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8 GENNAIO 2004

     

       

08/01/2004

Fonte: Progetto Salute Srl

     

       

08/01/2004

Panoramica sulla disinfestazione italiana: professionisti e professionalità - La difesa antiparassitaria negli ambienti industriali e urbani ha avuto un forte sviluppo in questi ultimi anni e le prospettive, per l’avvenire, sono di un ulteriore incremento. Ciò è dovuto a molteplici fattori, che sebbene per lo più noti a chi opera nel settore, vale la pena di ricordare, almeno per sommi capi. Innanzitutto, se si considerano gli agglomerati urbani, stiamo assistendo ad un loro sviluppo inarrestabile; a volte realizzato razionalmente, spesso però in modo disordinato; comunque, in una prima fase, inevitabilmente si verifica una serie di squilibri nell’ambiente che finiscono con il favorire l’insediarsi di organismi infestanti, nostri competitori. Un recente caso eclatante è stato l’immediato insediarsi delle zanzare nel caso delle opere di urbanizzazione del villaggio olimpico, a Sidney in Australia, con la necessità di organizzare immediatamente la difesa contro tali insetti. Ma pure reti fognarie, condutture sotterranee di cavi elettrici, gallerie per il transito di ferrovie metropolitane, finiscono con il divenire vere e proprie autostrade per i ratti, nonché per le blatte, che possono così trasmigrare agevolmente da un sito riproduttivo ad un altro, da colonizzare. La produzione di rifiuti solidi di qualsiasi città viene smaltita in discariche a cielo aperto, oppure in impianti di riciclaggio e compostaggio, ovvero in impianti inceneritori. Basta dare un’occhiata, seppur distratta, a tali ambienti, per rendersi conto di quanti animali traggano giovamento dai cumuli di rifiuti: gabbiani e cornacchie, ratti e topi, blatte e mosche, dermestidi ed acari qui si moltiplicano a dismisura, divenendo veri e propri flagelli, per il grave rischio di diffusione di microrganismi patogeni che la loro presenza determina. Se consideriamo le possibilità di infestazione nelle industrie, con particolare riferimento a quelle alimentari, si deve evidenziare come le strutture ancor oggi, purtroppo sono progettate per lo più senza tenere in alcun conto la possibilità di insediamento di organismi nocivi. Inoltre, frequentemente, le produzioni sono a ciclo continuo, quindi senza alcuna pausa lavorativa da utilizzare per agevoli interventi antiparassitari; le reti elettriche, supportate da apposite canaline sospese a grande altezza, sono comode vie di transito per i roditori, in particolare per Rattus rattus, ma nel contempo sono molto difficili, se non impossibili, da monitorare adeguatamente. I cosiddetti "magazzini automatici" sono pure in via di progressiva diffusione: si tratta di enormi volumetrie, con incastellature altissime, che evidentemente è pressoché impossibile tenere sotto controllo nelle parti più alte, divenendo così il regno, ancora una volta, del ratto nero, oltre che di diversi insetti. Ma numerose altre problematiche si trova oggi ad affrontare chi opera nel settore della disinfestazione civile e industriale. Basti pensare alla diffusione di mense aziendali, ristoranti e self-service, in cui frequente è l’insediarsi di topi e blatte; i villaggi turistici richiedono adeguate misure di contenimento di mosche e zanzare; le navi da crociera, i vagoni ferroviari adibiti a ristorante, presentano miriadi di interstizi ove potenzialmente si possono moltiplicare le blatte: le navi tornano al porto base dopo mesi e mesi di navigazione, i treni praticamente si fermano nelle stazioni di "testa" al massimo solo per qualche ora …. sono tutte situazioni molto difficili da gestire nelle pratiche di disinfestazione. Nei casi sopra ricordati, si tratta di problemi provocati da organismi nocivi "tradizionali", insediati però in ambienti particolari, che si assommano a quelli di sempre, determinati da blatte, mosche, zanzare, pulci e pidocchi, formiche e insetti delle derrate, topi, ratti ed uccelli, acari della polvere e zecche, senza dimenticare gli insetti infestanti il verde urbano. Il disinfestatore opera quindi in industrie alimentari e abitazioni, ospedali e ristoranti, sul verde pubblico e privato, nelle reti fognarie, in musei e magazzini, ove sono accumulate le merci più svariate. In questi anni, però, nuovi importanti problemi si sono dovuti affrontare ed altri con tutta probabilità seguiranno con il trascorrere del tempo. Va ricordata innanzitutto l’introduzione in Italia di nuove specie dannose; nel settore civile, all’arrivo di alcuni decenni fa del