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30 GIUGNO 2003 |
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| 30/06/2003 |
La patente a punti - Via libera da oggi alle modifiche ed integrazioni al Codice della Strada - On line nel nostro sito il decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri del 27.06.2003. Tra le numerose novità anche la patente a punti. Facciamo presente ai nostri gentili visitatori che, in calce al decreto, è riportata la Tabella esplicativa dei punti che verranno decurtati nei vari casi di infrazione al Codice della Strada. Si ricorda, inoltre, che, per le violazioni commesse entro i primi cinque anni dal rilascio della patente di guida, i punti riportati nelle tabella, per ogni singola violazione, vengono raddoppiati. |
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| 30/06/2003 |
Altroconsumo
per la sicurezza stradale. I risultati del crash test - Altroconsumo
insieme alle altre associazioni indipendenti di consumatori europee e Euro-NCAP
(European New Car Assessment Program) ha sottoposto a crash test 14 auto. I
risultati: più sicure le auto, poca attenzione per bambini, pedoni e ciclisti. |
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| 30/06/2003 |
Fumo: donne piu' esposte ai danni provocati dalle sigarette - Le donne sono piu' esposte ai danni da fumo. A delineare una maggiore vulnerabilita' del sesso femminile a malattie respiratorie e cancro al polmone, rispetto ai 'colleghi' uomini, sono i ricercatori norvegesi dell'University of Science and Technology di Verdal. 'Bionde' velenose perche' determinano l'insorgenza di asma, ridotte capacita' respiratorie e tumori. ''Ma le donne - spiega sull'European Respiratory Journal il coordinatore della ricerca Arnulf Langhammer - hanno meno difese e, a parita' di esposizione rispetto agli uomini, dimostrano di accusare una piu' pesante riduzione della funzionalita' polmonare, anticamera per problemi piu' seri. Un risultato - conclude - che solo parzialmente puo' spiegarsi nella minore capacita' delle vie aeree periferiche''. La ricerca e' stata condotta in due anni su 65.225 persone ambosessi di eta' compresa tra i 20 e i 97 anni. (Chs/Adnkronos Salute*) |
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| 30/06/2003 |
Occupazione: un rapporto Ministero - Ires fa il punto sul lavoro interinale - La ricerca, Ragioni e articolazione territoriale del lavoro interinale, realizzata dall'Istituto di Ricerca Economica e Sociale (IRES) per conto del Ministero del Welfare, offre un panorama completo sull'utilizzo e le dinamiche del lavoro interinale in Italia, una analisi completa di una risorsa relativamente recente del mercato del lavoro in Italia. Sono 69 le società autorizzate, con 2114 filiali. Il 40% delle imprese utilizzatrici sono concentrate nel nord ovest ed il 64% hanno più di 20 dipendenti. 472.000 contratti nel 2000, 362.000 nel primo semestre del 2002. Il 72% dei lavoratori si trova al nord ed uno su tre ha meno di 25 anni, il 40%, secondo le Agenzie, sono donne, in generale più scolarizzate degli uomini. La metà dei lavoratori interinali ha il diploma di scuola media inferiore e per il 78% sono operai. Gli immigrati sono il 10% del totale. |
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| 30/06/2003 |
S.A.R.S. - Il
documento conclusivo della Task Force -
Il Gruppo
permanente per la valutazione del rischio ed il controllo della SARS e delle
emergenze di origine infettiva ha presentato al Ministro della Salute
Girolamo Sirchia il documento
conclusivo del proprio
lavoro. Il Gruppo, presieduto dal microbiologo Crovari, costituisce la Task
Force composta da epidemiologi, virologi ed esperti di sanità pubblica,
istituita dal Ministro presso il Consiglio Superiore di Sanità. Fonte: Redazione Ministerosalute.it – giugno/2003 |
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| 30/06/2003 |
Le scadenze del 30.06.2003 e del 01.07.2003 |
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| 30/06/2003 |
