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22 FEBBRAIO 2005

  

  

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22/02/2005

Alcol e lavoro

1. Introduzione
L’uso di bevande alcoliche, soprattutto vino, rappresenta un’abitudine alimentare e culturale largamente diffusa nel mondo occidentale. Secondo il rapporto Eurispes del 2000, nel nostro Paese il numero di persone che eccedono nel consumo di alcolici diverse volte al mese è pari a 3.500.000 con circa 1.500.000 di alcolisti e 30.000 decessi alcol correlati (cirrosi, carcinoma dell’esofago, incidenti stradali) all’anno. La parola alcolismo ha origine nel 1849 per indicare un insieme di patologie assai diverse fra loro aventi come unico agente patogeno l’alcol etilico (Malka, 1986). Il più importante contributo italiano alla definizione di alcolismo deriva dalla prima Consensus Conference (1994) che, adottando un criterio di multidimensionalità, lo definisce come "un disturbo a genesi multifattoriale (biopsicosociale) associato alla protratta assunzione di bevande alcoliche, con presenza o meno di dipendenza, capace di provocare una sofferenza multidimensionale che si manifesta in maniera diversa da individuo ad individuo" (Ceccanti e Patussi, 1995). Parlando di alcolisti appare opportuno distinguere la condizione di Abuso alcolico dalla Dipendenza alcolica, così definite:
– Abuso alcolico: compromissione dell’esistenza correlata all’alcol che interferisce con le normali funzioni dell’individuo;
– Dipendenza alcolica: alla compromissione associa l’evidenza di un notevole obbligo all’uso di alcol, accompagnato da un’aumentata tolleranza all’etanolo o a segni fisici di astinenza.
L’alcolismo va, peraltro, differenziato dall’eccessiva assunzione occasionale di bevande alcoliche, consuetudine assai diffusa soprattutto fra i soggetti più giovani. Secondo il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali l’abuso alcolico è contraddistinto dalla presenza di almeno una delle seguenti circostanze, ricorrenti entro un periodo di dodici mesi:
– uso ricorrente della sostanza risultante in un’incapacità di adempiere ai principali compiti connessi con il ruolo sul lavoro, a scuola, a casa;
– uso ricorrente della sostanza in situazioni fisicamente rischiose;
– ricorrenti problemi legali correlati all’uso della sostanza;
– uso continuativo della sostanza nonostante persistenti problemi sociali o interpersonali causati o esacerbati dagli effetti della sostanza (DSM IV, 2001).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’American Psychiatric Association nell’International Classification of Disease (ICD10) non fanno riferimento all’abuso di alcol ma parlano di "effetto dannoso", una categoria diagnostica, non meglio specificata, definita dall’uso della sostanza psicoattiva che causa danni alla salute fisica e psichica (Organizzazione Mondiale della Sanità, 1992). Il problema alcolismo appare di estrema rilevanza in ambito lavorativo sia per i costi sociali, sia per quelli relativi alla salute, alla sicurezza ed al benessere dei singoli lavoratori e dei loro compagni di lavoro. Le bevande alcoliche possono influenzare il comportamento dell’uomo al lavoro, agire come concausa di danno in soggetti esposti a tossici industriali, rappresentare un fattore di confusione nella ricerca epidemiologica, introdurre elementi di incertezza e di ambiguità nella diagnosi differenziale delle malattie professionali. Per questo motivo abbiamo deciso di approfondire lo studio delle interazioni fra consumo di bevande alcoliche e mondo del lavoro.

