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30 NOVEMBRE 2004 |
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| 30/11/2004 |
Studio degli agenti alchilanti presenti nei luoghi di lavoro: il caso dell’epicloridrina - L’interesse per i rischi connessi all’impiego di agenti alchilanti in diversi settori dell’attività umana è progressivamente aumentato negli ultimi anni. Particolarmente rilevante è il ruolo giocato dal monitoraggio biologico dei soggetti professionalmente esposti a tali agenti. Una procedura di monitoraggio biologico ideale prevederebbe lo studio e la determinazione degli addotti tra agenti alchilanti e macromolecole di DNA del tessuto bersaglio, ma una valida alternativa è costituita dalla quantificazione degli addotti emoglobinici: infatti, è stato dimostrato che, per molti agenti alchilanti, esiste una precisa proporzionalità tra i livelli di addotti al DNA e quelli all’emoglobina (1). Inoltre, l’emoglobina è semplice da campionare, forma addotti stabili che, a differenza degli addotti al DNA, non sono soggetti a meccanismi di riparo o turnover. Infine l’emoglobina ha una vita media di circa 120 giorni negli uomini, e ciò consente di adottare gli addotti emoglobinici quali biomarcatori per il monitoraggio dell’esposizione professionale in vivo a sostanze cancerogene, sia nel caso di esposizioni accidentali che croniche. Nell’ambito del biomonitoraggio degli addotti emoglobinici è ampiamente utilizzata una versione modificata della degradazione di Edman (2), basata sulla quantificazione degli addotti sulla Valina N-terminale dell’emoglobina, formatisi a seguito dell’interazione tra agente genotossico e proteina. Questa strategia analitica prescinde dalla plausibile presenza, all’interno delle catene globiniche, di siti amminoacidici eventualmente più reattivi rispetto al gruppo N-terminale e di conseguenza preferenzialmente alchilati in caso di bassi livelli di esposizione. Recentemente è stata proposta una nuova metodologia basata sulla determinazione e quantificazione dei peptidi interni modificati, ottenuti in seguito ad idrolisi triptica delle catene emoglobiniche, analizzati mediante Cromatografia Liquida accoppiata alla Spettrometria di Massa (3). La possibilità di utilizzare peptidi modificati, anziché singoli amminoacidi alchilati, quali appropriati biomarcatori per il monitoraggio biologico, è stato ampiamente dimostrato (4). In tale contesto l’epicloridrina (ECH) è un valido esempio. L’epicloridrina è un agente alchilante bifunzionale ampiamente utilizzato nell’industria come materiale di partenza per la sintesi di resine epossidiche, gliceroli e derivati dei glicidioli. L’epicloridrina è in grado di reagire con le molecole di DNA inducendo depurinazione e rottura dei filamenti; è risultata cancerogena negli animali ed è classificata dalla IARC come probabile cancerogeno per l’uomo (4). Una volta assorbita, principalmente per via inalatoria o cutanea, l’epicloridrina reagisce con i siti nucleofi delle macromolecole biologiche. Il processo prevede l’iniziale reazione dell’anello epossidico dell’ECH con la formazione di addotti tra macromolecola e gruppo -CH2-CH(OH)-CH2Cl (addotti ECHCl). Tali addotti possono essere idrolizzati per dare prodotti stabili 2,3- diidrossipropilici (addotti ECHOH). Questi ultimi possono formarsi anche a partire da metaboliti del glicidiolo o a partire dal 3-cloro-1,2-propandiolo. Recentemente sono stati pubblicati studi sulla reattività dei singoli amminoacidi rispetto all’ECH (5-7), con conseguente caratterizzazione strutturale degli addotti formatisi. Tali lavori hanno evidenziando la maggiore reattività rispetto alle Valine N-terminali dei residui citosinici ed istidinici e, in particolare, delle Istidine 72 e 89, del peptide [62-90] della catena á. Inoltre, l’utilizzo della Spettrometria di Massa Tandem ha consentito di determinare l’esatto sito di alchilazione del peptide [100-127] della catena á, completando così l’analisi strutturale degli addotti amminoacidici dell’ECH (6). Al fine di valutare simultaneamente esposizioni croniche ed accidentali ad epicloridrina sono stati studiati gli addotti derivanti dall’interazione dell’emoglobina sia con epicloridrina che con 3-cloro-1,2-propandiolo. L’analisi ha previsto l’incubazione con ECH ed ECHOH di emoglobina proveniente da soggetti non esposti e non fumatori, la successiva digestione mediante tripsina e l’analisi della miscela triptica mediante LC-ESI-MSMS. Per entrambi gli agenti alchilanti sono stati monitorati due peptidi alchilati: il peptide contenente il residuo amminoacidico più reattivo e un peptide terminale. La quantificazione dei peptidi terminali potrà fornire una validazione della metodologia attraverso il paragone dei risultati con quelli derivanti dall’applicazione della degradazione di Edman modificata. Gli studi sin qui condotti hanno dimostrato la minore reattività dell’ECHOH rispetto all’ECH: è stato necessario utilizzare reazioni di incubazioni diverse e più lunghe rispetto all’ECH. L’applicabilità del metodo è stata verificata attraverso la costruzione di rette di taratura ed analizzando i dati in termini di linearità della risposta e riproducibilità. I risultati ottenuti mostrano le potenzialità della stategia analitica proposta e la sua futura applicabilità nel monitoraggio di soggetti professionalmente esposti ad epicloridrina. Bibliografia Autori: M.
