Info-crono-archivio

    

16 DICEMBRE 2004

 

 

16/12/2004

Osservazioni in tema di discromatopsie

Introduzione
Nell’esperienza professionale capita di affrontare il problema della
formulazione di un giudizio di idoneità di soggetti dediti a mansioni in cui si può configurare un aumentato rischio, relativo ad una non corretta identificazione delle diverse tonalità cromatiche. L’obiettivo del presente contributo è quello di indicare l’iter diagnostico cui sottoporre gli operatori di specifici settori per garantire sicurezza durante lo svolgimento delle loro mansioni, al fine anche della formulazione del giudizio di idoneità alle mansioni specifiche.

Generalità sulle discromatopsie
Le discromatopsie, difetti della visione dei colori, si possono distinguere
in congenite ed acquisite. Le d. congenite, le più frequenti, trasmesse con modalità recessiva legata al sesso, colpiscono esclusivamente il sesso maschile. Esiste una cecità per i colori fondamentali o protanopia (cecità per il rosso), deuteranopia (cecità per il verde), tritanopia (cecità per il blu-violetto); anomalie per parziale percezione dei colori fondamentali: protanomalia (anomalia per il rosso), deuteranomalia (anomalia per il verde), tritanomalia (anomalia per il blu-violetto); monocromati o acromati: assenza totale di percezione dei colori (1-3). Le d. acquisite, meno frequenti, sono secondarie ad atrofie ottiche, degenerazioni maculari, retiniti pigmentarie, glaucoma, sclerosi multipla, intossicazione da nicotina, Pb, solfuro di carbonio, farmaci, traumi cranici. Sono legate ad un’alterata visione centrale dei colori, secondarie a lesioni maculari o del fascio papillo-maculare (2). Le alterazioni degli strati più esterni della retina determinano tritanopia (perdita del meccanismo relativo alle lunghezze d’onda corte), mentre le alterazioni degli strati più interni e del nervo ottico determinano o protanopia o deuteranopia (perdita dei meccanismi relativi alle lunghezze d’onda lunghe o intermedie). Le forme acquisite di cecità per i colori (acromatopsia) dipendono da lesioni che interessano bilateralmente l’area corticale V4 (3).

Considerazioni
In M.d.L. ai fini preventivi una delle categorie lavorative principali
in cui il riconoscimento dei colori è fondamentale è quella degli elettricisti. In questa attività è necessaria una inequivocabile distinzione dei colori della cavetteria elettrica. Altre lavorazioni industriali e artigianali richiedono l’integrità del senso cromatico: tessitura, arredamento, tintoria, fabbrica di colori, l’industria fotografica e l’industria televisiva. Avere un normale senso cromatico è un requisito imprescindibile in certe professioni dove il mancato riconoscimento di segnali colorati rappresenta un pericolo non soltanto per il soggetto discromatopsico ma anche per terzi.

Diagnostica
I test per la visione dei colori sono utilizzati per selezionare il personale
idoneo a svolgere occupazioni che richiedono una buona visione dei colori. Possiamo distinguere: tecniche di comparazione: lane di Holmgreen, test di Farnsworth; tecniche di discriminazione: tavole pseudoisocromatiche; tecniche di equalizzazione: anomaloscopio di Nagel; tecniche di denominazione: lanterne colorate. La classificazione più seguita divide tutti i test in: test di screening, test per valutare la gravità del difetto, test diagnostici e professionali. Si sono imposte le tavole pseudoisocromatiche, molto maneggevoli. Il test di Ishihara è veloce e consente la distinzione tra i soggetti con visione cromatica nella norma e quelli affetti da d. congenita rosso-verde: definisce il tipo ma non l’entità del difetto. Non può essere però utilizzato in soggetti con discromatopsie per l’asse giallo-blu ed è in relazione al valore del visus. Secondo alcuni autori le tavole di Ishihara non sono da sole sufficienti a valutare l’idoneità al lavoro; per cui prima di respingere i candidati sulla base del risultato, a tale esame dovrebbero essere aggiunti test di screening professionale di tipo diverso. Pertanto diversi autori hanno concluso che esse lasciano ancora un margine di incertezza nella diagnosi. Se il soggetto legge correttamente le tavole di Ishihara risulta idoneo per la maggior parte dei lavori che richiedono la discriminazione dei colori, mentre se commette errori si deve sottoporre ad altri test per valutare l’entità del difetto; tuttavia uno studio condotto dall’Aviazione Americana sull’uso delle tavole pseudoisocromatiche ha dimostrato come molte tavole vengono lette in maniera errata anche da soggetti normali e viceversa altre tavole sono lette correttamente anche dai discromatopsici. Nella maggior parte dei casi, potrebbe risultare sufficiente l’utilizzo di due soli test: le tavole di Ishihara per un accurato screening delle persone con difetti rosso-verde e un secondo test per valutare la gravità del difetto del colore e per identificare i difetti tritanopici. Come secondo test può essere utile effettuare il Farnsworth Hue 16.

