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CEN
Networking - la newsletter bimestrale del
Comitato
europeo di normazione - ha intervistato il Capo dell’Unità
per la Politica di Regolamentazione della DG Imprese ed Industria
della Commissione Europea, Jacques McMillan, in merito all’attuale
revisione del Nuovo Approccio all’armonizzazione tecnica, il
futuro della marcatura CE ed il ruolo delle norme. La presentazione
di una prima bozza del nuovo sistema di regolamentazione per
l’Europa al Vice-presidente della Commissione, Günter Verheugen
è imminente. L’intervista riflette il punto di vista di un
funzionario della Commissione Europea, non dell’istituzione che
rappresenta.
Come
funziona la valutazione della conformità in Europa?
Esiste un livello di sicurezza stabilito e quello che il fabbricante
deve fare è semplicemente dimostrare, in fase di progettazione, la
conformità dei propri prodotti ai requisiti di sicurezza. Per
ottenere la conformità il fabbricante può ricorrere a proprie
strutture di prova e di ispezione oppure affidare i propri prodotti
ad un’organizzazione esterna per sottoporli a prove e a
certificazione.
La faccenda si fa un pochino più complicata quando interviene la
legislazione e dichiara che questo modo per dimostrare la conformità
mette di fronte alla scelta tra la certificazione di prodotto o
l’assicurazione della qualità. Ciò che abbiamo fatto nella
valutazione di conformità è stato dichiarare la diversa posizione
dei fabbricanti. Questi ultimi avranno ottime ragioni per preferire
la certificazione di prodotto o l’assicurazione della qualità, in
base alla propria dimensione aziendale o all’essere operanti in
un’area di tecnologie avanzate o meno; una libertà di scelta che
deve essere sempre garantita al fabbricante. Quindi il ruolo delle
organizzazioni di certificazione sarà diverso.
Quali
sono i maggiori vantaggi del Nuovo Approccio rispetto alla
valutazione di conformità?
La prima risposta è che se non avessimo avuto il Nuovo Approccio,
non avremmo avuto una politica europea di valutazione della
conformità. La politica di valutazione della conformità è uno
degli elementi principali che fa funzionare il Nuovo Approccio e, se
si guarda al contenuto delle Direttive Nuovo Approccio, la ragione
per cui i prodotti possono liberamente circolare nel Mercato Interno
è la valutazione della conformità.
La parte del Nuovo Approccio relativa alle norme e la parte che si
occupa della valutazione di conformità hanno obiettivi diversi. Il
Nuovo Approccio era stato pensato per provvedere in
“outsourcing” ad alcune attività di regolamentazione, così da
ridurre quello che entra a far parte della legislazione e per
incoraggiare i partner economici a contribuire alla stesura delle
specifiche tecniche dei prodotti. Ma la specifica tecnica per un
prodotto, compresi i livelli di sicurezza, non è l’elemento che
garantisce la fiducia nel prodotto. Quest’ultima è garantita
dalla fiducia nei riguardi del fabbricante, oppure nella catena di
distribuzione e, a questo proposito, la catena di certificazione,
quella della sorveglianza del mercato e quella del controllo
doganale sono tutti risvolti del termine “fiducia”.
Quali
sono i vantaggi e gli svantaggi della marcatura CE?
La marcatura CE apposta su un prodotto vuol dire che il fabbricante
dichiara di aver garantito la conformità del proprio prodotto a
tutte le Direttive europee che lo riguardano. Per esempio, se il
prodotto è un macchinario, il fabbricante ne assicura la conformità
alla Direttiva Macchine, a quella sulla Misura, a quella sugli
Apparecchi a Gas, se è il caso, e a qualunque altra Direttiva sia
applicabile. Il fabbricante, in questo modo, dichiara di essersi
assicurato che tutti i requisiti delle direttive siano stati
soddisfatti. Lo scopo della marcatura CE è stato quello di favorire
la libera circolazione dei prodotti in alcuni settori industriali
coperti dalle direttive del Nuovo Approccio.
