Info-crono-archivio

    

31 MAGGIO 2005

  

  

Dal 3 gennaio 2005 e' visibile solo una parte delle notizie e dei documenti allegati disponibili ogni giorno nel nostro portale.
Chi volesse prendere visione di tutte le nostre news deve prima abbonarsi compilando il modulo che trova nella pagina ''Come abbonarsi''

Se, invece, siete gia' abbonati cliccate qui ed inserite la Vostra UserID e Password  

 

 

 31/05/2005

Il benessere termico - Nella società di oggi la vita dell’uomo è condizionata in modo tale da essere trascorsa quasi interamente in spazi limitati, sia che essi siano luoghi di abitazione, o di lavoro, o di svago. All’interno di questi spazi l’uomo cerca, per migliorare al massimo la qualità della propria vita, di creare condizioni ambientali termiche, luminose, acustiche tali da garantire il maggior benessere possibile, benessere inteso come quella particolare condizione psicofisica in cui l’individuo esprime soddisfazione nei confronti del microclima. In altre parole, si può dire che in tale condizione l’individuo non avverte ne sensazioni di caldo né di freddo; si trova cioè in condizioni di neutralità termica.Ora, il significato del termine  benessere viene spesso dato per scontato, anche se non è così per varie ragioni. La prima, per esempio, riguarda il fatto che ogni individuo ha un proprio concetto di caldo e di freddo, di rumore e di suono, di luce e di penombra. Questo concetto deriva direttamente dalle esperienze sensitive che l’individuo stesso ha maturato nel tempo e con i mezzi che la natura gli ha messo a disposizione nei confronti degli stimoli esterni, davanti ad onde elettromagnetiche per la percezione termica e la visione o dovute da onde di pressione per la percezione di suoni e di rumori. In altri termini, mentre la conoscenza delle leggi fisiche che regolano gli stimoli è un dato oggettivo ampiamente codificato, le risposte a tali stimoli sono fenomeni assolutamente soggettivi. La seconda ragione risiede nel fatto che per comodità trattazione i vari stimoli vengono studiati separatamente dal movimento che condizioni l’inquinamento acustico possono alterare la scala delle sensazioni termiche, nonché quella relativa alla prestazione visiva, essendoci tra i vari stimoli (termici, acustici e luminosi) una dipendenza indiretta di tipo sinergico. In ogni caso, e qui viene introdotta la terza ragione, quand’anche fosse individuato un indice globale che tenesse conto contemporaneamente di sollecitazioni esterne così diverse come quelle citate sopra, esso dovrebbe essere sempre riferito ad un individuo esente da affezioni patologiche e privo di violenti stimoli emozionali. E’ infatti a tutti noto come uno stato febbrile, per esempio, o una situazione di pericolo possono alterare, fino a farla scomparire, la scala delle sensazioni. Gli esempi in questo senso sono infiniti e giustificano la definizione spesso impiegata di benessere (o disagio) psicologico, o meglio psicosomatico.

IL METABOLISMO DEL CORPO UMANO

Da un punto di vista energetico il corpo umano può essere considerato approssimativamente come una macchina termica che, attraverso un elevato numero di trasformazioni chimiche, trasforma l’energia potenziale contenuta nei cibi e nelle bevande in altre forme di energia, soprattutto in energia termica. Tali trasformazioni nel loro insieme costituiscono il metabolismo, che è essenzialmente un processo ossidativo e quindi esoenergetico. La quantità di energia chimica trasformata in energia termica e lavoro nell’unità di tempo, espressa in watt, viene chiamata con il nome di potenza metabolica e indicata con la lettera M. Se la quantità di energia termica prodotta non è uguale a quella ceduta dall’ambiente sotto forma di calore e lavoro meccanico, allora si ha un accumulo (positivo o negativo) di energia, con conseguente aumento o diminuzione della temperatura corporea. Occorre considerare, infatti, che al fine di assicurare il funzionamento degli organi vitali, la temperatura media corporea deve mantenersi intorno ai 37 ° C , ciò significa che, anche in condizioni di assoluto riposo, in stato di neutralità termica ed in assenza di lavoro esterno, deve essere comunque prodotta una certa quantità di energia termica per unità di tempo (potenza metabolica basale). La potenza metabolica M è funzione unicamente dell’attività svolta e viene riferita all’unità di superficie corporea ( W/m ) o più sovente misurata nell’unità “met”, posto uguale a 58,4 W/m =50 kcal/hm che corrispondono al calore prodotto nell’unità di tempo e di superficie da una persona seduta e a riposo (l’area della superficie di un uomo medio alto 1,70 e pesante 70 kg è convenzionalmente assunta uguale ad 1,8 m ). Se la potenza metabolica di una persona a riposo è pari a 1 met , quella relativa ad attività leggere sedentarie è di circa 1,1/1,2 e può salire a 4/8 met per attività sportive più o meno impegnative. Se poi l’uomo scambia energia con l’ambiente sotto forma di lavoro meccanico, il rapporto tra la potenza meccanica W e quella  metabolica M fornisce il rendimento meccanico: continua >> (21 pagine in Microsoft Word) 

