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27 NOVEMBRE 2003

     

       

27/11/2003

Ex esposti all'amianto e al Cloruro di Vinile Monomero (CVM) - SPERIMENTAZIONE DI UN MODELLO DI SISTEMA DI SORVEGLIANZA E DI ASSISTENZA SANITARIA AI LAVORATORI CON PREGRESSE ESPOSIZIONI PROFESSIONALI A CANCEROGENI

Linea Amianto
Si tratta di una ricerca sperimentale finanziata dal Ministero della Sanità. Gli obiettivi specifici del progetto prevedono la definizione e l’individuazione dei gruppi di lavoratori ex esposti ad amianto e cvm e in base al gardo di esposizione, l’analisi della morbilità e della mortalità degli ex esposti, la stesura e la validazione di un protocollo sanitario e di linee guida. Inoltre è prevista la sperimentazione di un modello organizzativo e di stima dei costi oltre all’attuazione di interventi di educazione alla salute (vedi corsi anti fumo). I cancerogeni professionali presi in esame sono l’amianto e il cloruro di vinile monomero.
Relativamente al rischio amianto, i dati elaborati nel 1991 dall’ISPELS nel Veneto facevano ipotizzare la possibile presenza di amianto in 55.564 unità locali con 225.168 operai, e la probabile presenza di amianto in 6.032 unità con 16.383 operai. I lavoratori che in Veneto hanno richiesto all’INPS i benefici previdenziali ex art. 13 L. 257/92 sono stati 7186 occupati in 219 ditte. A questi vanno aggiunti i lavoratori delle OGR (Officine Grande Riparazioni) delle FF.SS. di Verona e Vicenza oltre che i lavoratori delle squadre rialzo delle FF.SS. di Verona, Vicenza e Venezia in quanto non rientranti nelle categorie beneficiarie di legge. In base della memoria storica dei servizi SPISAL e ai dati indicati è stimabile che i lavoratori esposti ad elevate concentrazioni possano essere intorno a 5.000 – 6.000 unità, e attorno alle 16.000 unità per attività comportanti esposizioni a livelli inferiori od occasionali. Gli SPISAL coinvolti nel progetto ( ULSS 6, 8, 12, 15, 16, 18, 20) sono stati individuati sulla base della presenza di lavorazioni a rischio elevato con una stima un totale di circa 4.000 lavoratori. Il protocollo sanitario prevede un primo livello di accertamenti con visita medica e compilazione di un questionario per la valutazione dell’esposizione, un esame spirometrico, una radiografia del torace, una TC con metodica a spirale e la citologia dell’escreato. Nel caso di casi dubbi è previsto un riesame delle radiografie da parte del centro di coordinamento dei radiologi, un riesame degli esami citologici e eventualmente ulteriori esami di approfondimento.
  

    visitati da visitare neg. in accer-
tamen.
asbes-
tosi

lesioni pleuriche

Mesotel. noduli

Canc.

polmone

ULSS6

323

126

44

48

2

1

26

0

18

0

ULSS 8

223

173

 

29

3

1

53

0

22

1

ULSS 12

80

26

42

4

0

0

7

0

4

0

ULSS 15

576

343

29

131

141

2

77

0

110

0

ULSS 16

 

76

 

25

32

1

10

0

7

0

ULSS 18

98

58

12

23

3

0

7

0

2

0

ULSS 20

440

43

122

37

2

0

4

0

0

0

TOT.

