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31 OTTOBRE 2005

  

  

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31/10/2005

IL RISCHIO INFORTUNISTICO NEI LAVORATORI STRANIERI: UNO STUDIO CONDOTTO NEI CANTIERI DELL’ALTA VELOCITÀ TORINO-NOVARA

Background
Il numero di lavoratori stranieri in Italia è in costante aumento negli ultimi anni. In diversi paesi si evidenzia che essi sopportano un rischio infortunistico superiore a quello dei colleghi del paese ospitante, anche se vi sono studi che evidenziano l’assenza di differenze (1). Uno studio approfondito degli effetti sulla salute delle esposizioni lavorative è ostacolato da diversi problemi metodologici e di qualità dei dati. In Italia le informazioni sono scarse (2): i sistemi informativi correnti individuano i soggetti in studio solo attraverso il paese di nascita (includendo anche cittadini italiani nati all’estero); in una percentuale elevata si tratta di lavoratori con contratti a termine o atipici ed è assai diffuso il lavoro irregolare (con difficoltà a misurare correttamente i lavoratori esposti); l’Inail segnala problemi di sottonotifica degli eventi, soprattutto di quelli lievi.

Obiettivo
Descrivere il rischio infortunistico nei lavoratori stranieri impegnati nella costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Novara.

Materiali e metodi
Nel 2001 la Regione Piemonte ha costituito un osservatorio per il monitoraggio epidemiologico dei cantieri dell’alta velocità Torino-Novara (OrmeTav). Si tratta di 80 Km di linea ferroviaria su cui sono impiegate centinaia di ditte e migliaia di addetti contemporaneamente, che impegnano plurime tipologie lavorative nel rispetto di rigide esigenze temporali per la consegna dell’opera. Le imprese sono tenute, da obblighi contrattuali, ad inviare ad OrmeTav informazioni sugli addetti impegnati e sugli infortuni occorsi. Si dispone così di informazioni accurate su un consistente numero di lavoratori stranieri. Sono effettuate analisi descrittive nello spazio e nel tempo sui lavoratori e sugli eventi (età, sesso, paese d’origine, titolo di studio, conoscenza della lingua italiana, formazione specifica ricevuta, tipo di contratto, mansione, turno di lavoro, dimensione dell’azienda di appartenenza, gravità dell’infortunio, modalità di accadimento). Sono calcolati tassi di incidenza infortunistica grezzi (per età, paese d’origine, dimensione della ditta di appartenenza, mansione) e standardizzati (variabili di controllo considerate: età, mansione, conoscenza della lingua italiana, formazione specifica sui rischi lavorativi). Le analisi multivariate sono effettuate utilizzando un modello di Poisson.

Risultati
Nel periodo compreso tra il 01/01/2003 ed il 31/12/2004 sono stati segnalati 1.673 lavoratori stranieri, in crescita esponenziale nel corso del tempo. Il 70% di essi proviene dall’est europeo (Romania e Albania) o dal nord Africa (Marocco, Egitto e Tunisia). Si tratta in prevalenza di lavoratori con mansioni di basso livello (operaio generico, carpentiere e ferraiolo), con un’età media più giovane rispetto ai colleghi italiani. Sono stati segnalati 233 infortuni a lavoratori stranieri, con una gravità media inferiore rispetto al totale dei lavoratori (24 giorni rispetto a 28 giorni). Il tasso infortunistico grezzo è più alto tra gli stranieri rispetto ai colleghi italiani (nel 2004: 20,73 (I.C. 95%: 18,12-23,35) vs 17,06 (I.C. 95%: 15,90-18,22) infortuni per 100 operai) ed in aumento nel tempo (nel 2003:18,55 (I.C. 95%: 14,79-22,32) infortuni per 100 operai). Saranno effettuate analisi multivariate per controllare le principali variabili di confondimento.

