Tragedia in Sicilia: muoiono sei
operai in un depuratore -
11 giugno 2008. L’incidente è avvenuto nel depuratore consortile
di Mineo, a 35 km da Catania. Secondo le prime ricostruzioni gli operai stavano
pulendo una vasca. Quattro degli operai erano dipendenti comunali e due di
un’azienda privata.
CATANIA - Un
grave incidente sul lavoro si è verificato questo pomeriggio in Sicilia. Sei
operai che lavoravano nel depuratore consortile di Mineo, a 35 km da Catania,
sono morti mentre stavano pulendo una vasca. Lo si apprende dai carabinieri e
Vigili del fuoco già giunti sul posto. Secondo le prime ricostruzioni la
morte potrebbe essere stata causata dall'inalazione di sostanze tossiche, ma non
si escludono altre ipotesi. Tra queste anche quella di una forte scossa
elettrica. Quattro dei sei operai erano dipendenti comunali e altri due di
un'azienda privata. Solo tre mesi fa, il 3 marzo, un'altro grave incidente sul
lavoro era costata la vita a cinque operai presso il
Truck center di Molfetta.
Anche in questo caso a causare la morte degli operai le esalazioni da sostanze
tossiche.
Riportiamo l'attenzione su quanto
avevamo evidenziato in occasione del terribile incidente di Molfetta, in cui
persero la vita 5 persone, relativamente ai lavori in spazi confinati:
11
giugno 2008. È quanto emerge dalla ricerca
commissionata da Cineas (Consorzio universitario
per l'ingegneria nelle assicurazioni) su un
campione di 400 aziende
MILANO - Errori umani e mancanza di formazione
sono le cause principali degli infortuni sul
lavoro. È quanto emerge dalla ricerca
commissionata da Cineas (Consorzio universitario
per l'ingegneria nelle assicurazioni) che ha
preso in esame un campione di 400 aziende. La
maggior parte dei responsabili aziendali in
materia di sicurezza intervistati infatti
ritiene che gli incidenti sui luoghi di lavoro
siano provocati soprattutto da errori umani
difficili da controllare. Ne è convinto il 76%
dei responsabili aziendali del settore
manifatturiero, il 69% degli edili, il 67% del
settore metallurgico e il 57% dei chimici. La
mancanza di formazione : uno dei principali
fattori di rischio.
In seconda battuta, tra i fattori di rischio,
emerge la mancanza di formazione: ne é convinto
il 64% dei responsabili aziendali delle aziende
chimiche, il 51% del settore metallurgico, il
50% del manifatturiero, 42% dei rappresentanti
degli edili. "Maggiore sarà l'attività di
formazione per i lavoratori e gli imprenditori,
tanto più sarà efficace la prevenzione",
commenta Paolo Carcassi, segretario confederale
Uil, "per questo stiamo preparando materiale
informativo da distribuire in tutte le aziende,
con attenzione particolare per gli stranieri".
Riscuote pochi consensi l'inasprimento delle
sanzioni previste per le aziende dal Decreto
legislativo sulla sicurezza sui luoghi di
lavoro: circa un terzo delle imprese ritiene che
sia inefficace, oltre il 50% invece ritiene che
si tratti di uno strumento insufficiente. La
sanzione poi dovrebbero essere applicata anche
ai lavoratori che non rispettano le norme. Per
prevenire gli infortuni, un terzo delle aziende
mette in atto anche misure di sicurezza extra.
Una scelta che viene fatta dal 50% delle aziende
straniere e dal 40% delle grandi aziende
nazionali, ma scende al 25% per le realtà di
piccole dimensioni.
Crescono in Lombardia le imprese gestite da
extracomunitari.
"Sta crescendo il numero di imprese gestite da
extracomunitari, con conseguenti problemi di
formazione e sensibilizzazione al problema della
sicurezza sul luogo di lavoro. Un problema che,
per la maggior parte degli stranieri, non è una
priorità". È la preoccupazione espressa da
Francesco Barela, direttore regionale reggente
INAIL. In Lombardia infatti le imprese con
titolare di origine extracomunitaria sono
passate dalle 37.931 del primo trimestre del
2007 alle 41.575 dello primo trimestre 2008
(fonte Camera di Commercio di Milano). Una
crescita del 9,6% in un anno. Un problema che va
a sommarsi alle difficoltà che incontrano i 54
ispettori Inps (a fronte di un fabbisogno di 67
funzionari) nello svolgere i controlli nelle
700mila aziende lombarde. "Stiamo cercando di
promuovere il lavoro di mediatori culturali,
peraltro molto difficili da reperire, che
facciano da punto di aggregazione per le
comunità straniere" ha aggiunto Francesco Barela,
"il loro scopo è portare il problema della
sicurezza all'attenzione dei lavoratori
attraverso momenti formativi collettivi"
La gita in barca è una delle attività tipiche della vacanza al mare, ma
l’attuale costo del carburante può rendere queste uscite molto costose. E la
situazione peggiora per chi in mare lavora: i prezzi della benzina possono
infatti rendere la giornata al largo addirittura improduttiva.