1759

844

249

297

187

5

184

0

163

0

PROTOCOLLO SANITARIO

I° LIVELLO - VISITA MEDICA + COMPILAZIONE QUESTIONARIO

    • ESAME SPIROMETRICO

    • RX TORACE

    • TC SPIRALE

    • CITOLOGIA ESCREATO

II° LIVELLO (per i casi dubbi) - RIESAME DELLE RADIOGRAFIE

    • RIESAME DEGLI ESAMI CITOLOGICI

    • ULTERIORI ESAMI

Linea CVM
La progettazione di un sistema di sorveglianza e assistenza sanitaria di ex esposti al Cloruro di Vinile Monomero (CVM) è stata attivata dalla Regione Veneto (Direzione per la Prevenzione) verso la fine del 1998 anche a seguito di sollecitazioni da parte di ex esposti a questo composto che si erano riuniti in una associazione che chiedeva alla Regione e ai Servizi Sanitari Locali di intraprendere dei controlli finalizzati alla diagnosi precoce di eventuali patologie a lungo termine correlate alla pregressa esposizione a sostanze tossiche (CVM-PVC).
A capo del progetto è stato nominato un responsabile scientifico che viene supportato da un nucleo tecnico scientifico composto da esperti di varie discipline (epatologia, radiologia, oncologia, epidemiologia, informatica, medicina legale ecc) e poi è stato previsto un gruppo operativo composto dai responsabili dei servizi SPSAL della provincia coinvolti, da due specialisti in medicina del lavoro (dei due servizi più coinvolti), due internisti esperti in malattie epatiche, un epidemiologo. Questo gruppo, dopo una serie di incontri dove sono stati presi in considerazione e valutati i vari aspetti (attuali conoscenze scientifiche sugli effetti a lungo termine del CVM, protocollo degli esami da eseguire, criteri di reclutamento, predisposizione di lettera informativa da inviare, sistema informativo, modulistica) ha elaborato un protocollo che è stato approvato dal Nucleo Tecnico Scientifico. Nel corso del 1999 e del 2000 è stata effettuata dalle due AULSS più interessate (per numero di lavoratori residenti) una iniziativa "pilota" di sorveglianza sanitaria in risposta alla domanda avanzata dal gruppo ex esposti CVM, che chiedeva di sottoporre a visita e a controllo ecografico, con una certa urgenza, i lavoratori che erano stati più esposti negli anni nei quali le cautele adottate nei confronti della esposizione a CVM erano carenti. Presso la AULSS 12 e la 13 sono stati pertanto visitati circa 300 ex lavoratori (circa 1/10 della coorte stimata) che si erano spontaneamente presentati ai servizi per essere sottoposti a controlli sopraindicati. Questa esperienza ha permesso di attivare collaborazioni con vari servizi della AULSS (laboratorio, radiologia, medicina nucleare, medicina, anatomia patologica) e di collaudare le varie fasi degli accertamenti (raccolta anamnestica, visita medica di medicina del lavoro, prelievi ematochimici, ecografia, consulenza epatologica, lettera al curante ecc.).

Nelle due realtà sono stati sperimentati due modelli organizzativi e in particolare:

  • In una AULSS l’ex esposto veniva sottoposto ad accertamento ecografico da parte di medici del servizio di medicina nucleare esperti in ecografia e in seguito dopo visita del medico del lavoro, sottoposti (in presenza di indicazioni) a visita medica dall’esperto epatologo e poi nuovamente dal medico del lavoro per le conclusioni.

  • Nell’altra AULSS la ecografia veniva effettuata direttamente dagli esperti epatologi e successivamente venivano visitati dal medico del lavoro che tirava le conclusioni. 

