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15 MAGGIO 2008

  

   

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15/05/2008

VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE A CLORURO DI VINILE MONOMERO E CLORURO DI VINILIDENE DI UN LAVORATORE ADDETTO AL CONFEZIONAMENTO FARMACI
F. D’Orsi, D. De Grandis, R. Laurelli, R. Narda, E. Pietrantonio, F. Scarlini, P.S. Soldati
Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (S.Pre.S.A.L.), Dipartimento di Prevenzione, ASL RMC

RIASSUNTO. Lo studio in esame nasce nell’ambito di un’indagine di Polizia giudiziaria delegata dalla Procura della Repubblica per un caso di sospetta malattia di origine professionale, rilevata incidentalmente nel corso di accertamenti diagnostici in un lavoratore addetto al confezionamento di farmaci in un’azienda farmaceutica. Le informazioni preliminari fornite dalla Autorità Giudiziaria indicavano che la patologia potesse essere attribuita all’esposizione a cloruro di vinile monomero (CVM). Al fine di stimare la possibile esposizione lavorativa, è stato applicato un metodo di valutazione del rischio chimico basato sui dati del ciclo produttivo e sulle caratteristiche delle sostanze utilizzate, che ha consentito di integrare i pochi dati ambientali disponibili, da soli insufficienti per formulare ipotesi eziologiche. L’attività lavorativa comportava esposizione a CVM e a cloruro di vinilidene (rispettivamente presenti nei blister e nella colla). Sono state analizzati il ciclo produttivo, le materie prime utilizzate, i prodotti di processo generati durante le lavorazioni e le loro proprietà chimico-fisiche e tossicologiche. In particolare si riportano tutte le valutazioni tecnico scientifiche che hanno condotto al giudizio conclusivo sulla diversa distribuzione degli inquinanti in atmosfera di lavoro.

EVALUATION OF PROFESSIONAL EXPOSURE TO CHLORIDE VINYL MONOMER AND VINYL IDENE CHLORIDE FOR A PHARMACEUTICAL PACKAGING WORKER

ABSTRACT. The study was conducted by Judicial Policy investigations of Prosecution’s Office. The event was connected by a professional founded suspicion disease of a pharmaceutical worker. First information coming from the Authority indicated a chloride vinyl monomer (CVM) exposure. We applied a chemical risk assessment method to estimate real professional exposure. The method was based on the productive cycle, physical and chemical and toxicological properties. The method combined to environmental data permitted to formulate etiological hypothesis. The worker during drugs packaging was exposed to CVM and vinylidene chloride (CVDM) caused by blister warming and
by glue deposition. We explain the evaluations by which we could
consider the pollutant different distribution in workplaces.

continua >> (2 pagine in PDF)

Fonte: G Ital Med Lav Erg 2007; 29:3

 

  

 15/05/2008

TESTO UNICO SICUREZZA - Entra oggi in vigore il Nuovo Testo Unico sulla Sicurezza e Salute sul Lavoro. continua >>

 

  

 15/05/2008

TESTO UNICO SICUREZZA - Segnaliamo dal Sole24ORE una serie di domande e risposte sul Testo Unico.
Ringraziamo sentitamente zara, partecipante alle discussioni del nostro Forum, per la segnalazione.
continua >>

   
15/05/2008

Propylene Fire and Explosions - Propene, also known as propylene, is an unsaturated hydrocarbon having the chemical formula C3H6. It is the second simplest member of the alkene class of hydrocarbons, ethylene (ethene) being the simplest.
  Propene is a colourless and flammable
gas at room temperature and pressure. It is also odourless, so (as with most other gaseous hydrocarbons) it is mixed with minute quantites of mercaptans, sulfurous compounds with a powerful garlic smell to make it more easily detectable. It is found in coal gas and can be synthesized by cracking petroleum or by the dehydrogenation of propane continua >>

   
15/05/2008

Mobbing - Il fenomeno della violenza morale o psichica in occasione di lavoro
Dott.ssa Angela Sancini, Dott.ssa Vincenza Anzelmo

Allegato

Evidenza scientifica sulla Sindrome del Burn-out
Dott.ssa Tania Palitti, Dott.ssa Tiziana Caciari
Allegato

Fonte: Universita' La Sapienza Roma

   
15/05/2008
GESTIONE DEI RIFIUTI E COMPILAZIONE DEI REGISTRI: CRITERI GENERALI ED UN ESEMPIO PER LE AZIENDE EDILI

Gli obblighi fondamentali della gestione dei rifiuti sono sostanzialmente tre:

Denuncia annuale MUD
Tenuta dei registri di carico e scarico
Presenza del formulario di trasporto in occasione del trasporto dei rifiuti

Gli obblighi detti in precedenza, tuttavia, presentano delle esclusioni che è bene approfondire per capire cosa si è realmente chiamati a dover fare.

