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Le neoplasie
professionali causate dall'arsenico - Riassunto
- L'autore si sofferma
sull'analisi dell'attività neoplastica attribuita all'arsenico (As) riscontrata
nei lavoratori esposti, facendo brevemente una disamina delle lavorazioni
considerate a rischio, individuando la localizzazione della patologia, ed
esaminando, un'eventuale responsabilità dei prodotti arsenicali nello sviluppo
delle neoplasie riscontrate tra gli addetti all'agricoltura. Al termine l'autore
accenna anche alla quantità dosale dell'arsenico ritenuta cancerogena.
L'arsenico e i
suoi derivati trovano diversi impieghi nelle lavorazioni odierne; ad esempio
questo elemento si libera sotto forma di anidride carbonica nei procedimenti di
estrazione di rame, zinco e piombo; unito al piombo viene utilizzato per la
preparazione dei pallini da caccia, sottoforma di ossido è usato nell'industria
vetraria e i solfuri sono largamente impiegati nella preparazione di fuochi
d'artificio, nella concia e conservazione dei pellami. Tralasciando i composti
arsenicali diffusamente adoperati nel settore agricolo, l'arsina e suoi derivati
compaiono nell'industria elettronica o in quella dei coloranti. Dopo questo
breve excursus su quelle che possiamo indicare come fonti di esposizione ad
arsenico, e quindi fonti di rischio, passiamo all'analisi delle neoplasie che
l'elemento in questione può causare. Da alcuni studi effettuati nel 1948 sulle
cause dei decessi per cancro registrati tra lavoratori di un'azienda produttrice
di polveri arsenicali, Hill e Faring concludevano che il numero delle morti
riscontrato (ben 22) era di gran lunga superiore a quello prevedibile: in
particolare tre dei decessi erano imputabili a tumori della cute, sette a tumori
dell'apparato respiratorio. In seguito anche Doll (4) era propenso ad ammettere
che l'esposizione all'As favorisse lo sviluppo del cancro del polmone. Teorie,
queste, suffragate da più recenti studi effettuati sia da Welch (16) che da Lee
Feldstein (8) sulle morti degli operai impiegati presso una fonderia di rame nel
Montana. L'As assorbito per via inalatoria, come avviene nei luoghi di lavoro,
sembra favorire soprattutto lo sviluppo di carcinomi polmonari, mentre quello
ingerito sotto forma di farmaci o tramite alimenti causa più di frequente lo
sviluppo di neoplasie della cute. Infatti gli esami effettuati mediante
attivazione neutronica del contenuto in As di vari organi ha fatto rilevare in
un gruppo di fonditori livelli di presenza del metallo 7 volte maggiori rispetto
a quelli riscontrati nei normali controlli, mentre nel rene e nel fegato la
quantità riscontrata rientrava nella normalità (5). Con molta probabilità la
presenza e la susseguente permanenza di tassi elevati di As nei polmoni potrebbe
essere la causa della frequenza di neoplasie polmonari riscontrate in soggetti
esposti per motivi professionali.
L'arsenico figura inoltre tra le sostanze in grado di agire, seppure assunto in
dosi elevate, sul fegato sia in modo diretto, provocando per esempio fibrosi
dello spazio di Disse, sia indirettamente tramite alterazioni vascolari
localizzate e diffuse (3). Di
conseguenza si possono verificare seppure eccezionalmente casi di:
- angiosarcoma epatico associato a tumore cutaneo (15);
- cirrosi e carcinoma primitivo del fegato, come osservato in un soggetto
professionalmente esposto ed intossicato (87)
Non è tutto. Sono stati riscontrati in lavoratori esposti casi di aplasia
midollare dei quali uno sfociato in leucemia acuta (8). Non sembra, invece,
confermata, fatta eccezione per le neoplasie cutanee, l'azione dell'arsenico per
altre tipologie tumorali, quali per esempio quella della prostata. Al contrario,
è noto che l'arsenico può indurre tumori della cute come epiteliomi
spino-cellulari e basocellulari che insorgono dopo molti anni dal momento
iniziale dell'esposizione e che possono costituire un modo d'evolversi dell'ipercheratosi.
Ad esempio carcinomi epidermici
spinocellulari simultanei, bronchiale l'uno e cutanei multipli gli altri, sono
stati riscontrati in un soggetto non fumatore - l'arsenico è presente anche
nelle sigarette specie se il tabacco è stato coltivato in terreni trattati con
erbicidi arsenicali - che aveva adoperato 23 anni prima antiparassitari a base
di As. (14).