Blattodeo Supella longipalpa, è seguito più recentemente l’insediarsi della zanzara tigre, Aedes albopictus, in progressiva, forse inarrestabile diffusione in numerose città. Infine, è solo da poco tempo che si debbono lamentare gli attacchi della "termite del legno secco", Cryptotermes brevis, da noi giunta con l’importazione dei cosiddetti "mobili etnici" dal Sud America. Per quanto riguarda il verde pubblico e privato, si sono succedute e insediate in questi decenni l’Ifantria americana (Hyphantria cunea), la Metcalfa (Metcalfa pruinosa) e, molto più recentemente, la minatrice dell’ippocastano (Cameraria ohridella); si tratta di una serie di progressive emergenze, che hanno richiesto e continuamente esigono all’operatore nel settore della disinfestazione nuovi interventi attuati con apposite strategie. In particolare, ricordo il metodo che prevede l’inoculo a pressione di insetticidi nel fusto delle piante. Tra le "introduzioni" va pure ricordata la possibilità di arrivo dall’estero di ceppi di insetti infestanti, appartenenti a specie ben note (Blatte, Punteruoli e Cappuccino dei cereali, Triboli), ma resistenti ai trattamenti antiparassitari. Oltre tutto il fenomeno della resistenza ai trattamenti sta verificandosi anche nel nostro Paese, in conseguenza di ripetute e frequenti applicazioni degli stessi principi attivi, sia su insetti, che su roditori. Il risultato, inevitabile, è il fallimento della lotta antiparassitaria predisposta. Al momento attuale il disinfestatore si trova ad affrontare ulteriori problemi. Se fino a poco tempo addietro aveva a disposizione numerosi p.a., appartenenti vuoi ai piretroidi, che ai carbammati ed ai fosforganici, tutti dotati di ampio spettro d’azione e caratterizzati per lo più da una certa tossicità anche nei riguardi dell’uomo, attualmente le molecole utilizzabili tendono progressivamente a ridursi, anche in conseguenza dei procedimenti di revisione delle loro caratteristiche (tossicologiche, di impatto ambientale, di residui, ecc.) da parte delle Autorità sovrannazionali, che a volte portano alla revoca delle autorizzazioni all’impiego, anche solo per motivi economici. E’ doveroso ricordare che altre sostanze, di recente o prossima disponibilità, sono invece caratterizzate da meccanismi di azione molto raffinati, che ne consentono un utilizzo "sicuro", ma la cui attività, per esplicarsi appieno e dare risultati attesi, presuppone molte più conoscenze di quelle richieste ad un applicatore di prodotti "tradizionali". Faccio riferimento, a titolo esemplificativo, all’uso degli IGR, all’applicazione di formulazioni in gel per le blatte, all’uso di innovative strategie nella lotta contro le termiti, all’utilizzo di metodi confusionali e attratticidi, per il controllo dei Lepidotteri infestanti le derrate, grazie alla disponibilità dei feromoni specifici e di appositi erogatori: in ogni caso è richiesta una formazione tecnica e pratica che non si può improvvisare. Nel settore della lotta contro i roditori, da anni ormai non vengono più messi a disposizione nuovi principi attivi, ragion per cui quelli disponibili vanno utilizzati con il massimo raziocinio, per non provocare anche in questo caso l’insorgere di ceppi resistenti. Per soffermarsi ancora su questi aspetti del problema, si vuole qui ricordare che, entro breve, notoriamente, non si potranno più effettuare disinfestazioni con il bromuro di metile, oppure saranno imposti limiti severissimi al suo impiego; altri gas tossici verranno probabilmente messi a disposizione, così come ci si dovrà orientare verso diverse tecniche di disinfestazione delle merci e degli ambienti produttivi e di immagazzinaggio. A tal proposito è doveroso evidenziare la decisione presa da diverse imprese specializzate nel settore delle fumigazioni che hanno deciso, già a partire da quest’anno, di sospendere i trattamenti con bromuro di metile all’interno delle industrie alimentari. E’ un momento importante, che certamente dovrà determinare una svolta "epocale" nei criteri di lotta antiparassitaria, sia da parte degli utenti che tradizionalmente facevano conto sull’uso del bromuro stesso, sia da parte di applicatori, che dovranno offrire servizi differenti, puntuali e comunque efficaci, in grado di soddisfare le esigenze delle industrie alimentari Ma i problemi per le imprese di disinfestazione non finiscono certo qui. Da alcuni anni, ormai, è stato introdotto nelle realtà produttive il concetto dell’HACCP, in cui si sono tra l’altro codificati i rischi, di tipo fisico, chimico e biologico. Nel "codice di autodisciplina" che ciascuna