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14 FEBBRAIO 2005

  

  

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14/02/2005

Valutazione degli indici di stress ossidativo in addetti alla distribuzione del carburante

RIASSUNTO - INTRODUZIONE. Scopo del presente studio è quello di verificare la ricorrenza di uno stress ossidativo in una mansione lavorativa come quella degli addetti alla distribuzione del carburante. Per ciò che riguarda i lavoratori addetti alla distribuzione di carburante, valutando la letteratura, si può osservare che i risultati sono controversi, in quanto alcuni hanno dimostrato un’aumentata incidenza di leucemia negli addetti alla distribuzione di carburante contenente benzene, mentre altri autori hanno escluso tale associazione, vi sono anche segnalazioni di carcinomi della mucosa nasale, carcinomi del faringe, laringe e polmonari. Il nostro studio vuole in particolare valutare se l’esposizione alle benzine, quale si realizza negli addetti alla distribuzione di carburante, altera la bilancia ossidativa dell’individuo, nel senso di ridurre gli indici di difesa antiossidante e/o di aumentare gli indici di danno ossidativo.

MATERIALI E METODI. Il campione da noi studiato è costituito da 44 soggetti esposti all’inalazione del carburante; i soggetti di controllo sono 29. In ogni soggetto sono stati dosati a livello ematico: il Glutatione (GSH) totale e ridotto, le proteine sulfidriliche (PSH), la Vitamina E e la Vitamina C tra gli indici di riserva antiossidante; invece, tra gli indici di danno ossidativo sono stati dosati il Glutatione Ossidato (GSSG), la Malondialdeide (MDA) e le proteine ossidate (OX-PROT). È stato anche determinato il Beta carotene per le note attività antiossidanti. L’analisi statistica si è avvalsa del test t di Student per il confronto delle medie, mentre si è utilizzato il test del Chi Quadro per valutare la significatività statistica delle differenze numeriche nei gruppi ricavati mediante le variabili categoriche (indice redox). L’analisi della varianza (Anova) ha permesso di valutare il peso di fattori confondenti come l’età, il fumo di sigaretta e l’abitudine al consumo di sostanze alcoliche.

RISULTATI. La popolazione lavorativa è costituita da 44 soggetti esposti che hanno un’età media di 36,6 anni, il gruppo di controllo, costituito da 29 soggetti, mostra un’età media di poco più alta 38,00. È stato evidenziato che il glutatione ridotto, la vitamina E e il Beta Carotene risultano ridotti negli esposti e che tale riduzione risulta statisticamente significativa (p< 0,01). Riguardo agli indici di danno ossidativo, si evidenzia che la concentrazione di malondialdeide è più alta negli esposti, ma tale variazione è ai limiti della significatività statistica (p=0,0547). L’analisi della varianza, infine, ha escluso che l’abitudine al fumo di sigaretta e l’abitudine al consumo di bevande alcoliche abbiano agito come fattore confondente in quanto tali caratteristiche risultano distribuite in maniera omogenea nei controlli e negli esposti.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI. La valutazione critica dei nostri dati ci permette di affermare che Glutatione ridotto, Vitamina E e Beta Carotene potrebbero rappresentare un parametro utilizzabile per evidenziare una riduzione delle difese antiossidanti. Tra gli indici di danno ossidativo invece, solo la malondialdeide sembra essere un parametro affidabile nell’indicare un’esposizione professionale a sostanze ossidanti. L’indice di redox, parametro sintetico che permette di valutare la presenza di una situazione di stress ossidativo, è certamente ben utilizzabile per tali studi. Riteniamo che tale studio abbia come limite la numerosità dei controlli che appare inferiore rispetto a quella degli esposti. Fatte queste valutazioni riteniamo utile nel futuro proseguire nei nostri studi e auspichiamo che, in caso di conferma di tali risultati, la determinazione dello stress ossidativo possa entrare a far parte delle tecniche diagnostiche utilizzabili dal medico competente per controllare meglio la salute nei luoghi di lavoro, specie in mansioni come quelle da noi studiate per le quali la letteratura non evidenzia dati certi e che abbisognano certamente di maggiore attenzione.