Attività
lesiva dell'arsenico ed intera-zione con altri fattori di rischio
L'attività cancerogena dell'As sui soggetti impiegati nelle lavorazioni a
rischio, può essere potenziata da altri fattori. Un'indagine eseguita presso
un'azienda addetta alla fu-sione del rame negli USA (2) ha individuato
nell'asbesto, nella silice libera, nell'acido sol-forico, nell'anidride
solforosa, nel cloruro di vinile ed altri metalli (rame, piombo, cadmio, nichel)
i potenziali elementi di rischio con cui l'arsenico potrebbe interagire.
Tra i fattori non lavorativi che potenzierebbero l'azione dell'arsenico Morelli
e Mazzella di Bosco (19) hanno individuato le bevande alcoliche, mentre è stato
da più parti osservato che l'esposizione ad arsenico associata al fumo di
sigaretta avrebbe un effetto moltiplicativo sull'insorgenza di tumori del
polmone. A proposito segnaliamo i risultati di uno studio comparativo effettuato
in Svezia su alcuni lavoratori impiegati in una fonderia di rame (12).
Il rischio di contrarre neoplasie polmonari è risultato per i lavoratori
esposti non fumatori tre volte maggiore alla media, per i lavoratori fumatori
non esposti cinque volte maggiore e per gli operai che sia inalavano polvere di
As sia fumavano di ben quindici volte maggiore alla media.
È bene rilevare, comunque,
che l'abitudine al fumo può ostacolare il riconoscimento di una neoplasia
polmonare in un soggetto esposto all'As. Infine
si deve tener presente che esposizioni all'arsenico e ad altri fattori
cancero-geni (As associato a idrocarburi aromatici policiclici) si sono
riscontrate nei cappellifici (1) e nell'attività degli spazzacamini (6).
La patologia neoplastica dei
lavoratori dell'agricoltura: azione e responsabilità dei prodotti arsenicali.
Se si dovessero considerare cance-rogene per l'uomo tutte le sostanze
considerate sospette in base ai risulti degli studi condotti sia a breve termine
sia su animali di laboratorio, sarebbe inevitabile concludere che la
maggiorparte dei lavoratori sono esposti ad uno o più fattori di rischio
oncogeno. Nell'ottica ora
prospettata ci sembra inopportuno trascurare i lavoratori dei campi, i quali
seppure con minor frequenza di quanto avveniva in passato, risultano anch'essi
esposti a cancerogeni (anti-parassitari a base di As).
Si potrà allora qualificare tumore professionale la neoplasia degli agricoltori
e si potrà ravvisare in siffatta patologia un'eventuale responsabilità
dell'arsenico?
Cerchiamo di rispondere a questo interrogativo.
Tra i coltivatori di frutta dello stato di Washington è stato riscontrato un
eccesso di morti per cancro del pomone rispetto alla restante popolazione
maschile della zona: causa di tali decessi era stata individuata nella
precedente esposizione all'arseniato di piombo. Gli studi ed i controlli
effettuati su 155 casi hanno dimostrato in seguito come la presenza, l'intensità
e la durata dell'e-sposizione all'antiparassitario incriminato - che, almeno
ufficialmente, oggi non trova più impiego - non mostravano nette
dif-ferenziazioni nel gruppo dei frutticoltori e nel restante campione della
popolazione. Alla luce di ciò la causa dell'eccesso di morti per cancro
polmonare tra gli agricoltori in questione restava del tutto oscura (17), tanto
più che da una precedente indagine, effettuata nello stesso stato su 1231
coltivatori di frutta, non erano emersi dati analoghi (11). Ricerche condotte in
tal senso (17) dimostrano come in Svezia il rischio più basso di neoplasia
professionale sia stato riscontrato proprio tra gli agricoltori. Per i tumori
della trachea, dei bronchi, della pleura e dei polmoni, i casi osservati e
riscontrati clinicamente sono stati solamente 934 difronte ai 2375 casi attesi e
pronosticati e una minore incidenza di cancro del naso, dell'intestino, del
fegato, della vescica e soprattutto del polmone sono stati segnalati anche negli
anni successivi. In conclusione, gli studi epidemiologici effettuati in tema di
patologia neoplastica degli agricoltori non consentono di imputare all'utilizzo
da essi fatto di prodotti arsenicali un eventuale eccesso di morti da tumori.
