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12/01/2004
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ANALISI
ERGONOMICA DELLE POSTAZIONI DI LAVORO NEL COMPARTO DELLE CONFEZIONI E
LINEE-GUIDA PER LA PROGETTAZIONE DI SOLUZIONI ERGONOMICHE - Il comparto dell’abbigliamento
è una delle realtà produttive più significative nel panorama dell’economia
industriale italiana, ma allo stesso tempo rappresenta un settore caratterizzato
dalla presenza di rischi e patologie lavorative. I fattori di rischio di tipo
ergonomico per gli addetti alle macchine per cucire sono principalmente
correlati a: posture incongrue, movimenti ripetitivi a carico dell’arto
superiore, stress occupazionale, affaticamento visivo, microclima. Alcune
indagini epidemiologiche realizzate in Toscana negli ultimi anni hanno
confermato nei lavoratori di questo settore una frequenza elevata di disturbi a
carico dell’arto superiore (es. sindrome del tunnel carpale) e del rachide (cervicalgie
e lombalgie). Le cause sono state individuate, oltre che nel tipo di
organizzazione tipica di tali lavorazioni, nella configurazione della postazione
di lavoro, che spesso non rispetta i più elementari principi ergonomici.
Frequentemente la postazione è infatti composta da arredi non regolabili, e
pertanto non adattabili alle caratteristiche antropometriche individuali.
Inoltre gli arti superiori e, in particolare, le mani sono spesso impegnati in
azioni di tipo ripetitivo, caratterizzate da sforzo muscolare ed atteggiamenti
posturali incongrui. La carenza di una progettazione ergonomica di queste
postazioni di lavoro è causa anche di una ridotta efficienza lavorativa.
IL COMPARTO
DELL’ABBIGLIAMENTO
Nell’ambito delle imprese manifatturiere il settore delle confezioni
ricopre un ruolo di grande importanza, sia dal punto di vista economico che
occupazionale e la popolazione lavorativa di questo comparto, è molto numerosa.
A fronte di tali dati, il settore è stato oggetto in Italia solo di pochi studi
di tipo ergonomico o volti a migliorare le condizioni lavorative e di sicurezza.
Questo atteggiamento può essere dovuto al tipo di evoluzione storica che ha
caratterizzato le macchine per cucito industriali, ma anche al fatto che la
maggior parte delle imprese sono di dimensioni molto limitate. Questi fattori
hanno portato negli anni ad una spinta costante verso la diminuzione dei costi
fissi. La conseguenza di ciò è stata la scarsa propensione del settore alla
ricerca e all’innovazione tecnologica e il fatto che sia i macchinari sia le
postazioni di lavoro non sono mai stati migliorati dal punto di vista ergonomico.
Né i produttori di macchine, né direttamente le imprese sembrano essere
interessati ad un miglioramento ergonomico del prodotto, anche se questo
comporterebbe un incremento della produttività oltre che della qualità della
vita lavorativa.
I problemi
storici
La postazione di lavoro per la cucitura industriale deriva strettamente da
quella per la cucitura domestica, portando conseguentemente con sé tutta una
seria di caratteristiche non pensate per l’ambiente industriale e pertanto
inadatte ad una situazione lavorativa che si possa definire ergonomica. Le prime
macchine erano costruite in funzione della limitazione dello spazio occupato e
soprattutto dell’occultamento della parte meccanica. Col passare del tempo
nessun cambiamento sostanziale è intervenuto nella progettazione della
postazione di lavoro, mentre le macchine hanno subito un’ovvia evoluzione. Le
innovazioni tecnologiche riguardanti il macchinario sono state man mano aggiunte
alla situazione preesistente o hanno sostituito le vecchie parti superate, ma
senza mai un progetto integrato che comprendesse uno studio ergonomico, sia
della macchina, sia della postazione, sia delle due cose insieme. Così il
motore elettrico è tuttora esterno e le cinghie di trasmissione talvolta non
sono protette adeguatamente, i comandi di accensione e spegnimento sono stati
posizionati nei punti più comodi per la macchina ma non per l’operatore, gli
spazi d’appoggio vengono riproposti identici a loro stessi sui modelli dei
primi tavoli ottocenteschi pensati per l’ambiente domestico. L’efficienza
delle postazioni è stata migliorata dal punto di vista della velocità d’esecuzione
delle operazioni e anche della specializzazione delle macchine, cosa che ha
conseguentemente frammentato ulteriormente il già parcellizzato lavoro di
cucitura, creando operatori super-specializzati in una data brevissima
operazione (ad esempio tagliare le asole). Il miglioramento dell’interazione
uomo-macchina non è stato previsto nella ristrutturazione del lavoro e dei
macchinari, nemmeno in considerazione del fatto che questo porterebbe ad un
aumento della resa e della produttività.
