Illuminato naturalmente,
pieno di verde, produce meno rifiuti e promuove la mobilità leggera: è
l’ospedale “sostenibile”, la sintesi di moderne filosofie progettuali e
tecnologie all’avanguardia per mettere al centro il paziente e
minimizzare l’impronta ecologica di una struttura che per sua natura
funziona 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Le eccellenze di
Emergency e del pediatrico Meyer di Firenze, il programma “Il Servizio
sanitario regionale per uno sviluppo sostenibile” in Emilia Romagna. La
relazione tra bellezza, comfort, riduzione dello stress e connubio
armonioso tra edificio e ambiente circostante.
Quando si parla di
sviluppo sostenibile,
sembra irresistibile - sul fronte dei detrattori - la tentazione di
sabotare il confronto delle idee con retropensieri a rapida
propagazione: è un’utopia, è un freno alla crescita, appartiene ad
un dibattito di nicchia, è un lusso che non ci possiamo permettere.
La crisi globale - e le ricette per uscirne -, lo spazio che si
stanno prendendo principi, esigenze e uomini legati alla “green
economy” e la particolare caparbietà di alcuni nodi della
comunicazione e dell’informazione mondiale contribuiscono a far
emergere invece storie esemplari che dimostrano come l’attenzione
alle generazioni future, alla salute dei cittadini, all’ambiente
possano coniugarsi senza attriti con risultati di gestione e saldi
positivi. Facendo anzi dello sviluppo sostenibile una chiave per
migliorare la reputazione, acquisire vantaggi competitivi,
realizzare “qui e ora” il futuro. Sul fronte dell’economia, certo.
Nelle fabbriche e nel commercio. Fino a invadere infinite dimensioni
e forme della vita di una società, dalla scuola alla mobilità, dalla
casa all’alimentazione. Persino nei luoghi di cura, “macchine”
necessariamente funzionanti 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.
L’associazione
Emergency -
nata per offrire assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime
civili delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà - ha
ribaltato la rassegnata logica che considera normale gestire
l’emergenza (o i contesti difficili) negoziando al ribasso sulla
qualità, costruendo una serie di moderni centri sanitari nel
continente africano: il
centro di
cardiochirurgia Salam a Khartoum, per esempio; e poi a
Bangui, nel Darfour, in Sierra Leone. Ospedali accoglienti,
tecnologicamente avanzati, armoniosamente inseriti in una cultura,
in una geografia spesso ostile. Ospedali belli da vedere e perfino
attenti all’ambiente.
È qui che “all’avanguardia” diventa sinonimo - anche - di risparmio
energetico e adattabilità al contesto: il centro di cardiochirurgia
Salam in Sudan (progettista è l’architetto Raul Pantaleo) sovverte i
luoghi comuni sulla sanità da terzo mondo portando sotto i
riflettori degli standard da “frontiera dell’esistente”. Unica
struttura specializzata che garantisca cure gratuite in Sudan e nei
9 paesi confinanti, il centro Salam ha proprio la missione di
fissare un’asticella della quale chi costruirà dopo dovrà
necessariamente tenere conto. Partendo dalle condizioni ambientali
(forte caldo e presenza invadente di polvere e sabbia del deserto),
ecco la scelta di
sistemi
bioclimatici con l’utilizzo di watercooler e torri del
vento. In pratica, viene catturata aria a dieci metri dal suolo, la
stessa è poi convogliata con ventole e pompe in canali interni dove
viene raccolta l’acqua del Nilo. Una volta uscita, è più fresca di
10 gradi. Un sistema efficace che serve anche al filtraggio naturale
delle polveri. Per condizionare l’intero edificio, si è scelto poi
di usare 16/18 kilowatt da una linea pubblica dedicata, perché a
causa delle alte temperature e del mantenimento delle batterie i
pannelli fotovoltaici sarebbero stati meno efficienti. In più, per
fornire aria fresca ai locali, sono stati installati mille metri
quadri di
pannelli solari termici
del tipo “sottovuoto” (collegati a chiller, ossia gruppi
refrigeratori d’acqua a compressione) e sono state create pareti da
60 cm di spessore con camere d’aria e tetti ventilati. Senza contare
l’abbondanza di verde intorno agli edifici, un altro alleato
decisivo nella mitigazione del clima (e per il benessere
psico-fisico dei pazienti.
Da una parte, situazioni esemplari come questa, dove le condizioni
estreme diventano lo stimolo per tenere insieme qualità e urgenza,
tecnologia ed efficienza energetica. Dall’altra, l’orientamento che
si vuole dare - sul fronte “ambiente” - la sanità di un Paese, a
livello nazionale e a livello locale (per esempio in Italia con i
Piani sanitari regionali). Della sostenibilità delle strutture
ospedaliere si è parlato a maggio a Roma, nel corso della
Vª Conferenza Europea dell’Ospedale
promossa dal
Centro Nazionale per
l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera (CNETO) e
dall’Università Cattolica di Roma. Le leve sulle quali agire per
mettere a punto un ospedale “eco-sostenibile”? Risparmio energetico
già nella progettazione e una gestione intelligente dei rifiuti.
