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Osservazioni
in tema di discromatopsie
Introduzione
Nell’esperienza professionale capita di affrontare il problema della formulazione
di un giudizio di idoneità di soggetti dediti a mansioni in cui
si può configurare un aumentato rischio, relativo ad una non corretta identificazione
delle diverse tonalità cromatiche. L’obiettivo del presente contributo
è quello di indicare l’iter diagnostico cui sottoporre gli operatori di
specifici settori per garantire sicurezza durante lo svolgimento delle loro
mansioni, al fine anche della formulazione del giudizio di idoneità alle
mansioni specifiche.
Generalità
sulle discromatopsie
Le
discromatopsie, difetti della visione dei colori, si possono distinguere in congenite ed
acquisite. Le d. congenite, le più frequenti, trasmesse con modalità
recessiva legata al sesso, colpiscono esclusivamente il sesso
maschile. Esiste una cecità per i colori fondamentali o protanopia (cecità per il
rosso), deuteranopia (cecità per il verde), tritanopia (cecità per il
blu-violetto); anomalie per parziale percezione dei colori fondamentali:
protanomalia (anomalia per il rosso), deuteranomalia (anomalia per il verde),
tritanomalia (anomalia per il blu-violetto); monocromati o acromati:
assenza totale di percezione dei colori (1-3). Le d. acquisite, meno frequenti,
sono secondarie ad atrofie ottiche, degenerazioni maculari,
retiniti pigmentarie, glaucoma, sclerosi multipla, intossicazione da nicotina, Pb,
solfuro di carbonio, farmaci, traumi cranici. Sono legate ad un’alterata
visione centrale dei colori, secondarie a lesioni maculari o del fascio
papillo-maculare (2). Le alterazioni degli strati più esterni della
retina determinano tritanopia (perdita del meccanismo relativo alle lunghezze d’onda
corte), mentre le alterazioni degli strati più interni e del nervo
ottico determinano o protanopia o deuteranopia (perdita dei meccanismi
relativi alle lunghezze d’onda lunghe o intermedie). Le forme acquisite
di cecità per i colori (acromatopsia) dipendono da lesioni che interessano
bilateralmente l’area corticale V4 (3).
Considerazioni
In M.d.L. ai fini
preventivi una delle categorie lavorative principali in cui il
riconoscimento dei colori è fondamentale è quella degli elettricisti. In questa
attività è necessaria una inequivocabile distinzione dei colori della cavetteria
elettrica. Altre lavorazioni industriali e artigianali richiedono l’integrità
del senso cromatico: tessitura, arredamento, tintoria, fabbrica di
colori, l’industria fotografica e l’industria televisiva. Avere un normale senso
cromatico è un requisito imprescindibile in certe professioni dove il mancato
riconoscimento di segnali colorati rappresenta un pericolo non
soltanto per il soggetto discromatopsico ma anche per terzi.
Diagnostica
I test per la visione dei colori sono utilizzati per selezionare il
personale idoneo a svolgere
occupazioni che richiedono una buona visione dei colori.
Possiamo distinguere:
tecniche di comparazione: lane di Holmgreen, test
di Farnsworth; tecniche di discriminazione: tavole pseudoisocromatiche; tecniche
di equalizzazione: anomaloscopio di Nagel; tecniche di
denominazione: lanterne colorate. La classificazione più seguita divide
tutti i test in: test di screening, test per valutare la gravità del difetto, test
diagnostici e professionali. Si sono imposte le tavole pseudoisocromatiche, molto
maneggevoli. Il test di Ishihara è veloce e consente la distinzione
tra i soggetti con visione cromatica nella norma e quelli affetti da
d. congenita rosso-verde: definisce il tipo ma non l’entità del difetto. Non
può essere però utilizzato in soggetti con discromatopsie per l’asse giallo-blu
ed è in relazione al valore del visus. Secondo alcuni autori le tavole di
Ishihara non sono da sole sufficienti a valutare l’idoneità al lavoro; per
cui prima di respingere i candidati sulla base del risultato, a tale esame
dovrebbero essere aggiunti test di screening professionale di tipo diverso.
Pertanto diversi autori hanno concluso che esse lasciano ancora un
margine di incertezza nella diagnosi. Se il soggetto legge correttamente le
tavole di Ishihara risulta idoneo per la maggior parte dei lavori che richiedono
la discriminazione dei
colori, mentre se commette errori si deve sottoporre
ad altri test per valutare l’entità del difetto; tuttavia uno studio condotto
dall’Aviazione Americana sull’uso delle tavole pseudoisocromatiche ha
dimostrato come molte tavole vengono lette in maniera errata anche da
soggetti normali e viceversa altre tavole sono lette correttamente anche
dai discromatopsici. Nella maggior parte dei casi, potrebbe risultare sufficiente
l’utilizzo di due soli test: le tavole di Ishihara per un accurato screening
delle persone con difetti rosso-verde e un secondo test per valutare la
gravità del difetto del colore e per identificare i difetti tritanopici. Come
secondo test può essere utile effettuare il Farnsworth Hue 16.