Brevi cenni
sulla quantità dosale dell'arsenico ritenuta cancerogena
Dal 1984 l'As è stato incluso nelle monografie IARC (International Agency for
research on cancer) tra i prodotti cancerogeni, relativamente tardi rispetto ad
altri metalli a causa dell'assenza di controprove sperimentali effettive.
Restano comunque ancora da stabilire con certezza quali siano le quantità
massime tollerabili dai lavoratori professionalmente esposti. Negli Stati Uniti,
ad esempio, la OSHA (Occupational Safety and healt administration) ha proposto
un limite di 500 mg/m3 in caso di esposizione a composti organici mentre il
NIOSH (National institute for occupational safety and health) ha consigliato un
valore medio di 2 mg/m3. Gli studi del succitato Lee Feldstein (8) condotti su
8045 decessi avvenuti tra gli operai di una fonderia di rame del Montana hanno
dimostrato che la mortalità per cancro del polmone risultava elevata anche tra
gli operai con esposizione al di sotto di 833 mg/m3 e altri dati epidemiologici
espongono come possa esistere rischio di neoplasie anche a livelli inferiori
dello standard indicato dall'OSHA.
Neal e Gibson (11) riportano come l'OSHA avrebbe concluso che l'esposizione ad
As inorganico per 45 anni di vita lavorativa comporterebbe il rischio di cancro
al polmone nella seguente misura:
- 8 morti per 1000 in caso di esposizione a 10 mg/m3
- 40 morti per 1000 in caso di esposizione a 50 mg/m3
- 400 morti per 1000 in caso di esposizione a 500 mg/m3.
Si può concludere che l'arsenico specie se assunto in dosi elevate può
svolgere un effetto cancerogeno sui lavoratori esposti e che le localizzazioni
delle neoplasie si riscontrano maggiormente nel tratto broncopolmonare e nella
cute.
Bibliografia
1) Buiatti E. e coll.: A case - control study of lung cancer in Florence,
Italy. I:Occupational risck factors. J. Epidemiol. Community Healt, 39:244-250,
1985.
2) Cant S.M., Legendre L.A.: Assessment of occupational exposure to arsenic
copper and lead in a western copper smelter. Am. Ind. Ass.J. 43:223-226,1982.
3) Castellino N., Mazzella Di Bosco M. e coll.: Criteri di idoneità al lavoro
che espone a fattori epatossici. In Atti 50° Congr. Naz. Soc. It. Med. Lav. Ig.
Ind., vol. I Roma 1987, pg. 137-147.
4) Doll R.: Occupational lung cancer: a review. Br. J. Ind. Med. 16:181-187,
1959.
5) Gerhardsson L. e coll.: Mortality related to antimony, arsenic, cadmium,
chromium, cobalt, lanthamium, lead, selenium and zinc in lung liver and kidney.
A study of deceased smelter workers. In Abstract 22° Int. Congr. Occup. healt.
Sydney 1987, pg. 223-245.
6) Gustavsson P. e coll.: Excess of cancer in Swedish chimney sweeps Br. J. Ind.
Med. 45:77-80, 1988.
7) Jhaveri S.S.: A case of cirrhosis and primary carcinoma in the liver in
chronic industrial arsenical intoxication. Br. J. Ind. Med. 16:248-252, 1959.
8) Kjeldsberg C.R. e coll.: Leukemia in arsenic poisoning. Ann. Intern. Med.
77:935-940,1972.
9) Lee Feldstein A.: Cumulative exposure to arsenic and its relationship to
respiratory cancer among copper smelter employers J. Ocup. Med. 28:296-302,
1986.
10) Morelli A. Mazzella Di Bosco M.: Ambiente lavorativo e tumori. Med. Sper.
39:231, 1960-1961.
11) Neal R.A., Gibson J.E.: The use of toxicology and epidemiology in identifyng
and assessing carcinogenic risk. In: Deisler P.F.: Reducing the carcinogenic
risks in industry. Dekker, New York, 1984.
12) Nelson W.C. e coll.: Mortality among orchard workers exposed to lead
arsenate spray: A cohort study. J. Chronic Dis. 26:105-110, 1973.
13) Pershagen G. e coll.: On the interaction between occupational arsenic
exposure and smoking and its relationship to lung cancer. Scand. J. Work Environ.
Healt 7:302-311, 1981.
14) Poirer R. e coll.: Carcinome bronchique primitif, Nouv. Presse Med.