Conclusioni

La formulazione del giudizio di idoneità delle categorie lavorative sopra menzionate è di difficile realizzazione per diverse ragioni: una insufficiente attenzione legislativa sui rapporti tra senso cromatico ed attitudine a certe mansioni e il rischio che uno scorretto riconoscimento dei colori possano comportare un rischio personale del soggetto con discromatopsia ed un pericolo per terzi. La nostra proposta è quella di procedere, nell’emissione dei giudizi di idoneità, adottando un criterio di cautela. In particolare l’obiettivo prefissato è quello di cercare di non escludere ricorrendo a criteri troppo restrittivi, sulla base di un solo test (test di Ishihara), soggetti affetti forme attenuate di discromatopsia che potrebbero altresì essere compatibili con mansioni che richiedono una visione meno precisa dei colori.

Bibliografia

1) Gouras P. La visione dei colori. In Kandel ER, Schwartz JH, Jessell TM. Principi di neuroscienze. Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1994; II edizione, pp 480-493.
2) Elementi di semeiotica. In Liuzzi L, Bartoli F. Manuale di oftalmologia. Edizioni Minerva medica. Torino 1978; pp 35-71. 
3) Melino C. L’illuminazione. In Lineamenti di Igiene del lavoro. Società Editrice Universo, Roma, III edizione, 1992; pp 197-220.

A. Provenzani, G. Lacca, M.G. Verso, F. Amato, M. Mosca, D. Picciotto
Istituto di Medicina del Lavoro "G. Fradà", Università degli Studi di Palermo

Fonte: G Ital Med Lav Erg 2003; 25:4 POSTER

  

  

16/12/2004

INAIL: nel 2004 ancora in calo gli infortuni sul lavoro - Anche nel 2004 si conferma la tendenza al ribasso del fenomeno infortunistico, già registrata nei due anni precedenti. E’ questo il dato emerso nel corso della Conferenza Stampa che si è tenuta oggi presso il Parlamentino Inail di Roma, durante la quale sono state presentate le prime stime degli infortuni dell’anno in corso: un calo complessivo degli incidenti sul lavoro pari a -1,6%, con una riduzione dell'1,4% nell'Industria e Servizi e del 3,7% in Agricoltura. Anche il numero dei casi mortali dovrebbe diminuire, attestandosi intorno al -2%. “Un dato ancora più significativo”, ha dichiarato il Presidente dell’Istituto, Vincenzo Mungari, “se si tiene conto che anche per l’anno in corso l’ISTAT stima la crescita dell’occupazione in linea con quella registrata nel 2003, che era stata dell'1%. Il dato positivo è che viene confermata la flessione del fenomeno infortunistico, malgrado l’alta incidentalità degli infortuni in itinere - cioè quelli relativi allo spostamento dei lavoratori dalle proprie abitazioni al luogo di lavoro e viceversa - anche a seguito dell’ampliamento della relativa nozione legislativa.” Nel corso della Conferenza Stampa, il Direttore Generale, Maurizio Castro, ha fatto chiarezza su alcuni equivoci registrati sulla lettura comparata dei dati degli infortuni mortali in Europa. “Così come non ci possiamo dichiarare soddisfatti di dati che, seppur decrescenti, testimoniano ancora di un prezzo troppo alto di danni alla persona, con altrettanta fermezza” ha affermato Castro “dobbiamo dichiarare inaccettabile il miscuglio di dati che ha portato qualcuno a sostenere che in Italia accadano ogni anno un quarto degli infortuni mortali europei. Il dato italiano non può essere confrontato, davvero superficialmente, con i dati europei di differente origine. Gli unici dati normalizzati e perciò utilizzabili per confronti tra Paesi in Europa sono quelli diffusi da Eurostat, sulla base dei quali l’Italia presenta un indice di frequenza degli infortuni nettamente inferiore a quello europeo e un numero di casi mortali in linea con la media dei paesi UE. Certo, non siamo ancora virtuosi, ma non siamo neanche gli ultimi della classe”. Il Direttore Castro, infine, ha illustrato i risultati di alcune indagini promosse dall’Inail sulla domanda di sicurezza da parte dei lavoratori e dei datori di lavoro, dalle quali emerge un’immagine positiva dell’Istituto, che appare una istituzione “legittimata” e “affidabile” all’interno di un contesto nel quale la sensibilità sociale rispetto al problema degli infortuni è in continuo aumento. 

Fonte: INAIL - Roma, 13 dicembre 2004

 

 

16/12/2004

Rischio e sicurezza in sanita'  - Segnaliamo gli atti del convegno 'Rischio e sicurezza in sanita''. continua >>

 

 

16/12/2004

Linee guida lavoratori interinali - Dal sito dell'Associazione Industriale Bresciana segnaliamo le "Linee guida in materia di gestione della prevenzione e della salute dei lavoratori interinali" realizzate al fine di garantire una maggiore sicurezza sul lavoro per questa categoria di lavoratori. continua >> (22 pagine in PDF).

