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01/03/2007
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La sicurezza anticaduta entra nel progetto Corso di formazione
per addetti alla progettazione
G. Luzzana 1,
G. Ravasio 1,
E. Acerbis 2,
S. Cremaschi 2
1 Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro -
Dipartimento di Prevenzione - ASL di Bergamo
2 Laureandi in Ingegneria Edile, Facoltà di Ingegneria -
Università di Bergamo
RIASSUNTO. Per perseguire ed incentivare adeguate forme di
prevenzione del rischio di cadute dall’alto, l’ASL della provincia di Bergamo ha approvato l’aggiornamento del R.L.I.
che introduce l’obbligo della predisposizione di elementi strutturali che favoriscono la successiva posa in opera ed
utilizzo di DPI. È stato attivato, quindi, un Gruppo di
lavoro composto da medici e tecnici dell’Azienda Sanitaria e laureandi della Facoltà di Ingegneria Edile di Bergamo, con
l’obbiettivo di creare mezzi di supporto per le figure di
sistema coinvolte. Ci si è prefissati questo obbiettivo al fine di predisporre
ed attuare corsi utili a rispondere ai bisogni formativi delle
figure di sistema professionali e non in materia di rischio di caduta dall’alto.
ABSTRACT. For to pursue and to stimulate adequate shapes of
prevention of the risk of falls from the high, the ASL of the province of Bergamo has approved of the modernization of the
R.L.I. that it introduces the obligation of the predisposition
of structural elements that they favor the successive one rests
in work and I use of DPI. It has been activated, therefore, a
Work group composed from doctors and technicians of the Sanitary Company and graduating of the Faculty of Building
Engineering of Bergamo, with the obbiettivo of to create means of support for the been involved figures of system.
Us one is prefixed this obbiettivo to useful the aim to
predispose and to put into effect course to to answer to the needs formed you of the professional figures of system and not in matter of
risk of fall from the high.
Premessa
Per perseguire ed incentivare adeguate forme di prevenzione del rischio di cadute dall’alto, fattore che determina
tuttora un’elevata incidenza di infortuni sul lavoro anche mortali, l’ASL della provincia di Bergamo ha
introdotto specifiche disposizioni nella formulazione dei pareri di Igiene Edilizia. L’ASL ha approvato l’aggiornamento del Regolamento
Locale di Igiene - Titolo III - Capitolo 2 - Aree Edificabili e Norme Generali per le costruzioni - inserendo l’art.
3.2.11 “Disposizioni concernenti la prevenzione dei rischi di caduta dall’alto” - che introduce norme che richiedono,
in fase di progetto, di definire le modalità di accesso alla copertura ed i dispositivi di ancoraggio e la loro
dislocazione sulla copertura stessa, elementi strutturali che favoriscono la successiva posa in opera ed utilizzo di
DPI. A seguito dell’approvazione del Regolamento Locale d’Igiene, si è riscontrata una notevole richiesta di
chiarimenti da parte di addetti alla progettazione (architetti, ingegneri e geometri).
Infatti, essendo un argomento innovativo in materia di sicurezza su tutto il territorio nazionale, ci si è trovati
di fronte alla mancanza di supporti informativi e formativi
specifici sui dispositivi fissi di ancoraggio.
Questo ha avuto come conseguenza il disorientamento degli operatori che, seppure provvisti di conoscenze tecniche
e di significativa esperienza lavorativa, per la prima volta affrontano questa problematica.
È stato attivato, quindi, un Gruppo di lavoro, nato dalla collaborazione instaurata fra Servizio di Prevenzione e
Sicurezza negli ambienti di lavoro dell’ASL della Provincia di Bergamo e Università degli Studi di Bergamo, composto
da medici e tecnici dell’Azienda Sanitaria e laureandi della Facoltà di Ingegneria Edile.
Il Gruppo di lavoro ha ampliato ed approfondito le rispettive conoscenze tecniche e specialistiche, ed ha sviluppato
la capacità di operare in sinergia, pure in ruoli diversi, e per un identico obbiettivo: creare e fornire mezzi di
supporto per le figure di sistema coinvolte, sia professionali (fabbricante, progettista, installatore, utilizzatore
successivo) che non (committente, amministratore di condominio). I mezzi di supporto informativi e formativi elaborati, e
tuttora in fase di produzione, consistono nella realizzazione ... continua
>>
(6
pagine in PDF)
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A
Milano il 2° congresso europeo sulla Behavior Based Safety
Presso
il nuovo polo fieristico di Rho-Pero il 7 e 8 febbraio u.s., si è svolto il
secondo congresso europeo di Behavior-Based
Safety (BBS) dal titolo “Human
Factors and Human Factors Engineering: integrare Psicologia comportamentale e
Ingegneria della sicurezza sul lavoro”.