Raccolta differenziata e forme di mobilità di dipendenti, pazienti e
famigliari. Materiali utilizzati nella sua costruzione, “acquisti
verdi”, materiali di uso quotidiano (con messa al bando del maggior
numero di oggetti contenenti PVC, fino a poco tempo fa presente in
molti materiali in plastica usati in ospedale, dai contenitori ai
guanti di lattice fino ai materiali delle pavimentazioni).
L’illuminazione naturale e la coibentazione (per trattenere il
calore del riscaldamento nei mesi più freddi). La scelta delle fonti
rinnovabili. La bioedilizia, il verde dentro e attorno le strutture.
Fino alla ricerca sulle nanotecnologie per produrre involucri,
filtri di impianti di aerazione, pavimenti, elementi di arredo con
proprietà anti-inquinanti, antibatterici e autopulenti. Tutto ciò
che può contribuire ad alleggerire l’impronta ecologica di una
struttura ospedaliera. Nel caso delle persone, parliamo di un
indicatore che misura la superficie di terreno necessaria per
produrre e smaltire i propri consumi. Se si ragiona su un ospedale,
trattasi della superficie di pianeta 'consumata' per offrire il
servizio di cura. C’è margine per operare, se si pensa che dai
contributi che hanno caratterizzato l’evento (in particolare secondo
l’architetto americano Roger Hay, Principal della Ratcliff di
Emeryville, in California) risulterebbe che l'impatto ambientale di
un ospedale nuovo costruito secondo le più moderne tecniche di
bioedilizia e risparmio energetico, potrebbe essere fino al 45%
inferiore a quello delle strutture tradizionali. Mentre oggi un
ospedale di vecchia concezione, ha sottolineato Hay, ha un’impronta
ecologica pari a circa 140-185 metri quadri per posto letto, che è
come dire che una struttura con circa 1000 posti letto come quella
di Reggio Emilia “pesa” sulla Terra per 14-18 ettari.
Si tratta di prototipi architettonici basati sul “lean design”, sia
per la costruzione che per la gestione (vale a dire una
progettazione che schiaccia il pedale sulla riduzione dei costi e
dei tempi di realizzazione). Il tutto, collocato nel cuore di una
filosofia di edilizia sanitaria che vuole promuovere “architetture
per la salute”, capaci di accorciare la distanza tra struttura e
paziente (mettendo quest’ultimo al centro).
Focus sul paziente, massima armonia tra opera, contesto e persona,
permeabilità verso l’esterno, verso l’ambiente e le reti sociali,
minimizzazione delle condizioni di stress. Linee guida per un
ospedale modello che sappia ricostruire microcosmi accessibili, con
strumentazioni ergonomiche e, appunto, con la stella polare della
sostenibilità intesa non soltanto come pratica gestionale virtuosa,
ma come fattore di benessere e comfort per il paziente.
A Firenze c’è una realtà che rappresenta un punto di eccellenza nel
panorama italiano: è l’ospedale
pediatrico Meyer - il primo “bioclimatico” nel Paese -, un
concentrato di luce, colori e spazi aperti con 5mila metri quadrati
di giardino e tanto verde anche all’interno, emissioni di CO2
tagliate del 45% grazie all’utilizzo di una serra fotovoltaica e un
elevato standard tecnologico che non è mai in contrasto con la
ricerca della massima accoglienza e famigliarità possibile in una
situazione di degenza.
Oltre frontiera, il top dell’ecosostenibilità nelle cure lo sfoggia
il pediatrico
Dell Children's
Hospital di Austin (Texas), il primo ospedale al mondo a
ricevere una certificazione Leed Platinum dal Green Building Council
statunitense. Costituito al 92% da materiali riciclati sul posto, è
dotato di una turbina a gas naturale da 4.3 Megawatt, tubature a
flusso ridotto che diminuiscono il consumo di acqua e giardini e
cortili disposti in maniera tale da far filtrare attraverso le
vetrate la luce naturale sull’80% della superficie. Minimizzati poi
gli sprechi di luce artificiale, grazie all’impiego di sensori di
movimento che attivano l’illuminazione quando necessario.
Consistente poi l’impiego di materiali da costruzione sostenibili,
quali il calcare bianco del Texas, il vetro riciclato e il sughero.
Le pareti isolanti, le superfici riflettenti e la distribuzione
uniforme dell’aria nel pavimento regolano la temperatura e
consentono di avere una ventilazione naturale all’interno della
struttura, mentre le speciali vernici a basse emissioni di composti
organici volatili rendono l’ambiente più salubre. Infine, il
giardino multilivello dedicato ai bambini, con la piazza
multimediale e un labirinto, il giardino delle farfalle, la fontana
e lo stagno riflettente, oltre ad una cascata la cui acqua viene
riutilizzata per l’irrigazione di paesaggi acquatici che mantengono
l’aria pulita e ricca di ossigeno.
