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24/05/2012 |
Giornata marittima europea, raggiunta un'intesa per la sicurezza dei pescatori
24 maggio 2012. L'accordo,
sottoscritto a Goteborg tra i rappresentanti di sindacati e datori di lavoro,
stabilisce alcune prescrizioni minime per contrastare la carenza di tutele in un
settore produttivo che conta il 7% di tutte le vittime sul lavoro nell'Ue
GOTEBORG (SVEZIA) - All'indomani della Giornata marittima europea di domenica 20
maggio, a Goteborg i rappresentanti dei datori di lavoro dell'Unione europea e
dei sindacati del settore della pesca marittima hanno sottoscritto un accordo
che riguarda le prescrizioni minime sulle condizioni di servizio, il vitto,
l'alloggio, la sicurezza sul lavoro, la tutela della salute, le cure mediche e
la sicurezza sociale dell'equipaggio imbarcato sui pescherecci.
Il documento riprende i contenuti della convenzione Ilo. Il provvedimento
introduce a livello europeo quanto stabilito dalla convenzione
dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) "Work in the fish sector" e
conferma l'impegno dell'Unione europea per migliorare le condizioni di lavoro
dei propri pescatori. L'accordo è stato firmato da Javier Garat, presidente di
Europêche, e Giampaolo Buonfiglio, quale presidente del Gruppo pesca del
Copa-Cogeca, per i datori di lavoro, mentre Eduardo Chagas, segretario generale
della Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (Etf), ha firmato in
qualità di rappresentante dei lavoratori.
Rischio di incidente 2,4 volte superiore rispetto agli altri comparti. I
firmatari intendono ora chiedere alla Commissione europea di presentare il
documento al consiglio e di renderlo una direttiva giuridicamente vincolante per
tutti gli Stati, favorendo così una rapida ratifica della convenzione Ilo 188 in
materia di lavoro nella pesca, in modo da contrastare efficacemente la carenza
di tutele e sicurezza in questo settore, in cui il rischio di un incidente è 2,4
volte maggiore rispetto agli altri comparti produttivi e si contano il 7% di
tutte le vittime sul lavoro nell'Ue.
Fonte:
INAIL |
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24/05/2012 |
Tutela della salute e della
sicurezza degli uffici all'estero
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il
Decreto Interministeriale n. 51 del 16
febbraio 2012
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 105
del 7 maggio 2012, il decreto del Ministro
degli Affari esteri di concerto con il
Ministro del Lavoro, il Ministro della
Salute, il Ministro della Pubblica
amministrazione e della semplificazione
amministrativa che detta disposizioni in
materia di tutela della salute e della
sicurezza degli uffici all'estero, di cui
all’art.30 del DPR n.18/1967, in
applicazione dell'articolo 3, comma 2, del
Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81”.
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Decreto Interministeriale n. 51 del 16
febbraio 2012
(formato .pdf 179,4 Kb)
Fonte:
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali |
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24/05/2012 |
Fondo per le non
autosufficienze a favore di persone affette
da
SLA
Pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto
Interministeriale di ripartizione delle
risorse per il 2011
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 118
del 22 maggio 2012 il Decreto
Interministeriale dell'11 novembre 2011
concernente la ripartizione al livello
regionale delle risorse finanziarie
affluenti al Fondo per le non
autosufficienze a favore di persone affette
da sclerosi laterale amiotrofica, per l'anno
2011.
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Decreto Interministeriale dell'11
novembre 2011 (formato
.pdf 186,78 Kb)
Fonte:
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali |
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24/05/2012 |
Salute e sicurezza sul lavoro, una questione anche di
genere
continua >>
Fonte: INAIL |
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24/05/2012 |
Linee guida per modalità di indagine sulle strutture e sui terreni per i progetti di riparazione, miglioramento e ricostruzione di edifici inagibili
È stato stampato per conto di ReLUIS il volume che raccoglie la versione definitiva delle Linee guida per modalità di indagine sulle strutture e sui terreni per i progetti di riparazione, miglioramento e ricostruzione di edifici inagibili. Il relativo documento è disponibile in libero accesso qui.
Fonte: Reluis |
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24/05/2012 |
Chiare, fresche e dolci
acque... al Ddt - Pur essendo vietato da quarant'anni, in molti
bacini lacustri si trova ancora il Dicloro difenil tricloroetano (Ddt),
un pesticida particolarmente inquinante utilizzato per decenni per
proteggere le coltivazioni. Bandito per le sue controindicazioni, ha
continuato a infestare terreni e corsi d'acqua.