Come
per la prima edizione (17-18 marzo 2006), l’evento ha visto l’organizzazione
scientifica affidata all’associazione A.A.R.B.A. (Association for Advancement
of Radical Behavior Analysis) e la collaborazione di AIAS (Associazione
professionale Italiana Ambiente e Sicurezza), di ANIMA-ASSOSIC (Associazione
Italiana Fabbricanti e Commercianti Prodotti Antinfortunistici) e di Fiera
Milano Tech. Il congresso ha inoltre ottenuto il patrocinio della Regione
Lombardia Direzione Sanità, degli Ordini professionali degli Ingegneri della
Provincia di Milano
e degli Psicologi della Lombardia ed il supporto dell’ENSHPO (European
Network of Safety and Health Professional Organizations), dell’European Agency
for Safety and Health at Work, della Confindustria di Bergamo,
dell’Associazione Poliziotti Italiani e della rivista Ambiente & Sicurezza
de il Sole 24 ore. L’evento ha puntualmente riscosso una grande partecipazione
e interesse tra i diversi attori del “sistema sicurezza”: datori di lavoro,
RSPP, ASPP, consulenti, rappresentanti degli organi di controllo, ecc.
Il
congresso si è articolato in una prima giornata di conferenze dei relatori
nazionali ed internazionali, seguita da una seconda giornata di workshop
paralleli durante i quali sono stati illustrati con maggior dettaglio i principi
teorici e le tecniche applicative della Behavior
Based Safety.
Nell’ambito
della prima giornata della manifestazione, dopo l’intervento di apertura dei
lavori da parte del chair del
congresso Fabio Tosolin (presidente di A.A.R.B.A.) ha preso
la parola Roberto Testore
(Consigliere incaricato ambiente e energia di Assolombarda) e Fabrizio
Cristalli (vice direttore generale Assessorato Protezione Civile, prevenzione e
polizia locale, Regione Lombardia). Successivamente è iniziata la prima
sessione delle relazioni, moderata da Terry Taylor (European Agency for Safety
and Health at Work), con gli interventi di
Giuseppe Biardi
(Preside della Facoltà di Ingegneria dei Processi Industriali del Politecnico
di Milano), di Bill Hopkins (Emeritus della Auburn University) e di Terry Mc
Sween (CEO di Quality Safety Edge). A chiusura della prima plenaria si è svolta
la tavola rotonda alla quale hanno partecipato, oltre ai relatori, anche
Giancarlo
Bianchi
(presidente AIAS),
Roberto Fiandri
(Responsabile area ambiente & sicurezza Unione Industriali di Bergamo),
Ferdinando Piccinini (Responsabile sicurezza segreteria CISL Bergamo) e Vincenzo
Balocchi (Sfera-ENEL). Stimolati sia dalle domande di
Massimo Cassani
(caporedattore di Ambiente&Sicurezza de Il Sole 24 ore), sia dai quesiti
posti dai partecipanti al congresso, i relatori e gli ospiti della tavola
rotonda hanno fornito precisazioni sulla BBS, sull’applicabilità al contesto
italiano e sulla sua congruenza con l’ambito legislativo nazionale; sono state
inoltre illustrate le esperienze applicative in corso di attuazione e quelle di
prossimo avvio. Durante il dibattito è stato sottolineato come i problemi della
salute e sicurezza sul luogo di lavoro siano legati, oltre che a fatti o a
fattori organizzativi e/o tecnologici anche, e spesso soprattutto, al “fattore
umano”. Si è quindi messo in evidenza, come questo fattore, per essere
governato necessita una specifica professionalità ed adeguate conoscenze e
competenze. Questo significa che è necessario indirizzarsi verso un approccio
multidisciplinare che consenta l’incontro e la condivisione, fra tecnici ed
esperti del comportamento umano, di una metodologia scientifica rigorosa, in
grado di offrire una soluzione valida al problema della sicurezza sul lavoro, di
cui sono noti i risvolti sociali drammatici e costi umani non accettabili e che
attende ancora soluzioni efficaci. In tal senso, attraverso una visione
innovativa e sistemica della sicurezza sul lavoro,
la BBS
è in grado di creare la condivisione diffusa tra i lavoratori dei “valori”
della sicurezza e l’attivazione di “comportamenti” di sicurezza misurati
su parametri oggettivi (frequenza, latenza, durata, intensità, ecc.). E’
quindi evidente come il processo di
sicurezza basato sul comportamento, superi la visione classica della
gestione della sicurezza basata principalmente sull’analisi dei rischi e sul
ricorso acritico a generici concetti di formazione, comunicazione e
informazione. E’ stato poi
sottolineato come sia imprescindibile la condivisione degli obiettivi e del
metodo di BBS delle parti sociali. In tal senso sono esemplari sia
l’intervento pilota in corso presso la zona di Varese della società ENEL
Distribuzione Spa, sia il prossimo avvio della prima iniziativa articolata che,
dal prossimo 28 febbraio, vedrà venticinque aziende associate a Confindustria
Bergamo avviare un Value Based Safety Process all’interno delle proprie realtà
produttive, sotto la guida e il supporto scientifico e metodologico di
A.A.R.B.A..