Conclusioni
La formulazione
del giudizio di idoneità delle categorie lavorative sopra
menzionate è di difficile realizzazione per diverse ragioni: una insufficiente attenzione
legislativa sui rapporti tra senso cromatico ed attitudine a
certe mansioni e il rischio che uno scorretto riconoscimento dei colori
possano comportare un rischio personale del soggetto con discromatopsia ed
un pericolo per terzi. La nostra proposta è quella di procedere, nell’emissione
dei giudizi di idoneità, adottando un criterio di cautela. In
particolare l’obiettivo prefissato è quello di cercare di non escludere
ricorrendo a criteri troppo
restrittivi, sulla base di un solo test (test di Ishihara),
soggetti affetti forme attenuate di discromatopsia che potrebbero altresì
essere compatibili con mansioni che richiedono una visione meno
precisa dei colori.
Bibliografia
1) Gouras P. La
visione dei colori. In Kandel ER, Schwartz JH, Jessell TM.
Principi di neuroscienze. Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1994;
II edizione, pp 480-493.
2) Elementi di semeiotica. In Liuzzi L, Bartoli F. Manuale di oftalmologia. Edizioni
Minerva medica. Torino 1978; pp 35-71.
3) Melino C. L’illuminazione. In Lineamenti di Igiene del lavoro. Società Editrice
Universo, Roma, III edizione, 1992; pp 197-220.
A. Provenzani, G.
Lacca, M.G. Verso, F. Amato, M. Mosca, D. Picciotto
Istituto di
Medicina del Lavoro "G. Fradà", Università degli Studi di Palermo
Fonte: G Ital Med Lav Erg 2003; 25:4 POSTER
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16/12/2004
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INAIL:
nel 2004 ancora in calo gli infortuni sul lavoro
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Anche nel 2004 si conferma la tendenza al ribasso del fenomeno
infortunistico, già registrata nei due anni precedenti. E’
questo il dato emerso nel corso della Conferenza Stampa che si è tenuta oggi
presso il Parlamentino Inail di Roma, durante la quale sono state presentate le
prime stime degli infortuni dell’anno in corso: un calo complessivo degli
incidenti sul lavoro pari a -1,6%, con una riduzione dell'1,4% nell'Industria e
Servizi e del 3,7% in Agricoltura. Anche il numero dei casi mortali dovrebbe
diminuire, attestandosi intorno al -2%. “Un
dato ancora più significativo”, ha dichiarato il Presidente dell’Istituto,
Vincenzo Mungari, “se si tiene conto che anche per l’anno in corso l’ISTAT
stima la crescita dell’occupazione in linea con quella registrata nel 2003,
che era stata dell'1%. Il dato positivo è che viene confermata la flessione del
fenomeno infortunistico, malgrado l’alta incidentalità degli infortuni in
itinere - cioè quelli relativi allo spostamento dei lavoratori dalle proprie
abitazioni al luogo di lavoro e viceversa - anche a seguito dell’ampliamento
della relativa nozione legislativa.” Nel
corso della Conferenza Stampa, il Direttore Generale, Maurizio Castro, ha fatto
chiarezza su alcuni equivoci registrati sulla lettura comparata dei dati degli
infortuni mortali in Europa. “Così
come non ci possiamo dichiarare soddisfatti di dati che, seppur decrescenti,
testimoniano ancora di un prezzo troppo alto di danni alla persona, con
altrettanta fermezza” ha affermato Castro “dobbiamo dichiarare inaccettabile
il miscuglio di dati che ha portato qualcuno a sostenere che in Italia accadano
ogni anno un quarto degli infortuni mortali europei. Il dato italiano non può
essere confrontato, davvero superficialmente, con i dati europei di differente
origine. Gli unici dati normalizzati e perciò utilizzabili per confronti tra
Paesi in Europa sono quelli diffusi da Eurostat, sulla base dei quali l’Italia
presenta un indice di frequenza degli infortuni nettamente inferiore a quello
europeo e un numero di casi mortali in linea con la media dei paesi UE. Certo,
non siamo ancora virtuosi, ma non siamo neanche gli ultimi della classe”. Il
Direttore Castro, infine, ha illustrato i risultati di alcune indagini promosse
dall’Inail sulla domanda di sicurezza da parte dei lavoratori e dei datori di
lavoro, dalle quali emerge un’immagine positiva dell’Istituto, che appare
una istituzione “legittimata” e “affidabile” all’interno di un
contesto nel quale la sensibilità sociale rispetto al problema degli infortuni
è in continuo aumento.
Fonte: INAIL -
Roma, 13 dicembre 2004
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16/12/2004
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Rischio e
sicurezza in sanita' - Segnaliamo gli atti del convegno 'Rischio e
sicurezza in sanita''. continua
>>
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16/12/2004
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Linee
guida lavoratori interinali - Dal sito dell'Associazione
Industriale Bresciana segnaliamo
le "Linee guida in materia di gestione della prevenzione e della salute
dei lavoratori interinali" realizzate al fine di garantire una maggiore
sicurezza sul lavoro per questa
categoria di lavoratori. continua
>>
(22 pagine in PDF).