IL MEDICO COMPETENTE: ESPERIENZE SUL CAMPO Introduzione La vigente normativa italiana attribuisce al medico competente un ruolo di primaria importanza nella prevenzione e nella protezione dei danni causati dagli agenti cancerogeni e prevede specifici obblighi per questa figura professionale. Il ruolo del medico competente non è comunque dei più semplici, anche in considerazione del fatto che alcune "azioni" che deve compiere sono subordinate a quelle di altre figure individuate dalla normativa. Il ruolo del medico competente nella valutazione della esposizione a cancerogeni In particolare già nella valutazione della esposizione ad agenti cancerogeni il medico competente riesce a collaborare fattivamente solo se coinvolto direttamente dal datore di lavoro, il quale può effettuare tale valutazione anche da solo oppure avvalendosi di altre figure professionali senza chiamare direttamente in causa il medico competente. Spesso inoltre la qualità del lavoro del medico competente è legata ad informazioni fornite dal datore di lavoro o da altri consulenti, informazioni alle quali in alcune situazioni risulta addirittura difficile avere accesso. D’altro canto quando il medico competente viene chiamato in causa per individuare o valutare le sostanze cancerogene presenti nel ciclo lavorativo ciò avviene in genere senza una richiesta scritta; a questo riguardo è consigliabile istituire una specifica procedura che preveda inizialmente specifiche informazioni da parte del datore di lavoro sulla presenza o meno di agenti cancerogeni nel ciclo produttivo; nel caso siano presenti cancerogeni sarà opportuno documentarsi su tutte le loro caratteristiche e prevedere un sistema formalizzato di aggiornamento periodico del flusso informativo tra datore di lavoro e medico competente. Per la determinazione dell’esposizione è necessario che il medico competente conosca le sorgenti di rischio e si aggiorni costantemente su di esse e che riceva periodicamente valutazioni aggiornate del livello di esposizione ambientale, visto che si tratta di un dato soggetto a continue variazioni nel tempo in relazione a numerosi fattori. Per quanto concerne il ruolo del medico competente nella valutazione della esposizione ad agenti cancerogeni si sottolinea come nelle Linee Guida del Coordinamento Tecnico delle Regioni venga indicato come uno degli "obblighi particolari per il medico competente" quello di "esercitare un ruolo attivo nella fase della valutazione del rischio/valutazione dell’esposizione", anche se in realtà non espressamente previsto dall’Art. 63 del D.Lgs 626/94. Obblighi del medico competente Quando la valutazione del rischio abbia evidenziato la presenza di agenti cancerogeni il ruolo del medico competente diviene realmente "centrale", come indicato sia nelle Linee Guida delle Regioni che in quelle della Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale, non solo per quanto concerne l’effettuazione della sorveglianza sanitaria ma anche riguardo al fattivo intervento che si rende necessario nella individuazione ed ottimizzazione delle misure di prevenzione, con particolare riguardo a quelle di natura igienico-sanitaria che possano ridurre al massimo l’esposizione, nella scelta dei DPI e nella formazione dei lavoratori sul loro corretto impiego, nella formazione ed informazione dei lavoratori sul rischio cancerogeno, sul significato degli accertamenti sanitari cui sono sottoposti e sulla necessità di proseguire tali accertamenti anche dopo la cessazione della esposizione; è da rimarcare l’importanza che assume il medico competente nella valutazione della esposizione residua di ciascun lavoratore quando non sia tecnicamente possibile sostituire il cancerogeno od utilizzarlo a ciclo chiuso. Tra gli obblighi del medico competente c’è quello di istituire ed aggiornare per ciascun lavoratore una cartella sanitaria e di rischio che deve essere trasmessa all’Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro alla