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8 FEBBRAIO 2012

  

   

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08/02/2012

Principi fondamentali di ergonomia

 

uomo_leonardoSono diversi milioni i prodotti e i servizi di uso quotidiano che devono rispondere a caratteristiche di sicurezza, di accessibilità e di facilità di utilizzo nei confronti delle persone che ne usufruiscono. Per raggiungere questo obiettivo di facile e sicura fruibilità, la loro progettazione deve necessariamente integrare i principi ergonomici.
Sono molte le norme in materia di ergonomia che sono state elaborate per coprire aspetti specifici e differenti campi applicativi, ma la UNI EN ISO 26800:2011 “Ergonomia – Approccio generale, principi e concetti” si presenta come un documento di riferimento di ordine generale per tutte queste norme: fornisce un quadro integrato che assembla i principi e i concetti di base dell’ergonomia in un unico documento mostrando una veduta d’insieme sulle modalità in cui essa viene applicata.
Per la prima volta l’approccio generale, i principi e i concetti utili per comprendere ed applicare i principi ergonomici sono presentati in maniera completa in un’unica norma.
In qualunque contesto (lavoro, tempo libero, casa) i principi di ergonomia rimangono gli stessi. Questi principi sono essenziali nel processo di progettazione quando è previsto il coinvolgimento dell’uomo, al fine di assicurare l’integrazione ottimale delle esigenze e delle caratteristiche umane nella fase progettuale.
La UNI EN ISO 26800 descrive questi principi essenziali volti a migliorare la sicurezza, il funzionamento e l’utilizzo - in termini di efficacia, efficienza e soddisfazione – favorendo e salvaguardando la salute e il benessere delle persone e migliorando l’accessibilità, per esempio, per le persone anziane e le persone con disabilità.
In ergonomia, l’approccio centrato sull’uomo è fondamentale. L’ergonomia affronta le interazioni tra gli esseri umani e gli altri componenti di un sistema - che a seconda dei casi possono essere altre persone, macchine, prodotti, servizi, ambienti e strumenti - e va ad ottimizzare il benessere delle persone e le prestazioni complessive del sistema.
La norma descrive i principi ergonomici fondamentali: definisce i termini ergonomici di base e illustra i concetti ritenuti rilevanti per la progettazione e la valutazione di compiti, attività lavorative, prodotti, strumenti, attrezzature, sistemi, organizzazioni, servizi, installazioni e ambienti, al fine di renderli compatibili con i bisogni, le capacità e i limiti delle persone.

e-mail: normazione@uni.com

Diffusione UNI
tel. 0270024200, fax 025515256
e-mail:
diffusione@uni.com

Fonte: UNI

   
08/02/2012

La norma UNI 11366 sul lavoro subacqueo citata nel decreto liberalizzazioni

 

