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17 FEBBRAIO 2005

  

  

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17/02/2005

Tenosinovite di De Quervain e lavoro con utensili. Discussione di un caso clinico

RIASSUNTO - I disturbi muscoloscheletrici degli arti superiori sono tra le patologie di più frequente riscontro nei lavoratori, con un meccanismo patogenetico spesso riconoscibile in un sovraccarico biomeccanico del distretto interessato in assenza di eventi traumatici. Un ostacolo posto al riconoscimento del nesso di causa tra attività lavorativa e patologia biomeccanica è l’aspecificità dei quadri patologici, che possono presentarsi anche in soggetti che non svolgono attività lavorative a rischio. Una miglior comprensione delle relazioni che intercorrono tra sintomi riferiti, segni clinici, diagnosi e capacità funzionale fornirebbe una base di conoscenze per produrre decisioni sul reimpiego lavorativo meno arbitrarie e discriminatorie ed una più precisa quantificazione della capacità funzionale residua consentirebbe anche di focalizzare gli sforzi riabilitativi ed ottimizzare il trattamento. Viene qui presentato un caso clinico di probabile patologia da sovraccarico meccanico esitata in sindrome di De Quervain in un lavoratore addetto al taglio con forbice speciale di tappetini per autovetture. Viene presentata una metodica di indagine biomeccanica della mansione in questione e viene discussa l’eziologia lavorativa del quadro patologico alla luce dei riscontri della letteratura specifica.

ABSTRACT - DE QUERVAIN’S TENOSYNOVITIS AND WORK WITH HAND TOOLS. A CASE STUDY - Work-related musculoskeletal disorders of the upper limbs are a frequent complaint and their pathogenetic mechanism is often related to mechanical overload of the body region involved without traumatic events. The occupational origin of such disorders is much debated, since the clinical pictures are often not specific and may be found in subjects who do not perform hazardous work tasks. A better understanding of the relationship between clinical symptoms, diagnosis, and functional capacity would provide a deeper knowledge in decision making for return to work and rehabilitation strategies. In this paper we present a case study of a worker using scissors who developed De Quervain’s syndrome in the dominant hand. A methodology for the biomechanical investigation of the work task and the possible occupational aetiology of the clinical picture are discussed according to the findings of the specific literature.

Introduzione
I disturbi muscoloscheletrici degli arti superiori sono tra le patologie di più frequente riscontro nei lavoratori, con un meccanismo patogenetico spesso riconoscibile in un sovraccarico biomeccanico del distretto interessato in assenza di eventi traumatici. La Commissione della Comunità Europea (raccomandazione n. 326 del 22/5/90) si è preoccupata di inserire tra le malattie riconosciute scientificamente di origine professionale oltre alle malattie osteoarticolari delle mani e dei polsi anche le malattie provocate da superattività delle guaine tendinee, del tessuto peritendineo, delle inserzioni muscolari e tendinee. In Italia tali patologie sono a tutt’oggi sottostimate e ciò è confermato dal mancato inserimento delle malattie causate da ipersollecitazione delle strutture muscolo-tendinee nella tabella delle malattie professionali riconosciute (DPR 336/94). Un ostacolo posto al riconoscimento del nesso di causa tra attività lavorativa e patologia biomeccanica è l’aspecificità dei quadri patologici, che possono presentarsi anche in soggetti che non svolgono attività lavorative a rischio. Un primo passo per il superamento di queste problematiche è dato dalle recenti linee-guida pubblicate dall’INAIL per il riconoscimento della sindrome del tunnel carpale tra le malattie di origine professionale (allegato 1 alla circ. n. 80/1997). Una miglior comprensione delle relazioni che intercorrono tra sintomi riferiti, segni clinici, diagnosi e capacità funzionale potrebbe fornire una base di conoscenze per produrre decisioni sul reimpiego lavorativo meno arbitrarie e discriminatorie ed una più precisa quantificazione della capacità funzionale residua consentirebbe anche di focalizzare gli sforzi riabilitativi ed ottimizzare il trattamento (1). In questo studio viene proposta la discussione di un caso clinico di un lavoratore che utilizza forbici per il taglio di tappetini per autovetture che ha sviluppato tenosinovite di De Quervain alla mano dominante.
continua >> (4 pagine in PDF)

 

 