COMPILAZIONE DEL FORMULARIO (art193, comma 3): ogni trasporto di rifiuti deve essere accompagnato da un formulario, ed in particolare:
RIFIUTI PERICOLOSI: sempre il formulario
RIFUTI NON PERICOLOSI: sempre il formulario pur esistendo delle eccezioni, che se pensiamo ad un’azienda edile, possono far venire mene tale obbligo, come:
· Comma 4): per il trasporto in conto proprio di modiche quantità di rifiuti NON PERICOLOSI cioè non superiori ai 30 litri o 30 kili al giorno effettuato in modo occasionale o saltuario, non occorre il FORMULARIO.

DICHIARAZIONE ANNUALE MUD (art189, comma 3, come modificato dal Dlgs 4/2008): è tenuto a fare il MUD:

Chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti, i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione,
Le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti, i Consorzi istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti,
Nonché le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g),
· c) i rifiuti da lavorazioni industriali, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 185, comma 1, lettera i);

· d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;

· g) i rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;

Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del Codice civile con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all'articolo 212, comma 8, NONCHÉ, PER I SOLI RIFIUTI NON PERICOLOSI, LE imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti.

OBBLIGO DELLA TENUTA DEI REGISTRI DI CARICO SCARICO (art. 190): tutti coloro che debbono fare il MUD, hanno l’obbligo di tenere i registri di carico scarico, e comunque, i soggetti che producono rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico

RIASSUMENDO:
 

RIFIUTI PERICOLOSI

à

MUD : si

à

REGISTRI: si

 

 

 

 

 

RIFIUTI NON PERICOLOSI

à

MUD : dipende (vedi deroghe)

à

REGISTRI: si

(dipendentemente dal tipo di rifiuti, art 184, comma 3 lettree c,d,g)

 
ESEMPIO:
Aziende edili.

Facendo seguito ad una comunicazione di ANCE approfondiamo gli obblighi che hanno le imprese edili in merito alla gestione dei rifiuti. 
Assumendo che il rifiuto sia, NON PERICOLOSO, esso è classificato (art. 184, comma 3, lettera b):
 

b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 186;

  
Pertanto:

  • Non si deve fare il MUD:  la lettere a b) che identifica l’origine del rifiuto è esclusa dal campo di applicazione.

  • Non devo tenere i REGISTRI di carico/scarico: la lettere a b) che identifica l’origine del rifiuto è esclusa dal campo di applicazione.

  • DEVO FARE IL FORMULARIO in occasione del trasporto.

Per quanto attiene, invece, ai rifiuti PERICOLOSI, non esistono deroghe e si deve fare tutto.

Quindi, l’aspetto fondamentale per avere un buon punto di partenza, è identificare correttamente il codice CER che identifica i rifiuti.

Per quanto attiene al Mud si ricorda che esso deve essere presentato alle Camere di commercio territorialmente competenti entro e non oltre il 30 Aprile di ogni anno.

 

Fonte: Lisa Servizi srl

   

    