Sulla base delle nostre recenti consultazioni, risulta chiaro che
tutti vogliono mantenere la marcatura CE, fatta eccezione per un
certo numero di associazioni di consumatori. Quello che dobbiamo
fare in fase di revisione del Nuovo Approccio è dare forza al
messaggio che vi sta dietro, in modo molto semplice e chiaro, così
che chiunque, in tutto il mondo, lo capisca, ed assicurare che gli
Stati Membri metteranno in atto adeguati meccanismi di sorveglianza
del mercato.
Un altro aspetto della marcatura CE è il fatto che abbia
un’immagine internazionale: è l’esportazione della nostra
cultura legale. Quando noi negoziamo una cooperazione in termini di
regolamentazione oppure una forma di assistenza tecnica con altre
regioni del mondo, affrontiamo il problema della modalità da
seguire, quella americana o la nostra. La marcatura CE per questi
Paesi è la prova che, dietro, esiste una politica di
regolamentazione europea e di questo si é consapevoli. Questa
consapevolezza ci aiuta anche ad esportare il nostro sistema di
regolamentazione verso questi Paesi. Siamo l’unica regione ad
avere una politica su questo tema e la marcatura CE è l’unica
dichiarazione impegnativa del fabbricante esistente al mondo.
Con
l’attuale revisione del Nuovo Approccio che cambiamenti sono stati
introdotti?
L’attuale revisione è una sorta di sfida perché ora siamo in
grado di realizzare qualcosa che non avevamo raggiunto negli anni
novanta. Innanzitutto, esiste una base legale per l’accreditamento
e, in secondo luogo, ancora più importante, esiste la sorveglianza
del mercato che non sarebbe stata pensabile negli anni novanta per
via della sussidiarietà.
Il nostro operato oggi va ben al di là della revisione del Nuovo
Approccio. Stiamo rivisitando l’intera strategia di
regolamentazione chiedendoci: perché manteniamo questa barriera
artificiale tra Vecchio e Nuovo Approccio?
Di base, se si guarda ai nostri regolamenti, ci si accorge che
contengono gli stessi elementi: livello di sicurezza, specifiche
tecniche, criteri per la procedura di valutazione della conformità,
marcatura ecc. La questione tra il Vecchio e il Nuovo Approccio è
se usare il riferimento alle norme o meno. Ciò che sperimentiamo
ora è considerare tutti gli elementi, indipendentemente che siano
Vecchio o Nuovo Approccio. Guardiamo tutti i moduli, ridefiniamo i
criteri per gli organismi notificati e, in particolare, rivediamo le
procedure per la loro notifica e valutazione. Stiamo creando una
base legale per l’accreditamento, cosa che non abbiamo mai avuto.
Tentiamo di stabilire i termini legali e i livelli di responsabilità
tra autorità pubbliche e organismi di accreditamento.
Successivamente ci sarà una revisione completa dell’intera
questione della sorveglianza del mercato e dei meccanismi di
salvaguardia.
Stiamo tentando di applicare dei requisiti essenziali ad uso delle
autorità nazionali in modo che abbiano gli strumenti per rafforzare
la loro politica. Vogliamo introdurre un sistema di collaborazione
tra autorità nazionali, uno scambio di informazioni ed un
meccanismo di consultazione attraverso il quale, se uno Stato Membro
non accetta un prodotto, ogni altro Stato ne viene informato. Se
qualcuno non è d’accordo sulla posizione sfavorevole che uno
Stato Membro assume rispetto ad un prodotto, abbiamo un meccanismo
europeo - la clausola di salvaguardia - per arrivare ad un accordo.
Questo risolverà una serie di problemi nel caso della Direttiva a
bassa tensione e quella sulla Compatibilità Elettromagnetica.
Che
ruolo può avere il CEN nel nuovo scenario?
Io continuo a credere che ci siano dei settori industriali dove è
ancora necessario un grande lavoro normativo. Più forte è il CEN,
più forti siamo noi in relazione ai contenuti delle norme
internazionali, e, quindi, lo siamo ancor di più nel contesto
internazionale, ovvero nel mercato globale. E’ evidente che una
delle grandi aree, in futuro, sarà quella dei servizi.
