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28 GENNAIO 2004

  

    

28/01/2004

Sui giubbotti retroriflettenti guardare la Marcatura CE - Per verificare che il giubbotto o le bretelle riflettenti siano regolari, l’automobilista dovrà semplicemente accertarsi che abbiano la marcatura CE.
Dopo tante discussioni e anticipazioni, è praticamente questa la prescrizione stabilita dal ministro dei Trasporti con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 gennaio scorso. Il giubbotto o le bretelle retroriflettenti (a scelta dell’automobilista) devono essere indossati quando la macchina è ferma sulla carreggiata per guasto o altro motivo e il conducente deve scendere per mettere il cosiddetto “triangolo”, di notte o anche di giorno nei casi di scarsa visibilità.
A differenza del triangolo, però, non è obbligatorio avere nella vettura il giubbotto o le bretelle retroriflettenti, in quanto la multa (33,60 euro) è prevista soltanto se l’automobilista in panne che ne è sprovvisto scende dalla macchina, come ha stabilito l’articolo 3 della legge n. 214/2003, che per quanto riguarda questo aspetto è entrata in vigore dal 1 gennaio scorso. Se funzionano le luci posteriori di emergenza, non c’è bisogno di scendere per mettere il triangolo.
Ora, comunque, il decreto del ministro Lunardi ha stabilito che si presumono regolari i giubbotti e le bretelle retroriflettenti muniti della marcatura CE, almeno per quanto riguarda ciò che deve verificare il consumatore. Il fabbricante, invece, deve poter esibire un attestato di conformità alle norme sui dispositivi di protezione individuale (DPI) rilasciato da un organismo di controllo autorizzato.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori, Agenzia n. 5048 del 22 gennaio 2004

Ricordiamo che la marcatura CE attesta che la fabbricazione di tali indumenti è avvenuta in conformità alle norme armonizzate di riferimento. Nella fattispecie la norma armonizzata di riferimento è la UNI EN 471 "Indumenti di segnalazione ad alta visibilità", che specifica i requisiti minimi in grado di segnalare visivamente la presenza dell'utilizzatore in situazioni pericolose, in qualunque condizione di luce diurna e alla luce dei fari dei veicoli nell'oscurità. La norma stabilisce requisiti prestazionali relativi al colore, alla retroriflettenza, alle dimensioni e alla disposizione dei materiali.

Il decreto relativo alle caratteristiche tecniche che devono possedere giubbotti e bretelle retro-riflettenti ad alta visibilità destinati ai conducenti di veicoli: si fa riferimento alla norma UNI EN 471 "Indumenti di segnalazione ad alta visibilità" e' stato pubblicato in GURI n. 2 del 3 gennaio scorso.

  

    

28/01/2004

Pubblicata la nuova norma europea EN 81-80 sulla sicurezza degli ascensori esistenti - Più di 3 milioni di ascensori sono oggi in uso nell'Unione Europea e nei paesi dell'EFTA e quasi il 50% è stato installato più di 20 anni fa: ciò significa che gli ascensori esistenti possiedono un livello di sicurezza adeguato al periodo di installazione. Molti incidenti hanno avuto luogo in Europa anche a causa di una situazione diversificata dei livelli di sicurezza.
Anziani non accompagnati e persone con disabilità si aspettano dagli ascensori accessi e progettazioni finalmente adeguate, in modo da fornire un mezzo di trasporto verticale sicuro per tutti.
Nuove tecnologie e nuove aspettative sociali hanno condotto a quello che oggi è definito lo stato dell'arte in termini di sicurezza degli ascensori: messa a punto dal CEN/TC 10 "Lifts, escalators and moving walks" lo scorso dicembre è stata pubblicata la norma EN 81-80 dal titolo "Safety rules for the construction and installation of lifts - Existing lifts - Part 80: Rules for the improvement of safety of existing passenger and goods passenger lifts".

La nuova norma europea:

  • cataloga pericoli e situazioni pericolose, analizzati secondo una valutazione del rischio;

  • ha lo scopo di fornire azioni correttive che migliorino progressivamente e selettivamente la sicurezza di tutti gli ascensori esistenti, sia per il trasporto di persone che di merci, nella direzione dello stato dell'arte rispetto alla sicurezza;

  • consente che ogni ascensore venga verificato e vengano identificate e attuate in modo selettivo e graduale tutte le misure di sicurezza, valutando la frequenza e la gravità di ogni singolo rischio;

  • elenca i rischi di livello alto, medio e basso e le azioni correttive che possono essere applicate in diverse fasi per la loro eliminazione.

La Commissione "Impianti di ascensori, montacarichi, scale mobili e apparecchi similari" dell'UNI ha in preparazione un documento di implementazione nazionale della suddetta norma europea.