È quanto emerge dalle indagini che da anni l'Istituto per lo studio
degli ecosistemi (Ise) del Cnr di Verbania Pallanza, con il ruolo di
coordinatore scientifico, porta avanti nel Lago Maggiore per conto della
Commissione internazionale per la protezione delle acque italo-svizzere
(Cipais), insieme con l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr
di Brugherio, le Università di Milano e dell'Insubria e l'Arpa Piemonte.
I compiti del Gruppo operativo della Cipais consistono nel monitorare
sia la distribuzione di Ddt e di altre sostanze organiche di sintesi in
acqua, zooplancton, sedimenti, molluschi e pesci, sia la distribuzione
del mercurio e di alcuni elementi in traccia (arsenico, cadmio, rame,
nichel e piombo) nel lago e nei molluschi. Inoltre, il Gruppo ha le
competenze per identificare l'estensione spaziale e temporale della
contaminazione, valutarne la sua persistenza e accertare la presenza
delle fonti di inquinamento.
"I risultati delle analisi dei composti organoclorurati presenti nei
solidi sospesi e nelle acque del fiume Toce e del Lago Maggiore,
effettuate nel 2010, hanno confermato un giudizio complessivo di buona
qualità", afferma Piero Guilizzoni dell'Ise-Cnr, "rilevando tuttavia
concentrazioni maggiori sulla componente a granulometria più fine dei
solidi sospesi trasportati dal fiume. In particolare, le ricerche sullo
zooplancton hanno permesso di evidenziare come la presenza di Ddt e dei
suoi metaboliti sia molto spesso più elevata nel bacino di Pallanza,
nella zona di massima profondità e in quella più a sud del lago".
L'inquinamento da Ddt e metalli pesanti del Lago Maggiore è ancora oggi
legato al rilascio di questi inquinanti dai terreni contaminati durante
eventi di piena del fiume Toce, uno dei principali tributari del lago.
"Il Ddt lascia tracce della sua presenza al suolo per decenni: sono
principalmente i metaboliti che si spostano in atmosfera e che possono
tornare in forma di neve o pioggia, finendo in qualche modo intrappolati
nei ghiacciai alpini", spiega il ricercatore dell'Ise-Cnr. "Qui vengono
conservati fino a quando non arrivano estati molto calde, come quella
del 2003, a liberarli con lo scioglimento dei ghiacciai, portandoli fino
al lago. E il Ddt si deposita nuovamente, questa volta sui fondali più
profondi. Ma basta un inverno più freddo del solito perché si registri
un completo rimescolamento delle acque e la sostanza può rientrare in
circolo. Insomma, tutti i laghi sono potenzialmente a rischio".
Ma il problema non riguarda solo il Ddt. Tra le sostanze organiche a
elevata tossicità e bassa biodegradabilità occupano un posto di rilievo
i Pop, sostanze organiche persistenti definite 'pericolose' dalla
'Convenzione di Stoccolma' della United Nations Environmental Protection
(Unep) e che includono, oltre ai pesticidi, anche composti quali i Pcb (Policlorobifenili),
gli idrocarburi (come gli Ipa, Idrocarburi policiclici aromatici) e i
ritardanti di fiamma (Pbde, PoliBromoDifenilEteri). "Sono tutti composti
che possono persistere per anni nell'ambiente in quanto difficilmente
degradabili", conclude Guilizzoni. "Per l'elevata affinità con i grassi
tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo degli organismi e possono
essere trasportati a distanze anche molto grandi rispetto ai luoghi di
emissione in conseguenza della loro elevata volatilità".
Il Rapporto è consultabile sul sito della Cipais
(http://www.cipais.org/) dell'Ise-Cnr di Verbania
(http://www.iii.to.cnr.it/).
Rosanna Dassisti
Fonte: Piero Guilizzoni , Istituto per lo studio degli ecosistemi,
Pallanza Verbania, tel. 0323/518300, email p.guilizzoni@ise.cnr.it
Fonte: CNR |
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24/05/2012 |
Energia pulita dal mare
La crescente domanda di fonti energetiche rinnovabili ha favorito lo
sfruttamento dell'energia eolica e fotovoltaica, suscitando però un acceso
dibattito sulle ripercussioni sul paesaggio di tali impianti. Non pongono invece
questo problema le turbine posizionate in acqua che utilizzano le correnti
marine per produrre elettricità. Tale soluzione, caratterizzata da estrema
efficienza, richiede l'individuazione di siti idonei, posti a distanza dalla
costa e a profondità tali da rendere sicura, oltre che tecnologicamente ed
economicamente fattibile, l'installazione dell'impianto.
In questo contesto, il progetto Priamo (Pianificazione, ricerca e innovazione in
un ambiente marino orientato), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato
dal dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina dell'Università di
Messina, propone metodologie in grado di individuare l'idoneità potenziale di
siti per l'installazione di turbine sottomarine. Priamo ha identificato in
Italia, in particolare nello Stretto di Messina, una delle aree ideali per tali
opere.