subacqueoIl Decreto legge 24 gennaio 2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, meglio noto come “decreto liberalizzazioni”, pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale, all’articolo 16 (“Sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche”) richiama una recente norma UNI: un esempio di compiuta sinergia tra legislazione e normazione tecnica.
Si tratta della UNI 11366 “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria - Procedure operative”, la norma nazionale che dal 2010 (
vedi articolo >>) definisce i criteri e le modalità (in particolare per quanto attiene la sicurezza antinfortunistica) per l’esecuzione di queste particolari attività che nel nostro Paese contano su una solida tradizione e che ad oggi coinvolgono direttamente oltre 350 aziende, sia a conduzione familiare che di dimensione industriale: un panorama articolato che da tempo chiedeva oltre che requisiti univoci di sicurezza, anche una omogeneità in termini di procedure, tecniche e qualificazione delle professionalità.
Tra leggi e norme tecniche esiste un rapporto stretto, articolato e anche dialettico. Se infatti la normazione viene spesso chiamata a supporto della legislazione, per definire nel dettaglio requisiti, condizioni e procedure tecniche a garanzia di una puntuale applicazione dei principi cogenti, le norme possono anche svolgere un ruolo pienamente proattivo, andando a colmare eventuali vuoti legislativi e intervenendo quindi in ambiti che necessitano di qualche forma di auto-regolamentazione.
Il sopra citato articolo 16, al punto 2, stabilisce che le attività “di cui all’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1979, n. 886, sono svolte secondo le norme vigenti, le regole di buona tecnica di cui alla norma UNI 11366”. Un riferimento che conferisce dunque alla norma un valore cogente.
Il richiamo al DPR n. 886 del 1979 è d’obbligo: l’articolo 53 riguarda infatti le prescrizioni generali sull’impiego di operatori subacquei, cioè “le prestazioni lavorative in immersione per il posizionamento della piattaforma, per l’ispezione e la manutenzione delle attrezzature sommerse o per lavori assimilabili”. Sempre l’articolo 53 stabilisce che queste attività “devono essere effettuate solo da personale esperto e fisicamente idoneo, diretto da un responsabile di comprovata capacità, nel rispetto delle norme specifiche in materia e delle regole della buona tecnica”.
Questo chiama appunto in causa la norma UNI 11366, frutto di quattro anni di lavoro e di intenso dibattito fra i vari soggetti interessati, sia sul versante degli utilizzatori (aziende e operatori del settore) che su quello istituzionale (soggetti ministeriali, enti previdenziali, istituti di ricerca, università, organismi associativi).
La norma nazionale, che ha visto la luce nel giugno del 2010, è andata a colmare una lacuna che vedeva l’Italia in ritardo rispetto agli altri Paesi europei.
Il richiamo alla UNI 11366 nel provvedimento appena varato definisce ora più chiaramente un quadro nazionale sia legislativo che normativo in grado di promuovere attività subacquee professionali all’insegna dei massimi standard di sicurezza per tutti gli operatori del settore.
E' bene ricordare a questo proposito che i lavori della norma UNI 11366, svolti in seno alla Commissione tecnica “Sicurezza” e in particolare del Gruppo di Lavoro "Sicurezza nelle attività subacquee ed iperbariche industriali", si sono basati sulle Procedure Operative realizzate da
AISI (Associazione Imprese Subacquee Italiane), procedure che a loro volta trovano nelle linee guida emanate in tutto il mondo da IMCA (International Marine Contractors Association) il loro naturale punto di riferimento.

Fonte: UNI

   
08/02/2012

Professioni non regolamentate: un appello alla trasparenza

 

L’appuntamento è per martedì 14 febbraio a Roma, presso la Camera dei Deputati – Sala delle Colonne. Presieduto da Eduardo Rossi e introdotto da Roberto Falcone, Vicepresidenti di CNA professioni che ha organizzato l’incontro, il convegno “Professioni non regolamentate. Un appello alla trasparenza” (locandina) vedrà l’intervento di autorevoli componenti delle Commissioni parlamentari direttamente interessate ai progetti di legge riguardanti questo tema di grande attualità: Laura Froner, Vice Presidente della X Commissione Camera; Giuliano Cazzola, Vice Presidente della XI Commissione Camera; Ignazio Abrignani, Relatore della X Commissione Camera DDL Professioni non regolamentate; Anna Rita Fioroni e Giancarlo Sangalli, della  X Commissione Senato, Benedetto Della Vedova, della VI Commissione Camera; Erminio Quartiani, della X Commissione Camera; Roberto Rao, della II Commissione Camera.
A conclusione del convegno interverranno inoltre il Presidente UNI Piero Torretta, il Presidente di CNA Professioni Giorgio Berloffa, l’Autorità Garante Concorrenza e Mercato e il Capo Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico.
In seno all’UNI da tempo è stata costituita la commissione tecnica "Attività professionali non regolamentate" che ha il compito di monitorare l’evoluzione del mercato in materia di qualificazione delle attività professionali non regolamentate e in materia di armonizzazione delle iniziative regolamentari. Proprio nelle scorse settimane è stato costituito il GL 5 “Figure professionali operanti nell’ambito della naturopatia”.