ABSTRACT - OXIDATIVE STRESS IN STATION SERVICE WORKERS. INTRODUCTION - The aim of this study is to identify an oxidative stress in service station workers. Previous studies verified an increased incidence of leukemia and myeloma, however other authors haven’t verified it. There are reports of nasal, pharyngeal, laryngeal, and lung cancer in service station workers. Our study wants to evaluate the oxidative balance in the fuel workers.

MATHERIAL AND METHODS. We studied 44 subjects with gasoline exposure and 29 control subjects. We determined the blood concentrations of Glutathione reduced and oxidized, Protein sulfhydrylic (PSH) Vitamine E, Vitamine C, Malondialdehyde, Protein oxidized (OX-PROT) and âcarotene. The t test was performed to analyze the differences between the means, the Chi square was used to evaluate the statistical significance of associations between variable categorical (redox index). The Anova test excluded the confusing effect of age, smoke and alcohol habit.

RESULTS. The mean age of the workers was 36,6 years, instead the control group was 38. In the workers Glutathione reduced, Vit. E and Beta carotene were lower than in the control subjects, this difference was statistically significant (p<0,01). The Malondialdehyde concentration was higher in the workers higher than in the control group, but this difference wasn’t statistically significant.

DISCUSSION AND CONCLUSIONS. Our data demonstrated Glutathione, Vit. E, and Beta carotene are useful to verify a reduction of the antioxidant activity. The only marker of the presence of oxidative injury that correlated to work exposure was the malondialdehyde. The redox index was surest marker. The limit of our study is the number of control group, it was little and lower than workers. Conclusively we believe it’s useful to continue our studies and, if our results are going to be confirmed, we retain that stress oxidative determination would be verified in occupational medicine using these markers, especially to study exposure of the fuel workers who were investigated less and, in our opinion, would receive more attention. continua >>  (5 pagine in PDF)

 

 

14/02/2005

Attenzione, pericolo valanghe - Se il bollettino della neve riporta ‘4’, è meglio non avventurarsi in percorsi fuori pista. Il pericolo valanghe, infatti, è forte. Una scala elaborata nel 1993 in Baviera dai Servizi di previsione valanghe definisce così l’entità e il grado di pericolo: 1=debole, 2=moderato, 3= marcato, 4=forte, 5=molto forte.
Centri dislocati in Italia, per lo più lungo l’arco Alpino, ma ne esistono di analoghi in altre nazioni europee, raccolgono ed elaborano i cosiddetti dati nivologici, le informazioni, cioè, sulla quantità di neve fresca cumulata, l’altezza e lo stato del manto nevoso e i dati meteorologici, fornendo utili indicazioni sul pericolo valanghe. Un prezioso aiuto viene anche dal
servizio Meteomont del Corpo Forestale dello Stato e dall’analogo servizio del Comando Truppe Alpine, con la loro pluriennale ed assidua esperienza in materia di montagna, neve, valanghe.
Ma cosa sono le valanghe? Da cosa sono provocate?“Sono fenomeni che si verificano nelle zone in cui la neve si accumula su una superficie inclinata e il manto nevoso, formato da più strati, non ha la compattezza necessaria per mantenersi intatto”, spiega Marina Baldi, ricercatrice della sezione di Roma dell’Istituto di Biometeorologia del Cnr. “Basta quindi un improvviso aumento della temperatura a destabilizzare l’equilibrio interno degli strati sovrapposti, provocando il distacco giù per il pendio”.
Ma non è sempre colpa del riscaldamento dell’aria. Anche altri fattori possono intervenire e provocare il fenomeno: l’esposizione e l’ora del giorno, (è consigliato evitare i pendii esposti a sud nelle ore più calde della giornata); la pendenza del terreno superiore ai 25-30 gradi; il vento, che quando soffia in modo trasversale alle creste crea pesanti accumuli di neve in equilibrio precario lungo i bordi. Ultimo fattore, non meno importante, può essere il comportamento irresponsabile di montanari occasionali e non esperti.
Per evitare rischi ci sono comunque precauzioni che è bene adottare. Il primo consiglio è quello di sciare in gruppo, comunque mai da soli. E’ bene, poi, evitare di sciare in prossimità di burroni o fenditure; preferire i pendii concavi che sono più sicuri di quelli convessi e, infine, non avventurarsi in pericolosi fuoripista, specie se non si è troppo esperti.
Prudenza, consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti e, soprattutto, rispetto per la montagna sono le regole per godere del piacere e del divertimento che la neve offre agli appassionati.

