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29 MARZO 2007

  

   

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29/03/2007

Il ruolo del Dipartimento di Emergenza Urgenza nell’applicazione del DM 388/03: il soccorso, le cure e la prevenzione

RIASSUNTO. Il soccorso avviene dietro chiamata del numero unico nazionale per l’emergenza sanitaria: 118. I tempi di Soccorso condivisi e indicati dalle Istituzioni, rispetto al momento della chiamata, prevedono l’arrivo di un soccorso qualificato entro 8 minuti per l’area ad alta densità abitativa ed entro 20 minuti per le aree a bassa densità. La dislocazione di Mezzi di Soccorso nei pressi di cantieri con particolare rischio infortunistico, è possibile, e deve essere valutata caso per caso: la richiesta deve essere posta al responsabile della Centrale Operativa 118. Il Legislatore prevede che la formazione riferita, alle pratiche di pronto soccorso, degli addetti alla sicurezza delle imprese sia fatta dal medico ‘ove possibile in collaborazione con il sistema di emergenza-urgenza del servizio sanitario nazionale’. Anche le richieste di formazione per rischi specifici devono essere concordate con i responsabili delle Strutture dell’Emergenza del SSN in particolare i Direttori della Struttura di Pronto Soccorso, della Centrale Operativa 118, oppure del Dipartimento di Emergenza-Urgenza.

ABSTRACT. The aid happens behind call of national the only number for the sanitary emergency: 118. The times of Aid you flavored yourself and indicates to you from the Institutions, regarding the moment of call, previews the arrival of a aid characterized within 8 minuteren for the area to high inhabited density and within 20 minuteren for the areas to lowland density. The Means breakup of Aid near yards with particular infortunistico risk, is possible, and case for case must be estimated: the demand must be placed to the responsible of It centers them Operating 118. Legislator previews that the reported formation, to the practical ones of ready aid, of the attache’s to the emergency of the enterprises it is made from the where possible doctor ‘in collaboration with the system of emergency-urgency of the sanitary service nazionale’.Also the demands for formation for specific risks must to be agreed with the responsibles of the Structures of the Emergency of the SSN in particular the Directors of the Structure of Ready Aid, of Center them Operating 118, or of the Department of Emergenza-Urgenza.

Il sistema italiano per l’emergenza-urgenza è regolamentato a livello nazionale dal DPR 27 marzo 1992 “Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza”, che articola le attività di urgenza ed emergenza su due sistemi, quello di allarme sanitario e quello di accettazione e di emergenza sanitaria, e dall’Atto di intesa tra Stato e Regioni dell’11 aprile 1996, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 1996, circa “l’approvazione delle linee guida sul sistema di emergenza sanitaria” in applicazione del citato DPR. Quest’ultimo, all’art. 3 comma 6 e all’art. 9, comma 1, richiama il parere della Conferenza Stato-Regioni, approvato in data 14 gennaio 1992, sul dimensionamento e sui contenuti tecnologici delle centrali operative ed il parere tecnico del Consiglio Superiore di Sanità del 12 febbraio 1992, che forniva indicazioni sui requisiti ed aspetti organizzativi dei servizi di emergenza-urgenza. Le linee guida dell’Atto di intesa hanno proposto ulteriori elementi sui requisiti organizzativi e funzionali della rete di emergenza, tenendo conto dell’evoluzione legislativa, ed in particolare, della ristrutturazione della rete ospedaliera, così come previsto all’articolo 4, comma 10 del decreto legislativo del 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modiche ed integrazioni (D.Lgs 517/93) e come successivamente ripreso e chiarito nella legge del 28 dicembre 1995, n. 549, all’articolo 2, comma 5, nel quale si riportano gli standard di dotazione media dei posti letto da adottare per la ristrutturazione stessa, e cioè 5,5 posti letto per mille abitanti, di cui l’1 per mille riservato alla riabilitazione ed alla lungodegenza postacuzie. Tali parametri sono stati rideterminati dal decreto legge n. 347 recante “Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria”, convertito nella legge 405 del 16 novembre 2001 che stabilisce la riduzione, della dotazione media di posti letto per mille abitanti, che passano da 5,5 a 5, di cui l’1 per mille riservato alla riabilitazione e alla lungodegenza postacuzie. Inoltre, il decreto legge n. 280 del 17 maggio 1996, convertito nella legge n. 382 del 18 luglio 1996, definiva ulteriori criteri per la ristrutturazione della rete ospedaliera, prevedendo all’articolo 2 ter, il rispetto di alcuni parametri tra i quali:
- un tasso di occupazione del 75%,
- un tasso di spedalizzazione del 160 per mille,
- l’obbligatoria e definitiva istituzione dei dipartimenti. ... continua >>  (6 pagine in PDF)