Gli studi nel
settore dell’abbigliamento
Il lavoro nel settore dell’abbigliamento è stato analizzato in numerosi
studi e classificato come ad alto rischio per quanto riguarda le patologie
muscolo-scheletriche. Molte delle mansioni infatti, ed in particolare quella di
cucitura, sono fortemente frazionate. Durante gli anni ’90 la globalizzazione,
i cambiamenti nelle domande dei consumatori e lo sviluppo di nuove tecnologie
hanno posto il settore dell’abbigliamento in uno stato di enorme difficoltà
che lo ha costretto a significative ristrutturazioni e, di conseguenza, c’è
stata una tendenza crescente a trasferire la produzione verso ambienti economici
con manodopera a basso costo. Il fatto che molte aziende basino la propria
politica esclusivamente sulla riduzione del prezzo ha avuto come risultato un
peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza nel luogo di lavoro,
attraverso l’intensificazione del lavoro, l’incremento della velocità e la
nascita di nuovi rischi. Conseguentemente, patologie come quelle
muscolo-scheletriche sono aumentate in modo significativo.
Le patologie
muscolo-scheletriche
L’ergonomia è un approccio multi-disciplinare che si occupa di adattare i
processi, le mansioni, le attrezzature e le macchine alle persone. In sintesi, l’ergonomia
confronta le richieste fatte agli operatori in relazione allo spazio di lavoro,
alla mansione e all’organizzazione del lavoro, e definisce i limiti ma anche
le capacità delle persone di svolgere una attività. Tramite l’applicazione
dell’ergonomia nella progettazione di utensili, spazi di lavoro, ambienti e
sistemi, la capacità delle persone di svolgere il proprio lavoro in modo
efficiente e salutare si incontra meglio con la richiesta del lavoro stesso. Se
si mantiene un equilibrio tra la capacità dell’operatore e la richiesta
operativa, allora sarà possibile svolgere il lavoro in modo salutare,
confortevole ed efficiente. Il
lavoro nell’industria dell’abbigliamento è stato classificato come
"lavoro leggero", ma comporta la sopportazione di carichi statici
considerevoli e richieste frequenti di maneggiare oggetti pesanti, grandi e
scomodi. I carichi statici sussistono quando vengono mantenute delle posture
fisse, spesso in posizioni scomode ed i muscoli rimangono in contrazione per
periodi prolungati. Tale tipo di lavoro muscolare è di gran lunga meno efficace
rispetto a quello che fa un corpo in movimento, o che ha la possibilità di
cambiare posizione e nel quale i muscoli hanno la possibilità di lavorare. Altri
fattori di rischio associati alla postura di lavoro, alle richieste del compito
ed alla capacità individuale di adattarsi alle richieste del lavoro, che
contribuiscono all’insorgenza di patologie muscolo-scheletriche e di stress
sono:
-
L’adozione
di posture di lavoro incongrue e fisse dovute ad una scorretta
configurazione dimensionale del posto di lavoro e al design delle
attrezzature, che causano un sovraccarico biomeccanico delle articolazioni
ed affaticamento muscolare. Gli addetti alla cucitura tendono a lavorare in
una postura caratterizzata dal tronco in un costante atteggiamento di
flessione. Questa posizione è conseguente alla necessità di avere un buon
angolo di visione ma dipende anche dalle dimensioni e dalla disposizione
della postazione di lavoro e, se il lavoro è svolto in posizione seduta,
dalle caratteristiche non ergonomiche della seduta.
