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14 MAGGIO 2008

  

   

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14/05/2008

Con i superconduttori la Risonanza magnetica nel Terzo Mondo

Cavo superconduttore Realizzare e impiegare su larga scala fili in cui far scorrere corrente elettrica senza dispersioni, con immensi vantaggi per il settore energetico. E’ l’obiettivo futuro della ricerca sulla superconduttività. “La superconduttività è un fenomeno quantistico che permette che la corrente fluisca in un materiale senza dissipazione”, spiega Carlo Ferdeghini, dell’Istituto nazionale di fisica della materia (Infm) del Cnr. “E’ uno stato della materia che si presenta in molti elementi o leghe al di sotto di una temperatura, definita critica, in generale molto bassa”.
Tanto bassa che la recente scoperta, nel 2001, della superconduttività a 40 K (-233 gradi centigradi) nel diboruro di magnesio (MgB2) ha rivoluzionato gli studi nel campo. “I superconduttori ad alta temperura critica, dell’ordine dei 150 K, scoperti alla fine degli anni Ottanta, non si sono mostrati adatti ad applicazioni industriali per la loro complessità strutturale. Questo composto, invece, ha una struttura semplice e ha il grande vantaggio di avere una temperatura critica, 40 K, che può essere raggiunta senza l’uso della costosa e complessa tecnologia di raffreddamento a elio liquido utilizzata fino ad oggi, ma con semplici macchine frigorifere, o addirittura con idrogeno liquido”.
Il laboratorio Lamia dell’Infm-Cnr ha condotto studi che hanno permesso di sintetizzare il diboruro di magnesio sottoforma di fili e nastri (Columbus Superconductors, spin-off del laboratorio del Cnr, è leader internazionale nella produzione di questi cavi), che possono raggiungere lunghezze chilometriche, rendendo così possibile l’avvolgimento di bobine superconduttrici, utilizzate, ad esempio, come magneti per realizzare sistemi aperti per la tomografia a risonanza magnetica. “Questi fili sono particolarmente efficaci perché permettono di realizzare macchine ‘cryogen free’, cioè senza elio liquido, consentendone la diffusione anche nei paesi del Terzo Mondo, dove la tecnologia dell’elio liquido non è proponibile. Senza dimenticare possibili applicazioni per strumenti diagnostici da usare durante interventi operatori. La sfida successiva”, conclude Ferdeghini, “è migliorare le caratteristiche critiche del diboruro di magnesio, per raggiungere prestazioni di corrente critica superiori e generare così campi magnetici più intensi”.
Ma il mondo della superconduttività riserva continue sorprese. E’ di poche settimane fa la notizia della scoperta, in Giappone, di una nuova famiglia di superconduttori ossidi, che presenta temperature critiche fino a 55 K. Per rispondere a questa nuova sfida, la comunità scientifica italiana si riunisce a Roma per la giornata di studio sui “Fe-based layered superconductors”, organizzata dal Cnr-Infm-Lamia con il patrocinio del progetto Mamas del Dipartimento materiali e dispositivi del Consiglio nazionale delle ricerche. Luigi Rossi

Fonte: Carlo Ferdeghini,Istituto nazionale di fisica della materia del Cnr, Genova, tel. 010/3536282, e-mail: ferdeghini@fisica.unige.it

 

 

