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7 GENNAIO 2004

  

    

07/01/2004

Che cos'è una norma - Secondo la Direttiva Europea 98/34/CE del 22 giugno 1998:
"norma" è la specifica tecnica approvata da un organismo riconosciuto a svolgere attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria e che appartenga ad una delle seguenti categorie:

  • norma internazionale (ISO)

  • norma europea (EN)

  • norma nazionale (UNI)

Le norme, quindi, sono documenti che definiscono le caratteristiche (dimensionali, prestazionali, ambientali, di sicurezza, di organizzazione ecc.) di un prodotto, processo o servizio, secondo lo stato dell'arte e sono il risultato del lavoro di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo.

La norma tecnica: caratteristiche

  • CONSENSUALITÀ: deve essere approvata con il consenso di coloro che hanno partecipato ai lavori;

  • DEMOCRATICITÀ: tutte le parti economico/sociali interessate possono partecipare ai lavori e, soprattutto, chiunque è messo in grado di formulare osservazioni nell'iter che precede l'approvazione finale;

  • TRASPARENZA: UNI segnala le tappe fondamentali dell'iter di approvazione di un progetto di norma, tenendo il progetto stesso a disposizione degli interessati;

  • VOLONTARIETÀ: le norme sono un riferimento che le parti interessate si impongono spontaneamente.

La normazione: oggi

L’attività di normazione consiste nell’elaborare - attraverso la partecipazione volontaria, la consensualità e procedure di trasparenza - documenti tecnici che, pur essendo di applicazione volontaria, forniscano riferimenti certi agli operatori e possano pertanto avere una chiara rilevanza contrattuale. A volte l’argomento trattato dalle norme ha un impatto così determinante sulla sicurezza del lavoratore, del cittadino o dell’ambiente che le Pubbliche Amministrazioni fanno riferimento ad esse richiamandole nei documenti legislativi e trasformandole, quindi, in documenti cogenti. In ogni caso, mano a mano che si diffonde l’uso delle norme come strumenti contrattuali e che, di conseguenza, diventa sempre più vasto il riconoscimento della loro indispensabilità, la loro osservanza diventa quasi "imposta" dal mercato. È proprio la progressiva trasformazione dei mercati da locali, nazionali, ad europei ed internazionali che ha portato ad una parallela evoluzione della normativa da nazionale a sovranazionale, con importanti riconoscimenti anche dal WTO (World Trade Organization). Da qui la vasta partecipazione di Paesi, oltre 100, alle attività dell’ISO e l’importanza che le sue norme, pur essendo di libero recepimento da parte degli organismi di normazione suoi membri, rivestono sui mercati mondiali.
A differenza dell’ISO il mondo europeo delle normazione è strettamente interrelato con un corpo sempre più completo di direttive dell’Unione Europea e ha dovuto, quindi, darsi regole interne più rigide: gli organismi di normazione membri del CEN sono infatti obbligati a recepire le norme europee e a ritirare le proprie, se contrastanti.
In tale contesto è evidente che l’attività normativa nazionale si sta via via limitando a temi più specificatamente locali o non ancora prioritari per studi sovranazionali e sta sempre più organizzando le proprie risorse per contribuire alle attività europee ed internazionali. Dal principio del secolo ad oggi, l’evoluzione della normazione non si è solo concretizzata in un allargamento di orizzonti geografici: la normazione ha infatti subito anche una sensibile evoluzione concettuale, che l’ha portata ad abbracciare significati sempre più ampi.
Oggi l’attività di normazione ha per oggetto anche la definizione dei processi, dei servizi e dei livelli di prestazione, intervenendo così in tutte le fasi di vita del prodotto e nelle attività di servizio. Non solo: oggi la normazione si occupa anche di definire gli aspetti di sicurezza, di organizzazione aziendale (UNI EN ISO 9000) e di protezione ambientale (UNI EN ISO 14000), così da tutelare le persone, le imprese e l’ambiente