Per informazioni:
UNI, Giuliano Corbella
Comparto Meccanica
e-mail: meccanica@uni.com

  

    

28/01/2004

Aggiornamenti elenchi norme UNI - Sono on line gli elenchi delle norme tecniche UNI aggiornati a tutto dicembre 2003.
Le novità riguardano le seguenti sezioni: Acustica, Ambiente, Antincendio, Attrezzature a pressione, Cantieri, Edilizia, Ergonomia, Gas, Illuminazione, Impianti, Imballaggi, Laboratori, Macchine - Agricoltura, Macchine - Impianti di sollevamento, Macchine Utensili, Navi, Qualita', Saldatura, Segnaletica, Sicurezza alimentare, Tecnologie biomediche.

  

    

28/01/2004

I vestiti che si infiammano - La Commissione UE ha ribadito recentemente che non esiste alcuna norma sul trattamento "ignifugo" degli indumenti per evitare che si incendino, in particolare quelli dei bambini. Della questione se ne discute da vent'anni anche per i molti incidenti domestici che sono accaduti in vari paesi europei. La Commissione UE ha però comunicato che il problema è tutt'ora allo studio e che è stato conferito un mandato al Comitato europeo di normazione (CEN) per elaborare le relative norme tecniche. Fra i tessuti più diffusi, la lana brucia molto lentamente e quindi c'è il tempo di togliersi l'indumento, almeno per un individuo in grado di farlo. Ciò perché la lana ha un alto indice LOI (limit oxygen index). Questo, infatti, misura la quantità minima di ossigeno necessaria ad una fibra per bruciare. Partendo dalla considerazione che la percentuale di ossigeno nell'aria è circa il 21 per cento, tutte le fibre che hanno un LOI inferiore a tale valore bruceranno facilmente, mentre quelle che presentano un valore superiore al 21 per cento avranno tendenza a non bruciare. Si riporta di seguito una tabella esplicativa dell’indice LOI delle principali fibre tessili.

Indice LOI delle principali fibre tessili

Fibra tessile

LOI %

Lana

25

Cotone

18

Viscosa

20

Acetato

18

Triacetato

18

Clorofibra

48

Acrilica

18 - 20

Modacrilica

22 - 28

Poliestere

20

Poliammide

20

Per rendere ignifughi i tessuti è necessario un trattamento antifiamma e vengono utilizzati, tra gli altri, derivati fosforici, ossidi metallici, acidi, sali di ammonio. In passato, finché non è stata accertata la tossicità e la nocività per l'uomo, veniva utilizzato anche l'amianto. Se, da una parte, rendere ignifughi i tessuti (con un'etichetta sui capi di abbigliamento che certifichi la non infiammabilità), non farebbe che aumentare la sicurezza d'uso, dall'altra i metodi utilizzati per ottenere la non infiammabilità delle fibre potrebbero nuocere gravemente alla salute dei consumatori. La questione viene quindi esaminata con cautela per evitare che l'imposizione di una disciplina che obblighi all'adeguamento alle norme di sicurezza possa incoraggiare un uso indiscriminato di sostanze ignifughe che spesso presentano rischi di tossicità pari, se non superiori, a quelli che possono essere provocati dalla infiammabilità degli indumenti.

Fonte: Unione Nazionale Consumatori, Agenzia n. 5042 del 7 gennaio 2004

  

    

28/01/2004

Due nuove norme a supporto della gestione per la qualità ISO 9000 - Sono state pubblicate nei giorni scorsi due nuove norme nazionali elaborate dalla Commissione Qualità e affidabilità: la UNI 11097:2003, che fornisce le linee guida per l’individuazione, la selezione e la rappresentazione degli indicatori della qualità e dei quadri di gestione (detti anche di governo) per la qualità e la UNI 11098:2003 che fornisce le linee guida per la rilevazione della soddisfazione del cliente.
Entrambe le norme hanno lo scopo di fornire a tutti quelli che operano nella gestione per la qualità degli indirizzi e degli esempi utili per poter soddisfare alcuni importanti requisiti indicati nelle norme dei sistemi di gestione per la qualità (UNI EN ISO9001 e UNI EN ISO 9004).
Ma vediamole in dettaglio...

UNI 11097:2003 "Gestione per la qualità - Indicatori e quadri di gestione della qualità - Linee guida generali"

Occorre premettere che gli indicatori per la qualità forniscono delle informazioni qualitative e/o quantitative associate a dei fenomeni o a dei processi.
In pratica , si possono avere indicatori associati a informazioni:

  • iniziali (per esempio: indicatori relativi alla qualità dei materiali o dei servizi forniti dai subfornitori in un determinato periodo),

  • intermedie (per esempio: indicatori relativi alle non conformità di determinate lavorazioni riferite ad un intervallo di tempo),

  • finali (per esempio: indicatori relativi alla soddisfazione del cliente o alla riduzione dei costi di produzione di prodotti o di servizi).

