|
25/11/2008 |
SEMINARIO DI SICUREZZAONLINE.IT
(12 dicembre 2008)
DIRETTIVE ATEX
- VALUTAZIONE DEL RISCHIO ESPLOSIONE E CASI PRATICI
TITOLO XI
- TESTO UNICO SICUREZZA
La rilevanza giuridica del mobbing
nell’ordinamento italiano
RIASSUNTO. L’autore analizza i profili di rilevanza
giuridica che il fenomeno del mobbing assume nell’ordinamento giuridico,
evidenziando che la corrente espressione anglofona non designa alcuna
fattispecie giuridica, ma designa soltanto, con formula riassuntiva, fatti e
comportamenti bisognosi di essere qualificati secondo il diritto vigente.
Cornice normativa di riferimento del mobbing è l’art. 2087 cod. civ., nella
parte in cui, con norma aperta e teleologicamente orientata, obbliga il datore
di lavoro a tutelare la personalità morale del lavoratore; sicché il compito cui
è chiamato
l’interprete è, essenzialmente, quello di valutare se vi sia stata, nel caso
concreto, lesione del bene giuridico protetto.
L’autore si sofferma poi sui profili di intersezione del mobbing (o dei
comportamenti percepiti come tali) con altre fattispecie regolate
dall’ordinamento, quali la tutela della professionalità di cui all’art. 2103
cod. civ., sottolineando come spesso il mobbing finisca per essere prospettato
quale mero contorno, se non duplicazione, di altre fattispecie tipiche.
Vengono infine trattate le questioni processuali inerenti l’allegazione e la
prova dei fatti costitutivi dell’illecito, oltre che del danno, nelle sue varie
componenti non patrimoniali.
ABSTRACT. SIGNIFICANCE OF MOBBING IN ITALIAN LAW - The
author analyzes the juridical profile that the phenomenon of mobbing assumes
within the Italian legal system, emphasizing that the English term of current
usage does not designate any specific legal entity as such but simply refers, in
summary fashion, to deeds and behaviours that need to be qualified according to
the law in vigour.
The normative frame of reference for mobbing is found in article 2087 of the
Civil code, which states, as an open, teleologically oriented norm, the
employer’s obligation to safeguard the moral person of the employee; hence the
onus is on the interpreter, essentially, to evaluate if there has been, in
actual fact, a contravention of this safeguarded legal right. The author then
discusses profiles that intersect with mobbing (or behaviours perceived as such)
drawing on other cases regulated by the law such as the safeguarding of
professionality (art. 2103 of the Civil code), and underlines that often mobbing
ends by being construed as a mere accompaniment to, if not duplication of, other
typical cases.
Finally, the author discusses aspects of the judicial process related to the
allegation and proof of the facts constituting the offence, and to the damage,
in its various non patrimonial components.
1. - Lo sviluppo ipertrofico e per certi versi incontrollato
che la tematica del mobbing ha assunto negli anni più recenti impone al giurista
del lavoro alcune necessarie puntualizzazioni concettuali.
L’ordinamento giuridico vive di fattispecie e di trattamenti normativi che ad
esse si applicano; cosicché, in ordine logico, prima ancora di stabilire quali
siano i profili di disciplina del mobbing, occorre stabilire che cosa esso sia
dal punto di vista della sua sistemazione nell’ordinamento giuridico.
L’equivocità dell’espressione impone, cioè, di chiarire da quale punto di vista
e con quali finalità si intenda trattare il tema.
Come avrò modo di chiarire oltre, la mancanza di una disciplina legale ad hoc,
che descriva in modo esplicito un’autonoma fattispecie - corrispondente, o in
qualche misura sovrapponibile, alle nozioni di mobbing elaborate in altri
contesti scientifici, siano essi sociologici, psico-sociali o medici - non va in
alcun modo considerata come una lacuna dell’ordinamento, risultando scarsamente
utile pretendere di tipizzare il fenomeno in questione, innalzandolo al rango di
una nuova ed autonoma fattispecie bisognosa di separata definizione concettuale.