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16/12/2004
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Contro il
freddo usa ... i Pcm -
Anche quest’anno per proteggerci dalle gelide giornate invernali ci rifugeremo
in avvolgenti cappotti oppure ci proteggeremo con caldi maglioni di lana. Questi
indumenti hanno però i giorni contati. I ricercatori dell’Istituto
di Chimica e Tecnologia dei Polimeri del CNR
di Pozzuoli stanno infatti per ultimare un tessuto intelligente, realizzato con
materiali a cambiamento di fase, in grado cioè di mantenere inalterata la
temperatura corporea. L’iniziativa
fa parte di un progetto finanziato dalla Regione Campania che l’Ictp sta
realizzando in collaborazione con i colleghi dell’Università di Napoli e
dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici (Imcb) del Cnr di Napoli. Per
comprendere il funzionamento di questo tessuto è opportuno ricordare come il
corpo stesso regoli autonomamente la sua temperatura. Quando si ha freddo, ad
esempio, i capillari entro i quali fluisce il sangue riducono il proprio
diametro per evitare un’ulteriore perdita di calore del corpo verso
l’esterno. “In realtà, potremmo definire la pelle stessa un tessuto
intelligente”, afferma Cosimo Carfagna, direttore dell’Ictp-Cnr, “perché
risponde attivamente agli stimoli esterni. E’ stato sufficiente, quindi,
riprodurre questi elementari meccanismi, per progettare e realizzare materiali
conosciuti come Pcm (Phase change materials) che, adeguatamente inseriti in un
tessuto, interagiscono con il corpo umano regolandone la temperatura”. Questa
tecnologia, già utilizzata con successo nel settore aerospaziale, è ora
applicata in campo tessile. In questo caso i Pcm più adatti sono le paraffine
inglobate in microcapsule. Introducendo questo additivo invisibile nella fibra
di un tessuto, è possibile realizzare un indumento in grado di proteggere il
corpo, donandogli una piacevole e costante sensazione di calore.
Autore: Michele
La Porta
Fonte: Cosimo
Carfagna, Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri del Cnr, Pozzuoli
(Napoli), tel. 081/8661446, e-mail: carfagna@unina.it
Fonte: CNR
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16/12/2004
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Il
caso delle batterie al piombo esauste: Il fiore all’occhiello dell’Italia
che ricicla - Nell’ambito del Convegno del Kyoto Club, il Direttore
Scientifico di Ecobilancio Italia, prof. Paolo Frankl, e il presidente del COBAT,
ing. Giancarlo Morandi, hanno presentato il 6° Rapporto Ambientale del
Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste.
Nei suoi 13 anni di operatività il COBAT, istituito con una lungimirante legge
voluta dal Parlamento, ha avviato a recupero oltre 2 milioni di tonnellate di
batterie esauste, ha neutralizzato più di 300 milioni di litri di acido
solforico ed è riuscito a soddisfare il 33% del fabbisogno nazionale di piombo
con un risparmio medio annuale di circa 41 milioni di euro sui volumi da
importare. Il recupero avviene tramite i 90 raccoglitori incaricati dal COBAT
che ritirano gratuitamente le batterie esauste presso tutti gli autoriparatori,
nonché isole ecologiche e punti di raccolta di aziende di igiene urbana,
imprese con alti consumi di batterie, ipermercati, porti e consorzi agrari. Le
batterie esauste vengono poi consegnate ai 6 impianti consortili di riciclo. Il
Rapporto Ambientale, relativo all’esercizio 2003, ha evidenziato che gli
operatori incaricati COBAT hanno recuperato 191.944 tonnellate di batterie
esauste, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente.Tra il 1992 ed
il 2003 il parco circolante italiano è cresciuto del 21,6%, a fronte di un
aumento della raccolta del 44%. Il COBAT è riuscito, quindi, ad aumentare in
termini reali l’efficacia del controllo sulle batterie esauste che si generano
nel nostro Paese, garantendo un corretto recupero di tutte le componenti
valorizzabili. L’anno scorso i Comuni convenzionati direttamente con il COBAT
sono aumentati del 23% rispetto all’anno precedente, sono stati attivati gli
Accordi con le maggiori catene della GDO, quasi 200 punti vendita, e installate
56 “Isole nel porto” in 26 porti italiani. Il sistema industriale degli
impianti consortili nazionali utilizza un processo piro-metallurgico molto
diffuso a livello mondiale nel settore specifico del riciclaggio dei rottami di
batterie. Tale processo è stato selezionato tra i più efficienti, per quanto
riguarda gli impatti ambientali, dall’European IPPC Bureau (Integrated
Pollution Prevention Control) che lo elenca tra le Best Available Techniques per
il settore della metallurgia non ferrosa. Il sistema di raccolta e di riciclo
delle batterie esauste messo in atto in Italia con l’istituzione del COBAT
realizza un circolo virtuoso in cui la tutela dell’ambiente s’incontra con
il recupero di risorse, la salvaguardia della salute collettiva e con il
risparmio economico. Possiamo dire - ha affermato l’ing. Giancarlo
Morandi Presidente del COBAT - che il nostro Consorzio rappresenta un esempio di
sviluppo compatibile, tanto che oggi veniamo presi d’esempio da numerosi Paesi
esteri.
Ufficio stampa
COOU eprcomunicazione
Anna Re Tel.