17/02/2005

Italia da record. Per le frane - Secondo uno studio dell'Unesco, l'Italia è al primo posto in Europa e al quarto nel mondo tra gli stati con il maggior numero di dissesti idrogeologici. Nel nostro Paese, negli ultimi cinquant’anni, si sono verificati ben otto fenomeni franosi, che hanno determinato la morte di oltre 2.500 persone. E’ evidente, quindi, la necessità di un adeguato piano di difesa a rischio idrogeologico. “Un piano di difesa”, spiega Lucio Ubertini, direttore dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, “è un’opera di ingegneria estremamente complessa. Più complessa di un piano regolatore e per realizzarlo sono necessarie le competenze di ingegneri, fisici, informatici esperti in comunicazione, geologi. Soprattutto, serve un protocollo perché non si può e non si deve improvvisare. Bisogna attenersi ad una procedura prestabilita. Tutte le operazioni vanno pianificate in maniera minuziosa. In Giappone, ad esempio, tutti i giorni si fanno delle prove generali per testare gli strumenti di allerta, di allarme e di evacuazione. Non ci si può difendere dalle inondazioni senza un piano di difesa ben collaudato”.
Fra i vari rischi geologici ai quali è esposta l’Italia, un posto di rilievo spetta alle frane. “Il meccanismo di una frana”, precisa Umbertini, “si può spiegare in questo modo: il materiale che costituisce un pendio, una parete rocciosa o una scarpata, è attirato verso il basso dalla forza di gravità. Ma resta in quella posizione perché delle resistenze interne lo trattengono. Questo equilibrio di forze è dovuto a molti fattori tra i quali la struttura del terreno o della roccia, la morfologia del pendio e la quantità d'acqua presente”.
Spesso, però, l’azione dell’uomo complica questi equilibri. “La realizzazione di cave, di vie di comunicazione, canali artificiali”, prosegue il direttore dell’Irpi-Cnr, “la modificazione del corso dei fiumi o lo sviluppo urbanistico-territoriale (dovuto alla necessità di espandere le città e le vie di comunicazione) comportano spesso molti pericoli. Un ruolo fondamentale è poi svolto dalla vegetazione: positiva nei casi in cui si può contare sulla presenza del bosco, negativa quando cresce lungo gli argini o nei letti dei corsi d’acqua in modo incontrollato o addirittura priva di manutenzione”.
Attualmente l’Italia possiede validi strumenti per poter predire tempestivamente gli eventi dannosi, ma necessita sicuramente un maggior coordinamento unitario a livello centrale. “Quello della prevenzione”, sottolinea Ubertini, “è il vero elemento di salvaguardia dai grandi rischi”.

Michele Laporta
Fonte: Lucio Ubertini, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, Perugina, tel. 075/5014411, e-mail:
lucio.ubertini@irpi.cnr.it

Fonte: CNR

 

 

17/02/2005

Fogli flessibili e piastrelle per illuminazione ad alta efficienza: con OLLA arriva la luce del futuro - Grazie ad OLLA,  un progetto integrato europeo, nato dalla collaborazione fra 24 Centri di ricerca pubblici, Università e Partner Industriali, sarà possibile realizzare tecnologie di illuminazione innovative basate sull’uso di moduli piatti. Determinante il contributo dell’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del CNR di Bologna (Isof-Cnr) e del Laboratorio nazionale di nanotecnologie dell’Infm di Lecce. 

 

Elevata luminosità con basso consumo di energia. E’ questo l’obiettivo che si pone il progetto Olla, Organic high brightness emitting diodes for ICT & Lighting Applications, con la realizzazione di sistemi di illuminazione innovativi basati su Oled, Organic Light-Emitting Diodes.

Si tratta di fogli flessibili e piastrelle da utilizzare per illuminazione ad alta efficienza che, entro il 2008, dopo un’adeguata messa a punto, potranno sostituire gli attuali sistemi in uso.

Gli Oled sono dispositivi che stanno rivoluzionando il mondo delle sorgenti luminose. In particolare, stanno mostrando grandi potenzialità per lo sviluppo di moduli solidi piatti e flessibili (fogli) o piastrelle, che oltre ad illuminare potranno anche arredare, una tendenza in prossima affermazione in tutto il mondo.

