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15/03/2007
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Astenopia e lavoro al videoterminale: studio di una popolazione di 191
lavoratori esposti al rischio mediante somministrazione di questionario
anamnestico mirato e valutazione oftalmologica
http://gimle.fsm.it/28/4/08.pdf
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15/03/2007
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IL
NUOVO D. Lgs. 195/06 SULL’ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI A RUMORE
In
Italia e in Europa la sordità è la
malattia professionale numero 1, ma gli effetti nocivi che il rumore può
causare, oltre che uditivi, possono essere
extrauditivi (fisiologici o concausa di infortuni, in quanto il rumore può distrarre o coprire il suono di pericoli).
Il recente DLgs.195/06 abroga il Capo IV del DLgs.277/91, e le differenze
con la vecchia legge sono il motivo per cui ad un’azienda in possesso di un
documento redatto ai sensi del DLgs.277/91 spetta la stesura di un nuovo
documento:
- Lpeak
va misurato con filtro C
- si
deve disporre di Leq ponderato C, per considerare l'attenuazione dei DPI-u
-
la Valutazione
del Rischio si distingue in due fasi: stima
e misurazione
- il
documento va aggiornato ad ogni cambiamento di processo produttivo e ogni 4 anni
Inoltre, il campo di applicazione è il lo stesso del D.Lgs.626/94:
- estensione
a settori marittimo e aereo
- applicazione
particolare per settori militare, università, protezione civile
- eventuale
non applicazione per aziende con meno di 10 addetti
In base al nuovo decreto i lavoratori esposti a valori uguali o superiori a 80 dBA vanno informati e formati sui rischi: per evitare resistenze all’uso dei DPI-u sono infatti necessarie spiegazioni efficaci sulla necessità del loro impiego.
La scelta del tipo di DPI-u da fornire deve considerare il livello di rumore cui
è sottoposto il lavoratore e il grado di protezione fornito, ma è necessario
che le aziende si impegnino a ridurre il rumore alla fonte: il DPI-u non va
adottato come soluzione definitiva, ma è prioritario l’acquisto di macchine
poco rumorose, limitare la propagazione del suono (isolando la macchina) e
diminuire l’esposizione del lavoratore (proteggendolo con ambienti cabinati).
Tuttavia chi esegue la valutazione del rischio può non avere basi idonee per
progettare interventi bonifica acustica: è il Tecnico
Competente in Acustica (definito dalla L. 447/95) la figura atta ad eseguire
queste operazioni.
(Articolo
pubbliredazionale a cura di Lisa
Servizi srl)
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15/03/2007
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Ecoedilizia: un test per i materiali
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Prodotti autopulenti e autodisinfettanti, vetri antiappannanti e intonaci
disinquinanti. Sono le caratteristiche dell’edilizia del futuro, che si
allea con l’ambiente sfruttando la luce per ottenere, attraverso la
fotocatalisi, reazioni chimiche sfruttabili in numerose applicazioni. Ma come
verificare la reale efficacia di tali materiali? Il problema diventa serio in
fase di commercializzazione, allorché si rende necessario disporre di criteri
precisi per valutare le prestazioni dei prodotti finali e valorizzarli sul
mercato.
I laboratori dell’Istituto per le tecnologie della costruzione (Itc) del Cnr
di San Giuliano Milanese sono impegnati da diversi anni nello studio delle
proprietà di alcuni materiali di ‘mangiare’ gli idrocarburi aromatici
presenti nell’aria, come il benzene e il toluene. Nell’ambito dei diversi
progetti di ricerca, l’Istituto ha messo a punto un sistema di misura
dell’attività fotocatalitica in grado di misurare il flusso di degradazione
dei composti aromatici in situazioni rapportabili alle reali condizioni
ambientali.
“In questi ultimi anni”, spiega Alberto Strini dell’Itc-Cnr, “la
fotocatalisi ha guadagnato sempre maggiore interesse da parte dell’industria
e del pubblico, grazie alle nuove applicazioni permesse dallo sviluppo di
fotocatalizzatori nanocristallini ad alta efficienza, basati su diossido di
titanio (TiO2), ossido di zinco (ZnO) o diossido di stagno (SnO2). I materiali
fotocatalitici concepiti per le costruzioni possono inglobare il catalizzatore
nella matrice stessa del materiale, come ad esempio nelle malte cementizie,
vernici e pitture, o possono essere trattati superficialmente con una
soluzione tipicamente utilizzata per vetri e materiali ceramici”. L’Itc-Cnr
ha realizzato un metodo di misura attualmente in fase di standardizzazione
presso l’Uni (Ente nazionale italiano di unificazione), che sarà
utilizzabile come riferimento, su base nazionale, per le verificare restazioni
di tali materiali.