  

     

07/01/2004

Come pubblicizzare le certificazioni ISO 9001 e ISO 14001 - ISO ha pubblicato delle nuove e precise linee guida per aiutare le imprese a pubblicizzare le certificazioni ottenute sulla base della norma ISO 9001:2000 sui sistemi di gestione per la qualità o ISO 14001 sui sistemi di gestione ambientale.
Dal titolo "Publicizing your ISO 9001:2000 or ISO 14001" il volume ha lo scopo di pubblicizzare, comunicare e promuovere le certificazioni ottenute dalle imprese verso le parti interessate, dal personale alla clientela, dai partners commerciali al grande pubblico in generale.
La data scelta per la pubblicazione del volume, il 15 dicembre 2003, è una data importante, che ha marcato la fine del periodo (tre anni) accordato alle aziende per effettuare la transizione dei certificati di conformità dalle norme ISO 9001, ISO 9002 e ISO 9003 del 1994 alla ISO 9001 del 2000, che le sostituisce. Dal 15 dicembre infatti gli organismi di accreditamento nazionali membri IAF (International Accreditation Forum) non riconoscono più la validità dei certificati di conformità alle norme del 1994, e di conseguenza tali certificati hanno perso lo "stato di accreditamento". Le linee guida ISO puntano sulla necessità di fornire il riferimento completo "ISO 9001:2000" (e non semplicemente "ISO 9001") al fine di evitare tutte le possibili confusioni: ciò aiuterà le imprese certificate ad evitare le trappole più diverse, in particolare sull'utilizzo abusivo o ingannevole del nome e logo dell'ISO in relazione alla certificazione. ISO infatti non esegue verifiche e non rilascia certificati ISO 9001:2000 o ISO 14001. Queste attività sono realizzate indipendentemente dall'ISO da più di 750 organismi di certificazione in tutto il mondo. Il volume, disponibile nelle edizioni inglese e francese, sottolinea inoltre il fatto che le norme ISO 9001:2000 e ISO 14001 specificano delle esigenze generiche relative a sistemi di gestione, e non esigenze specifiche per prodotti e servizi. Riassumendo: non si devono apporre marchi di conformità alla ISO 9001:2000 e alla ISO 14001 sui prodotti, sull'etichettatura o sull'imballaggio, e in nessun altro modo che possa essere interpretato come indicante la conformità di prodotto.

Per informazioni:
Diffusione UNI
tel. 02 70024.1, fax 02 70105992
e-mail: diffusione@uni.com.

  

     

07/01/2004

Al Voto Formale l'Eurocodice 8 sulla progettazione strutturale in zona sismica - È appena iniziata la procedura di Voto Formale sul prEN 1998-1 "Eurocode 8: Design of structures for earthquake resistance - Part 1: General rules, seismic actions and rules for buildings", elaborato in seno al CEN/TC 250 "Structural Eurocodes", grazie anche al diretto contributo della comunità scientifica italiana. Il documento rappresenta l'evoluzione della precedente versione sperimentale (ENV), sulla base delle relative esperienze applicative. Ad esso è esplicitamente ispirato il recente nuovo ordinamento legislativo italiano in materia di costruzioni in zona sismica (Ordinanza Presidenza Consiglio Ministri 20 marzo 2003), caratterizzato dall'abbandono del carattere convenzionale e puramente prescrittivo della normativa tradizionale a favore di una impostazione esplicitamente prestazionale, propria delle norme di nuova generazione, nella quale gli obiettivi della progettazione sono dichiarati e i metodi utilizzati allo scopo (procedure di analisi strutturale e di dimensionamento degli elementi) sono singolarmente giustificati. La Commissione Ingegneria strutturale dell'UNI, organo tecnico di interfaccia nazionale competente in materia, dovrà esprimere il proprio parere entro la fine del mese di gennaio 2004.