Pieri1, N. Miraglia 1, L. Soleo 1, A, Acampora 2, A. Basile 3, I. Borrelli 3, N.
Sannolo 3 |
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| 30/11/2004 |
Disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana - E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 273 del 20 novembre 2004 il decreto legge 19 novembre 2004, n. 276 recante "Disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana". Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri dell'11 novembre scorso, garantisce una maggiore indipendenza della Croce Rossa italiana (C.R.I.) dal Governo in ossequio all’indirizzo espresso dalla Croce Rossa internazionale. continua >> |
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| 30/11/2004 |
"Certificati
bianchi" di efficienza energetica
- L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha avviato l'attività
preliminare alla commercializzazione dei titoli di efficienza energetica
("certificati bianchi"), il nuovo meccanismo di incentivazione del
risparmio energetico che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2005. |
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Salute e
sicurezza nelle opere di asfaltatura - Il 28 ottobre 2004 presso il
Centro congressi della Provincia di Milano in via Corridoni, 16 si è svolto il
convegno "Salute e sicurezza nelle opere di asfaltatura". Fonte: Diario per la Prevenzione |
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Manutenzione arte antica e scienza nuova - "Manutenzione arte antica e scienza nuova" (5 pagine in PDF) Fonte: Aiman |
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Sicurezza stradale - Segnaliamo le 'Linee guida per la redazione dei piani della sicurezza stradale urbana'. Vai alle Linee Guida >> (73 pagine in PDF) |
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| 30/11/2004 |
Riconversione del sistema energetico - Un progetto "ambizioso", un club internazionale per affrontare quella che probabilmente è la più grande sfida della civiltà moderna: la riconversione del sistema energetico: dall'attuale basato su fonti esauribili ad un sistema sostenibile basato sulle fonti di energia rinnovabili. Segnaliamo l'interessante sito web del Club for Reconversion Energy System. Vai al sito >>. |
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| 30/11/2004 |
Giovani:
interessati alla scienza e preoccupati per l’ambiente -
Lo rivelano i risultati di un questionario realizzato da tre Istituti
del Consiglio nazionale delle ricerche tra i ragazzi di sette scuole
medie superiori romane (quattro italiane, una francese, una spagnola e una
americana). Se ne parla il 1 dicembre al Cnr Il 91% ha un interesse medio-alto per scienza e tecnologie, l’85% per le questioni ambientali. Ma sono anche molto sensibili (89%) al tema dei cambiamenti climatici. Più bassa è invece l’attenzione per la politica scientifica (49%), che viene però compensata da quella verso i rapporti tra istituzioni scienza e società (66%). E’ questo il ritratto dei ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni, che emerge dai dati di un questionario formulato da tre istituti del Consiglio nazionale delle ricerche: Istituto di ricerche sull’impresa e lo sviluppo (Ceris), Istituto di biometeorologia (Ibimet) e Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac). “Le domande sono state sottoposte agli alunni delle ultime classi di sette scuole medie secondarie di Roma: una americana, una francese, una spagnola e quattro italiane, anche per dare un respiro europeo al progetto”, spiega Rosalia Azzaro, ricercatrice della sezione Istituzioni e politiche per la scienza del Ceris-Cnr che ha messo a punto il questionario insieme ai colleghi dell’Ibimet e dell’Isac. L’iniziativa, che viene presentata all’interno della giornata di dibattito pubblico Cliscet, il clima: scienza ed etica, che si svolge il 1 dicembre a Roma, alle ore 9.00, presso l’aula Marconi del Cnr, fa parte del progetto di Public understanding of science (pubblica comprensione e responsabilità sulla scienza), che vuole richiamare l’attenzione su un interlocutore fondamentale ma troppo spesso trascurato nel settore della ricerca scientifica: la società civile. “In quest’ottica”, prosegue la coordinatrice del progetto, “ci è sembrato più che naturale coinvolgere giovani alla soglia della maturità, anche perché renderli partecipi al dibattito sui temi scientifici attuali può contribuire a