E in
Emilia-Romagna? Le
iniziative per diminuire gli impatti ambientali non sono isolate, ma
fanno parte di un orientamento regionale. Già nel 2007 con la
delibera di programmazione e finanziamento delle Aziende sanitarie (DGR
686/2007), è stato istituto il programma
“Il Servizio sanitario regionale
per uno sviluppo sostenibile”, allo scopo di ridurre gli
impatti ambientali delle strutture a livello di consumi energetici e
idrici, produzione di rifiuti, spostamenti di uomini e materiali con
conseguente produzione di emissioni inquinanti. E ogni anno, nella
DGR di programmazione, vengono poi inseriti obiettivi specifici per
le Aziende sanitarie: da una parte, vengono richieste informazioni
per costruire un quadro aggiornato sulla gestione ambientale e i
consumi energetici; dall'altra sono fissati obiettivi annuali per
l'Azienda sanitaria. È a tale scopo che in alcune Aziende sanitarie
è stato messo a punto un “gruppo di miglioramento” che assembla il
referente per la Gestione Ambientale, l’Energy manager e il Mobility
Manager. Infine, le azioni avviate e i risultati raggiunti devono
essere descritti nel Bilancio di Missione che rappresenta lo
strumento con cui le Aziende sanitarie comunicano i risultati di
salute raggiunti.
Due i gruppi di lavoro regionali tematici - composti da
rappresentanti di tutte le Aziende sanitari e coordinati dalla
Regione stessa - che sono stati chiamati a portare avanti il
programma “Il SSR per uno sviluppo
sostenibile”: uno per l’uso razionale dell’energia
(qualificazione dei consumi e innovazione tecnologica nelle aziende
sanitarie), l’altro per la gestione ambientale (gestione rifiuti,
Acquisti verdi, mobilità sostenibile).
Sono poi le cosiddette
Linee di
progetto a dare corpo al Programma, fungendo da bussola
operativa per le rispettive “squadre”. Il
Gruppo regionale Energia,
per esempio, deve perseguire l’uso razionale dell’energia attraverso
la promozione e il monitoraggio di tecnologie e azioni ad hoc,
nonché attraverso il monitoraggio dei consumi. Il
Gruppo regionale di Gestione
Ambientale, invece, presidia la questione “rifiuti
sanitari” con l’applicazione del SISTRI e il monitoraggio della
produzione e della gara regionale. Inoltre, in collaborazione con il
Servizio Mobilità urbana e trasporto locale, opera sulla mobilità
sostenibile con la redazione e l’aggiornamento di piani di mobilità,
oppure con il censimento dei parco-mezzi aziendali. Un’altra area
strategica per il Gruppo di Gestione Ambientale - in collaborazione
con Intercent-ER - è costituita dalla possibilità di praticare
“Acquisti verdi” nella gestione quotidiana di un ospedale.
Declinato sull’attività caratteristica delle strutture ospedaliere,
il lavoro dei Gruppi si traduce nell’inserimento di criteri
ambientali nelle gare di acquisto, in attività di comunicazione,
informazione e sensibilizzazione all’interno delle Aziende
sanitarie, nella pubblicazione di Linee guida su rifiuti e scarichi,
nella formazione dei referenti aziendali sui fronti dell’energia,
della mobilità e degli acquisti verdi, nella formulazione di
proposte alla Regione di obiettivi e indicatori per le Aziende
sanitarie stesse.
La gestione “sostenibile” dell’ospedale è una frontiera critica così
attuale da essere in costante evoluzione, tanto che, per esempio, è
attualmente in fase di studio la fattibilità in Regione di un
Sistema Informativo (SI) per il
programma “Il SSR per uno sviluppo sostenibile”, strumento
cruciale per monitorare l’impatto ambientale delle Aziende sanitarie
e il conseguimento degli obiettivi regionali sull’uso razionale
dell’energia e sulla corretta gestione ambientale, oltre che per
rendicontare la sostenibilità energetica e ambientale e per
aggiornare il Bilancio di Missione. Come? Con la verifica di
conformità alle normative ambientali, con il confronto dei risultati
tramite indicatori specifici, con il monitoraggio dei processi
interni alle Aziende, con l’effettiva e completa rendicontazione
degli obiettivi. Attualmente le Linee di progetto attive da
presidiare sono: sensibilizzazione allo sviluppo sostenibile;
gestione ambientale-conformità alla normativa; gestione
aziendale-organizzazione e formalizzazione del gruppo aziendale; uso
razionale dell’energia; gestione dei rifiuti; mobilità sostenibile;
acquisti verdi.