 

 

16/12/2004

Contro il freddo usa ... i Pcm - Anche quest’anno per proteggerci dalle gelide giornate invernali ci rifugeremo in avvolgenti cappotti oppure ci proteggeremo con caldi maglioni di lana. Questi indumenti hanno però i giorni contati. I ricercatori dell’Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri del CNR di Pozzuoli stanno infatti per ultimare un tessuto intelligente, realizzato con materiali a cambiamento di fase, in grado cioè di mantenere inalterata la temperatura corporea. L’iniziativa fa parte di un progetto finanziato dalla Regione Campania che l’Ictp sta realizzando in collaborazione con i colleghi dell’Università di Napoli e dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici (Imcb) del Cnr di Napoli. Per comprendere il funzionamento di questo tessuto è opportuno ricordare come il corpo stesso regoli autonomamente la sua temperatura. Quando si ha freddo, ad esempio, i capillari entro i quali fluisce il sangue riducono il proprio diametro per evitare un’ulteriore perdita di calore del corpo verso l’esterno. “In realtà, potremmo definire la pelle stessa un tessuto intelligente”, afferma Cosimo Carfagna, direttore dell’Ictp-Cnr, “perché risponde attivamente agli stimoli esterni. E’ stato sufficiente, quindi, riprodurre questi elementari meccanismi, per progettare e realizzare materiali conosciuti come Pcm (Phase change materials) che, adeguatamente inseriti in un tessuto, interagiscono con il corpo umano regolandone la temperatura”. Questa tecnologia, già utilizzata con successo nel settore aerospaziale, è ora applicata in campo tessile. In questo caso i Pcm più adatti sono le paraffine inglobate in microcapsule. Introducendo questo additivo invisibile nella fibra di un tessuto, è possibile realizzare un indumento in grado di proteggere il corpo, donandogli una piacevole e costante sensazione di calore.

Autore: Michele La Porta

Fonte: Cosimo Carfagna, Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri del Cnr, Pozzuoli (Napoli), tel. 081/8661446, e-mail: carfagna@unina.it

Fonte: CNR

 

 

16/12/2004

Il caso delle batterie al piombo esauste: Il fiore all’occhiello dell’Italia che ricicla - Nell’ambito del Convegno del Kyoto Club, il Direttore Scientifico di Ecobilancio Italia, prof. Paolo Frankl, e il presidente del COBAT, ing. Giancarlo Morandi, hanno presentato il 6° Rapporto Ambientale del Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste.
Nei suoi 13 anni di operatività il COBAT, istituito con una lungimirante legge voluta dal Parlamento, ha avviato a recupero oltre 2 milioni di tonnellate di batterie esauste, ha neutralizzato più di 300 milioni di litri di acido solforico ed è riuscito a soddisfare il 33% del fabbisogno nazionale di piombo con un risparmio medio annuale di circa 41 milioni di euro sui volumi da importare. Il recupero avviene tramite i 90 raccoglitori incaricati dal COBAT che ritirano gratuitamente le batterie esauste presso tutti gli autoriparatori, nonché isole ecologiche e punti di raccolta di aziende di igiene urbana, imprese con alti consumi di batterie, ipermercati, porti e consorzi agrari. Le batterie esauste vengono poi consegnate ai 6 impianti consortili di riciclo. Il Rapporto Ambientale, relativo all’esercizio 2003, ha evidenziato che gli operatori incaricati COBAT hanno recuperato 191.944 tonnellate di batterie esauste, con un aumento del 4,6% rispetto all’anno precedente.Tra il 1992 ed il 2003 il parco circolante italiano è cresciuto del 21,6%, a fronte di un aumento della raccolta del 44%. Il COBAT è riuscito, quindi, ad aumentare in termini reali l’efficacia del controllo sulle batterie esauste che si generano nel nostro Paese, garantendo un corretto recupero di tutte le componenti valorizzabili. L’anno scorso i Comuni convenzionati direttamente con il COBAT sono aumentati del 23% rispetto all’anno precedente, sono stati attivati gli Accordi con le maggiori catene della GDO, quasi 200 punti vendita, e installate 56 “Isole nel porto” in 26 porti italiani. Il sistema industriale degli impianti consortili nazionali utilizza un processo piro-metallurgico molto diffuso a livello mondiale nel settore specifico del riciclaggio dei rottami di batterie. Tale processo è stato selezionato tra i più efficienti, per quanto riguarda gli impatti ambientali, dall’European IPPC Bureau (Integrated Pollution Prevention Control) che lo elenca tra le Best Available Techniques per il settore della metallurgia non ferrosa. Il sistema di raccolta e di riciclo delle batterie esauste messo in atto in Italia con l’istituzione del COBAT realizza un circolo virtuoso in cui la tutela dell’ambiente s’incontra con il recupero di risorse, la salvaguardia della salute collettiva e con il risparmio economico. Possiamo  dire - ha affermato l’ing. Giancarlo Morandi Presidente del COBAT - che il nostro Consorzio rappresenta un esempio di sviluppo compatibile, tanto che oggi veniamo presi d’esempio da numerosi Paesi esteri.

