VALUTAZIONE
DELL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE A CLORURO DI VINILE MONOMERO E CLORURO DI
VINILIDENE DI UN LAVORATORE ADDETTO AL CONFEZIONAMENTO FARMACI
F. D’Orsi, D. De Grandis, R. Laurelli, R. Narda, E. Pietrantonio, F. Scarlini,
P.S. Soldati
Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (S.Pre.S.A.L.),
Dipartimento di Prevenzione, ASL RMC
RIASSUNTO.
Lo studio in esame nasce nell’ambito di un’indagine di Polizia giudiziaria
delegata dalla Procura della Repubblica per un caso di sospetta malattia di
origine professionale, rilevata incidentalmente nel corso di accertamenti
diagnostici in un lavoratore addetto al confezionamento di farmaci in un’azienda
farmaceutica. Le informazioni preliminari fornite dalla Autorità Giudiziaria
indicavano che la patologia potesse essere attribuita all’esposizione a cloruro
di vinile monomero (CVM). Al fine di stimare la possibile esposizione
lavorativa, è stato applicato un metodo di valutazione del rischio chimico
basato sui dati del ciclo produttivo e sulle caratteristiche delle sostanze
utilizzate, che ha consentito di integrare i pochi dati ambientali disponibili,
da soli insufficienti per formulare ipotesi eziologiche. L’attività lavorativa
comportava esposizione a CVM e a cloruro di vinilidene (rispettivamente presenti
nei blister e nella colla). Sono state analizzati il ciclo produttivo, le
materie prime utilizzate, i prodotti di processo generati durante le lavorazioni
e le loro proprietà chimico-fisiche e tossicologiche. In particolare si
riportano tutte le valutazioni tecnico scientifiche che hanno condotto al
giudizio conclusivo sulla diversa distribuzione degli inquinanti in atmosfera di
lavoro.
EVALUATION OF
PROFESSIONAL EXPOSURE TO CHLORIDE VINYL MONOMER AND VINYL IDENE CHLORIDE FOR A
PHARMACEUTICAL PACKAGING WORKER
ABSTRACT.
The study was conducted by Judicial Policy investigations of Prosecution’s
Office. The event was connected by a professional founded suspicion disease of a
pharmaceutical worker. First information coming from the Authority indicated a
chloride vinyl monomer (CVM) exposure. We applied a chemical risk assessment
method to estimate real professional exposure. The method was based on the
productive cycle, physical and chemical and toxicological properties. The method
combined to environmental data permitted to formulate etiological hypothesis.
The worker during drugs packaging was exposed to CVM and vinylidene chloride (CVDM)
caused by blister warming and
by glue deposition. We explain the evaluations by which we could
consider the pollutant different distribution in workplaces.
TESTO UNICO SICUREZZA -
Segnaliamo dal Sole24ORE una serie di domande e risposte sul Testo Unico.
Ringraziamo sentitamente zara, partecipante alle discussioni del nostro Forum,
per la segnalazione.
continua >>
GESTIONE DEI RIFIUTI E COMPILAZIONE DEI REGISTRI: CRITERI
GENERALI ED UN ESEMPIO PER LE AZIENDE EDILI
Gli obblighi fondamentali della gestione dei rifiuti sono
sostanzialmente tre:
Denuncia annuale MUD
Tenuta dei registri di carico e scarico
Presenza del formulario di trasporto in occasione del trasporto
dei rifiuti
Gli obblighi detti in precedenza, tuttavia, presentano delle
esclusioni che è bene approfondire per capire cosa si è
realmente chiamati a dover fare.
COMPILAZIONE DEL FORMULARIO (art193, comma 3): ogni trasporto di
rifiuti deve essere accompagnato da un formulario, ed in
particolare:
RIFIUTI PERICOLOSI: sempre il formulario
RIFUTI NON PERICOLOSI: sempre il formulario pur esistendo delle
eccezioni, che se pensiamo ad un’azienda edile, possono far
venire mene tale obbligo, come:
· Comma 4): per il trasporto in conto proprio di modiche
quantità di rifiuti NON PERICOLOSI cioè non superiori ai 30
litri o 30 kili al giorno effettuato in modo occasionale o
saltuario, non occorre il FORMULARIO.