“Per i pescherecci, ad esempio, il consumo di carburante ha raggiunto il
40-50% dei costi gestionali”, sostiene Antonello Sala, ricercatore
dell’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Ancona. “Nel 2004 la
flotta peschereccia Europea ha speso circa 1 miliardo di euro in carburante,
al costo medio di 0.25-0.38 euro/litro. Se il costo si stabilizzerà attorno
al 60-70% sopra i livelli del 2004, si calcola che la flotta europea
sosterrà un costo addizionale di circa 600-700 milioni di euro, mettendo a
repentaglio la redditività delle attività di pesca che coinvolgono, in tutta
Europa, oltre 400.000 persone”.
Per contribuire alla riduzione di questo serio problema, l’Ismar-Cnr,
nell’ambito del progetto europeo “Energy saving in fisheries” (Esif), ha
progettato e sperimentato un dispositivo elettronico, denominato CorFu meter,
in grado di fornire in tempo reale informazioni sul consumo effettivo di
carburante nelle varie fasi di pesca, dalla navigazione al calo della rete
in mare, al suo traino, al salpamento, etc.
“Per
il nostro esperimento abbiamo coinvolto due pescherecci della marineria
marchigiana che hanno svolto le normali attività di pesca supportati, però,
dal nostro dispositivo installato all’interno della plancia”, spiega Sala,
responsabile scientifico, per il Cnr, del progetto Esif. “La sola conoscenza
di quanto si stava consumando in quel momento preciso ha fatto sì che i
comandanti a bordo correggessero il ‘tiro’, cambiando alcune modalità di
navigazione. Ad esempio hanno potuto riscontrare che una diminuzione della
velocità di soli 0.5 nodi porta ad un risparmio del 10% del consumo
effettivo di nafta”. Oppure, continua Sala “Ottimizzando alcune altre
caratteristiche (passo dell’elica, giri del motore, etc.) è stato possibile
quantificare un ulteriore risparmio di circa l’8%”.
Tutto il sistema è stato sviluppato in collaborazione con società italiane e
inglesi, e consiste di tre principali componenti: due sensori per la misura
della portata massica (è massica) di carburante, un registratore multicanale,
utilizzato per la visualizzazione a bordo e la memorizzazione dei dati di
consumo di carburante ed un Gps ‘data logger’, che rileva la posizione della
nave e memorizza i dati di velocità.
“Il prossimo passo” conclude Sala, “sarà quello di introdurre
commercialmente delle modifiche alle attrezzature utilizzate per la pesca
(materiali tessili ad alta tenacità, ottimizzazione del design degli
attrezzi, divergenti con elevate performance idrodinamiche, etc.) sempre al
fine di quantificare, controllare ed ottimizzare il consumo energetico. Si
prevede con queste innovazioni di poter raggiungere un risparmio energetico
di circa il 20-25%”.
Video -
Cambio lampadina con cesta su muletto ...
In relazione anche alla discussione nel Forum relativa all'uso della
cesta sui muletti vi riportiamo un video
girato all'interno di una azienda relativo al cambio di una
lampadina ...
LINEE
GUIDA PER L’INDIVIDUAZIONE ED IL CONTROLLO DELLE PATOLOGIE NEI LAVORATORI
ESPOSTI A RISCHIO DA MOVIMENTI RIPETUTI DEGLI ARTI SUPERIORI E DA MOVIMENTAZIONE
MANUALE DEI CARICHI. continua
>>
RISCHIO CHIMICO - Laboratori di ricerca biomedica- I laboratori di
ricerca rappresentano un contesto lavorativo particolarmente
esposto al rischio chimico per la presenza di agenti chimici
diversi, utilizzati spesso in miscela tra loro anche se
comunemente a bassi dosaggi. Mentre per l'esposizione acuta e/o
ad alte dosi gli effetti sulla salute sono conosciuti, quelli da
esposizione ad agenti multipli e a basse dosi sono ancora
oggetto di studio. L'adozione di buone prassi in laboratorio
rappresenta l'elemento base per ottenere un ambiente realmente
salubre e sicuro. Per questo è importante che gli operatori
abbiano delle conoscenze approfondite sulle sostanze che
manipolano e sull'ambiente in cui lavorano. continua
>>
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Cosa c’è di più gustoso e sano, quando fa caldo, della
frutta di stagione, saporita e dissetante. Per
comprendere meglio il rapporto tra i consumatori e
questo prodotto,
l’Ossevatorio
sul gusto della frutta coordinato da Stefano Predieri e
Massimiliano Magli, ricercatori della sede di Bologna
dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr, ha
condotto un’indagine on line sulle caratteristiche
associate all’idea di qualità della frutta.