"Le correnti marine presenti nei pressi della Sicilia saranno studiate
utilizzando modelli numerici a calcolatore realizzati dal nostro Istituto a
Oristano", spiega Alberto Ribotti dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc)
del Cnr di Oristano. "L'intero sistema numerico è composto da diversi modelli di
previsione a sempre maggiore risoluzione spaziale, innestati uno nell'altro, e
produce dati giornalieri dei principali parametri oceanografici in 3D
(www.seaforecast.cnr.it)".
La prima campagna in mare del progetto, Ichnussa 2012, è stata realizzata dall'Iamc-Cnr
di Oristano e Messina e dall'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di La
Spezia e Venezia. Utilizzando la nave oceanografica Urania, è stato
caratterizzato morfologicamente il fondale nel quale dovrebbe essere posizionata
la turbina mediante acquisizione di dati batimetrici con Multibeam ad alta
risoluzione.
I risultati ottenuti sono relativi alla parte settentrionale dello Stretto di
Messina, versante siciliano, di fronte alla spiaggia di Ganzirri, una zona con
profondità variabile tra 25 e 90 metri. Per la verifica del corretto
funzionamento dei modelli, sarà posizionato un ormeggio fisso e acquisiti
ulteriori dati di corrente nello Stretto.
"Dall'Iamc-Cnr e dall'Università di Messina sarà inoltre realizzato uno studio
ambientale dettagliato dei fondali per valutarne la pendenza, la presenza di
biocenosi bentoniche (comunità di organismi acquatici) e la capacità portante
della zona interessata a profondità di 30-50 metri", conclude il ricercatore.
"Sarà infine verificata l'eventuale presenza e distribuzione nell'area di specie
protette come la 'Posidonia oceanica' e la 'Pinna nobilis'".
Marcello Mutalipassi
Fonte: Alberto Ribotti, Istituto per l'ambiente marino costiero,
TORREGRANDE-ORISTANO, tel. 0783/229137, email alberto.ribotti@cnr.it
Fonte: Mireno Borghini, Istituto di scienze marine, Pozzuolo di Lerici, email
mireno.borghini@sp.ismar.cnr.it
Fonte: CNR |
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24/05/2012 |
Conseguimento patente B: obbligo di
esercitazioni di guida in autostrade, strade
extraurbane e di notte
La novità si applica alle domande presentate a
decorrere dal 2 maggio 2012
Per poter sostenere l'esame pratico per la
patente B, dopo aver ottenuto il "foglio rosa",
è necessario effettuare almeno sei ore di
esercitazioni di guida in autostrade, strade
extraurbane e in condizioni di visione notturna
presso un'autoscuola, con istruttore abilitato
ed autorizzato.
Lo prevede il decreto ministeriale 20 aprile
2012, pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 95 del
23 aprile 2012, che attua quanto disposto
dall'articolo 122, comma 5-bis del Codice della
strada.
La novità si applica alle domande per il
conseguimento della patente di guida di
categoria B presentate a decorrere dal 2 maggio
2012.
Il provvedimento del Ministero definisce le
modalità di svolgimento delle esercitazioni,
compreso il programma delle ore di
guida obbligatorie presso una autoscuola. Con la
successiva circolare 7 maggio 2012 prot.12354
sono state fornite ulteriori istruzioni
operative e la modulistica da utilizzare.
Le lezioni di guida sono individuali e ciascuna
non può durare più di 2 ore al giorno. Per ogni
lezione deve essere compilato un foglio di un
apposito libretto, in originale e copia, firmato
dall'istruttore e dall'allievo. Al termine delle
esercitazioni l'autoscuola rilascia all'allievo
un attestato di frequenza che deve essere
presentato, insieme al libretto, al momento
della prenotazione della prova pratica di guida.
Durante le esercitazioni di guida
occorre rispettare precisi limiti di velocità:
100 km/h per le autostrade e 90 km/h per le
strade extraurbane principali. Inoltre,
in autostrade con carreggiate a tre o più
corsie, è vietato impegnare altre corsie
all'infuori delle due più vicine al bordo destro
della carreggiata. E nel caso si utilizzi un
veicolo diverso da quello di un'autoscuola, a
bordo non possono esserci altri passeggeri oltre
all'accompagnatore in funzione di istruttore.