realtà si è dovuta dare, sono quindi entrati "in pianta stabile" anche i rischi biologici, provocati da microrganismi e da organismi infestanti. Nel contempo, ovviamente, si è concluso che, se è necessario eliminare tali rischi, ciò non può essere fatto introducendo "nuovi rischi" di tipo chimico, determinati da un uso improprio di sostanze antiparassitarie. Ne scaturisce ancora una volta l’esigenza di attuare più raffinate tecniche di lotta, imperniate innanzitutto sulla prevenzione e sul monitoraggio delle infestazioni: solo quando e laddove sarà realmente necessario, si effettuerà un intervento di difesa diretto, per lo più localizzato, privilegiando le sostanze o i mezzi meno pericolosi. Il monitoraggio, tra l’altro, è ora possibile per numerosi organismi infestanti, anche grazie alla disponibilità di feromoni (sessuali, o di aggregazione) da utilizzare con apposite trappole. Ma spesso si osserva una loro non corretta applicazione, oppure le "letture" dei risultati sono effettuate in modo approssimativo, oppure ancora non sono affatto coordinate con l’attuazione di tecniche di lotta, nel tentativo di eliminare le cause che hanno provocato l’insorgere dell’infestazione! Quanto sin qui illustrato ha voluto evidenziare i problemi che deve affrontare il disinfestatore moderno, che si possono quindi così riepilogare:
- incremento di problemi tradizionali, a causa dell’inarrestabile, a volte disordinato, urbanesimo;
- infestazioni di nuovo tipo, provocate dall’introduzione di specie precedentemente non
presenti;
- sviluppo di ceppi di insetti e roditori resistenti agli antiparassitari comunemente utilizzati;
- scomparsa dal mercato di vecchi p.a., con disponibilità di alcune nuove molecole o nuovi
formulati, caratterizzati da meccanismi d’azione "raffinati";
- imminente messa al bando del bromuro di metile;
- disponibilità di feromoni per attuare il monitoraggio delle infestazioni;
- introduzione dell’HACCP e conseguenti modifiche sostanziali delle strategie di lotta.
Ci si trova quindi di fronte ad una completa rivoluzione nella lotta antiparassitaria, che può
portare ad una rivalutazione del ruolo del disinfestatore, se questi saprà sfruttare positivamente l’opportunità. Al momento attuale, però, la situazione degli operatori che operano nel settore della disinfestazione in Italia, non è gran che entusiasmante e, a mio giudizio, richiede nella generalità dei casi un rapido e forte aggiornamento. Si riconosce che esistono diverse realtà costituite da Imprese di grosse e media dimensioni, in cui esercitano un ruolo importante tecnici laureati – diversi dei quali provengono tra l’altro dall’Istituto di cui faccio parte – in grado di lavorare in modo aggiornato e corretto. In numerosi altri casi, però, ci si trova di fronte ad Imprese dall’organico molto ridotto, che intervengono sulla base di "linee guida" tradizionali, ormai obsolete, ma che risultano essere, con tutta probabilità, le uniche conosciute. Si osserva, nel complesso, che manca una qualificazione professionale, ottenuta a seguito di corsi di specializzazione nel settore, organizzati da Enti ufficiali e riconosciuti a livello ministeriale. Mancano inoltre corsi di formazione permanente, che dovrebbero invece essere obbligatori per chi utilizza antiparassitari in ambienti "delicati", quali ospedali, industrie alimentari, le città in genere. Spesso l’aggiornamento tecnico è sostenuto dalle Case produttrici di antiparassitari, ovviamente interessate a pubblicizzare i propri prodotti: ma se non ci fosse nemmeno questa attività, i disinfestatori sarebbero abbandonati a loro stessi! Nel settore civile, quindi, siamo in una situazione che, paradossalmente, nel complesso, può essere considerata più arretrata che nel settore della difesa antiparassitaria delle colture; tale stato di fatto può essere rapportato allo stadio di sviluppo della lotta contro gli infestanti che si riscontrava in agricoltura una ventina di anni fa, ovvero prima dell’affermarsi dei concetti di lotta integrata. Esistono alcuni aspetti che incidono negativamente sulla necessità di preparazione professionale e, quindi, sulla qualità del servizio. Si osserva innanzitutto che spesso gli appalti per la disinfestazione civile sono assegnati a costi eccessivamente ridotti. Si tende, nei condomini come nelle industrie alimentari, a spendere il meno possibile per un servizio, la cui importanza è sottovalutata. Il risultato è che il personale utilizzato è spesso raccogliticcio, da cui consegue che le attività di disinfestazione saranno certamente scadenti, anche facendo conto