15/05/2008

Clima e qualità dell’aria: due facce della stessa medaglia

Entro la fine del secolo la temperatura superficiale della Terra potrebbe aumentare da 1,8 a 4 gradi centigradi. A lanciare l’allarme nel loro IV Rapporto sono stati gli esperti del Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu.
Ma quali saranno le possibili conseguenze sul nostro ecosistema e cosa si può fare per arginare il fenomeno del global warming? Se ne è discusso di recente a Buenos Aires, nel corso del convegno “Impacto del Cambio Climático sobre el Territorio y la Economía”, promosso dall’Ambasciata d’Italia in Argentina, con il coordinamento scientifico, tra gli altri, anche del Cnr. Al congresso hanno partecipato scienziati italiani di vari enti di ricerca insieme a studiosi argentini. Al centro della discussione, naturalmente, i temi più dibattuti di questi ultimi tempi, quali i processi di desertificazione, la riduzione dei ghiacciai e, soprattutto, la responsabilità umana sui cambiamenti in atto.
“Con una probabilità del 90% il riscaldamento climatico del nostro Pianeta è dovuto alle emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas a effetto serra”, spiega il fisico Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, intervenuto al convegno. “Ogni attività antropica, infatti, dai trasporti alla produzione di energia, dall’agricoltura all’allevamento, fino al trattamento dei rifiuti, causa emissioni di sostanze che cambiano la composizione dell’atmosfera. Tali cambiamenti a loro volta influenzano direttamente molti processi ambientali e determinano la qualità dell’aria, lo stato degli ecosistemi terrestri e marini e anche il clima. Cambiamenti climatici e qualità dell’aria non sono che due facce della stessa medaglia”.
Un circolo vizioso, quindi, che continua inesorabilmente ad autoalimentarsi e che incide non solo sulla salute dell’uomo, ma anche sull’ambiente e sull’economia. “Si prevede”, puntualizza Fuzzi, “che i cambiamenti climatici influenzeranno anche il regime delle precipitazioni. Chiaramente, ciò altererà la disponibilità di acqua in vaste aree del Pianeta e questo avrà conseguenze anche sull’agricoltura e, dunque, sulla disponibilità di cibo. È necessario che le legislazioni di tutti i paesi mettano in atto politiche integrate, che agiscano sia sulla mitigazione dei cambiamenti climatici sia sul controllo della qualità dell’aria”.
Dello stesso avviso è anche Giuseppe Scarascia-Mugnozza, direttore dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr di Porano (Tr), presente ai lavori del simposio italo-argentino. Secondo il ricercatore del Cnr, saranno gli ecosistemi terrestri, in particolare, a giocare un ruolo chiave nel sistema di regolazione climatica. “Quando parliamo di iniziative per la mitigazione”, dice Scarascia-Mugnozza, “ci riferiamo a quelle misure energetiche e industriali per la riduzione delle emissioni di carbonio. Ma se allarghiamo la nostra visuale anche all’insieme dei gas a effetto serra e alle altre sostanze inquinanti, è fuor di dubbio che nella mitigazione rientrano anche la diffusione della bio-energia e tutte le iniziative volte ad aumentare la capacità dei sistemi biologici, tra cui alberi e foreste, di assorbire inquinanti atmosferici, come ozono e idrocarburi volatili”.
Altra strategia complementare alla mitigazione, quanto mai necessaria per affrontare il problema in modo adeguato, sembra essere quella dell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso. Esempi di questa strategia sono il cosiddetto ‘rimboschimento’, ossia il progressivo impianto di specie ed ecotipi più adatti alle nuove condizioni climatiche, e gli interventi di forestazione urbana e peri-urbana, che migliorano il microclima e l’ambiente delle aree metropolitane. “Naturalmente il confine tra mitigazione e adattamento”, conclude il ricercatore del Cnr, “non è sempre chiaro e netto, ma è certo che le alberature, l’agro-selvicoltura, le piantagioni forestali e le foreste naturali hanno enormi potenzialità di impiego in entrambe le strategie e possono contribuire a contrastare le modificazioni dell’ambiente, a vantaggio anche dell’economia e quindi dell’intera società”.

Cecilia Migali

Fonte: Sandro Fuzzi, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, Bologna, tel. 051/ 6399559, e-mail: s.fuzzi@isac.cnr.it; Giuseppe Scarascia-Mugnozza, Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr, di Porano (Tr), tel. 0763/374927, e-mail: giuseppe.scarascia@ibaf.cnr.it

   
15/05/2008

Ecolamp & Re.media: insieme per l’ambiente

 

Accordo per un recupero più efficiente dei rifiuti elettrici ed elettronici

 

Siglata la partnership tra due dei maggiori Consorzi dediti alla gestione dei RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Accordo per una logistica più efficiente nel ritiro dei RAEE
I due principali Consorzi nei rispettivi settori, Ecolamp , nella gestione delle moderne sorgenti luminose (Raggruppamento RAEE R5) * , e Re.Media , per i piccoli elettrodomestici, l’information technology e l’elettronica di consumo (Raggruppamento RAEE R4) * , hanno dato vita ad un accordo con lo scopo di ottenere più efficienti sinergie sul piano logistico e la migliore attenzione alla salvaguardia dell’ambiente.

