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3 FEBBRAIO 2005

  

  

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03/02/2005

Il rischio rumore a bordo dei pescherecci: alcune considerazioni sulla prevenzione e protezione degli esposti

RIASSUNTO
Con la recente emanazione di alcune disposizioni legislative e regolamentari, per la sicurezza dei lavoratori marittimi a bordo delle navi da pesca, è stato istituito l’obbligo della nomina, da parte dell’Armatore, del Medico Competente, al quale spetta il compito di effettuare la sorveglianza sanitaria, eseguendo accertamenti preventivi e periodici per il giudizio di idoneità. Il lavoratore marittimo, ed in particolare il pescatore, è stato sempre escluso dall’essere oggetto di tutela dal punto di vista sanitario occupazionale, mancano pertanto dati esaustivi sulle tecnopatie professionali. Comunque numerosi studi epidemiologici condotti sui pescatori hanno riscontrato un’elevata prevalenza ed incidenza di patologie professionali tra cui l’ipoacusia da rumore. Vengono riportati alcuni dati di rilevamenti fonometrici eseguiti su sei motopescherecci con un equipaggio inferiore a 6 (tabella minima di armamento) e operanti nel Medio Adriatico. I rilevamenti fonometrici sono stati effettuati sia nella fase di pesca che di trasferimento, su cinque motopescherecci dotati di eliche a pale fisse, e unicamente in fase di pesca sul motopeschereccio (n=1) dotato di eliche a pale orientabili. Le zone di rilevamento sono state: 1) sala macchine; 2) zona di lavoro sul ponte di coperta; 3) posto di manovra del verricello; 4) timoneria; 5) locale mensa-cucina; 
6) cuccette. Dall’indagine risulta che la sala macchine, in tutte le imbarcazioni, è caratterizzata da un valore di livello equivalente di pressione sonora (Leq) sempre superiore ai 90 dBA. Nelle imbarcazioni con elica a pale fisse, durante la fase di pesca (velocità circa 3-4 nodi) il motore compie un numero di giri inferiore rispetto a quello in fase di trasferimento (velocità circa 10 nodi); ciò comporta una emissione di potenza sonora minore, in quanto questa è strettamente legata al regime della sorgente principale di bordo. L’indagine mostra una discreta variabilità del livello di rumore presente nei luoghi di lavoro a bordo dei vari motopescherecci. Un fattore che diversifica l’esposizione dei lavoratori marittimi è sicuramente la tipologia di pesca esercitata dalla quale dipendono le mansioni svolte e le condizioni operative ambientali. Ulteriori studi fonometrici sono necessari per stimare il livello di esposizione personale giornaliero (Lepd), per i vari componenti dell’equipaggio, che costituisce l’effettivo indice di riferimento ai fini del rischio rumore. Conoscendo i livelli di pressione sonora presenti nell’ambiente di lavoro nonché i relativi tempi di esposizione dei vari soggetti imbarcati, è possibile valutare il livello di esposizione professionale e conseguentemente attuare le necessarie azioni preventive e protettive, ferma restando l’azione professionale ed informativa del medico competente.

NOISE-RELATED OCCUPATIONAL RISK ABOARD FISHING VESSELS: CONSIDERATIONS ON PREVENTION AND THE PROTECTION OF EXPOSED WORKERS.
Recent legislation regarding the safety of workers aboard fishing vessels requires the appointment by ship owners of a Reference Physician in charge of health surveillance, preventive inspections and related tasks. As maritime workers, especially fishermen, have always been excluded from legal protection of occupational health, there are no exhaustive data on the incidence of their occupational disease. Several epidemiological studies of fishermen have evidenced a high prevalence and incidence of occupational conditions, among which noise-related hypoacousia. We report data of a phonometric survey conducted aboard six fishing vessels carrying a crew of less than six fishing in the mid-Adriatic. Measurements were performed during fishing and navigation aboard five vessels fitted with a fixed-pitch propeller and during fishing only aboard one vessel fitted with an controllable pitch propeller.
Measurements were conducted:
1) in the engine rooms;
2) in the work area on deck;
3) at the winch;
4) in the wheelhouse;
5) in the mess-room and kitchen;
6) in the sleeping quarters.
Results show that the equivalent sound pressure level in the engine rooms consistently exceeded 90 dBA on all vessels. The speed of the vessels fitted with the fixed-pitch propeller is 3-4 knots in the fishing phase and around 10 knots during navigation to and from the fishing grounds; noise emission is lower with the former regimen because of the smaller number of engine revolutions per minute. Our survey demonstrated considerably different noise levels in the various areas of vessels. One key element in workers’ exposure, the tasks assigned and the environmental working conditions is of course the type of fishing in which the vessel is engaged Further phonometric studies are required to assess the daily level of exposure per crew member, which represents the reference for the noise-related risk of each subject. Knowledge of the sound pressure levels in the work environment and the length of daily exposure of each crew member will allow to assess the level of occupational exposure and consequently enact the proper prevention and protection measures by the Reference Physician.