Il risultato degli accertamenti ha portato alla individuazione di una serie di patologie epatiche ed extraepatiche (nella maggioranza di casi non note agli interessati) e alla segnalazione all’INAIL e alla magistratura di alcune possibili malattie ritenute correlate alla pregressa esposizione lavorativa. Sono inoltre state segnalate ai medici curanti altre malattie riscontrate e per le quali era necessario un trattamento terapeutico o chirurgico o controlli nel tempo (calcolosi della colecisti o dei reni, epatosteatosi, alterazioni della crasi ematica, cisti epatiche ecc.). Nel corso di questa indagine preliminare non sono stati riscontrati casi di angiosarcomi epatici, alcune persone con particolari problemi di salute sono state prese in carico dai servizi della AULSS per un follow up nel caso di alterazioni epatiche o di altro tipo che necessitavano di controlli a distanza. Il programma è stato ufficialmente avviato nel settembre 2000 nella AULSS 12 e nel dicembre 2000 nella AULSS 13 dopo aver effettuato l’aggiornamento e l’analisi delle conoscenze scientifiche sul rischio da CVM. Sono stati acquisiti gli elenchi (trasferiti su supporto informatico) degli ex esposti della Montedison e delle cooperative che hanno lavorato all’interno del Petrolchimico nei reparti CVM (insaccatori) tramite l’ISS (ha eseguito indagini epidemiologiche nel corso di vari anni sulla coorte di esposti del Petrolchimico di Marghera), il gruppo "Iniziativa ex esposti a CVM" che raggruppa lavoratori e sindacalisti, la magistratura Veneziana (che stava indagando sui casi di sospetta neoplasia professionale negli ex esposti a CVM. La coorte è risultata composta di più di 2500 persone (delle quali poco più di 500 ancora in continuità di lavoro presso le ditte coinvolte nella indagine). Per gli ex esposti a CVM-PVC della ditta Pansac (unica ditta utilizzatrice inclusa nella indagine in quanto nel 1982 è stato diagnosticato in un dipendente un angiosarcoma epatico) sono stati recuperati i nominativi dei lavoratori addetti alla manutenzione e alla estrusione tramite il libro matricola della ditta e la collaborazione di ex dipendenti (operai e dirigenti) della ditta PANSAC che attualmente operano nella Nuova Pansac. Sono stati effettuati dal personale sanitario e amministrativo dei servizi SPSAL i controlli nell’anagrafe sanitaria locale per accertare lo stato in vita e l’attuale residenza delle persone presenti negli elenchi degli ex esposti. In base agli elenchi, considerato che solo un piccola parte (circa 1/10 della coorte) era residente nelle AULSS 9 (Treviso), 10 (S. Donà - Portogruaro) e 14 (Chioggia- Piove di Sacco) limitrofe alla 12 e 13, si è concordato con i responsabili, anche al fine di non disperdere troppo il gruppo, di non avere diverse metodologie di indagine strumentale e di omogeneità, di convocare, per gli accertamenti previsti dal programma di lavoro, i lavoratori presso le AULSS 12 e 13. In carico alle AULSS 9, 10, 14 è rimasto il controllo dei dati anagrafici, di residenza e di stato in vita. E’ stato predisposto un programma provvisorio in ACESS per la gestione degli inviti e delle visite mediche e dei risultati delle stesse e degli accertamenti in attesa del sofware dedicato più articolato che permette la raccolta automatizzata e periodica dagli archivi sanitari della AULSS e della Regione delle informazioni sanitarie relative a tutte le persone sottoposte a controllo al fine di monitorare nel tempo le situazioni sanitarie rilevanti (neoplasie ecc.) e il trasferimento delle stesse nell’archivio degli ex esposti. Il programma prevede anche la gestione di tutte le informazioni raccolte nell’indagine (anamnesi, obiettività, referti accertamenti ecc.) per la successiva elaborazione statistica.

Nelle due AULSS l’organizzazione dei controlli ha previsto, come nella fase sperimentale avviata alla fine del 1998, due diverse modalità:

  • In una AULSS nel primo accesso il lavoratore viene sottoposto a prelievo del sangue e ad esame ecografico che viene eseguito da medici del servizio di medicina nucleare ed eventuale radiografia del torace, nel secondo accesso che si effettua presso lo SPSAL il medico valuta i referti dei due esami effettua la anamnensi e la visita medica e se necessario avvia il lavoratore ad una visita specialistica da un epatologo oppure redige la lettera per il curante e chiude la fase di accertamento.

  • In un'altra AULSS nel primo accesso si effettua il prelievo di sangue e si esegue la visita medica da parte del medico del lavoro e l’eventuale radiografia del torace nel caso dell’insaccatore (dopo valutazione degli accertamenti radiologici eseguiti in passato), nel secondo accesso il soggetto esegue la ecografia epatica (reparto di medicina) dopo che i medici ecografisti hanno preso visione degli esami ematochimici che vengono trasmessi loro dallo SPSAL, dopo l’esame con il referto il soggetto ritorna allo SPSAL dove il medico valuta gli esami e redige la comunicazione finale per il medico curante.