Ufficio stampa COOU eprcomunicazione
Anna Re Tel. 06/68162336 cell. 329/1017730t

Valentina Corsi Tel. 06/68162343  cell. 340/5217529

 

 

16/12/2004

SOS K2: in soccorso arriva l’inceneritore portatile - Le grandi vette del mondo stanno diventando delle discariche a cielo aperto. Per questo nasce il mini inceneritore portatile, messo a punto nell’ambito del progetto "Ev-K2" del Cnr di cui si parlerà nel convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi", che si terrà a Roma il 17 dicembre presso la sede del Cnr in piazzale Aldo Moro, 7

La "conquista" delle grandi vette costituisce per le stesse montagne un potenziale pericolo ambientale. "L’inquinamento da rifiuti - spiega il prof. Riccardo Beltramo, membro del progetto di ricerca "Ev-K2" del Cnr – è un problema che riguarda soprattutto le aree remote come il Nepal e il Pakistan, frequentate da scalatori, escursionisti e turisti che, avvicinandosi alle vette dell’Everest e del K2, non hanno adeguate infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti". Per questo è nato l’inceneritore portatile, amico della montagna, per il trekking e le spedizioni davvero eco-compatibili. Lo strumento, realizzato nell’ambito del progetto realizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche in collaborazione con l’Istituto nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna, verrà presentato nel corso del convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi", che si terrà a Roma il 17 dicembre, alle ore 9,00, presso la sede del Cnr in piazzale Aldo Moro 7. Leggero, smontabile in pochi pezzi e facilmente componibile, l’inceneritore troverà posto nei campi attrezzati dagli scalatori e consentirà loro di bruciare i rifiuti durante le lunghe percorrenze. "Le difficoltà nascono quando gli itinerari sono lunghi e richiedono molti giorni di marcia – prosegue Beltramo - per raggiungere il K2, fra 3000 e 5000 metri di altezza, si percorrono lunghi tratti a piedi nell’assenza quasi totale di servizi per la raccolta dei rifiuti. Le organizzazioni che gestiscono le escursioni in aree così affascinanti hanno difficoltà a farsi carico dello smaltimento degli scarti che sul K2 sono concentrati soprattutto a Concordia, a 4700 metri, ultima tappa per raggiungere il nostro campo base nella valle del Baltoro, in Pakistan". L’inceneritore realizzato dai ricercatori del Cnr è munito di uno sportello attraverso il quale si introducono in un forno i rifiuti e, grazie ad una ventola, viene immessa dall’esterno l’aria che consente una migliore combustione, normalmente difficile in alta quota per la carenza di ossigeno. I rifiuti bruciati vengono ridotti in cenere e in gas, parte dei quali, reintrodotta nell’inceneritore, consente all’acqua, contenuta nei nuovi materiali di scarto, di evaporare. Lo strumento, messo a punto per la spedizione che ha celebrato il 50° anniversario della prima salita del K2, è stato per ora utilizzato per lo smaltimento della carta, del cartone e del legno. Composto di varie parti, ognuna delle quali del peso massimo di 20 kg, è in continua fase di miglioramento. Infatti i tecnici stanno già lavorando ad un modello utilizzabile anche per altre applicazioni. "Nel 1954 Ardito Desio aveva organizzato con rigore scientifico quella spedizione che ebbe un formidabile successo-conclude Agostino Da Polenza, presidente del Comitato Ev-K2-Cnr-e quest’anno per ricordare quell’evento, abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione sull’ambiente e sulla sua salvaguardia. Oltre all’inceneritore abbiamo messo a punto anche le ‘linee guida per una spedizione eco-compatibile’, che verranno presentate all’Unione Internazionale delle associazioni alpinistiche ed ai Governi Himalayani. So che Desio ne sarebbe contento". Partecipano al convegno "Il K2 cinquant’anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi" (i cui atti saranno pubblicati su "Il Veltro- Rivista della civiltà italiana"): il presidente del Cnr, Fabio Pistella, il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, On. Giovanni Alemanno, il Viceministro all’Istruzione, Università e Ricerca, On. Guido Possa, il presidente della Società Geografica Italiana, Franco Salvatori, il presidente della Società Italiana di Storia della Scienza, Vincenzo Cappelletti

La scheda
Che cosa: Convegno: "Il K2 cinquant’anni dopo.
La ricerca scientifica negli ambienti estremi"
Chi: Comitato: "Ev-K2 Cnr"
Quando: 17 dicembre, 2004, alle ore 8.30
Dove: Aula Marconi del Cnr, Piazzale Aldo Moro, 7
Per informazioni: Comitato: "Ev-K2 Cnr": dr. Agostino Da Polenza, tel. 035/3230511, cell..335/6752484, adipo@montagna.org; prof. Riccardo Beltramo, tel. 011/6705718, cell. 347/7265597,
riccardo.beltramo@unito.it

Ufficio Stampa Cnr : Sandra Fiore, tel.06/49933789 -3383, sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it

Fonte: CNR

 

 