Fonte: UNI

   
08/02/2012

Indagini cliniche dei dispositivi medici: la nuova norma

 

Secondo la normativa attualmente in vigore i dispositivi medici (noti anche come medical device) per essere classificati come tali devono essere preventivamente sottoposti ad indagini cliniche. Le aziende che producono tali dispositivi hanno infatti l’esigenza di verificare la sicurezza e le prestazioni dei propri prodotti e, per far questo, si avvalgono di specifici studi clinici, che costituiscono l’elemento essenziale per evitare rischi e verificare la reale efficacia di ogni tecnologia applicata a questi prodotti. Inoltre gli studi clinici sono  fondamentali per le scelte terapeutiche del medico come anche per le decisioni di politica sanitaria che devono bilanciare gli investimenti fatti nell’innovazione con le necessità di contenimento dei costi.
Proprio per venire incontro alle esigenze dei produttori di questi dispositivi è stata pubblicata la norma UNI EN SO 14155:2012 che tratta la buona pratica clinica per la progettazione, l'esecuzione, la registrazione e la dimostrazione delle indagini cliniche condotte su soggetti umani per valutare la sicurezza o le prestazioni dei dispositivi medici a fini regolamentari.
La nuova norma stabilisce regole chiare e precise per poter condurre studi validi non solo per l’Europa, ma anche a livello internazionale.Tra gli obiettivi principali vi è  quello di  proteggere i pazienti, assicurare la condotta scientifica della valutazione clinica e di assistere promotori, ricercatori, comitati etici, autorità regolatorie ed organismi coinvolti nella valutazione della conformità dei dispositivi medici.
Per illustrare i contenuti e i vantaggi della nuova norma e per spiegare concretamente come applicarla, UNI organizza un corso di formazione ("
Dispositivi medici. La nuova norma UNI EN ISO 14155:2012 per le indagini cliniche") rivolto a tutti gli operatori del settore: fabbricanti e distributori di dispositivi medici, responsabili della documentazione tecnica, del monitoraggio e della gestione delle indagini cliniche, personale medico, infermieristico ed altri professionisti coinvolti nello sviluppo di protocolli o nella conduzione di studi clinici.
Il corso si terrà a Milano il 16 febbraio prossimo e, successivamente, a Roma nel mese di aprile.
Le iscrizioni sono aperte.

e-mail: normazione@uni.com

Centro Formazione UNI
tel. 02 70024379 - 70024315
Email:
formazione@uni.com

Fonte: UNI

   
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08/02/2012

Requisiti fondamentali per lenti a contatto e prodotti per la loro cura

 

E’ stata recentemente pubblicata la nuova edizione della norma UNI EN ISO 14534:2011 “Ottica oftalmica - Lenti a contatto e prodotti per la cura delle lenti a contatto - Requisiti fondamentali”, che specifica i requisiti di sicurezza e di prestazione per le lenti a contatto, per i prodotti per la loro cura e altri accessori. Nel testo sono numerosi i riferimenti ad altre norme di carattere tecnico, che specificano in modo più approfondito argomenti introdotti solo in maniera formale.
La sicurezza e le prestazioni delle lenti a contatto devono essere ben documentate dal fabbricante per quanto riguarda gli ambiti funzionali, le proprietà microbiologiche e la biocompatibilità, la valutazione clinica, la compatibilità chimica e fisica, la stabilità. Nella versione 2011 è stato aggiunto il riferimento alla UNI EN ISO 11986 che fornisce le procedure generali per la selezione di metodi, la preparazione dei campioni e lo svolgimento delle prove per l’assorbimento e il rilascio di conservanti da lenti a contatto, vista anche la recente introduzione di nuovi materiali come le lenti in idrogel.
L’analisi dei rischi deve essere eseguita per ogni modello di lente o di prodotto per la loro cura che il fabbricante decide di produrre e devono essere documentati progettazione, materiali di fabbricazione e processi di fabbricazione. E’ stato aggiunto il riferimento normativo alla UNI EN ISO 22442 sui materiali di origine animale.
In tema di valutazione clinica del prodotto vengono citate le norme UNI EN ISO 14155:2011 “Indagine clinica dei dispositivi medici per soggetti umani - Buona pratica clinica” e UNI EN ISO 11980 che definisce le linee guida per l’investigazione clinica.
La sezione relativa ai requisiti microbiologici e all’imballaggio ha subito le maggiori modifiche: nuove indicazioni in tema di sterilizzazione, metodi utilizzati, imballaggi di prodotti etichettati come sterili – che devono mantenere la sterilità del prodotto lungo tutta la filiera, dalla produzione dal fabbricante al consumatore - e non etichettati sterili, che invece devono solo mantenere la pulizia del prodotto. L’etichettatura delle lenti e dei prodotti deve fare riferimento alla norma UNI EN ISO 11978.