sulla mancanza di verifiche dei risultati o, comunque, sulla scarsa preparazione sull’argomento specifico da parte del committente. Si deve anche evidenziare come, in diversi casi, a fronte di appalti ritenuti interessanti, si è disposti ad "abbassare i prezzi" in modo eccessivo, per non soccombere di fronte ad un concorrente che "garantisce" il medesimo servizio ad un costo più basso. In tale situazione, come pretendere poi buoni risultati? Se si passa a considerare gli appalti pubblici, notiamo come in molti casi siano organizzati in modo non tempestivo, o con capitolati tecnici per lo meno discutibili. Spesso i pagamenti delle attività vengono effettuati con gravi ritardi: anche in questi casi, ne va della validità complessiva dei servizi resi, con operatori indotti ad operare in modo approssimativo. Con la globalizzazione imposta dalla Comunità Europea di cui facciamo parte, sempre più però le Imprese di disinfestazione dovranno confrontarsi con concorrenti stranieri che si affacciano al mercato, con altra impostazione e diversa professionalità. Del resto, anche alcune Società italiane del settore stanno entrando in altri Paesi europei, in quanto in grado di operare in modo tecnicamente aggiornato. Questo fenomeno, con ogni probabilità, si estenderà con il trascorrere del tempo. Piaccia a o meno, è inevitabile che ci si dovrà confrontare con realtà agguerrite, ben preparate, pronte a subentrare e ad offrire un servizio competitivo tecnicamente. In altri Paesi, anche a noi confinanti, si trovano disinfestatori che operano nei molini con la tecnica del riscaldamento ambientale o delle atmosfere controllate; altri sono in grado di stabilire, prima di un intervento antiparassitario, se i Tribolii con cui hanno a che fare sono resistenti o meno ad una determinata molecola; altri, aggiornati sulle novità nel settore del monitoraggio proposte in tutto il mondo, sono in grado, anche tramite internet, di importare direttamente i nuovi più efficaci mezzi di monitoraggio; altri ancora si presentano presso il committente di una deblattizzazione esclusivamente con una minuscola valigetta, contenente alcune siringhe di gel ed una torcia elettrica e, utilizzando il tutto con perizia, ottengono ottimi risultati in breve tempo, senza dover interrompere le attività produttive; altri ancora, infine, installano, negli ambienti da trattare con una fumigazione, appositi punti test con insetti prelevati da allevamenti, per verificare i risultati dell’intervento. E’ evidente quindi che non vi sarà più spazio per i cosiddetti "praticoni", semplici distributori di antiparassitari o di bustine di esche per topi (per non dire di esche sfuse, abbandonate qua e là in magazzini e scantinati). Certamente non troveranno più molto spazio nemmeno coloro che, offrendo come servizio associato alla disinfestazione il monitoraggio degli infestanti, presenteranno però report non chiari su quanto rilevato, o non saranno in grado di utilizzare in modo corretto i mezzi tecnici che la ricerca ha reso disponibili. Troppe volte capita ancor oggi di vedere installate trappole in punti ove certamente gli insetti da monitorare mai andranno: il risultato riferito è "infestazione nulla", mentre la realtà è ben altra! In questi casi, la colpa è del mezzo utilizzato, o del disinfestatore? L’operatore deve avere la capacità di interfacciarsi tecnicamente con il committente indicandogli le reali cause che hanno portato al rilievo di una infestazione, collaborando nella predisposizione di programmi di monitoraggio e lotta adeguati, proponendo quindi le tecniche, sia di prevenzione che di lotta, che possano risolvere quel problema specifico. Il disinfestatore, a fronte di un trattamento antiparassitario non riuscito, deve essere in grado di capire – e spiegare – il perché dell’insuccesso. Sarà opportuno quindi che abbia alle spalle un proprio laboratorio, seppur piccolo, oppure sia in grado di rivolgersi a qualche struttura già organizzata in merito, che esamini il problema e possa fornire le indispensabili spiegazioni. Sono tutti aspetti da meditare: la professionalità è e sarà sempre più richiesta nella lotta contro insetti, acari, roditori e volatili. E’ necessario elevare al più presto la qualificazione degli operatori del settore, non più intesi come semplici "acchiappatopi" o sterminatori – se ci riescono – di mosche e scarafaggi, bensì come operatori che esercitano un ruolo fondamentale per il benessere e la salute della popolazione, oltre che nella protezione delle merci e di quanto di prezioso l’uomo è andato accumulando nel tempo. 