E ciò perché, a ben guardare, i casi che nella prassi giudiziaria vengono
generalmente visualizzati sotto l’etichetta del mobbing appaiono senz’altro
riconducibili ad istituti giuridici già presenti nella legislazione vigente.
Non è dunque un caso che nella più recente letteratura giuslavoristica affiori
la tendenza a demitizzare, per così dire, l’autonoma configurabilità giuridica
del mobbing, come appare evidente già dall’ostentato rifiuto, da parte di alcuni
autori, dell’uso della corrente espressione anglofona, a vantaggio di qualche
compiaciuta locuzione, un po’ demodée, come “vessazioni e angherie” (1) o
“inurbanità” (2).
Al di là del lessico, è la sostanza di questi punti di vista a meritare di
essere condivisa. Ciò che conta, come detto, è chiarire con quali finalità e da
quale punto di vista ci si accosti ad un fenomeno della vita o, come si suol
dire, ad un substrato materiale della regolazione giuridica. Il giurista,
infatti, non si occupa di mobbing a fini di indagine sociale né con scopi
terapeutici, ma, semplicemente, in vista dell’eventuale riconducibilità di certi
fatti ad esigenze di protezione di beni giuridici tutelati dall’ordinamento (nel
caso in esame, libertà, dignità, integrità psicofisica), traendo poi, in caso di
lesione di questi beni, le eventuali .....
continua >>
Autore:
A. Bollani
Professore associato di Diritto del lavoro nell’Università di Pavia
Fonte: Giornale Italiano di
Medicina del Lavoro ed Ergonomia |
|
25/11/2008 |
A rischio
oltre la metà delle
scuole: 90mila
studenti infortunati nel 2007
24 novembre 2008.
Un istituto su due è pericoloso. Bertolaso:
"Intervenire in tempi brevi su almeno 15mila
edifici". Dall'INAIL per il triennio 2007-2009
stanziati 100 milioni di euro per il
miglioramento delle condizioni di sicurezza
TORINO - È
allarme sicurezza nelle scuole dopo il crollo,
sabato scorso, del soffitto dell'edificio
scolastico Darwin di Rivoli, in provincia di
Torino. Nel tragico incidente ha perso la vita
un ragazzo di diciotto anni, Vito Scafidi, e
altre diciassette persone sono rimaste ferite.
Tra loro è ancora in gravi condizioni Andrea
Macrì, di 17 anni, compagno di banco di Vito. Il
ragazzo è in coma farmacologico e nelle prossime
ore potrebbe subire una seconda operazione. "Le
sue condizioni sono gravi - ha detto il padre -
non sappiamo quali funzionalità riuscirà a
recuperare. Questa tragedia deve essere un
momento di riflessione per tutta la società. Non
possiamo lasciare che i nostri figli, che sono
il nostro futuro, frequentino luoghi insani e
poco sicuri".
Intanto la protezione civile ha reso noto i dati
relativi alla sicurezza degli edifici scolastici
italiani, delineando una situazione a dir poco
sconcertante. Un istituto su due, infatti è
potenzialmente a rischio: su 42.000 scuole
pubbliche, 22.800 non sono a norma. Si tratta
soprattutto di edifici progettati senza tenere
conto dei criteri antisismici in zone dove,
però, i terremoti sono frequenti.
L'elenco delle scuole più pericolose, dicono
alla Protezione civile, si sta definendo in
questi giorni, ma non sarà reso noto per
evitare di creare allarmismo. Il ministro
dell'istruzione Mariastella Gelmini ha promesso
di intervenire subito sulle 100 scuole più
pericolose. "Sono ministro da sei mesi e avverto
tutta la responsabilità e il dovere morale,
prima che politico di adoperarmi al massimo
perché episodi come quelli di Rivoli non
accadano più", ha detto.