  

     

07/01/2004

Allo studio un mandato al CEN sulle prestazioni ambientali integrate degli edifici - Nel Libro Verde della Commissione Europea “Verso una strategia Europea di sicurezza dell’approvvigionamento energetico” si conferma la previsione per cui nel prossimo futuro l’Europa sarà sempre più dipendente da fonti di energia esterne e le emissioni nell’atmosfera continueranno ad aumentare. Si calcola che nel 2030 il 70% del fabbisogno energetico europeo sarà soddisfatto da fonti di approvvigionamento esterne. Per quanto concerne l’ambiente, la produzione di energia arriverà generare il 94% delle emissioni di CO2. Il 40% del fabbisogno energetico complessivo sarà assorbito dal settore delle costruzioni. Per far fronte a tale scenario, le Istituzioni Comunitarie hanno predisposto una serie di provvedimenti, tra cui, lo scorso dicembre, la direttiva 2002/91/CE avente l’obiettivo di promuovere il miglioramento del rendimento energetico degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché il miglioramento delle prescrizioni per quanto riguarda il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi. Le disposizioni in essa contenute riguardano:

  • il quadro generale di una metodologia per il calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici;

  • l'applicazione di requisiti minimi in materia di rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione e degli edifici esistenti di grande metratura sottoposti a importanti ristrutturazioni;

  • la certificazione energetica degli edifici;

  • l'ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento d'aria negli edifici, nonché una perizia del complesso degli impianti termici le cui caldaie abbiano più di quindici anni.

In piena sintonia con la strategia del “nuovo approccio” (direttive e requisiti essenziali stabiliti dalle Istituzioni Comunitarie, norme armonizzate di attuazione agli organismi di normazione), è ora allo studio della Commissione Europea una proposta di mandato in materia di prestazioni ambientali integrate degli edifici, nelle quali è ovviamente contemplato il rendimento energetico.
L’obiettivo della Commissione è quello di pervenire alla definizione di un metodo per la dichiarazione volontaria di informazioni di carattere ambientale di prodotti e materiali da costruzione, finalizzate a supportare la realizzazione di opere sostenibili, le quali dovrebbero assicurare tutte le funzioni necessarie all’utenza finale, minimizzando allo stesso tempo l’impatto ambientale.
La situazione attuale è piuttosto frammentata. Non risulta al momento esistere, a livello locale, un quadro regolamentare di riferimento. Tuttavia, i produttori affrontano continuamente le più svariate richieste di informazioni da parte del mercato, basate sui diversi metodi utilizzati nei vari Stati membri, con il risultato di una crescita considerevole dei costi e di una reciproca non accettazione delle dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD). Al fine di assicurare che siano create ed utilizzate delle informazioni ambientali comparabili, senza creare barriere al commercio, è necessario creare degli schemi nazionali derivati da un programma comune europeo basato su norme europee o internazionali in materia di EPD. Al fine di consentire al CEN (Comitato europeo di normazione) di proseguire in modo coordinato con i lavori normativi dei Comitati Tecnici che si occupano di norme tecniche in materia, è necessario che il mandato della Commissione europea stabilisca con chiarezza tempi, contenuti e obiettivi di tale attività. Al momento si prevede lo sviluppo di una norma europea sulle prestazioni ambientali degli edifici e di una norma trasversale sulle dichiarazioni ambientali di prodotto per materiali e prodotti da costruzione. Dal canto suo, il CEN assicurerà il coinvolgimento di tutte le parti interessate, quale elemento imprescindibile dell’attività normativa volontaria, al fine di assicurare quei caratteri di trasparenza e consenso propri di un sistema normativo volontario, potenzialmente più efficace, in quanto condiviso, di un sistema normativo cogente.

UNI, Alberto Galeotto
Comparto Costruzioni
e-mail:
costruzioni@uni.com

Pubblicato su Edilizia e Territorio n. 50/2003 (22-27 dicembre 2003)

 

  

Fonte: UNI - Ente Nazionale Italiano di Unificazione
   

      

                             
                             
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