cessazione del rapporto di lavoro di ciascun lavoratore. Riguardo alle modalità di istituzione e di tenuta delle cartelle sanitarie e di rischio non viene data nessuna indicazione dalle Linee Guida né delle Regioni né della SIMLII e quindi ciascun medico competente può scegliere il modello cartaceo od il supporto informatico che ritiene più idoneo alla gestione della sorveglianza sanitaria, anche se appare sempre più difficile fare a meno di un software specifico, anche alla luce dei nuovi adempimenti recentemente introdotti nella normativa italiana. La mia personale esperienza con i software della cartella sanitaria e di rischio della serie ASPED, che ho contribuito a far nascere e che utilizzo da molti anni, mi induce a ritenere che sia molto importante un processo di standardizzazione delle procedure informatizzate al fine di facilitare le procedure di registrazione dei dati e per un efficace utilizzo dei dati raccolti (cfr. obbligo di inviare la cartella sanitaria all’ISPESL alla cessazione dell’esposizione) . Per quanto concerne il registro degli esposti, che viene istituito ed aggiornato dal medico competente, le Linee Guida delle Regioni, pur in assenza del decreto attuativo per l’istituzione di tale registro, suggeriscono l’utilizzo del modello concordato tra l’ISPESL, il Coordinamento delle Regioni ed il Ministero del Lavoro. Tale modello è completo e ben strutturato, ma certamente il suo utilizzo appare piuttosto complesso e probabilmente intimorirà numerosi medici competenti. La sorveglianza sanitaria Uno dei problemi più scottanti che si presentano durante l’effettuazione della sorveglianza sanitaria riguarda la definizione del protocollo sanitario, in particolare per quanto concerne l’esecuzione di indagini integrative finalizzate alla diagnosi precoce nei lavoratori esposti. A questo riguardo deve essere sottolineata la diversa posizione assunta dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome e dalla SIMLII nelle rispettive Linee Guida. Infatti gli estensori delle Linee Guida delle Regioni ritengono non praticabili su larga scala per scarsa evidenza di efficacia diagnostica e prognostica accertamenti integrativi orientati alla diagnosi precoce, in quanto non sarebbero disponibili test adeguati per programmi di screening rivolti a soggetti asintomatici, e pertanto di fatto scoraggiano i medici competenti dal porre in opera qualsiasi intervento in tal senso; d’altronde richiamano l’attenzione del medico competente sulla estrema importanza dell’esame obiettivo e dell’anamnesi ed evidenziano come la visita medica possa considerarsi il momento principale dell’attività di sorveglianza sanitaria, anche in considerazione del fatto che dovrebbe rappresentare l’occasione ideale per rafforzare l’attività di informazione e formazione sui rischi, sulle corrette procedure di lavoro, sulla necessità di utilizzare i DPI e sul loro corretto impiego, sulla necessità di ridurre i rischi aggiuntivi come il fumo di tabacco, sui fattori favorenti l’insorgenza della malattia, sul riconoscimento precoce dei sintomi ad essa riferibili, sul significato ed i limiti della sorveglianza sanitaria; si può aggiungere che sarebbe opportuno documentare la attuazione di questo tipo di informazione. Gli autori delle Linee Guida della SIMLII ritengono che da un punto di vista etico sia necessario offrire al lavoratore esposto a cancerogeni "la miglior sorveglianza sanitaria scientificamente possibile" e che si possa prevedere anche l’esecuzione di test precoci che consentano di intervenire in fasi iniziali del processo di cancerogenesi o, per lo meno, nel periodo preclinico e ricordano come il comma 4 dell’art. 69 del D.Lgs 626/94 obblighi il medico competente, in forma sanzionabile, ad informare il datore di lavoro di eventuali "anomalie" riscontrate in lavoratori esposti, il che non può avvenire se non vengono utilizzati test in grado di evidenziare tali anomalie; ciò senza dimenticare l’importanza fondamentale