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28 SETTEMBRE 2006

  

  

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28/09/2006

Rischio di inquinamento da polveri nel comparto delle fonderie della regione Marche

RIASSUNTO
Il comparto delle fonderie nella Regione Marche e stato oggetto di una indagine igienisticoindustriale finalizzata alla valutazione del rischio da polveri che ha riguardato sia l’entita di inquinamento da silice libera cristallina che da polveri metalliche (in particolare manganese, cadmio, rame, zinco, cromo, piombo e nichel). Le aziende campionate sono di piccole dimensioni a carattere artigianale: alcune di queste svolgono attivita di fonderia di seconda fusione, altre quella di fusione di metalli non ferrosi. I campionamenti sono stati condotti come previsto dalle Norme UNI-EN 481, UNI-EN 482 e UNIEN 689 recepite del D.Lgs. 25 del 2002. Le determinazioni analitiche sono state condotte presso il Laboratorio della CONTARP Centrale mediante diffrattometria a raggi X (XDR) per la silice libera cristallina e mediante spettrofotometria in assorbimento atomico per i metalli. I risultati ottenuti, mostrano ampi range di concentrazione per la silice libera cristallina, legati essenzialmente ad una notevole variabilita nell’entita dell’impolveramento registrato nelle diverse realta lavorative, mentre per le polveri metalliche i livelli di inquinamento risultano decisamente contenuti.

SUMMARY
The study illustrates the exposure conditions in the Marche Region to silica and metallic dusts (Mg, Cd, Cu, Zn, Ni) in foundries, as revealed through sampling which was carried out according to UNI EN 481, UNI EN 482, UNI EN 689, with the aim of establishing the presence, on the job, of insurable risk. The analytical determinations had been conducted in the laboratory of the Contarp in Rome by Xdr for silica and by ASS for metals.

INTRODUZIONE
Questo studio ha previsto una serie di rilevazioni igienistico-industriali su varie fonderie della Regione Marche al fine di valutare l’esposizione degli operatori ad agenti chimici pericolosi alla luce di quanto previsto del D.Lgs. 25/2002. In particolare alcune indagini sono state condotte congiuntamente ai tecnici di alcuni SPSAL della regione durante l’anno 2004 interessando aziende, a carattere prevalentemente artigianale, alcune delle quali svolgono l’attivita di fonderia di ghisa, altre di fonderia di metalli non ferrosi (alluminio e bronzo) in attuazione del progetto “Monitoraggio e controllo del rischio chimico negli ambienti di lavoro” realizzato dalla Regione Marche. Tale progetto, pensato dal Coordinamento Tecnico delle Regioni, si prefigge l’obiettivo di validare l’utilizzo concreto degli algoritmi per la valutazione del rischio chimico negli ambienti di lavoro. Lo studio condotto ha focalizzato la propria attenzione sul rischio silicotigeno e, per le fonderie di metalli non ferrosi, anche sulle polveri metalliche inalabili, in particolare rame, cadmio, manganese, zinco, piombo, nichel e cromo [1][2].

DESCRIZIONE CICLO LAVORATIVO
Le aziende studiate, di piccole dimensioni, presentano un lay-out produttivo che puo essere cosi di seguito schematizzato:
continua >>  (8 pagine in PDF)

    
28/09/2006

Immigrati: diminuiscono gli infortuni, crescono le malattie professionali - Dall'Inail un'analisi dell'andamento infortunistico tra i lavoratori extracomunitari.
Meno infortuni, ma più malattie professionali per gli extracomunitari che lavorano nel nostro Paese.
Un'analisi del fenomeno è stata presentata dal periodico Dati Inail che, nell'illustrare le rilevazioni relative al 2005, ha considerato anche le aspettative per l'anno in corso, tenendo conto dei nuovi flussi. segue su inail.it

http://www.inail.it/statistiche/DatiInail/osservatorio2006/DATIINAIL8_2006.pdf

    
28/09/2006

Più sicurezza per chi lavora lungo le autostrade - La nuova normativa sugli appalti pubblici impone una più attenta valutazione dei rischi, sia per l’utente che per chi lavora in ambiente autostradale ed il costante aggiornamento delle misure di prevenzione e di protezione. Il programma di Autostrada del Brennero. continua >>  (3 pagine in PDF)

    
28/09/2006

AMBIENTE LAVORO CONVENTION - 12 - 13 ottobre 2006 - Modena si appresta ad accogliere la 4a edizione di Ambiente Lavoro Convention, qualificata occasione di dibattito e di aggiornamento sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro.
AMBIENTE LAVORO CONVENTION, che si alterna negli anni pari alla manifestazione fieristica bolognese AMBIENTE LAVORO, assieme alla quale costituisce il più importante complesso di iniziative destinate a chi in Italia opera per l’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro, si svolgerà il 12 e il 13 ottobre 2006 nel quartiere fieristico di Modena.
AMBIENTE LAVORO CONVENTION è ormai universalmente riconosciuta come l’evento specialistico di maggior rilievo nel nostro Paese, in cui è possibile assistere al dibattito di più alto livello e di più vasto respiro che consenta, da una parte, di recepire le esigenze degli operatori e, dall’altra, di ampliare il campo di applicazione delle esperienze che si sono dimostrate più valide e di consolidare la formazione degli addetti consentendo una risposta concreta alle esigenze che maturano all’interno delle imprese.