DICHIARAZIONE ANNUALE MUD (art189, comma 3, come modificato dal
Dlgs 4/2008): è tenuto a fare il MUD:
Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e
trasporto di rifiuti, i commercianti e gli intermediari di
rifiuti senza detenzione,
Le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di
smaltimento di rifiuti, i Consorzi istituiti per il recupero ed
il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti,
Nonché le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti
pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere
c), d) e g),
· c) i rifiuti da lavorazioni industriali, fatto salvo quanto
previsto dall'articolo 185, comma 1, lettera i);
· d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
· g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento
di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri
trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e
da abbattimento di fumi;
Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori agricoli di cui
all'articolo 2135 del Codice civile con un volume di affari
annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono e
trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all'articolo
212, comma 8, NONCHÉ, PER I SOLI RIFIUTI NON PERICOLOSI, LE
imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di
dieci dipendenti.
OBBLIGO DELLA TENUTA DEI REGISTRI DI CARICO SCARICO (art. 190):
tutti coloro che debbono fare il MUD, hanno l’obbligo di tenere
i registri di carico scarico, e comunque, i soggetti che
producono rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma
3, lettere c), d) e g), hanno l'obbligo di tenere un registro di
carico e scarico
RIASSUMENDO:
RIFIUTI PERICOLOSI
à
MUD : si
à
REGISTRI: si
RIFIUTI NON PERICOLOSI
à
MUD : dipende (vedi deroghe)
à
REGISTRI: si
(dipendentemente dal tipo di rifiuti, art 184,
comma 3 lettree c,d,g)
ESEMPIO:Aziende edili.
Facendo seguito ad una comunicazione di ANCE approfondiamo
gli obblighi che hanno le imprese edili in merito alla
gestione dei rifiuti.
Assumendo che il rifiuto sia, NON PERICOLOSO, esso è
classificato (art. 184, comma 3, lettera b):
b) i rifiuti derivanti dalle attività di
demolizione, costruzione, nonché i rifiuti
pericolosi che derivano dalle attività di scavo,
fermo restando quanto disposto dall'articolo
186;
Pertanto:
Non si deve fare il MUD:
la lettere a b) che identifica l’origine del rifiuto è
esclusa dal campo di applicazione.
Non devo tenere i REGISTRI di carico/scarico:
la lettere a b) che identifica l’origine del rifiuto è
esclusa dal campo di applicazione.
DEVO FARE IL FORMULARIO in occasione del trasporto.
Per quanto attiene, invece, ai rifiuti PERICOLOSI, non
esistono deroghe e si deve fare tutto.
Quindi, l’aspetto fondamentale per avere un buon punto di
partenza, è identificare correttamente il codice CER che
identifica i rifiuti.
Per quanto attiene al Mud si ricorda che esso deve essere
presentato alle Camere di commercio territorialmente
competenti entro e non oltre il 30 Aprile di ogni anno.
Clima e
qualità dell’aria: due facce della stessa medaglia
Entro la fine del secolo la temperatura superficiale della Terra potrebbe
aumentare da 1,8 a 4 gradi centigradi. A lanciare l’allarme nel loro IV
Rapporto sono stati gli esperti del Intergovernmental Panel on Climate
Change (Ipcc) dell’Onu.
Ma quali saranno le possibili conseguenze sul nostro ecosistema e cosa si
può fare per arginare il fenomeno del global warming? Se ne è discusso di
recente a Buenos Aires, nel corso del convegno “Impacto del Cambio Climático
sobre el Territorio y la Economía”, promosso dall’Ambasciata d’Italia in
Argentina, con il coordinamento scientifico, tra gli altri, anche del Cnr.
Al congresso hanno partecipato scienziati italiani di vari enti di ricerca
insieme a studiosi argentini. Al centro della discussione, naturalmente, i
temi più dibattuti di questi ultimi tempi, quali i processi di
desertificazione, la riduzione dei ghiacciai e, soprattutto, la
responsabilità umana sui cambiamenti in atto.