06/68162336 cell. 329/1017730t
Valentina Corsi Tel. 06/68162343
cell. 340/5217529
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16/12/2004
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SOS K2: in
soccorso arriva l’inceneritore portatile - Le grandi vette del mondo
stanno diventando delle discariche a cielo aperto. Per questo nasce il mini
inceneritore portatile, messo a punto nell’ambito del progetto
"Ev-K2" del Cnr di cui si parlerà nel convegno: "Il K2
cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi", che
si terrà a Roma il 17 dicembre presso la sede del Cnr in piazzale Aldo Moro, 7
La
"conquista" delle grandi vette costituisce per le stesse montagne un
potenziale pericolo ambientale. "L’inquinamento da rifiuti - spiega il
prof. Riccardo Beltramo, membro del progetto di ricerca "Ev-K2" del
Cnr – è un problema che riguarda soprattutto le aree remote come il Nepal e
il Pakistan, frequentate da scalatori, escursionisti e turisti che,
avvicinandosi alle vette dell’Everest e del K2, non hanno adeguate
infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti". Per questo è nato
l’inceneritore portatile, amico della montagna, per il trekking e le
spedizioni davvero eco-compatibili. Lo
strumento, realizzato nell’ambito del progetto realizzato dal Consiglio
nazionale delle ricerche in collaborazione con l’Istituto nazionale per la
ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna, verrà presentato nel corso
del convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli
ambienti estremi", che si terrà a Roma il 17 dicembre, alle ore
9,00, presso la sede del Cnr in piazzale Aldo Moro 7. Leggero,
smontabile in pochi pezzi e facilmente componibile, l’inceneritore troverà
posto nei campi attrezzati dagli scalatori e consentirà loro di bruciare i
rifiuti durante le lunghe percorrenze. "Le difficoltà nascono quando gli
itinerari sono lunghi e richiedono molti giorni di marcia – prosegue Beltramo
- per raggiungere il K2, fra 3000 e 5000 metri di altezza, si percorrono lunghi
tratti a piedi nell’assenza quasi totale di servizi per la raccolta dei
rifiuti. Le organizzazioni che gestiscono le escursioni in aree così
affascinanti hanno difficoltà a farsi carico dello smaltimento degli scarti che
sul K2 sono concentrati soprattutto a Concordia, a 4700 metri, ultima tappa per
raggiungere il nostro campo base nella valle del Baltoro, in Pakistan". L’inceneritore
realizzato dai ricercatori del Cnr è munito di uno sportello attraverso il
quale si introducono in un forno i rifiuti e, grazie ad una ventola, viene
immessa dall’esterno l’aria che consente una migliore combustione,
normalmente difficile in alta quota per la carenza di ossigeno. I rifiuti
bruciati vengono ridotti in cenere e in gas, parte dei quali, reintrodotta
nell’inceneritore, consente all’acqua, contenuta nei nuovi materiali di
scarto, di evaporare. Lo
strumento, messo a punto per la spedizione che ha celebrato il 50° anniversario
della prima salita del K2, è stato per ora utilizzato per lo smaltimento della
carta, del cartone e del legno. Composto di varie parti, ognuna delle quali del
peso massimo di 20 kg, è in continua fase di miglioramento. Infatti i tecnici
stanno già lavorando ad un modello utilizzabile anche per altre applicazioni.
"Nel 1954 Ardito Desio aveva organizzato con rigore scientifico quella
spedizione che ebbe un formidabile successo-conclude Agostino Da Polenza,
presidente del Comitato Ev-K2-Cnr-e quest’anno per ricordare quell’evento,
abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione sull’ambiente e sulla sua
salvaguardia. Oltre all’inceneritore abbiamo messo a punto anche le ‘linee
guida per una spedizione eco-compatibile’, che verranno presentate
all’Unione Internazionale delle associazioni alpinistiche ed ai Governi
Himalayani. So che Desio ne sarebbe contento". Partecipano
al convegno "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli
ambienti estremi" (i cui atti saranno pubblicati su "Il Veltro-
Rivista della civiltà italiana"): il presidente del Cnr, Fabio Pistella,
il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, On. Giovanni Alemanno, il
Viceministro all’Istruzione, Università e Ricerca, On. Guido Possa, il
presidente della Società Geografica Italiana, Franco Salvatori, il presidente
della Società Italiana di Storia della Scienza, Vincenzo Cappelletti
La scheda
Che cosa: Convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo.
La ricerca scientifica negli ambienti estremi"
Chi: Comitato: "Ev-K2 Cnr"
Quando: 17 dicembre, 2004, alle ore 8.30
Dove: Aula Marconi del Cnr, Piazzale Aldo Moro, 7
Per informazioni: Comitato: "Ev-K2 Cnr": dr. Agostino Da Polenza, tel.
035/3230511, cell..335/6752484, adipo@montagna.org; prof. Riccardo Beltramo,
tel. 011/6705718, cell. 347/7265597, riccardo.beltramo@unito.it
Ufficio Stampa
Cnr : Sandra Fiore, tel.06/49933789 -3383, sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it
Fonte: CNR
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16/12/2004
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L’inquinamento?
Lo rivela la neve
- E’ l’emblema dell’inverno. Dà un tocco di fascino ai paesaggi. I
bambini ne fanno simpatici pupazzi o palle da tirare ai compagni di giochi. La
neve è tutto questo. Ma non solo. E’ proprio grazie a questo candido
elemento, infatti, che è possibile ricavare preziose informazioni sulla
situazione dell’inquinamento atmosferico del nostro Pianeta. “La neve e il
ghiaccio sono veri e propri archivi ambientali, poiché, accumulandosi negli
anni, intrappolano e conservano contaminanti relativi anche a molto tempo fa”,
spiega Carlo Barbante dell’Istituto
per la dinamica dei processi ambientali (Idpa) del Cnr di Venezia.