Infine, non ha l'obbligo di effettuare queste
lezioni di guida in autostrada, su strade
extraurbane principali o in condizioni di
visione notturna chi a 17 anni abbia ottenuto
l'autorizzazione alla "guida accompagnata", un
documento che consente al minore, già in
possesso di una patente (cioè, secondo la
normativa vigente, la A1), di condurre
autoveicoli, con accanto un adulto
patentato, per esercitarsi in vista del
conseguimento della patente B. L'autorizzazione,
infatti, viene rilasciata solo dopo la frequenza
di un apposito corso di guida presso una
autoscuola, comprensivo di almeno 6 ore di
pratica proprio in autostrada, su strade
extraurbane principali o in condizioni di
visione notturna. Può beneficiare
dell'esenzione, però, solo l'aspirante patentato
che non abbia mai subito la revoca
dell'autorizzazione alla "guida accompagnata" e
che presenti la domanda di conseguimento della
patente B entro sei mesi dal compimento dei 18
anni.
Circolare 7 maggio 2012 prot.12354
Direzione generale motorizzazione - divisione 5
Decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti del 20 aprile 2012 recante "Disciplina
delle esercitazioni di guida in autostrade, su
strade extraurbane ed in condizioni di visione
notturna, del minore autorizzato e
dell'aspirante al conseguimento della patente di
categoria B" - istruzioni operative
Decreto ministeriale 20 aprile 2012
Disciplina delle esercitazioni di guida in
autostrade, su strade extraurbane ed in
condizioni di visione notturna, del minore
autorizzato e dell'aspirante al conseguimento
della patente di categoria B
Codice della strada - articolo 122
Esercitazioni di guida
Vedi
anche
Autorizzazione alla guida accompagnata
Requisiti, rilascio, rinnovo, condizioni di
utilizzo e limitazioni, modulistica
Fonte: Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti |
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24/05/2012 |
I prelievi di grandi quantità di
acqua dal sottosuolo modificano il livello del mare
L’insostenibile pressione a cui sono
sottoposte le riserve d’acqua dolce in tutto il mondo viene ora valutata da una
ricerca giapponese i cui risultati sono stati pubblicati on-line su “Nature
Geoscience”
del 20 maggio scorso.
Secondo questo studio, condotto con modelli di simulazione numerica del ciclo
globale dell’acqua, la massiccia estrazione di acqua dal sottosuolo per i più
svariati usi nelle attività umane (usi civili, agricoli e industriali) è
avvenuta in quest’ultimo mezzo secolo con una velocità superiore ai ritmi
naturali di ripristino degli acquiferi. L’acqua estratta dal sottosuolo, in
parte evaporata e in parte riversata poi in mare dopo il suo uso, è stata,
secondo gli autori, la causa dell’accelerazione dell’innalzamento del livello
del mare. Il flusso netto di risorse idriche che si sono spostate dal sottosuolo
al mare si aggirerebbe attorno ai 250 miliardi di metri cubi di acqua per anno
(pari a cinque volte la portata del Po) e corrisponde a un incremento medio del
livello del mare di 0,77 millimetri per anno.
Secondo i dati della rete mareografica mondiale, il livello del mare tra il 1961
e il 2003 è aumentato al ritmo medio di 1,8 millimetri per anno e dopo al 2003
con ritmi ancora superiori. L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change)
ha analizzato i motivi di questo innalzamento ed è arrivato alla conclusione,
riportata nell’ultimo rapporto IPCC (Quarto Rapporto IPCC del 2007), che un
innalzamento pari a 1,1 millimetri per anno è stato causato da due fattori
principali: dilatazione termica delle acque oceaniche (più calde in conseguenza
del riscaldamento climatico) e fusione dei ghiacciai di tutto il mondo, in
particolare da quelli artici e antartici. Sul rimanente 0,7 mm/anno l’IPCC non
ha fornito spiegazioni plausibili, tanto che molti studiosi pensano che la
valutazione di 1,1 mm/anno non sia corretta e probabilmente sia una sottostima.
Diversamente, si dovrebbe supporre l’esistenza di una sorgente ignota di acqua
che fluisce negli oceani con una portata media di circa 7500 metri cubi al
secondo.
Ebbene in base allo studio effettuato dai ricercatori giapponesi, l’ipotesi di
portate d’acqua aggiuntive da una sorgente ignota è, invece, una realtà perché
il dato, senza spiegazioni, sull’innalzamento del livello del mare (0,7 mm/anno)
corrisponde al dato delle loro valutazioni (0,77 mm/anno). Si tratta, cioè,
degli imponenti prelievi di acqua dal sottosuolo effettuati in tutto il mondo e
che nei Paesi della fascia subtropicale e intertropicale, dove le precipitazioni
atmosferiche sono in diminuzione e gli emungimenti idrici in aumento, hanno
ormai raggiunto una velocità media di estrazione ben superiore alle capacità
naturali di compensazione degli acquiferi depauperati.