16/12/2004

L’inquinamento? Lo rivela la neve - E’ l’emblema dell’inverno. Dà un tocco di fascino ai paesaggi. I bambini ne fanno simpatici pupazzi o palle da tirare ai compagni di giochi. La neve è tutto questo. Ma non solo. E’ proprio grazie a questo candido elemento, infatti, che è possibile ricavare preziose informazioni sulla situazione dell’inquinamento atmosferico del nostro Pianeta. “La neve e il ghiaccio sono veri e propri archivi ambientali, poiché, accumulandosi negli anni, intrappolano e conservano contaminanti relativi anche a molto tempo fa”, spiega Carlo Barbante dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali (Idpa) del Cnr di Venezia.
Proprio per raccogliere dati relativi alla situazione passata, per poterli confrontare con quella presente e per fare previsioni sull’evoluzione futura, l’Idpa-Cnr ha analizzato porzioni di neve e ghiaccio prelevate dalla zona di Colle Gnifetti, una delle vette del Monte Rosa.
“Abbiamo scelto questa località”, precisa Paolo Cescon, direttore dell’Idpa-Cnr, “perché per condurre studi di questo tipo bisogna individuare un’area in cui la neve che si accumula in secoli di precipitazioni non si sciolga mai, neppure in estate”.
Le carote estratte sono state trasportate in laboratorio e, dopo averle pulite dello strato più superficiale, quello più soggetto a contaminazioni, sono state studiate mediante spettrometria di massa inorganica per individuare la quantità e la qualità dei metalli pesanti presenti.
“Il nostro studio”, prosegue Barbante, “ha consentito di ricostruire la tipologia dell’inquinamento atmosferico degli ultimi 350 anni. Sostanze quali rame, zinco, nichel, cadmio si trovano anche nello strato profondo, ma la loro presenza aumenta in maniera rilevante con l’avvento dell’era industriale. Il piombo, in particolare, cresce fino agli anni ’70-’80, ossia fino all’introduzione di benzine che ne sono prive, dopo di che tende a decrescere. In aumento negli ultimi anni risultano, invece, il palladio, il rodio e il platino, metalli prodotti dagli scarichi delle marmitte cataliche”.
Un dato interessante quello fornitoci dalla neve, che merita senza dubbio adeguata attenzione.

Autore: Rita Bugliosi

Fonte: Paolo Cescon, Carlo Barbante, Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr, Venezia, tel. 041/2348505; 041/2348942, e-mail: cescon@helios.unive.cnr.it; barbante@unive.cnr.it

 

   

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

   

16/12/2004

Rapporto FAO 2004 - E' on line il Rapporto Fao 2004 (in lingua inglese). Cinque milioni di bambini muoiono ogni anno per malnutrizione. Un orrore dai costi insostenibili per i paesi in via di sviluppo. ...

 

   

16/12/2004

Dieta a prova di bambino - L’inverno spesso è sinonimo di sedentarietà, di eccesso di calorie, che si traducono in qualche chilo di troppo. Il problema riguarda non solo gli adulti, ma anche i bambini. Ma se un genitore può gestire da solo la propria alimentazione, cosa deve fare per garantire al proprio figlio una dieta corretta e completa durante l’inverno?
“I genitori”, spiega. Alfonso Siani dell’
Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino, “fanno sempre molta fatica a fare assumere ai figli, in età scolare, una giusta quantità di frutta e verdura, indispensabili per l’apporto delle vitamine. E’ nota la loro riluttanza verso questi prodotti, che vanno dunque proposti con fantasia. Spremute d’arancia, succhi, yogurt, mousse, tortine alla frutta vanno benissimo. Le verdure, meglio passarle e prepararle come minestre arricchite di riso o pasta. Ottimi spinaci e zucca perché ricchi di vitamina A”.
In condizioni climatiche normali non è necessario un aumento di calorie. L’importante è saper somministrare gli alimenti giusti che consentano al bambino di avere energie pronte; meglio quelle derivanti dagli zuccheri complessi, ossia dai carboidrati, perché vengono assorbiti più lentamente e portano con sé anche altre sostanze, come fibre e proteine.
Ecco un’ipotetica dieta ideale di un bambino in una giornata rigida. “Al risveglio, una colazione a base di latte addolcito con miele, accompagnata da cereali, da una fetta di torta fatta in casa o da brioche, pane e marmellata. A metà mattina ve bene uno spuntino: un piccolo panino con la marmellata o con il prosciutto e un frutto. Il pranzo varia in relazione alla cena. Entrambi devono essere completi, ossia con primo, secondo e frutta. Se a pranzo il bambino mangia pasta, carne o pesce, la cena sarà composta da una minestra di verdure, oppure semolino, e da formaggio o uova. La pasta con i legumi potrebbe evitare l’assunzione del secondo, perché questo piatto fornisce un apporto proteico completo, ma deve essere accompagnato da verdure e frutta”.
Se poi vostro figlio pratica sport, è concesso un ‘supplemento’ di cioccolata, meglio, anche se meno apprezzata, quella fondente, perché più digeribile.
Non bisogna dimenticare di far ruotare tutti i gruppi alimentari - per esempio prendere le proteine da carne, pesce, uova, latticini - per arrivare a una dieta equilibrata in tutte le sue componenti. Il latte deve essere sempre presente per l’apporto di calcio, importante per la crescita.
“Con l’approssimarsi del Natale” conclude Siani “è inutile demonizzare i dolci, perché questi fanno parte delle gratificazioni vacanziere, purché tra una festa e l’altra si ripristini il normale regime dietetico”.