Il peso strategico del legame tra salute, qualità dell’ambiente e
stili di vita si riflette anche nelle politiche di prevenzione che
una comunità adotta. Il Servizio Comunicazione ed Educazione alla
sostenibilità della Regione Emilia-Romagna, per esempio, ha
realizzato il libro-agenda “Ambiente è Salute in Emilia-Romagna”,
una sorta di diario di bordo, racconto di buone pratiche,
elaborazione di progetti e azioni in corso sul territorio, rassegna
di utili consigli in tema di ambiente e salute.
Una notte tra i
roghi di
Diossina Land
La guerra dei rifiuti soffoca la Campania
Sulla carta l'emergenza finisce oggi. "Vogliono ridurre il
numero di vigili del fuoco". Sugli stradoni dell'hinterland
bruciano vernici, copertoni e cumuli di immondizia. "E nessuno
parla della nostra lenta agonia"
dal
nostro inviato CONCHITA SANNINO continua >>
Regolamento Made In: primo sì
del Parlamento Europeo
Approvati i due emendamenti
proposti da ANIMA
Milano, 30 settembre 2010
- Ieri, 29 settembre, la proposta di Regolamento sull’etichettatura di
origine obbligatoria dei prodotti importati da paesi extraUE ha superato la
prima prova. La Commissione Commercio Internazionale (INTA) del Parlamento
Europeo ha votato a larghissima maggioranza gli emendamenti a favore della
proposta di Regolamento sull'etichettatura di origine obbligatoria. Tra gli
emendamenti che hanno passato il voto della Commissione Parlamentare anche
due proposti dalla Federazione ANIMA a favore dell'inclusione di
valvole/rubinetteria e ruote nell'Allegato del Regolamento. Da cinque anni
l’ufficio ANIMA di Bruxellles collabora con l’associazione costruttori di
valvolame e rubinetteria, AVR, e l’unione costruttori italiani ruote, UCIR,
per presentare gli emendamenti relativi alle produzioni rappresentate. E’ il
primo sì formale espresso da un’Istituzione comunitaria al Regolamento da
quando la Commissione Europea ha presentato la proposta nel 2005.
“Ringrazio
innanzitutto la relatrice del dossier, l’Onorevole Cristiana Muscardini,
che, grazie al suo prezioso lavoro, ha contribuito in modo significativo a
questo primo passaggio positivo del Regolamento.
– afferma Sandro Bonomi, Presidente ANIMA -
L’approvazione
dell’etichettatura obbligatoria significa una garanzia di trasparenza per il
consumatore e lo sviluppo della competitività e della qualità dell’industria
europea. Nel lungo termine siamo certi che una misura di questo tipo porterà
a una crescita dell’industria europea perché parte da una base di know-how e
specializzazione eccellenti e apprezzati in tutto il mondo. Sarebbe
imperdonabile – conclude il Presidente Bonomi - se perdessimo le competenze,
la maestria e la capacità di produrre manifattura che da anni fanno
primeggiare l’industria europea e italiana in particolare”.
Le prossime tappe dell’iter
legislativo verranno chiarite nelle prossime settimane, anche alla luce
dell’opportunità di avviare, in questa fase, un negoziato con il Consiglio
dell’Ue. Ci si attende quindi che i negoziati saranno lunghi e metteranno in
luce divisioni fra i diversi Stati Membri dell’Unione Europea, opponendo
rappresentanti di paesi che hanno importanti attività manifatturiere come
l’Italia a quelli di paesi che principalmente importano e distribuiscono
merci straniere.
Anche se la sfida sembra essere
ancora lunga, il voto di ieri in Commissione INTA rappresenta comunque
un significativo passo in avanti nell'iter per l'approvazione del
Regolamento e la larga maggioranza ottenuta lancia un segnale importante per
le prossime discussioni a Bruxelles.
ANIMA
-
Federazione delle Associazioni
Nazionali dell'Industria Meccanica Varia ed Affine
- è l'organizzazione industriale
di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della
meccanica varia e affine, un settore che occupa 192.000 addetti per un
fatturato di circa 41 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 50%
(dati
riferiti al consuntivo 2009). I macrosettori rappresentati da ANIMA sono:
macchine ed impianti per la produzione di energia e per l'industria chimica
e petrolifera- montaggio impianti industriali; logistica e movimentazione
delle merci; tecnologie ed attrezzature per prodotti alimentari; tecnologie
e prodotti per l'industria; impianti, macchine prodotti per l'edilizia;
macchine e impianti per la sicurezza dell'uomo e dell'ambiente; costruzioni
metalliche in genere.