Nei lavori del pomeriggio, moderati da
Raimondo Horn Orni
(CNR),
Dwight Harshbarger
(Executive Director and Senior Fellow del Cambridge Center for Behavioral
Studies) ha illustrato la prassi di accreditamento delle aziende che applicano
la BBS
nel mondo e alcune applicazioni elettroniche per la gestione dei dati derivanti
dall’implementazione di un Behavioral
Safety Process. Successivamente
Fabio Tosolin
ha precisato i termini applicativi della BBS alla realtà del nostro paese, sia
analizzandone le potenzialità, sia evidenziando i rischi connessi ad una sua
errata applicazione. Nella relazione ha infatti sottolineato quanto la
metodologia richieda una conoscenza approfondita dei principi teorici e dei
risvolti pratici delle tecniche di modificazione del comportamento.
L’intervento di BBS deve infatti essere attuato da un esperto che abbia una
solida preparazione teorica e pratica nello specifico, non è quindi sufficiente
avere partecipato a un seminario di uno o due giorni oppure avere letto un libro
per affermare di conoscere le tecniche necessarie ad implementare un Behavioral
Safety Process in azienda o magari per sentirsi nelle condizioni di poterle
insegnare a qualcun’altro.
Il modo migliore per accertarsi dell’effettiva conoscenza e capacità tecnica
di un consulente/docente o di un safety manager, è quello di verificare il suo
iter formativo e professionale: l’esperto di sicurezza dovrebbe avere
conseguito almeno un PhD in Behavior Analysis e dovrebbe poter presentare come
referenze i dati prima/dopo l’intervento di BBS relativi all’andamento degli
infortuni nelle aziende in cui abbia realizzato autonomamente
processi di BBS. Il modo migliore per individuare tali esperti di BBS è
verificarne il curriculum presso le società scientifiche di riferimento a
livello nazionale e/o internazionale per
la Behavior Analysis
, quali l’ABA-International negli USA (Association for Behavior Analysis) o
l’A.A.R.B.A. in Italia (Association for Advancement of Radical Behavior
Analysis). Anche il possesso di una qualificazione come il BCBA (Board
Certified Behavior Analyst), il BCABA (Board Certified Associate Behavior
Analyst), o la certificazione dell’ISPI (International Society for Performance
Improvement), costituiscono una solida garanzia di competenza nello specifico.
Durante i workshop paralleli del giorno successivo, sono stati approfonditi i
principali temi teorici ed applicativi della BBS: Terry Mc Sween ne ha
illustrato i principi fondamentali;
Elena Algarotti
(
Politecnico di Milano
), Maria Gatti e Adriano
Paolo Bacchetta
(A.A.R.B.A.) hanno fornito esempi applicativi e coordinato esercitazioni
sull’argomento, mentre presso il Politecnico di Milano, sono stati predisposti
interventi preordinati su temi di BBS coordinati da
Simone Colombo
(Politecnico Milano).
L’interesse suscitato dalla Behavior Based Safety, dopo il primo congresso
dello scorso anno e gli immediati e positivi riscontri di questa nuova
manifestazione, indicano come tale metodica sia certamente destinata ad assumere
un ruolo di rilievo nell’ambito dei sistemi di prevenzione per la sicurezza
sul lavoro. Infatti, una volta condivisa la necessità di un approccio
manageriale per la gestione delle complesse interazioni funzionali che esistono
all’interno dell’azienda (mediante una visione sistemica del problema
“sicurezza”), appare evidente che per ottenere una stabile riduzione del
numero di eventi incidentali, occorre agire sulla sicurezza di macchine ed
ambienti di lavoro, ma anche e soprattutto sul comportamento umano, fattore che
è alla base di circa l’85% degli infortuni, realizzando interventi che
tendano a neutralizzare o a ridurre i comportamenti a rischio esibiti dai
lavoratori. I dati sperimentali delle imprese che in tutto il mondo adottano
la BBS
e che oggi eccellono nella sicurezza, mostrano che l’approccio
comportamentale alla sicurezza sul lavoro non solo riduce il tasso
d’infortuni, ma è anche in grado di promuovere la cultura
della sicurezza che è l’elemento insostituibile del processo di rinnovamento
organizzativo nel quale la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro,
siano effettivamente parte integrante e irrinunciabile dello sviluppo economico
e sociale del paese.
L’appuntamento per tutti è fissato per il terzo congresso europeo, che si
svolgerà nei primi mesi del 2008, durante il quale verranno presentati i
risultati delle applicazioni della BBS avviate nel nostro paese.