contrastare il preoccupante calo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche, che si registra in molti paesi europei”. E i ragazzi non si sono tirati indietro, tanto che i ‘non so’ sono davvero pochissimi. Ben due terzi dei giovani interrogati ha espresso preoccupazione per l’emergenza ambientale riguardo al clima: il 69% giudica infatti grave o molto grave il depauperamento dell’ozono e il 66% l’effetto serra; il 58% si dimostra allarmato per il rischio di inquinamento atmosferico, il 43% per quello delle acque marine, il 47% per il problema dei rifiuti e il 44% per la desertificazione. Meno sentita è la gravità per i rischi alluvionali (30%) e per quelli legati a grandi frane (27%). “Decisamente consolante”, conclude Azzaro, “è il fatto che quasi la metà (46%) dei ragazzi ha risposto in modo positivo al quesito che chiedeva loro se fossero disposti a modificare i loro comportamenti per ottenere un miglioramento della qualità dell’ambiente. Circa un terzo (34%), invece, si è detto disponibile a fare sacrifici parziali, mentre solo il 5% ha risposto con un deciso no”. Ma anche questo dato ha una sua importanza perché attesta la sincerità degli studenti.. Per informazioni: Rosalia Azzaro, sezione “Istituzioni e politiche per la scienza” dell’Istituto di ricerche sull’impresa e lo sviluppo del Cnr, tel. 06/49937854, cell. 328/7280637, e-mail: r.azzaro@ceris.cnr.it Ufficio
Stampa: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021-3383, rita.bugliosi@ufficiostampa.cnr.it |
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| 30/11/2004 |
“Cervelli in
fuga” verso l’Italia -
I
ricercatori,’ nuovi migranti’, scelgono l’Italia per approfondire le loro
conoscenze in settori d' eccellenza e stabilire contatti con le nostre
istituzioni scientifiche. Lo dimostra un’indagine condotta dall’Istituto
di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio
nazionale delle ricerche. I dati illustrati nel convegno: “
International migration in Europe: new trends, new methods of analysis” in
corso presso il Cnr. I ricercatori stranieri arrivano in Italia. Più che di “cervelli in fuga”, si tratta però di semplici ‘migranti’ in cerca di opportunità di lavoro. Di mobilità, indispensabile nella società globale per stabilire contatti e accrescere la propria formazione. E’ questo il quadro che emerge da un’indagine condotta dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle ricerche su un campione di 241 ricercatori stranieri (su 378) ospiti presso enti di ricerca italiani (Cnr, Infn, Enea, Iss). I dati fanno parte di uno studio più ampio commissionato dall’UE sul Brain Drain in Europa, presentati nel convegno: “International migration in Europe: new trends, new methods of analysis” in corso fino al 27 novembre presso il Cnr. Ma chi sono i ricercatori che vengono a lavorare nel nostro Paese? “Il 33% degli intervistati” spiega M. Carolina Brandi dell’Irpps-Cnr “proviene dall’Unione Europea, soprattutto da Francia, Germania e Spagna, mentre il 35% da altri paesi, soprattutto dell’Est europeo, Russia, Romania, Albania, in piccola parte dall’America del Sud e dall’Estremo Oriente. Sono venuti ad approfondire principalmente” e questo è un dato che può apparire sorprendente “la fisica, la biologia, la chimica e l’ingegneria”. I più giovani sono i ricercatori dell’Unione Europea, dei quali il 40% ha un’età inferiore a 30 anni; gli altri ospiti sono compresi nella fascia di età che va da 31 a 40 anni ed oltre. Il viaggio però prevede il rientro in patria per il 71%, che non intende stabilirsi definitivamente nel nostro Paese. Solo il 16,2% del totale degli intervistati pensa di rimanere in Italia più di cinque anni; una considerevole parte, il 37,3%, prevede invece di rimanervi meno di un anno. Le donne sono le più giovani e quelle che rientrano prima: il 48,1% pensa di permanere solo un anno, contro il 33,3% degli uomini. Perché proprio l’Italia? Molti, il 43,3%, ha avuto contatti con enti scientifici da cui ha ricevuto un invito, fattore decisivo per gli spostamenti. Un invito che vale la pena di accettare per il 46,4% degli intervistati, convinto di trovare buone opportunità di studio nei campi disciplinari sopra menzionati. La possibilità di utilizzare strutture e attrezzature adeguate spinge poi un altro 37% verso l’Italia, soprattutto dai paesi dell’Est. Ma emigrare verso l’Italia non è facile neanche per un ricercatore. “E’ la