2:91-96,1973.
15) Roat J.W. e coll.: Hepatic angiosarcoma associated with short term arsenic
ingestion. Am. J. Med. 73:933-937,1982.
16) Welch K. e coll.: Arsenic exposure and respiratory cancer in copper smelter
workers, Arch. Epidem. Healt 37:325-331, 1982.
17) Wicklund K.G. e coll.: Respiratory cancer in Washington State, 1968 to 1980.
J. Occup. Med. 30:561-567,1988.
Autore:
Clementi Massimo
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15/01/2004
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REGIONE
PIEMONTE: PUBBLICATO IL BANDO RELATIVO ALLA LINEA DI INTERVENTO 2.6A “
INCENTIVI ALLE PMI PER INVESTIMENTI A FINALITÀ AMBIENTALI” DEL DOCUP
OBIETTIVO 2 - Sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte è stato
pubblicato il bando relativo alla Linea di intervento 2.6a "Incentivi alle
PMI per investimenti a finalità ambientale" del Docup Obiettivo 2. Con
tale bando vengono incentivati gli investimenti nel campo ambientale,
nell’ottica di tutela preventiva dell’ambiente e, nello stesso tempo, di
consolidamento e sviluppo dell’occupazione.
I beneficiari dei contributi previsti sono: le PMI appartenenti ai settori
dell’industria, dell’artigianato, delle costruzioni, del commercio, del
turismo e servizi, con l’esclusione di consorzi e società consortili con sede
localizzata nelle zone Obiettivo 2.
Le tipologie di intervento ammissibili dovranno riguardare investimenti nel
settore energetico, l’adeguamento a nuove norme comunitarie obbligatorie, il
superamento di norme comunitarie e servizi di assistenza-consulenza in campo
ambientale.
Le spese ritenute ammissibili a finanziamento sono: check-up tecnologico e/o
ambientale, progettazioni ingegneristiche, direzione dei lavori, studi di
fattibilità tecnico-economico-finanziaria e di valutazione di impatto
ambientale, collaudi; impianti, macchinari e attrezzature (e correlate
progettazioni ingegneristiche riguardanti la loro scelta ed installazione),
opere murarie; programmi informatici funzionali all’investimento e
acquisizione di licenze di sfruttamento o di conoscenze tecniche brevettate o
non brevettate.
Sono ammissibili tutti gli interventi non avviati prima della data di
presentazione della domanda e realizzati entro 30 mesi dalla data di ammissione
all’agevolazione.
Il finanziamento sarà concesso a tasso zero per il 70% dell’investimento
ammesso, al netto dell’IVA, con un limite massimo pari a 500.000 euro per
impresa. Il restante 30% sarà erogato a tassi normali di mercato da istituti di
credito convenzionati.
Le domande, redatte utilizzando i moduli predisposti (reperibili sul sito: www.regione.piemonte.it/industria)
potranno essere presentate a sportello aperto alla Regione Piemonte tramite
l’Ente gestore Finpiemonte S.p.a., dal 28 gennaio 2004 fino al 31 Luglio 2006,
esclusivamente tramite invio telematico e successiva conferma su modulo
cartaceo.
Per informazioni: Finpiemonte SpA tel. 011-571.78.51/52/53; fax. 011-53.29.88;
e-mail: docup2000-2006@finpimonte.it
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E´
nato il Portale Biologico di Parma - www.biologico.parma.it,
il portale internet delle produzioni biologiche parmensi , nasce con lo
scopo di mettere ordine nel sistema della produzione biologica e valorizzare i
prodotti ed il territorio parmense.
Il progetto, proposto dalla Provincia nell´ambito del Programma provinciale
dei Servizi di Sviluppo agricolo per l´anno 2003, e finanziata dalla Regione
Emilia Romagna - L.R. 28/98, intende coinvolgere il sistema di produzione da
agricoltura biologica per giungere alla commercializzazione dei prodotti dell´azienda
agricola.
L´iniziativa, alla quale hanno aderito oltre 90 aziende, è dedicata a tutte le
produzioni e manifestazioni a carattere biologico della provincia, così da
porre i consumatori a contatto con gli imprenditori agricoli locali,
entrando in possesso di quelle informazioni commerciali pratiche, che, insieme
alle necessarie conoscenze tecniche, si spera faciliteranno il decollo del
settore, migliorando la qualità e la remuneratività della produzione
aziendale.