Lo studio è stato condotto con analisi e valutazioni modellistiche che devono,
però, trovare conferme anche sperimentali. In ogni caso, va rilevato che il
problema della crescente pressione delle attività umane sulle risorse idriche è
diventato un problema globale che le Nazioni Unite hanno posto tra le prime
priorità dello sviluppo sostenibile e della green economy.
Per informazioni e contatti: infoEAI@enea.it
Fonte: ENEA |
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24/05/2012 |
Verso la green economy: strategie, approcci e opportunità tecnologiche
Indice
Lo Speciale, di
Roberto Morabito
Parte 1 - La green
economy: politiche e strategie
La green
economy nel panorama delle
strategie internazionali
Erika Mancuso e Roberto Morabito
La transizione verso una società a
basso contenuto di carbonio
Sergio La Motta
La dimensione economica delle
tecnologie ambientali nell’ambito della green
economy
Mario Jorizzo
Nuove competenze professionali per
vincere la sfida dellagreen economy
Antonio Ranieri
La consapevolezza del cittadino come
base di un nuovo paradigma di sviluppo.
Metodologie e strumenti politici
Gaetano Borrelli
I principali conti ambientali della
statistica ufficiale in Italia
Aldo Femia e Claudio Paolantoni
Parte 2 - Il sistema produttivo nazionale e le tecnologie
Produzione e consumo sostenibile.
Strategie e strumenti
Fausta Finzi, Roberto Luciani e Paolo
Masoni
Ruolo della Simbiosi industriale per
la green
economy.
Uno strumento innovativo per la chiusura dei cicli delle risorse
Laura Cutaia e Roberto Morabito
Eco-innovazione nei sistemi produttivi e nelle reti di impresa.
Come rendere “verde” un sistema di micro e piccole imprese
Flaviano D’Amico
Eco-innovazione dei processi
industriali
Pasquale Spezzano
Sostenibilità e condizioni di
opportunità delle scelte tecnologiche in ambito energetico
Oscar Amerighi e Carlo Tricoli
Tecnologie per il riciclo/recupero
sostenibile dei rifiuti
Claudia Brunori, Lorenzo Cafiero,
Danilo Fontana e Fabio Musmeci
Tecnologie di bonifica e
riqualificazione ambientale in linea con i principi della green
economy
Sergio Cappucci, Andrea Carloni e
Massimo Maffucci
Il turismo in Italia, in un’ottica di
sostenibilità e di green
economy
Marcello Peronaci
Strumenti per l’eco-innovazione di
prodotto: il portale Ecosmes.net
Paolo Masoni, Patrizia Buttol,
Caterina Rinaldi e Alessandra Zamagni
Un caso pilota per un approccio
integrato alla green
economy. Il Progetto Eco-innovazione Sicilia
Claudia Brunori, Marcello Peronaci e
Roberto Morabito
Fonte: ENEA |
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Progettazione e realizzazione di nuovi impianti -
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24/05/2012 |
Lotta al doping, i dati 2011 presentati dalla
Commissione per la vigilanza ed il controllo del
doping
Trentenne, di sesso maschile, residente al Nord.
E’ questo l’identikit del consumatore di
sostanze dopanti tracciato dalla Commissione per
la Vigilanza ed il Controllo del Doping (CVD)
del Ministero della Salute per l’anno 2011 e
diffuso nell’ambito del convegno “La tutela
della salute nelle attività sportive e la lotta
al doping”. Dei 1676 atleti controllati 52 sono
risultati positivi alle sostanze vietate: circa
il 3,1% con una marcata differenza di genere,
poiché la prevalenza di maschi positivi è più
del doppio di quella riscontrata nelle donne. Le
sostanze più usate sono diuretici e agenti
mascheranti, al secondo posto gli stimolanti.
Lo scorso anno l’attività di controllo della CVD
ha riguardato 386 eventi sportivi per un totale
di 1676 atleti di cui il 71% di sesso maschile e
il 28,% di sesso femminile, con un’età media di
29 anni. Il ciclismo è stata la disciplina
sportiva più controllata. Poco meno del 40% di
tutti i controlli, infatti, hanno riguardato la
Federazione ciclistica. Seguono il calcio, la
pallacanestro, il nuoto.
Tra le federazioni con il maggior numero di
atleti controllati si osservano grandi
differenze.
Il ciclismo, per esempio, ha una prevalenza di
positivi al di sopra della media col 4,4%.
Particolare attenzione va posta anche alle
percentuali di positivi riscontrate in alcuni
sport nei quali il numero di controlli è molto
esiguo ma rappresentano percentuali di
positività particolarmente elevate: la pesistica
e cultura fisica (9,7%), l’Handball (6,3%) il
Rugby (5,0%).