burocrazia il maggiore ostacolo” aggiunge Brandi “che si traduce in difficoltà ad avere permessi di soggiorno e di lavoro per il 63%”. La “fuga dei cervelli” riguarda tutti i paesi, soprattutto nell’ambito della ricerca pura. “E’ interessante sapere” conclude la ricercatrice “che questa analisi è condivisa non solo da ricercatori dei paesi dell’Est e in via di sviluppo, ma anche da quelli della UE, soprattutto di Spagna, Grecia e Portogallo”. Tra i motivi che spingono questi giovani studiosi a lasciare il loro paese, in testa, con il 54,6%, c’è il desiderio di fare esperienza presso altri ambienti di ricerca, una fattore reputato importantissimo per la crescita professionale, come anche quello di specializzarsi in quei settori che non sono sufficientemente sviluppati nei paesi d’origine (29,6%). Le considerazioni di carattere economico e le difficoltà occupazionali non sono determinanti nella mobilità. Per informazioni: Carolina Brandi Cnr-Irpps, tel. 06/49932864, cell.340/7163674, e mail: c.brandi@irpps.cnr.it, Loredana Cerbara, Cnr-Irpps, tel. 06/49932805, cell. 339/6017319, l.cerbara@irpps.cnr.it Ufficio Stampa: Sandra Fiore, tel. 06.4993.3789 - 3383; e-mail: sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it |
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| 30/11/2004 |
Cliscet,
e la scienza diventa dibattito pubblico Sperimentare un nuovo modello di divulgazione e di partecipazione in ambito scientifico. E’ questo l’obiettivo cui mira Cliscet, il clima: scienza ed etica, la giornata di dibattito pubblico che si svolge il 1 dicembre a Roma, presso l’Aula Marconi del Cnr, alle ore 9.00, e che è stata organizzata da tre Istituti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Si tratta di un incontro a porte aperte, nel corso del quale gli scienziati presenti sono a disposizione di chiunque (cittadini, giornalisti, istituzioni, etc.) voglia porre agli esperti quesiti sul clima e sulle problematiche ad esso connesse. “Cliscet è un progetto di Public understanding of science (Comprensione pubblica della scienza), che ha lo scopo di incoraggiare rapporti costruttivi tra società e scienza, con un richiamo di quest’ultima alle proprie responsabilità nei confronti dell’innovazione”, spiega Rosalia Azzaro, ricercatrice della sezione “Istituzioni e politiche per la scienza” dell’Istituto di ricerche sull’impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr, organizzatrice dell’evento insieme ai colleghi dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac). All’incontro intervengono Secondo Rolfo, direttore del Ceris-Cnr, Vittorio Canuto, docente di Fisica presso la Columbia University di New York, Mariano Barriendos Vallvé, docente presso l’Università di Barcellona, Franco Prodi, direttore dell’Isac-Cnr e l’onorevole Mario Tassone, presidente del Comitato di parlamentari per l’innovazione e lo sviluppo. Nel corso della giornata, che è moderata da Mario Tozzi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr, vengono presentati anche alcuni dei dati raccolti mediante un questionario messo a punto dai tre istituti del Cnr e sottoposto a ragazzi di età compresa tra i 16 e i 19 anni, allievi di sette scuole romane: quattro italiane, una francese, una americana e una spagnola. Che
cosa: Cliscet,
il clima: scienza ed etica, giornata di dibattito pubblico tra scienziati,
cittadini, giornalisti e istituzioni Per
informazioni: Rosalia Azzaro,
Istituto di ricerche sull’impresa
e lo sviluppo del Cnr, Roma, tel. 06/49937854, cell. 328/7280637, e-mail: r.azzaro@ceris.cnr.it |
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OGM - D.L.
22/11/2004, n. 279: |
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Misure di
incentivazione del raccordo pubblico e privato di cui all'articolo 13 del
Decreto Biagi - Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Circolare
23/10/2004, n. 41: |
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| 30/11/2004 |
Autoveicoli
alimentati a gpl e metano
- Ministero
delle Attivita' Produttive - Circolare
18/11/2004, n. 6325: |
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| 30/11/2004 |
Rettifiche di
deliberazioni - Autorita' per l'Energia Elettrica e il Gas - Deliberazione
4/11/2004: |
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| 30/11/2004 |
Esplosivi -
Ministero dell'Interno - Comunicato
26/11/2004: |
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