14/05/2008

Hiper: la fusione inerziale che risparmia energia

Hiper, disegnoLa fusione nucleare è ormai una scommessa dal cui esito dipende in larga parte il nostro futuro. D’altronde, i problemi legati allo sviluppo di una tecnologia per ottenere energia pulita e a basso costo dall’idrogeno sono molteplici, e scienziati in tutto il mondo si impegnano alla loro risoluzione. Attualmente le sperimentazioni si incentrano su un problema fondamentale e di complessa soluzione: riuscire a ‘confinare’ il plasma ad altissima temperatura contenente il combustibile nucleare in uno spazio delimitato, in modo da garantire la continuità del processo di fusione e preservare l’integrità strutturale della camera dove essa avviene.
“Sono principalmente due i sistemi che si stanno sperimentando oggi: la fusione magnetica (progetto Iter) e quello detto a fusione inerziale, al cui miglioramento tende il progetto di grande Infrastruttura europea Hiper, che vede tra i partner l’Istituto per i processi chimico fisici (Ipcf) del Cnr”, spiega Leonida Gizzi dell’Ipcf-Cnr di Pisa. “Nella prima, all’interno di strutture dette Tokamak, si fa uso di potenti campi magnetici per confinare il plasma e di sorgenti di radiofrequenze per aumentarne la temperatura fino a innescare i processi di fusione, mantenendoli attivi per alcuni secondi”.
La fusione inerziale, invece, mira a comprimere il plasma in piccole sfere ad altissima pressione, attraverso potenti raggi laser che colpiscono il combustibile nucleare simultaneamente e da tutte le direzioni. “Al termine della compressione”, precisa Gizzi, “le sfere avranno densità e temperatura tali da garantire il prodursi di reazioni di fusione mantenendosi, per un tempo brevissimo, in equilibrio prima di riespandersi (di qui la denominazione di fusione inerziale, legata cioè al breve momento di inerzia del plasma tra compressione ed espansione). Il funzionamento, quindi, è simile a una serie più o meno rapida di impulsi laser su sfere di combustile, ciascuno per un tempo brevissimo. Qui entra in gioco il progetto Hiper che mira a usare un impulso laser anche per l’accensione del combustibile atomico invece di ottenerla tramite la compressione, velocizzando così il processo e ottenendo un consumo energetico inferiore del 20% rispetto al sistema inerziale classico”.
Un risultato di rilievo, che vede la ricerca italiana in prima linea. “Nei laboratori dell’Ipcf-Cnr”, conclude Gizzi, “studiamo proprio le interazioni tra un impulso, ottenuto dalla combinazione di cinque laser, e la materia che ne viene irraggiata”. Una ricerca importante, dunque, che promette interessanti applicazioni anche in altri settori, come ad esempio quello medico-oncologico, nel quale elettroni e protoni, accelerati attraverso il laser, possono essere applicati alla diagnostica e alla terapia. Andrea Ortenzi

Fonte: Leonida Antonio Gizzi, Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr, Pisa, tel. 050/3152257, e-mail: la.gizzi@ipcf.cnr.it
Per saperne di più:
ilil.ipcf.cnr.it

   
14/05/2008

 

Beni culturali: stop ai falsi con la tomografia neutronica

Rappresenta l’evoluzione della Tac (Tomografia assiale computerizzata). Si chiama Tomografia neutronica e i primi test sperimentali sono stati realizzati grazie a un prototipo messo a punto da due strutture del Cnr, l’Istituto per i processi chimico-fisici (IPCF) di Messina e l’Istituto dei sistemi complessi (Isc) di Sesto Fiorentino (Fi). Lo strumento è stato installato presso Ines (Italian neutron experimental station), la stazione italiana all’interno di Isis, la principale facility del Rutherford Appleton Laboratory in Gran Bretagna.
“La tecnica tomografica consente la ricostruzione computerizzata di mappe tridimensionali di oggetti solidi e dei loro particolari interni tramite l’elaborazione di una sequenza di proiezioni bidimensionali, ognuna raccolta da un angolo di osservazione diverso intorno a un asse di rotazione predefinito”, spiega Gabriele Salvato dell’Ipcf-Cnr. “Le singole immagini bidimensionali che forniscono una mappa delle diverse sezioni dell’oggetto esaminato sono ottenute mediante un fascio di raggi X, e non sono altro che comuni radiografie”.
La Tac rappresenta indubbiamente un potente mezzo di indagine non distruttivo per lo studio della struttura interna di oggetti solidi, ma non è sempre applicabile: alcuni metalli quali ad esempio il piombo, il ferro o lo stagno, risultano opachi, impedendo la visione di quanto è racchiuso al loro interno, mentre altri composti, come le plastiche o altri polimeri, essendo trasparenti ai raggi X non producono alcun segnale analizzabile.
E’ in questi casi che la tomografia neutronica diventa preziosa. “I neutroni, a differenza dei raggi X, riescono ad attraversare anche spessori notevoli di materiali metallici e subiscono un apprezzabile assorbimento da parte di elementi leggeri come l’idrogeno”, prosegue Salvato. “Rappresentano quindi una sonda ideale per l’acquisizione di immagini tomografiche di oggetti o manufatti compositi. Si pensi, ad esempio, alle possibili applicazioni in campo ingegneristico per il controllo della struttura interna di componenti meccanici sottoposti a stress, quali gli elementi costitutivi di un motore a scoppio, o per compiti di ingegneria inversa, cioè per comprendere la struttura interna di un oggetto, senza distruggerlo. Ma la sua utilità è evidente anche nel campo dei beni culturali: con la tomografia neutronica si possono indagare le tecniche di realizzazione di un manufatto, scoprire falsi o individuare interventi di restauro effettuati in precedenza sull’oggetto”.
Il prototipo è un modello in scala ridotta di un’ installazione più grande, attualmente in progettazione, Imat (Imaging and MATerial), la struttura europea di riferimento per lo studio di materiali con tecniche di imaging e di diffrazione neutroniche. La sua realizzazione rientra nelle attività del progetto Panarea (Progetto per l'applicazione dei neutroni alla ricerca in elettronica e archeometria), finanziato dal Cnr. Rita Bugliosi