Autore: Sandra Fiore

Fonte: Alfonso Siani, Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr, Avellino, tel. 0825/299353, e-mail: asiani@isa.cnr.it

 

   

16/12/2004

Tosse ko con mucillagine e oli essenziali - Tosse, catarro, problemi alle vie respiratorie. Sono i disturbi più diffusi nella cattiva stagione. Per combatterli, oltre che ai farmaci tradizionali, si può far ricorso agli oli essenziali. “Si tratta di componenti volatili di numerose erbe che, oltre ad avere un’azione antibatterica, ne hanno altre due non meno importanti: sono anti-tosse ed espettoranti”, spiega Pier Giorgio Pietta, dell’Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr di Milano.
Tra le erbe che ci aiutano a tossire meno vanno ricordate l’anice e il finocchio, la menta, il timo e l’eucalipto. “Queste erbe”, continua Pietta, “producono una piacevole sensazione gustativa, stimolando così la produzione di saliva, che, a sua volta, attiva il riflesso di deglutizione. E’ proprio l’atto della deglutizione a impedire il fastidioso attacco di tosse. Inoltre, riducono la risposta dei recettori responsabili della tosse”.
Non meno utili sono il pino, il mirto, il niaouli e la citronella per le loro caratteristiche espettoranti. Assunti per bocca, vengono parzialmente eliminati dai polmoni passando attraverso il tratto bronchiale. In questa fase, agiscono sulla mucosa che ricopre i bronchi stimolandone, perché irritanti, le ghiandole e l’epitelio ciliato, provocando in tal modo la formazione di muco che viene espettorato.
Tra le altre parti delle piante che ci aiutano a contrastare le malattie di stagione vanno ricordate anche le mucillagini, polisaccaridi che rappresentano la parte più attiva della pianta e che con l'acqua producono un gel ad azione emolliente. “Le mucillagini”, spiega Pietta, “ sono rinfrescanti e anti-irritanti a livello del tratto respiratorio poiché rivestono le mucose di un sottile velo protettivo che assimila gli agenti irritanti. Non essendo assorbite come macromolecole, però, non riescono a raggiungere la mucosa tracheo-bronchiale, limitando dunque il loro effetto alla laringe e alla farine”.
Le erbe più ricche di mucillagine sono l’altea, la cetriara islandica, la malva e la piantaggine.

Autore: Rita Bugliosi

Fonte: Pier Giorgio Pietta, Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, Milano, tel. 02/2642.2725, e-mail: piergiorgio.pietta@libero.it

 

   

16/12/2004

OGM: COLDIRETTI, SUPERANO QUOTA 1800 I COMUNI ITALIANI OGM-FREE - Sono sempre più numerosi i Comuni italiani che hanno fatto la scelta di garantire il proprio territorio dalla contaminazione da organismi geneticamente modificati (OGM). Sono adesso 1806 e ad essi si aggiungono le quattordici Regioni e le 27 Province che hanno adottato o stanno per adottare delibere in materia. Lo ha reso noto, con soddisfazione, la Coldiretti in occasione dell'audizione tenutasi alla Camera, nell'ambito dell'esame preliminare del decreto legge del ministro Alemanno volto ad assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica. Il maggior numero di comuni "liberi da Ogm" - precisa la Coldiretti - si trova in Piemonte (248) seguito dalla Campania (196) mentre il Lazio è la regione che ha la percentuale più alta di comuni antitransgenici con il 44% del totale. Anche sette regioni di centrodestra e sette di centrosinistra si sono impegnate per proteggere il proprio territorio dai rischi di contaminazione del biotech nei campi a conferma del successo della campagna Liberi da Ogm, sostenuta dalla Coldiretti. Un risultato - continua la Coldiretti - che evidenzia la grande contrarietà dei cittadini e delle Istituzioni regionali e territoriali al biotech nei piatti del Made in Italy nell'interesse generale dell'economia, dell'ambiente e dell'intera società. La Coldiretti continuerà a sostenere la grande mobilitazione di imprese e cittadini impegnati in una battaglia di civiltà sul territorio con Comuni, Regioni e in Parlamento dove la stragrande maggioranza delle forze politiche di entrambi gli schieramenti si è impegnata a difendere l'agricoltura italiana dai rischi di contaminazione del biotech e il diritto di scelta dei consumatori.

I RISULTATI DELLA CAMPAGNA COLDIRETTI PER COMUNI “LIBERI DA OGM”

Regione

Totale

Comuni

Comuni con delibera per

un’agricoltura Ogm - free

% Comuni

Ogm - free

Regioni con provvedimenti per un’agricoltura Ogm-free

Val d’Aosta

74

1

1

 

Piemonte

1.209

248

21

Contrario a coltivazioni ogm

Liguria

235

21

9

Sì Delibera regionale

Lombardia

1.547

159

10

 

Trentino-Alto Adige

339

15

4

Si - Alto-Adige

Veneto

580

140

24

 

Friuli-Venezia Giulia

220

70

32

 

Emilia-Romagna

342

87

25

Toscana

287

64

22

Marche

246

82

33

Umbria

92

14

15

Lazio

378

167

44

Abruzzo

305

118

39

Molise

136

45

23

 

Campania

551

196

36

In corso di approvazione

Puglia

258

89

35

Basilicata

131

34

26

Calabria

409

43

11

Sicilia

390

80

21

In corso di approvazione

Sardegna

377

135

36

 

ITALIA TOTALE

8106

1808

22.3

 

