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17 OTTOBRE 2003

  

  

17/10/2003

IDONEITA' LAVORATIVA E BENESSERE ORGANIZZATIVO: ESPERIENZA SU UN DIPARTIMENTO DI EMERGENZA - La Sorveglianza Sanitaria in ambiente ospedaliero, seppur regolamentata da diversi anni, deve oggi confrontarsi con patologie la cui correlazione con l ’attività lavorativa non sempre è di facile dimostrazione. In questo ambito, in particolare le patologie stress correlate, ancora non tabellate come malattie professionali, creano ugualmente effetti diretti sull’attività lavorativa del singolo e nel complesso sull’organizzazione aziendale, essa stessa possibile ulteriore causa scatenante del "malessere ". A seguito di Sorveglianza Sanitaria, constatato il forte disagio lavorativo denunciato dai lavoratori del Dipartimento di Emergenza, in accordo con la Direzione sanitaria del Presidio Ospedaliero G.B.Grassi, e con l’U.O. Psicologia del lavoro, abbiamo attivato un percorso di valutazione orientato sull ’analisi delle disfunzioni dell’organizzazione e sull’esistenza del burnout e sua quantificazione. L’indagine, rivolta al personale del DEA, la cui partecipazione è stata richiesta su base volontaria, e ha riguardato n° 9 medici e 31 operatori del comparto, con un ’anzianità lavorativa compresa tra uno e 20 anni. La valutazione ha riguardato l ’idoneità degli ambienti di lavoro, la valutazione e quantificazione del disagio individuale e la valutazione della "salute organizzativa " intesa come relazioni all’interno del servizio e nei rapporti con i servizi fruitori di prestazioni. Sono stati effettuati sopralluoghi, test psicodiagnostici, colloqui individuali e somministrazione di un questionario per la misurazione della salute dell’organizzazione. Le risultanze di questa indagine hanno rilevato un livello di burnout, per tutte le figure professionali, compreso tra valori medi e alti, con un trend di sviluppo rapidissimo (entro il primo anno). La quantificazione dell’esaurimento emotivo, della depersonalizzazione e della realizzazione personale ha evidenziato una correlazione diretta con l ’anzianità lavorativa e quindi con le modalità di lavoro e con eventuali carenze strutturali degli ambienti esaminati. Questo studio ha sottolineato ancora una volta la necessità di un approccio multidisciplinare per la formulazione del giudizio di idoneità alla mansione specifica, essendo questo strettamente correlato con fattori strutturali, organizzativi e individuali così da determinare gli interventi migliorativi che devono essere messi in atto per tutelare la salute dei lavoratori e dell’organizzazione. 

Autori: E. Cordaro, M. Quintili, D. Di Nicola, V. Chinni, P. Masala*
U.O. Psicologia del Lavoro, U.O.Medico Competente,U.O.C. Prevenzione e Protezione, AUSL RMD
*Direzione Sanitaria P.O. G.B.Grassi, AUSL RMD

  

  