M. Ravaglia 1, I. Mastrobuono 2
1 Direttore Struttura Pronto Soccorso Medicina d’Urgenza Lugo di Romagna - Coordinatore Nazionale sviluppo sistemi Emergenza sanitaria
2 Direttore Sanitario Policlinico Tor Vergata Roma - Collaboratore Ministro Guzzanti settore Emergenza
 

 

  

29/03/2007

Le donne e gli infortuni domestici - Verona, 19 marzo 2007. Sono stati 7.206 in Italia gli infortuni in ambito domestico denunciati fra il primo marzo 2001 e il 31 dicembre 2006. E tra questi solo 225 quelli indennizzati. Le vittime più colpite (circa il 62 per cento del totale) sono donne tra i 56 e i 61 anni di età, che subiscono per lo più fratture invalidanti agli arti inferiori, specie in seguito a cadute e scivolamenti.
I dati dell’INAIL evidenziano la necessità di promuovere azioni di prevenzione e di riabilitazione specifiche per le donne che subiscono infortuni sui luoghi di lavoro e in ambiente domestico. La peculiarità fisica femminile necessita, infatti, di criteri di valutazione del rischio diversi da quelli che vengono indicati considerando i soli lavoratori maschi. Basti pensare ai rischi connessi all’utilizzo di macchinari e attrezzature nell’ambiente di lavoro.
Il convegno “Le donne e gli infortuni domestici e sul lavoro: quale prevenzione e quali politiche per valorizzare le capacità residue?”, che si è tenuto a Verona lo scorso 16 marzo, si poneva l’obiettivo di sensibilizzare su questo tema cittadini, rappresentanti politici locali e soggetti impegnati nella prevenzione (INAIL, Spisal, Federcasalinghe).
Alla giornata, promossa da Uil – Camera Sindacale di Verona, Uilp regionale Veneto e dalla sede provinciale di Verona dell’Anmil, ha partecipato anche l’INAIL regionale che, con Maria Pia Ganzer, vicario della sede di Vicenza e membro del Comitato Pari Opportunità, si è fatto portavoce della necessità di un ruolo più attivo dell’Istituto nella prevenzione, nell’indennizzo e nel reinserimento a favore delle donne. “Prevedere il riconoscimento della differenza di genere nell’ambito degli infortuni – ha spiegato Maria Pia Ganzer - rispetta le differenze stesse. Ignorare l’importanza della questione, infatti, non diminuisce il rischio di infortunio per le donne e non valorizza le loro potenzialità”.

Fonte: INAIL

     
29/03/2007

Immigrati in Italia: irregolari al Sud, regolari al Nord  

La spaccatura evidenziata al convegno su ‘Cittadinanza, identità ed immigrazione’ tenutosi al Cnr.

I clandestini sono il 16% degli stranieri, ma ci sono segnali positivi: le aziende non li assumono solo per risparmiare, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa.  

Gli immigrati in Italia sono 3.357.000, circa il 7% della popolazione, di cui 539mila gli irregolari (16%). Provengono soprattutto da Albania (13,7% del totale), Romania (13%), Marocco (12,2%). La maggior parte, più del 50%, lavora nel settore dei servizi, il 14% ha una laurea. Quasi l’11% è proprietario di casa. Sono alcuni dati emersi da una ricerca, condotta dalla Fondazione Ismu -Iniziative e studi sulla multietnicità - su commissione del Ministero del Lavoro, presentata dal prof. Gian Carlo Blangiardo dell’Università di Milano-Bicocca, nel corso del convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), a cura dell’Apre-Agenzia per la ricerca europea.

“Cittadinanza, identità ed immigrazione”, ha commentato Pierre Vallette, capo unità Ricerca nelle scienze socio-economiche e umane dell’Unione Europea, “sono ai primi punti nell’agenda della Ue, e la loro importanza oggi è ancora maggiore rispetto al passato. Rafforzare le conoscenze è essenziale anche per lo sviluppo politico, che deve tenere conto dei risultati della ricerca”. “Attenzione però a non postulare una superiorità della comunità scientifica rispetto ai policy makers, o ad assegnare ai ricercatori una funzione di problem solving” ha osservato Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr e presidente del Comitato scientifico dell’Apre: “Come il convegno ha mostrato sono invece importanti il confronto reciproco e l’interlocuzione, capaci di produrre stimoli sia per l’azione di intervento sia per quella di ricerca”.

Dagli altri dati esposti durante l’incontro, emerge che nel Sud Italia si registra il più alto tasso di irregolarità: sui 495mila stranieri presenti sul territorio, 133mila sono irregolari, il 27%. Il maggior numero di immigrati che hanno regolarizzato la propria posizione si registra invece nel Centro Nord dove il reddito medio è anche più alto: 1.041 euro mensili per gli uomini e 763 per le donne, mentre nel Mezzogiorno è rispettivamente di 657 e 566 euro e la media nazionale è di 1.002 e 743 euro. Inoltre, al Nord si concentra circa il 65% degli immigrati assunti regolarmente, un quarto dei quali risiede al Centro e solo il 10% nel Mezzogiorno.