Ma quanto costerebbe rimettere in sesto tutti
gli edifici? "Secondo i nostri calcoli ci
vogliono 4 miliardi di euro", ha spiegato il
sottosegretario alla Protezione civile Guido
Bertolaso.
"Dal 2002 a oggi sono state censite 3.000 scuole
sulle 57mila italiane (a quelle pubbliche vanno
aggiunte le 15mila private) - ha detto - e gran
parte di quelle 3.000 scuole sono a norma solo
per il 30-40 % dello standard previsto dalla
legge. Dovremmo poter intervenire in tempi brevi
su almeno 15mila scuole per metterle in
sicurezza".
Ma quello di Rivoli non costituisce un episodio
isolato. Oltre ai casi legati alla sicurezza
degli edifici sono molti anche gli incidenti che
accadono all'interno delle scuole. Gli ultimi
dati relativi agli
infortuni denunciati all'INAIL per le scuole
pubbliche e private
parlano, infatti, per l'anno 2007, di 12.912
incidenti per gli insegnanti e di 90.478 per gli
studenti. La Lombardia è la regione in cui
accade il maggior numero di infortuni nelle
scuole, con 1.692 casi nel 2007. In Piemonte
invece, nell'anno precedente, gli infortuni
denunciati sono stati 940 in totale, 161 hanno
riguardato gli uomini e 779 le donne.
E proprio per aumentare il livello di salute e
sicurezza nelle scuole nella Finanziaria del
2007,
l'INAIL ha stabilito un piano di interventi per
il triennio 2007-2009,
d'intesa con i ministeri del Lavoro e della
Pubblica istruzione, e con gli Enti locali.
Obiettivo dell'intesa è la promozione e il
finanziamento di progetti volti al miglioramento
delle condizioni degli istituti scolastici
secondari di primo grado e superiori. In totale
sono stati stanziati 100 milioni di euro,
(30milioni circa per ogni anno). La
distribuzione delle risorse è stata regolata
attraverso un bando pubblico.
Fonte: INAIL |
|
25/11/2008 |
Enel: al via la prima settimana
internazionale della sicurezza sul lavoro
24
novembre 2008. “Everyone for Safety” è lo slogan
scelto per l’iniziativa che coinvolgerà i dipendenti
delle sedi italiane e straniere dell’azienda.
Secondo i dati dell’Enel negli ultimi 4 anni il
numero complessivo degli infortuni è diminuito del
45%
ROMA - Sette giorni, dal 24 al 30 novembre, dedicati
al tema della sicurezza sul lavoro. E' stata
inaugurata oggi alla presenza del ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi, la prima settimana
internazionale sulla sicurezza promossa dall'Enel. "Everyone
for Safety" è lo slogan scelto per l'iniziativa che
coinvolgerà i dipendenti delle sedi italiane e
straniere dell'azienda per l'energia elettrica.
Durante la settimana verranno organizzate più di 250
iniziative per aumentare la consapevolezza sui temi
della sicurezza e salute dei lavoratori, e giungere
all'ambizioso obiettivo degli "infortuni zero".
''La sicurezza è una nostra priorità", ha
sottolineato l'amministratore delegato dell'azienda
Fulvio Conti. "Non è ammissibile che delle persone
perdano la vita, o si facciano male lavorando, per
l'Enel o per chiunque altro". L'ad dell'Enel ha
quindi fatto osservare un minuto di silenzio per i
13 operai del gruppo che quest'anno hanno perso la
vita in Italia e all'estero. "Negli ultimi anni,
grazie all'impegno profuso da tutto il nostro
gruppo, gli indici della sicurezza di Enel sono
migliorati", ha continuato. "Ma non potremo
ritenerci soddisfatti finchè non avremo raggiunto il
traguardo zero incidenti''. Il ministro del Welfare
Sacconi, dal canto suo, ha ribadito la necessità di
"dare attuazione al testo unico" per la sicurezza
sul lavoro. "Vogliamo farlo" ha spiegato, "anche se
abbiamo chiesto alle parti sociali di individuare
delle correzioni". Alcuni punti che prevedono
"investimenti", comunque, secondo Sacconi stanno
"per essere attuati". In particolare gli ambiti in
cui il governo intende intervenire con priorità sono
quelli della "formazione e informazione".