“Con una probabilità del 90% il riscaldamento climatico del nostro Pianeta è
dovuto alle emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas a effetto
serra”, spiega il fisico Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze
dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, intervenuto al
convegno. “Ogni attività antropica, infatti, dai trasporti alla produzione
di energia, dall’agricoltura all’allevamento, fino al trattamento dei
rifiuti, causa emissioni di sostanze che cambiano la composizione
dell’atmosfera. Tali cambiamenti a loro volta influenzano direttamente molti
processi ambientali e determinano la qualità dell’aria, lo stato degli
ecosistemi terrestri e marini e anche il clima. Cambiamenti climatici e
qualità dell’aria non sono che due facce della stessa medaglia”.
Un circolo vizioso, quindi, che continua inesorabilmente ad autoalimentarsi
e che incide non solo sulla salute dell’uomo, ma anche sull’ambiente e
sull’economia. “Si prevede”, puntualizza Fuzzi, “che i cambiamenti climatici
influenzeranno anche il regime delle precipitazioni. Chiaramente, ciò
altererà la disponibilità di acqua in vaste aree del Pianeta e questo avrà
conseguenze anche sull’agricoltura e, dunque, sulla disponibilità di cibo. È
necessario che le legislazioni di tutti i paesi mettano in atto politiche
integrate, che agiscano sia sulla mitigazione dei cambiamenti climatici sia
sul controllo della qualità dell’aria”.
Dello stesso avviso è anche Giuseppe Scarascia-Mugnozza, direttore dell’Istituto
di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr di Porano (Tr),
presente ai lavori del simposio italo-argentino. Secondo il ricercatore del
Cnr, saranno gli ecosistemi terrestri, in particolare, a giocare un ruolo
chiave nel sistema di regolazione climatica. “Quando parliamo di iniziative
per la mitigazione”, dice Scarascia-Mugnozza, “ci riferiamo a quelle misure
energetiche e industriali per la riduzione delle emissioni di carbonio. Ma
se allarghiamo la nostra visuale anche all’insieme dei gas a effetto serra e
alle altre sostanze inquinanti, è fuor di dubbio che nella mitigazione
rientrano anche la diffusione della bio-energia e tutte le iniziative volte
ad aumentare la capacità dei sistemi biologici, tra cui alberi e foreste, di
assorbire inquinanti atmosferici, come ozono e idrocarburi volatili”.
Altra strategia complementare alla mitigazione, quanto mai necessaria per
affrontare il problema in modo adeguato, sembra essere quella
dell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso. Esempi di questa
strategia sono il cosiddetto ‘rimboschimento’, ossia il progressivo impianto
di specie ed ecotipi più adatti alle nuove condizioni climatiche, e gli
interventi di forestazione urbana e peri-urbana, che migliorano il
microclima e l’ambiente delle aree metropolitane. “Naturalmente il confine
tra mitigazione e adattamento”, conclude il ricercatore del Cnr, “non è
sempre chiaro e netto, ma è certo che le alberature, l’agro-selvicoltura, le
piantagioni forestali e le foreste naturali hanno enormi potenzialità di
impiego in entrambe le strategie e possono contribuire a contrastare le
modificazioni dell’ambiente, a vantaggio anche dell’economia e quindi
dell’intera società”.
Cecilia
Migali
Fonte: Sandro
Fuzzi, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, Bologna, tel.
051/ 6399559, e-mail:
s.fuzzi@isac.cnr.it;
Giuseppe Scarascia-Mugnozza, Istituto di biologia agro-ambientale e
forestale del Cnr, di Porano (Tr), tel. 0763/374927, e-mail:
giuseppe.scarascia@ibaf.cnr.it
Accordo per un recupero più
efficiente dei rifiuti elettrici ed elettronici
Siglata la partnership tra due dei
maggiori Consorzi dediti alla gestione dei RAEE, Rifiuti da Apparecchiature
Elettriche ed Elettroniche. Accordo per una logistica più efficiente nel
ritiro dei RAEE I due principali Consorzi nei rispettivi settori, Ecolamp
, nella gestione delle moderne sorgenti luminose (Raggruppamento RAEE R5) * , e
Re.Media
, per i piccoli elettrodomestici, l’information technology e l’elettronica di
consumo (Raggruppamento RAEE R4) * , hanno dato vita ad un accordo con lo scopo
di ottenere più efficienti sinergie sul piano logistico e la migliore attenzione
alla salvaguardia dell’ambiente.