Per informazioni stampa :
Direzione Comunicazione,
Marketing & Ufficio Studi ANIMA
Alessandro Durante Tel. 02
45418516 - 3481212428 e-mail durante@anima.it
Mariagrazia Micucci Tel. 02
45418586 e-mail micucci@anima.it
Laura Aldorisio Tel. 02 45418535
- 3316670041 e-mail
aldorisio@anima.it
Contrasto al lavoro nero
Firmata una convenzione tra i Ministri Sacconi e La Russa per la cooperazione
tra le Direzioni provinciali del Lavoro e l'Arma dei Carabinieri
SISTRI - Dichiarazione del ministro
dell'Ambiente al "question time" alla Camera
Il Ministro Prestigiacomo ha chiesto alla
Presidenza del Consiglio di rimuovere il
segreto di stato sul Sistri, il sistema di
tracciabilità dei rifiuti speciali che sta
per entrare in funzione. Lo ha reso noto lo
stesso Ministro dell’Ambiente rispondendo ad
un interrogazione parlamentare nel corso del
“question time” di oggi alla Camera.
Sintesi dell'intervento del Ministro:
Il Sistri è nato con il Governo Prodi, ed in
particolare con la Legge Finanziaria del
2007 che mise a disposizione uno
stanziamento di 5 milioni di euro per la
realizzazione di un “sistema integrato per
il controllo e la tracciabilità dei
rifiuti”. Nel febbraio del 2007, il
precedente Ministro dell’Ambiente ha
segretato il progetto, perché lo ritenne
strategico per la sicurezza nazionale in
ragione della diffusa presenza della
criminalità organizzata nell’ambito dello
smaltimento dei rifiuti. Successivamente,
sempre il precedente Ministro dell’Ambiente,
modificò il Testo Unico Ambientale,
prevedendo l’obbligo per tutte le categorie
della filiera del rifiuto (produttori,
intermediari, trasportatori, smaltitori e
recuperatori) di installare apparecchiature
elettroniche per la tracciabilità dei
rifiuti, pur dovendo continuare ad osservare
il vecchio sistema cartaceo (formulario dei
rifiuti, registro di carico e scarico e
modello unico di dichiarazione ambientale).
L’attuale Governo, preso atto di questa
importante iniziativa, dopo aver riesaminato
complessivamente la materia ha perfezionato,
nel settembre del 2008, l’apposizione del
segreto ed ha emanato i diversi decreti
attuativi, confrontandosi costantemente con
le più importanti organizzazioni
imprenditoriali. Va precisato che la scelta
dell’Operatore era stata già effettuata dal
precedente Governo e, in ragione della sua
affidabilità, è stata confermata. Certamente
il mondo del racket dei rifiuti, la camorra
e le ecomafie, non possono essere contenti
che finalmente lo Stato - con le Forze
dell’Ordine a cui è affidata la gestione del
SISTRI - potranno acquisire i dati sulla
filiera dei rifiuti in tempo reale, per
prevenire e reprimere le illegalità che in
questo settore sono diffuse e molto
pericolose; ricordo che stiamo parlando di
circa 140 milioni di tonnellate di rifiuti
speciali che vengono prodotte ogni anno in
Italia, di cui il 10% pericolose, e cioè 14
milioni di tonnellate che, se non
correttamente gestite, costituiscono un
gravissimo pericolo per la salute dei
cittadini e per l’ambiente (mi riferisco al
cromo esavalente, all’arsenico, al mercurio,
ecc...). E’ normale che quando parte un
Sistema innovativo, come è il SISTRI, si
creino, resistenze al cambiamento di
consuetudini acquisite, pure onerose, sulla
cui esigenza di semplificazione forte è
stata la richiesta.
Il Governo ha avuto il coraggio di eliminare
un sistema cartaceo (formulario dei rifiuti,
registro di carico e scarico e MUD)
farraginoso che penalizzava tutto il nostro
sistema produttivo e totalmente inutile ai
fini di un reale controllo del sistema.
Tuttavia, consapevoli che una fase di
transizione può essere utile ad un più
sereno avvio del Sistri, ho emanato un nuovo
decreto che rende graduale l’entrata in
vigore del sistema. Vi è un netto risparmio
per le imprese. Il Ministero della Pubblica
Amministrazione e dell’Innovazione ha
valutato nel “Primo rapporto 2007-2008:
misurazione e riduzione onere
amministrativi” una spesa di 671 milioni di
euro a carico delle imprese piccole e medie)
per la predisposizione del sistema cartaceo
ambientale. Il SISTRI ha ridotto questi
oneri, abbattendoli dal 50% all’ 80 %.
Poiché la compiuta realizzazione della
struttura tecnica del progetto Sistri, a mio
avviso, fa oggi venire meno i paventati
rischi di infiltrazione criminale e di
attentati al sistema, ho richiesto alla
Presidenza del Consiglio di rimuovere il
segreto di Stato in modo da rendere
pienamente trasparente tutto il processo.
Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
2 Ottobre - 1° Giornata Nazionale del
Riciclo e della Raccolta Differenziata di
Qualità, in 20 città con Conai e Ministero
dell’Ambiente
Nel Decalogo
della Raccolta Differenziata di Qualità
realizzato da CONAI, le 10 regole d’oro per
aiutare la propria città ad entrare nella
top ten del riciclo
Arriva
da CONAI e MINISTERO AMBIENTE il Decalogo
della Raccolta Differenziata di Qualità,
ovvero le 10 regole auree per separare
meglio e, dunque, riciclare meglio gli
imballaggi in acciaio, alluminio, carta,
legno, plastica, vetro. Per aiutare i
cittadini in questo compito il CONAI –
Consorzio Nazionale Imballaggi – e il
Ministero dell’Ambiente distribuiranno il
prossimo 2 ottobre in 20 piazze italiane il
Decalogo della Raccolta Differenziata di
Qualità in occasione della 1° Giornata
Nazionale del Riciclo e della Raccolta
Differenziata di Qualità “Raccolta 10 più”.
“La raccolta differenziata – afferma il
Ministro Stefania Prestigiacomo – è la
chiave, il punto di partenza essenziale di
un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti
che, nella loro quasi totalità, non sono uno
scarto ma una risorsa che può essere
utilizzata come materia prima per realizzare
nuovi oggetti o come fonte di energia. In
questa direzione la Giornata nazionale del
Riciclo e della Differenziata di qualità con
l’attivazione di una premialità per i comuni
più attivi in questo campo rappresenta
un’occasione di divulgazione della cultura
del riciclo nell’opinione pubblica ma anche
l’opportunità per innescare una concorrenza
virtuosa fra le amministrazioni locali per
un ambiente sempre migliore”. In Italia la
raccolta differenziata dei rifiuti di
imballaggio è una realtà concreta con zone
d’ombra ma anche punte di eccellenza.
Tuttavia è possibile migliorare la qualità
del materiale raccolto, separando
correttamente i diversi materiali,
riducendone il volume (delle bottiglie o
delle scatole), riconoscendo con attenzione
il tipo di materiale, ripulendo gli
imballaggi dai residui di cibo. Una buona
pratica che porta un beneficio ambientale
importante, grazie al riciclo di una
maggiore quantità di acciaio, alluminio,
carta, legno, plastica, vetro raccolti e si
traduce anche in corrispettivi economici più
elevati per i comuni virtuosi, riconosciuti
da Conai nell’ambito di un accordo con Anci
per lo sviluppo della raccolta differenziata
dei rifiuti di imballaggio nei Comuni.
Il miglioramento della qualità della
raccolta differenziata – classificata per
fasce di qualità che misurano omogeneità,
presenza di materiali estranei non
riciclabili – si traduce, infatti, per un
comune di 100.000 abitanti (con una raccolta
differenziata complessiva intorno al 45%) in
corrispettivi economici che vanno dai
232.000 euro all’anno per materiale
classificato in 3° fascia di qualità per
arrivare a circa 1 milione di Euro l’anno
per materiale classificato in 1° fascia di
qualità, quadruplicando quindi i
corrispettivi. Un meccanismo, che per una
città di 1.000.000 di abitanti (con una
raccolta differenziata complessiva intorno
al 45%), prevede finanziamenti che possono
arrivare a 9,5 milioni di Euro l’anno per
una raccolta differenziata di 1° fascia.
Anche in questo caso, con il passaggio dalla
3° fascia di qualità alla 1° il
corrispettivo è quattro volte tanto: si
passa da 2,3 milioni di euro a 9,5 milioni
di euro all’anno. Risorse preziose che i
Comuni utilizzeranno per il progressivo
miglioramento del servizio di gestione dei
rifiuti da imballaggio per i cittadini. Per
dimostrare concretamente quanto una raccolta
differenziata di qualità possa produrre
notevoli risultati, in occasione della 1°
Giornata Nazionale del Riciclo e della
Raccolta Differenziata di Qualità del 2
ottobre, Conai donerà alle 20 città
coinvolte 6 panchine di design realizzate
utilizzando esclusivamente materiali di
imballaggio provenienti da riciclo. Le sei
panchine resteranno a disposizione dei
cittadini nei parchi, piazze, scuole di
Ancona, Aosta, Arezzo, Bari, Bologna,
Caserta, L’Aquila, La Spezia, Matera,
Milano, Oristano, Perugia, Reggio Calabria,
Roma, Siracusa, Termoli, Trento, Treviso,
Trieste, Vercelli. Sabato 2 ottobre,
inoltre, nelle 20 piazze verranno allestiti
punti informativi dove verrà distribuito Il
Decalogo della Raccolta Differenziata di
Qualità.