Sono stati inizialmente e prioritariamente convocati gli ex esposti che hanno operato negli impianti negli anni 50-60 (periodo di avvio impianti del CVM) tramite lettera con inserita la comunicazione sul rischio invitandoli ad aderire al progetto tramite la compilazione di una scheda di aggiornamento delle informazioni anagrafiche. La scheda, in caso di adesione al progetto di sorveglianza e ritornata per posta, fax o e-mail al servizio ed è stata utilizzata per programmare i successivi inviti e come consenso informato.

Nei casi nei quali sono stati riscontrati problemi importanti di salute, o la necessità di ulteriori accertamenti, per una definizione più accurata della diagnosi (TAC toracica, TAC spirale o tomografia addominale, puntato sternale ecc) sono stati presi accordi dal medico del lavoro con i vari specialisti per la presa in carico da parte dei relativi servizi e la esecuzione degli accertamenti richiesti. E’ stata predisposta una comunicazione ai medici di base con relativo elenco degli assistiti ex esposti a CVM al fine di rendere consapevoli i curanti dei possibili rischi nel tempo a cui sono soggetti questi loro assistiti e in modo che eventuali problemi di salute eventualmente correlabili al CVM siano segnalati ai servizi SPSAL per gli eventuali accertamenti e provvedimenti medico legali. Nel maggio 2002 sono stati completati gli accertamenti a tutte le persone che hanno aderito alla iniziativa (poco meno di 1000). Agli inviti ha risposto poco più del 50% degli interessati, nel corso della indagine sono stati riscontrati 8 casi di sospetta malattia professionale (epatocarcinomi, tumori polmonari e linfomi) correlati ad esposizione a CVM e altri (mesotelioma, tumori vescicali) ad altri cancerogeni professionali che sono stati segnalati alla magistratura e all’INAIL. Dagli accertamenti sono inoltre state diagnosticate altre patologie misconosciute a carico del fegato e di altri organi ed apparati che sono state segnalate ai curanti per i successivi accertamenti e trattamenti. Nella attuale fase si stanno iniziando ad elaborare i dati per la valutazione della efficacia dell’indagine che ad ogni modo ha dato una iniziale risposta alla domanda sociale che era stata indotta a seguito degli sviluppi della indagine giudiziaria.

Autori: Prof. Bruno Saia, Responsabile di progetto
Dr. Luciano Marchiori, Responsabile linea ex esposti amianto
Dr. Flavio Valentini, Responsabile linea ex esposti CVM

     

       

27/11/2003

Lavori in quota - Ispesl, Ministero del lavoro e Ministero della salute hanno redatto un documento sull'esecuzione dei lavori temporanei in quota con l'impiego di sistemi di accesso. Il documento (56 pagine in PDF) fornisce indicazioni relativamente ai contenuti minimi del documento di valutazione dei rischi e stabilisce criteri per l'esecuzione in sicurezza durante questo tipologia di lavoro anche in riferimento a quanto stabilito dal Decreto Legislativo n. 235 dell'8 luglio 2003 sulla "Attuazione della Direttiva 2001/45/CE relativa ai requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori".

     

       

27/11/2003

In "nero" 3,5 milioni di lavoratori - Dal Sole 24 Ore segnaliamo l'articolo "In "nero" 3,5 milioni di lavoratori".

     

       