“Il nostro contributo consiste nel creare e studiare innovativi composti di base per gli Oled, cioè le molecole che emettono luce – spiega Nicola Armaroli, ricercatore dell’Isof-Cnr.  La nostra ricerca, determinante per l’intero progetto, produrrà molecole con caratteristiche tali da rendere competitivo l’utilizzo dei moduli Oled, rispetto ai sistemi di illuminazione attualmente in uso. La tecnologia che stiamo sviluppando promette di realizzare massicci risparmi energetici su scala continentale e la conseguente riduzione delle immissioni di gas ad effetto serra, grazie al fatto che i dispositivi Oled possono raggiungere elevate efficienze operative”.

Tali materiali potranno emettere luce a colori variabili a piacere: luce diffusa multicolore o bianca, per l’illuminazione domestica o per ambienti speciali quali musei o sale esposizioni.

Gli obiettivi sono ambiziosi. “Vogliamo ottenere prodotti con un tempo di vita di almeno 10.000 ore, 10 volte superiore alla durata di una lampada ad incandescenza standard, e un’efficienza di 50 lumen per Watt”-  afferma Peter Visser di Philips, project manager di Olla.

Parzialmente finanziato nell’ambito del 6° Programma Quadro di Ricerca dell’Unione Europea,  “questo progetto completa il panorama di iniziative a livello mondiale, con quello della Next-Generation-Lighting Initiative negli USA e del Lighting21 in Giappone” - conclude Dietrich Bertram, di Philips, coordinatore tecnico di Olla, “e integra i migliori centri di ricerca europei per tutti gli aspetti di questa tecnologia innovativa”.

 

Roma, 4 febbraio 2005

 

La scheda

Che cosa: progetto europeo integrato OLLA: fogli flessibili e piastrelle per sistemi di illuminazione ad alta efficienza.

Chi: Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del CNR di Bologna, Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie dell’INFM di Lecce.

 

Per informazioni: Nicola Armaroli, CNR-ISOF, Bologna tel. 051 639 9820\9770, armaroli@isof.cnr.it; Robert Blyth, INFM-NNL Lecce, 0832 298 218, rob.blyth@unile.it  Homepage di OLLA: www.olla-project.org

 

Ufficio Stampa Cnr: Rosanna Dassisti - tel.06.4993.3588 - 3383; e-mail: rosanna.dassisti@ufficiostampa.cnr.it

Fonte: CNR

 

 

17/02/2005

Dallo scolaro al cittadino. La cultura della prevenzione nel sistema di istruzione e formazione - Atti del convegno CIIP - Napoli 3 novembre 2003 (496 KB) 

 

 

17/02/2005

SNOP - Newsletter In-Forma n°8 gennaio 2005 - E' disponibile on line il nuovo numero della newsletter In forma Snop. continua >> (17 pagine in PDF)

 

 

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Le altre notizie del 17 febbraio 2005: Laser - rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza - Gas serra - Biomasse e rischio ambientale e molto altro ancora ... 
  

 

   

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

   

17/02/2005

Le carote crude aiutano a prevenire il tumore del colon - Ricercatori danesi hanno confermato che un elemento chimico scoperto nelle carote crude e in altri vegetali aiuta a prevenire il tumore del colon, anche se non si tratta della stessa sostanza ritenuta fino ad oggi responsabile dagli scienziati.
Gli esperti pensavano che l'effetto inibitorio sul cancro fosse dovuto al beta carotene trovato nelle carote, ma la ricerca condotta presso l'università della Danimarca meridionale indica che la causa dev'essere attribuita al falcarinolo.
Il falcarinolo è presente anche in sedano, prezzemolo, pastinaca, e altri vegetali, ma solo se crudi. La cottura distrugge le proprietà di prevenzione del falcarinolo, affermano i ricercatori.
Morten Larsen, che ha guidato la ricerca, afferma: 'La scoperta ci autorizza a raccomandare con certezza i vegetali da mangiare per proteggersi dal tumore al colon. Con ulteriori ricerche, speriamo di poter dare maggiori precisazioni sulla quantità di carote e di altri vegetali che le persone dovrebbero mangiare quotidianamente'.
Larsen ha condotto la ricerca in collaborazione con l'istituto danese per le scienze agricole, che sta cercando di sviluppare metodi per far crescere carote con livelli più elevati di falcarinolo e sta studiando cosa succede alla sostanza chimica quando i vegetali vengono cotti o surgelati.
'Sappiamo che l'effetto è più sensibile quando le carote vengono mangiate crude, e sappiamo che il falcarinolo è estremamente sensibile alla luce e al calore, ragion per cui la cottura ha un effetto negativo. Sembra che il gelo salvaguardi l'effetto preventivo sul cancro, e ci aspettiamo quindi che anche le carote surgelate siano benefiche', ha aggiunto Larsen.
In ordine d'importanza, il tumore del colon occupa il secondo posto nell'UE; non esistono attualmente cure per il tumore sintomatico, e analisi e rilevamenti rapidi sono quindi cruciali.
Fonte:
Cordis (10/02/2005)  