Ai datori di lavoro che hanno regolarizzato nel 2002 uno o più stranieri è stato chiesto quali fossero i motivi che li hanno portati a dare lavoro a un immigrato. Ha riposto: “Per far fronte a un fabbisogno immediato dell’azienda” il 46,7%; “era un lavoratore con molta voglia di lavorare” il 40,6; “non erano disponibili altri lavoratori adatti a quel tipo di impiego” il 36,9%; solo il 10,5% “perché costava meno” e perché può “essere licenziato in qualsiasi momento” lo 0,5%. Mentre Raffaella Milano, assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma, ha sottolineato la presenza “solo a Roma” di “7.000 imprenditori stranieri, oltre che di 157 diverse nazionalità nelle scuole, tra i bambini”.

Quasi il 40% degli stranieri occupati ha un titolo di studio, abbastanza alto ma poco riconosciuto per l’attività lavorativa. Aumentano gli immigrati proprietari di case: il 10,9% degli extracomunitari ne ha acquistata una, anche perché banche e agenzie immobiliari hanno acquisito una certa fiducia e hanno creato, spesso, dei pacchetti-mutuo ‘ad hoc’ per le diverse nazionalità.

Il tasso di irregolarità è fortemente condizionato anche dalla macroarea di provenienza: in testa con il 19% gli est-europei, seguiti da Africa subsahariana (16%), mentre sono sotto la media nazionale America Latina, Nord Africa, Asia-Oceania. Le percentuali si alzano ulteriormente tra i presenti nel Sud Italia, dove si arriva al 29% dei provenienti dall’Europa orientale, seguiti da subsahariani (28%) e latino-americani (27%). Intervenuto al convegno organizzato, presso il Cnr, dall’Apre, il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha sottolineato come il disegno di legge sulla cittadinanza attualmente oggetto “di discussione nella maggioranza” punti proprio al “riemergere dall’irregolarità” e come “la propensione a delinquere degli immigrati regolari” sia “inferiore alla media degli italiani”.  

Roma, 28 marzo 2007  

La scheda  

Che cosa: Convegno “Cittadinanza, identità ed immigrazione nell’Unione Europea”, che si è svolto nelle giornate di ieri e oggi a Roma presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) a cura dell’Apre - Agenzia per la ricerca europea.  

Per informazioni: Enrico Pugliese, direttore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr di Roma, tel. 06.4993.2873, cell. 338.8161469

Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti, tel. 06.4993.3588, e-mail: rosanna.dassisti@cnr.it; Marco Ferrazzoli, 06.4993.3383 -  320.4328820; e-mail: marco.ferrazzoli@cnr.it

     
29/03/2007

Scuole insicure - ECOSISTEMA SCUOLA 2007 Rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi. continua >>  (60 pagine in PDF)

     
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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

29/03/2007

VINITALY, il 1° aprile presentazione della guida "L'Extravergine" - La settima edizione di "L'Extravergine - Guida ai Migliori Oli del Mondo di Qualità Accertata" sarà presentata il prossimo 1° aprile al Vinitaly, la manifestazione dell'universo enologico nazionale ed internazionale che si svolgerà a Verona dal 29 marzo al 2 aprile. L'Extravergine 2007 è pubblicata da Cucina & Vini editrice e curata da Marco Oreggia, affiancato da Cristina Tiliacos e Laura Marinelli .
La guida propone un'analisi completa della filiera olivicola,
una rassegna di 27 Paesi del mondo, raccontati in 467 schede che descrivono il prodotto migliore di ogni azienda e ne segnalano altri, per un totale di 583 realtà. Il tutto corredato da cartografie aggiornate delle zone olivicole mondiali e delle Denominazioni di Origine Protette europee.

Fonte: Help Consumatori

 

29/03/2007

Furani sotto osservazione - Sotto la lente i furani, sostanze chimiche che si sviluppano in alcuni alimenti sottoposti a forte trattamento termico, in particolare conserve e caffe'. Grava il sospetto che siano cancerogeni, ma mancano ancora molte risposte.
La buona notizia è che i furani sono sostanze chimiche volatili. Aprendo la conserva contaminata, oppure versando il caffè nella tazzina, queste molecole tendono a dissolversi nell’aria. La cattiva è che forse queste sostanze sono cancerogene. Il problema è molto diffuso e non dipende da una contaminazione in fase di imballaggio, ma da una reazione chimica caratteristica di determinati cibi alle alte temperature. Purtroppo si sa ancora molto poco sul meccanismo con cui i furani si formano, sulla loro pericolosità e su un’eventuale “soglia di sicurezza” che ci consenta di non correre rischi. Quello che è certo è che si tratta di una questione, se non ancora sulle prime pagine dei giornali, ampiamente dibattuta nel mondo scietifi co e negli uffi ci degli addetti ai lavori, tenuti a garantire la sicurezza di ciò che portiamo quotidianamente in tavola.
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