Autore: Luciano Süss - Istituto di Entomologia agraria – Università degli Studi di Milano - Fonte: SNOPInforma

     

       

08/01/2004

LO STRESS IN AMBIENTE DI LAVORO - Dall'ISPESL segnaliamo LO STRESS IN AMBIENTE DI LAVORO (36 pagine in PDF).

     

       

08/01/2004

La tutela del lavoro minorile - Segnaliamo il seguente dossier sulla Tutela del lavoro minorile continua >> (167 pagine in PDF).

     

       

08/01/2004

Osservatorio regionale sui servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani - Riportiamo il riferimento internet all'Osservatorio regionale sui servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani della Regione Emilia - Romagna.

 

   

08/01/2004

La palestra della sicurezza - La Cgil di Genova ha realizzato recentemente una vera e propria “palestra della sicurezza”. Ne da' notizia il periodico on-line della Cgil, Rassegna.it.

     

       

08/01/2004

Camera di Commercio di Milano: contributi per la certificazione di qualità, ambiente, responsabilità sociale, salute e sicurezza - La Camera di Commercio di Milano ha promosso una iniziativa a sostegno dell'adozione di sistemi di gestione aziendale (qualità; ambiente salute e sicurezza; responsabilità sociale). È stato infatti indetto un bando di concorso, rivolto alle PMI di tutti i settori, loro cooperative e consorzi, e alle imprese artigiane con sede nella provincia di Milano, impegnate nel conseguimento della certificazione di conformità ad uno o più sistemi di gestione aziendale sopra citati. Lo stanziamento complessivo è di Euro 800.000 ed il contributo riconosciuto alle aziende è pari al 40% delle spese riconosciute ammissibili (al netto di IVA), secondo uno schema che prevede un tetto massimo di finanziamento che varia a seconda del sistema di gestione che viene adottato:

  • Sistema di Gestione della Qualità (norme UNI-EN-ISO 9001/2000): € 5000

  • Sistema di Gestione ambientale (norme UNI-EN-ISO 14001:1996): € 7000

  • Registrazione del sito presso il Comitato per l'Ecolabel e per l'Ecoaudit - sezione EMAS (regolamento CE 761/2001 EMAS): € 8000

  • Sistema di Gestione della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro (norma OSHAS 18001:1999): € 7000

  • Sistema di Gestione della Responsabilità Sociale (norma SA 8000:2001): € 7000

Al finanziamento sono ammesse le spese per la certificazione, la consulenza e la formazione del personale sostenute nell'ambito degli interventi sopra indicati. Le domande di partecipazione possono essere presentate entro e non oltre il 30 settembre 2004.
Per più dettagliate informazioni è possibile visitare il sito web della Camera di Commercio di Milano, all'indirizzo
www.mi.camcom.it/show.jsp?page=233880 o scaricare direttamente il testo del bando di concorso (in formato Acrobat Reader) e/o la domanda di partecipazione (in formato Word).

Per ulteriori informazioni:
Servizio Promozione dell'Innovazione e del Credito
tel. 02.8515.4359/4574
e-mail: Gatto@mi.camcom.it;
Strati@mi.camcom.it

Fonte: UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione

  

     

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

  

08/01/2004

UE: COLDIRETTI, FRUTTA ITALIANA NEL MIRINO - Arrivano nuove ed inspiegabili norme per mele, agrumi e pere - Stop alle tradizionali pere con punteggiatura color ruggine e via libera alle mele "senza polpa" e alla arance verdi facili da confondere con quelle immature, con conseguenze negative per i consumatori e per le imprese agricole nazionali. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle decisioni del recente Comitato di gestione comunitario che hanno di fatto spianato la strada all'approvazione formale da parte della Commissione Europea di tre regolamenti che modificano le norme sugli standard di qualità di mele, pere e agrumi, dove l'Italia è rispettivamente al primo (mele e pere) e al secondo posto (agrumi) sul piano produttivo a livello europeo. Se non ci sarà un intervento diretto dei Commissari europei per bloccare la procedura arriveranno sul mercato - spiega la Coldiretti - arance di provenienza tropicale con colore verde e impossibili da distinguere con quelle immature e sarà anche possibile commercializzare mele dalle dimensioni ridotte, con oltre il 20% di polpa in meno e maggiore scarto a causa dell' aumento dell'incidenza del torsolo. E se non ci saranno adeguati chiarimenti sull'interpretazione delle norme comunitarie il rischio è che alcune varietà di pere apprezzate per la caratteristica rugginosità che ne ricopre la buccia vengano declassate dal punto di vista qualitativo. Su questo punto è necessario - sottolinea la Coldiretti - un chiaro intervento del Ministero per verificare se l'interpretazione data, ovvero che non esisterebbe il problema per le varietà tipicamente rugginose, corrisponda effettivamente al vero. Si tratta - sostiene la Coldiretti - di norme contraddittorie che rischiano di frenare l'impegno delle imprese agricole nazionali verso la qualità e la salvaguardia della caratteristiche di tipicità della produzione nazionale. Ma che rischiano anche - continua la Coldiretti - di creare sconcerto e confusione sul mercato scoraggiando gli acquisti che, nel corso del 2002, hanno fatto segnare un calo del 10%, in un Paese che detiene per la frutta e verdura il primato produttivo e qualitativo europeo.