-
Gli scarsi
contenuti e la monotonia del lavoro incrementano lo sforzo di mantenere la
concentrazione e l’attenzione.
-
I ritmi di
lavoro talvolta sostenuti con elevata ripetitività.
-
La mancanza
di autonomia decisionale nel proprio lavoro.
-
Il
sovraccarico biomeccanico dell’articolazione con tempi di recupero
inadeguati.
-
Il livello
inadeguato di formazione per quanto riguarda i compiti e la sicurezza del
lavoro.
-
L’alto
tasso di azioni richiedenti sforzo fisico e/o torsioni del tronco.
-
Le sedute di
lavoro inadeguate per il tipo di compito richiesto e per gli effetti sulla
postura, specialmente per quanto riguarda la posizione del rachide, spalle e
arti superiori.
-
I fattori
personali come il tipo di formazione, l’età, l’addestramento al
compito, l’esperienza, la capacità manuale.
-
I fattori
ambientali, come la presenza di vibrazioni o condizioni inadeguate di
microclima e illuminazione.
-
La
movimentazione manuale. La richiesta di sollevamento e spostamento manuale
di carichi anche in postura assisa.
Le patologie
muscolo-scheletriche che si riscontrano più frequentemente in questo settore
lavorativo riguardano: le spalle ed il collo (a causa delle posture incongrue),
l’avambraccio e la mano (a causa delle azioni ripetitive e richiedenti sforzo
muscolare), il tratto lombare (soprattutto per posture incongrue e
movimentazione manuale di carichi).
ANALISI
ERGONOMICA DELLA POSTAZIONE DEL CUCITO
Per poter effettuare una valutazione in termini ergonomici del lavoro in
oggetto è stata effettuata un’analisi di alcune postazioni per macchine da
cucire piane e taglia-cuci. Le postazioni di lavoro in oggetto sono state
analizzate con diversi specifici metodi al fine di individuare eventuali
incongruenze di tipo ergonomico. I fattori dimensionali, antropometrici e
posturali sono stati confrontati coi metodi suggeriti dalla letteratura per
individuare gli elementi di criticità, ma anche le basi per le ipotesi
progettuali.
I metodi
utilizzati sono stati:
-
Strain Index
-
Owas (Owako
Work Posture Analysing System)
-
3DSSPP (3D
Static Strenght Prediction Program)
-
Confronto dei
dati antropometrici con quelli dimensionali degli arredi
Analisi
tramite determinazione dello Strain Index
Questo metodo di analisi ha lo scopo di quantificare, mediante la
determinazione di un indice di strain, il rischio di contrarre una patologia
muscolo-scheletrica a carico dell’arto superiore, in particolare una sindrome
del tunnel carpale. La
postazione osservata è quella di un’operatrice addetta alla cucitura di
pantaloni. Un capo viene completato in circa 60 secondi (con variazioni di 2-3
secondi in più o in meno). Le
variabili analizzate sono state: l’intensità dello sforzo, la durata dello
sforzo, il numero di azioni per minuto, la postura polso-mano, il ritmo di
lavoro e la durata giornaliera del compito. Dopo l’assegnazione dei punteggi e
la determinazione dei moltiplicatori, è stato calcolato uno Strain Index pari a
24.3. Tale dato classifica il lavoro come potenzialmente pericoloso e indica
pertanto la necessità di misure urgenti di tipo correttivo. Le
variabili prese in considerazione dal metodo sottolineano come una possibile
riprogettazione potrebbe prevedere una riduzione del ritmo lavorativo, anche se
le azioni per minuto non superano le trenta, limite consigliato dalla
letteratura. E’ importante prevedere congrue pause di recupero durante il
turno di lavoro, e, se la lavoratrice è d’accordo, l’alternanza con altri
compiti che comportino un differente uso degli arti superiori.
