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10 FEBBRAIO 2005

  

  

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10/02/2005

Dispositivi di protezione individuale 

1. Introduzione
Il D.Lgs. 626/94 (art. 40) definisce come dispositivi di protezione individuale (DPI) "qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata o tenuta dal lavoratore affinchè sia protetto da uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza e la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo". Nel caso specifico, i DPI oculari sono dispositivi di varia tipologia (occhiali, maschere, schermi e visiere) atti a prevenire infortuni e malattie professionali agli occhi, causati da agenti meccanici, chimici, biologici, termici o da radiazioni visibili, UV, IR, ionizzanti e laser. Il D.Lgs. 475/92 indica che tutti i DPI destinati alla protezione degli occhi sono classificati prevalentemente nella II categoria, ovvero DPI che non appartengono nè alla I categoria (DPI che salvaguardano da rischi di lieve entità, per esempio i guanti da giardinaggio), nè alla III categoria (DPI che salvaguardano da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente, per esempio le maschere respiratorie). Esistono, però, alcune eccezioni: i DPI oculari utilizzati in ambienti di lavoro esponenti ad alte temperature, a radiazioni ionizzanti e a rischi elettrici appartengono alla III categoria; i DPI oculari che proteggono dalla luce solare e quelli utilizzati durante lo svolgimento di attività sportive quali il nuoto e lo sci, appartengono alla I categoria. È noto che il semplice impiego di un dispositivo oculare non è sufficiente a prevenire il rischio di lesioni oculari. Molto importanti sono infatti le caratteristiche meccaniche e l’appropriatezza del dispositivo, in relazione al tipo di rischio a cui il lavoratore è esposto. A tal proposito è interessante uno studio statunitense (Dannenberg et al 1992), condotto su 1052 lavoratori, da cui emerge che tra i soggetti colpiti da trauma oculare, il 40% indossava occhiali di protezione al momento dell’infortunio e i motivi di inefficacia del mezzo più frequenti erano: la rottura del dispositivo con penetrazione dei suoi frammenti, o l’ingresso di schegge che avevano attraversato le lenti dell’oculare od erano passate posteriormente. Anche nella realtà bresciana, in uno studio condotto su un campione di 83 soggetti giunti al pronto soccorso nell’arco di 7 giorni lavorativi, per corpo estraneo corneale conseguente ad infortunio sul lavoro, si è visto che le lavorazioni maggiormente in causa erano rappresentate dalla saldatura, sbavatura e conduzione dei forni in acciaierie e, gli agenti maggiormente coinvolti erano rappresentati da schegge metalliche e schizzi di metallo fuso (Apostoli et al 1990). In relazione al rischio biologico, l’uso di dispositivi di protezione oculare, risale alla metà degli anni ’80, anni in cui il loro uso ha assunto sempre maggiore importanza, soprattutto tra gli operatori sanitari, per la prevenzione di patologie virali (HCV, HBV e HIV), conseguenti al contatto congiuntiva-liquidi biologici. Per quanto riguarda la frequenza del tipo di esposizione, l’80% è costituita da esposizione percutanea, mentre il 16% da esposizione mucosale, tra cui la congiuntiva (Papacchini et al 1999). Lo Studio Italiano sul Rischio Occupazionale da HIV (SIROH) ha raccolto le segnalazioni relative a circa 35000 esposizioni a rischio in operatori sanitari di circa 100 ospedali, relativamente agli anni 1990-2002: in totale sono state osservate 2 sieroconversioni per HIV (0.43%) e 2 per HCV (0.36%), a seguito di contaminazione congiuntivale con sangue; per l’HBV invece non sono stati osservati casi in seguito a contaminazione congiuntivale (SIROH 2003). In letteratura inoltre, è segnalato un unico caso di infezione simultanea da HIV e HCV in seguito a contaminazione congiuntivale (Ippolito et al 1999).
continua >> (15 pagine in PDF)

Autore: M. Sarnico
Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro, Università degli studi di Brescia  

 

 