“Una giornata non solo per parlare dei
positivi risultati che Conai insieme a tutti
i cittadini e ai Comuni italiani ha
raggiunto ma, soprattutto per spiegare come,
grazie ad un piccolo impegno quotidiano per
fare bene la raccolta, sia possibile
migliorare ancora il riciclo” – così Piero
Perron, Presidente di Conai ha riassunto il
messaggio della Giornata Nazionale,
sottolineando, inoltre, “la positiva valenza
ambientale, sociale ed economica di una
corretta raccolta e riciclo degli
imballaggi”. “Conai continuerà a sostenere
l’impegno delle amministrazioni locali su
questa strada sia attraverso il versamento
dei corrispettivi a copertura dei maggiori
oneri derivanti dalla raccolta
differenziata, che nel 2009 sono stati pari
a oltre 400 milioni di euro, sia fornendo
loro supporto tecnico-gestionale ed
economico che nel 2009 – nell’ambito
dell’accordo quadro con Anci - ha raggiunto
il totale di 2 milioni di Euro”. Oggi, i
risultati nazionali di recupero complessivo
dei rifiuti di imballaggio di acciaio,
alluminio, carta, legno, plastica e vetro
raggiungono il 73,9%, equivalente a
8.024.000 tonnellate recuperate su
10.863.000 tonnellate immesse al consumo. Il
sistema ha registrato una crescita del
recupero complessivo di +5,25 punti
percentuali rispetto all’anno precedente (da
68,6% a 73,9%) e, contestualmente, una
riduzione delle quantità di rifiuti di
imballaggio destinate a discarica, che nel
2009 sono scese al 26% del totale dei
rifiuti da imballaggio.
Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Autorizzazione paesaggistica: ok al procedimento
semplificato
E` stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del
26 agosto 2010, n. 199 il Decreto del Presidente
della Repubblica del 9 luglio 2010, n. 139
relativo al procedimento semplificato di
autorizzazione paesaggistica per gli interventi
di lieve entita` a norma dell`art. 146, comma 9,
del D.Lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali“.
La procedura semplificata prevista dal presente
regolamento completa la nuova disciplina
autorizzatoria per gli interventi su immobili
sottoposti a vincolo paesaggistico contenuta
nell`art. 146 del Codice ed entrata in vigore il
1 gennaio 2010.
Sono previste tre tipologie di snellimenti:
- documentali;
- procedurali;
- organizzativi.
In relazione ai primi, la presentazione della
domanda e` effettuata, ove possibile, per via
telematica al comune o al diverso ente titolare
del potere di rilascio dell`autorizzazione
paesaggistica e l`istanza deve essere corredata
da una relazione paesaggistica semplificata
redatta da un tecnico abilitato, nella quale e`
attestata anche la conformita` del progetto alla
normativa urbanistica ed edilizia.
Il procedimento si conclude con provvedimento
espresso entro 60 giorni dal ricevimento della
domanda, dei quali 30 giorni sono a disposizione
dell`amministrazione competente per
l`istruttoria mentre 25 giorni sono riservati al
soprintendente per esprimere il proprio parere
vincolante. Entro i successivi 5 giorni la p.a.
adotta il provvedimento conforme al parere
vincolante favorevole.
Qualora l`amministrazione competente al rilascio
dell`autorizzazione paesaggistica accerti la non
conformita` dell`intervento progettato alla
disciplina urbanistica ed edilizia, ne dichiara
l`improcedibilita`, entro il termine di 30
giorni dalla presentazione dell`istanza stessa.
Sotto il profilo della semplificazione
organizzativa, l`art. 5 del regolamento prevede
che presso ciascuna soprintendenza siano
individuati uno o piu` funzionari responsabili
dei procedimenti e che le regioni, dal canto
loro, possano promuovere le opportune iniziative
organizzative da adottarsi da parte delle
amministrazioni competenti al rilascio
dell`autorizzazione paesaggistica.
Gli interventi di lieve entita` soggetti alla
procedura semplificata sono elencati
nell`Allegato al Regolamento e fra questi vi
sono:
- ampliamenti non superiori al 10% del volume
originario e comunque non superiori a 100 mc
- interventi di demolizione e ricostruzione con
la stessa volumetria e sagoma
- interventi sui prospetti degli edifici quali
aperture di porte e finestre
- interventi sulle coperture degli edifici quali
rifacimento del tetto
- interventi che si rendono necessari per
l`adeguamento alla normativa antisismica o per
il contenimento dei consumi energetici degli
edifici
- realizzazione o modifica di autorimesse
pertinenziali, collocate fuori terra ovvero
totalmente o parzialmente interrate, con volume
non superiore a 50 mc
- realizzazione di tettoie, porticati, chioschi
da giardino e manufatti consimili aperti su piu`
lati con superficie non superiore a 30 mq.
- interventi di adeguamento della viabilita`
esistente tra cui anche quelli relativi alla
realizzazione di parcheggi a raso a condizione
che assicurino la permeabilita` del suolo,
sistemazione e arredo di aree verdi.
Rispetto allo schema di regolamento approvato
dal Consiglio dei ministri il 9 ottobre 2009,
sono state apportate alcune modifiche, tra cui
le piu` rilevanti riguardano:
- la possibilita` di realizzare, avvalendosi
della procedura semplificata, gli interventi sui
prospetti, nonche` quelli sulle coperture degli
edifici anche all`interno delle zone omogenee
“A“ di cui al d.m. 1444/1968 (centri storici) o
ad esse assimilabili;
- la soppressione della previsione di utilizzare
l`autorizzazione paesaggistica semplificata per
gli interventi relativi al deposito temporaneo (max
90 giorni) di merci e materiali a cielo libero
collegati ad attivita` produttive, commerciali e
agricole.