Vi sono ancora molti ambiti aperti alla normazione nei quali penso
che il CEN debba arrivare per primo - ha bisogno di allargare la
propria base. Il problema è che a livello internazionale, la
normazione è prevalentemente vista ancora come espressione
dell’industria nonostante la presenza dei consumatori e degli
ambientalisti. Credo che i normatori possano cambiare questa visione
attraverso un coinvolgimento visibile di consumatori ed altre parti
interessate, cosa che faciliterebbe in maniera considerevole
l’allargamento della normazione ad altre aree. La ragione per cui
vedo un vantaggio in questo è la convinzione che ciò favorirebbe
una riduzione delle attività di regolamentazione, cosa che è
nell’interesse di tutti. Se il legislatore viene coinvolto, questo
significa che c’è un problema. La legislazione spesso può essere
un eccesso, ma è l’unica opzione che le autorità pubbliche
abbiano. Per cui, più si pensa in termini di processi di qualità
volontaria, minore dovrà essere l’intervento delle pubbliche
autorità. Io credo che il CEN abbia qualcosa da offrire, nel senso
che più si fanno norme ad alto livello di qualità, più forte
risulta essere la competitività rispetto al resto del mondo
aumentando le argomentazioni contro una legislazione inutile.
C’è
un futuro per la valutazione della conformità basata sulle norme
europee? Ed il marchio CE può svolgere questo ruolo?
Perché no? Voi avete lo stesso problema che abbiamo noi con la
marcatura CE, ovvero su quali norme? Io penso che un prodotto a cui
si applica una sola norma sia scontato: quando si dice conformità
si deve dire conformità a cosa. Con la legislazione è facile perché
si ha l’obbligo di osservarla. Quando si parla di norme, è
difficile dire: da quale punto di vista verrà garantito il proprio
marchio, ovvero quale norme particolari dovrebbero essere seguite?
Per quanto riguarda il Keymark
così come è oggi, non credo che decollerà a meno che non si
modifichi l’atteggiamento di molti dei membri CEN e CENELEC, visto
che attualmente i loro marchi nazionali sono una grande fonte di
entrate. La conformità alle norme europee è positiva, ma non in
parallelo con i marchi nazionali.
Come
dovrebbe adattarsi il Keymark alle future sfide?
L’unica argomentazione che può convincere l’industria è che il
CEN dichiari il Keymark marchio unico, un futuro “pioniere dei
mercati”. La Commissione vorrebbe spingere il Keymark. Io c’ero
quando è stato lanciato ed ho dichiarato di essere favorevole perché
avrebbe aumentato il profilo delle norme europee. Tuttavia,
all’epoca, avevo anche dichiarato che, nelle condizioni in cui era
stato creato, non sarebbe decollato e quelle condizioni –
purtroppo – non sono cambiate molto. Non ho mai capito perché
l’industria europea non abbia combattuto di più per un marchio
unico. Ciò nonostante, sono convinto che si stiano facendo
progressi: l’interruttore elettrico che avevo vent’anni fa,
aveva applicati sopra 15 diversi marchi di certificazione; quello
che ho da due anni ne ha solo otto….
I fabbricanti applicano il marchio nazionale perché i distributori
e le compagnie di assicurazione nazionali vedono un marchio che
riconoscono. Parlando con i principali distributori ho capito che
essi non certificherebbero un prodotto se non potessero avere sul
prodotto un marchio riconoscibile, tutto ciò perché non vogliono
avere problemi di responsabilità e perché una delle parole più di
moda nell’economia di oggi è il termine “precauzione”.
Standards
help to reduce regulatory activities: sever questions to
Jacques McMillan
CEN Networking interviewed Head of Unit for Regulatory
Policy in DG Enterprise and Industry in the European
Commission, Jacques McMillan, about the current revision
of the New Approach to technical harmonization, the future
of CE marking and the role of standards. It is planned
that a first draft of the new regulatory system for Europe
will be presented to the Commission Vice-President Günter
Verheugen as soon as possible. The interview reflects the
opinion of one European Commission official and is not
representative of the institution.
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