“La tecnica dell’Itc–Cnr, fornendo una misura diretta dell’attività
catalitica, può avere importanti applicazioni sia per le ricerche sulle
proprietà dei fotocatalizzatori puri sia per lo sviluppo di nuovi materiali e
l’ottimizzazione di prodotti industriali”.
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15/03/2007
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Obblighi dei medici -
Segnaliamo da INAIL 'Obblighi
dei medici nei casi di
infortunio e malattia professionale'. continua
>>
(14
pagine in PDF)
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15/03/2007
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Quarto
Rapporto Annuale sulla Sicurezza in Italia - Guardare avanti:
L'impegno dei Periti Industriali per la sicurezza sul lavoro.
ll
IV Rapporto sulla Sicurezza
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''L'ANGOLO
DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''
''FOOD
SAFETY'S CORNER''
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15/03/2007
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Aceto e crostacei, la bioplastica è pronta
Una vernice spray, fatta di amidi naturali biodegradabili, per 'foderare’ il
terreno ed evitare che crescano piante infestanti. Un gruppo di ricerca
diretto da Mario Malinconico, dell’Istituto di chimica e tecnologia dei
polimeri (Ictp) del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli, ha messo a
punto una soluzione acquosa, contenente una miscela di polisaccaridi
derivabili da alghe, crostacei, frutta e residui dell’industria conserviera,
che si solidifica come uno strato di vernice sotto gli occhi
dell’agricoltore. Una soluzione non inquinante per sostituire la diffusa
pratica agricola della pacciamatura: il terreno da coltivare viene coperto con
una plastica nera che serve a bloccare la radiazione solare fotoattiva,
impedendo la crescita delle erbe spontanee. Solo nei fori praticati lungo il
telone, dove viene impiantato il seme o la piantina, la luce solare continua
ad operare.
“Oggi per la pacciamatura”, spiega Mario Malinconico, “vengono impiegati
soprattutto polietilene (pe) e copolimeri etilene-vinilacetato (eva). Per una
superficie di 100.000 ettari, il consumo annuale è di circa 65.000
tonnellate. Una volta rimosse, queste pellicole, sporche e contaminate da
diserbanti e fertilizzanti, non sono economicamente appetibili per operazioni
di riciclo e la maggior parte (circa l’80%) viene abbandonata sul terreno o
bruciata in modo incontrollato, con conseguente immissione di sostanze nocive
nell’atmosfera e nel suolo”. La vernice ‘biologica’ spray può essere
depositata sul terreno, opportunamente lavorato per limitare le asperità,
tramite uno spruzzatore che può essere manuale (quando le estensioni sono
limitate) o tramite un macchinario (una pompa montata su trattore) che serve a
irrorare superfici di grandi dimensioni e si degrada in un tempo che dipende
dalla formulazione, studiata in base alla durata richiesta. In ogni caso,
prove effettuate dall’Istituto del Cnr e dai suoi partner, hanno mostrato
che dopo 2 mesi dalla fresatura non restano tracce del polimero. La resa del
raccolto, in sperimentazioni condotte su fragole, asparagi, pomodori e
lattuga, è stata in alcuni casi superiore rispetto alla pacciamatura. I
prodotti utilizzati nella soluzione acquosa sono interamente biodegradabili,
atossici e già approvati per uso alimentare; l’assenza di ecotossicità,
prevista nel progetto, è stata verificata.
Le applicazioni della soluzione di polisaccardi non riguardano solo la
pacciamatura: possono essere incorporati nella ‘vernice’ pigmenti per dare
effetti fotocromici, importanti sia per il controllo della crescita delle
piante, sia per la lotta ai parassiti, oppure fitofarmaci, normalmente diffusi
senza diluizione, che in questo modo possono essere rilasciati in maniera
prolungata, ottimizzandone le quantità. Inoltre, il film protegge il frutto
(fragole, lattuga, melone, pomodoro, etc.) dal contatto con la terra e con i
concimi. Poiché mantiene il terreno più caldo, permetterebbe anche
l'anticipo del raccolto nei mesi invernali.
“E
stato recentemente impiegato, con risultati interessanti”, sottolinea il
ricercatore dell’Ictp- Cnr, “l’impasto ottenuto da residui della
lavorazione dei crostacei (sostanzialmente chitina e chitosano, i
polisaccaridi più abbondanti in natura dopo la cellulosa) disciolto in aceto
insieme ai residui della chiarificazione e filtrazione dell’aceto stesso.
Questi filtri sono costituiti da minerali e gelatine fossili, oltre che dai
residui dell’aceto (pigmenti, antiossidanti, polisaccaridi insolubili, etc.)
Il materiale che si ottiene dall’evaporazione fornisce un film nero con
ottime proprietà elastiche, in cui la carica minerale è perfettamente
dispersa nella matrice”.