Fonte: Campagna Coldiretti “Liberi da Ogm”

 

   

16/12/2004

Combattere il cancro con i fitoestrogeni - FFE 508/02/CG40 - Il cancro rappresenta per l’Europa un grave costo sociale ed economico. Una modificazione ragionata della dieta sarebbe un modo molto efficace per ridurne l’incidenza. In quest’ottica, è stato dimostrato che l’assunzione di alimenti di origine vegetale può ridurre il rischio di cancro.
I fitoestrogeni sono un gruppo di composti naturali presenti in molti alimenti vegetali che possono svolgere un ruolo importante sulla salute. Queste sostanze svolgono una debole azione estrogenica e anti-estrogenica. Per questo motivo potrebbero manifestare effetti protettivi nei confronti dello sviluppo del cancro al seno e alla prostata, organi la cui attività è regolata da ormoni.
L’interesse è stato focalizzato su due principali gruppi di fitoestrogeni: isoflavoni e lignani. Gli isoflavoni si trovano principalmente in soia e derivati, ed in pochi altri legumi. I lignani possono rappresentare una fonte di fitoestrogeni più importante degli isoflavoni poiché sono presenti nella maggior parte degli alimenti ricchi di fibra, quali cereali integrali, bacche ed semi oleaginosi.
Lo scopo del progetto PHYTOPREVENT, finanziato dall’Unione Europea ed intitolato “ Il ruolo dei fitoestrogeni nella prevenzione del cancro al seno e alla prostata”, è quello di studiare approfonditamente gli effetti dei fitoestrogeni sullo sviluppo del cancro al seno e alla prostata, nonché di valutare l’influenza della variabilità individuale sul rischio di cancro. Il raggiungimento di questi obiettivi consentirà di ottenere le informazioni necessarie per divulgare alla popolazione europea delle linee guida sulle diete che permettano di migliorare la salute.

Ulteriori dettagli su questo progetto possono essere ottenuti dal coordinatore e sulla pagina web http://www.phytoprevent.org

Progetto No: QLK1-2000-00266 (PHYTOPREVENT)

Coordinatore: I. Rowland, Room G237; School of Biomedical Sciences, University of Ulster; Coleraine Campus, Cromore Road; Coleraine; Co. Londonderry; Irlanda, Fax +44 2870 323023, e-mail: i.rowland@ulster.ac.uk

Fonte: Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine

 

   

16/12/2004

ALLERGIA SOTTO ESAME - In molti paesi europei l’incidenza di allergie nei bambini è in aumento, mentre quella di allergie alimentari è in diminuzione. Inoltre, molti bambini guariscono da allergie alimentari (ad esempio causate dalle proteine del latte vaccino o dalle uova) in età scolare.
Nell’ambito del 5° Programma Quadro è stato finanziato un progetto europeo, denominato  ALLERGYFLORA, il cui obiettivo è quello di studiare i meccanismi responsabili dell’aumento dell’incidenza di allergie in Europa e in altri paesi del mondo.
L’ipotesi più accreditata è che l’elevato livello igienico nei paesi industrializzati abbia causato cambiamenti della microflora intestinale dei bambini. In particolare, i batteri intestinali non sarebbero in grado di “tollerare” antigeni innocui, come le proteine alimentari, e antigeni di origine ambientale.
Questo progetto prevede il monitoraggio della microflora intestinale di 100 bambini svedesi, italiani e britannici dalla nascita fino al compimento di un anno. A 18 mesi i bambini verranno sottoposti ad esami volti ad evidenziare eventuali sintomi da allergia e a dosare anticorpi IgE specifici e non specifici. La flora microbica dei bambini sani verrà inoltre confrontata con quella di bambini che saranno risultati allergici nei primi 18 mesi di vita. I ricercatori sperano così di riuscire a identificare i batteri che aumentano o riducono il rischio di allergia. Il reclutamento dei bambini è iniziato nell’autunno 2001 e ad oggi non sono ancora disponibili risultati.
Maggiori informazioni sul progetto e sui risultati futuri possono essere richieste al coordinatore del progetto.

Progetto No:  QLK4-2000-00538 (ALLERGYFLORA)

Coordinatore: A. Wold , Göteborg University, Department of Clinical Immunology, Guldhedsgatan 10, Göteborg; Svezia, e-mail:  agnes.wold@immuno.gu.se

Fonte: Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine

 

   