Proprio per raccogliere dati relativi alla situazione passata, per poterli
confrontare con quella presente e per fare previsioni sull’evoluzione futura,
l’Idpa-Cnr ha analizzato porzioni di neve e ghiaccio prelevate dalla zona di
Colle Gnifetti, una delle vette del Monte Rosa.
“Abbiamo scelto questa località”, precisa Paolo Cescon, direttore dell’Idpa-Cnr,
“perché per condurre studi di questo tipo bisogna individuare un’area in
cui la neve che si accumula in secoli di precipitazioni non si sciolga mai,
neppure in estate”.
Le carote estratte sono state trasportate in laboratorio e, dopo averle pulite
dello strato più superficiale, quello più soggetto a contaminazioni, sono
state studiate mediante spettrometria di massa inorganica per individuare la
quantità e la qualità dei metalli pesanti presenti.
“Il nostro studio”, prosegue Barbante, “ha consentito di ricostruire la
tipologia dell’inquinamento atmosferico degli ultimi 350 anni. Sostanze quali
rame, zinco, nichel, cadmio si trovano anche nello strato profondo, ma la loro
presenza aumenta in maniera rilevante con l’avvento dell’era industriale. Il
piombo, in particolare, cresce fino agli anni ’70-’80, ossia fino
all’introduzione di benzine che ne sono prive, dopo di che tende a decrescere.
In aumento negli ultimi anni risultano, invece, il palladio, il rodio e il
platino, metalli prodotti dagli scarichi delle marmitte cataliche”.
Un dato interessante quello fornitoci dalla neve, che merita senza dubbio
adeguata attenzione. Autore:
Rita Bugliosi Fonte: Paolo
Cescon, Carlo Barbante, Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr,
Venezia, tel. 041/2348505; 041/2348942, e-mail: cescon@helios.unive.cnr.it;
barbante@unive.cnr.it
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''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA
ALIMENTARE'' ''FOOD
SAFETY'S CORNER''
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16/12/2004
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Rapporto FAO
2004 - E' on line il Rapporto
Fao 2004 (in
lingua inglese). Cinque milioni di bambini muoiono ogni anno per
malnutrizione. Un orrore dai costi insostenibili per i paesi in via di sviluppo.
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16/12/2004
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Dieta a prova
di bambino - L’inverno spesso è sinonimo di sedentarietà, di eccesso di
calorie, che si traducono in qualche chilo di troppo. Il problema riguarda non
solo gli adulti, ma anche i bambini. Ma se un genitore può gestire da solo la
propria alimentazione, cosa deve fare per garantire al proprio figlio una dieta
corretta e completa durante l’inverno?
“I genitori”, spiega. Alfonso Siani dell’Istituto
di scienze dell’alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino, “fanno sempre
molta fatica a fare assumere ai figli, in età scolare, una giusta quantità di
frutta e verdura, indispensabili per l’apporto delle vitamine. E’ nota la
loro riluttanza verso questi prodotti, che vanno dunque proposti con fantasia.
Spremute d’arancia, succhi, yogurt, mousse, tortine alla frutta vanno
benissimo. Le verdure, meglio passarle e prepararle come minestre arricchite di
riso o pasta. Ottimi spinaci e zucca perché ricchi di vitamina A”.
In condizioni climatiche normali non è necessario un aumento di calorie.
L’importante è saper somministrare gli alimenti giusti che consentano al
bambino di avere energie pronte; meglio quelle derivanti dagli zuccheri
complessi, ossia dai carboidrati, perché vengono assorbiti più lentamente e
portano con sé anche altre sostanze, come fibre e proteine.
Ecco un’ipotetica dieta ideale di un bambino in una giornata rigida. “Al
risveglio, una colazione a base di latte addolcito con miele, accompagnata da
cereali, da una fetta di torta fatta in casa o da brioche, pane e marmellata. A
metà mattina ve bene uno spuntino: un piccolo panino con la marmellata o con il
prosciutto e un frutto. Il pranzo varia in relazione alla cena. Entrambi devono
essere completi, ossia con primo, secondo e frutta. Se a pranzo il bambino
mangia pasta, carne o pesce, la cena sarà composta da una minestra di verdure,
oppure semolino, e da formaggio o uova. La pasta con i legumi potrebbe evitare
l’assunzione del secondo, perché questo piatto fornisce un apporto proteico
completo, ma deve essere accompagnato da verdure e frutta”.
Se poi vostro figlio pratica sport, è concesso un ‘supplemento’ di
cioccolata, meglio, anche se meno apprezzata, quella fondente, perché più
digeribile.
Non bisogna dimenticare di far ruotare tutti i gruppi alimentari - per esempio
prendere le proteine da carne, pesce, uova, latticini - per arrivare a una dieta
equilibrata in tutte le sue componenti. Il latte deve essere sempre presente per
l’apporto di calcio, importante per la crescita.
“Con l’approssimarsi del Natale” conclude Siani “è inutile demonizzare
i dolci, perché questi fanno parte delle gratificazioni vacanziere, purché tra
una festa e l’altra si ripristini il normale regime dietetico”.
Autore: Sandra
Fiore
Fonte: Alfonso
Siani, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr, Avellino, tel.