Trattandosi di materiali, in entrambi i componenti, provenienti da operazioni
di recupero e non più impiegabili, rappresentano un costo per l’impresa che
li produce e quindi un loro riutilizzo in applicazioni strutturali ecologiche,
comporterebbe un indubbio beneficio economico. “In particolare, la chitina e
il chitosano derivati dalla sgusciatura dei crostacei”, osserva Malinconico,
“nei paesi dove sta crescendo l’industria dell’allevamento di queste
specie ittiche (Canada, Cina e Giappone) stanno diventando un problema
ambientale rilevante”. Il prodotto è pronto per l’uso nella
florovivaistica, un settore dove c’è molto valore aggiunto e alti costi per
diserbare i vasi (attualmente l’unico metodo è quello di strappare le
erbacce a mano).
La vernice spray è stata sviluppata all’interno del progetto europeo Life
“Biocoagri”, che ha coinvolto anche l’Istituto di cibernetica “E.
Caianiello” del Cnr, le Università di Napoli (Federico II), Bari e
Osnabrueck in Germania, la società svedese PSS che produce rivestimenti
polimerici per la conservazione dei monumenti. Come sub contraenti hanno
partecipato a l’azienda Novamont di Novara e la PolyEur di Benevento. Il
brevetto è in fase di deposito.
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15/03/2007
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L’elettricità si ricava dai vigneti
Non solo uva dai nostri vigneti. Dalla potatura della vite, infatti, e con
l’aiuto della giusta tecnologia, è possibile recuperare residui legnosi
da destinare alla produzione di calore o elettricità, contribuendo alla
salvaguardia dell’ambiente. “In effetti tali residui possiedono le
caratteristiche ideali per la conversione in energia”, conferma Raffele
Spinelli, dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie
arboree (Ivalsa) del Cnr di Firenze: “I vigneti distribuiti sul territorio
nazionale potrebbero restituire circa 3 milioni di tonnellate di biomassa”.
Per gli addetti ai lavori, attualmente, la gestione di questo materiale
costituisce più che altro un problema di smaltimento e un costo. ”Per
ottenere il massimo vantaggio, in termini sia economici sia ecologici”,
spiega Spinelli, “sarebbe però necessario organizzare efficienti cantieri
di raccolta. In questa direzione l’Ivalsa ha iniziato la sperimentazione
in campo di macchinari, in particolare imballatrici e trinciacaricatrici, le
due principali tipologie. Le prime consentono di raccogliere i sarmenti in
balle di forma e dimensioni omogenee, sfruttando al meglio la capacità di
carico dei mezzi di trasporto. Le trinciacaricatrici tagliuzzano i legnetti
producendo un materiale inferiore ai 5 cm, che può essere movimentato più
agevolmente rispetto alle balle”.
Le prove di condizionamento e movimentazione, effettuate nelle scorse
settimane nelle Marche e nel Veneto, hanno dato risultati incoraggianti.
“Anche per quanto riguarda la qualità della biomassa prodotta”, precisa
Natascia Magagnotti dell’Ivalsa-Cnr. “Il tenore idrico è risultato
molto elevato (44%), a causa della pioggia che ha preceduto le prove, e in
condizioni più favorevoli è lecito attendersi valori anche inferiori al
35%, comunque sufficienti a favorire l’imballatura senza rischio di
fermentazione”.
Nell’ambito del progetto è stato realizzato un foglio di calcolo capace
di restituire le produttività e i costi delle fasi di lavoro. “Abbiamo
registrato parametri quali le caratteristiche della materia prima, il tipo
di macchinario utilizzato, il sistema di alimentazione e i relativi costi,
le modalità di lavoro, la distanza da coprire per il trasporto e i costi
della manodopera”, prosegue Spinelli. “La simulazione ha confermato che
il recupero dei residui di potatura ha un prezzo ancora elevato, tra i 6 e i
12 euro per quintale”. I cantieri studiati, comunque, offrono ampi margini
di miglioramento. “In particolare”, conclude Magagnotti, “sarà
necessario razionalizzare la movimentazione di balle e sacchi, magari
ricorrendo all’automazione, come già in altri settori. Inoltre, il
modello matematico da noi elaborato consentirà agli agricoltori di
confrontare i vari cantieri con la propria realtà operativa, facilitando la
selezione dell’attrezzatura più adatta alle loro esigenze”.
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15/03/2007
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Test sulle
tortiere di silicone - Pratici
e allegri, gli stampi per dolci in silicone sono arrivati sul mercato in tempi
abbastanza recenti. Servono a preparare soprattutto torte e altri dolci (per
esempio pasticcini tipo muffin), con una serie di vantaggi: il dolce si sforma
più agevolmente dopo la cottura; il silicone trasmette meglio il calore; gli
stampi si ripiegano anche più volte su se stessi, occupando meno spazio in
cucina; possono passare da temperature da freezer alle altissime temperature
del forno e sono offerti in una enorme varietà di forme e dimensioni. Ma
attenzione: al primo uso possono rilasciare nelle torte sostanze indesiderate. continua
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