Generalmente sono confrontati con gli obiettivi per la qualità dei processi o dell’organizzazione per tenere sotto controllo le tendenze e per fornire dati di fatto su cui basare le decisioni. Il quadro di gestione per la qualità è uno strumento per rappresentare in modo immediato il livello e l’andamento dei valori che assumono gli indicatori della qualità. Esso serve per il monitoraggio dei fenomeni e/o dei processi e per l’assunzione delle decisioni da parte dei vertici aziendali e delle organizzazioni in generale. In altri termini, sia gli indicatori, sia i quadri di gestione della qualità concorrono a porre in evidenza l’insieme degli elementi che consentono alla direzione di guidare e far funzionare con successo una organizzazione, nonché di tenerla sotto controllo in maniera sistematica e trasparente.
Attraverso una corretta utilizzazione di questi strumenti si ha la possibilità di concretizzare i “principi di gestione per la qualità” indicati nella UNI EN ISO 9000:2000, in particolare il principio relativo alle decisioni basate su dati di fatto, e gli strumenti utili allo sviluppo degli indirizzi e delle azioni previste dal punto 8 “misurazioni, analisi e miglioramento” della UNI EN ISO 9001: 2000 e UNI EN ISO 9004: 2000.
Occorre precisare che l’adozione di indicatori e di quadri di gestione della qualità non richiede necessariamente l'esistenza di un sistema di gestione per la qualità; anche se questa scelta può costituire una delle fasi propedeutiche alla sua introduzione.

Oltre a definire il sistema di gestione degli indicatori, la UNI 11097 riporta in appendice, a titolo di esempi,

  • un elenco di obiettivi tipici per la qualità,

  • una griglia per la pratica ricerca degli indicatori della qualità e

  • degli indicatori tipici per la qualità di un’organizzazione.

In concreto, la UNI 11097 può risultare utile per le organizzazioni gestite per processi, a prescindere dalla loro dimensione e specializzazione; infatti, le decisioni efficaci si basano sull’analisi di dati ed informazioni organizzati in modo tale da fornire una panoramica complessiva sufficientemente rappresentativa dei più significativi processi. Essa è quindi destinata in particolare ai responsabili, posti ai vari livelli di una organizzazione, interessati all’attivazione di un sistema di misurazione, di analisi e di miglioramento dei processi e delle prestazioni aziendali.

UNI 11098:2003 "Sistemi di gestione per la qualità - Linee guida per la rilevazione della soddisfazione del cliente e per la misurazione degli indicatori del relativo processo"

La UNI 11098 fornisce delle linee guida per la rilevazione della soddisfazione del cliente e per la misurazione degli indicatori del relativo processo.
La soddisfazione del cliente è definito nella UNI EN ISO 9000:2000 come la “Percezione del cliente su quanto i suoi requisiti siano stati soddisfatti”.
In un sistema di gestione per la qualità non si possono, quindi, disattendere i processi per la definizione univoca dei requisiti del cliente, rispetto ai quali orientare il sistema stesso (punti 5.2 e 7.2 delle norme UNI EN ISO 9001:2000 e UNI EN ISO 9004:2000), i processi diretti a verificare la soddisfazione del cliente (punto 8.2 delle stesse norme) e, di conseguenza, l’efficacia del sistema di gestione per la qualità. Tali processi fanno parte del sistema di comunicazione e di ascolto del cliente.
Per la determinazione della soddisfazione del cliente non si può, quindi, fare a meno di informazioni provenienti dal cliente stesso. A questo proposito, la UNI 11098 distingue tra modalità di raccolta delle informazioni di tipo attivo (interviste e questionari) o di tipo passivo (informazioni di ritorno dal cliente), indicando i vantaggi e i limiti per ciascuna modalità. 
Anche questa norma fornisce in appendice degli esempi pratici di applicazione della metodologia di rilevazione e determinazione della soddisfazione del cliente, descritta dalla norma, ad aziende nei settori della produzione della
commercializzazione e dei servizi.
Nella norma, per ciascuna di tale aziende sono definiti i fattori di soddisfazione su cui sono basate le rilevazioni e determinate le percentuali di clienti soddisfatti, insoddisfatti o deliziati per un dato campione di clienti la cui numerosità viene indicata in apposita tabella in funzione della precisione statistica desiderata.
La UNI 11098 si applica a tutte le organizzazioni di qualsiasi tipo e dimensioni, pubbliche o private, operanti per fini di lucro o per fini morali o sociali. Essa è di ausilio per i vertici dell’organizzazione (alta direzione e direzioni centrali, direzioni operative, direzione commerciale, marketing e vendite, direzione di produzione, ricerca e sviluppo e innovazione, sistema informativo, direzione del personale) e per tutti i quadri e responsabili di funzioni.

