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02/01/2004
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ESPOSIZIONI
PROFESSIONALI NEL SETTORE TESSILE
- INTRODUZIONE - Le
attività tessili si collocano tra le più antiche nella storia dell’umanità
ed il loro sviluppo è
strettamente connesso a quello della civiltà. Si è passati così da un’epoca
di attività meramente familiare, ad una artigianale ed, infine, con l’avvento
della rivoluzione industriale e il progressivo raffinarsi delle tecnologie,
alla vera e propria fase industriale. L’industria
tessile consiste di un insieme di settori che vanno dalla produzione dei
materiali, alla lavorazione, al finissaggio, alla colorazione, al
confezionamento,
ciascuno dei quali comprende una serie di fasi lavorative, con
particolari esposizioni e potenziali rischi per i lavoratori. In
questa nota sono analizzate le valutazioni tossicologiche effettuate da alcune
tra le più importanti
Organizzazioni scientifiche ed istituzionali nonché i principali
studi condotti sulle esposizioni nell’industria tessile, con particolare riferimento
a quelle con potenzialità cancerogene.
VALUTAZIONI
DI TOSSICITA’
Quando si procede ad una valutazione di rischio cancerogeno associato a
determinate esposizioni
professionali, il punto di riferimento è generalmente costituito dall’International
Agency for Research on Cancer (IARC). Come noto, l’Agenzia di Lione ha
inserito le attività tessili in gruppo 2B, sulla base di una limitata
evidenza di cancerogenicità,
rilevata dagli studi sull’uomo disponibili (1). La IARC ha, infatti, esaminato
un poderoso insieme di studi epidemiologici, basati su statistiche nazionali
di mortalità, condotti su base ospedaliera o ancora studi caso-controllo, nei
quali sono analizzati gli
incrementi di molti tipi di neoplasie, tra cui il cancro orofaringeo,
laringeo, esofageo, dello stomaco, del colonretto, della vescica, del polmone,
del sistema emopoietico. Non sono naturalmente disponibili studi sperimentali
o informazioni d’altra natura. Bisogna anche rilevare che, da tale valutazione,
sono escluse le attività che comportano esposizione ad amianto e ad oli minerali,
noti cancerogeni per l’uomo. La
valutazione di sospetta cancerogenicità si basa, essenzialmente, sui
risultati di aumento dell’incidenza
di cancro vescicale tra i tintori ed i tessitori e di cancro dei seni
paranasali tra i tessitori. Per quanto riguarda i primi, le esposizioni
sospette sono quelle a
coloranti azoici, per i secondi quelle a polveri provenienti da fibre e
tessuti. La valutazione
della IARC ha, tra l’altro, avuto l’effetto di influenzare gli studi successivi,
indirizzandoli verso l’esplorazione mirata di queste sedi tumorali, che comunque
non esauriscono l’intero panorama dell’eventuale rischio di cancerogenicità
nell’industria tessile. Così,
a livello nazionale, la valutazione del rischio cancerogeno è stata
effettuata dalla Commissione
Consultiva Tossicologica Nazionale (CCTN), che partendo dall’analisi della
IARC, ha preso in considerazione altri studi epidemiologici, portati a termine
dopo la valutazione della
IARC stessa. In
particolare, la CCTN ha esaminato tre studi sul tumore della vescica, due,
casocontrollo, condotti
negli USA ed uno, di coorte, condotto in Cina, e tre studi casocontrollo sul
tumore nasale, dei quali due condotti in Italia ed uno in Francia. I risultati
di tutti questi studi, comunque, non aggiungono elementi di valutazione sostanzialmente
differenti da quelli contenuti nella monografia della IARC e, quindi, la
CCTN ha confermato la valutazione di limitata evidenza di cancerogenicità per
cancro della vescica per i
tintori ed i tessitori e di cancro dei seni paranasali per i tessitori
(2).
STUDI
EPIDEMIOLOGICI RECENTI
In linea generale, si può asserire che, nell’ultimo decennio, l’attenzione
per le esposizioni nel
settore tessile è diminuita, sia per il generale miglioramento delle condizioni
di lavoro sia per lo spostamento di gran parte delle mansioni in Paesi extraeuropei.