10/02/2005

INFORTUNI MORTALI NEI CANTIERI EDILI: 231 LE VITTIME NEL 2004 - Nel 2004 sono state 231 le vittime nei cantieri edili italiani monitorati dalla Fillea Cgil, sedici in più rispetto all’anno precedente. Mentre nel 2005 se ne contano già 15, sei  in più rispetto allo stesso periodo del 2004. E’ quanto afferma in una nota la Fillea Cgil che sul sito www.filleacgil.it quotidianamente monitorizza gli infortuni che si verificano nei cantieri italiani. Le costruzioni risultano uno dei settori più esposti per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro con il 25,5% dei casi. Nel periodo gennaio-ottobre 2004 gli infortuni non mortali nel settore sono stati 80.079. Il costo degli infortuni si aggira ogni anno intorno ai 5 miliardi di euro. Le regioni che hanno registrato il maggior numero di infortuni sono state la Lombardia, seguita dal Piemonte, la Sicilia e l’Emilia Romagna. Ma è il Piemonte che ha subito un’impennata preoccupante passando da 10 morti a 22 in un anno. Guardando le macro aree è sempre il Nord a capeggiare la triste classifica con 108 infortuni mortali contro i 42 del Centro e gli 81 del Sud e delle Isole. Ma rispetto allo scorso anno il Mezzogiorno ha aumentato drammaticamente il numero delle vittime passando dal 19% al 35,7% del totale. Il Nord invece nel complesso è in controtendenza. continua >> 

 

 

10/02/2005

Consigliera di parità: una campagna di comunicazione sul part time - La realizzazione di campagne di comunicazione e sensibilizzazione sulle opportunità offerte dal part time rappresenta una delle priorità che l'ufficio della Consigliera nazionale di parità e le Rete nazionale delle consigliere e dei consiglieri di parità hanno individuato per il 2005. L'obiettivo è di promuovere presso le imprese, l'opinione pubblica, i lavoratori donne ed uomini, le opportunità offerte dal contratto di lavoro part time come strumento di flessibilità riformulato dal decreto legislativo 276 del 2003. In collaborazione con Italia Lavoro, agenzia tecnica del Ministero del Welfare, il progetto di comunicazione prevede anche un'indagine a campione rivolta ad aziende e lavoratori, locandine su quotidiani e periodici, seminari per la presentazione di buone prassi. Chi sono e cosa fanno la Consigliera e la Rete delle consigliere e dei consiglieri di parità alla pagina:
http://www.welfare.gov.it/EaChannel/MenuIstituzionale/Lavoro/
OccupazioneEMercatoDelLavoro/pari+opportunita/Consigliera+Nazionale+Parita/default.htm

Fonte: Welfareinforma

 

 

10/02/2005

La sanità si rinnova con l’high-tech Cnr -  Scarsa invasività e  precisione diagnostica: queste  le caratteristiche dei nuovi dispositivi made in Cnr che saranno presentati  nella conferenza Le innovazioni tecnologiche in Sanità nell’ambito del “Sanit,  Mostra convegno sui servizi sanitari”,  allestita  presso la Fiera di Roma.

 