L’intesa ottimizza le attività di
ritiro dei RAEE dai centri di raccolta ed il loro successivo trasporto agli
impianti di trattamento. L’accordo prevede che per il Raggruppamento R5 Ecolamp
fornisca a Re.Media in via esclusiva sull’intero territorio italiano i servizi
di raccolta e di trattamento relativi ai RAEE di competenza di quest’ultimo e
viceversa per il Raggruppamento R4, Re.Media fornisca ad Ecolamp, sempre in via
esclusiva sull’intero territorio italiano, servizi di raccolta e di trattamento
relativi ai RAEE di competenza di quest’ultimo, in base alle assegnazioni del
Centro di Coordinamento.
Un’intesa eco-compatibile
La maggiore efficienza delle attività di ritiro e trasporto si traduce in un
vantaggio economico ed ambientale: ai sensibili minori consumi di carburante si
aggiunge il notevole risparmio di emissioni di CO2 in atmosfera. Insieme,
Ecolamp e Re.Media, infatti, sviluppano e coordinano le attività di ritiro,
trasporto, trattamento e smaltimento dei RAEE ispirandosi a criteri di
responsabilità, efficienza ed eccellenza produttiva e concentrandosi ciascuno
sulle proprie specificità tecnico-operative.
In tal modo, i due Consorzi
intendono accrescere l’efficienza complessiva del nuovo sistema RAEE attraverso
la valorizzazione delle competenze distintive di ciascun Sistema Collettivo e la
condivisione delle piattaforme logistico-operative da essi realizzate.
Il Consorzio Ecolamp
Ecolamp, Consorzio volontario e senza fini di lucro per il recupero e lo
smaltimento di apparecchiature di illuminazione è stato istituito dalle più
importanti imprese del settore: General Electric, Filometallica, Leuci, Osram,
Philips e Havells-Sylvania. Oggi, con più di 130 aziende aderenti e una quota
pari all’85% del mercato italiano, rappresenta il più importante Consorzio del
Sistema RAEE chiamato ad assicurare il corretto riciclo dei rifiuti
illuminotecnici in Italia.
Il Concorzio Re.Media
Re.Media è il più grande Consorzio multifiliera italiano, con quota di mercato
del 40% nei settori dell'elettronica di consumo e informatica, piccoli
elettrodomestici e climatizzazione, ITC e telecomunicazioni, giocattoli,
orologi, strumenti musicali ecc.
Il Consorzio no-profit annovera tra
i propri soci aziende leader quali Apple, Artsana, Daikin, Expert, LG, JVC,
Mitsubishi, Motorola, Panasonic, Philips, Samsung, Sky, Telecom, Vodafone e
conta tra i propri associati circa mille aziende.
* Si ricorda che, per l'applicazione
di processi simili di raccolta, trasporto, messa in sicurezza e trattamento, i
RAEE sono stati suddivisi in base a caratteristiche di omogeneità nei seguenti 5
raggruppamenti: R1, grandi apparecchi di refrigerazione, frigoriferi,
congelatori, altri grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il
condizionamento; R2, altri grandi bianchi: lavatrici, asciugatrici,
lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde,
apparecchi elettrici per il riscaldamento e altri grandi apparecchi elettrici;
R3, tv e monitor (con e senza tubo catodico); R4, altro: apparecchiature
informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi
di illuminazione, e tutto quanto non esplicitamente presente negli altri
raggruppamenti; R5, sorgenti luminose (tubi fluorescenti; lampade fluorescenti
compatte; lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di
sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici; lampade a vapori di
sodio a bassa pressione).
Ufficio Stampa: Hill & Knowlton Gaia
Andrea Pietrarota, 06.441640327 – 335.5640825 -
pietrarotaa@hkgaia.com
Internet prima
del Web - Parla il primo italiano a
connettersi con la rete: “I computer erano grandi come frigoriferi e privi
di grafica. Usammo la rete terrestre americana e importammo la tecnologia
dagli Usa, grazie ai nostri contatti personali”. La ‘commemorazione’,
durante un incontro che si tiene domani a Roma, nell’ambito di ‘Apriamo la
mente’
La Rete Internet esisteva anche prima
del Web: certo, assai diversa dal colorato contenitore multimediale cui
siamo abituati oggi, ma non meno preziosa per gli scienziati e ricercatori
che le si affidavano per comunicare. Dell’Internet ‘delle origini’, della
straordinaria esplosione che il sistema ha conosciuto fino ai giorni nostri
e del suo futuro parleranno domani – giovedì 15 maggio – alle ore 18.00,
nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Roma Tre, via Ostiense 159
(ingresso libero), i principali pionieri della Rete italiana.