Tuttavia, il lungo periodo di latenza di alcune delle patologie correlate fa
sì che ancora oggi, e probabilmente ancora per vari anni, si possa
riscontrare un’associazione
positiva tra esposizioni pregresse e aumento dell’incidenza di alcune forme
tumorali. Tra gli studi
più significativi, si possono citare i seguenti. Uno
studio di popolazione caso-referente, condotto nell’area di Prato, ha
evidenziato un aumentato
rischio di cancro polmonare tra i cernitori di stracci ed i tessitori. L’analisi
temporale, inoltre, ha indicato il rischio più alto per i cernitori esposti
negli anni ’50 e per i
tessitori impiegati negli anni ’70, suggerendo l’amianto e gli oli minerali,
rispettivamente, come i relativi fattori cancerogeni (3) Uno
studio retrospettivo condotto in un impianto di tessuti sintetici nel Quebec
ha prodotto interessanti ed
articolati risultati. Gli autori hanno osservato un aumento significativo
per "tutti i tumori", cancro del fegato, della colecisti, linfoma
non - Hodgkin e sarcoma a
cellule reticolari nel reparto di produzione delle fibre di acetato di
cellulosa; "tutti i tumori" nel reparto di estrusione del triacetato
di cellulosa e tra gli
addetti alle pulizie; leucemie tra i non esposti (4). Gli stessi autori hanno
rilevato, inoltre, un
aumento di cancro del colon per gli uomini impiegati nel reparto d’estrusione
del polipropilene e del triacetato di cellulosa, correlato alla durata dell’impiego
(5) Un successivo studio
canadese, mirato ad identificare nuovi fattori eziologici per linfomi
e mielomi, ha associato i linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin con l’esposizione
a polveri tessili o altre
mansioni correlate (6). Uno
studio di coorte su 7892 lavoratori, impiegati da almeno 10 anni in una
fabbrica di cotone, non ha
rivelato incrementi statisticamente significativi, rispetto alla popolazione
generale, né per quanto riguarda la mortalità generale né per patologie neoplastiche,
quali cancro polmonare, laringeo e altre sedi (7) Un
recente studio spagnolo, mirato all’identificazione di attività lavorative
e industrie ad alto rischio
per cancro della vescica non ha riscontrato alcuna associazione
tra esposizione nell’industria tessile ed aumento dell’incidenza di carcinoma
vescicale, con l’eccezione di lavoratori (filatori, torcitori e controllori
di macchine), esposti a
dosi molto alte nel periodo 1960-74 (8). Si
può citare, infine, la segnalazione di un decesso per mesotelioma pleurico in
un operaio di uno
stabilimento di produzione laniera, in Biella, con 35 anni di servizio come
addetto alla manutenzione delle macchine (9). Tale caso ha destato interesse poiché
la produzione laniera non è considerata un’occupazione a rischio per insorgenza
di mesotelioma.
VALUTAZIONI
DI CANCEROGENICITA’ DI ALCUNE SOSTANZE USATE NEL TESSILE
Nella maggior parte degli studi effettuati nell’industria tessile, viene
prestata grande attenzione
alle sostanze chimiche utilizzate nei processi produttivi, quali potenziali fattori
di rischio cancerogeno. In
tabella 1, è riportata una lista (non esaustiva) di 21 sostanze e gruppi di
esse, con le relative
allocazioni di cancerogenicità, scelte tra le più significative, a livello nazionale
ed internazionale. In particolare, sono riportate le valutazioni della IARC, dell’Unione
Europea (UE), della CCTN e dell’Environmental Protection Agency (EPA) degli
Stati Uniti. Per facilitare la lettura di questa tabella, è riportato uno
schema di corrispondenza
tra le categorie di cancerogenicità dei sistemi di classificazione considerati
(tabella 2). Come si può
leggere dalla tabella 1, sono presenti nei cicli produttivi sostanze, quali la
benzidina e il bicromato di potassio, valutati come sicuri cancerogeni umani
da tutte le Organizzazioni
considerate. Altre sostanze (o gruppi di esse) sono valutate come
probabili cancerogeni: coloranti a base di benzidina, 4-cloro-o-toluidina,
dietil solfato,
formaldeide, percloroetilene, o-toluidina, tricloroetilene, tris(2,3-
dibromopropil)
fosfato. Altre, infine, sono sospetti cancerogeni. Bisogna osservare che
sono presenti delle discordanze, che riguardano l’acrilonitrile, il
diclorometano, la
formaldeide, il percloroetilene, e il tricloroetilene. Le discordanze nelle
allocazioni effettuate da
Istituzioni diverse sono relativamente frequenti e le ragioni possono essere
trovate sia in differenti criteri di valutazione sia in tempi diversi in cui
è stata effettuata la
valutazione stessa (10). E’ d’uopo ricordare che queste classificazioni sono
meramente qualitative, ossia si basano sul peso dell’evidenza di
cancerogenicità,
così come si evince da tutte le informazioni disponibili sulla sostanza al
momento della valutazione, e sono quindi passibili di continui aggiornamenti
nel tempo. Per
quanto riguarda l’acrilonitrile, comunque, si può rilevare che la IARC ha
solo recentemente spostato
questa sostanza dal gruppo 2A al 2B, dopo che ulteriori indagini
epidemiologiche, condotte con metodologia più rigorosa, e l’analisi metanalitica
degli studi precedenti, avevano dimostrato che non sussisteva associazione
tra l’esposizione ad acrilonitrile ed aumento del rischio di cancro, esaminato
per varie sedi, compreso il polmone, il sistema nervoso centrale e la prostata.