0825/299353, e-mail: asiani@isa.cnr.it
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Tosse ko con
mucillagine e oli essenziali - Tosse, catarro, problemi alle vie
respiratorie. Sono i disturbi più diffusi nella cattiva stagione. Per
combatterli, oltre che ai farmaci tradizionali, si può far ricorso agli oli
essenziali. “Si tratta di componenti volatili di numerose erbe che, oltre ad
avere un’azione antibatterica, ne hanno altre due non meno importanti: sono
anti-tosse ed espettoranti”, spiega Pier Giorgio Pietta, dell’Istituto
di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr di Milano.
Tra le erbe che ci aiutano a tossire meno vanno ricordate l’anice e il
finocchio, la menta, il timo e l’eucalipto. “Queste erbe”, continua Pietta,
“producono una piacevole sensazione gustativa, stimolando così la produzione
di saliva, che, a sua volta, attiva il riflesso di deglutizione. E’ proprio
l’atto della deglutizione a impedire il fastidioso attacco di tosse. Inoltre,
riducono la risposta dei recettori responsabili della tosse”.
Non meno utili sono il pino, il mirto, il niaouli e la citronella per le loro
caratteristiche espettoranti. Assunti per bocca, vengono parzialmente eliminati
dai polmoni passando attraverso il tratto bronchiale. In questa fase, agiscono
sulla mucosa che ricopre i bronchi stimolandone, perché irritanti, le ghiandole
e l’epitelio ciliato, provocando in tal modo la formazione di muco che viene
espettorato.
Tra le altre parti delle piante che ci aiutano a contrastare le malattie di
stagione vanno ricordate anche le mucillagini, polisaccaridi che rappresentano
la parte più attiva della pianta e che con l'acqua producono un gel ad azione
emolliente. “Le mucillagini”, spiega Pietta, “ sono rinfrescanti e
anti-irritanti a livello del tratto respiratorio poiché rivestono le mucose di
un sottile velo protettivo che assimila gli agenti irritanti. Non essendo
assorbite come macromolecole, però, non riescono a raggiungere la mucosa
tracheo-bronchiale, limitando dunque il loro effetto alla laringe e alla
farine”.
Le erbe più ricche di mucillagine sono l’altea, la cetriara islandica, la
malva e la piantaggine.
Autore: Rita
Bugliosi
Fonte: Pier
Giorgio Pietta, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, Milano, tel.
02/2642.2725, e-mail: piergiorgio.pietta@libero.it
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16/12/2004
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OGM:
COLDIRETTI, SUPERANO QUOTA 1800 I COMUNI ITALIANI OGM-FREE - Sono sempre più
numerosi i Comuni italiani che hanno fatto la scelta di garantire il proprio
territorio dalla contaminazione da organismi geneticamente modificati (OGM).
Sono adesso 1806 e ad essi si aggiungono le quattordici Regioni e le 27 Province
che hanno adottato o stanno per adottare delibere in materia. Lo ha reso noto,
con soddisfazione, la Coldiretti in occasione dell'audizione tenutasi alla
Camera, nell'ambito dell'esame preliminare del decreto legge del ministro
Alemanno volto ad assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura
transgenica, convenzionale e biologica. Il maggior numero di comuni "liberi
da Ogm" - precisa la Coldiretti - si trova in Piemonte (248) seguito dalla
Campania (196) mentre il Lazio è la regione che ha la percentuale più alta di
comuni antitransgenici con il 44% del totale. Anche sette regioni di
centrodestra e sette di centrosinistra si sono impegnate per proteggere il
proprio territorio dai rischi di contaminazione del biotech nei campi a conferma
del successo della campagna Liberi da Ogm, sostenuta dalla Coldiretti. Un
risultato - continua la Coldiretti - che evidenzia la grande contrarietà dei
cittadini e delle Istituzioni regionali e territoriali al biotech nei piatti del
Made in Italy nell'interesse generale dell'economia, dell'ambiente e dell'intera
società. La Coldiretti continuerà a sostenere la grande mobilitazione di
imprese e cittadini impegnati in una battaglia di civiltà sul territorio con
Comuni, Regioni e in Parlamento dove la stragrande maggioranza delle forze
politiche di entrambi gli schieramenti si è impegnata a difendere l'agricoltura
italiana dai rischi di contaminazione del biotech e il diritto di scelta dei
consumatori.
I
RISULTATI DELLA CAMPAGNA COLDIRETTI PER COMUNI “LIBERI DA OGM”
|
Regione
|
Totale
Comuni
|
Comuni
con delibera per
un’agricoltura
Ogm - free
|
%
Comuni
Ogm
- free
|
Regioni
con provvedimenti per un’agricoltura Ogm-free
|
|
Val
d’Aosta
|
74
|
1
|
1
|
|
|
Piemonte
|
1.209
|
248
|
21
|
Contrario
a coltivazioni ogm
|
|
Liguria
|
235
|
21
|
9
|
Sì
Delibera regionale
|
|
Lombardia
|
1.547
|
159
|
10
|
|
|
Trentino-Alto
Adige
|
339
|
15
|
4
|
Si
- Alto-Adige
|
|
Veneto
|
580
|
140
|
24
|
|
|
Friuli-Venezia
Giulia
|
220
|
70
|
32
|
|
|
Emilia-Romagna
|
342
|
87
|
25
|
Sì
|
|
Toscana
|
287
|
64
|
22
|
Sì
|
|
Marche
|
246
|
82
|
33
|
Sì
|
|
Umbria
|
92
|
14
|
15
|
Sì
|
|
Lazio
|
378
|
167
|
44
|
Sì
|
|
Abruzzo
|
305
|
118
|
39
|
Sì
|
|
Molise
|
136
|
45
|
23
|
|
|
Campania
|
551
|
196
|
36
|
In
corso di approvazione
|
|
Puglia
|
258
|
89
|
35
|
Sì
|
|
Basilicata
|
131
|
34
|
26
|
Sì
|
|
Calabria
|
409
|
43
|
11
|
Sì
|
|
Sicilia
|
390
|
80
|
21
|
In
corso di approvazione
|
|
Sardegna
|
377
|
135
|
36
|
|
|
ITALIA
TOTALE
|
8106
|
1808
|
22.3
|
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Fonte:
Campagna Coldiretti
“Liberi da Ogm”
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16/12/2004
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Combattere il
cancro con i fitoestrogeni - FFE 508/02/CG40
- Il cancro
rappresenta per l’Europa un grave costo sociale ed economico. Una
modificazione ragionata della dieta sarebbe un modo molto efficace per ridurne
l’incidenza. In quest’ottica, è stato dimostrato che l’assunzione di
alimenti di origine vegetale può ridurre il rischio di cancro.