Un puntatore laser con dispositivo scintigrafico per localizzare le lesioni tumorali di pochi millimetri, un naso artificiale per analisi di tipo clinico, sofisticati marcatori di cellule staminali per individuare lesioni cerebrali, radiotraccianti specifici per i tumori alla prostata e alla mammella. Sono solo alcune delle tecnologie d’eccellenza nate nei laboratori Cnr che saranno messe  “in vetrina”  in occasione della Conferenza: “Le innovazioni tecnologiche in Sanità” prevista per il 10 febbraio, alle ore 9.00, presso la Fiera di Roma.  L’incontro si inquadra nell’ambito della Mostra Convegno “Sanit” che ha l’obiettivo di informare i cittadini sui servizi offerti dalle strutture pubbliche e private e sulle novità nel settore medico. Fiore all’occhiello dei laboratori Cnr è il “naso elettronico”, strumento in grado di  “odorare” la presenza  di patologie interne e di tumori  e di rivelarli con immagini olfattive elaborate da computer. “Il dispositivo”, spiega Arnaldo D’Amico, dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi (Imm) del Cnr, “ha la potenzialità di fornire indicazioni sulla presenza di malattie, analizzando,  tramite sensori olfattivi, il cambiamento degli odori provenienti da sostanze organiche, quali urina, pelle ed alito del paziente. Il dispositivo ha avuto già una prima fase di sperimentazione presso l’Ospedale Forlanini di Roma e sta interessando diverse strutture ospedaliere nazionali e straniere”. Ma le novità riguardano anche studi  sperimentali. Nel corso del convegno sarà illustrato, ad esempio, l’utilizzo di cellule staminali marcate per seguire i processi responsabili della riparazione dei danni cerebrali. Le analisi  sono supportate da una metodologia di imaging funzionale ad alta risoluzione,  sviluppata in collaborazione con la “Li-tech”, azienda  spin-off nella quale il Cnr detiene il 25% delle azioni.  “Per queste ricerche” spiega Delio Mercanti, ricercatore dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (Inmm) del Cnr “abbiamo utilizzato, per la prima volta, tecnologie avanzate e nuove sostanze marcate che permettono di localizzare le  cellule staminali e verificarne l’ efficacia nel riparare il danno. Lo studio, condotto con test di laboratorio, appare confortante ed apre la strada ad una fase di ulteriore approfondimento che potrà aggiungere nuove informazioni sul comportamento delle cellule staminali cerebrali, oltre ad offrire una metodologia di localizzazione utilizzabile in futuro per i trapianti delle stesse sull’uomo”. Altro argomento di interesse riguarda la sperimentazione di nuovi radiofarmaci per la diagnosi precoce delle neoplasie. “La collaborazione con l’Istituto Demokritos di Atene e  l’Università di Roma ‘La Sapienza’” spiega Salvatore Stella, responsabile della sezione di Roma  dell’ Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Cnr  “permette di guardare con fiducia alle nuove tecniche di diagnosi precoce dei tumori, specie per quelli che colpiscono la prostata e  la mammella”.   

 

Roma, 9 febbraio 2005

 

La scheda

Che cosa:  Conferenza: Le innovazioni tecnologiche in Sanità

Chi:  Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Cnr, Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr, Progetto Oncologia del Cnr

Quando: 10 febbraio,  2005 ore 9.00

Dove: Mostra Convegno Sanit, Fiera di Roma,  via Cristoforo Colombo, 291

Per informazioni: Alessandro Soluri, Isib-Cnr, tel. 06/86090341, cell. 347/8303851, soluri@isib.cnr.it; Salvatore Stella, Responsabile sezione Isib-Cnr di Roma, tel. 06/86090341, stella@isib.cnr.it; Rosella Silvestrini, coordinatrice Progetti “Oncologia” Cnr, tel. 02/2367780 – 70638734, silvestrini@istitutotumori.mi.it

 

Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel. 06/49933789-3383, sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it

 

 

10/02/2005

La sicurezza in API - Riportiamo il 'manifesto' della sicurezza della raffineria API di Falconara Marittima 'Produrre in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente'. continua >> (8 pagine in PDF)

 

 

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Le altre notizie del 10 febbraio 2005: Procedure di sicurezza per la saldatura - Elettrosmog - Ascensori e sicurezza - Risparmio energetico - Finanziamenti per l'ambiente e molto altro ancora ... 
  

 

   

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

   

10/02/2005

Quanto pesce deve essere consumato giornalmente o a settimana per assumere una quantità di omega3 utile alla prevenzione delle malattie cardiovascolari?

Domanda inviata da Aurelio Petrazzini, 58 anni, Nuoro

Risponde Roberto Volpe, Servizio prevenzione e protezione del Cnr, Roma
Gli studi su popolazione suggeriscono di inserire, in genere, almeno 2-3 porzioni di pesce la settimana. Ricordiamo, a tal proposito, che i pesci più ricchi in omega-3 sono, in ordine decrescente, le sardine, l'anguilla, il tonno, l'aringa, il salmone, lo sgombro, l'orata, il cefalo, la spigola e lo storione. Tutti questi pesci, a eccezione dell'anguilla, possono essere considerati come pesci con un contenuto in grassi totali basso-medio, per cui sicuramente consigliabili anche al di là della loro caratteristica di essere ricchi in omega-3.

 

   

10/02/2005

E' stata effettivamente dimostrata l'efficacia dei grassi Omega 3 per prevenire l'arteriosclerosi? E, più in generale, questi grassi hanno benefici effetti anche come antiossidanti?