Il nuovo procedimento per il rilascio
dell`autorizzazione paesaggistica semplificata
entrera` in vigore il 10 settembre 2010.
Visti i riflessi per il settore, si invitano le
associazioni territoriali a segnalare eventuali
casi pratici e problemi applicativi, al fine di
poterli sottoporre presso le opportune sedi
istituzionali.
Fonte ANCE n.1330
In allegato il Decreto del Presidente della
Repubblica del 9 luglio 2010, n. 139 relativo al
procedimento semplificato di autorizzazione
paesaggistica per gli interventi di lieve
entita` a norma dell`art. 146, comma 9, del
D.Lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali“.
TESTO UNICO SICUREZZA
E NON SOLO ...-
Segnaliamo dal nostro Forum le seguenti interessanti discussioni sul Testo Unico
sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro (e non solo ...), in continua evoluzione:
WORK SCHEDULES:
SHIFT WORK AND LONG WORK HOURS
-
According to 2004
data from the Bureau of Labor Statistics, almost 15 million
Americans work full time on evening shift, night shift, rotating
shifts, or other employer arranged irregular schedules. The
International Labour Office in 2003 reports that working hours
in the United States exceed Japan and most of western Europe.
Both shift work and long work hours have been associated with
health and safety risks. This page provides links to NIOSH
publications and other resources that address demanding work
schedulescontinua >>
Vuoi
vedere anche tutte le altre notizie di giovedi' 30 settembre 2010 e scaricare i documenti allegati?
Le
altre notizie del 30.09.2010 sulla sicurezza alimentare (Riservate agli
abbonati):
Appalti e subappalti - Sicurezza nella saldatura e nel taglio e molto
altro ancora .....
Intossicazione da cozze: verificata la
tracciabilità, non c’è alcun allarme
Martedi 21 Settembre 2010
«I
Servizi Veterinari della Regione
hanno svolto accurate indagine sulla tracciabilità degli
alimenti sospettati e hanno individuato i luoghi
dell’acquisto in aree mercatali e in esercizi della
grande distribuzione. Il consumo, oltre che presso
abitazioni private, è avvenuto anche in alcuni
ristoranti». Lo afferma
Caterina Ferrero,
assessore alla tutela della salute e sanità, in merito
alla diffusa intossicazione alimentare da cozze che ha
coinvolto negli ultimi giorni numerosi piemontesi,
osservati al Pronto Soccorso con sintomi
gastrointestinali, nessuno dei quali, però, è stato
ricoverato.
«I controlli effettuati - prosegue Ferrero - hanno
mostrato come la merce provenisse
esclusivamente
da allevamenti situati nelle
acque triestine.
Le partite di cozze che hanno causato i disturbi
non sono più in commercio e sono stati avviati
controlli ulteriori su provenienze analoghe.
Contemporaneamente, l’Istituto Zooprofilattico
sta effettuando le indagini necessarie ad individuare
eventuali tossine algali, riscontrate recentemente
dall’Asl triestina in alcune produzioni locali».
I servizi del
Dipartimento di prevenzione
(Servizio di igiene e sanità pubblica e
servizio igiene degli alimenti) sono impegnati a
valutare tutte le segnalazioni provenienti dai
Pronto Soccorso, dai
medici di medicina
generale o da altre fonti per indirizzare la
ricerca delle cause e gli interventi di controllo e
vigilanza.
«Il Centro di riferimento regionale per la sorveglianza,
prevenzione e controllo delle malattie trasmesse dal
alimenti (CRR) e il Settore promozione della salute e
interventi di prevenzione individuale e collettiva –
conclude Ferrero - hanno ricevuto complessivamente, da
parte delle Asl, la segnalazione di
151 casi,
tra accessi al Pronto Soccorso o in altre strutture
sanitarie».
La maggior delle intossicazioni si è verificata nella
Città di Torino (72), dove l’acquisto e
il consumo sono avvenuti presso 6 supermercati della
grande distribuzione, 5 mercati rionali e 8 ristoranti.
Nelle altre zone del Piemonte i casi sono stati: 20
nella
TO3, 15 nella
TO4,
1 nella
TO5, 8 ad
Alessandria,
7 ad
Asti, 1 a
Biella,
9 nella
CN1, 8 nella
CN2,
4 a
Vercelli e 6 nel
Vco.
Nessun caso segnalato nell’Asl di Novara.
Vuoi
vedere anche tutte le altre notizie di giovedi' 30 settembre 2010 e scaricare i documenti allegati?
Le
altre notizie del 30.09.2010 sulla sicurezza alimentare (Riservate agli
abbonati):
Allevamento e sicurezza alimentare - Sistema alimenti e molto altro ancora .....