I fitoestrogeni sono un gruppo di composti naturali presenti in molti alimenti
vegetali che possono svolgere un ruolo importante sulla salute. Queste sostanze
svolgono una debole azione estrogenica e anti-estrogenica. Per questo motivo
potrebbero manifestare effetti protettivi nei confronti dello sviluppo del
cancro al seno e alla prostata, organi la cui attività è regolata da ormoni.
L’interesse è stato focalizzato su due principali gruppi di fitoestrogeni:
isoflavoni e lignani. Gli isoflavoni si trovano principalmente in soia e
derivati, ed in pochi altri legumi. I lignani possono rappresentare una fonte di
fitoestrogeni più importante degli isoflavoni poiché sono presenti nella
maggior parte degli alimenti ricchi di fibra, quali cereali integrali, bacche ed
semi oleaginosi.
Lo scopo del progetto PHYTOPREVENT, finanziato dall’Unione Europea ed
intitolato “ Il ruolo dei fitoestrogeni nella prevenzione del cancro al seno e
alla prostata”, è quello di studiare approfonditamente gli effetti dei
fitoestrogeni sullo sviluppo del cancro al seno e alla prostata, nonché di
valutare l’influenza della variabilità individuale sul rischio di cancro. Il
raggiungimento di questi obiettivi consentirà di ottenere le informazioni
necessarie per divulgare alla popolazione europea delle linee guida sulle diete
che permettano di migliorare la salute.
Ulteriori
dettagli su questo progetto possono essere ottenuti dal coordinatore e sulla
pagina web http://www.phytoprevent.org
Progetto No: QLK1-2000-00266 (PHYTOPREVENT)
Coordinatore: I.
Rowland, Room G237; School of Biomedical Sciences, University of Ulster;
Coleraine Campus, Cromore Road; Coleraine; Co. Londonderry; Irlanda, Fax +44
2870 323023, e-mail:
i.rowland@ulster.ac.uk
Fonte:
Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine
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16/12/2004
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ALLERGIA
SOTTO ESAME - In molti
paesi europei l’incidenza di allergie nei bambini è in aumento, mentre quella
di allergie alimentari è in diminuzione. Inoltre, molti bambini guariscono da
allergie alimentari (ad esempio causate dalle proteine del latte vaccino o dalle
uova) in età scolare.
Nell’ambito del 5° Programma Quadro è stato finanziato un progetto europeo,
denominato ALLERGYFLORA, il cui obiettivo è quello di studiare i
meccanismi responsabili dell’aumento dell’incidenza di allergie in Europa e
in altri paesi del mondo.
L’ipotesi più accreditata è che l’elevato livello igienico nei paesi
industrializzati abbia causato cambiamenti della microflora intestinale dei
bambini. In particolare, i batteri intestinali non sarebbero in grado di
“tollerare” antigeni innocui, come le proteine alimentari, e antigeni di
origine ambientale.
Questo progetto prevede il monitoraggio della microflora intestinale di 100
bambini svedesi, italiani e britannici dalla nascita fino al compimento di un
anno. A 18 mesi i bambini verranno sottoposti ad esami volti ad evidenziare
eventuali sintomi da allergia e a dosare anticorpi IgE specifici e non
specifici. La flora microbica dei bambini sani verrà inoltre confrontata con
quella di bambini che saranno risultati allergici nei primi 18 mesi di vita. I
ricercatori sperano così di riuscire a identificare i batteri che aumentano o
riducono il rischio di allergia. Il reclutamento dei bambini è iniziato
nell’autunno 2001 e ad oggi non sono ancora disponibili risultati.
Maggiori informazioni sul progetto e sui risultati futuri possono essere
richieste al coordinatore del progetto.
Progetto
No: QLK4-2000-00538 (ALLERGYFLORA)
Coordinatore:
A. Wold , Göteborg University, Department of Clinical Immunology, Guldhedsgatan
10, Göteborg; Svezia, e-mail: agnes.wold@immuno.gu.se
Fonte:
Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine
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16/12/2004
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GLI
EFFETTI POSITIVI SULLA SALUTE DEGLI ALIMENTI "NUTRACEUTICI": IL
CASO DELLE VITAMINE DEL GRUPPO B - FFE
507/02/HP42 - Il
termine “nutraceutico” viene usato per descrivere un’ampia categoria di
sostanze presenti negli alimenti con specifiche proprietà medicinali o
benefiche per la salute. Attualmente questo è un argomento di notevole
interesse per gli operatori sanitari, l’industria alimentare ed anche per i
consumatori.