L’intesa ottimizza le attività di ritiro dei RAEE dai centri di raccolta ed il loro successivo trasporto agli impianti di trattamento. L’accordo prevede che per il Raggruppamento R5 Ecolamp fornisca a Re.Media in via esclusiva sull’intero territorio italiano i servizi di raccolta e di trattamento relativi ai RAEE di competenza di quest’ultimo e viceversa per il Raggruppamento R4, Re.Media fornisca ad Ecolamp, sempre in via esclusiva sull’intero territorio italiano, servizi di raccolta e di trattamento relativi ai RAEE di competenza di quest’ultimo, in base alle assegnazioni del Centro di Coordinamento.


Un’intesa eco-compatibile
La maggiore efficienza delle attività di ritiro e trasporto si traduce in un vantaggio economico ed ambientale: ai sensibili minori consumi di carburante si aggiunge il notevole risparmio di emissioni di CO2 in atmosfera. Insieme, Ecolamp e Re.Media, infatti, sviluppano e coordinano le attività di ritiro, trasporto, trattamento e smaltimento dei RAEE ispirandosi a criteri di responsabilità, efficienza ed eccellenza produttiva e concentrandosi ciascuno sulle proprie specificità tecnico-operative.

In tal modo, i due Consorzi intendono accrescere l’efficienza complessiva del nuovo sistema RAEE attraverso la valorizzazione delle competenze distintive di ciascun Sistema Collettivo e la condivisione delle piattaforme logistico-operative da essi realizzate.

Il Consorzio Ecolamp
Ecolamp, Consorzio volontario e senza fini di lucro per il recupero e lo smaltimento di apparecchiature di illuminazione è stato istituito dalle più importanti imprese del settore: General Electric, Filometallica, Leuci, Osram, Philips e Havells-Sylvania. Oggi, con più di 130 aziende aderenti e una quota pari all’85% del mercato italiano, rappresenta il più importante Consorzio del Sistema RAEE chiamato ad assicurare il corretto riciclo dei rifiuti illuminotecnici in Italia.


Il Concorzio Re.Media
Re.Media è il più grande Consorzio multifiliera italiano, con quota di mercato del 40% nei settori dell'elettronica di consumo e informatica, piccoli elettrodomestici e climatizzazione, ITC e telecomunicazioni, giocattoli, orologi, strumenti musicali ecc.

Il Consorzio no-profit annovera tra i propri soci aziende leader quali Apple, Artsana, Daikin, Expert, LG, JVC, Mitsubishi, Motorola, Panasonic, Philips, Samsung, Sky, Telecom, Vodafone e conta tra i propri associati circa mille aziende.

* Si ricorda che, per l'applicazione di processi simili di raccolta, trasporto, messa in sicurezza e trattamento, i RAEE sono stati suddivisi in base a caratteristiche di omogeneità nei seguenti 5 raggruppamenti: R1, grandi apparecchi di refrigerazione, frigoriferi, congelatori, altri grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il condizionamento; R2, altri grandi bianchi: lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici per il riscaldamento e altri grandi apparecchi elettrici; R3, tv e monitor (con e senza tubo catodico); R4, altro: apparecchiature informatiche, apparecchiature di consumo, piccoli elettrodomestici, apparecchi di illuminazione, e tutto quanto non esplicitamente presente negli altri raggruppamenti; R5, sorgenti luminose (tubi fluorescenti; lampade fluorescenti compatte; lampade a scarica ad alta intensità, comprese lampade a vapori di sodio ad alta pressione e lampade ad alogenuri metallici; lampade a vapori di sodio a bassa pressione).

 

Ufficio Stampa: Hill & Knowlton Gaia
Andrea Pietrarota, 06.441640327 – 335.5640825 -
pietrarotaa@hkgaia.com


Ecolamp cartella stampa on line


Re.Media, area stampa on line

Scarica il Comunicato in

 

  

 15/05/2008

Ogni tanto una notizia tecnologica ...