Analisi
tramite metodo OWAS
Il metodo OWAS è una tecnica di analisi che valuta la qualità delle
posture, ovvero identifica quelle posture e quei carichi di lavoro (o sforzi
impiegati per compiere un’azione) che possono causare disturbi
muscolo-scheletrici. Il metodo consiste nell’osservazione diretta delle
attività svolte da un lavoratore addetto ad una determinata mansione; la
valutazione delle posture va effettuata ad intervalli di tempo fissi e
predefiniti. La durata complessiva dell’analisi può variare a seconda del
tipo di valutazione che si vuole effettuare. Le posture e l’uso della forza (o
carico di lavoro) vengono classificate con dei numeri in modo da ottenere un
codice finale a cinque cifre; va infatti compilata una scheda di valutazione che
prende in esame i cinque punti fondamentali dell’analisi: le posture assunte
dalla schiena, l’atteggiamento degli arti, il carico di lavoro (o uso della
forza); la quinta cifra corrisponde alla fase di lavoro, cioè all’attività
svolta dal lavoratore al momento dell’osservazione. Ogni codice numerico
corrisponde poi ad una delle quattro possibili categorie d’azione (1 = nessuna
misura correttiva, 2 = misure correttive nel prossimo futuro, 3 = misure
correttive appena possibile, 4 = misure correttive immediatamente), ciascuna
delle quali indica una necessità di intervento correttivo più o meno urgente. Le
postazioni analizzate sono state due e per entrambe è emerso che è stata
assunta una postura corrispondente alla seconda categoria d’azione per la
maggior parte del tempo dell’osservazione. L’indicazione è quindi quella di
apportare delle misure correttive alla situazione esistente nel prossimo futuro.
E’ da segnalare che una maggiore esposizione al compito determina il passaggio
alla categoria successiva (misure correttive appena possibile).
Analisi
tramite 3DSSPP (3D STATIC STRENGTH PREDICTION PROGRAM)
Tale metodo consente di calcolare il carico biomeccanico sopportato dal
rachide nel tratto lombare durante l’assunzione di determinate posture o il
sollevamento manuale di un carico. La situazione esaminata presenta sia il caso
di posture incongrue sia di movimentazione manuale di carichi (i tessuti, i capi
semilavorati, ecc.).

Foto 1, 2, 3:
Postazioni 1, 2, 3.
Sono state
esaminate sei posture considerate "tipiche" del lavoro di cucitura,
tratte dalla videoregistrazione di un’addetta durante un turno di lavoro. Tali
posture ricorrono frequentemente durante il turno di lavoro e vengono ripetute
ad ogni ciclo (un ciclo = un capo di abbigliamento).

Foto 4, 5, 6: Postazioni 4, 5, 6.
I risultati di
questa analisi hanno evidenziato che le sei postazioni in esame, in nessun caso
superano il valore del BCDL (Back Compression Design Limit), che viene
considerato il limite massimo consigliato per la progettazione di una postazione
di lavoro o di una mansione lavorativa. Tre di queste posture (la prima, la
seconda e la sesta) presentano un valore di compressione doppio rispetto alle
altre e vanno pertanto considerate come le più a rischio per quanto riguarda il
carico biomeccanico. L’analisi è stata effettuata prendendo come riferimento
un soggetto di sesso femminile appartenente al cinquantesimo percentile. Il
calcolo è stato ripetuto, per quanto riguarda la sesta postura, anche per un
soggetto appartenente al novantacinquesimo percentile. In questo caso il valore
di compressione è aumentato da 169 kg a 257 kg.