Ulteriori dettagli sulla nuova UNI EN ISO 14534 sono contenuti in un articolo che verrà pubblicato sulla rivista U&C-Unificazione e Certificazione.

e-mail: normazione@uni.com

Diffusione UNI
tel. 0270024200, fax 025515256
e-mail:
diffusione@uni.com

Fonte: UNI

   
08/02/2012

Impianti mammari sicuri con la UNI EN ISO 14067

 

La sicurezza nel campo dei dispositivi medici è assolutamente essenziale, anche se ce rendiamo conto solo in occasione di eclatanti fatti di cronaca.
In questi ultimi mesi - ad esempio - i media hanno dato grande rilevanza alla sicurezza delle protesi mammarie anche a causa di alcuni  problemi manifestati dai  prodotti di un’azienda francese che, a seguito di un’indagine, sono risultati difettosi e non a norma.
Per tutelare la salute dei pazienti e garantire che questo tipo di impianti siano sicuri esiste da tempo una norma internazionale dell’ISO – adottata in Italia dall’UNI - che specifica proprio i requisiti di sicurezza degli impianti mammari, ossia di quegli impianti costituiti da un involucro che viene  riempito dal fabbricante o dal chirurgo e progettato per aumentare il volume del seno o per sostituirlo del tutto.
Si tratta della norma
UNI EN ISO 14607 “Impianti chirurgici non attivi - Impianti mammari - Requisiti particolari” della quale  è stata recentemente pubblicata la versione bilingue (italiano/inglese). Tale norma specifica i requisiti particolari per gli impianti mammari da impiegarsi nella pratica clinica.
Per quanto riguarda la sicurezza,  la norma prende in esame i requisiti relativi alle prestazioni attese, agli attributi di progetto, ai materiali, alla valutazione del progetto, alla fabbricazione, alla sterilizzazione, all’imballaggio e alle informazioni fornite dal fabbricante.La norma stabilisce  che gli impianti mammari debbano essere progettati e fabbricati in modo che non possano compromettere la sicurezza e la salute dei pazienti. Tutti i rischi residui o gli effetti collaterali o indesiderabili che potrebbero essere associati all’utilizzo di queste protesi devono costituire dei rischi accettabili a fronte dei benefici che ne hanno i pazienti, tenendo conto che tali benefici sono principalmente di natura estetica ma anche psicologica.
Per garantire questo, la norma UNI EN ISO 14607 prevede che vengano effettuate numerose prove tese a verificare, tra le altre cose,  le caratteristiche della superficie, l’integrità dell’involucro (resistenza alla lacerazione o deformazione in seguito a trazione) e le caratteristiche del materiale riempitivo (gel al silicone). Sono inoltre previste prove meccaniche da effettuarsi sull’impianto mammario per verificare la resistenza all’urto e il cedimento statico.
Infine – non meno importanti - la norma prescrive le informazioni che devono essere fornite sia al paziente (compresi tutti i rischi e i benefici previsti) che all’utilizzatore dell’impianto, generalmente il chirurgo che effettuerà l’intervento (descrizione dell’impianto, istruzioni per l’uso, precauzioni per l’intervento chirurgico ecc.).
Va ricordato che secondo la normativa attualmente in vigore i dispositivi medici (noti anche come medical device) per essere classificati come tali devono essere preventivamente sottoposti ad indagini cliniche. Per verificare la sicurezza e le prestazioni dei prodotti sono dunque fondamentali gli studi clinici. Questi sono fondamentali per le scelte terapeutiche del medico come anche per le decisioni di politica sanitaria.
Proprio per venire incontro alle esigenze dei produttori di dispositivi medici è stata recentemente pubblicata la UNI EN SO 14155:2012 (
vedi articolo >>), la nuova norma che stabilisce regole chiare e precise per poter condurre studi validi non solo per l’Europa, ma anche a livello internazionale.
Per approfondire i contenuti di questa importante norma tecnica, l’UNI ha organizzato appositi
corsi di formazione.
I riferimenti delle  norme UNI EN ISO 14155 e UNI EN ISO14607 sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale europea in quanto forniscono la presunzione di conformità ai requisiti di sicurezza richiesti dalla direttiva 93/42/CEE sui dispositivi medici.