I cinque aspetti proposti sono stati: sicurezza (assenza
di pesticidi, Ogm, etc.); salubrità e genuinità (aspetti
nutrizionali, vitamine, antiossidanti); comodità di
conservazione e consumo; presenza di marchi di qualità;
aspetti edonistici e sensoriali. Gli oltre 200
consumatori che hanno partecipato all’indagine
considerano la sicurezza un requisito base che, insieme
alla salubrità e genuinità, ha raggiunto l’80% del
risultato. “Il dato però più interessante”, commenta
Predieri, “è che lo stesso livello di importanza è
attribuito agli aspetti edonistici, giudicati molto
importanti dall’83% degli intervistati. Queste cifre
indicano che la qualità della frutta comprende appunto
inscindibilmente: sicurezza, salubrità, aspetti
nutrizionali e gusto”.
Relativamente inferiori nel determinare la qualità
complessiva sono stati ritenuti invece gli aspetti
relativi all’informazione, quali la presenza di marchi
di origine: circa il 40% li ritiene molto importanti, il
35% abbastanza importanti. La comodità di conservazione
e consumo sono indicati solo dal 20% degli intervistati
molto importanti, dal 40% abbastanza importanti, il
resto li giudica poco o per nulla influenti.
Un’approfondita indagine sul gusto è stata svolta per la
regina delle tavole estive, la pesca. “Ai consumatori”,
spiega Massimiliano Magli, “è stato chiesto di indicare
il grado di soddisfazione nei confronti delle pesche
gustate e la rispondenza tra gli attributi della pesca
‘ottimale’ e quella trovato sul mercato”.
I
300 intervistati hanno giudicato pesche e nettarine come
‘abbastanza buone’ (voto medio di 6 su scala 1-9),
tuttavia solo la metà degli intervistati ha espresso
giudizi di soddisfazione per il prodotto acquistato,
mentre il segnale negativo è che circa un quarto si è
dichiarato insoddisfatto.
Entrando nel dettaglio delle caratteristiche gustative
considerate, l’attributo che più si distacca dai
desideri del consumatore è l’aroma, che dovrebbero
essere quasi il doppio di quello attuale. “Questo
risultato può essere interessante per i produttori: il
profumo e il sapore sono ‘facce diverse’ dell’aroma,
sono gli aspetti più delicati, penalizzati dalla scelta
di varietà scadenti, da una produzione sbilanciata, da
una raccolta troppo anticipata, da un trasporto troppo
lungo o non curato. Al tempo stesso sono quelli che più
‘parlano’ al consumatore”, concludono i due ricercatori.
Altri attributi che si vorrebbe fossero esaltati sono
freschezza, dolcezza e succosità. Viene anche indicata
la richiesta di frutti un po’ meno acidi e consistenti.
Per quanto concerne gli aspetti esteriori, viene
valutata positivamente la dimensione, mentre sarebbero
graditi frutti più colorati.
Anche quest’anno, in occasione dell’inizio della
stagione peschicola del 2008, l’Osservatorio del gusto
dell’ Ibimet-Cnr vuole rilanciare l’indagine on line,
per proseguire nel progetto della creazione di un canale
di comunicazione diretto tra consumatori e produttori
per ottenere una riconoscibile qualità ‘made in Italy’.
E sul sito
rqpa.ibimet.cnr.it
è stata lanciata l’indagine su un altro dei frutti amati
dagli italiani: la ciliegia.
Maria Teresa Dimitri
Fonte:
Stefano Predieri, Massimiliano Magli, sede di Bologna
dell’Istituto di biometeorologia del Cnr, tel.
051/6399008, 051/ 6399011, e-mail:
s.predieri@ibimet.cnr.it,
m.magli@ibimet.cnr.it
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