“Di certo non immaginavamo di scrivere
un pezzo di storia”, spiega Antonio Blasco Bonito dell’Istituto di Scienza e
Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle
Ricerche di Pisa (Isti-Cnr), di fatto il primo italiano a collegarsi a
Internet dall’allora Centro nazionale universitario di calcolo elettronico
di Pisa (Cnuce-Cnr). “Internet non si chiamava neppure così: noi usavamo la
connessione alla rete Satnet, dopo un lungo preliminare burocratico, tra
Telespazio, Italcable e Cnr, e tecnico. La realizzazione e la preparazione
della strumentazione avvenne importando l’apparecchiatura essenziale dagli
Stati Uniti: del resto, sul lato terrestre ci collegavamo a una rete già
pronta proprio negli Usa, Arpanet, mentre sul fronte satellitare l’Italia si
unì al gruppo europeo che già comprendeva Norvegia, Inghilterra e Germania.
Insomma: gli apparati erano già stati predisposti in larga misura e noi
abbiamo preso ‘in prestito’ il sistema esistente”.
L’incontro di domani su “Come eravamo.
La rete c’era già… molto prima del ’95” (www.garr.it/come-eravamo
,
link al quale sarà possibile seguire i lavori del convegno in streaming),
organizzato dal Consortium GARR nell'ambito della manifestazione “Apriamo
la mente. Lazio. Terra di scienza”,
vede raccolti ricercatori e tecnici che hanno contribuito alle prime
sperimentazioni, ai primi test sul Tcp/Ip (il Protocollo Internet
propriamente detto), alla nascita del primo sito Web (1991) e alla
diffusione di massa dell’ormai arcinoto prefisso www.
“Usavamo apparecchiature grandi come
frigoriferi”, ricorda Bonito, oggi in forza al Wireless Networks Lab dell’Isti-Cnr,
che nell’aprile del 1986 fece partire dal Cnuce-Cnr i primi dati che
raggiunsero via satellite la rete americana Arpanet. “I costi e le velocità
non sono neppure paragonabili a quelli dei moderni apparati. Le attività di
ricerca erano finalizzate soprattutto a individuare un’alternativa rapida ed
economica alle linee telefoniche: oggi come allora, la comunicazione e lo
scambio di informazioni erano la base per qualunque iniziativa scientifica.
Ci fu presto chiaro che la posta elettronica sarebbe stata, in tal senso, la
prima vera rivoluzione innescata da Internet”.
Il cuore del primo collegamento era il
butterfly gateway, un “antenato dei moderni router. La
tecnologia, anche allora, mutava continuamente e ci fu di estremo aiuto la
rete di relazioni interpersonali che il gruppo del Cnuce seppe tessere con i
colleghi delle università americane: metodi, apparati, tecnologie non erano
certo disponibili comunemente sul mercato e la costruzione di Internet di
fatto avvenne soprattutto in virtù di questo ‘passaparola’ tra i
ricercatori. Per molti anni, fin quando al Cern non è maturata l’idea del
World Wide Web, per inviare messaggi o file non si usavano personal
computer ‘moderni’ ma ‘terminali a carattere’, privi di grafica, che si
collegavano ai calcolatori centrali degli istituti di ricerca”, conclude
Bonito. “Finché il protocollo Tcp/Ip, svincolato dalle ipoteche commerciali
che tanti operatori avevano cercato di imporre, è stato finalmente in grado
di far parlare tra loro calcolatori di ogni tipo e dimensione sparsi in ogni
angolo del mondo”.
Roma, 14 maggio 2008
La scheda
Che cosa: Convegno “Come
eravamo. La rete c’era già… molto prima del ’95”
Dove: Roma, Università Roma
Tre, via Ostiense 159 (ingresso libero)
Quando: 15 maggio, ore 18.00
Chi: Istituto di Scienza e
Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle
Ricerche di Pisa (Isti-Cnr), Consortium GARR
Info: Antonio Blasco Bonito,
Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” di Pisa (Isti-Cnr),
email:
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vedere anche tutte le altre notizie di giovedi' 15 maggio 2008 e scaricare tutti i documenti allegati?