dell’anamnesi e di un esame obiettivo specialmente mirato agli organi bersaglio del cancerogeno. In definitiva le Linee Guida delle Regioni sembrano privilegiare la prevenzione primaria mentre quelle della SIMLII focalizzano la loro attenzione sulla prevenzione secondaria. Il medico competente nella stesura dei protocolli sanitari degli esposti a cancerogeni dovrà decidere autonomamente quale dei due indirizzi seguire e la decisione potrà non essere semplice, anche in considerazione del fatto che sia la tipologia degli accertamenti sanitari preventivi e periodici, sia la loro periodicità, devono essere rapportati al tipo di pericolo, alla valutazione del rischio specifico in quel dato luogo di lavoro (qualità, quantità, esposizione, prevenzione, protezione) ed alle caratteristiche individuali e di gruppo degli esposti; è comunque opportuno tenere sempre presente che la migliore strategia di sorveglianza sanitaria consiste nell’adottare le metodiche più idonee alle singole situazioni lavorative, utilizzando di volta in volta gli strumenti che più si prestano al raggiungimento dell’obiettivo principale, la salvaguardia della salute del lavoratore come suo diritto individuale e come interesse collettivo dell’intera comunità, in termini morali, solidaristici ma anche economici visto il costo sociale della malattia professionale. A questo proposito bisogna rimarcare l’importanza, tra gli strumenti della sorveglianza sanitaria, del monitoraggio biologico che, anche alla luce di quanto disposto dal recente D.Lgs. 25/02, rappresenta uno strumento utile sia per la prevenzione primaria che per la prevenzione secondaria. Problematiche legate alla interpretazione dei risultati del monitoraggio biologico dei cancerogeni Per poter effettuare il monitoraggio biologico di un tossico sono necessarie alcune condizioni quali la dettagliata conoscenza della tossicocinetica e della tossicodinamica, la disponibilità e l’attendibilità dei metodi analitici, la conoscenza delle relazioni dose-effetto e dose-risposta; è evidente come il monitoraggio biologico dei metaboliti degli agenti chimici in generale rappresenti per il medico competente uno strumento storicamente importante nella pratica quotidiana e come il suo utilizzo presenti aspetti peculiari quando si valuta il metabolita di un agente cancerogeno, in particolare per quanto concerne l’interpretazione dei risultati analitici di tale monitoraggio in rapporto ai valori di riferimento, alcuni dei quali vengono riportati nella tabella n° 1 che viene ripresa dalle Linee Guida della SIMLII. Un esempio appropriato in tal senso è rappresentato dalle problematiche che si presentano al medico competente nella interpretazione dei risultati del monitoraggio biologico dell’1-idrossipirene urinario nei lavoratori esposti ad Idrocarburi Policiclici Aromatici; tale indicatore biologico, pur essendo il metabolita del pirene, sostanza di per sé non cancerogena, fornisce una buona indicazione dell’esposizione totale ad Idrocarburi Policiclici Aromatici ed è comunque presente anche nelle urine di soggetti non professionalmente esposti. Tabella 1: Valori di riferimento per gli indicatori biologici di esposizione ad alcune sostanze cancerogene (da Linee Guida per la formazione continua e l’accreditamento del Medico del Lavoro della SIMLII)
n.d. = inferiore al limite di rilevabilità I valori sono stati ottenuti attraverso specifiche indagini, esperienze di laboratorio del circuito SIVR (*), o attraverso valutazioni dei dati di letteratura. Fattori di variabilità: i valori possono essere condizionati da variabili quali il sesso (S), età (E), fumo di tabacco (F), consumo di alcool (A), alimentazione, acqua (AI), consumo di farmaci o medicamenti (D), residenza (R) Consultare la letteratura per valutarne la specifica influenza Un primo motivo di incertezza è rappresentato dal fatto che i valori di riferimento dell’1-idrossipirene urinario per la popolazione non professionalmente esposta variano anche in