17/10/2003

SINDROME POST-TRAUMATICA E IDONEITA’ LAVORATIVA - Una volta confinato ai reduci di guerra, il PTSD (sindrome da stress post-traumatico) è attualmente riconosciuto con crescente frequenza in soggetti esposti a catastrofi naturali, aggressioni fisiche e sessuali, incidenti stradali ed altri traumi. Lo stress da trauma è un problema di salute pubblica, caratterizzato da un quadro specifico di sintomi persistenti e disabilitanti (l ’esperienza della re-intrusione, "re-experience intrusion"; evitamento di stimoli associati all ’evento; "obnubilamento psichico " o "numbing"; aumento dell ’arousal). Il disagio psichico che ne consegue spesso comporta nell ’uomo una percezione distorta della propria situazione di lavoro raggiungendo, in alcuni casi, l ’impossibilità soggettiva di continuare a svolgere la propria attività lavorativa. Soggetto di sesso maschile, età anagrafica di 55 anni, anzianità lavorativa di 32 anni, sottoposto a sorveglianza sanitaria per rischio movimentazione manuale dei carichi, rischio biologico potenziale e lavoro notturno. Durante l ’attività lavorativa il lavoratore è stato coinvolto in un conflitto a fuoco e ha riportato una ferita lacerocontusa da arma da fuoco nella regione parietale destra. A seguito di ciò il lavoratore presentava problemi di rapporto con l ’ambiente, dovuti all’attenzione che il soggetto rivolgeva verso se stesso, vivendo in modo insoddisfacente le situazioni sociali. Il tono dell ’umore era depresso, astenico e sfiduciato. La valutazione del soggetto da parte dello specialista, mediante questionario MMPI, ha delineato un quadro ansioso-depressivo, con diagnosi di stress post-traumatico, che necessitava di psicoterapia ad orientamento cognitivo comportamentale focalizzata al trattamento di situazioni specifiche collegate all’episodio accaduto. Stante il persistere del disagio e l ’impossibilità di continuare ad espletare i propri compiti lavorativi, a causa di una serie di disturbi psicologici (autosvalorizzazione, isolamento, pessimismo marcato, somatizzazione dell’ansia) è stato emesso un giudizio di temporanea non idoneità alla mansione specifica. Il dipendente ha inoltre avviato la pratica di pre-pensionamento. La richiesta di valutazione di idoneità lavorativa per lavoratori affetti da disagi psichici pone numerose problematiche. A prescindere dalle considerazioni e dai vissuti che ogni persona esprime rispetto al lavoro, nel nostro contesto culturale, l’attività lavorativa assume un significato importante sia per le valenze di ordine materiale (sopravvivenza/indipendenza) sia per le valenze di ordine psicologico (autonomia/fiducia di se) che vi sono contenute. E’ quindi compito del medico del lavoro competente impegnarsi nel ricercare le soluzioni che possono consentire la gestione di momenti critici sul piano dell’equilibrio psichico e permettere appena possibile, il pieno reinserimento lavorativo. In questa prospettiva diventa indispensabile la collaborazione del medico del lavoro competente con uno specialista neuropsichiatra che sia in grado di effettuare la diagnosi ed indicare gli approcci terapeutici più idonei. La gestione di tali casi non può essere effettuata utilizzando il tradizionale modello sanitario, che conduce automaticamente al giudizio di idoneità, ma è necessario un modello diverso nel quale hanno un importante ruolo, oltre gli altri specialisti consulenti, anche l ’analisi del contesto lavorativo e del lavoratore stesso con le sue criticità (autostima, appartenenza al gruppo, motivazioni che vanno oltre quelle sanitarie, ecc.). Per questo il medico del lavoro competente diventa, così, un "regista " tra una rete di attori per costruire la migliore soluzione lavorativa nel contesto.

Autori: Martini A*., Marcellini L.*, Papaleo B.**, Reitani G.L.*, Sorrentino R.***, Cangitano V.****, Fantini S.*
Coordinamento Nazionale Specialisti in Medicina del Lavoro, Roma; ** ISPESL, Dipartimento di Medicina del Lavoro, Monteporzio Catone, Roma; *** Coordinatrice dei Medici del Lavoro Competenti dell’Azienda
Ospedaliera San Camillo-Forlanini, Roma

  

 

17/10/2003

Patente a punti - Anche per lo psichiatra Vittorino Andreoli la patente a punti è un successo. Con un avvertenza: l’italiano è un guidatore bambino, va punito ma anche educato.

  

  

17/10/2003

Prevenzione incendi per le attivita' ricettive turistico-alberghiere esistenti - Ministero dell'Interno - D.M. 6/10/2003:
Approvazione della regola tecnica recante l'aggiornamento delle disposizioni di prevenzione incendi per le attivita' ricettive turistico-alberghiere esistenti di cui al decreto 9 aprile 1994.
(G.U.R.I. n. 239 del 14/10/2003)

     

        

                             
                             
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