   

31/05/2005

Metodiche di valutazione della contaminazione cutanea da idrocarburi policiclici aromatici (IPA) - L’esposizione ad idrocarburi policiclici aromatici (IPA), per la loro diffusione, interessa sia la popolazione generale che quella professionalmente esposta. Nella popolazione generale l’esposizione avviene essenzialmente per inalazione di aria inquinata e attraverso la dieta (assunzione di cibi contaminati o preparati alla griglia, affumicati, fritti) o per abitudini voluttuarie (fumo). L’esposizione professionale può essere dovuta all’uso di materiali che contengono queste sostanze o che si possono generare durante il ciclo stesso. Per lungo tempo i tossicologi industriali hanno prevalentemente focalizzato la loro attenzione sull’esposizione inalatoria e hanno sviluppato vari metodi di valutazione attraverso tale via. L’esposizione attraverso la via cutanea, invece, è stata meno studiata. La determinazione della dose dermica conseguente alla esposizione ad IPA è particolarmente importante durante alcune attività lavorative dove l’esposizione cutanea assume maggiore rilievo (asfaltatura, trattamento del legno con olio di creosoto, produzione di coke, raffinerie di petrolio, industria dell’alluminio). Con il termine "dose dermica" si intende sia la quantità di principio attivo che entra in contatto con la cute scoperta, sia la frazione che penetra attraverso gli indumenti e che raggiunge quindi la cute, rendendosi così disponibile per l’assorbimento. Studi tossicologici ed epidemiologici hanno evidenziato che la penetrazione cutanea di queste molecole può essere un importante indice di esposizione(van Rooij et al., 1993; Bentsen et al., 1998); comunque numerosi studi condotti recentemente evidenziano come il contatto dermico rappresenti la via principale di esposizione ad IPA (van Rooij et al., 1993; Elovaara et al., 1995; Quinlan et al., 1995; Viau and Vyskocil, 1995; McClean et al, 2004). Studi cinetici hanno riportato che la penetrazione di IPA attraverso la cute coinvolge sia processi di diffusione sia processi di natura metabolica (IPCS, 1998). In uno studio che ha coinvolto soggetti esposti ad IPA durante la produzione di alluminio si è trovato che la contaminazione cutanea ad IPA ha mostrato una correlazione più alta con la dose interna rispetto alla concentrazione di IPA nella zona respiratoria ( van Rooij et al., 1992). In lavoratori esposti ad IPA nell’industria del coke, una misura quantitativa sia dell’esposizione cutanea che respiratoria ha rivelato che una percentuale di circa il 75% del pirene totale assunto entra nel corpo attraverso la cute (van Rooij et al., 1993). I dati di letteratura riguardo l’esposizione cutanea ad IPA sono comunque molto scarsi. Solo relativamente al pirene è possibile reperire misure di esposizione (in ng/cm2) ottenute in diversi studi riportati in tabella 1. continua >>  (4 pagine in PDF) 

 

 

31/05/2005

Ferie - E. De Fusco: "Ferie, rebus sul calcolo" (articolo)
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId
=647530&chId=30&artType=Articolo&back=0

 

 

31/05/2005

Benefici previdenziali amianto - Con la pubblicazione della circolare numero 58 dell’Inps viene fatta ulteriore chiarezza in merito alla sofferta questione dei benefici previdenziali per i lavoratori esposti alle fibre di amianto che ha interessato la nostra magistratura ai vari livelli. Una interpretazione venne data in occasione dell’emanazione delle istruzioni operative Inail nel gennaio 2004 in seguito alla precedente circolare dell’Istituto. Tale interpretazione lasciava comunque spazi interpretativi stante le numerose casistiche che si erano a suo tempo create relativamente alle diversificate realtà lavorative presenti nell’intero territorio nazionale (ferrovieri, personale marittimo viaggiante, addetti alla costruzione di vagoni ferroviari – gruppo Ansaldo Breda – personale marittimo viaggiante ma dipendente dal ministero della Difesa, dipendenti da cantieri navali, addetti ai forni, altiforni, vetrerie, ecc..).

di Ludovico Adalberto De Grigiis (LaPrevidenza.it)

 

 

Vuoi vedere le altre 11 notizie del 31 maggio 2005 e scaricare tutti i documenti allegati?

Le altre notizie del 31.05.2005: Attrezzature a pressione - Limiti di emissione degli scarici idrici - Caratterizzazione chimico – fisica dei rifiuti - Tutti gli aggiornamenti legislativi della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana dal 27.05.2005 al 30.05.2005 e molto altro ancora ...  
   

     

   

 

                             
                             
 Sicurezzaonline declina ogni e qualsiasi responsabilità per possibili errori od omissioni,
nonché per eventuali danni derivanti dall'uso dei testi e dei relativi collegamenti ipertestuali sopra riportati
                   

Home page | In primo piano | Legislazione | Enti normativi | Norme tecniche | Aziende | Forum | Faq | Special links | Come abbonarsi