Durante tutta la settimana i manager di Enel saranno
impegnati in prima persona in oltre 60 "Safety Walk",
una serie di visite agli impianti per promuovere la
prevenzione degli infortuni, verificare
l'applicazione delle norme, l'adozione di
comportamenti sicuri, lo stato e la manutenzione di
strutture e macchinari. Sono state programmate
inoltre piu' di 80 simulazioni, dall'evacuazione di
edifici alle esercitazioni antincendio, nonchè
momenti di formazione, workshop, coinvolgimento del
territorio, delle scuole e delle famiglie.
Negli ultimi 4 anni, riferisce una nota dell'Enel,
il numero complessivo di infortuni (in occasione di
lavoro e in itinere) è diminuito del 45%, passando
dai 1.336 del 2004 ai 740 del 2007. Anche l'indice
di frequenza che rappresenta il numero di infortuni
rapportato alle ore lavorate (espresse in milioni) è
diminuito, passando da 9,69 del 2003 a 5,47 del
2007, con una riduzione del 44%. Gli infortuni si
sono ridotti anche in termini di gravità: tra il
2006 e il 2007 gli infortuni gravi che hanno
riguardato i dipendenti Enel sono diminuiti da 17 a
11 e gli infortuni mortali, tra il 2005 e il 2007
sono passati da 4 a 1.
Fonte: INAIL |
|
25/11/2008 |
Disciplina
sulla
Formazione dei
Responsabili e Addetti al Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP-ASPP) -
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Circolare dell`Assessorato Reg. Sanità -
Nella G.U.R.S. n. 53 del 21/11/2008 è pubblicata la
Circolare n. 1248 dell’Assessorato Regionale Sanità che disciplina in ambito
regionale le attività formative, relative all'applicazione del decreto
legislativo n. 81/2008, art. 32, dell'accordo sancito nella Conferenza
permanente per i rapporti tra Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento
e Bolzano e delle relative linee guida interpretative e del decreto legislativo
n. 195/2003.
Nella Circolare vengono fornite le prime indicazioni necessarie per consentire
un'omogenea applicazione dei suddetti accordi nel territorio regionale.
Gli aspetti di maggiore interesse e rilevanza della Circolare riguardano, oltre
che specifiche procedure di autorizzazione alla realizzazione e svolgimento dei
Corsi da parte delle diverse tipologie di soggetti formatori, la trasmissione
dei verbali d’esame finale dei singoli moduli all’Assessorato Regionale Lavoro,
ai Servizi – U.P.L. ed ai S.PRE.S.A.L. delle Aziende Unità Sanitarie Locali
entro 15 giorni dalla conclusione delle verifiche stesse.
I verbali d’esame dovranno essere accompagnati dall’elenco dei partecipanti
ammessi alle verifiche finali contenente i dati anagrafici il numero di ore di
presenza (non inferiore al 90%) (attestate attraverso la tenuta del registro
presenze) e la valutazione di ammissione.
Inoltre, gli attestati di formazione, definiti secondo il modello allegato alla
Circolare per facilitarne il riconoscimento sull’intero territorio regionale,
potranno essere rilasciati, sulla scorta delle risultanze dei verbali d’esame,
dopo che gli stessi siano stati vidimati preventivamente dalle Aziende Unità
Sanitarie Locali - S.PRE.S.A.L. - e successivamente dai Servizi – U.P.L.
Appare evidente che la definizione di tali procedure consentirà di monitorare
sia qualitativamente che quantitativamente, da parte degli organismi regionali e
locali, la corretta ed effettiva erogazione della formazione stessa, mettendo
fine al moltiplicarsi di corsi improvvisati estemporaneamente.
Fonte: Confindustria Sicilia |