Conclusioni
I lavoratori stranieri presentano un rischio infortunistico grezzo più elevato rispetto ai colleghi italiani. Ciò è spiegabile dal fatto che si tratta generalmente di soggetti svantaggiati che vivono in condizioni precarie e con accesso limitato ai servizi socio sanitari. La gravità media è inferiore probabilmente a causa del fatto che, essendo lavoratori con maggiore precarietà di contratto tendono a tornare al lavoro il più in fretta possibile dopo l’evento. È utile lo sviluppo di ricerche ad hoc che utilizzino come base di rilevazione non solo l’ambiente di lavoro ma anche le reti informali delle comunità straniere, per poter comprendere meglio i percorsi di cura seguiti ed analizzare il rischio anche tra i lavoratori irregolari.

Autori: Denis Quarta, Antonella Bena, Osvaldo Pasqualini, Marco Dalmasso, Maria Luisa Debernardi, Ermes Rizzoli. Settore Rischi e Danni da Lavoro, Servizio di Epidemiologia – ASL 5; Via Sabaudia, 164 - 10095 - Grugliasco (Torino). e-mail: denis.quarta@epi.piemonte.it

Riferimenti bibliografici

  1. Nuwayhid I et al. Work related injuries in Lebanon: does nationality make a difference? Am J Ind Med 2003; 44:172-81

  2. Capacci F et al. The Health of foreign workers in Italy. Int J Occup Environ Health 2005; 11:64-9.

Fonte: Centro di Documentazione per la Promozione della Salute

 

 

31/10/2005

Risparmio energetico con gli impianti di riscaldamento - Ogni anno, in Italia, per riscaldare le nostre abitazioni bruciamo circa 14 miliardi di metri cubi di gas, 4,2 miliardi di chilogrammi di gasolio, oltre a 2,4 milioni di tonnellate di combustibili solidi, soprattutto legna e un po’ di carbone. Così facendo si riversano nell’ aria circa 380.000 tonnellate di sostanze inquinanti come ossidi di zolfo e di azoto, monossido di carbonio, ecc… Oltre alle sostanze propriamente dette inquinanti, si riversano nell’atmosfera anche più di 40 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2): questa, come è noto, contribuisce al formarsi del così detto "effetto serra" causando l’innalzamento della temperatura media del nostro pianeta. Il riscaldamento è, dopo il traffico, la maggiore causa dell’inquinamento delle nostre città. In termini economici, il nostro Paese deve spendere globalmente oltre 12 milioni di Euro per l’acquisto all’estero dell’energia, ed ogni famiglia italiana spende, in media oltre 500,00 Euro l’anno per riscaldarsi. continua >> (16 pagine in PDF)

Fonte: ENEA

 

 

31/10/2005

ROMA. DOCUMENTO UNICO DI REGOLARITÀ CONTRIBUTIVA. Dal primo gennaio operativo su tutto il territorio nazionale - Passa dalla fase sperimentale a quella operativa il rilascio del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) in edilizia, che permette di attestare contestualmente la regolarità contributiva di un’impresa per quanto riguarda gli adempimenti Inps, INAIL e Cassa Edile. Dal primo gennaio 2006, infatti, si è conclusa la sperimentazione che ha interessato alcune provincie e il Durc sarà rilasciato su tutto il territorio nazionale.
Il Durc, nei fatti, si è rivelato uno strumento utile per l’osservazione delle dinamiche del lavoro ed una nuova forma di contrasto al lavoro sommerso. La sua applicazione consente, inoltre, il monitoraggio dei dati e delle attività delle imprese affidatarie di appalti.
La fase operativa sarà comunque preceduta da momenti di informazione/addestramento sull’intero “progetto” rivolti agli operatori, per trasmettere loro quella base di conoscenze giuridiche, organizzative e procedurali indispensabili per l’acquisizione delle logiche che sottendono sia l’intero iter organizzativo sia la specifica procedura informatica. Le richieste di rilascio del Durc potranno essere inoltrate per via telematica attraverso i portali dell’INAIL (
www.inail.it) e dell’Inps (www.inps.it) o in via cartacea presso gli sportelli unici costituiti presso le Casse Edili.

Fonte: INAIL

 

 

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