Le
altre notizie del 15.05.2008 sulla sicurezza e salute sul lavoro (Riservate agli
abbonati): Lavoratori dello spettacolo - Rischio Biologico non sanitario - Fatica mentale e videoterminale: una meta-analisi
e molto altro ancora .....
Reggio Emilia:
al via una campagna di sicurezza nelle mense
12
maggio 2008. L’iniziativa è promossa dalla
Provincia e da Cir food, principale azienda
reggiana di ristorazione. Coinvolgerà ogni
giorno in pausa pranzo almeno 15.000 lavoratori
REGGIO EMILIA - Una campagna straordinaria di
attenzione e sensibilizzazione dedicata alla
sicurezza sul lavoro e destinata alle mense
aziendali, ai self service e ai punti di
ristoro. A lanciarla è la provincia di Reggio
Emilia, che con questa nuova iniziativa conferma
il proprio impegno sul fronte degli infortuni.
L'iniziativa, realizzata con la collaborazione
di Cir food, la principale azienda reggiana di
ristorazione che si è resa disponibile a
coprirne i costi, è stata illustrata nel corso
di una conferenza stampa dall'assessore al
Lavoro, Gianluca Ferrari, e dal consigliere
amministrativo Armando Sacchetti per la
provincia, nonché dal direttore Risorse umane di
Cir food Cooperativa Italiana di Ristorazione,
Chiara Nasi.
La
campagna informativa, che utilizzerà materiali
comunicativi diversi (dalle locandine ai
segnaposto sui tavoli), riprenderà alcuni
concetti fondamentali in materia di sicurezza
sul lavoro: innanzitutto, il dovere delle parti
interessate a garantire tutti gli adempimenti
necessari affinché i rischi possano essere
ridotti al minimo, ma anche il diritto di
ciascuno a pretendere condizioni di lavoro non
in contrasto con il principio fondamentale di
garantire le migliori condizioni di sicurezza e
salute sui luoghi di lavoro.
"In
concomitanza con gli appelli avvenuti anche in
occasione dei festeggiamenti del Primo Maggio da
parte delle più alte cariche dello Stato" ha
detto l'assessore provinciale al Lavoro,
Gianluca Ferrari "intendiamo mantenere alto
anche a Reggio il livello di attenzione pubblica
su questi temi, consapevoli che solo attraverso
un costante e quotidiano richiamo ai rischi
potenziali presenti sui luoghi di lavoro, che
coinvolga imprenditori, lavoratori e semplici
cittadini, è possibile ridurre gli incidenti e
le morti sul lavoro".
"Il
tema della sicurezza" ha sottolineato il
direttore Risorse umane di Cir food, Chiara Nasi
"è di grande attualità ed è molto sentito anche
dalle imprese. Per questo, l'invito a questa
iniziativa della provincia ci ha convinti
subito. Cir food aveva già avviato, verso i
propri soci e dipendenti, una campagna di
sensibilizzazione sull'argomento, poiché anche
l'azienda più virtuosa in tema di sicurezza non
può essere lasciata sola. Sono fondamentali la
collaborazione e l'attenzione del lavoratore.
Grazie a questa iniziativa riusciremo a
raggiungere, in tutta la provincia di Reggio
Emilia, almeno 15.000 lavoratori ogni giorno in
pausa pranzo. Solo con atteggiamenti consapevoli
delle imprese per prime, ma anche dei lavoratori
si riuscirà a mettere un freno a questo
fenomeno". L'assessore Ferrari ha quindi
concluso ringraziando l'azienda: "Siamo grati
alla Cir per la sensibilità e la disponibilità
dimostrata. Ci auguriamo che questo esempio
possa essere adottato anche da altre aziende che
hanno contatti quotidiani con un vasto pubblico
di lavoratori e più in generale di cittadini".
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Le
altre notizie del 15.05.2008 sulla sicurezza alimentare (Riservate agli
abbonati): Gestione della
prevenzione nel comparto agricoltura - Vendemmia - Tutte le novita' legislative sulla
sicurezza
alimentare pubblicate nelle Gazzette Ufficiali della Repubblica Italiana dal 08.05.2008 al
14.05.2008 e molto altro ancora ...