2. Tossicocinetica
L’etanolo viene assorbito dalle mucose di bocca e esofago (in piccole quantità), stomaco e intestino (in modeste quantità) ed ileo (la maggior parte). I fattori che ne influenzano la velocità di assorbimento sono: l’eventuale presenza di alimenti nello stomaco (il cibo ricopre la superficie dello stomaco limitandone l’assorbimento), il tipo di bevanda alcolica (le bevande alcoliche diluite vengono assorbite più lentamente di quelle più concentrate) la quantità di alcol e la velocità di assunzione.
Dopo l’assunzione di una singola dose, l’assorbimento è completo al 90% entro 1 ora. È stato calcolato che il massimo della concentrazione ematica si realizza in circa 40 minuti a stomaco pieno e in soli 5-10 minuti a stomaco vuoto. In ogni caso, dopo 10 minuti dal picco ematico, viene raggiunto un equilibrio tra la concentrazione ematica e quella parenchimale (cervello, fegato, reni) e all’equilibrio il valore dell’alcolemia coincide o è appena leggermente inferiore alla concentrazione dell’etanolo nell’encefalo. Trattandosi di una molecola molto piccola, l’alcol etilico passa anche nel feto attraverso la placenta; per questo motivo elevati consumi alcolici in gravidanza possono tradursi nella cosiddetta "sindrome alcolica fetale". Della quantità di alcol assorbito, una quota variabile fra il 2% (in caso di basse concentrazioni plasmatiche) e il 5% viene eliminata direttamente dai polmoni, con l’urina e con il sudore, mentre la maggior parte (circa il 95 - 98%) è metabolizzata nel fegato attraverso due vie metaboliche (figura 1). La prima, più importante, si svolge ad opera di un’enzima presente in maggior quantità nel fegato: l’alcol deidrogenasi (ADH), con la trasformazione dell’etanolo in acetaldeide. L’aldeide acetica viene rapidamente convertita in acetato dall’acetaldeide deidrogenasi, un’enzima presente nel citoplasma e nei mitocondri delle cellule epatiche, renali e degli eritrociti. L’acetato viene biotrasformato in AcetilCoA che entra nel ciclo di Krebs per la produzione di energia o se in eccesso nella sintesi di colesterolo ed acidi grassi. Tale via metabolica richiede come coenzima il NAD che viene ridotto a NADH e può essere considerata un processo di bioattivazione dell’etanolo poiché l’acetaldeide è chimicamente e biologicamente più dannosa del composto originario e rappresenta l’agente responsabile degli effetti dannosi dei forti bevitori. La seconda via metabolica si svolge nel reticolo endoplasmatico liscio, ad opera di enzimi microsomiali ... continua >>  (19 pagine in PDF)

  

  

22/02/2005

Una torre tecnologica per misurare il bilancio del carbonio - Un contributo importante per valutare il ruolo degli ecosistemi rispetto ai gas serra

16/02/2005 - Una torre per la misurazione dei flussi di carbonio sarà installata, grazie ad un accordo tra l'Osservatorio Kyoto e il Comune di Siena, in un bosco di lecci in località Lecceto a pochi chilometri da Siena. L'annuncio è stato dato oggi a Siena durante la presentazione del progetto che è coincisa con l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto.
La torre, che sarà innalzata entro la primavera, è costituita da un traliccio alto circa 15 metri in cima al quale è installata la strumentazione per le misurazioni. Si tratta di un anemometro sonico triassiale e di un analizzatore di gas che misura l'anidride carbonica e il vapore acqueo. Il sistema esegue 20 misurazioni al secondo che invia ogni mezz'ora, via satellite, all'Ibimet. Tale strumentazione è autonoma da un punto di vista energetico, in quanto il sistema è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie. In Toscana l'Ibimet ha già installato due torri di misurazione, una sull'isola di Pianosa, e l'altra nel parco di San Rossore per ottenere i dati di assorbimento del carbonio dell'ecosistema mediterraneo.
La torre di Lecceto, realizzata nell'ambito del progetto Osservatorio Kyoto (il progetto realizzato dalla Regione e dall'Ibimet che ha compiti di monitoraggio, di informazione e di consulenza per la pianificazione regionale delle misure per l'attuazione del Protocollo), entrerà a far parte della rete Fluxnet, un network internazionale che comprende oltre 200 torri micrometeorologiche.
Le misure effettuate da questa torre, e dalle altre presenti sul territorio toscano, saranno poi integrate con le misurazioni effettuate tramite campagne di volo aereo con lo speciale Sky Arrow ERA dell'Ibimet, un aereo di tecnologia italo-americana dotato di un naso "intelligente", capace di fiutare la CO2. Anche l'aereo avrà come base operativa l'area senese: stazionerà infatti presso l'aeroporto di Ampugnano.
Secondo quanto affermato dagli uffici dell'assessorato regionale all'ambiente, riuscire a calcolare il peso degli ecosistemi agricoli e forestali nel bilancio tra emissioni e assorbimenti rappresenta un'attività molto importante. Con i suoi 982 mila e 800 ettari di foreste la Toscana rappresenta circa l'11 per cento del patrimonio boschivo italiano e, da una prima stima sui dati del 2000, si calcola che gli ecosistemi toscani assorbono circa il 30-35 per cento delle emissioni totali di anidride carbonica della regione, contro una media europea molto più bassa, circa l'8 per cento. Anche se gran parte di questi assorbimenti non potranno essere direttamente "scontati" dalle emissioni, ciò non toglie che un'esatta conoscenza delle potenzialità di sequestro delle foreste e degli ecosistemi locali è di grande importanza per capire il ruolo che questi possono giocare come bacino di carbonio da proteggere e gestire in maniera adeguata. Oltre al grande valore del bosco in termini di patrimonio naturale, di biodiversità e di preservazione del paesaggio locale, senza l'apporto degli ecosistemi forestali le emissioni regionali sarebbero molto più consistenti rispetto ai valori attuali.
  com/ft