LA FRUTTA ITALIANA NEL MIRINO

Prodotto

Nuove norme europee

Italia

Agrumi

Via libera alle arance tropicali verdi da confondere con quelle immature

Secondo produttore di agrumi dell’Unione Europea con oltre 132.000 ettari, per una produzione di oltre 3 milioni di tonnellate. Consumo di 16 kg a testa all’anno.

Pere

Stop alle tradizionali pere con punteggiatura color ruggine

Maggiore produttore comunitario di pere con oltre 46.000 ha di pere coltivate, con una produzione che supera i nove milioni di quintali. Consumo a persona di 9 kg all’anno.

Mele

Arrivano le mele con il 20% di polpa in meno

Primo produttore comunitario con oltre 67.000 ettari coltivati per una produzione che supera le 2,2 milioni di tonnellate all'anno. Consumo di 20 kg all’anno per persona.

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

 

   

08/01/2004

Ue: uova con etichetta "dal pollaio alla tavola" - L'entrata in vigore dal primo gennaio 2004 del nuovo sistema di etichettatura e marchiatura delle uova, dal pollaio alla tavola, con l'obbligo di indicare la provenienza, rappresenta un importante passo in avanti per rispondere alla domanda di trasparenza di imprese e consumatori. E' quanto afferma la Coldiretti in relazione all'approvazione da parte del Consiglio dei ministri dell'Agricoltura della Ue delle nuove regole per rafforzare il sistema di etichettatura e di rintracciabilita' delle uova in Europa. Il provvedimento - precisa la Coldiretti - prevede che nell'etichettatura e marchiatura delle uova sia indicato un codice con il numero distintivo del produttore, il metodo di allevamento e lo stabilimento di lavorazione. Nel 2002 - riferisce la Coldiretti - secondo l'Unione Nazionale Avicoltori sono stati prodotti in Italia 12 miliardi e 797 milioni di uova contro i 12 miliardi e 901 milioni del 2001 (-0,8%) e, considerati gli scambi commerciali, il consumo totale di uova e' risultato pari a 12 miliardi e 912 milioni di uova contro i 13 miliardi e 55 milioni del 2001 (-1,1%), con un consumo medio per abitante di 223 uova (2 in meno rispetto al 2001).

Fonte: e-coop

 

   