Introduzione
La pesca rappresenta un importante settore del sistema economico mondiale con circa due milioni di occupati nei Paesi della Comunità Europea di cui il 5% in Italia (1). Numerosi studi epidemiologici condotti su un campione di pescatori marittimi hanno evidenziato una netta prevalenza di alcune patologie professionali, tra le quali l’ipoacusia da rumore (2-6); infatti, da un’indagine sull’incidenza delle malattie professionali, condotta nel periodo 1994-1997 su lavoratori marittimi iscritti all’IPSEMA (Istituto di Previdenza del Settore Marittimo) di Napoli, è emerso che l’ipoacusia da rumore è la malattia più frequentemente denunciata (7). continua >>  (6 pagine in PDF)

 

 

03/02/2005

Pronto soccorso in azienda - Entra oggi in vigore il D.Lgs. 388/2003 sul Pronto Soccorso.

  

 

03/02/2005

Quali saranno i settori della chimica che in futuro si svilupperanno maggiormente?
Domanda inviata da Andrea Giorgi, Treia (MC)

Risponde Cosimo Carfagna, Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri del Cnr, Pozzuoli

 Se ripercorriamo l'evoluzione della chimica negli ultimi cinquant'anni, possiamo comprendere come essa sia fortemente legata allo sviluppo delle tecniche di indagine e di analisi che oggi permettono di ottenere informazioni sempre più precise su particolari di dimensioni ridotte. Il settore della chimica che più ha beneficiato di questo progressivo livello di precisione di indagine è certamente quello dei materiali. I materiali organici, ceramici e metallici presentano un potenziale di conoscenza ancora inesplorato e costituiscono pertanto, per chi voglia studiarli, un'affascinante sfida; sono al centro dell'attenzione dell'industria per le ampie possibilità che essi offrono. Un altro settore della chimica che troverà spazi sempre più ampi, anche per i suoi risvolti sociali, è quello che riguarda l'ambiente. Per troppi anni questa disciplina è stata associata, e devo dire a ragione, a uno sviluppo scriteriato che, in molti casi, non ha rispettato l'ambiente. Il crescente interesse per le tematiche ambientali ha posto l'accento su una rivisitazione dei processi chimici in chiave sostenibile. Questo significa che lo studio dell'impatto ambientale di un processo sarà sempre più centrale per la valutazione della convenienza di un determinato prodotto.

 

 

03/02/2005

NUCLEARE - Dopo l'apertura di Berlusconi, tocca a Tremonti: «Bisogna tornare all'atomo senza perdere tempo con Kyoto». Poi il via libera di An per bocca del viceministro Urso: «I tempi sono maturi per inserire nel programma della Cdl la riapertura delle centrali». Intanto la Consulta stabilisce che le Regioni non possono dichiararsi territorio denuclearizzato. E boccia il ricorso della Basilicata sul
decreto per il Deposito nazionale delle scorie. L'ultima parola spetta al Consiglio dei ministri.
http://www.lanuovaecologia.it/energia/politiche/3979.php

 

 

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Le altre notizie del 3 febbraio 2005: Valutazione dei rischi nei macelli - Rischio Amianto - Esposizione alle radiazioni negli ambienti di lavoro - Rischio rumore e molto altro ancora ... 
  

 

   

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

  

    

03/02/2005

Pubblicata la legge sulla coesistenza tra agricoltura transgenica, convenzionale e biologica - E' stata pubblicata la legge 28 gennaio 2005, n. 5, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 22 novembre 2004, n.279, recante disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica.
La legge consente la produzione agricola attraverso l'utilizzo di Ogm ma previa predisposizione di piani regionali che evitino la contaminazione tra diverse colture; in sede di conversione del decreto legge, il Governo ha accolto un ordine del giorno che lo impegna ad esercitare il potere sostitutivo qualora Regioni e Province autonome non emanino entro il 31 dicembre 2005 i piani di coesistenza. La legge, inoltre, dispone che chi compie contaminazione è tenuto al risarcimento danni.
Dal 2 dicembre scorso, intanto, è operativa presso il ministero dell’Ambiente, una Commissione di valutazione sugli Ogm, che aiuterà il Dicastero per il controllo sul rilascio deliberato di organismi modificati a scopo sperimentale e di coltivazione.

Lunedì, 31 gennaio 2005/MIDA Agricoltura
http://www.mida.inea.it

  

   

03/02/2005

'Sono rintracciabile a questo numero' - Ha preso il via la campagna informativa dell'Unione Nazionale Avicoltura
http://www.politicheagricole.it/INFO/INIZIATIVE/Avicoltura_newsletter.pdf

 

   

03/02/2005

Alimenti al sapore di metalli

Si trovano in natura e in piccole quantità. Alcuni sono essenziali per lo svolgimento dei processi biochimici e fisiologici degli esseri viventi, altri, invece, non possiedono un’apparente importanza nello svolgimento delle suddette funzioni. Ma guai se le loro concentrazioni aumentano: possono diventare pericolosi per l’intero ecosistema. Uomo compreso. Parliamo dei metalli pesanti: nichel, manganese, rame, zinco, selenio, molibdeno, piombo, cadmio, mercurio, antimonio e tallio.