Domanda inviata da Ermanno Tarozzi, Bologna, 67 anni
Risponde Roberto Volpe Servizio Prevenzione e protezione del Cnr, Roma

I dati clinici evidenziano chiaramente un ruolo protettivo degli acidi grassi polinsaturi w-3 sulle malattie cardiovascolari, i cui molteplici meccanismi di azione (ipotrigliceridemizzante, antiplacca, antitrombotico e antiaritmico, ma non antiossidante) contribuiscono in maniera sinergica al beneficio clinico. Pesci e capsule di olio di pesce rappresentano le fonti principali di tali acidi grassi, per cui, il modificare in misura limitata le nostre abitudini alimentari introducendo almeno un secondo piatto settimanale a base di pesce e, in prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari (vale a dire in quelle persone che hanno avuto un infarto), nei casi in cui non si è in grado di aumentare il consumo di pesce, la somministrazione di capsule di olio di pesce, può concorrere ad influire positivamente sulla funzione cardiaca e sullo stato delle nostre arterie.

 

   

10/02/2005

SICUREZZA DEI PRODOTTI ALIMENTARI GENETICAMENTE MODIFICATI (alimenti GM) - FFE 476/02/SME32 - Durante gli anni ’80 sono state sviluppate nuove tecniche per modificare geneticamente le cellule vegetali, animali, umane e microbiche. Le prime colture di piante alimentari, approvate e introdotte negli anni 1996-1997, erano rappresentate da soia resistente agli erbicidi, mais resistente all’attacco di insetti e pomodoro a maturazione ritardata. Da allora, la Commissione Europea e gli Stati membri si sono accordati per l’emanazione della Direttiva sui “Novel Foods” nel maggio 1997. Da allora, l’UE non ha approvato in nessun caso la coltivazione e/o la commercializzazione di altri prodotti alimentari ottenuti mediante modificazione genetica. Inoltre, è in fase di discussione la regolamentazione sull’etichettatura e sulla rintracciabilità dei prodotti alimentari ottenuti mediante ingegneria genetica (data di possibile emanazione: 2003).
Una delle principali preoccupazioni relative all’impiego degli organismi modificati geneticamente (OGM) riguarda i loro possibili effetti negativi sull’uomo e altri organismi animali, e sull’ambiente. In base alla Direttiva sui “Novel Foods”, al fine di valutare la sicurezza degli OGM, è necessaria una ricerca finalizzata alla messa a punto di metodi qualitativi e quantitativi in grado di identificare i componenti modificati geneticamente presenti negli alimenti, e di valutare il rischio ambientale, la sicurezza degli alimenti e la tossicologia.
Questo ha portato ad un intensa attività di ricerca ed attualmente sono quattro i progetti finanziati dall’UE, finalizzati allo studio della sicurezza derivante dall’impiego degli OGM:
SAFOTEST (QLK1-1999-00651): si propone di sviluppare e validare la metodologia scientifica necessaria per valutare la sicurezza dei prodotti alimentari ottenuti da piante modificate geneticamente, in accordo con i requisiti della legge comunitaria
GMOCARE (QLK1-1999-00765): si propone di sviluppare nuove metodologie sufficientemente sensibili e specifiche per valutare il rischio di cambiamenti metabolici inaspettati e pericolosi
GMOBILITY (QLK1-1999-00527): si propone di sviluppare metodi per la valutazione del rischio relativo al trasferimento di geni marcatori (molto spesso antibiotico-resistenti) a batteri presenti nella catena alimentare (es. colture starter) o nell’apparato gastro-intestinale
QPCRGMOFOOD (QLK1-1999-01301): si propone di sviluppare test affidabili e specifici per il rilevamento qualitativo e quantitativo di specifiche modificazioni genetiche negli alimenti.
Questi quattro progetti sono a loro volta collegati al progetto europeo ENTRANSFOOD, che si propone di valutare e coordinare i diversi aspetti sulla sicurezza degli alimenti geneticamente modificati e di sviluppare una piattaforma di comunicazione per produttori di OGM, ricercatori, distributori, organi legislativi, e associazioni di consumatori.
Alcune informazioni sul progetto sono reperibili collegandosi al seguente sito web: www.entransfood.com/

Progetto No: QLK1-1999-01182 www.entransfood.com/

Persona da contattare: Hans J.P. Marvin, Dissemination Officer of Entransfood Rikilt
P.O. Box 230, Wageningen, Olanda, e-mail: h.j.p.marvin@rikilt.dlo.nl

Fonte: Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine

  

   

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