai produttori di additivi per mangimi che debbono presentare all’EFSA richieste di valutazione della sicurezza dei loro prodotti.
Gli enterococchi sono batteri ben noti che si trovano in abbondanza nel tratto gastrointestinale sia degli animali che degli esserti umani. Vengono spesso usati nella produzione di additivi per mangimi come probiotici per prevenire l’insorgenza di diarrea o favorire la crescita degli animali. L’efficacia degli additivi per mangimi viene valutata dagli esperti dell’EFSA insieme alla loro sicurezza. Negli ultimi 20 anni alcuni ceppi di enterococchi infettivi e resistenti agli antibiotici, tra cui E.faecium, sono stati individuati in pazienti ospedalizzati. Assai raramente al di fuori delle strutture sanitarie gli enterococchi presentano rischi di infezione per l’uomo.
Lo sviluppo di nuovi orientamenti scientifici, in particolare nel campo della genomica, ha consentito una comprensione assai migliore del perché taluni ceppi di E. faecium causano problemi di salute pubblica. Sinora, per far sì che l’EFSA potesse rilasciare una valutazione positiva della sicurezza degli additivi a base di E. faecium, i produttori di additivi per mangimi dovevano dimostrare l’assenza di alcuni marcatori genetici associati alla virulenza di tali batteri. In questo nuovo documento guida dell’EFSA viene esemplificata una nuova metodologia pratica per distinguere i ceppi sicuri di E. faecium dai ceppi clinici potenzialmente dannosi, basandosi sulla sensibilità dei batteri all’antibiotico ampicillina e sull’assenza di tre marcatori genetici associati a virulenza. In pratica ciò significherà una notevole riduzione del numero di test e dati che i produttori devono presentare all’EFSA come parte integrante della richiesta di autorizzazione di additivi per mangimi a base di E. faecium. Aumenta inoltre per i richiedenti la chiarezza dei criteri che l’EFSA applica per valutare la sicurezza dei prodotti.
La guida è stata sviluppata durante lo scorso anno dal gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sugli additivi e le sostanze o i prodotti usati nell’alimentazione animale (gruppo FEEDAP) in collaborazione con gli esperti internazionali leader del settore ed è stata sottoposta a pubblica consultazione tramite il sito web dell’EFSA.
Guidance on the safety assessment of Enterococcus faecium in animal nutrition
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Relazioni Stampa EFSA
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Fonte: EFSA

   
24/05/2012 Scientific Opinion on bovine lactoferrin continua >>

Fonte: EFSA

   
 

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