Rispetto all’età degli atleti positivi al doping
notiamo che, nonostante quasi il 60% degli
atleti controllati abbia un’età inferiore ai 29
anni, la prevalenza maggiore di positività ai
test antidoping è rilevata in atleti con età
superiore ai 44 anni.
Oltre il 63% degli atleti è risultato positivo
ad un unico principio attivo, il 31% è risultato
positivo a due sostanze e 2 atleti sono
risultati positivi a 6 sostanze
contemporaneamente.
Nel 2011 le sostanze vietate più utilizzate sono
state i diuretici e gli agenti mascheranti,
seguite dagli agenti anabolizzanti e dagli
stimolanti. Da notare che negli atleti positivi
della Federazione ciclistica, sebbene le
sostanze più usate siano risultate le stesse
della popolazione generale (diuretici e
mascheranti), è maggiore la frequenza di
stimolanti ed è completamente assente la
positività ai cannabinoidi. Gli stimolanti,
inoltre, sono usati soprattutto dalle donne in
particolare quelli ad azione anoressizzante per
il controllo del peso, risulta assente invece
l’uso di cocaina.
I dati che riguardano l’uso di farmaci
consentiti (fenomeno della medicalizzazione
dell’atleta) indicano che il 42,6% ha usato nel
2011 farmaci antinfiammatori, il 7,2%
antiasmatici, il 7,1 farmaci per le malattie da
raffreddamento. Più della metà degli sportivi,
inoltre, ha assunto prodotti salutistici e
integratori (58,8%).
In occasione del convegno sono stati presentati
anche i dati riassuntivi di tutta l’attività di
controllo della CVD dal 2003 a oggi. A distanza
di 9 anni sono stati controllati 12485 atleti
con un’età media di 27 anni e di questi il 3% è
risultato positivo ai controlli antidoping con
una differenza di genere molto ampia: il 3,8%
dei maschi contro l’1,4% delle donne. Negli anni
le percentuali di atleti positivi sono state
molto diverse con valori minimi registrati nel
2005 (2%) e con il valore massimo nel 2008
(4,8%).
L’intervento di controllo si è svolto nei
settori dilettantistici, giovanili, nelle serie
minori (dalla D in giù) e nelle discipline
sportive meno controllate dal CONI. Il numero
degli atleti è spesso esiguo quindi non
rappresentativo della federazione di
appartenenza. Le positività dunque non possono
essere interpretate come una stima della
diffusione del fenomeno del doping all’interno
delle singole federazioni ma si tratta di dati
significativi e rappresentativi di un fenomeno
che è in espansione nello sport amatoriale e che
riguardano perciò la popolazione generale.
Fonte: Ministero della Salute |
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24/05/2012
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TESTO UNICO SICUREZZA
E NON SOLO ...
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Segnaliamo dal nostro Forum le seguenti interessanti discussioni sul Testo Unico
sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro (e non solo ...), in continua evoluzione:
Serbatoio GPL interrato da 5000 l e
17,5 Bar
resistenza REI o EI per elementi di
separazione?
Messa a terra di postazioni fisse in
base a cosa?
Dubbi e problematiche su ganci UNI
EN 795 classe A2
linea vita su capriata in acciaio
Vai a tutte le altre discussioni in
Tempo Reale sul Testo Unico >>
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24/05/2012 |
Programma Operativo Nazionale. Al via i
workshop sui cambiamenti climatici
Programma Operativo Nazionale Governance e
Azioni di Sistema (PON GAS 2007-2013): al via i
primi due workshop sui cambiamenti climatici
nelle regioni del Mezzogiorno. Il 24 e il 31
maggio si terranno - rispettivamente a Lamezia
Terme e a Napoli – i primi due workshop sulle
politiche per la mitigazione e l'adattamento ai
cambiamenti climatici del PON GAS 2007/2013
destinati alle regioni "Convergenza".
I programmi dei due eventi possono essere
consultati al seguente sito:
http://www.pongasminambiente.it/
Fonte: Ministero dell'Ambiente |
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24/05/2012 |
Bando "Il sole negli Enti pubblici" -
Pubblicazione ultimo elenco ammessi a
finanziamento
Con D.D. n.
SEC-DEC-2012-0000327 del 02.05.2012 sono stati
ammessi a finanziamento i soggetti pubblici
indicati nella tabella allegata. Si tratta di n.