maniera significativa a seconda della provenienza della popolazione di riferimento; inoltre non esistono attualmente valori limite biologici o livelli di azione per l'1-idrossipirene urinario adottati da Enti, Agenzie, Associazioni per gli esposti; del resto non sembra avere molto senso parlare di valore limite biologico per l'1-idrossipirene dato che viene utilizzato per valutare l'esposizione a sostanze cancerogene per le quali è poco utile tentare di individuare un valore limite, poiché i cancerogeni come è noto, perlomeno in via teorica, non hanno una concentrazione al di sotto della quale non esiste rischio di ammalarsi di cancro. Nonostante ciò in letteratura, da parte di vari ricercatori, sono state avanzate proposte circa i valori di 1-idrossipirene urinario che non dovrebbero essere superati nei soggetti professionalmente esposti ad Idrocarburi Policiclici Aromatici:
In definitiva il medico competente deve decidere se adottare un livello di azione ed eventualmente sceglierlo, tenendo presente che ogni superamento di tale limite è da considerarsi come una anomalia in soggetti professionalmente esposti e come tale richiede l’attuazione di quanto disposto dai comma 3, 4 e 5 dell’Art. 69 del D.Lgs 626/94; inoltre si pone il problema della idoneità alla mansione specifica di lavoratori che presentano valori di 1-idrossipirene urinario costantemente al di sopra dei limiti di riferimento per la popolazione normale, anche se in situazioni di questo tipo è probabilmente il "lavoro" a non essere idoneo e non già il lavoratore. Conclusioni Il medico competente, in riferimento all’esposizione a cancerogeni, deve quindi esercitare funzioni operative che consistono essenzialmente nella sorveglianza sanitaria, funzioni informative e funzioni collaborative. Per quanto concerne le funzioni informative, si richiama l’importanza di una efficace informazione dei lavoratori ed anche quella di un costante flusso informativo dai lavoratori al medico competente che costituisce un elemento irrinunciabile per una completa conoscenza del rischio, della realtà lavorativa aziendale e dei comportamenti dei lavoratori. Riguardo alle funzioni collaborative, si sottolinea come il medico competente debba avere un ruolo di primaria importanza nella valutazione della esposizione a cancerogeni in particolare e nella valutazione del rischio in generale, ruolo che purtroppo non viene espressamente previsto dalla normativa e che rappresenta uno dei punti di forza di una efficace prevenzione primaria. Bibliografia
Fonte: Dott. Stefano Bianchi - Medico competente |
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| 30/06/2003 |
Corsi, convegni e seminari - Riportiamo di seguito il calendario dei corsi, convegni e seminari che si terranno la prossima settimana (dal 7/7/2003 al 12/7/2003):Lunedì, 7/7/2003, iniziano i seguenti corsi / convegni:Misura e Valutazione degli agenti fisici: Illuminazione e Microclima Sede: Centro Ricerche Ispesl – Monteporzio Catone (RM) Organizzatore: ISPESL Durata: 1 giorno Introduzione alla qualità Sede: Roma Organizzatore: IMQ Durata: 1 giorno Informazioni: e-mail: form@imq.it - Tel.: 02.5073386 - Fax: 02.50991551 La verifica iniziale degli impianti elettrici da parte dell'installatore Sede: Milano Organizzatore: IMQ Durata: 1 giorno Informazioni: e-mail: form@imq.it - Tel.: 02.5073386 - Fax: 02.50991551 Internazionali Tenth
International Congress on Sound and Vibration Martedì, 8/7/2003,
iniziano i seguenti corsi / convegni: Internazionali Tenth
International Congress on Sound and Vibration Mercoledì, 9/7/2003, iniziano i seguenti corsi / convegni:Gli strumenti di una comunicazione efficace nell'organizzazione Vision 2000 Sede: Milano Organizzatore: IMQ Durata: 2 giorni Informazioni: e-mail: form@imq.it - Tel.: 02.5073386 - Fax: 02.50991551 Internazionali Employment
Medicals and Fitness for Work Conference Giovedì, 10/7/2003,
iniziano i seguenti corsi: |
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