 

Internet prima del Web - Parla il primo italiano a connettersi con la rete: “I computer erano grandi come frigoriferi e privi di grafica. Usammo la rete terrestre americana e importammo la tecnologia dagli Usa, grazie ai nostri contatti personali”. La ‘commemorazione’, durante un incontro che si tiene domani a Roma, nell’ambito di ‘Apriamo la mente’

 

La Rete Internet esisteva anche prima del Web: certo, assai diversa dal colorato contenitore multimediale cui siamo abituati oggi, ma non meno preziosa per gli scienziati e ricercatori che le si affidavano per comunicare. Dell’Internet ‘delle origini’, della straordinaria esplosione che il sistema ha conosciuto fino ai giorni nostri e del suo futuro parleranno domani – giovedì 15 maggio – alle ore 18.00, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Roma Tre, via Ostiense 159 (ingresso libero), i principali pionieri della Rete italiana.

“Di certo non immaginavamo di scrivere un pezzo di storia”, spiega Antonio Blasco Bonito dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Isti-Cnr), di fatto il primo italiano a collegarsi a Internet dall’allora Centro nazionale universitario di calcolo elettronico di Pisa (Cnuce-Cnr). “Internet non si chiamava neppure così: noi usavamo la connessione alla rete Satnet, dopo un lungo preliminare burocratico, tra Telespazio, Italcable e Cnr, e tecnico. La realizzazione e la preparazione della strumentazione avvenne importando l’apparecchiatura essenziale dagli Stati Uniti: del resto, sul lato terrestre ci collegavamo a una rete già pronta proprio negli Usa, Arpanet, mentre sul fronte satellitare l’Italia si unì al gruppo europeo che già comprendeva Norvegia, Inghilterra e Germania. Insomma: gli apparati erano già stati predisposti in larga misura e noi abbiamo preso ‘in prestito’ il sistema esistente”.

L’incontro di domani su “Come eravamo. La rete c’era già… molto prima del ’95” (www.garr.it/come-eravamo, link al quale sarà possibile seguire i lavori del convegno in streaming), organizzato dal Consortium GARR nell'ambito della manifestazione “Apriamo la mente. Lazio. Terra di scienza”, vede raccolti ricercatori e tecnici che hanno contribuito alle prime sperimentazioni, ai primi test sul Tcp/Ip (il Protocollo Internet propriamente detto), alla nascita del primo sito Web (1991) e alla diffusione di massa dell’ormai arcinoto prefisso www.

“Usavamo apparecchiature grandi come frigoriferi”, ricorda Bonito, oggi in forza al Wireless Networks Lab dell’Isti-Cnr, che nell’aprile del 1986 fece partire dal Cnuce-Cnr i primi dati che raggiunsero via satellite la rete americana Arpanet. “I costi e le velocità non sono neppure paragonabili a quelli dei moderni apparati. Le attività di ricerca erano finalizzate soprattutto a individuare un’alternativa rapida ed economica alle linee telefoniche: oggi come allora, la comunicazione e lo scambio di informazioni erano la base per qualunque iniziativa scientifica. Ci fu presto chiaro che la posta elettronica sarebbe stata, in tal senso, la prima vera rivoluzione innescata da Internet”.

Il cuore del primo collegamento era il butterfly gateway, un “antenato dei moderni router. La tecnologia, anche allora, mutava continuamente e ci fu di estremo aiuto la rete di relazioni interpersonali che il gruppo del Cnuce seppe tessere con i colleghi delle università americane: metodi, apparati, tecnologie non erano certo disponibili comunemente sul mercato e la costruzione di Internet di fatto avvenne soprattutto in virtù di questo ‘passaparola’ tra i ricercatori. Per molti anni, fin quando al Cern non è maturata l’idea del World Wide Web, per inviare messaggi o file non si usavano personal computer ‘moderni’ ma ‘terminali a carattere’, privi di grafica, che si collegavano ai calcolatori centrali degli istituti di ricerca”, conclude Bonito. “Finché il protocollo Tcp/Ip, svincolato dalle ipoteche commerciali che tanti operatori avevano cercato di imporre, è stato finalmente in grado di far parlare tra loro calcolatori di ogni tipo e dimensione sparsi in ogni angolo del mondo”.