27/11/2003

Riciclo? Ci pensa il tritarifiuti del CNR - Messo a punto dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr di Roma un processo su  impianto pilota in grado di frammentare i rifiuti,  mediante una tecnica di ultra macinazione, per  trasformarli in materiale combustibile ecologico -  DA oggi i rifiuti non si…buttano più. Grazie a un tritarifiuti ecologico messo a punto dal Cnr è possibile infatti ricavarne composti riutilizzabili, oltre che favorire il loro smaltimento. “Si tratta di un processo  meccanochimico a basso impatto energetico ed eco sostenibile”, spiega Gabriel Maria Ingo dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr. “Il nostro impianto consente  di trasformare i rifiuti in combustibile in polvere. Il materiale da smaltire, più precisamente la spazzatura che si trova nei comuni cassonetti, viene sottoposto alla comminuzione, viene cioè  macinato da anelli e sfere in acciaio che, attraverso un movimento rotatorio, la riducono in granelli di polvere minutissimi del diametro di circa 20-30 micron”. La comminuzione, oltre a frammentare i rifiuti, determina alcune variazioni chimico-fisiche e strutturali: disidratazione, sterilizzazione e aumento della superficie specifica. Queste trasformazioni ne fanno un combustibile nobile,  che, una volta pellettizzato, ridotto cioè in palline, o compattato può essere usato anche come fonte di energia. “Attualmente  abbiamo realizzato, in collaborazione con la Assing S.p.A., un impianto pilota in grado di trattare 25 kg di rifiuti l’ora”, precisa Ingo. “Progetti  già avviati con la stessa impresa dovrebbero portare invece alla costruzione di  una struttura di livello industriale, capace di  soddisfare le esigenze di smaltimento dei comuni di piccole dimensioni, penso a centri di circa 20 mila abitanti. In una fase più avanzata si potrebbe ipotizzare infine la costruzione anche di reattori da utilizzare per ricavare energia dalla combustione”. La prospettiva, la realizzazione di impianti in grado di frammentare 3 tonnellate di rifiuti l’ora porterebbe a un deciso abbassamento dei costi di smaltimento. A tale vantaggio economico verrebbe, inoltre, ad aggiungersi quello derivante dalla possibilità di impiantare il tritarifiuti anche in quei centri che, per problemi di spazio, attualmente non possono ospitare una propria discarica e che, quindi, alle spese di smaltimento devono aggiungere quelle del trasporto dei rifiuti al più vicino termovalorizzatore.

La scheda 
Che cosa: impianto pilota per trasformare rifiuti in combustibile ecologico
Chi: Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr, Roma- Montelibretti
Per informazioni: Gabriel Maria Ingo, tel. 06/90672336-678, cell. 347/3619471, ingo2@mlib.cnr.it
Ufficio stampa Cnr: Rita Bugliosi, tel. 06/49932021, r.bugliosi@ufficiostampa.cnr.it
     

        

27/11/2003

Luce, il nemico pubblico numero uno di Van Gogh & c. - Il nuovo dosimetro messo a punto dall’Istituto di fisica applicata Nello Carrara del Cnr di Firenze salverà le opere d’arte che rischiano di scolorirsi a causa di una sbagliata illuminazione. Lo strumento   verrà presentato domani a Firenze.
Immaginate per un attimo di entrare in un museo e di trovare un Van Gogh  con i girasoli sbiaditi, un Tiziano privo dei suoi rossi caldi e sensuali o un Gauguin dai colori spenti e scialbi al posto di quelli accesi e brillanti che abbiamo imparato ad apprezzare. L’entusiasmo  lascerebbe sicuramente il posto alla sorpresa e allo sgomento. Potrebbero però essere queste le reali conseguenze di una lunga esposizione delle opere d’arte alla luce, sia essa naturale che artificiale. Per prevenire questi danni sono stati messi a punto dei dosimetri di luce di facile utilizzo e, soprattutto, economici, nati nell’ambito di un Progetto europeo, coordinato dal Fraunhofer Isc tedesco, cui ha preso parte, per l’Italia, l’Ifac, Istituto di fisica applicata Nello Carrara del Cnr di Firenze. I nuovi sensori LightCheck® Ultra (Lcu) e LightCheck® Sensitive (Lcs) verranno presentati nel corso del workshop: Lighting in museums – assessment and control che si terrà a Firenze dal 27 al 28 novembre presso il Rondò di Bacco di Palazzo Pitti.  Essi faranno da sentinella ai manufatti e, cambiando colore, segnaleranno al conservatore la presenza di luce eccessiva. “Il brevetto”, spiega Mauro Bacci dell’Ifac-Cnr, “è una piccola striscia azzurra di carta o vetro collocata in un’apposita custodia, che può essere appesa al muro della sala; a intervalli regolari di tempo i conservatori controlleranno lo scolorimento graduale della striscia e la compareranno con un’opportuna scala di colori di riferimento”. Si parte, dunque, dall’azzurro intenso, che esprime lo stato di normalità, per arrivare a toni sempre più chiari che progressivamente rivelano il rischio. Il bianco rappresenta lo stato d’allerta, indicando la presenza di una quantità di luce dannosa per la conservazione del manufatto. “La dose massima consentita per oggetti sensibili è circa 100.000 lux-ora (unità di misura) per anno, che corrisponde al bianco; se il dosimetro assume questo colore in sei mesi, significa che l’oggetto è colpito da una quantità di luce doppia a quella consentita”, precisa Bacci. Il controllo della luce  rappresenta un problema non solo nei piccoli musei, molto spesso privi delle strumentazioni per il monitoraggio ambientale, ma anche nelle grandi gallerie per le quali non sempre è possibile un controllo capillare e puntuale. I due diversi sensori, prodotti dalla ditta inglese Particle technology, saranno a servizio di diverse tipologie di oggetti museali: Lcs per dipinti a tempera o a olio, con sensibilità media alla luce; Lcu, che risponde molto più velocemente, per acquerelli, tessuti, fotografie e miniature altamente sensibili.