Vai al sito web della Convention 2006 >>

    
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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

   

28/09/2006

Wwf: «In Europa mangiamo anche il veleno» - La ricerca, durata dieci anni, ha rilevato 119 sostanze tossiche in latte, carne, pesce, pane, olio d'oliva e succhi d'arancia

ROMA - Non c'è dieta che tenga: il menù è all'insegna della chimica, anche sulle nostre tavole. Dai prodotti caseari, al pesce, al pane, all'olio di oliva fino alla tradizionale lasagna. E' un allarme alimentare che attraversa tutti i confini europei, frutto di dieci anni di ricerche condotte dal Wwf, di cui si sono fatti portavoce anche diversi europarlamentari in apposito spot. Il nuovo dossier, realizzato in vista del voto finale sul Reach, il regolamento Ue contro l'inquinamento chimico, ha rilevato 119 sostanze tossiche nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in sette paesi europei. Secondo il rapporto, quindi, la principale via di esposizione alla maggior parte delle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni) è l'alimentazione. La «catena di contaminazione è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani. Sono presenti nelle case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola. continua >>

 

   

28/09/2006

Dall’interleuchina-10 una speranza per i celiaci

 

Individuate nell’intestino celiaco cellule in grado di contrastare la patologica reazione al glutine. Si aprono nuove e importanti opportunità terapeutiche alternative alla dieta alimentare. Questi i risultati di una ricerca condotta dall’Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr con Telethon, Università di Napoli e Ospedale di Avellino

 

La malattia celiaca, una delle forme più comuni di intolleranza alimentare, colpisce l’un per cento della popolazione europea e statunitense. L’ingestione del glutine contenuto nel grano, nell’orzo e nella segale, scatena nei soggetti predisposti un’aberrante risposta immunitaria. L’unica terapia sinora disponibile per i celiaci è l’eliminazione del glutine dalla dieta: stop al pane, alla pasta, ad un’infinità di piatti ed alimenti. Una dieta restrittiva, molto efficace se seguita scrupolosamente, ma che anche dopo molti anni non consente di riacquistare la tolleranza immunologica.

Uno studio appena pubblicato sul “Journal of Immunology”, dimostra che l'interleuchina (IL)-10, una semplice molecola che viene prodotta a seguito di forti fenomeni infiammatori, potrebbe svolgere un ruolo alternativo alla dieta senza glutine. Questa molecola, prodotta da cellule regolatorie, è in grado di tenere sotto controllo l’attività infiammatoria dei linfociti intestinali reattivi al glutine che sono la causa di questa patologia.

“La celiachia è causata da una risposta alterata del nostro sistema immunitario nei confronti del glutine, presente nei cereali”, spiega Carmen Gianfrani, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Avellino, prima firmataria della pubblicazione. “Il soggetto intollerante, a causa della sua predisposizione genetica, tratta il glutine come un agente pericoloso verso cui attuare un’efficace riposta immunitaria al fine di distruggerlo. Più specificamente, nell’intestino celiaco sono presenti cellule linfocitarie che, in seguito al contatto con la gliadina, maggior costituente del glutine, proliferano e producono sostanze con attività infiammatoria quali l’interferone-gamma”. L’attivazione di questi linfociti scatena reazioni che conducono all’atrofia della mucosa intestinale e che possono coinvolgere anche altri organi, provocando vomito, inappetenza, anemia, rallentamento nella crescita, infertilità.

Lo studio condotto dall’Isa-Cnr, in collaborazione con l’Istituto Telethon dell’ospedale San Raffaele di Milano, il Dipartimento di Pediatria dell’Università Federico II di Napoli e l’Ospedale Moscati di Avellino, ha evidenziato che nell'intestino di soggetti celiaci sono presenti piccole popolazioni di cellule con funzione regolatoria che molto probabilmente si attivano in seguito alla forte infiammazione. “Dopo aver eseguito una biopsia intestinale”, prosegue la dr.ssa Gianfrani, “abbiamo isolato queste cellule una dall’altra e fatto crescere in vitro i singoli linfociti, generando dei veri e propri cloni. Successivamente, sono stati effettuati dei test, mettendo a contatto le cellule infiammatorie con quelle regolatorie, in rapporto di 1 a 1, e abbiamo constatato che queste ultime, attraverso la produzione di sostanze anti-infiammatorie quali l’interleuchina-10, inibiscono la proliferazione dei linfociti patogenetici. La risposta infiammatoria risulta invece molto più accentuata se l'attività delle cellule regolatorie viene bloccata”.  

 

Aumentando nell’intestino il numero di cellule regolatorie o potenziandone l’azione, quindi, l'infiammazione potrebbe essere tenuta sotto controllo. “E’ quello di cui ora ci stiamo occupando”, conclude la ricercatrice. "Attualmente stiamo studiando la possibilità di espandere e potenziare in vitro l’attività delle cellule regolatorie attraverso l’immissione di interleuchina-10 esogena. E speriamo che presto, verificata l’efficacia e la sicurezza anche in vivo, si possano realizzare prodotti anti infiammatori a base di IL-10 destinati ai celiaci”. Da somministrare magari prima di un bel piatto di pasta o di una pizza fumante.  

 

E’ disponibile per i giornalisti la pubblicazione in originale  

 

Roma, 21 settembre 2006  

 

La scheda

Chi: Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino

Che cosa: individuata la funzione anti infiammatoria delle cellule regolatorie dei linfociti presenti nell’intestino celiaco, ricerca pubblicata sulla rivista internazionale “Journal of Immunology”

Informazioni: Carmen Gianfrani, Isa-Cnr, tel. 0825/299411, cell. 347/8073087 e mail: cgianfrani@isa.cnr.it

 

   

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