Adriano Paolo Bacchetta
A.A.R.B.A. (Association for Advancement of Radical Behavior Analysis)
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01/03/2007
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Mele, cipolle e vino rosso, nemici dei tumori
- La quercetina, un antiossidante presente in alcuni alimenti, può migliorare l’efficacia dei farmaci antitumorali nella cura della leucemia. I risultati in uno studio del Cnr di Avellino pubblicato on line sulla rivista Leukemia.
Mele, cipolle, tè e vino rosso: sono alimenti o farmaci? Alimenti con effetti salutistici potrebbe essere la risposta e, questo, grazie alla presenza di una piccola molecola ad attività antiossidante, la quercetina, che secondo uno studio dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino potrebbe essere utilizzata nella terapia delle leucemie.
Questa molecola, presente in quantità non trascurabili nella nostra dieta, il suo valore, infatti, è di 25-30 milligrammi al giorno, ha una potenziale attività
chemiopreventiva, cioè la capacità che hanno le molecole naturali o sintetiche di bloccare il processo di trasformazione di una cellula normale in tumorale, oppure di revertirlo se già in atto.
“Molte sostanze ad attività chemiopreventiva sono presenti in alimenti di origine vegetale, come frutta e verdure e in bevande come tè e vino rosso”, sottolinea Gian Luigi Russo, ricercatore presso l’Isa-Cnr e responsabile della ricerca. “Queste sostanze agiscono per lo più da antiossidanti, contrastando gli effetti deleteri dei radicali liberi sulle cellule dell’organismo e modulando l’attività di numerosi enzimi responsabili della detossificazione da sostanze cancerogene assunte dall’esterno (nell’ambiente, attraverso l’alimentazione, ecc.)”. Uno dei sistemi che gli organismi viventi hanno messo in atto nel corso dell’evoluzione per liberarsi di cellule danneggiate, quali quelle pre-cancerose, che si generano all’inizio del processo di trasformazione tumorale, è il ‘suicidio cellulare’ programmato, comunemente noto come apoptosi. In altre parole, l’organismo si attiva per liberarsi di cellule proprie irreversibilmente danneggiate, a vantaggio della sopravvivenza dell’intero organo o individuo.
Questo spiega come molti farmaci antitumorali di nuova generazione agiscano su meccanismi che attivino l’apoptosi cellulare. Tuttavia, alcuni tumori, e tra questi diverse leucemie, sono resistenti sia alla normale chemioterapia sia a farmaci pro-apoptotici in fase sperimentale (ad esempio TRAIL, un ligando per un recettore apoptotico presente sulla membrana cellulare).
“Noi abbiamo dimostrato su un ampio spettro di linee cellulari derivate da leucemie umane”, spiega Gian Luigi Russo, “che la quercetina è in grado di “sensibilizzare” tali cellule all’azione di farmaci pro-apoptotici”. “Più in dettaglio”, aggiunge Maria Russo, partecipante alla ricerca, “la quercetina “predispone al suicidio” indotto da farmaci pro-apoptotici, che in assenza di questa molecola sono assolutamente inefficaci nei confronti delle stesse cellule”. “Sebbene lo studio abbia fornito dati incoraggianti”, fa notare il ricercatore dell’Isa-Cnr, “è stato eseguito su linee cellulari, mentre un lavoro parallelo, condotto in collaborazione con Silvestro Volpe del Reparto di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Avellino, su cellule di pazienti affetti da leucemie mieloidi e linfoidi conferma l’attività sinergizzante della quercetina quando è associata a farmaci antitumorali”.
“Le concentrazioni di quercetina utilizzate nel nostro studio”, conclude Gian Luigi Russo, “sono compatibili con l’assunzione dietetica giornaliera della molecola nell’ambito di un regime alimentare ricco di frutta e verdura. Inoltre, la scarsa tossicità della quercetina anche quando somministrata a elevati dosaggi lascia ben sperare per la progettazione di test clinici sia per l’utilizzo della molecola come farmaco sia come agente
chemiopreventivo”.
Roma, 1 marzo 2007
La scheda
Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr) di Avellino
Che cosa: studio sulla quercetina, molecola antiossidante da utilizzare nella terapia delle leucemie.
Per informazioni: Gian Luigi Russo, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr - tel. 0825/299431; cell. 329/9064414, e-mail
glrusso@isa.cnr.it
Referenze: Russo Maria, Nigro Patrizia, Rosiello Romina, D'Arienzo Rossana, Gian Luigi Russo. Quercetin enhances CD95 and TRAIL induced apoptosis in leukemia cell lines, Leukemia, marzo, 2007
Ufficio Stampa Cnr: Maria Teresa Dimitri, tel. 06/49933443 -
Email mariateresa.dimitri@cnr.it
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