“L’uomo, attraverso gli scarichi industriali, le emissione di gas, l’uso di pesticidi” spiega Giannantonio Petruzzelli dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr “ha determinato un notevole incremento di metalli pesanti che, a differenza delle sostanze organiche naturali e di sintesi, una volta assorbiti dal suolo non vengono in alcun modo degradati e hanno un tempo di permanenza abbastanza lungo. Una volta entrati nella catena alimentare, la loro tossicità varia a seconda delle dosi, della concentrazione e modalità di esposizione”.

I soggetti più esposti a intossicazione sono quelli che lavorano e risiedono in luoghi a rischio, coloro che mangiano alimenti facilmente contaminabili, come pesce e selvaggina.

“Gli organi del corpo coinvolti” continua Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa “e le malattie ad essi correlate sono diversi, a seconda del metallo. Il piombo, altamente tossico, è prodotto dalla combustione del carbone e dei rifiuti, dai gas di scarico dei motori. Lo si può trovare in vernici, cosmetici e alimenti. Penetra attraverso la pelle e l’apparato digerente, entra nel sangue e si accumula nelle ossa, nel sistema nervoso centrale, nel cervello, ghiandole e capelli. Secondo la dose assorbita provoca emicrania, insonnia, dolori muscolari o danni gravi a carico del cuore, fegato, reni e sistema nervoso. Se attraversa la placenta, danneggia il cervello del feto. I vegetali trattati con pesticidi e il pesce sono invece”, prosegue il ricercatore dell’Ifc-Cnr, “il tramite dell’assunzione di mercurio che si accumula principalmente nel cervello, provocando danni al sistema nervoso. Ma è responsabile anche di anomalie genetiche, di malformazioni congenite, del cancro al cervello, polmoni, reni e prostata. Fumo di sigaretta, farina, riso e zucchero bianco sono ‘portatori’ di cadmio, derivante da vari processi industriali; esso si deposita nel fegato, nei reni e può determinare anemie, ipertensione arteriosa ma anche tumori del polmone e della prostata. Il cromo esavalente causa problemi dermatologici, perforazione del setto nasale e tumore ai polmoni. La forma trivalente presente negli alimenti ha invece una tossicità molto bassa”.

L’inquinamento da metalli pesanti oggi è uno dei campi più importanti nelle indagini epidemiologiche sulla salute.

Sandra Fiore

Fonte: Fabrizio Bianchi, Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr, Pisa, tel. 050/3152100/1, e-mail: fabriepi@ifc.cnr.it; Giannantonio Petruzzelli, Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise) del Cnr, Pisa, tel. 050/3152.489, e-mail: petruzzelli@ise.cnr.it

 

   

03/02/2005

Perché il vino rosso, più del bianco, fa bene alle arterie?
Risponde Roberto Volpe, Servizio prevenzione e protezione del Cnr, Roma

Numerosi studi effettuati sulla popolazione suggeriscono l’esistenza di un rapporto tra consumo di alcool e rischio di mortalità cardiovascolare, per cui i moderati consumatori hanno un rischio più basso di infarto miocardico rispetto agli astemi e ai forti bevitori.
L’effetto protettivo dell’alcool si esercita soprattutto attraverso un aumento del colesterolo-HDL detto “spazzino delle arterie”, una diminuzione dei processi che portano alla formazione di coaguli di sangue (trombi) e un’azione antiossidante grazie ai polifenoli. Tali sostanze si trovano soprattutto nel vino e, in misura minore, nella birra, mentre sono poco presenti nei superalcolici. Ecco spiegati i maggiori effetti positivi del vino. Quello rosso, il cui colore dipende da flavonoidi, quali quercetina, rutina, catechina, epicatechina, sembra avere effetti superiori a quello bianco. I flavonoidi presentano una potente attività antiossidante (10-20 volte maggiore della vitamina E) e, pertanto, sono in grado di ridurre l’ossidazione del colesterolo-LDL (quello cosiddetto cattivo in quanto la sua penetrazione e ossidazione nella parete delle arterie dà inizio allo sviluppo della placca arteriosclerotica).
Va però aggiunto che, in genere, e ciò è valido soprattutto nei paesi anglosassoni, i consumatori moderati di vino appartengono alle classi sociali medio-alte e seguono uno stile di vita più salubre: tendono a seguire una dieta del tipo Mediterraneo e a non fumare, fattori che potrebbero contribuire alla maggiore longevità dei bevitori di vino rispetto ai bevitori di birra o di superalcolici.
In conclusione, chi sta bene, non è in sovrappeso e desideri concedersi il piacere del consumo di bevande alcoliche, dovrebbe preferire il vino e, in particolare, il rosso, usando l’accortezza di farlo durante i pasti e in misura moderata Ricordiamo, a tal proposito, che per consumo moderato s’intende 2-3 bicchieri di vino al giorno per l’uomo e di 1-2 per la donna. Chi, invece, per vari motivi, non beve vino o birra, non deve cominciare a farlo in virtù dei ricordati effetti protettivi. Infatti, le sostanze antiossidanti si possono trovare, e in grandi quantità, anche in un’ampia varietà di prodotti ortofrutticoli.

 

   

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