 

   

17/02/2005

Definiti i criteri per predisporre i Piani di autocontrollo e per identificare e gestire i pericoli nel settore carni - È stato sancito l’accordo tra il Ministro della salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sul documento concernente i criteri per la predisposizione dei Piani di autocontrollo e per l'identificazione e per la gestione dei pericoli nel settore carni. 
Il provvedimento della Conferenza permanente tra Stato e Regioni, che porta la data del 13 Gennaio 2005 ed è pubblicato nella G.U. n.32 del 9 febbraio 2005 (Suppl. Ordinario n.16), si compone delle “Linee guida per la predisposizione dei Piani di autocontrollo, in materia igienico-sanitaria, nelle industrie alimentari del settore delle carni” e delle “Linee guida per l’identificazione e per la gestione dei pericoli nel settore della produzione delle carni”.
Le imprese di produzione e commercializzazione delle carni fresche, delle preparazioni di carni e dei prodotti a base di carne, in ottemperanza di norme comunitarie e nazionali, hanno l’obbligo di predisporre e attuare procedure di autocontrollo igienico e sanitario in ogni fase della produzione. Dal 1° gennaio 2006, come dispone il regolamento (CE) n.852/04, tutti gli operatori della filiera agroalimentare, compresi gli agricoltori, dovranno dotarsi di un Manuale di corretta prassi igienica e rispettare le norme della metodologia HACCP; il sistema di autocontrollo basato sulla metodologia HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point) - introdotto dalla direttiva n.93/43/CEE nelle industrie alimentari ed esteso al settore primario e alla produzione di mangimi con il reg. (CE) n.178/02 - consente di evidenziare nella filiera produttiva i possibili rischi, individuarne i punti critici e prevedere per ognuno di essi modalità di controllo tali da prevenirli.

Lunedì, 14 febbraio 2005/MIDA/Agricoltura
http://www.mida.inea.it

 

   

17/02/2005

L'alcool fa bene al cervello - Oltre a fornire benefici cognitivi, il vino può prevenire malattie cardiache e ictus

Le donne che bevono giornalmente un bicchiere di birra o di vino avranno una mente più lucida in tarda età rispetto a quelle astemie. Lo sostengono alcuni ricercatori americani, in uno studio pubblicato sulla rivista "New England Journal of Medicine".
"I nostri risultati - spiega Francine Grodstein del Brigham and Women’s Hospital e dell'Harvard Medical School di Boston - suggeriscono che un moderato consumo di alcool possa offrire alcuni benefici cognitivi". Gli scienziati, guidati da Meir Stampfer, hanno scoperto che le bevitrici di età compresa fra 70 e 81 anni avevano il 20 per cento in meno di probabilità di sperimentare un declino delle capacità cognitive nei due anni successivi, rispetto alle donne che non bevono per nulla.
In media, le donne che si concedono una birra o un bicchiere di vino al giorno tenderebbero ad avere una mente più agile e più "giovane" di un anno e mezzo rispetto a chi si astiene dal bere. Consumare più di un bicchiere al giorno, però, non produce un beneficio maggiore. In ogni caso, pochi dei soggetti dello studio erano forti bevitori.
Era già noto che un consumo moderato di alcool (circa 0,35 litri di birra o 0,20 litri di vino) potesse ridurre il rischio di attacco cardiaco o di colpo apoplettico. Stampfer e colleghi hanno ipotizzato che lo stesso effetto che limita i disturbi cardiovascolari potesse anche mantenere più sani i vasi sanguigni nel cervello, impedendo i piccoli ictus che riducono le capacità cognitive.
Fonte: Le Scienze (31/01/2005)

  

   

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