08/01/2004

Ogm free: Greve in Chianti pianta il primo carte - 21/11/2003 15:29 - Un cartello per ogni Comune: è la proposta di Legambiente e Città del Vino“ - Comune ogm free”: un cartello all’ingresso del territorio comunale per sancire a chiare lettere il rifiuto delle colture geneticamente modificate. Da oggi si può vedere a Greve in Chianti che, per primo, accoglie la proposta di Legambiente e Città del Vino a tutela del territorio italiano e delle sue tradizioni agricole e gastronomiche. I cartelli, però, potrebbero presto diventare oltre 500, perché il progetto presentato oggi dalle due associazioni potrebbe raccogliere le immediate adesioni dei 520 Comuni aderenti a Città del Vino. Asti, Berchidda (Ss), Terzigno (Na), Montefalcione (Av) e Corno di Rosazzo (Ud) hanno dato la loro adesione quasi in tempo reale, visto che la campagna è appena partita.
Di questa iniziativa, delle peculiarità dello sviluppo rurale italiano, dei rischi Ogm si parla oggi, prima della “piantumazione”, nella sala del Consiglio Comunale di Greve in Chianti al convegno “Libero da Ogm. Lo sviluppo rurale tra tradizione e innovazione” organizzato da Legambiente e Città del Vino. Tra i partecipanti, moderati dalla giornalista Andreina De Tomassi, intervengono Tito Barbini, assessore all'agricoltura della Regione Toscana, Ermete Realacci e Francesco Ferrante di Legambiente, Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti, Stefano Masini, responsabile Ambiente e territorio di Coldiretti, Vincenzo Vizioli, presidente Aiab, Salvatore Ranchetti, direttore assicurazione qualità Esselunga, Alessio Planeta, produttore vinicolo siciliano, Maurizio Zucchi, direttore qualità Coop Italia, Floriano Zambon, neopresidente dell’Associazione nazionale Città del Vino, insieme ad altri rappresentati del mondo agricolo, istituzionale e commerciale.
L’incontro è l’occasione per dichiarare la decisa presa di posizione di alcuni Comuni del nostro Paese contro l’introduzione indiscriminata di sementi biotech, in questa fase di massima discussione europea sui temi della coesistenza tra agricoltura biologica, convenzionale e biotecnologia e sul futuro dei prodotti enogastronomici di qualità. In Italia, il vino Ogm ancora non c’è, ma il pericolo sì. Il principale rischio Ogm per i nostri vitigni è quello legato alla contaminazione accidentale. Un meccanismo pericoloso quanto pervasivo, contro il quale lo stesso ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno ha più volte ribadito di non voler abbassare il livello di guardia.
“Le Città del vino vogliono mettersi alla guida di una grande campagna che coinvolga tutti i Comuni italiani per mettere definitivamente al bando le colture Ogm dal nostro Paese – ha detto il neopresidente delle Città del Vino, Floriano Zambon -. Un Paese che vuole valorizzare la qualità e la tipicità delle proprie produzioni deve esplicitamente escludere l’utilizzo di prodotti Ogm e tutelarsi dal rischio della contaminazione, a partire dalle sementi. Così, in base all'adozione del principio di precauzione e a garanzia della sovranità delle scelte di produttori e consumatori, non si può che adottare un limite di tolleranza zero per la contaminazione accidentale da Ogm. Unica garanzia per salvaguardare la tipicità di ogni zona agricola e i frutti di un'agricoltura di qualità”.
“Si deve scongiurare ogni ipotesi di ‘coesistenza’ – ha commentato Ermete Realacci, presidente nazionale di Legambiente – che farebbe venir meno il confine tra ogm e ogm-free. L’Italia deve essere la patria della buona agricoltura e dei prodotti tipici, non una terra di conquista dell'agricoltura transgenica. Il nostro Paese ha un sistema agroalimentare unico, caratterizzato da una superficie agricola molto parcellizzata e da una forte interdipendenza tra contesti territoriali e culturali, dove le produzioni tipiche e di qualità si sono ormai affermate come valido motore di sviluppo, anche a livello internazionale. Per il nostro Paese non esiste opportunità né convenienza a produrre vini geneticamente modificati ma nemmeno a rischiare contaminazioni tra produzioni ogm e produzioni tradizionali. Rinviare le azioni a livello regionale all'accertamento del fallimento delle misure aziendali, significa rendere irreversibile la contaminazione delle coltivazioni tradizionali e biologiche compromettendo fortemente la competitività dell'agricoltura italiana fondata sulla qualità e tipicità delle sue produzioni”.
“Proteggere e valorizzare la specificità dei nostri vini – ha aggiunto Paolo Saturnini, sindaco di Greve in Chianti - salvare i vitigni autoctoni dimenticati, opporsi all’avvento degli OGM nel settore della vitivinicoltura, significa difendere l’essenza stessa della nostra produzione enologica. Proteggere e valorizzare la cultura materiale, le tradizioni, gli usi e costumi, i prodotti tipici delle terre del vino vuol dire difendere le ragioni del turismo del vino. Nessuno ci ha ancora fornito una ragione plausibile per l’introduzione degli ogm nella vitivinicoltura. Non abbiamo bisogno di produrre più vino; non abbiamo bisogno di produrlo laddove le condizioni ambientali non lo consentono; non abbiamo bisogno di produrre vini-fotocopia. Perché il concetto di vino è antitetico a quello di omologazione e perché il futuro della vitivinicoltura italiana passa e, ancora di più, passerà in futuro dalla esaltazione delle diversità. Il futuro del nostro vino ha molto a che fare con la valorizzazione del territorio e con il recupero dei vitigni autoctoni e poco a che spartire con la filosofia che sta dietro al business degli ogm”.
L’elenco dei 520 Comuni aderenti alle Città del Vino è sul sito Internet www.cittadelvino.com
5 ottimi motivi perché un comune si dichiari antitransgenico:
· Per valorizzare le produzioni locali, di pregio, tradizionali;
· promuovere un modello di agricoltura dal massimo rispetto ambientale;
· evitare di compromettere l'equilibrio biologico e l'ecosistema;
· prevenire danni alla salute della popolazione;
· consentire alle aziende a conduzione biologica di poter continuare la propria attività

Fonte: Legambiente

 

   

08/01/2004

L'Agricoltura biologica - Istruzioni per l'uso - Dal sito del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali segnaliamo "L'Agricoltura biologica - Istruzioni per l'uso".

 

   