Rosanna Dassisti

Fonte: Marina Baldi, sezione di Roma, Istituto di Biometeorologia del Cnr, tel. 06/49937680, e-mail: marina.baldi@ibimet.cnr.it

 

 

14/02/2005

Le coste italiane? Una frana - Proposte e dati sul rischio idrogeologico presentati  nella giornata di studio  su “Rischio idraulico-geologico in ambiente costiero: ricerca scientifica e opere di prevenzione” che  si è svolta questa mattina a Roma,  presso Palazzo Marini.

 

L’Italia è al primo posto in Europa e al quarto nel mondo tra i paesi con il maggior numero di dissesti idrogeologici. E’ uno dei dati, forniti dall’Unesco, emersi dalla giornata di studio su “Rischio idraulico-geologico in ambiente costiero: ricerca scientifica e opere di prevenzione” che  si è svolta questa mattina a Roma, presso Palazzo Marini. L’incontro è stato organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, d’intesa con l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, il Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche (Gndci) del Cnr e il Comitato di parlamentari per l’innovazione tecnologica e lo sviluppo sostenibile (Copit).

“Negli ultimi cento anni” spiega Lucio Ubertini direttore dell’Irpi e presidente del Gndci  “si sono registrate  nel nostro Paese 22.547 frane, 27.801 inondazioni, con un totale di vittime pari a 7.552. Il dato più allarmante è che l’incidenza maggiore dei disastri si è manifestata in prossimità delle aree costiere. Lungo i litorali gli eventi franosi sono stati ben 4.309 e le inondazioni 6.251, per un totale di 1.921 decessi. E’urgente, dunque, programmare un piano di difesa per il rischio idrogeologico, tenuto conto che, trattandosi di un’opera complessa, necessita della competenza di geologi, ingegneri, fisici, informatici esperti in comunicazione e meteorologi”. Infatti, se un terremoto non si può prevedere, frane, inondazioni e smottamenti, si possono spesso gestire con un sufficiente preavviso e con rigore scientifico.

“Attualmente” rilancia Ubertini “possediamo validi strumenti per poter prevedere tempestivamente gli eventi dannosi, ma è necessario un maggior coordinamento unitario a livello centrale. Occorre pianificare due tipi di interventi: di ingegneria strutturale e non strutturale. I primi consistono nella costruzione di dighe, argini e difese spondali. I secondi nella realizzazione di piani di difesa che si traducano in un sistema di monitoraggio costante, allo scopo di programmare piani di allerta e di evacuazione. Si tratta di attività che non si possono improvvisare, ma si devono pianificare in maniera dettagliata e in largo anticipo. In Giappone, paese orograficamente simile al nostro, si fanno quotidianamente prove generali per testare gli strumenti di allarme e di evacuazione”.

La giornata di studio ha avuto proprio lo scopo di presentare al Governo e alle forze politiche un programma di azioni scientifiche e legislative al fine di potenziare le attività accademiche e di ricerca per la difesa  dal rischio idrogeologico del territorio italiano, con particolare riferimento alla fascia costiera.

 

Roma, 9 febbraio 2005

 

La scheda

Che cosa: giornata di studio: “Rischio idraulico-geologico in ambiente costiero: ricerca scientifica e opere di prevenzione”

Chi: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr, Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche (Gndci) del Cnr, Comitato di parlamentari per l’innovazione tecnologica e lo sviluppo sostenibile (Copit). 

Quando: 9 febbraio ore 9,30

Dove: Roma, Sala delle Conferenze di Palazzo Marini, via del Pozzetto (Piazza San Silvestro), 158.

Per informazioni: prof. Lucio Ubertini,  direttore dell'Istituto di ricerca  per la protezione idrogeologica (Irpi) del Cnr  e presidente del Gruppo nazionale per la difesa dalle catastrofi idrogeologiche (Gndci) del Cnr, tel. 075/5014411-5014402, cell. 348/0826200  

 

Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel. 06/49933789 -3383, sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it

 

 

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