I risultati
dell’analisi
L’analisi delle postazioni di lavoro ha fatto emergere una serie di
problematiche, che possono essere riassunte in questo modo:
Dal punto di
vista dell’organizzazione del lavoro:
-
mansioni di
tipo monotono e ripetitivo
-
ritmi e
carichi di lavoro talvolta elevati
-
scarsa
autonomia decisionale
Dal punto di
vista delle posture di lavoro:
-
assunzione di
posture incongrue per periodi prolungati di tempo
-
esecuzione di
movimenti rapidi a carico del busto e degli arti superiori
-
frequenti
flessioni e torsioni del tronco
-
flessione
costante del capo
-
movimentazione
manuale di carichi, anche col tronco inclinato o in torsione
-
sforzi
muscolari a carico degli arti superiori
Dal punto di
vista della postazione ed ambiente di lavoro:
-
livello di
illuminazione generale e localizzata insufficiente
-
piani di
lavoro non regolabili
-
posizione
della macchina e delle attrezzature comportanti atteggiamenti posturali
incongrui per il tronco e arti superiori
-
scarsa
disponibilità di spazio sul piano di lavoro
-
scarsa
disponibilità di spazio sotto il piano di lavoro per gli arti inferiori
-
superfici con
spigoli vivi
-
seduta non
ergonomica
IPOTESI PROGETTUALI – UN
APPROCCIO ERGONOMICO
Alla luce delle analisi ergonomiche svolte, sono state approntate alcune
ipotesi progettuali per una postazione di lavoro ergonomica per il cucito. La
postazione è stata dotata di un piano di lavoro regolabile in altezza ed
inclinazione ed è prevista la possibilità di alternare la posizione seduta e
quella in piedi. Il tavolo di lavoro assume in questo modo caratteri di massima
adattabilità per ogni lavoratore. Il motore della macchina da cucire è stato
spostato in posizione più arretrata (per quanto riguarda i vecchi modelli), ma
si raccomanda l’adozione dei nuovi modelli di motore, di dimensioni più
piccole e che quindi non costituiscono un ingombro per gli arti inferiori. Al di
sotto del piano di lavoro è quindi previsto un congruo spazio anche in
relazione all’uso del pedale. Il piano di lavoro è sufficientemente largo per
consentire l’appoggio dei semilavorati, ma dimensionato in modo tale da non
richiedere l’iperestensione degli arti superiori per prendere o riporre i
materiali. Le superfici di lavoro sono state dotate di bordi in elastomero al
fine di impedire la compressione dei tessuti degli arti e del tronco. La
posizione del pedale è stata resa regolabile. La
seduta (associata ad un siedi-in-piedi e ad un tappeto antifatica per alternare
le posizioni) è imbottita ed è facilmente regolabile in altezza. Lo schienale
è inclinabile ed è dotato di supporto lombare regolabile. Le sedute previste
per le postazioni VDT possono essere considerate adatte anche per questo tipo di
lavorazione. Una cura
particolare è stata posta nella possibilità di composizione delle varie
postazioni di lavoro. La conformazione del piano di lavoro permette infatti di
integrare più postazioni di lavoro tra loro o con ulteriori piani d’appoggio
e nastri trasportatori, in modo tale da seguire il tradizionale sistema di
lavoro "in linea", ma anche un più moderno sistema "a
squadre". Un elemento contenitore rotante, montato su una base ad altezza
regolabile, è stato affiancato alle postazioni in modo tale da poter essere
usato da un solo lavoratore o da un gruppo di lavoratori. Questo al fine di
avere prontamente a disposizione i materiali e gli utensili, ma senza la
necessità di ruotare o flettere il tronco. I
cablaggi elettrici sono stati inseriti direttamente nei montanti della base del
piano di lavoro, mentre il motore e le cinghie di collegamento sono state dotate
di carter protettivo. A
latere del progetto sono state fornite indicazioni organizzative per ridurre i
rischi da movimenti ripetuti e lo stress occupazionale.
Bibliografia
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Tartaglia R., Cinti G. e altri, Posture di lavoro e alterazioni del rachide
nelle addette al cucito del settore abbigliamento, Med Lav 1990; 81(1): 39-44.
A cura di: Chiara Dall’Ara,
Riccardo Tartaglia, Angelo Butti
Azienda Sanitaria di Firenze - Centro Ricerche in Ergonomia - centro.ergonomia@asf.toscana.it
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