Il progetto NUTRA CELLS, finanziato nell’ambito del V Programma Quadro, ha
come obiettivo principale quello di individuare strategie di formulazione atte a
migliorare gli effetti positivi sulla salute di prodotti fermentati, come ad
esempio lo yogurt. Il miglioramento delle proprietà funzionali di questi
prodotti verrà ottenuto mediante: produzione nell’alimento stesso o addizione
di specifici componenti, quali zuccheri a ridotto contenuto calorico,
oligosaccaridi (che facilitano l’eliminazione delle feci) e vitamine del
gruppo B, come acido folico e riboflavina; rimozione di composti
indesiderati, come lattosio (alcuni soggetti sono intolleranti al lattosio) o
raffinosio (alte percentuali, come quelle che si trovano nella soia,
possono causare flatulenza).
Come noto, l’acido folico è un componente importante della dieta delle
gestanti, in quanto elevati livelli di assunzione di tale componente sono
associati ad una riduzione dell’incidenza di spina bifida nei neonati.
Inoltre, un ridotto consumo di acido folico è stato associato ad alti livelli
di omocisteina nel sangue e di conseguenza allo sviluppo di malattie
cardiovascolari.
Al fine di ottenere prodotti con le proprietà “nutraceutiche” desiderate
verranno impiegati batteri lattici, batteri proprionici e bifidobatteri.
Il progetto comprende cinque diverse aree di studio:
Produzione di zuccheri non metabolizzabili
Rimozione di galattosio e/o lattosio dai prodotti lattiero caseari
Rimozione di raffinosio dai prodotti a base di soia
Produzione di oligosaccaridi
Produzione di vitamine
I risultati di questo progetto saranno disponibili sul sito web www.nutracells.com
Progetto
No: QLK1-2000-01376 (NUTRA CELLS)
Coordinatore:
J. Hugenholtz, NIZO Food Research, PO Box 20, Ede, Olanda,
e-mail: hugenhol@nizo.nl
www.nizo.com
Fonte:
Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine
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16/12/2004
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Etichettatura -
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Circolare
1/12/2004:
Applicazione della legge 3 agosto 2004, n.
204, recante disposizioni per l'etichettatura di alcuni prodotti
agroalimentari, nonche' in materia di agricoltura e pesca.
(G.U.R.I. n. 288 del 9/12/2004)
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16/12/2004
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Analisi
chimiche di acque minerali - Ministero della Salute - Comunicato 11/12/2004:
Sospensione dell'autorizzazione per alcuni
laboratori ad eseguire analisi chimiche di acque minerali.
(G.U.R.I. n. 290 del 11/12/2004)
Con decreto direttoriale 11 novembre 2004, n. 3576, e' stata
sospesa la validita' dei decreti di autorizzazione ad eseguire
analisi chimiche dei seguenti laboratori:
ARPA - Marche - Dipartimento provinciale di Pesaro - Servizio
acque;
ARPA - Marche - Dipartimento provinciale di Ancona - Servizio
acque;
ARPA - Calabria - Dipartimento provinciale di Cosenza -
Servizio laboratorio chimico tossicologico;
ARPA - Calabria - Dipartimento provinciale di Catanzaro;
ARPA - Basilicata - Dipartimento provinciale di Matera -
Ufficio alimenti e produzioni vegetali;
ARPA - Basilicata - Dipartimento provinciale di Potenza -
Ufficio risorse idriche;
ARPA - Umbria - Dipartimento provinciale di Perugia;
ARPA - Umbria - Dipartimento provinciale di Terni;
ARPA - Veneto - Dipartimento provinciale di Padova;
ARPA - Campania - Dipartimento provinciale di Benevento;
ARPA - Friuli Venezia Giulia - Dipartimento provinciale di
Pordenone;
ARPA - Lombardia dipartimento di Milano;
ARPA - Lombardia dipartimento di Lecco;
ARPA - Lombardia dipartimento di Pavia;
ARPA - Lombardia Darfo Boario Terme;
ARPA - Lombardia dipartimento di Bergamo;
ARPA - Lombardia dipartimento di Sondrio;
ARPA - Lombardia dipartimento di Como;
ARPA - Lombardia dipartimento di Cremona;
ARPA - Sardegna - PMP - AUSL Cagliari;
Seconda Universita' degli studi di Napoli - Facolta' di
medicina e chirurgia - Dipartimento di medicina pubblica, clinica e
preventiva;
Universita' degli studi di Trieste - Dipartimento di medicina
pubblica.
Universita' degli studi di Genova - Dipartimento di scienze
della salute - Laboratorio di igiene e epidemiologia ambientale;
Universita' degli studi di Milano - Istituto di igiene;
Universita' degli studi di Messina - Dipartimento
farmaco-biologico - Facolta' di farmacia;
Universita' degli studi di Firenze - Dipartimento di sanita'
pubblica;
Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma - Istituto di
igiene;
Universita' degli studi «La Sapienza» di Roma - Istituto di
microbiologia;
Universita' degli studi di Roma «Tor Vergata» - Dipartimento
sanita' pubblica.
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