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17 LUGLIO 2006

  

  

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17/07/2006

Impatto occupazionale ed ambientale dei nanotubi di carbonio, analisi della citotossicità su linee cellulari

RIASSUNTO
I nanotubi in carbonio sembrano potenzialmente in grado di poter rivestire un ruolo importante nelle applicazioni in campo
farmacologico, tale prospettiva necessita di una approfondita conoscenza dei loro possibili effetti tossici. Sono stati studiati nanotubi multiparete (10-50 nm) su linee cellulari non evidenziando nessun effetto sull’induzione di apoptosi o necrosi. 

ABSTRACT
[Lack of direct cytotoxic effect of intracellular nanotubes] Nanotubes have a great therapeutic potential due to their astounding physico-chemical features, the possibility to be funtionalised for ad hoc uses, and the specific interaction of nanotubes as such with life molecules (DNA and proteins). These features recommend a thorough toxicological study before widespread pharmaceutic use. We provide evidence that culture cells with phagocytic potential internalise multiwall nanotubes (10-50 nm average size). This is not accompanied by cytotoxicity in terms of induction of apoptosis or necrosis at the doses used (up to 125 µg/ml).

Introduzione
I nanotubi di carbonio, ultimi prodotti della nanotecnologia, grazie alle loro eccellenti proprietà elettriche, fisiche e meccaniche, sono i candidati ideali per una moltitudine di applicazioni (1), che spaziano dalle interconnesioni nell’ambito della microelettronica, alla messa a punto di minitransistor cento volte più piccoli di quelli attualmente utilizzati per i microchip. Ciò implica che, con ogni probabilità, in un futuro prossimo i nanotubi eserciteranno un profondo impatto sulla vita di ogni giorno. Dal momento che queste sono essenzialmente molecole nuove, alle quali l’uomo non è mai stato esposto finora, è necessario esaminare l’effetto che l’esposizione ai nanotubi potrebbe esercitare sulla salute e sull’ambiente. La preoccupazione circa un possibile effetto dannoso dei nanotubi sulla salute è aumentata dal fatto
che è noto che i nanotubi reagiscono con importanti classi di molecole biologiche, come il DNA (2), i peptidi (3) e anche con cellule intere, per esempio, i nanotubi possono essere usati come supporto per la crescita di cellule in coltura (4). Queste proprietà dei nanotubi hanno suggerito un possibile uso in biotecnologia, per esempio, per la veicolazione di composti in specifici distretti del corpo, o per l’immobilizzazione di cellule per ulteriori trattamenti (5), o come biosensori dopo appropriata miscelazione con materiali reagenti (6). Un ulteriore sviluppo molto interessante in biotecnologia nasce dalla possibilità di "funzionalizzare" i nanotubi mediante la preparazione di materiali ibridi o compositi, dove i nanotubi sono legati a differenti materiali di interesse biologico (7). Questo implica che è importante conoscere quale effetto potrebbero esercitare i nanotubi all’interno delle cellule, da un punto di vista tossicologico così come biotecnologico. Nel caso di nuovi materiali, l’approccio tossicologico deve tener conto della natura dei materiali in studio. I nanotubi si classificano in piccoli nanotubi a parete singola [single wall nanotubes, SWNT (8)] e nanotubi più spessi con pareti multiple [multi wall nanotubes, MWNT (9)]. I nanotubi si aggregano a formare strutture la cui dimensione (da nm a µm) è compatibile con l’ingresso in corpi, organi e tessuti, e con l’interazione con la superficie esterna delle cellule. La conoscenza praticamente nulla dell’effetto dei nanotubi sulle strutture cellulari, insieme con l’ampia diffusione che si prevede per l’uso dei nanotubi negli anni a venire, ci ha potato ad analizzare l’interazione nanotubicellule e gli effetti che i nanotubi possono esercitare sulla vitalità cellulare, dal momento che un possibile effetto dannoso potrebbe richiedere particolari precauzioni atte a controllare sia l’esposizione umana, sia il loro possibile uso terapeutico. È noto che cellule fortemente danneggiate muoiono passivamente per necrosi, mentre cellule solo lievemente danneggiate muoiono per apoptosi (10). Lo studio dell’interazione nanotubi-cellule ci ha rilevato che i nanotubi entrano nelle cellule e di per se non inducono né necrosi, né apoptosi.

Materiali e Metodi
Le cellule U937 sono coltivate in incubatori standard (37 °C e 5% CO2) in RPMI 1640 al 10% di siero fetale bovino
e antibiotici. La vitalità cellulare è stata controllata con il test di esclusione allo ioduro di propidio. Le cellule apoptotiche sono state valutate mediante colorazione del nucleo con il colorante specifico per il DNA Hoechst 33342, che permette di rivelare la morfologia nucleare che facilmente identifica le tipiche figure dei nuclei apoptotici. I nanotubi di carbonio usati in questo lavoro sono nanotubi con pareti multiple (MWNT), sintetizzati e trattati come riportato in (11). Il diametro dei MWNTs è nell’intervallo di 10-50 nm e la lunghezza è di massimo 100 µm.