08/01/2004

CORTE GIUSTIZIA: DATA SCADENZA LATTE PASTORIZZATO - CASO GRANAROLO CONTRO COMUNE DI BOLOGNA - La direttiva del Consiglio 16 giugno 1992, 92/46/CEE, che stabilisce le norme sanitarie per la produzione e la commercializzazione di latte crudo, di latte trattato termicamente e di prodotti a base di latte, nonché gli artt. 28 CE e 30 CE ostano ad una normativa nazionale, come quella italiana, che prevede per il latte pastorizzato ad alta temperatura una data di scadenza di quattro giorni dopo quella di confezionamento di tale prodotto. La Granarolo vince la propria causa contro il Comune du Bologna. Secondo la Corte comunitaria, infatti, anche se effettivamente la determinazione del termine di consumazione del latte spetta alla politica sanitaria degli Stati membri, il governo italiano non ha addotto alcun argomento a dimostrazione del fatto che la data di scadenza fissata dalla normativa nazionale è necessaria per il per il latte pastorizzato ad alta temperatura, al fine della tutela della salute pubblica o di un altro interesse generale. La data di scadenza di quattro giorni fissata dalla legge n. 169/89 appare comunque sproporzionata all'obiettivo della tutela della salute pubblica, giacché non risulta da elementi obiettivi che il latte pastorizzato ad alta temperatura abbia una durata di conservazione breve quanto quella del latte fresco pastorizzato. A parere della Corte, in ogni caso, una normativa di uno Stato membro quale quella controversa nella causa principale costituisce una restrizione alla libera circolazione delle merci ai sensi dell'art. 28 CE. (Corte di Giustizia delle Comunità Europee - Quinta Sezione, Sentenza 13 novembre 2003: Agricoltura - Regole sanitarie per la produzione e la commercializzazione del latte trattato termicamente - Libera circolazione delle merci - Legge nazionale che prescrive una data di scadenza per il latte pastorizzato ad alta temperatura).

  

  

08/01/2004

I numeri del Bio in USA - Segnaliamo l'articolo ''I numeri del Bio in USA'':
Superficie dedicata all ' agricoltura biologica: 1.000.000 di ettari, pari allo 0,22% della SAU. Il mercato è passato da un miliardo di dollari nel 1990 a 13 miliardi nel 2003 (+40% rispetto al 2001). I principali istituti di ricerca ritengono che nel 2005 il mercato americano dei prodotti biologici varrà 20 miliardi di dollari, con una spesa di 62,9 dollari pro capite, mantenendo nei prossimi anni un tasso di crescita tra il 18 e il 25% annuo. Il 54% della popolazione ha provato prodotti biologici. Il 29% della popolazione consuma più prodotti bio rispetto al 2002. Il mercato biologico rappresenta l ' 1-2% del mercato totale. I prodotti biologici più acquistati presso i punti vendita specializzati sono: Frutta fresca e vegetali, Bevande (importate), Pane e prodotti da forno, Prodotti confezionati (importati), Latticini. Per quanto riguarda la distribuzione: Il 49% dei prodotti bio è venduto nei supermercati. In vendita anche nei 20.000 "Natural Food Stores ". In vendita nel 73% dei negozi di alimentari. Il 30% delle vendite di prodotti naturali confezionati transita attraverso le catene di vendita tradizionali. La grande distribuzione sta cercando di dedicare sempre più spazio ai prodotti naturali e biologici e di erodere in tal modo un mercato eccezionalmente promettente che finora è rimasto saldamente in mano ai produttori e distributori specializzati. In ogni caso, i supermercati bio restano la destinazione privilegiata di consumatori e produttori. A guidare quest ' ultimo gruppo ci sono le catene naturali Whole Foods e Wild Oats, che prevedono di aprire ciascuna 50 nuovi negozi nei prossimi due anni. econdo il Nutrition Business Journal, nel 2002 il 40% dei prodotti biologici stato acquistato presso i supermercati tradizionali di grandi dimensioni 34% nel 2000 e 31% nel 1998). Secondo le previsioni della stessa fonte, nel 2006 la GDO avrà superato i punti vendita specializzati in prodotti biologici." (Sana)

Fonte: A.I.A.B. - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica

  

  

08/01/2004

Etichettatura, presentazione e pubblicita' dei prodotti alimentari - Ministero delle Attivita' Produttive - Circolare 10/11/2003, n. 168:
Etichettatura, presentazione e pubblicita' dei prodotti alimentari.
(G.U.R.I. n. 4 del 7/1/2004)

  

  

08/01/2004

Criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali - Ministero della Salute - D.M. 29/12/2003:
Attuazione della direttiva n. 2003/40/CE della Commissione nella parte relativa ai criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali di cui al decreto ministeriale 12 novembre 1992, n. 542, e successive modificazioni, nonche' alle condizioni di utilizzazione dei trattamenti delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente.
(G.U.R.I. n. 302 del 31/12/2003)

  

  

08/01/2004

Distillazione facoltativa dei vini - Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - D.M. 14/11/2003:
Distillazione facoltativa dei vini, di cui all'art. 29 del regolamento CE n. 1493/99.
(G.U.R.I. n. 302 del 31/12/2003)

Ministero delle Politiche Agricole e Forestali - Comunicato 31/12/2003:
Comunicato relativo a «Distillazione facoltativa dei vini da tavola di cui all'art. 29 del reg. (CE) n. 1493/99 - nota esplicativa».
(G.U.R.I. n. 302 del 31/12/2003)

    

                              
                             
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