Fonte: Gabriele Salvato, Istituto per i processi chimico-fisici del Cnr di Messina, tel. 090/39762251, e-mail: salvato@me.cnr.it

 

 

14/05/2008

Accreditamento, certificazioni e Pubblica Amministrazione: regole, metodi e strategie

In occasione delle celebrazioni dell'Accreditation Day IAF ILAC, SINAL, SINCERT e SIT organizzano - con il patrocinio dell'UNI e del CEI - il convegno "Accreditamento, certificazioni e Pubblica Amministrazione: regole, metodi e strategie". L'appuntamento è a Roma, giovedì 12 giugno.
L’attività di accreditamento ha rappresentato per l’Italia una grande opportunità, garantendo la competenza degli organismi di certificazione e di ispezione nonché dei laboratori a operare per la qualità, al servizio della fiducia degli operatori commerciali e delle autorità di regolazione.
Poiché le politiche per la qualità e la sicurezza divengono sempre più un elemento propulsivo della competitività e della sostenibilità del sistema socio-economico, accreditamento e certificazioni di conformità assumono un ruolo di grande rilievo in questo quadro.
Grazie alle testimonianze delle Autorità, dei fornitori e degli utenti dei servizi accreditati - e alla luce della nuova legislazione comunitaria in tema di accreditamento, vigilanza del mercato e controllo sui prodotti - il convegno intende mettere in luce le opportunità aperte dall’interazione tra gli strumenti di valutazione della conformità e le funzioni di regolamentazione e controllo proprie della Pubblica Amministrazione.
L'incontro vedrà anche la partecipazione di Piero Torretta, presidente UNI e di Ugo Nicola Tramutoli, presidente CEI.

La partecipazione è gratuita, le iscrizioni vanno inviate entro il 23 maggio a: convegni@sincert.it (Fonte. UNI)

 

  

 14/05/2008

European Solar Days - Hanno avuto ufficialmente inizio, lunedì 12 maggio, gli “European Solar Days”, la settimana dedicata a eventi e iniziative sull’energia solare, che durerà fino a domenica 18 maggio. continua >>

Segnaliamo due video tratti da European Solar Days

Esempio di installazione di un impianto fotovoltaico:

Calore ed elettricità dal sole (informazioni di base in inglese):

   
14/05/2008

È ORA DISPONIBILE AL PUBBLICO IL SOFTWARE PROGEX 3 BY CEI

E’ ora disponibile presso la sede CEI e presso tutti i punti vendita autorizzati il programma ProgEx 3, la nuova edizione del primo software realizzato per supportare il progettista nella corretta realizzazione di impianti elettrici nei locali soggetti a pericolo di esplosione per la presenza di gas o vapori infiammabili secondo la Norma CEI EN 60079-10 (CEI 31-30) e la nuova edizione della Guida CEI 31-35.

La tipologia della costruzione elettrica da adottare, in tutti i luoghi ove vengono trattate sostanze pericolose, dipende dalla probabilità di presenza dell’atmosfera esplosiva: la classificazione dei luoghi ha l’obiettivo di identificare e delimitare le zone ove può formarsi un’atmosfera esplosiva assegnando a ciascuna di esse una probabilità maggiore o minore di esistenza e di permanenza dell’atmosfera esplosiva stessa.
 

La Norma CEI EN 60079-10 identifica tre tipi di zone:

- zona 0: dove l’atmosfera esplosiva è presente continuamente o per lunghi periodi;

- zona 1: dove è possibile sia presente l’atmosfera esplosiva durante il funzionamento normale;

- zona 2: dove non è presente l’atmosfera esplosiva durante il funzionamento normale o, se ciò avviene, è presente poco frequentemente e per brevi periodi.

La nuova edizione del programma è stata completamente riscritta, adeguandola alla recente 3a edizione della Guida CEI 31-35 e potenziando notevolmente le capacità del software che oggi permette la gestione di più sorgenti di emissione contemporanee e scrive in modo del tutto automatico una esauriente relazione tecnica.

Il programma ProgEx 3 seguendo passo per passo il tecnico nella classificazione ed eseguendo automaticamente i calcoli, si propone come un valido strumento per avere la certezza di applicare correttamente la normativa.

Il programma ProgEx 3 è disponibile presso la sede del CEI e presso tutti i Punti Vendita al prezzo di € 430,00 (prezzo Soci € 345,00).

Data l’estrema rilevanza per gli operatori del settore, il software sarà offerto ad un prezzo scontato durante i Convegni Istituzionali 2008 del CEI.

 

CEI - Comitato Elettrotecnico Italiano
Via Saccardo 9 - 20134 Milano

 

 

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