Risultati
Nanotubi di piccole dimensioni potrebbero teoricamente entrare nelle cellule, grazie alla porzione idrofobica delle molecole. Abbiamo verificato questa ipotesi studiando l’interazione in vitro tra nanotubi e cellule umane. Abbiamo scelto le U937 perché sono cellule tumorali umane di origine monocitaria e quindi in grado di fagocitare particelle sia organiche che inorganiche. Abbiamo esaminato, così, la possibile entrata passiva dei nanotubi in cellule U937. In particolare, abbiamo aggiunto concentrazioni crescenti di MWNT (da 2,5, 25 e 125 µg/ml) alle U937 in terreno di coltura completo e le abbiamo incubate per 72 ore. L’analisi microscopica ci ha rilevato che i nanotubi entrano nelle cellule U937 e non provocano alterazioni morfologiche, né citoplasmatiche né nucleari. Inoltre, si suppone che i nanotubi siano inerti, quindi
non ci si aspetta un effetto chimico diretto. Al contrario, la loro capacità di legare molecole biologiche come ad esempio proteine, lipidi o acidi nucleici, potrebbe influenzare il comportamento di tali macromolecole; potrebbero quindi indurre una risposta da stress. Per testare questa ipotesi abbiamo analizzato la vitalità cellulare in seguito ad ingresso dei nanotubi nelle cellule. In particolare abbiamo esaminato la citotossicità dei nanotubi e l’eventuale capacità dei nanotubi di indurre il meccanismo intrinseco di suicidio cellulare per apoptosi. L’incubazione per 72 ore con i nanotubi non induce un effetto citotossico diretto sulle U937, dal momento che non abbiamo rilevato nessun aumento né di apoptosi né di necrosi rispetto alle cellule non trattate.

Discussione
È noto che i nanotubi non sono essenzialmente tossici, e interagiscono poco con la materia vivente. D’altro canto, è noto che i nanotubi interagiscono con specifiche molecole cellulari, implicando così multipli possibili usi in biotecnologia e nella veicolazione di farmaci. Queste importanti possibili applicazioni ci hanno spinto ad investigare l’interazione nanotubi-cellule umane. È interessante notare che i nanotubi entrano passivamente nelle cellule ma non hanno un effetto citotossico diretto. Dal momento che i nanotubi sono in grado di legare molecole biologiche ci proponiamo di investigare se possono alterare altri parametri cellulari come il metabolismo ossidativo e lo stato degli organelli intracellulari.

Richiesta estratti: Prof. Antonio Bergamaschi, Servizio di Medicina del Lavoro, Policlinico Universitario Tor Vergata, Viale Oxford 81, 00133 Roma, tel. 06.20902201, fax 06.20902212, e-mail antoniobergamaschi@tiscali.it

Bibliografia
1) Chen P, Lin J, Tan KL. Carbon nanotubes: a future material of life IUBMB. Life 2000; 49: 105-8.
2) Cai H, Cao X, Jiang Y, He P, Fang Y. Carbon nanotube-enhanced electrochemical DNA biosensor for DNA hybridization detection. Anal Bioanal Chem 2003; 375: 287-93.
3) Wang S, Humphreys ES, Chung SY, Delduco DF, Lustig SR, Wang H, Parker KN, Rizzo NW, Subramoney S, Chiang YM, Jagota A. Peptides with selective affinity for carbon nanotubes. Nat Mater 2003; 2: 196-200.
4) Mattson MP, Haddon RC, Rao AM. Molecular functionalization of carbon nanotubes and use as substrates for neuronal growth. J Mol Neurosci 2000; 14: 175-82.
5) Supronowicz PR, Ajayan PM, Ullmann KR, Arulanandam BP, Metzger DW, Bizios R. Novel current-conducting composite substrates for exposing osteoblasts to alternating current stimulation J Biomed Mater Res 2002; 59: 499-506.
6) Sotiropoulou S, Chaniotakis NA. Carbon nanotube array-based biosensor. Anal Bioanal Chem 2003; 375: 103-5.
7) Georgakilas V, Tagmatarchis N, Pantarotto D, Bianco A, Briand JP, Prato M. Amino acid functionalisation of water soluble carbon nanotubes. Chem Commun 2002; 21: 3050-1.
8) Azamian BR, Davis JJ, Coleman KS, Bagshaw CB, Malcolm LH. Green Bioelectrochemical Single-Walled Carbon Nanotubes. J Am Chem Soc 2002; 124:12664-5.
9) Tombler TW, Zhou C, Alexseyev L, Kong J, Dai H, Liu L, Jayanthi CS, Tang M, Wu SY. Reversible electromechanical characteristics of carbon nanotubes under local-probe manipulation. Nature 2000; 405: 769-72.
10) Nosseri C, Coppola S, Ghibelli L. Possible involvement of poly (ADP-ribosyl) polymerase in triggering stress induced apoptosis. Exp Cell Res 1994; 212: 367-373.
11) Vittori Antisari M, Marazzi R, Krsmanovic R. Carbon 2003; 41: 2393-2401. Realizzato con fondi MURST 2003.