La scelta dello strumento interattivo, quale è il portale, consentirà un
costante ed efficace aggiornamento delle informazioni tecniche contenute e
permetterà anche una consultazione immediata e poco onerosa da parte dei
tecnici e degli imprenditori.
La realizzazione è opera dell’Azienda Agraria Sperimentale Stuard che
si è avvalsa di Ltt (Laboratorio telematico del territorio) e
dell’apporto del coordinatore agroinformatico presente in azienda.
Il sito è stato suddiviso in tre sezioni: bionews, bioinforma, bioproduttori e
l´architettura del portale è stata ideata seguendo come criteri basilari la
facilità di ricerca e la razionale collocazione delle innumerevoli informazioni
tecniche e commerciali.
Bionews è la sezione dedicata alle novità del biologico in provincia di
Parma, con servizio di rassegna stampa e archivio di notizie ed eventi; bioinforma
raccoglie tutte le informazioni ed esperienze relative alla produzione
biologica locale; infine, bioproduttori fornisce un utilissimo e semplice
sistema di ricerca dei produttori biologici in base all’area geografica e/o
per tipologia di prodotto (latte/formaggio, frutta, ecc.).
La speranza, ampiamente condivisa da tutti gli operatori, è di avere finalmente
a disposizione uno strumento che dia al consumatore non solo le necessarie informazioni
commerciali ma anche, con un suo rapido e continuo aggiornamento nel tempo,
la garanzia che la merce ricercata sia presente e disponibile nei punti
vendita indicati.
Per informazioni:
Assessorato Agricoltura e Alimentazione
P.le Barezzi, 3 Parma
uffici: lun-ven 9.00-13.30
tel. 0521 210 768 - fax 0521 210 778
Fonte: ErmesAmbiente
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15/01/2004
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REGIONE
ABRUZZO: PUBBLICATO BANDO DI CONTRIBUTO PER INVESTIMENTI NELLE AZIENDE AGRICOLE
RELATIVO ALLA MISURA A DEL PSR – ANNUALITÀ 2004-2006 - Sul BUR Speciale
Agricoltura dell’Abruzzo
è stato pubblicato il bando per la presentazione delle domande per gli
interventi nelle aziende agricole relativo alla Misura A –annualità 2004-2006
del PSR regionale.
Il bando è rivolto ai seguenti soggetti: persone fisiche, singole o associate e
persone giuridiche iscritte nel Registro delle Imprese della CCIAA e che
svolgono le attività previste dall’art. 2135 del codice civile che possiedano
adeguate conoscenze professionali e/o esperienza formativa in agricoltrura e/o
esperienza lavorativa (minimo di 3 anni) ovvero apposita attestazione.
Gli interventi ammissibili a contributo sono i seguenti: investimenti per la
realizzazione ed adeguamento di strutture aziendali finalizzate al miglioramento
e tutela dell’ambiente delle condizioni di lavoro degli addetti e per al
prevenzione degli inquinamenti, investimenti di natura fondiaria (sistemazioni
idraulico-agrarie, drenaggi, impianti di irrigazione, impianti arborei);
investimenti di edilizia rurale (costruzione e ristrutturazione dei fabbricati
rurali, compresi il completamento e/o l’ampliamento degli stessi ed acquisto
di strutture dismesse da usare nelle attività aziendali); interventi di
miglioramento agronomico nelle aziende; miglioramento tecnologico di impianti,
acquisto di attrezzature, macchinari (comprese le attrezzature informatiche)
legati alla produzione agricola e alla lavorazione e trasformazione dei prodotti
agricoli).
Gli interventi sono relativi ai seguenti settori:: viticoltura, olivicoltura,
ortofrutticoltura e colture industriali; florovivaismo; piante officinali,
aromatiche e zafferano; zootecnia da latte nei comparti bovino ed ovicaprino;
zootecnia da carne nei comparti ovicaprino, avicunicolo, bovino, equino, suino,
carni alternative e allevamenti minori, miele.
Le percentuali di contributo varieranno (tra il 40% e il 55% dell’investimento
ammissibile) in relazione alla natura del soggetto proponente e all’ubicazione
dell’azienda.
Le domande, redatte utilizzando il modello predisposto, andranno presentate ai
Servizi Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura competenti per territorio
insieme alla documentazione prevista (relazione tecnico-agronomica; documento
rilasciato dal Comune che provi l’edificabilità dei mappali su cui insisterà
l’investimento; affidabilità bancaria) entro il 27 gennaio 2004.
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