L’evidenza sull’uomo è stata così considerata inadeguata e, sulla base
di una sufficiente evidenza
sull’animale, la sostanza è "declassata" in gruppo 2B (11) Per
quanto riguarda, poi, la formaldeide, solo l’UE dà una classificazione di
"sospetto cancerogeno",
mentre nei restanti casi è inserita in categorie a rischio più alto. Motivazioni
pratiche, in questo caso specifico, non possono essere escluse.
CONCLUSIONI
Gli studi effettuati sull’industria tessile nei decenni precedenti hanno
rivelato la presenza di
rischi cancerogeni rilevanti, che ha portato alla valutazione delle esposizioni
professionali in questo settore come sospette cancerogene. L’attenzione
prestata, sia a livello scientifico sia istituzionale, ai problemi
dell’industria tessile, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzazione di
sostanze pericolose, ha
portato ad un generale miglioramento del livello di sicurezza sul lavoro.
Tuttavia, sono ancora in uso sostanze e preparati con potenzialità cancerogene,
che devono essere tenute sotto controllo, soprattutto per quanto riguarda
i nuovi cicli tecnologici. Bisogna
anche porre l’accento sul fatto che i più recenti studi epidemiologici non riguardano
realtà nazionali. Sarebbe quindi auspicabile che fossero effettuate nuove
indagini, per la conoscenza dettagliata della situazione nazionale, in relazione
ai diversi cicli produttivi ed alla tipologia di fibre naturali e artificiali
e di sostanze chimiche
utilizzate, anche in collaborazione con le categorie professionali del
settore. Tali indagini devono anche essere finalizzate all’ottenimento d’informazioni
sui principali cambiamenti verificatisi nei vari comparti ed alla verifica
di condizioni di esposizioni che possono determinare un aumento del rischio
cancerogeno. Sarebbe opportuno, inoltre, effettuare una sorveglianza mirata
per le pregresse esposizioni.
REFERENZE
1. IARC Monographs on the evaluation of the carcinogenic risks of chemicals to
humans (Lione). Vol. n. 48,
1990.
2. Mucci N., Rossi L. (Eds). Raccolta dei pareri espressi dalla CCTN nel 1991.
Istituto Superiore di
Sanità, Serie Relazioni 92/1.
3. Zappa M., Paci E., Seniori Costantini A., Kriebel D. (1993). Lung cancer
among textile workers in
the Prato area of Italy. Scand J Work Environ Health, 19(1): 16-20).
4. Goldberg MS, Theriault G. (1994). Retrospective cohort study of workers of
a synthetic textiles plant
in Quebec: I. General mortality. Am J Ind Med, 25(6): 889-907).
5. Goldberg MS, Theriault G. (1994). Retrospective cohort study of workers of
a synthetic textiles plant
in Quebec: II. Colorectal cancer mortality and incidence. Am J Ind Med, 25(6): 909-22).
6. Fritschi L., Siematycki J. (1996) Lymphoma, myeloma and occupation: results
of a case-control study.
Int J Cancer, 67(4): 498-503).
7. Szeszenia-Dabrowska N., Wilczynska U., et al. (1999) Mortalità in the
cotton industry workers:
results of a cohort study. Int J Occup Med Environ Health, 12 (2): 143-58.
8. Serra C., Bonfill X., et al. (2000). Bladder cancer in the textile industry.
Scand J Work Environ Health,
26 (6): 476-81.
9. Colli G., Terzi M., et al. (2001). Un caso di mesotelioma pleurico causato
da esposizione
professionale ad amianto nell’industria laniera. G Ital Med Lav Ergon, 23 (1):
18-20.
10 Mucci N., Rossi L. Definizioni e allocazioni di cancerogenesi, mutagenesi e
teratogenesi da parte di
alcune Agenzie ed Istituzioni nazionali ed internazionali.
Med Lav (1992), 83: 211-243.
11. IARC Monographs on the evaluation of the carcinogenic risks of chemicals
to humans (Lione). Vol.
n.71, 1999.
Tabelle
1 e 2 (1 pagina in
formato PDF)
Autore:
Nicolina Mucci - I.S.P.E.S.L.-
Dipartimento Documentazione, Informazione e Formazione.
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