Fonte: Regione Toscana

  

  

22/02/2005

Le mamme lavoratrici? C’è chi le vede male - “Hai voluto la bicicletta? Pedala”. Il motto è sempre questo. Le lavoratrici con figli devono pedalare, e tanto, per giostrarsi tra lavoro e famiglia. E mentre loro si affannano, e i datori di lavoro fanno i conti su quanto pesa sui bilanci aziendali la “nuova” dipendente, coi suoi permessi e le astensioni dal lavoro, le agevolazioni di legge a sostegno della maternità, che pure stanziano consistenti risorse, restano sulla carta e per lo più ignorate. Poche aziende le conoscono, ancora meno le utilizzano. continua >>

  

  

22/02/2005

No smoking book - Smettere di fumare si può e si deve. Anche se, recentemente, è emerso come il dire addio alle sigarette rappresenti per alcuni centri, un sicuro business su cui lucrare più del lecito. Così l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è corso ai ripar, pubblicando una preziosa guida di venti pagine che unite alla volontà del lettore fumatore, rappresenta una sicura linea di condotta per uscire dal vicolo cieco del cartello nicotina&company. La guida è praticamente uno “psicologo cartaceo” perché ha il merito di mettere il fumatore di fronte a domande che scavano nella storia personale del fumatore, dandogli tutta una serie di motivazioni per la “redenzione” dal vizio piscologico in molti casi, fisico in altri. Come una seduta freudiana, la guida suggerisce una fase di preparazione che dura tre giorni in cui il fumatore non deve smettere di fumare bensì auto-osservarsi riflettendo sul perché sta fumando in quel momento, a quella ora e qual è lo stato di umore che lo ha indotto ad accendere la sigaretta. Questa fase serve a rendere più consapevoli i fumatori circa alcuni loro comportamenti costituiti da atti concatenati, spesso inconsapevoli ed automatici.
Attraverso la riflessione, questi comportamenti automatici potranno diventare consapevoli e quindi interrotti. Questi tre giorni saranno caratterizzati dalla compilazione di un “diario del fumatore” che porterà via al massimo 5 minuti alla persona. Tale diario comprende oltre al luogo dell’accensione della sigaretta, ed all’ora anche il grado di bisogno che il fumatore aveva con una scala che va da un fattore 1 a 5. Nella casella a latere, si dovrà succintamente descrivere l’umore e quale attività è stata appena svolta. Si chiede anche di segnare che cosa il fumatore ha fatto in alternativa all’accendere la sigaretta. Sappiamo poi, che tutti, fumatori e non fumatori, sono molto attenti al portafogli. La guida tocca anche questo tasto nevralgico, chiedendo alla persona di fare due conti non solo sulla salute, bensì sui soldi che, è proprio il caso di dirlo, vanno letteralmente in fumo.
Tanto per fare un esempio se consideriamo il prezzo medio di un pacchetto di sigarette pari a 3 euro e questo viene fumato quotidianamente ecco che si bruciano quasi 1100 € l’anno. Nelle 20 pagine della guida sono contenuti anche due test con le relative indicazioni interpretative. Il primo, chiamato test di Fagerstrom, riguarda la problematica della dipendenza con domande puntuali su ad esepio dopo quanti minuti si accende la sigaretta al mattino dopo la sveglia. Il test misura la dipendenza da nicotina che è la sostanza con il più alto tasso di assuefazione per l’organismo umano. Il secondo test-questionario, valuta invece la motivazione a smettere di fumare, motivazione che viene collegata al grado di consapevolezza dei danni da fumo ed è collegata a vari fattori che sono di tipo biologico, culturale e sociale.
E se ancora non bastasse, l'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto Superiore di Sanità ha messo a disposizione dei cittadini anche un numero verde - 800.554088 - per “poter parlare insieme”. I fumatori incalliti sono avvertiti...

Per scaricare la guida "Smettere di fumare... una questione che mi sta a cuore" (.pdf 2,24 MB)
clicca qui.

 

 

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