27 impianti solari termici che saranno
realizzati in altrettanti edifici pubblici
italiani. Ad oggi complessivamente gli impianti
finanziati sono n. 547. Si ricorda che il Bando
viene chiuso con quest’ultimo elenco per
esaurimento risorse. Vai alla pagina dedicata al
bando
"Il sole negli enti pubblici"
Fonte: Ministero dell'Ambiente |
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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA
ALIMENTARE'' ''FOOD
SAFETY'S CORNER''
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24/05/2012 |
Pesticidi
e salute delle api: l’EFSA esamina le più recenti
conoscenze scientifiche
23 maggio 2012
L’EFSA ha pubblicato una disamina sullo stato dell’arte
in materia di rischi per api da miele, bombi e api
solitarie derivanti dai pesticidi. Partendo da questo
importante lavoro l’EFSA svilupperà poi specifiche linee
guida per valutare eventuali rischi per le api connessi
all’utilizzo di prodotti fitosanitari. Di tali
aggiornate linee guida potranno avvalersi i soggetti
coinvolti nella valutazione dei prodotti fitosanitari e
dei principi attivi in essi contenuti, tra cui
l’industria e le autorità pubbliche.
Il parere pubblicato oggi sui presupposti scientifici
che costituiranno il fondamento delle linee guida è
stato richiesto dalla Commissione europea e risponde
alle preoccupazioni sempre più diffuse tra i membri del
Parlamento europeo e le associazioni di apicoltori circa
l’adeguatezza dell’attuale modello di valutazione del
rischio. Fa inoltre parte della risposta coordinata
dell’EFSA al declino delle api da miele, delle api
selvatiche e di altri impollinatori presenti in Europa.
Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui prodotti
fitosanitari e i loro residui (PPR) è partito dal
presupposto che, per sviluppare solide procedure di
valutazione del rischio ambientale, è fondamentale
sapere cosa proteggere, dove e in quale periodo. Il
gruppo di esperti scientifici ha rilevato che le api
svolgono un ruolo importante come impollinatori,
contribuiscono alla biodiversità e forniscono prodotti
dell’alveare come miele e pappa reale (per quanto
concerne le api da miele). Inoltre, come suggerito dalla
Commissione europea, gli esperti scientifici hanno
esaminato in dettaglio quattro ambiti chiave:
gli effetti cronici e acuti dei pesticidi sulle api, in
particolare per quanto riguarda la sopravvivenza e lo
sviluppo delle colonie;
le modalità di valutazione degli effetti a lungo termine
relativi all’esposizione a basse concentrazioni;
l’esigenza di considerare gli effetti cumulativi e
combinati di diversi pesticidi;
i protocolli di test esistenti ed eventuali nuovi
protocolli che tengano conto dell’esposizione delle api
ai pesticidi attraverso il nettare e il polline.
Il documento propone due programmi di valutazione
distinti: uno per le api da miele, l’altro per i bombi e
le api solitarie. Nella fase iniziale si suggerisce
l’inserimento di un test di tossicità che copra un
periodo di esposizione compreso tra i sette e i dieci
giorni per le api adulte e le larve. Entrambi gli stadi
di vita possono implicare un periodo di esposizione
superiore a un giorno, determinando un rischio non
previsto dai test standard.
Gli esperti dell’EFSA sui pesticidi suggeriscono inoltre
di migliorare le correnti procedure di test in
laboratorio, in semi-campo (gabbie, tunnel e tende) e
sul campo. Attualmente diverse vie di esposizione
(esposizione intermittente e prolungata di api adulte,
esposizione per inalazione ed esposizione di larve) non
vengono valutate durante i test di laboratorio e gli
effetti di dosi “subletali” dei pesticidi non sono
trattati in modo completo.
Nei test condotti sul campo e in semi-campo, gli esperti
individuano vari punti deboli che generano alcune
incertezze sull’effettiva esposizione delle api da
miele, evidenziando la necessità di migliorare i metodi
atti a rilevare la mortalità delle api, l’osservazione
degli effetti subletali e l’analisi statistica dei
risultati derivanti dai test.
Generalmente l’uso dei pesticidi viene citato come uno
dei possibili fattori che contribuiscono alla riduzione
del numero di api in alcune aree del mondo, insieme ad
altri fattori quali malattie, parassiti, cambiamento
climatico e altri fattori ambientali, nonché gli effetti
degli organismi geneticamente modificati. Questa
diminuzione desta preoccupazioni in quanto le api,
soprattutto quelle da miele, svolgono un ruolo
importante nell’impollinazione di una vasta gamma di
colture e piante selvatiche. Si valuta che la produzione
di circa l’80% delle 264 specie coltivate nell’Unione
europea dipenda direttamente dagli insetti
impollinatori, per la maggior parte costituiti da api.
Il valore monetario annuo globale dell’impollinazione è
stimato nell’ordine dei miliardi di dollari.