 

Roma, 14 maggio 2008

 

La scheda

 

Che cosa: Convegno “Come eravamo. La rete c’era già… molto prima del ’95”

Dove: Roma, Università Roma Tre, via Ostiense 159 (ingresso libero)

Quando: 15 maggio, ore 18.00

Chi: Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Isti-Cnr), Consortium GARR

Info: Antonio Blasco Bonito, Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “A. Faedo” di Pisa (Isti-Cnr), email: blasco.bonito@isti.cnr.it, tel. 050-3152958, 348-3972156, Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica di Pisa (Iit-Cnr), e-mail: luca.trombella@iit.cnr.it, tel. 050/3153437,  348/4421488

 

Ufficio stampa Cnr: Marco Ferrazzoli, e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it, tel. 06/4993.3383, 333-2796719

 

  

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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

15/05/2008

Reggio Emilia: al via una campagna di sicurezza nelle mense

12 maggio 2008. L’iniziativa è promossa dalla Provincia e da Cir food, principale azienda reggiana di ristorazione. Coinvolgerà ogni giorno in pausa pranzo almeno 15.000 lavoratori

REGGIO EMILIA - Una campagna straordinaria di attenzione e sensibilizzazione dedicata alla sicurezza sul lavoro e destinata alle mense aziendali, ai self service e ai punti di ristoro. A lanciarla è la provincia di Reggio Emilia, che con questa nuova iniziativa conferma il proprio impegno sul fronte degli infortuni. L'iniziativa, realizzata con la collaborazione di Cir food, la principale azienda reggiana di ristorazione che si è resa disponibile a coprirne i costi, è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa dall'assessore al Lavoro, Gianluca Ferrari, e dal consigliere amministrativo Armando Sacchetti per la provincia, nonché dal direttore Risorse umane di Cir food Cooperativa Italiana di Ristorazione, Chiara Nasi.

La campagna informativa, che utilizzerà materiali comunicativi diversi (dalle locandine ai segnaposto sui tavoli), riprenderà alcuni concetti fondamentali in materia di sicurezza sul lavoro: innanzitutto, il dovere delle parti interessate a garantire tutti gli adempimenti necessari affinché i rischi possano essere ridotti al minimo, ma anche il diritto di ciascuno a pretendere condizioni di lavoro non in contrasto con il principio fondamentale di garantire le migliori condizioni di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

"In concomitanza con gli appelli avvenuti anche in occasione dei festeggiamenti del Primo Maggio da parte delle più alte cariche dello Stato"  ha detto l'assessore provinciale al Lavoro, Gianluca Ferrari  "intendiamo mantenere alto anche a Reggio il livello di attenzione pubblica su questi temi, consapevoli che solo attraverso un costante e quotidiano richiamo ai rischi potenziali presenti sui luoghi di lavoro, che coinvolga imprenditori, lavoratori e semplici cittadini, è possibile ridurre gli incidenti e le morti sul lavoro".

"Il tema della sicurezza" ha sottolineato il direttore Risorse umane di Cir food, Chiara Nasi  "è di grande attualità ed è molto sentito anche dalle imprese. Per questo, l'invito a questa iniziativa della provincia ci ha convinti subito. Cir food aveva già avviato, verso i propri soci e dipendenti, una campagna di sensibilizzazione sull'argomento, poiché anche l'azienda più virtuosa in tema di sicurezza non può essere lasciata sola. Sono  fondamentali la collaborazione e l'attenzione del lavoratore. Grazie a questa iniziativa riusciremo a raggiungere, in tutta la provincia di Reggio Emilia, almeno 15.000 lavoratori ogni giorno in pausa pranzo. Solo con atteggiamenti consapevoli delle imprese per prime, ma anche dei lavoratori si riuscirà a mettere un freno a questo fenomeno". L'assessore Ferrari ha quindi concluso ringraziando l'azienda: "Siamo grati alla Cir per la sensibilità e la disponibilità dimostrata. Ci auguriamo che questo esempio possa essere adottato anche da altre aziende che hanno contatti quotidiani con un vasto pubblico di lavoratori e più in generale di cittadini".

(labitalia)

Fonte: INAIL

 

15/05/2008

Video - Food safety (Sicurezza alimentare)

Basic Food Safety - Part 3: Poor Personal Hygiene
 

Basic Food Safety - Part 4: Inadequate Cooking and Contamina
 
 

 

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