16/12/2004

GLI EFFETTI POSITIVI SULLA SALUTE DEGLI ALIMENTI "NUTRACEUTICI":  IL CASO DELLE VITAMINE DEL GRUPPO B - FFE 507/02/HP42 - Il termine “nutraceutico” viene usato per descrivere un’ampia categoria di sostanze presenti negli alimenti con specifiche proprietà medicinali o benefiche per la salute. Attualmente questo è un argomento di notevole interesse per gli operatori sanitari, l’industria alimentare ed anche per i consumatori.
Il progetto NUTRA CELLS, finanziato nell’ambito del V Programma Quadro, ha come obiettivo principale quello di individuare strategie di formulazione atte a migliorare gli effetti positivi sulla salute di prodotti fermentati, come ad esempio lo yogurt. Il miglioramento delle proprietà funzionali di questi prodotti verrà ottenuto mediante: produzione nell’alimento stesso o addizione di specifici  componenti, quali zuccheri a ridotto contenuto calorico, oligosaccaridi (che facilitano l’eliminazione delle feci) e vitamine del gruppo B, come acido folico  e riboflavina; rimozione di composti indesiderati, come lattosio (alcuni soggetti sono intolleranti al lattosio) o raffinosio (alte percentuali, come quelle che si trovano nella soia,  possono causare flatulenza). 
Come noto, l’acido folico è un componente importante della dieta delle gestanti, in quanto elevati livelli di assunzione di tale componente sono associati ad una riduzione dell’incidenza di spina bifida nei neonati. Inoltre, un ridotto consumo di acido folico è stato associato ad alti livelli di omocisteina nel sangue e di conseguenza allo sviluppo di malattie cardiovascolari.
Al fine di ottenere prodotti con le proprietà “nutraceutiche” desiderate verranno impiegati batteri lattici, batteri proprionici e bifidobatteri.
Il progetto comprende cinque diverse aree di studio:
Produzione di zuccheri non metabolizzabili
Rimozione di galattosio e/o lattosio dai prodotti lattiero caseari
Rimozione di raffinosio dai prodotti a base di soia
Produzione di oligosaccaridi
Produzione di vitamine
I risultati di questo progetto saranno disponibili sul sito web www.nutracells.com

Progetto No:  QLK1-2000-01376 (NUTRA CELLS)

Coordinatore: J. Hugenholtz, NIZO Food Research, PO Box 20, Ede, Olanda,
e-mail: hugenhol@nizo.nl
www.nizo.com

Fonte: Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell'Universita' degli Studi di Udine

 

 

16/12/2004

Etichettatura - Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Circolare 1/12/2004:
Applicazione della legge 3 agosto 2004, n. 204, recante disposizioni per l'etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari, nonche' in materia di agricoltura e pesca.
(G.U.R.I. n. 288 del 9/12/2004)

 

 

16/12/2004

Analisi chimiche di acque minerali - Ministero della Salute - Comunicato 11/12/2004:
Sospensione dell'autorizzazione per alcuni laboratori ad eseguire analisi chimiche di acque minerali.
(G.U.R.I. n. 290 del 11/12/2004)

Con  decreto  direttoriale  11 novembre  2004,  n. 3576, e' stata
sospesa  la  validita'  dei  decreti  di  autorizzazione  ad eseguire
analisi chimiche dei seguenti laboratori:
      ARPA  -  Marche - Dipartimento provinciale di Pesaro - Servizio
acque;
      ARPA  -  Marche - Dipartimento provinciale di Ancona - Servizio
acque;
      ARPA  -  Calabria  -  Dipartimento  provinciale  di  Cosenza  -
Servizio laboratorio chimico tossicologico;
      ARPA - Calabria - Dipartimento provinciale di Catanzaro;
      ARPA  -  Basilicata  -  Dipartimento  provinciale  di  Matera -
Ufficio alimenti e produzioni vegetali;
      ARPA  -  Basilicata  -  Dipartimento  provinciale  di Potenza -
Ufficio risorse idriche;
      ARPA - Umbria - Dipartimento provinciale di Perugia;
      ARPA - Umbria - Dipartimento provinciale di Terni;
      ARPA - Veneto - Dipartimento provinciale di Padova;
      ARPA - Campania - Dipartimento provinciale di Benevento;
      ARPA  -  Friuli  Venezia  Giulia  - Dipartimento provinciale di
Pordenone;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Milano;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Lecco;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Pavia;
      ARPA - Lombardia Darfo Boario Terme;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Bergamo;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Sondrio;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Como;
      ARPA - Lombardia dipartimento di Cremona;
      ARPA - Sardegna - PMP - AUSL Cagliari;
      Seconda  Universita'  degli  studi  di  Napoli  -  Facolta'  di
medicina  e  chirurgia - Dipartimento di medicina pubblica, clinica e
preventiva;
      Universita'  degli  studi di Trieste - Dipartimento di medicina
pubblica.
      Universita'  degli  studi  di  Genova - Dipartimento di scienze
della salute - Laboratorio di igiene e epidemiologia ambientale;
      Universita' degli studi di Milano - Istituto di igiene;
      Universita'    degli    studi   di   Messina   -   Dipartimento
farmaco-biologico - Facolta' di farmacia;
      Universita'  degli  studi  di Firenze - Dipartimento di sanita'
pubblica;
      Universita'  Cattolica  del  Sacro  Cuore di Roma - Istituto di
igiene;
      Universita'  degli  studi  «La  Sapienza» di Roma - Istituto di
microbiologia;
      Universita'  degli  studi  di Roma «Tor Vergata» - Dipartimento
sanita' pubblica.
 

   

                             
                             
 Sicurezzaonline declina ogni e qualsiasi responsabilità per possibili errori od omissioni,
nonché per eventuali danni derivanti dall'uso dei testi e dei relativi collegamenti ipertestuali sopra riportati
                   

Home page | In primo piano | Legislazione | Enti normativi | Norme tecniche | Aziende | Forum | Faq | Special links | Come abbonarsi