Autori: L. Ghibelli 1, M. De Nicola 1, G. Somma 2, C. Cerella 1, M. D’Alessio 1, E. Romeo 2, A. Magrini 2, A. Bergamaschi 2
1 Dipartimento di Biologia, 2 Cattedra di Medicina del Lavoro, Università di Roma Tor Vergata
Fonte: G Ital Med Lav Erg 2005; 27:3 291 - PI-ME, Pavia 2005  

  

         

17/07/2006

SEVESO: MINISTERO AMBIENTE;1055 IMPIANTI A RISCHIO IN ITALIA

Sono 1055 gli stabilimenti con attività più pericolose in Italia, 467 dei quali a rischio di incidente più rilevante, ossia rientranti nell'articolo 8 del decreto legislativo 334 del 1999 che ha recepito in Italia la Direttiva Seveso II.
Di questi 1055, ben 242 si trovano in Lombardia, la regione di gran lunga con la maggiore concentrazione di impianti, e 117 di questi sono soggetti all'articolo 8.
Questi i dati più recenti provenienti dall'Inventario nazionale delle attività industriali curato dal Ministero dell'Ambiente e resi noti in occasione del trentennale dell'incidente di Seveso, dove il 10 luglio 1976 una fuoriuscita di diossina dallo stabilimento Icmesa provocò drammatiche conseguenze sanitarie e ambientali.
Per quanto riguarda le tipologie di attività, nel nostro Paese - riferisce il ministero dell'Ambiente - spiccano gli stabilimenti chimici e petrolchimici (circa il 27%), seguiti dai depositi di gas liquefatti (24%) e dai depositi di olii minerali (17%).
In Lombardia, gli stabilimenti chimici o petrolchimici a rischio rilevante sono quasi il 45% degli impianti soggetti al decreto 349. Infine sono 17 le raffinerie presenti nel territorio nazionale.
L'incidente di Seveso, sottolinea infine il Ministero dell' Ambiente, spinse l'Europa a emanare ben due direttive, nel 1982 e nel 2003. Entrambe sono state recepite nel nostro Paese ''ma - conclude il ministero - nonostante Seveso, abbiamo dovuto attendere ben 6 anni per recepire la prima direttivà'.

Roma, 9 luglio 2006

Fonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio

SEVESO, TRENT'ANNI DOPO
Il disastro nel ricordo di un testimone


Sabato 10 luglio 1976 il reattore B dell’Icmesa, azienda chimica alle porte di Milano controllata dalla società svizzera Givaudan – consociata a sua volta alla multinazionale farmaceutica Hoffman La Roche –, smette di funzionare. Dalla “fabbrica dei profumi” – come la chiamava la gente del posto – fuoriesce una gran quantità di diossina che il vento spinge verso sud, colpendo Seveso – soprattutto – e insieme a Seveso altre tre cittadine: Meda, Desio e Cesano Maderno. La dirigenza cerca nei primi giorni di minimizzare l’accaduto, il sindacato intuisce subito la gravità dell’incidente, si mobilita e venerdì 16 luglio ferma gli impianti. segue su 
centenario.cgil.it

  

     

17/07/2006

EDILIZIA FERMIAMO LA STRAGE
dal sito snop.it
In edilizia avviene un quarto degli infortuni mortali,la metà degli infortuni mortali totali se non si considerano quelli in itinere o stradali
Riportiamo
- le proposte fatte da SNOP alla Commissione di inchiesta sugli infortuni del Senato, nella passata legislatura
- le proposte presentate a Verona nell'incontro dalla ASL a parti sociali e prefetto il 6-7-06
- le proposte delle organizzazioni sindacali 6 LUGLIO 2006
- le proposte fatte da SNOP alla Commissione di inchiesta sugli infortuni del Senato, nella passata legislatura  segue su fonte
snop.it (4 pagine in PDF).

 

 

17/07/2006

Ambiente, le Regioni padane contro lo smog - Regione, Province e Comuni con più di 50 mila abitanti si sono incontrati in vista delle misure contro smog e polveri sottili da adottare per la prossima stagione invernale.
Nel corso dell´incontro le Regioni dell´area padana hanno concordato di coordinare gli interventi e di adottare misure omogenee per una maggiore efficacia contro l´inquinamneto già a partire dalla prossima stagione invernale. Tra le diverse misure c´è l´impegno delle Regioni a limitare la circolazione dei veicoli inquinanti in maniera più coordinata.
Nella notizia si trovano anche gli altri interventi della Regione Emilia-Romagna contro lo smog che vanno dai finanziamenti per la riconversione delle auto a gpl e metano, agli interventi nell´edilizia, agli adeguamenti del parco mezzi del trasporto pubblico locale.
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