La scheda

Che cosa: Convegno Lighting in museum- assestment and control
Chi: Istituto di fisica applicata Nello Carrara del Cnr di Firenze
Quando: 27 novembre, ore 14.00  – 28 novembre, ore 9.00
Dove: Rondò di Bacco, Palazzo Pitti, Firenze
Per informazioni: Mauro Bacci, Ifac-Cnr, tel. 055/4235217, cell. 349/8502156, m.bacci@ifac.cnr.it, www.lido.fraunhofer.de
Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel. 06/49933789. s.fiore@ufficiostampa.cnr.it
     

       

27/11/2003

Scuola sicura - Segnaliamo da Yahoo - Salute lo speciale Scuola sicura.

  

     

''L'ANGOLO DELLA SICUREZZA ALIMENTARE''

''FOOD SAFETY'S CORNER''

 

  

27/11/2003

Mangiare sano - Segnaliamo la Guida rapida della Provincia Autonoma di Trento Mangiare Sano.

 

  

27/11/2003

USA: CARNI IRRADIATE PIU' SICURE? - Secondo gli scienziati le malattie dovute all'alimentazione provocano ogni anno 9.000 morti e milioni di casi di diarrea negli Stati Uniti.
Ma con un po' di radiazioni...
Des Moines, 22 apr. - Una via per ridurre i microrganismi pericolosi per la salute umana sarebbe l'irradiazione cioè l'esposizione all'energia radiante.
Purtroppo si tratta di una tecnica poco diffusa poiché l'irradiazione può produrre un cattivo odore nella carne.
Dong Ahn, ricercatore dell'Università dello Iowa, sta studiando la soluzione per rendere le carni irradiate più accettabili ai consumatori.

Fonte: Adnkronos/Mak

 

  

27/11/2003

AROMI NATURALI NEGLI ALIMENTI - Questione di gusto. Spesso in etichetta troviamo elenchi piuttosto lunghi di ingredienti, al fondo dei quali compare quasi sempre la scritta aromi e aromi naturali. Ma di cosa si tratta?
Angela Luini è una casalinga molto attenta negli acquisti. «Vorrei capire quando leggo l'etichetta di un alimento cosa significa la dicitura molto vaga di "aromi". Insomma, non c'è una spiegazione precisa di cosa c'è dentro a salse e salsine: si tratta di aglio o rosmarino oppure di malva o timo? Datemi una mano a capire meglio». La domanda è senza dubbio legittima soprattutto ora che di etichetta chiara e sicura si sente parlare ovunque e in tutti i campi non solo alimentare. Alla signora Angela risponde Alberto Arossa, docente Master of Food.
«La legislazione italiana attuale li considera a se stanti, rispetto agli altri additivi alimentari. Per tale motivo, se nel secondo caso in etichetta vedremo riportati la funzione addensante, colorante, conservante, ecc. e il relativo nome del composto o la sua sigla CE, nel caso degli aromi troveremo solo la scritta aromi o aromi naturali». 
Additivo o aroma?
«Si tratta in ogni caso di sostanze capaci di aromatizzare il prodotto e di renderlo particolarmente gustoso e profumato. Quelli naturali hanno origine biologica, e sono essenze ad esempio di erbe, o estratti di colture microbiologiche. Gli altri, chiamati solo aromi, hanno origine artificiale e sono molecole identiche alle naturali oppure molecole che con quelle naturali non hanno nessun tipo di relazione, se non il provocare le stesse reazioni sensoriali».
Snacks in prima linea
Ma gusto a parte, quali sono gli alimenti nei quali vengono maggiormente utilizzati gli aromi? «Innanzitutto il loro utilizzo è relativamente recente, ma indispensabile per rendere appetibili prodotti che se così non fosse sicuramente non compreremmo. Le tipologie di prodotti maggiormente aromatizzati sono le bibite, gli snacks e i pet foods, ma ormai li troviamo quasi ovunque».
Sicurezza innanzitutto
«Non entriamo nel campo della sicurezza che compete a ben altri organismi. Slow Food pone solo il dubbio del loro utilizzo, che negli ultimi anni rischia di alterare le nostre soglie di percezione, di omologare prodotti profondamente diversi e soprattutto di celare materie prime di scarsa qualità».
«Puntiamo a fare della naturalità del prodotto un requisito qualitativo indispensabile. Molti interventi tecnologici o chimici potrebbero essere eliminati se solo si scegliessero materie prime di qualità, rispettose quindi dell'ambiente e della salute. Occhio all'etichetta dunque!