Vista l’importanza delle api nell’ecosistema e nella
catena alimentare e dati i molteplici servizi che esse
rendono agli esseri umani, la loro protezione è
essenziale. Alla luce del suo mandato a migliorare la
sicurezza alimentare, proteggere la salute e il
benessere degli animali e assicurare un alto livello di
protezione dei consumatori dell’UE, l’EFSA ha un ruolo
importante da svolgere per garantire la sopravvivenza
delle api.
Attualmente gli esperti scientifici dell’EFSA stanno
sviluppando un programma di lavoro dedicato e coordinato
relativo alle api nei settori dei pesticidi, della
salute di animali e vegetali e degli organismi
geneticamente modificati. L’Autorità sta inoltre
effettuando un’analisi delle carenze in materia di
valutazione del rischio e raccolta dei dati e
individuerà aree bisognose di ulteriore ricerca. Gli
esperti dell’EFSA sui pesticidi stanno anche
predisponendo una dichiarazione scritta su due articoli
recentemente pubblicati sulla rivista Science che
suggeriscono un nesso tra neonicotinoidi e sopravvivenza
delle colonie di api.
Scientific Opinion on the science behind the development
of a risk assessment of Plant Protection Products on
bees (Apis mellifera, Bombus spp. and solitary bees)
Per informazioni i giornalisti possono rivolgersi al
servizio:
Relazioni Stampa EFSA
Tel. +39 0521 036 149
E-mail: Press@efsa.europa.eu
Fonte:
EFSA |
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24/05/2012 |
Prima guida globale per la
valutazione della sicurezza dell’Enterococcus faecium nei mangimi
23 maggio 2012
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha sviluppato delle linee
guida pionieristiche per valutare la sicurezza di uno dei più comuni probiotici
impiegati nell’alimentazione animale: l’Enterococcus faecium. Nel documento
contenente le linee guida viene presentata una nuova metodologia per distinguere
ceppi di E. faecium sicuri per l’impiego nell’alimentazione animale da quelli
potenzialmente nocivi. Le linee guida sono rivolte ai produttori di additivi per
mangimi che debbono presentare all’EFSA richieste di valutazione della sicurezza
dei loro prodotti.
Gli enterococchi sono batteri ben noti che si trovano in abbondanza nel tratto
gastrointestinale sia degli animali che degli esserti umani. Vengono spesso
usati nella produzione di additivi per mangimi come probiotici per prevenire
l’insorgenza di diarrea o favorire la crescita degli animali. L’efficacia degli
additivi per mangimi viene valutata dagli esperti dell’EFSA insieme alla loro
sicurezza. Negli ultimi 20 anni alcuni ceppi di enterococchi infettivi e
resistenti agli antibiotici, tra cui E.faecium, sono stati individuati in
pazienti ospedalizzati. Assai raramente al di fuori delle strutture sanitarie
gli enterococchi presentano rischi di infezione per l’uomo.
Lo sviluppo di nuovi orientamenti scientifici, in particolare nel campo della
genomica, ha consentito una comprensione assai migliore del perché taluni ceppi
di E. faecium causano problemi di salute pubblica. Sinora, per far sì che l’EFSA
potesse rilasciare una valutazione positiva della sicurezza degli additivi a
base di E. faecium, i produttori di additivi per mangimi dovevano dimostrare
l’assenza di alcuni marcatori genetici associati alla virulenza di tali batteri.
In questo nuovo documento guida dell’EFSA viene esemplificata una nuova
metodologia pratica per distinguere i ceppi sicuri di E. faecium dai ceppi
clinici potenzialmente dannosi, basandosi sulla sensibilità dei batteri
all’antibiotico ampicillina e sull’assenza di tre marcatori genetici associati a
virulenza. In pratica ciò significherà una notevole riduzione del numero di test
e dati che i produttori devono presentare all’EFSA come parte integrante della
richiesta di autorizzazione di additivi per mangimi a base di E. faecium.
Aumenta inoltre per i richiedenti la chiarezza dei criteri che l’EFSA applica
per valutare la sicurezza dei prodotti.
La guida è stata sviluppata durante lo scorso anno dal gruppo di esperti
scientifici dell’EFSA sugli additivi e le sostanze o i prodotti usati
nell’alimentazione animale (gruppo FEEDAP) in collaborazione con gli esperti
internazionali leader del settore ed è stata sottoposta a pubblica consultazione
tramite il sito web dell’EFSA.
Guidance on the safety assessment of Enterococcus faecium in animal nutrition
Per informazioni i giornalisti possono rivolgersi al servizio:
Relazioni Stampa EFSA
Tel. +39 0521 036 149
E-mail: Press@efsa.europa.eu
Fonte:
EFSA |
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24/05/2012 |
Scientific Opinion on bovine lactoferrin
continua >>
Fonte:
EFSA |
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