Fonte: UNI

   
08/02/2012 INDICAZIONI PER L`ESERCIZIO, LA MANUTENZIONE E L`ISPEZIONE DEGLI IMPIANTI TERMICI IN LOMBARDIA
(D.G.R. n. 2601 del 30 novembre 2011 G.U. n. 50, del 12 dicembre 2011)
E` stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale la D.G.R. in parola intitolata ``Disposizioni per l`esercizio, la manutenzione e l`ispezione degli impianti termici nel territorio regionale``, che sostituisce la precedente D.G.R. n. 8355 del 2008.
In tale D.G.R. viene deliberato:
1) di approvare il documento allegato alla D.G.R in parola, quale parte integrante e sostanziale, che detta «Disposizioni per l’esercizio, il controllo, la manutenzione e l’ispezione degli impianti termici, e che sostituisce il documento approvato con deliberazione della Giunta regionale 8355-2008;
2) di dare atto che l’approvazione in parola non incide sulla data di decorrenza dei requisiti soggettivi degli operatori del settore e delle prescrizioni operative in ordine alla numerosità della frequenza delle manutenzioni e delle ispezioni già disposte con la deliberazione della Giunta regionale 5117-2007 e successive modifiche;
continua >>

Fonte: Collegio Costruttori Edili Brescia

   
08/02/2012
ORMAI OBBLIGATORIO IL MARCHIO CE PER TUTTI I PRODOTTI BITUMINOSI
Nel dicembre 2010 furono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea le norme EN 14023 per i bitumi modificati, le EN 13808 per le emulsioni e le norme EN 13924 per i bitumi e tutti i prodotti bituminosi come materiali da costruzione. La citazione sulla Gazzetta Ufficiale comportò che entro lo scorso anno 2011 tutti i leganti a base di bitume fossero qualificati attraverso il processo di marcatura CE. Il 2011 è diventato quindi il punto di partenza per una nuova generazione di specifiche in grado di associare alle caratteristiche fisiche dei bitumi le prestazioni per le diverse tipologie di applicazioni e di conglomerati per uso stradale. Si tratta di un passaggio fondamentale per il mondo delle costruzioni stradali e per i produttori di leganti bituminosi e indirettamente per le Pubbliche amministrazioni; sarà inoltre presto possibile avere una valida correlazione tra caratteristiche dei materiali di base (bitumi ed aggregati) e la durata di vita dei manufatti che possono essere posti in opera
continua >>

Fonte: Collegio Costruttori Edili Brescia

   
   
08/02/2012 Le ultime notizie dall'Autorita' per l'energia elettrica e il gas

Fonte: Autorita' per l'energia elettrica e il gas

  

 

08/02/2012

Controlli regionali degli attestati di certificazione energetica (ACE) continua >>

Fonte: Ordine degli Ingegneri della Provincia di Mantova

   
08/02/2012 06/02/2012 - Stoccaggio virtuale gas: modalità di presentazione delle garanzie per i soggetti investitori industriali (deliberazione 2 febbraio 2012, 20/2012/r/gas)

Fonte: GSE

   
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