Per informazioni:
UNI, Mario Pettinicchio
Comparto Impresa e Società
e-mail:
servizi@uni.com

  

    

28/01/2004

Marchi di fiducia per consumatori, clienti ed utilizzatori nel mercato globale - La presenza di un marchio, di un timbro o di altre forme di marcatura presenti sui prodotti, nei certificati o sulle pubblicazioni, che attestano che il prodotto -o il servizio- risponde a specifici requisiti, può influenzare il cliente nella decisione sull'acquisto. Per migliorare l'utilizzo e la comprensione dei marchi -apposti allo scopo di accrescere la fiducia dei consumatori nel mercato - ISO ha pubblicato la norma ISO/IEC 17030:2003 "Conformity assessment - General requirements for third-party marks of conformity", che fornisce le basi per la comparazione dei marchi di conformità di terza parte e per la valutazione e il controllo di un loro utilizzo coerente, confrontabile e sicuro. Considerando che i beni e i servizi attraversano le frontiere, i partners commerciali e gli organismi governativi possono richiedere verifiche sulla loro conformità alle norme, ai regolamenti o ad altri requisiti: se queste verifiche si svolgono indipendentemente dal fornitore e dall'utilizzatore finale, si parlerà di "valutazione della conformità di terza parte", che si può concludere con il rilascio del marchio di conformità. Il proliferare di differenti tipologie di marchi rilasciati da diversi organismi di valutazione della conformità in molti paesi è spesso motivo di confusione, di equivoco e di uso scorretto. Messa a punto dal Comitato ISO per la valutazione della conformità (CASCO) in collaborazione con IEC, la norma servirà a fare chiarezza nel mondo dei marchi di conformità, tanto nel contesto legislativo quanto in quello volontario e avrà come risultato la loro accettazione e comprensione da parte dei consumatori. La ISO/IEC 17030 si applica a forme e utilizzi differenti dei marchi di conformità, sia che si applichino ai prodotti, ai sistemi di gestione, ai servizi, ai processi o alle imprese. Ricordiamo che ISO non svolge attività di certificazione. Indipendentemente da ISO, l'attività di certificazione viene eseguita da organismi specializzati di controllo e certificazione e da laboratori di prova. La missione di ISO è l'elaborazione di norme internazionali e non la verifica della loro applicazione.

      

         

28/01/2004

Quando la sicurezza corre sul ghiaccio - Nella pratica dell'hockey su ghiaccio, per i giocatori, i portieri e gli arbitri il rischio di lesioni al viso e alla testa è abbastanza comune. Per ridurre la frequenza e la gravità delle ferite senza compromettere l'aspetto e l'attrattiva del gioco, l'ISO/TC 83 "Sport and recreational equipment" SC 5 "Ice hockey equipment and facilities" ha pubblicato la norma 10256:2003 "Head and face protection for use in ice hockey". Messa a punto con la collaborazione della Federazione Internazionale di Hockey, la norma specifica i requisiti e i metodi di prova relativi alla costruzione degli elmetti di protezione della testa e dei protettori del viso, considerando aspetti quali la distribuzione ed attenuazione della forza d'impatto, la prevenzione della penetrazione di oggetti, le proprietà del sistema di ritenzione, il campo visivo, la marcatura.
La ISO 10256 fornisce ai fabbricanti, agli organismi di valutazione della conformità, agli utilizzatori ed alle associazioni di hockey su ghiaccio, un metodo comune -elaborato da un gruppo internazionale di esperti- fondato su nuovi studi, idee e teorie volte a migliorare la sicurezza dei giocatori.
Secondo la CSA (Canadian Standards Association) la pratica di numerosi sport è associata al rischio di gravi lesioni agli occhi e di cecità ed una protezione adeguata del viso e della zona degli occhi è indispensabile. A titolo di esempio: nella stagione 2001-2002 di hockey su ghiaccio si sono contati 4 incidenti con ferite agli occhi, 2 dei quali con perdita della vista; nella stagione 1974-1975, prima dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà dell'uso di maschere facciali per i giocatori, si sono contati ben 258 incidenti con ferite agli occhi, 43 dei quali con perdita della vista. La ISO 10256:2003 sostituisce le norme ISO 10256:1996, ISO 10257:1996 e la norma europea EN 967:1997.

Per informazioni:
Diffusione UNI
tel. 02 70024.200, fax 02 70105992
e-mail:
diffusione@uni.com

 

  

Fonte: UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione
   

      

                             
                             
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