Fonte: Il Giorno

 

  

27/11/2003

Le salmonelle - Segnaliamo il documento ''Tipizzare le Salmonelle'' (in formato PDF compresso).

 

   

27/11/2003

Iniziativa USA-Australia contro le indicazioni geografiche europee - Il WTO, l’organizzazione comune di mercato, ha attivato un "panel" arbitrale sulle indicazioni geografiche protette della UE. La disputa è originata dalla contestazione mossa dagli USA e dall’Australia al sistema europeo di tutela delle produzioni DOP/IGP che violerebbe le regole del commercio internazionale.

Fonte: Novembre 2003/ANAS/Comunicato Stampa n. 12

     

       

27/11/2003

SARS: una realtà in evoluzione - La Fondazione iniziative zooprofilattiche e zootecniche di Brescia e l’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna hanno organizzato il 13 ottobre scorso, a Brescia, un convegno sulla Sars (sindrome respiratoria acuta e severa).  
Con l’avvicinarsi della stagione fredda l’OMS teme un ritorno della Sars, che sembra riconoscere in un nuovo ceppo di Coronavirus respiratorio quale agente eziologico.
Sul fronte veterinario l’attenzione è focalizzata sul ruolo che mammiferi e uccelli possono avere nella mutazione del virus e nella sua trasmissione all’uomo.
Per quanto riguarda il suino si è focalizzata l’attenzione sulle similitudini antigeniche tra il virus della Gastro-enterite trasmissibile (TGEv) e i Coronavirus canino e felino; tra TGEv e il Coronavirus respiratorio sempre del suino. In quest’ultimo caso si tratta di "un ceppo enterico che si è trasformato in un virus a carattere respiratorio, finora non noto come causa primaria di malattia".

Fonte: La Settimana Veterinaria – n° 408 – 12 novembre ’03/A. Sandri

 

   

27/11/2003

Siglato patto sulla sicurezza alimentare - Un patto per la sicurezza e la qualità alimentare è stato siglato lo scorso giovedì, all’inaugurazione dei Expo Sapori, tra la Regione Lombardia, le organizzazioni degli agricoltori, dei produttori e dei distributori dei prodotti agroalimentari regionali. Con il patto prende forma un accordo quadro per la definizione di un sistema condiviso di gestione della filiera alimentare.
Il progetto sperimentale coinvolge quasi 75mila aziende agricole, con 20mila allevamenti di bovini e 7.500 di suini, per una produzione di oltre 6 miliardi di euro (il 13,8% del totale nazionale).

Fonte: Venerdì, 14 novembre 2003/La Provincia di Cremona

  

  

27/11/2003

Prodotti alcolici - Ministero dell'Economia e delle Finanze - D.M. 10/10/2003, n. 322:
Regolamento recante disposizioni sui contrassegni di Stato e sull'esclusione dai vincoli di deposito e di circolazione per i prodotti alcolici.
(G.U.R.I. n. 271 del 21/11/2003)

    

                              
                             
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